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centralino OTTOBRE 1983

PERIODICO DI ATTUALITA E POLITICA A CURA DELLA SEZIONE DEL P.C.I. «M. SCOCCIMARRO»

Ipoteca DC sul «nuovo» governo

Attualità della proposta comunista La riesumazione del pentapartito, questa volta a presidenza socialista, ha fatto sì che i notisti politici di parte abbondassero copiosamente dell'aggettivo «storico». In questa riesumazione, a mio parere, se c'è stato qualcosa di storico è senza dubbio quello rappresentato dal «cedimento» socialista alle pretese, in termini di condizionamenti e di spartizione di potere, da parte della Democrazia Cristiana e cioè del partito che meno di tutti gli altri, dopo il 26 giugno, aveva le carte in regola per dettare condizioni. A scanso di spirito polemico nei confronti del Psi, ritengo che i risultati delle ultime elezioni parlino chiaro. Se non altro un tentativo per ricercare soluzioni governative di verse dal passato andava espletato e verificato fino in fondo. Invece ci si è accontentati di riformulare ciò che era possibile anche senza la tornata elettorale. Quando poi si filosofeggia sul distacco dalla politica e dalla cosa pubblica da parte di larghi strati di cittadini bisogna mettere in conto anche questi comportamenti e questi messaggi che si lanciano al paese da un certo modo di fare e di concepire la «politica» spesso intesa come manovra di sottobanco, di interessi particolari e di parte, come occupazione del potere fine a se stesso e non per soddisfare i bisogni reali del paese. Prova ne è la designazione dei ministri e l'assegnazione dei ministeri, il numero (questo sì un record storico) dei sottosegretari. Evidentemente il calcolo del Psi è stato quello di arrivare alla leva più alta del potere per approfittare del momento di crisi della Dc e quindi per guadagnare consensi, a scapito di quest'ultima e degli altri partiti della coalizione governativa, tra i ceti moderati del paese. Cioè si è scelto di battersi sullo stesso terreno politico della Dc che è bene ricordarlo era ed è tuttora caratterizzato da un forte conservatorismo. Da qui sono derivate le critiche comuniste alla formazione del governo Craxi: un governo che non ha un progetto politico e programmatico di respiro in grado di interpretare le esigenze fondamentali di sviluppo e di progresso del paese messo di fronte alla sfida della crisi e delle enormi trasformazioni politiche ed economiche a livello mondiale. I primi atti di questo governo confermano il

giudizio critico dato dai comunisti. Infatti, i provvedimenti annunciati in materia di pensioni e sanità sono ben lontani dall'assicurare risanamento, riforme e maggiore giustizia ed equità fra i vari settori della società. Sono i soliti provvedimenti tampone, fatti di tagli e tickets, che dimostrano l'assenza di un progetto politico positivo e il pesante condizionamento esercitato dalle forze conservatrici su questo governo. In settori decisivi dell'apparato produttivo dove la crisi imperversa e l'occupazione cala vistosamente il governo tiene un atteggiamento passivo e rassegnato. Il taglio di settori (continua a pag. 8)

NUOVA SERIE - ANNO IX - N. 4

PRIMA DI TUTTO L'OCCUPAZIONE 11 sindacato di fronte alla crisi e ai provvedimenti governativi Quando al termine delle ferie e all'avvicinarsi dell'autunno si cominciano a tirare le prime conclusioni sul bilancio dell'azienda Italia tutti i conti lasciati aperti tornano fuori. La crisi si va estendendo in tutti i principali settori industriali e minaccia intere aree che hanno rappresentato in passato e sono ancora oggi i poli dello sviluppo. Il caso di Genova e dell'intera Liguria è l'ultimo in ordine di tempo. D'altra parte, tutti gli indicatori economici dimostrano l'aggravarsi della situazione. Il prodotto interno lordo sta scendendo precipitosamente rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, il deficit pubblico nella sua crescita incontrollata raggiungerà i 90.000

miliardi alla fine dell'anno, la inflazione si prevede essere ben al di sopra del tasso programmato per 1'83, i livelli di disoccupazione tendono ad aumentare. Sono questi i risultati di una lunga e prolungata fase recessiva che ha determinato livelli di attività produttiva sempre più bassi con persistenti riduzioni di investimenti e contrazione dei livelli occupazionali. La grande illusione monetaristica di questi ultimi anni, quella cioè di una contrazione dei consumi interni accompagnata da un forte recessione per ridurre il tasso di inflazione è miseramente fallita, tant'è che l'Italia è forse l'unico paese occidentale che in questa fase congiunga una

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(Foto Aragno)

Cassa integrazione neir 84? Questa sarebbe l'intenzione dell'Italtel nonostante il bilancio in pareggio - In perdita l'occupazione A quando lo sviluppo ? Il campanello d'allarme premonitore lo si è colto alla lettura dell'articolo-intervista alla dott.ssa Marisa Bellisario, pubblicato su «Panorama» del 19 settembre 1983. Significativo e programmatico il titolo: «Più telefoni, meno operai».

Alla precisa domanda dell'intervistatore: «Quando arriverà a quota 21 mila addetti (cioè 8 mila occupati in meno, dal1'1 gennaio 1981 alla fine del1'84 - n.d.r.), i tagli saranno fil'Amministratore Deleniti?, gato risponde in modo chiarissimo: «L'evoluzione tecnologica sta diventando molto più veloce del previsto. Quindi è probabile che nell'85, vista la tendenza, i dipendenti dell'Italtel saranno probabilmente 20 mila (cioè 9 mila in

meno - n.d.r.). Però l'Italtel deve produrre ancora di più di quanto produce adesso. E perché questo accada occorre che gli investimenti nel settore telecomunicazioni vadano avanti come previsto». Successivamente, in un recente abboccamento fra Direzione Generale e FLM nazionale, l'allarme è tornato a suonare e questa volta come un cupo rimbombo di campana. In sintesi, sulla base dei dati previsionali di SIP e ASST, gli investimenti nel 1984 in commutazione e trasmissione saranno inferiori al previsto di 150-200 miliardi. Ciò significherebbe per l'Italtel, oltre a quello già preventivato, un carico di lavoro per l'84 (e forse anche per 1'85 e 1'86) in meno di (cioè 1.000 1.000 anni/uomo

lavoratori senza lavoro per un anno). Ancora Cassa integrazione, quindi? La conferma l'avremo nell'incontro ufficiale per l'informativa sul primo semestre '84 che ci sarà ai primi di novembre.

forte recessione in atto con un alto tasso di inflazione. Se questi rappresentano alcuni dei caratteri fondamentali che determinano il quadro di riferimento, il programma economico del nuovo governo è adeguato per fronteggiare la crisi e avviare una nuova fase di sviluppo? Certamente non si può affermare che il • programma economico di questo governo sia di stampo conservatore o reganiano (come invece lo fu più marcatamente quello dell'ultimo governo Fanfani) anche se alcuni contenuti specifici e i primi provvedimenti adottati in materia di sanità e pensioni sono di vecchio stampo e ricalcano interventi parziali più volte sostenuti in passato che mai hanno prodotto effetti positivi. Si dice che la novità più rilevante del programma economico sia in pratica l'abbandono della leva monetaria a favore di una politica dei redditi che possa rappresentare lo strumento alternativo per la regolazione dell'inflazione e per una sua riduzione marcata visto che l'obiettivo è del 10% per il 1984 e dell'8% nel 1985. Non è semplice esprimere una valutazione su quest'idea. Certo è che rispetto a questa impostazione non si deve alzare né uno steccato precostituito né di converso ci deve essere un'accettazione acritica. Si tratta invece di capire e ragionare a vantaggio di chi e a svantaggio di quali ceti e gruppi sociali sono finalizzate queste politiche; di come i diversi strati sociali concorrono alla soluzione della crisi, di come infine si vuole uscire da questa crisi. Ragioniamo allora su due questioni: su quale base se(continua a pag. 2)

Nel frattempo, è bene non stare con le mani in mano. Crediamo sia giunto il momento, per il Sindacato e per i lavoratori, di avviare un'approfondita riflessione - due anni dopo - non facile, sicuramente non risolutiva ma certamente necessaria. Altrettanto certo è che una politica fatta solo di tagli, sia in fabbrica che a livello generale (Stet-Sip e Governo) non può più essere sopportata. Tanto più quando nemmeno sullo sfondo si intravedono i segni, non meramente contabili, della ripresa e del 'Rancio produttivo. Il Comitato di Redazione

IMPORTANTE CONQUISTA DEI LAVORATORI

Raggiunto l'accordo sul Circolo Ricreativo Aziendale Articolo a pag. 7


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