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centralino

PERIODICO

DI ATTUALITÀ E POLITICA

A CURA DELLA SEZIONE DEL P.C.I. «M. SCOCCIMARRO»

Intervista al compagno Gianni Grottola

quadro Italtel, candidato PCI per la Camera dei Deputati

Gianni Grottola è nato a Ceprano (FR) nel 1948, ma è sempre vissuto a Milano dove si è laureato in Fisica nel luglio '72 con una tesi di carattere informatico sviluppata presso la LABEN, relatori R. Galimberti e U. Pellegrini.

Entrato in Sit Siemens nel febbraio del '74 si è specializzato nel software di base per elaboratori di processo partecipando alla realizzazione delle centrali Proteo TN16 in qualità di responsabile del progetto del sistema operativo del comando centrale. Attualmente coordina i gruppi di lavoro che progettano, sviluppano e manutengono i sistemi operativi di tutte le centrali Proteo, compreso il sistema nazionale di TLC UR100 frutto della collaborazione tra Italtel, Telettra e GTE.

Dal '75 al '77 ha collaborato con P. Brezzi e M. Grasso alla realizzazione della struttura organizzativa del PCI sui temi dell'elettronica. Sempre dal 1975 è stato responsabile per la politica industriale per le TLC nell'area milanese e lombarda. In questa veste ha partecipato come relatore a varie conferenze e convegni organizzati dal PCI sui temi delle telecomunicazioni e dell'elettronica.

C.d.R.: Parliamo dei problemi che ci toccano più da vicino: quelli del settore e quelli che viviamo in azienda.

Grottola: Ampliamo la questione: da un lato il settore TLC e dell'informatica, dall'altro i problemi della grande impresa. Vediamo innanzitutto come il governo sia completamente assente per quanto riguarda l'innovazione tecnologica contrariamente a quello che accade in tutti gli altri paesi industrializzati. In Francia, in Germania, in Giappone possiamo facilmente constatare che lo Stato ha assunto un ruolo di coordinamento strategico estremamente elevato e forte. Esso si pone di fatto come punto di riferimento per tutto il sistema delle imprese. In Italia ciò è lontanissimo da venire, anche se sicuramente una innovazione è andata avanti soprattutto come innovazioni di processi nella piccola e media impresa, che ha fatto in modo che questa parte abbastanza dinamica dell'industria nazionale rimanesse più o meno a galla. La grande impresa invece, come la Italtel ad esempio, riesce ancora ad attuare tentativi di rinnovamento, di risanamento e anche di innovazione tecnologica sia nel processo e nel prodotto sia nella struttura organizzativa e nel management. Gli manca però un punto di riferimento che è una politica complessiva dello Stato basata su scelte di priorità che impedisce una ripresa stabile e una politica di sviluppo in queste aziende. Questa politica è tuttora basata su interventi di carattere assistenziale come la fiscalizzazione degli oneri sociali, la possibilità di ricorso alla CIG e al prepensionamento, alcuni aspetti della stessa legge Prodi. Tutto però rimane all'interno non di una logica di indirizzo ma di intervento a posteriori teso a

(continua a pag. 10)

Una proposta per il futuro della Italtel Montaggi

Da qualche tempo molte cose sono cambiate nei rapporti tra Azienda e Sindacato alla Italtel.

C'è un ampliamento delle informazioni; c'è un modo diverso di affrontare i problemi.

Anche il Sindacato ritiene necessario il risanamento finanziario dell'Azienda, chiaramente in un'ottica di salvaguardia e consolidamento delle conquiste fatte dai lavoratori.

Noi comunisti della Italtel Montaggi (Sistemi) crediamo che i problemi del rinnovamento non riguardino solo il padronato, ma anche e soprattutto i lavoratori per tre motivi: questa battaglia riguarda il proprio futuro ed il modo di vivere nella fabbrica; riguarda un'Azienda che utilizza e gestisce il denaro pubblico; riguarda le garanzie che si costruiscono per il mantenimento dei livelli occupazionali.

viduale e collettiva. Tutta la cultura che in questi ultimi due anni abbiamo acquisita è imperniata sul Piano Strategico aziendale, che in sintesi racchiude questo schema di ragionamento: la ITL Montaggi deve riqualificare il proprio personale in funzione delle nuove tecnologie ed ogni lava ratore deve diventare polivalente sui piano produttivo, cioè «lavoratore chiavi in mano».

Noi non riteniamo errati questi concetti finché la discussione si sviluppa su base puramente teorica; ma sappiamo che tutto ciò non basta in quanto tutto poi va rapportato agli aspetti pratici.

Se quadri e tecnici guardassero all'alternativa

Il tema dei tecnici e dei quadri ha assunto un rilievo politico importante nella recente elaborazione del PCI. Non si tratta solo del fatto che, dopo l'irruzione sulla scena del movimento dei quadri, anche il PCI, come le altre forze politiche, ha dovuto misurarsi con i problemi nuovi che questo movimento ha posto. Non è certo da sottovalutare la forza 'persuasiva dei fatti e l'attenzione politica verso la realtà dei quadri viene, non c'è dubbio, da alcuni precisi fatti concreti, dall'esistenza di un movimento reale, dal fatto che i quadri hanno cominciato a organizzarsi e ad agire come soggetto politico. Questa •tendenza dei quadri ad assumere forme autonome di organizzazione poteva essere valutata come una semplice manifestazione di corporativismo e come tale essere contrastata e combattuta. In effetti, all'interno del movimento operaio, molti hanno ragionato così, e ancora resta un atteggiamento diffuso di diffidenza. Il PCI ha evitato,

invece, di restare prigioniero di vecchie concezioni operaistiche, di liquidare il problema con la generica e sommaria accusa di corporativismo, e ha cercato di analizzare la realtà emergente dei quadri vedendo in essa un segnale significativo dei cambiamenti che si stanno producendo nella società e nella sua composizione di classe.

L'Italia è alle soglie di una profonda trasformazione che investe l'intero apparato produttivo, le tecnologie, l'organizzazione del lavoro e che sposta radicalmente l'equilibrio tra industria e terziario, tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.

Nella stessa industria, il rapporto fra operai ed impiegati si è già profondamente modificato. Negli stabilimenti milanesi dell'Italtel, ad esempio, i «colletti ed i camici bianchi» sono in numero pari alle «tute blu», e vede la presenza di un alto numero di quadri e tecnici (circa 1600) di 6* e 7° livello. E le produzioni elet-

Partendo da queste considerazioni noi riteniamo che sia giunto il momento di avviare un serio dibattito tra i lavoratori della ITL Montaggi, cercando di determinare allo stesso tempo, in ognuno di noi, un salto di qualità politico e culturale. Non pensiamo di peccare di presunzione, ma siamo convinti che ciò rifletta una reale esigenza inditroniche non sono ancora quelle prevalenti.

Un partito che voglia essere forza di governo, che si proponga cioè di dirigere, di orientare questo processo, deve anzitutto essere in grado di rinnovare il proprio tradizionale bagaglio culturale e deve appropriarsi pienamente dei problemi della moderna rivoluzione tecnologica.

Che rapporto c'è tra questa esigenza politica e strategica la questione dei quadri?

Questo rapporto non è ancora emerso in modo esplicito chiaro e le stesse organizzazioni dei quadri si sono, fino a ora, rinchiuse in un orizzonte troppo ristretto, limitandosi a rivendicazioni salariali e a discutibili battaglie per il riconoscimento giuridico. Ma in questo inizio di movimento, ancora fluido e ancora viziato da qualche chiusura corporativa, c'è, potenzialmente, tutta la questione della configurazione nuova che avrà la classe lavoratrice nel prossimo futuro: la crescita di professionalità, il peso de(continua a pag. 9)

Ed è sulla pratica che a nostro avviso le questioni a tutt'oggi non vanno avanti, perché permangono resistenze che tendono a lasciare le cose così come stanno sia tra i lavoratori ma soprattutto nel gruppo dirigente, troppo legati professionalmente alla telefonia tradizionale.

Ed è su questi aspetti di immobilismo che noi comunisti della ITL Montaggi-Lombardia non siamo d'accordo.

L'analisi che noi facciamo sul futuro ha come priorità il cambiamento radicale della vecchia struttura, che non necessariamente va rapportata agli uomini <se questi avranno le capacità e la forza per un'operazione di cambiamento, buon per tutti) ma si rapporta ai lavoratori che dovranno diventare forza motrice della trasformazione produttiva della ITL Montaggi. Diventa quindi indispensabile per i comunisti la battaglia per fare affermare un «progetto per il futuro».

In questo progetto vanno individuate delle pricrità, come condizioni di sviluppo della proposta sindacale: struttura produttiva e OdL; Formazione Professionale; normativa su trasferte e modalità; orario di lavoro e nuovo regime per le Unità Operative; diversificato e struttura commerciale.

Noi pensiamo che sulla struttura, la proposta sindacale •sulla nuova 0.d.L. tenta di snellire la vita produttiva ed operativa nei posti di lavoro, ma anche a livello di (continua a pag. 10)

GIUGNO 1983 NUOVA SERIE - ANNO IX - N. 3

QUADRI, TECNICI E SINDACATO

crescente del mondo del lavoro.

Negli ultimi anni, ha preso corpo un ampio, variegato, ma reale movimento di quadri e di tecnici che, interpretando spinte, rivendicazioni, volontà di contare espresse da questo segmento importante del mondo del lavoro, ha dato origine a diverse organizzazioni.

Sotto la definizione di quadri e tecnici si collocano figure tra loro assai diverse, alcune emergenti, altre in declino, alcune con caratteristiche soprattutto gerarchiche, altre ad alta professionalità. Spesso queste caratteristiche sono parzialmente o totalmente sovrapposte, e queste figure sono una quota ampia e

Le volontà politiche ed organizzative espresse dal movimento dei quadri e dei tecnici sono oggi assai diverse tra loro: alcuni settori puntano a costituirsi in sindacato autonomo contrapposto al sindacato confederale; altri settori lavorano per costituire delle associazioni professionali che non hanno un carattere prettamente sindacale ma intendono operare per valorizzare queste figure di lavoratori operando a volte dentro il sindacato, in altri casi fuori dal sindacato; altri settori ancora esprimono posizioni diverse o sono in un'area che potremmo definire di parcheggio, in attesa di definire posizioni più precise.

Questi lavoratori portano, a volte in modo non completamente definito, esigenze reali, problemi normativi, salariali, rivendicativi ai quali il sindacato non sempre sa dare ri-

sposte: questi lavoratori sono portatori di grandi conoscenze tecniche e professionali, preziose per affrontare le complesse tematiche nella lotta per il lavoro e per uno sviluppo economico diverso, che si misuri con i temi delle ristrutturazioni e delle riconversioni, sul terreno fondamentale sul quale l'insieme del mondo del lavoro vince la battaglia per lo sviluppo e la fuoriuscita dalla crisi, o va incontro a storiche sconfitte.

La attuale stagione contrattuale ha visto rapporti nuovi tra il sindacato e le associazioni professionali dei quadri e dei tecnici, operanti nei grandi gruppi industriali o sul territorio nazionale.

In modi diversi tra categoria e categoria ci sono stati confronti nel definire le piattaforme, nel partecipare alle trattative nazionali, nel definire negli accordi importanti acquisizioni normative e salariali per i quadri. Il rinnovo del

AQUITEL A COLLOQUIO

Le ragioni dei quadri fra riconversione aziendale e incomprensione sindacale

C.d.R.: Incontriamo Piccu, responsabile delle Relazioni esterne dell'Associazione Quadri Italtel (Aquitel) nei locali del Centro Stampa della Sezione M. Scoccimarro. Nessuna timidezza, nessun ghiaccio da rompere. Tutto ciò facilitato dalla carica umana, dal gusto di discutere e di sostenere i propri convincimenti senza acrimonia, dalla voglia di capire e di far capire le ragioni dei Quadri che anima il nostro interlocutore. Si entra subito in argomento.

Piccu: Ti punto focale, lo spartiacque per i Quadri — sia in generale •sia all'interno dell'Italtel — è il rapporto con il Sindacato. I Quadri nella grande maggioranza (circa il 70%) non hanno molta fiducia nei Sindacato. Per molti motivi: una compressione dei valori, l'appiattimento retributivo, il venir meno di una identità che ha avuto 'nizio nel '68.

La figura del Quadro, se non può più essere certamente quella di «capo» di una volta, deve però essere riconosciuta come quella di un professionista — da un punto di vista manageriale — che sa assumersi le proprie responsabilità e che vuol vedere premiata questa sua capacità. Ciò chiediamo all'Azienda, ma ciò chiediamo anche al Sindacato. Abbiamo evitato finora iniziative clamorose, ma se non si noteranno apprezzamenti e sostanziali cambiamenti ci saranno indubbiamente dei problemi. Con lo stesso atteggiamento tipico del Quadro che dice: «rimbocchiamoci le maniche, diamo una mano alla Azienda», diciamo rivolti al

Sindacato: «tentiamo ancora, ma con risposte concrete! E diverse da quelle che ci sono venute». Ad esempio, nell'accordo sul «Costo del Lavoro» del 22 gennaio, rispetto al punto unico di contingenza — contro cui a lungo come quadri ci siamo battuti — si è persa un'occasione. Così pure a Montecatini (luogo dove fu definita la piattaforma contrattuale dei metalmeccaniciN.d.R.) la proposta dell'8' Super è stata vissuta come una offesa per i Quadri.

Negli incontri avuti con il Sindacato a livello confederale abbiamo sempre parlato di 8' e non di 8' Super. L'instituenda Commissione mista dovrà ridefinire cosa si debba intendere per Quadro, così come quella che noi chiamiamo «indennità di funzione» e ciò può essere un fatto positivo.

Ma siamo preoccupati dal fatto che il Sindacato ha «quadri sindacali» ma non «quadri aziendali» (cioè con le conoscenze e le competenze specifiche), che sappiano difendere al meglio le proprie esigenze, mentre, al contrario, le Aziende avranno le armi affilate e vorranno gestire a loro modo, discrezionalmente e unilateralmente, questa partita. Per quanto riguarda il Contratto, perciò, dire che non c'è niente forse è sbagliato, però quello che c'è è molto poco, anche cercando di capire le difficoltà della FLM a fare una svolta più decisa, come altri hanno fatto: per esempio nel contratto dei metalmeccanici non si parla di un'Area Quadri, mentre •in quello dei chimici sì. Forse non si conosce la realtà dei Quadri, non si sa

CCNL dell'energia, del commercio, dei chimici sono stati molto positivi in questo senso, altri contratti lo sono stati meno.

La CGIL, in un suo convegno nazionale, tenutosi a Roma il 5 e 6 maggio, ha deciso di proporre alla CISL ed alla UIL, ma soprattutto a quelle associazioni professionali che intendono misurarsi col sindacato, pur nel completo rispetto delle rispettive autonomie, la costituzione di organismi paritetici, ai diversi livelli, o composti per il 50% da quadri e tecnici espressi dal sindacato e dall'altro 50% di quadri e di tecnici espressi dalle associazioni dei quadri, con lo scopo di definire politiche rivendicative ed organizzative più puntuali per questo settore del mondo del lavoro che abbiano incidenza reale nelle scelte del sindacato.

Già da oggi esistono diverse strutture (commissioni provinciali, regionali, dei C.d.F.,

ecc.) su questo fronte ed esperienze importanti per rappresentare i quadri ed i tecnici nei C.d.F. sono attuate in grandi aziende (Pirelli, Alfa, Corriere, Mondadori, ecc.); la CGIL intende estendere con decisione queste esperienze dentro le aziende ed avviare delle nuove strutture a composizione mista, fuori dall'azienda, riconfermando e rafforzando così la unicità di rappresentanza sindacale in azienda, nel gruppo, nella categoria.

E' una proposta, è un'esperienza da sperimentare, è un passo avanti per rafforzare la unità del mondo del lavoro; le difficoltà e le scadenze che abbiamo di fronte sono assai grandi e complesse: o sapremo affrontarle e superarle con una forte unità, o saremo sconfitti, operai, impiegati, quadri e tecnici, recriminando sulle reciproche responsabilità, ma pur sempre sconfitti.

cosa vogliono i quadri. E il mondo dei Quadri ha reagito male. Per quanto mi riguarda c'è molto da fare. Comunque un primo timidissimo segnale c'è; occorre ora lavorare perché esso diventi segno concreto.

C.d.R.: Sui limiti veri e non presunti del Sindacato, e anche sui propri errori è il Sindacato stesso che ne parla e cerca, faticosamente, di porvi rimedio. Ma è tutta colpa del Sindacato? L'Azienda non ha responsabilità per la perdita d'identità e di ruolo del quadro? I processi di ristrutturazione delle imprese coinvolgono anche quadri e tecnici; l'obiettivo del risanamento aziendale sembra non guardare in faccia a nessuno: da un lato le dimissioni incentivate ed il prepensionamento non sono strumenti utilizzati solo per gli operai, dall'altro l'Azienda ricorre al Metodo Hay per definire mansioni, professionalità, ruoli e per erogare unilateralmente consistenti aumenti salariali...

Piccu: Sul Metodo Hay si potrebbe parlare a lungo. In uso presso ca. 250 aziende italiane (ma da alcune ormai già rifiutato), esso è uno strumento di analisi delle mansioni degli impiegati di 6° e 7° livello e dei dirigenti. Sono stati individuati e costruiti attraverso un contradditorio fatto di campionamenti ed interviste circa 300 profili, estendibili però complessivamente ad oltre 1000 quadri. Questo metodo, definita esattamente la mansione, permette di stabilirne l'importanza attraverso una gradazione simboleggiata da un numero di pallini fino ad

un massimo di nove. Non conosciamo ancora, però, quali siano questi criteri di gradazione. Pur ammettendo una necessaria discrezionalità dell'Azienda, noi ci terremmo a saperlo. Ci siamo già mossi e forse qualche miglior risultato speriamo di ottenerlo a breve. I nostri colleghi di S.M.C.V. hanno avuto delle risposte interessanti.

C.d.R.: Sarebbe utile conoscere alcuni dati sulla vostra Associazione: numero degli aderenti, chi sono gli associati, come è andata la raccolta di firme, promossa dalle Associazioni dei quadri, per una Legge di iniziativa popolare rivolta alla modifica dell'articolo 2095 del Codice Civile.

Piccu: Come Associazione siamo cresciuti. Negli stabilimenti meridionali si sfiora il 100%: abbiamo oltre 300 associati e la partecipazione è compatta. A Milano, all'inizio sfioravamo i 400 iscritti, ma quest'anno siamo molto più indietro per tutta una serie di ragioni: circa 300. Mentre a Milano e negli stabilimenti c'è solo l'Aquitel, nei Montaggi, soprattutto nelle sedi esterne, è talvolta presente l'Unionquadri. I nostri associati sono solamente di 6° e 7° livello, gli unici definiti dal contratto «a carattere direttivo», ma ci

giungono richieste di adesione anche da capisquadra e da tecnici di 5' S. L'iniziativa delle firme è andata molto bene. Proprio nei giorni scorsi sono state consegnate alla Camera le firme raccolte: 80 mila, di cui sicuramente 65 mila quelle valide.

C.d.R.: Questo sul piano nazionale, ma negli stabilimenti Italtel quante firme si sono raccolte?

Piccu: E' difficile quantificare, perché i banchetti per la raccolta delle firme erano collocati fuori dall'Azienda e quindi venivano raccolte firme anche di cittadini di passaggio. A Tocqueville circa i•l 50% delle firme raccolte è stato comunque di personale •Italtel.

C.d.R.: E ai Laboratori di Castelletto?

Piccu: n risultato, lì, non è stato quello che ci aspettavamo...

C.d.R.: Vorremmo non fraintendesse questa insistenza a conoscere il «peso» dell'Aquitel. Per quanto ci riguarda non abbiamo nessuna difficoltà a dire qual'è l'attuale adesione al Sindacato delle figure professionali di 5' S (28%), di 6° (22%) e di 7' (12%) nella real-

FINALMENTE SI SONO ACCORTI CHE EsiSTIArI0 ANG11€ NO1 QUADRI tniTERrIEU I E ADESSO C+IE SCUSA T RokIER6 PER 14014 SCIOPERARE • 2
Carlo Segretario della CdLT di Milano
Superare le recriminazioni sulle reciproche responsabilità per affrontare i problemi ed evitare così le sconfitte

AQUITEL A COLLOQUIO AQUITEL A COLLOQUIO: AQUITEL A COLLOQUIO

tà milanese. Questi dati assommati ai dati degli aderenti all'Aquitel ci indicano con forza che nemmeno la metà dei quadri è iscritta, e con fermano che solo una «sinergia», un concorso di forze diverse nella rispettiva autonomia può risolvere o tentare di risolvere i problemi che stanno a cuore ai quadri.

Piccu: In effetti non sono pochi gli iscritti al Sindacato e ciò significa che non tutti i quadri stanno alla finestra, come si è portati a pensare per l'inerzia dei più. Quanto al lavoro in comune penso sia auspicabile, ma avverto nel C. d.F. troppe chiusure, una difficoltà ad avere o volere rapporti con la nostra Associazione. Questo nonostante i sindacati a livello confederale dimostrino attenzione ed aperture: la UIL era e resta abbastanza aperta e disponibile, la CISL è sembrata attestarsi su posizioni di retrovia, la CGIL invece, che pur ha una tradizione ed un'anima, diciamo così, «vetero-operaista» e «clan sista», all'inizio impacciata ha fatto poi dei notevoli passi in avanti. Ci vuole allora un segnale solido, significativo e non atteggiamenti tattici che possono essere visti solo come una mera volontà di recupero a propri fini.

Dicevo del problema di come coinvolgere tutti i quadri. Credo che esista un solo mezzo: poter utilizzare in proprio le assemblee retribuite! So di toccare un argomento difficile: lo Statuto dei Lavoratori, infatti, mentre da un lato riconosce il diritto di assemblea a tutti i lavoratori, di fatto ne demanda la gestione alle rappresentanze sindacali aziendali. Cioè: per poter usufruire di questo importante strumento di comunicazione dovremmo essere noi stessi «un sindacato» — ovviamente autonomo — in posizione conflittuale — e non solo dialettica — sia •nei confronti dell'Azienda sia del C.d.F. Non è questo lo spirito col quale la •nostra Associazione è sorta! La nostra strategia può essere definita «strategia dell'attenzione», sia nei confronti dell'Azienda — con la quale vogliamo avere un dialogo autonomo sui nostri problemi specifici — sia nei confronti dei partiti, di altri organismi socio-politici e degli stessi 'sindacati perché raccolgano e recepiscano correttamente le nostre esigenze, le •facciano proprie e le traducano in fatti concreti. Posto quindi che non siamo — ed, almeno finora, non vogliamo diventare — un sindacato autonomo, ma che come Associazione non abbiamo, pare, diritto di indire autonomamente tali assemblee, quale strada alternativa si può percorrere? Io ho una mia idea, che avanzo qui a titolo esclusivamente personale: sia il C. d.F. a convocare le assemblee, lasciandone però la loro gestione ai Quadri, diretti interessati. Non solo si favorirebbe, così, la possibilità di incontro per tutti i Quadri — che altrimenti, comunque, non parteciperebbero né alle assemblee convocate e gestite direttamente dal Sindacato, e neppure alle nostre perché esterne ed effettuate oltre l'orario di lavoro — ma sarebbe questo un primo significativo passo a testimonianza di

una attenzione seria e costruttiva.

C.d.R.: C'è un dibattito all'interno del Sindacato molto articolato e anche differenziato sulle strutture da darsi per essere all'altezza dei problemi (oltreché sulle politiche rivendicative) e sulle modalità di elezione dei Consigli per renderli rappresentativi di tutte le forze produttive e professionali presenti in Azienda: è un dibattito che dovrebbe interessare il inondo dei quadri.

Le chiediamo, se il Sindacato di fabbrica, il C.d.F. vi propo-

nesse alcune ipotesi di confronto e di lavoro comune, ad esempio un confronto sulla situazione aziendale (Piano Strategico, Piano Tecnologico e Piani Produttivi annuali e semestrali), la Formazione e l'aggiornamento professionale, una discussione preliminare rispetto ai contenuti da riportare in sede di Commissione nazionale per la definizione delle figure dei quadri oppure la proposta di candidarsi per essere eletti delegati del Consiglio o ancora la possibilità di partecipare ai lavori di una Commissione specifica del C.

Le proposte della C.G.I.L. per quadri e tecnici

La proposta che intendiamo portare al dibattito della Federazione Unitaria è quella della costituzione di strumenti di rappresentanza, a livello regionale e teritoriale, di grande area, con partecipazione di uguale peso di quadri e tecnici espressi dalle strutture del sindacato e di quadri e tecnici espressi dalle organizzazioni professionali dei quadri. Analoghi strumenti potrebbero essere costituiti nelle categorie e a livello della Federazione Unitaria nazionale. La funzione di questi strumenti potrebbe essere definita in una assemblea nazionale dei quadri e dei tecnici indetta dalla Federazione Unitaria e dal movimento dei quadri, adeguatamente impostata e preparata. Ma possiamo dire fin d'ora che questi organismi di rappresentanza non possono avere solo compiti consultivi, ma di intervento, vincolante per il sindacato, nella elaborazione, nella direzione, nella gestione di tutte le politiche contrattuali e sociali che riguardano direttamente quest'area di lavoratori. Essi non intendono prefigurare un sindacato confederale dei quadri, ancorché unitario, ma un terreno di confronto e di possibili convergenze, ferma restando l'esistenza e la più completa autonomia e libertà delle associazioni professionali.

Naturalmente la proposta è rivolta a tutta quella parte del movimento dei quadri, ed è la prevalente, che si caratterizza nella sua azione e nella sua organizzazione come movimento professionale e che si colloca esplicitamente su un terreno non sindacale. Convegno Nazionale CGIL su Quadri e Tecnici _ Roma, 5-6 maggio 1983.

I quadri.

Sono da prevedere meccanismi di garanzia per la rappresentatività di impiegati, tecnici, quadri:

— prevedere che la quota riservata a tecnici e impiegati sia eletta per una parte attraverso le normali indicazioni di area o di gruppo omogeneo e per un'altra parte direttamente da un collegio orizzontale — o più collegi specifici — riservato a tecnici, impiegati e quadri tramite o la scheda bianca, oppure scheda bianca con indicazioni di lista aperta, indicata da-

Per la rappresentatività sociale, la presenza nei C.d.F., dei vari gruppi (tecnici, impiegati, quadri, ecc...) deve essere accompagnata dalla valorizzazione di momenti specifici di elaborazione e anche da precisi poteri di contrattazione. Se non deve essere in discussione l'uni-

d.F. composta da soli quadri e tecnici che abbia il compito di elaborare e di decidere su temi e problemi riguardanti i quadri pur mantenendo nel C. d.F. l'unica struttura di contrattazione dentro la fabbrica, voi cosa rispondereste?

Piccu: Potrei rispondere dicendo che •immagino già quali possono essere le obiezioni ed i punti di vista all'interno del Comitato Direttivo dell'Aquitel; alcuni direbbero: «Basta con le parole, ne abbiamo già sentite tante»; altri invece direbbero: «Possiamo ascoltarli ancora una volta, ma quale grado di credibilità e di sicurezza offrono? Potremmo essere presi per il naso e magari coinvolti per loro obiettivi...». Lo stato d'animo dei quadri è questo e porta a dire che sono i quadri che hanno delle cose da chiedere al Sindacato e non viceversa. Io stesso sono stato criticato perché ho privilegiato talvolta •il dialogo col Sindacato. Le proposte fatte mi sembrano tutte interessanti — anche se alcune più di altre —, ma vanno approfondite e discusse coinvolgendo tutti i Quadri. Ma ecco nuovamente rispuntare la necessità — per discuterne — di poter utilizzare ed autogestire assemblee retribuite, come prima ho in-

dicato. Il Sindacato non deve avere paura. Abbiamo fatto uno sforzo per definire cosa deve essere e cosa no la nostra Associazione: non siamo e non vogliamo essere sindacato, non vogliamo cedere nel corporativismo, non vogliamo fare un discorso d'élite. La contrattazione specifica per i quadri non è e non deve essere vista in alternativa agli altri lavoratori. La nostra è una «scelta di vita»: siamo tutti nella stessa Azienda, lavoratori tra lavoratori con proprie specifiche caratteristiche.

C.d.R.: Un'ultima battuta: Lei ha detto che all'Aquitel possono aderire solo i quadri di 15 e T livello. Nessun altro vincolo?

Piccu: Possono tesserarsi all'Associazione i quadri di 6° e 7' livello per le ragioni che ho già esposto. Non ci sono altri vincoli all'infuori dell'impegno al rispetto delle regole statutarie che l'Associazione liberamente e democraticamente si è data. Avere altre tessere in tasca di Sindacato o di Partito non è motivo che impedisca la possibilità di adesione all'Associazione per chiunque ne faccia richiesta. Nessuna preclusione, quindi, nei confronti di •nessuno.

gli interessati; — stabilire che, al di là della presenza nel Consiglio e nell'Esecutivo, il Consiglio dei delegati si doti ed usufruisca dell'apporto permanente di una Commissione di elaborazione e di proposta per gli impiegati, i tecnici, i quadri. Le rappresentanze di queste Commissioni aziendali potrebbero confluire a livello comprensoriale e regionale nelle Consulte territoriali da costituire per tecnici, quadri e impiegati.

Comitato Direttivo CGIL

Roma, 29-30 marzo 1983

tà di contrattazione e di rappresentanza del consiglio, deve comunque essere affermata, anche con regole diverse, la priorità dei diretti interessati rispetto alle questioni che li riguardano più da vicino.

Comitato Centrale FIOM

Roma, 28-29 marzo 1983

Sono un'impiegata di trenta anni con un figlio di due, e da sette mesi lavoro a part-time; dovrei aggiungere che ho questa fortuna, •perché a quanto sento non sono molte le aziende in cui lo applicano, ma soprattutto perché credo sia una ottima possibilità per chi per obbligo o per diletto, vuole impiegare diversamente il resto della giornata; per esempio per chi studia e lavora contemporaneamente, oppure (come nel mio caso) per tutti quelli che tentano di conciliare l'impegno della famiglia con l'opportunità di un lavoro fuori casa non sentendosi magari realizzati né nell'uno né nell'altro caso. L'altro lato piacevole del p-t consiste nel riuscire ad apprezzare e sfruttare di più la parte della giornata che resta libera (si fa per dire), e dare un diverso significato al lavoro contemporaneamente a quello che c'è oltre lo spazio ristretto dell'ufficio: occasioni e situazioni difficili da cogliere uscendo dal lavoro a fine giornata.

Dal punto di vista strettamente lavorativo, poi, il coinvolgimento è certo meno pressante rispetto al tempo pieno, ma d'altra parte il sapere di avere a disposizione «solo 4 ore», riveste di un impegno diverso e forse più cosciente quello che si fa. Piuttosto si può dire che lavorare mezza giornata costituisce più che altro un problema per chi organizza e dirige il lavoro nei reparti: mi rendo conto che non è possibile generalizzare su questo argomento e che problemi oggettivi permango-

no, credo però che i problemi che si creano dipendano anche molto dal tipo di accoglienza che viene riservata al p-t nei singoli reparti e dalla disponibilità ad accettarlo senza pregiudizi da parte dei capi.

Dico questo perché in questi mesi ho maturato l'impressione che chi lavora a p-t non sia considerato un lavoratore «completo», ma •piuttosto una presenza incerta, con un suo ruolo ben determinato, una sorta di affiancamento, di «riserva» rispetto al lavoro e ai colleghi; può anche darsi che questa sia più che altro una mia impressione non corrispondente alla realtà oggettiva; mi sembra •giusto in ogni caso far notare che se fermarsi mezza giornata significa percepire metà stipendio non significa però una uguale riduzione del lavoro.

Oltretutto in questo modo problemi di tipo professionale e di inserimento si verificano realmente in questi lavoratori che si trovano di fronte ad un tipo di accoglienza e di considerazione il più delle volte piuttosto tiepida. Detto questo e fatte le debite rmsPrvazioni, reputo il p-t un contributo utile e positivo al tentativo di ridimensionare ad un livello più «umano» il problema del lavoro, perché un problema può effettivamente diventare per chi affronta situazioni diverse che toccano la famiglia, gli studi, o semplicemente la voglia di migliorare il proprio modo di vivere e di realizzarsi in campi diversi e più congeniali.

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Il VISLO
PART-TIME

26-27 giugno: un'occasione per l'alternativa

DONNE, LAVORO E POLITICA

Sono sotto attacco oggi le conquiste del movimento delle donne?

Guardando in Europa, ma in modo particolare in Italia, è difficile negarlo. E' in atto, in primo luogo, sotto la spinta delle crisi e delle politiche adottate dai governi per farvi fronte, un processo di emarginazione delle donne dalla produzione che si manifesta anzitutto come un crescente divario tra la continua richiesta di lavoro da parte della donna (richiesta che testimonia il profondo mutamento avvenuto nelle coscienze femminili rispetto al proprio ruolo sociale) e la concreta possibilità di trovare occupazione.

In secondo luogo, le politiche di restrizione della spesa pubblica colpiscono le spese sociali, l'assistenza sanitaria e, in particolare, i servizi per l'infanzia, gli anziani, gli handicappati, ecc.

La carenza di tali servizi, o un consistente aumento del loro costo, si traduce immediatamente in un sovraccarico di lavoro per le donne, in un loro inevitabile maggiore impegno familiare e domestico e, di conseguenza, in un'accresciuta difficoltà a difendersi nel mercato del lavoro: insomma in una sorta di risucchio delle donne nel ruolo tradizionale. Tutto ciò, se si avverasse il sogno neo-centrista di De Mita e della DC, sarebbe accentuatamente peggiorato.

Il ribadimento di un ruolo, quello domestico tradizionale, non può non far regredire, alla lunga, quanto di nuovo sul terreno della cultura, del rapporto tra i sessi, dell'autodeterminazione della maternità si è prodotto nella coscienza politica e individuale in anni di lotte delle donne per la liberazione della propria condizione.

Purtroppo una politica discriminatoria nei confronti delle donne non è solo allo stato di progetto ma viene già attuata, o si sta attuando in diversi paesi europei.

In Italia, ad esempio, la logica di talune proposte in materia di assegni familiari o di «assegno sociale» alle famiglie a basso reddito si ispira a questi orientamenti.

La radice del problema sta insomma nel fatto che la divisione del lavoro tra uomo e donna è uno dei presupposti su cui si regge l'attuale organizzazione produttiva.

Questi, secondo noi, sono i motivi che hanno spinto alcune lavoratrici della nostra fabbrica ad abbandonare il mondo del lavoro e ad accettare i famosi «incentivi», anche se

dalle statistiche aziendali pare che, nonostante tutto, sono le lavoratrici quelle che si sono sentite meno incentivate ad abbandonare la fabbrica. Questo perché le donne hanno capito che sarebbe stato difficile per loro reinserirsi nel mondo della produzione: avrebbero potuto trovare collocazione solo in attività temporanee, stagionali, precarie, nel lavoro nero.

Le misure di politica economica proposte: diminuzione della spesa pubblica mediante aumento delle tariffe dei servizi e riduzione della spesa sociale, nonché nel contenimento del debito pubblico e in politica di compressione del costo del lavoro; le misure proposte, in Europa e in Italia significherà questo maggior numero di posti di lavoro, migliore qualità nel lavo-

ro soprattutto per le donne? Cosa significherà per loro l'introduzione di nuove e più sofisticate macchine, cosa riserverà loro il processo di trasformazione tecnologica che anche nella nostra fabbrica sta avanzando?

E' ovvio che combattere contro il processo tecnologico è una cosa abbastanzia sciocca, ma quante potranno essere le donne in grado di prepararsi e riqualificarsi per essere riconvertite in nuove occupazioni?

Una conquista fondamentale per noi sono i corsi di formazione professionale. Bisogna utilizzarli nel migliore dei modi anche in considerazione del fatto che essi vengono effettuati con fondi Cee i quali prevedono stanziamenti particolari per la formazione femminile. Po-

che sono le aziende a Milano che li utilizzano, in particolare l'Italtel li utilizza sulla base di accordi scaturiti dalla lotta dei lavoratori per una gestione protagonistica del cambiamento sia esso tecnolagico che culturale.

Ciò è molto importante perché permette 'di controllare come questi corsi vengono gestiti e come sono finalizzati. Noi crediamo che solo il giusto utilizzo di questi corsi di formazione, ma più in generale, una battaglia culturale che ribalti concetti vecchissimi molto radicati nella società, che stabiliscono una rigida suddivisione dei compiti fra uomo e donna, nonché una battaglia per politiche economiche e sociali più giuste (non certo come quelle portate avanti dalle ultime maggioranze, Spadolini compreso)

debbano essere gli obiettivi delle donne per conquistare la loro emancipazione nel privato e nel pubblico e per conquistare una migliore qualità del lavoro.

Giovanni Berlinguer, in un articolo di Rinascita, si augurava che gli storici, fra qualche cento anni, potessero scrivere:

PCI-PdUP ASSIEME IL 26 GIUGNO IL PERCHE' DI UNA SCELTA

Come è noto alle elezioni del 26 giugno il PdUP non si presenterà con proprie liste, ma assieme al PCI, sulla base di un accordo politico che fissa i punti di convergenza e la piena autonomia sul piano politico e parlamentare. I candidati del PdUP inseriti nelle liste del PCI una volta eletti formeranno in Parlamento il gruppo del PdUP. Per spiegare le ragioni di questa scelta certamente inconsueta bisogna prima di tutto dare un giudizio sulla posta in gioco in queste elezioni. Qualcuno sostiene — e tra questi i fautori dell'astensionismo —, che si tratta di elezioni inutili perché non cambieranno nulla nella situazione italiana. Crediamo che si tratti di un punto di vista pericolosamente sbagliato perché queste elezioni avvengono in un quadro politico e istituzionale che non può più restare uguale. Troppi sono infatti i nodi che si stanno aggrovigliando e, anche se lo scioglimento del Parlamento è intervenuto proprio per rimandare ogni decisione al proposito, con il dopo-elezioni non potranno più essere elusi... E ci riferiamo a questioni di grande rilevanza, come quella del feficit pub-

blico e della drammatica situazione occupazionale del paese, oppure quella dell'installazione dei missili a Comiso entro il 1983.

Di fronte a ciò è impensabile una politica di ulteriore temporeggiamento e quindi il tentativo della DC di De Mita di dare vita ad uno schieramento sociale e politico di nuova destra dovrà precisarsi nel concreto, al di là delle formule politico-parlamentari che assumerà, o essere sconfitto.

In sostanza non crediamo che il centro effettivo dello scontro sia tra centrismo e riformismo, tra DC e PSI. La situazione è molto più radicale.

La posta in gioco è chi vince tra disegno di nuova destra e progetto di alternativa, mentre il PSI nella forma si mantiene ambiguo e nella sostanza si appresta a ripetere una collaborazione governativa con la DC, dopo averne già per molti anni condiviso la politica fallimentare. Né l'eventuale novità di una presidenza socialista di un governo a maggioranza democristiano muterebbe in meglio la situazione, poiché in realtà verrebbe probabilmente fatta al prezzo di una politica ancora più antipopolare.

In sostanza, perciò, le liste della DC da un lato e le liste comuniste dall'altro sono i punti di riferimento politico-elettorali di questi schieramenti contrapposti. Ecco perché il PdUP ha condiviso un accordo elettorale con il PCI. Ma crediamo di avere un ruolo che va ben al di là di questa scadenza elettorale. Infatti, dire che l'alternativa è all'ordine del giorno non significa nulla se non si precisano i suoi programmi e i suoi itinerari. Il problema non è tanto raggiungere in breve il 51% dello schieramento parlamentare per la sinistra, che non è probabilmente a portata di mano, quanto e più concretamente un successo delle liste unitarie che si raccolgono attorno al simbolo del PCI può costituire una premessa indispensabile e decisiva per lo scontro politico e sociale che ci attende per il dopo-elezioni.

Ci pare quindi necessario e urgente — e su ciò il PdUP qualificherà la sua presenza in questa campagna elettorale e oltre — battersi su alcune questioni decisive. Anzitutto bisogna creare una politica di pace vera imponendo atti politici concreti, come impedire l'installazione dei missili a Comiso. Si tratta, e con molta urgenza, di promuovere una uscita dalla crisi che coniughi sviluppo, rigore e giustizia sociale e che quindi operi un rilancio degli investimenti e dell'occupazione imponendo non semplici, generiche e insufficienti lotte all'evasione fiscale, ma una imposta patrimoniale straordinaria, generalizzata e progressiva che colpisca le grandi ricchezze che in questi ultimi anni si sono accumulate, al fine di mettere in condizione l'intervento pubblico nell'economia di operare, con la necessaria ampiezza e energia, a partire dalla soddisfazione di quei grandi bisogni collettivi inevasi (come lo sviluppo del Mezzogiorno, il risanamento dei centri urbani, l'ambiente, ecc.) in modo da costituire insieme un volano per lo sviluppo economico e un innalzamento immediato della qualità della vita. Bisogni, questi, che sono oggi negati dalla logica dell'impresa, del liberismo, come forma di gestione,

«Alla fine del XIX secolo cominciò ad affermarsi il proletariato come classe rivoluzionaria. Qualche decennio dopo esplosero i movimenti di liberazione dei popoli oppressi. Tra la fine del XX e la prima metà del XXI secolo furono i movimenti femminili a dominare la scena, a trasformare profondamente le leggi, le abitudini, la cultura, i rapporti familiari, la politica stessa. E il mondo finalmente cambiò». Marisa e Rita e dall'individualismo come ideologia.

Bisogna infine porsi il problema di spezzare sul sorgere torbidi disegni di involuzione autoritaria e fenomeni dilaganti di corruzione. Non è certamente con l'astensionismo che si riesce a sviluppare una reale critica al sistema dei partiti, anzi si finisce per premiare i peggiori di quei partiti che magari si vorrebbe in buona fede punire. Né il problema può essere risolto dando più potere ai tecnici che ai politici, poiché corruzioni e criminalità partono più spesso dalla società civile che da quella politica (si pensi alla vicenda della Mafia, della P2, oppure della criminalità economica e dell'evasione fiscale, ecc.). Bisogna perciò muoversi in due direzioni contemporaneamente: da un lato sviluppare il controllo dei soggetti sociali organizzati sulle decisioni e dall'altro avviare un processo di rifondazione del sistema dei partiti, nel senso di diminuire il loro ruolo di gestori e mediatori di interessi e di accentuare la loro funzione di propositori di progetti e di obiettivi.

Questi sono i temi più urgenti dello scontro in atto, assieme alla necessità di chiudere positivamente la vertenza contrattuale dei metalmeccanici per porre un alt immediato all'aggressività padronale, che spera, per vincere, in un logoramento della sinistra di opposizione sul terreno sociale e politico. Ed è proprio il PdUP — che pure aveva criticato gli accordi sul costo del lavoro perché nulla davano sul terreno occupazionale e neppure avrebbero spianato il terreno per i contratti — oggi :n prima fila in una battaglia unitaria su questo decisivo fronte.

Un voto al PCI, alle sue liste così profondamente rinnovate, è oggi più che mai un voto per fare prevalere la scelta dell'alternativa, un voto di coerenza con il senso profondo di tante lotte dal '68 ad oggi nelle quali il PdUP è stato parte importante e spesso protagonista. Luciana CASTELLINA e Alfonso GIANNI Candidati nelle liste PCI Collettivo PdUP dell'ITALTEL

NOl rIC CONFIDIAMO SOLL' INDUSTRIA i Più BREVE ONOREVOLE NOI bC CONFINDUSTRIA 6
OWOREVOL6 DUE PAROLE PER tLLJSTRARE LA VOSTRA StTukZtONE.... NOI DC CoNFIDIA110 SULLA FIDUCIA DELL' INDUSTRIA PIU BREVE ONOREVOLE

Speciale Organizzazione del lavoro GLI INSEGNAMENTI

POSSIBILI a cura di Maurizio Riva

Ho avuto modo di partecipare, come delegato sindacale, alle assemblee che si sono tenute in DVTE sul progetto di nuova O.d.L. nella produzione di circuiti ibridi.

Da questo confronto, approfondito e capillare, si traggono (per me è stato così) diversi insegnamenti.

Una grande attenzione è stata manifestata da tutti, con la consapevolezza di partecipare ad un processo importante, anche se non sono mancati timori, dubbi e riserve del tutto prevedibili quando si affrontano davvero novità di rilievo come quelle di un modo diverso di lavorare che

65% medio in 4 mesi fase di assestamento

100 IR standard di regime dopo il r mese (100°

sappia misurarsi con le questioni della professionalità, della produttività e dell'efficienza. Un terreno, quest'ultimo, inesplorato e irto di difficoltà e pericoli, poiché modelli bell'e pronti non ce ne sono ed occorre mettere in soffitta quelli vecchi.

Può perfino aver ragione chi afferma, anche un po' ovviamente, che «la barriera tra autogestione ed autosf ruttamento è sottile e può essere incrinata facilmente» purché non si attardi solo su queste considerazioni; altrimenti, se così fosse sarebbe come dimenticare una contraddizione «storica» evidente del movi-

mento operaio organizzato, dagli albori in poi e tantopiù in una situazione come quella odierna di recessione prolungata, di caduta' verticale della produzione industriale e dell'occupazione: quella per cui, mentre si lotta — più o meno consapevolmente — per emanciparsi dal lavoro salariato, per costruire una società diversa e più giusta, si deve contemporaneamente lottare per avere un lavoro o per continuare a lavorare in questa società.

Le residue chiusure, i timori che pure ci sono tra i lavoratori e lavoratrici possono essere superati se si parla chiaro. Se si hanno argomenti convincenti. Se c'è incitamento, con la forza delle idee e dei fatti, a guardare ai confini nuovi che si possono aprire se si saprà ricongiungere lavoro e sapere, se si saprà adattare ai bisogni dell'uomo le conquiste della scienza e della tecnica.

5 oe

65 = produzione media nell'arco di 4 mesi

80 = 1° obiettivo intermedio da raggiungere al 2° mese

85 - 2° obiettivo intermedio raggiungere al T mese

95 3' obiettivo inter raggiungere al r mese

100 -- standard di regime

Si è avviato un processo, con l'accordo, che durerà un certo periodo di tempo, che potrà riportare in luce valori propri del mondo del lavoro come quelli della cooperazione, dell'aiuto reciproco, della solidarietà, facendosi carico ad esempio anche delle parziali impossibilità di chi non può, per ragioni di salute, ruotare su tutte le mansioni presenti

Scheda sull'accordo O.d.L. del 5

Ogni intervento verrà elaborato dall'Azienda ed esaminato con il C.d.F.; illustrerà gli aspetti tecnici riguardanti il ciclo produttivo e il tipo di prodotto; comprenderà precise indicazioni su: numero degli addetti, mansioni, rotazioni previste anche su diversi livelli professionali, relativo inquadramento, definizione della curva di avviamento (tempi ed obiettivi produttivi), livello produttivo quantitativo e qualitativo di regime (standard). Verifica dei requisiti professionali richiesti per definire— se necessario — interventi di formazione professoinale specifica e di addestramento da attuare prima dell'avvio della nuova O.d.L.

1 settimana di formazione teorica in aula rivolta alla conoscenza del prodotto e della tecnologia relativa nonché delle finalità e degli obiettivi della nuova O.d.L., per tutti i lavoratori del gruppo che si costituisce. Sarà preceduta da: 1 settimana di formazione teorica in aula (Corso Base), per chi non l'avesse già frequentato.

Questa fase ha lo scopo di mettere il gruppo in condizione di raggiungere gli obiettivi produttivi delle fasi successive. Sarà dedicato all 'apprendimento, alle previste rotazioni sulle diverse posizioni di lavoro e all'addestramento alle dinamiche di gruppo. La sua durata è compresa fra una e quattro settimane a seconda delle complessità delle lavorazioni e degli aspetti innovativi dell'organizzazione. Durante questa fase non saranno fissati obiettivi produttivi.

nella singola area e tra le diverse aree. I risultati, nel tempo, non saranno solo misurabili in un aumento del numero dei pezzi prodotti, ma attraverso un generale aumento della professionalità si potrà conseguire anche un miglioramento sensibile della qualità del prodotto.

Sull'argomento «qualità» si aprono nuove possibilità alla partecipazione attiva, critica e propositiva dei lavoratori e delle lavoratrici, dei tecnici, dei capireparto. Ho ascoltate nelle assemblee proposte interessanti per eliminare strozza- _ ture produttive, per snellire le strutture e accorgimenti per il miglioramento della qualità :he sono state fatte presenti, anche in sede di trattativa, ai dirigenti della DVTE.

Continuare questo confronto, moltiplicare queste esperienze, favorire e valorizzare

questo intreccio di conoscenze e competenze, trovargli sedi appropriate e permanenti: sono scelte, queste, non più eludibili per chi vuole imboccare una strada nuova per la contrattazione in grado di rendere effettiva la partecipazione dei lavoratori alla vita produttiva, politica e sindacale.

Pensiamo di fare cosa utile ai nostri lettori pubblicando una Scheda sull'Accordo Nazionale O.d.L. del 5 marzo 1983, i punti salienti dell'accordo raggiunto il 18 maggio 1983 in DVTE nella produzione di circuiti ibridi, ed infine un articolo (a pag. 8) sui «Circoli di Qualità» redatto da Giovanni Poli, esperto di Organizzazione Aziendale che si assume interamente le responsabilità dello stesso.

Ovviamente ci ritorneremo sopra ed invitiamo altri a fare altrettanto.

marzo 1983

In questa fase saranno assegnati al gruppo obiettivi produttivi quantitativi e qualitativi crescenti mediante la definizione di una «curva di avviamento» che porti al raggiungimento, per traguardi successivi, dello standard di regime al termine della fase stessa. La durata dell 'avviamento sarà compresa fra un minimo di un mese ed un massimo di quattro mesi, in relazione alla complessità delle lavorazioni e degli aspetti innovativi dell'organizzazione. Per questo periodo la produzione globale dovrà risultare mediamente non inferiore al 65% di quella dello standard di regime per lo stesso arco di tempo.

Questa fase ha lo scopo di consolidare il raggiungimento degli obiettivi produttivi prefissati e avrà la durata di i mese. Si dovrà raggiungere lo standard quantitativo e qualitativo di regime, con una tolleranza del 5% non soggetta a recupero.

Da ora in poi si dovrà raggiungere lo standard quantitativo e qualitativo mensile prefissato, con uno scostamento dallo standard del 5% da recuperare nei 2 mesi successivi. In caso di mancato recupero o di scostamento superiore al 5%, fatto salvo le cause non imputabili al gruppo, non si percepirà lo Speciale Compenso.

Trascorsi 3 mesi consecutivi di mantenimento dello standard prefissato, con una tolleranza non superiore al 5%, sarà riconosciuto ai componenti del gruppo — con decorrenza dal primo dei 3 mesi consecutivi — un «Compenso Professionale 0.d.L.» pari a lire 18.000 mensili, ragguagliate ad ore, oppure il passaggio di categoria.

La partecipazione a Corsi di Formazione

Professionale o di Addestramento pratico individuale prevede per i singoli lavoratori il mantenimento della paga individuale globale di fatto, ivi compresi gli eventuali utili di cottimo o concottimo, secondo la normativa vigente.

Mantenimento della pa-

Mantenimento della paga globale di fatto, ivi ga globale di fatto, ivi compresi gli eventuali compresi gli eventuali utili di cottimo o con- utili di cottimo o concottimo secondo la nor- cottimo secondo la normativa vigente. mativa vigente.

Oltre al mantenimento della retribuzione individuale di fatto, ai componenti del gruppo Pagamento dello Speverrà corrisposto du- ciale Compenso O.d.L. rante questa fase e li- di L. 31.000 lorde menmitatamente ad essa, sili ragguagliate ad ore, Compenso (L. 20.000) con assorbimento fino così ripartite: L. 10 ad un massimo di lire il 65% dello Speciale 8.000 mensili delle mila verranno comun- eventuali quote retrique corrisposte e lire butive individuali de10.000 subordinatamen- rivanti da precedenti te al raggiungimento regimi di lavoro a cotdegli obiettivi definiti timo o concottimo. dalla curva di avviamento, nei tempi stabiliti.

Pagamento dello Speciale Compenso O.I.L. di L. 31.000 lorde mensili ragguagliate ad ore.

Oltre al pagamento dello Speciale Compenso O.d.L. di L. 31.000 lorde mensili, si avrà anche il pagamento di un «Compenso Professionale 0.d.L.» di lire 18.000 lorde mensili ragguagliate ad ore oppure il passaggio di categoria. Al momento del riconoscimento del Compenso Professionale O. d.L. o del passaggio di categoria, verranno assorbite le eventuali quote residue derivanti da precedenti regimi di lavoro a cottimo concottimo.

In caso di successivo passaggio di singoli lavoratori alla categoria superiore, il Compenso Professionale O.d.L. verrà assorbito negli aumenti retributivi derivanti dal passaggio stesso.

Il Compenso Professionale O.d.L. avrà incidenza su tutti gli istituti contrattuali e/o di legge.

Per quanto riguarda lo Speciale Compenso 0.d1. connesso al mantenimento dello standard produttivo, la incidenza dello stesso sugli istituti contrattuali e di legge sarà regolata dalla disciplina prevista dal vigente CC.N.L. e relativa all'istituto del cottimo. Per quanto riguarda l'incidenza dello stesso Compenso sulla gratifica natalizia si terrà invece conto della media dei 3 mesi precedenti.

E' previsto un sistema di verifiche sia durante la fase di avviamento nella quale si costruisce lo standard, sia alla fine della fase di assestamento e successivamente nei casi di mancati raggiungimenti dello standard.

A puro scopo esemplificativo la curva di avviamento viene evidenziata dal grafico i cui valori intermedi sono approssimativi e quindi non reali.

2 7
2
Presentazione dei progetti di nuova O.d.L. Formazione teorica di gruppo Addestramento complessivo di gruppo • l• fase Addestramento complessivo di gruppo - P fase Fase di assestamento Fase di regime -› -› -›
oG O G.? o o P a r

Speciale O.d.L.

Accordo nuova O.d.L. della linea di produzione «Circuiti Ibridi»

della DVTE - 18-5-1983

Nel quadro dell'accordo nazionale dell'O.d.L. del 5 marzo 11983, a cui si fa esplicito riferimento per tutto quanto non espressamente richiamato, si stabilisce quanto segue.

Vengono individuate 5 aree di lavoro: Area Accettazione, Area Serigrafia, Area Taratura, Area Montaggio, Area Collaudo; all'interno delle quali vengono svolte tutte le attività del segmento di ciclo produttivo che esse comprendono.

I lavoratori opereranno, distribuendosi i compiti, su tutte le attività della propria area di appartenenza e dovranno essere in grado di 'ricoprire (salvo quei lavoratori le cui condizioni di salute siano di impedimento) •per mez zo delle rotazioni e del relativo addestramento, le mansioni relative alle altre aree.

— Ciascuna area manterrà un normale livello produttivo (standard = qualità rispondente ai requisiti qualitativi richiesti) in proporzione alle ore effettivamente lavorate dai componenti dell'area stessa. La verifica del raggiungimento dello standard sarà effettuato alla fine di ogni mese. Per l'area di Serigrafia ogni 2 mesi.

In caso di sospensione ed interruzione del 'lavoro si applicherà la normativa contrattuale e di legge e lo standard sarà ricalcolato in misura proporzionale, così come per imprevisti dovuti a cause non imputabili all'area. Saranno invece considerate normali brevi interruzioni che non superino complessivamente i 30 minuti nell'arco della giornata e non daranno quindi luogo a riduzioni dello standard.

Per i lavoratori e lavoratrici nuovi immessi nella Linea si prevede un periodo di addestramento pari a 5 settimane per le Aree Accettazione, Taratura e Collaudo, e di 10 settimane per le Aree Serigrafia e Montaggio. Durante tale periodo il lavoratore manterrà la •sua retribuzione individuale di 'fatto. Il persa naie inserito nella Nuova O. dL. seguirà un intervento formativo tecnico di I settimana eccettuato coloro che vi avessero già partecipato.

A partire dall'l giugno 1983, i lavoratori e le lavoratrici che operano nelle suddette aree saranno inquadrati nella 4' categoria Sez. C. Dalla stessa data, a fronte del raggiungimento dello standard mensile prefissato, si percepiranno L. 31000 mensili lorde (Speciale Compenso O. d.L.). Trascorso un anno dalla attuazione della nuova O.d.L. si 'darà luogo ad una verifica sui risultati della stessa, sulle rotazioni effettuate, su eventuali necessità formative.

E' previsto uno studio di fattibilità sulle attività di preparazione probe-ring, analisi guasti e recupero scarti — da assegnare alle operatrici — ed entro un anno le parti si incontreranno per l'analisi dei risultati e delle implicazioni.

Parallelamente all'attuazione della nuova ad.L., nell'Area di Montaggio, a titolo sperimentale, verranno indivi-

duate n. 4 operatrici ad ognuna delle quali verrà consentita la realizzazione del lotto di produzione assegnatole, a partire dalla operazione di «contattazione» fino a quella di «collaudo». Trascorsi 2 mesi dall'avvio di tale sperimentazione, le parti procederanno ad una verifica dell'andamento della stessa.

— Sui Coordinatori di Area sui Tecnici di Processo, le parti si incontreranno entro 2 mesi, in merito alle attività ai contenuti della struttura di 'supporto e coordinamento all'O.d.L. I 'benefici derivanti da tale definizione decorreranno comunque dall'avvio dell'ad.L., cioè dall'I giugno 1983.

I CIRCOLI DI QUALITA'

Cosa sono e perchè se ne deve parlare

Pochi giorni orsono si è svolta a Milano una giornata di studio, presso l'Assolombarda, sui Circoli della Qualità. Presenti i maggiori esperti a livello nazionale insieme al padre dei Circoli, il giapponese Ishikawa, il seminario ha visto la partecipazione di circa quattrocento quadri intermedi e dirigenti.

Ma cosa sono i Circoli della Qualità? Si tratta di gruppi di lavoratori (composti, al massimo, da 10 persone), appartenenti alla stessa linea o gruppo omogeneo che si riuniscono volontariamente per discutere dei problemi della qualità del loro lavoro, cercando di individuare le cause di difettosità. Il Circolo ha un animatore, in genere un responsabile dell'area interessata, che istruito precedentemente dall'azienda, trasferisce le sue conoscenze ai lavorata ri che partecipano al gruppo.

Ci si riunisce una o due volte la settimana, per un'ora, e si discute dei problemi risolvibili dall'area interessata (i problemi esterni all'area non vengono presi in considerazione) analizzandoli utilizzando metodoligie statistiche e iniziando a formulare ipotesi di sa luzione di cui via via viene verificata la consistenza scientifica. Una volta individuata la soluzione del problema quest'ultima viene presentata dal Circolo direttamente alla Direzione. Il contatto diretto e le regole stabilite in precedenza, fanno sì che la risposta venga data in breve tempo e in ogni caso motivata.

Le premesse perché il 'meccanismo funzioni ci sono. La verifica viene proprio dalle sperimentazioni avviate che coinvolgono molte fra le maggiori aziende italiane di ogni settore. Nella giornata di studio all'Assolombarda è stata proprio FIAT a scendere in campo: ha presentato i propri circoli (che sono 5 a Desio, 10 a Sulmona e 10 a Cassino) e ha portato i partecipanti, operai e animatori, che hanno descritto una loro esperienza.

Può sembrare strano che aziende fino a ieri sorde alle richieste di partecipazione da parte della base, oggi creino queste esperienze. Il sindacato da parte sua ha spinto alla partecipazione ma a volte in modo demagogico e massimalista. I Circoli della Qualità possono essere intesi anche come una nuova dimensione di risposta da parte delle aziende alla domanda di partecipazione ma, questa volta, basata su necessità e metodo-

ESK: mobilità per cambiare in peggio ?

Ai lavoratori del reparto ESK è stata chiesta la mobilità verso altri reparti poiché esso dovrà scomparire per fine della produzione.

Questo non ha certo fatto piacere alle lavoratrici perché ovviamente cambiare, iniziare daccapo senza sapere dove e come, produce qualche preoccupazione. Ma tutte hanno comunque accettato consapevoli che se cambia la produzione bisogna anche cambiare' il posto di lavoro verso tutte quelle produzioni sia di tipo elettronico sia quelle elettromeccaniche che restano (SMN).

Ma l'Azienda non sta certo agevolando tutto ciò.

Infatti è stato chiesto più volte di avere un quadro completo della mobilità, dei tempi e delle quantità e soprattutto di garantire che nel reparto di approdo «pannelli e cavi» si creino condizioni organizzative adeguate alfine di ben inserirsi e rendersi immediatamente produttive e soddisfatte del lavoro; ma l'Azienda non ha ancora risposto a questa richiesta.

Quotidianamente vengono spostate un certo numero di lavoratrici a discrezione dell'azienda verso un reparto che non è ancora organizzato: dove le «maestre», per mancanza di personale adeguato sono costrette a fare lavori di ma-

novalanza invece di poter svolgere proficuamente la loro mansione specifica, aggiungendo alle normali difficoltà di inserimento nuove e insormontabili difficoltà organizzative.

Tutto ciò non impedisce ai dirigenti di chiedere conto del cottimo e di lamentarsi verso i lavoratori perché non si raggiungono determinati passi. Con questo modo di fare, certamente, non si accelera il processo di soluzione della crisi aziendale ed il suo risanamento, ma produce nuovi sperperi oltre a non sollevare il morale dei lavoratori che è invece un elemento molto importante. Siccome il reparto «pannelli e cavi» sarà di grande importanza per la produzione dei prossimi cinque anni (come dice l'Azienda) la preoccupazione è legittima. Infatti se l'avvio è di questo tipo come sarà il futuro? Inoltre siccome casi come «SMN» non sono isolati, ma ci risulta ce ne siano altri, vorremmo dire alla Signora Bellisario di fare molta attenzione affinché non ritocchi solo la facciata esterna dell'Italtel' ma si deve stare attenti anche a quello che avviene all'interno dei reparti di produzione che sono vitali per un vero rilancio e sviluppo dell'Azienda.

logie determinate scientificamente e con l'esigenza di trasferimento degli strumenti di analisi fino all'ultimo livello. L'elemento motore infatti è la necessità sempre più forte di abbassare i tassi di scarto e di migliorare complessivamente la qualità della produzione. E' questa la sfida che ha lanciato l'industria giapponese e a cui occorre rispondere per non trovarsi poi con le aziende «fuori mercato».

Ma il problema qualità non è risolvibile solo dai Circoli. Queste strutture possono risolvere circa il 15-20% dei problemi; •prima, e 'si sta parlando del rimanente 80%, occorre che tutta l'azienda, a partire dai dirigenti, applichi il «linguaggio della qualità», intervenga per migliorare progettazione e metodologie di produzione, utilizzi in ogni settore il metodo scientifico. I C.Q., quindi, non risolvono il problema della qualità, anche se c'è chi, per moda, lo va dicendo. Rappresentano, però, esperienze significative con in sè contenuti importanti per il buon funzionamento delle aziende e per i lavoratori. La possibilità di apprendere nuove tecniche e saper utilizzare nuovi strumenti, la garanzia di un canale diretto e funzionante con •l'azienda, il miglioramento del proprio lavoro e dei prodotti. Sono tutti argomenti che appartengono alla cultura dei lavoratori italiani.

Visto che le basi ci sono, approfondire il tema certo non guasterebbe.

Giovanni Poli esperto di organizzazione aziendale

Storiette esemplari

L'UFFICIO DA UN MILIARDO DI LIRE

Un ex personaggio della Direzione Centrale di Ricerca, discepolo del già deposto Ingegnere-capo della Azienda e uno dei tanti allontanati a causa della decimazione teleguidata dagli amici ministeriali della Dottoressa, è riuscito dopo breve tempo a riapprodare alla sponda originaria dei potenti signori dello Scudo Crociato.

Miccinel... questo è il suo nome!

Accolto come un redivivo dai managers-santoni dello Scudo, perennemente vigili nei punti strategici della Struttura, è stato da questi riabilitato e riammesso nella schie. ra inimitabile dei superpagati senza scopo.

Infatti, i padroni della Stet, tra cui il sommo Principe, rastrellando a più non posso fondi dal popolo contribuente, hanno pensato di metterlo al riparo ripagandolo dell'affronto subito da parte degli amici della Dottoressa.

Il coriaceo Miccinel è stato così gratificato: gli è giunta, per riconoscenza dei disastri anche da lui apportati durante il predominio, la designazione di neo-gaudente di un misterioso Ufficio Stet di Milano.

Nel nuovo Ufficio da un miliardo di lire, il Nostro ha ripreso a pavoneggiarsi e a passare il tempo nella sua poltrona, coltivando l'hobby di raccogliere cimeli, vecchi blasoni, testimonianze e scartoffie relativi alla perduta Italtel e avendo in testa sempre il pensiero fisso di una sua prossima riconquista. Afer

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QUELLA PORTA a' (L woovo UFFicio

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Margot Petrolese Maria Borgonovi Lina Garruba

Due domande a PIU' FARMACI, Federico Ricotti, r T,u SALUTE? operaio dell'Alfa di Arese

Candidato PCI per la CAMERA DEI DEPUTATI

D.: Quale significato assume la presenza di un operaio nelle liste del PCI per le elezioni politiche del 26 giugno?

R.: La presenza di candidature operaie nelle liste del PCI non rappresentano elemento di sostanziale novità in quanto il legame che il nostro partito ha con le fabbriche (soprattutto con le più significative) e con il mondo del lavoro in generale si è sempre tradotto con l'esigenza di garantire nelle proprie liste presenze operaie congrue in modo da valorizzare questo positivo rapporto. Per quanto riguarda invece in modo specifico la scelta della mia candidatura, non c'è dubbio che questo fatto in sè mi lusinga preoccupa nello stesso tempo. Se da un lato è certamente piacevole ricevere (come mi è capitato in questi giorni) numerose testimonianze di stima di apprezzamento da parte di numerosi compagni e lavoratori, dall'altro mi preoccupa fortemente il fatto che questa eventualità può portarti a dover mutare radicalmente la tua vita, gli affetti familiari,

segue dalla prima pagina

Se quadri e tecnici guardassero

all'alternativa

cisivo del lavoro di ricerca, dei tecnici, degli specialisti, l'articolazione più complessa dell'organizzazione del lavoro, la comparsa di nuove figure sociali.

Ecco che allora le posizioni assunte dal PCI non si riducono alla 'manovra tattica, ma sono parte organica di un'elaborazione politica, attraverso la quale si cerca di ridefinire il ruolo dirigente e di governo delle classi lavoratrici.

Tutto questo sta in un rapporto molto stretto con la scelta politica dell'alternativa.

Questa scelta infatti trova il suo fondamento oggettivo in tutti quei processi di disarticolazione e scomposizione del vecchio blocco dominante, dai quali deriva il tendenziale declino del ruolo centrale della DC e l'esigenza di un ricambio della classe dirigente. Fino a quando il PCI si muoveva nell'ambito del compromesso storico, e puntava cioè a un'intesa con la stessa Democrazia cristiana, la questione delle alleanze sociali finiva per essere subordinata a quella dell'intesa politica.

Ora non è più così e l'alternativa trae con sé la necessità di uno schieramento sociale assai articolato e differenziato, che vada al di là dei confini tradizionali della classe operaia e delle sue organizzazioni. C'è bisogno di un'attivazione di forze sociali diverse, in una prospettiva di svi-

ecc. Inoltre, davanti a questa prospettiva, il pensiero di non essere all'altezza dei compiti per cui sei stato prescelto è fatto che non ti aiuta a trovare la necessaria serenità.

D.: Lavori all'Alfa Romeo da 23 anni, che cosa provi oggi di fronte all'ipotesi di lasciarla per una nuova esperienza?

R.: Non c'è dubbio, che lasciare questa fabbrica dopo ventitrè anni in cui ho sommato oltre al tempo di lavoro anche l'impegno politico e sindacale, il formarsi di rapporti di amicizia vera e di grande solidarietà umana soprattutto nei momenti più significativi di lotta, sia per me cosa non facile. Il distacco da questo intreccio di cose è sempre un fatto che non può lasciarti «indifferente». Spero solo di riuscire a mantenere anche dall'esterno quel rapporto (se così si può chiamare) di stimolo «reciproco» che dia senso alla scelta compiuta e allo stesso tempo non allenti quel legame di stima che anche in questi giorni ho avuto modo di apprezzare.

luppo, di rilancio di tutte le potenzialità produttive del paese. Per questo il problema dei tecnici e dei quadri viene assumendo, nella linea dell'alternativa, un rilievo di primo piano.

Non viene meno, naturalmente, l'esigenza dell'unità dell'intero mondo del lavoro, ma essa si pone in modo più articolato, superando le semplificazioni operaistiche e le posizioni di astratto equalitarismo. Infine, la valorizzazione delle competenze tecniche e della professionalità viene anche vista come un momento essenziale del rinnovamento della politica: i guasti dell'attuale sistema di potere dipendono anche, in larga misura, dalla logica perversa della spartizione partitica e correntizia, dal prepotere dei partiti politici di governo, dalla mancanza quindi di un rapporto corretto con il mondo della scienza, della tecnica, delle professioni, delle competenze.

La nostra proposta, quindi, non è quella di passare da una sudditanza politica all'altra, ma è invece la proposta di un'organizzazione di tipo nuovo della vita pubblica, che sappia utilizzare nel modo migliore, senza strumentalizzazioni, tutto il patrimonio delle capacità tecnico-professionali. Ma, per raggiungere questo obiettivo, occorre spezzare l'attuale assetto di potere, accorre costruire un processo di alternativa.

Riccardo Terzi Responsabile per il nord Italia del dipartimento economico del PCI

Abbiamo ritenuto opportuno fornire un contributo utile per tutti i lavoratori affrontando la complessa questione della gestione e dell'uso dei farmaci nel nostro paese con tutte le implicazioni individuali, sociali e politiche che da essa derivano.

Sull'argomento interviene il Dott. Benni Maurice Assael, esperto in farmacologia pediatrica e ricercatore universitario presso la Clinica «De Marchi» di Milano.

Anticipiamo ai nostri lettori che nel prossimo numero del giornale il Dott. Assael affronterà un'altro degli aspetti importanti e di grande attualità relativo al rapporto tra malato e medico, tra malato e farmaco.

La spesa farmaceutica nel nostro paese è, da molto tempo denunciata come un esempio delle contraddizioni, delle carenze e degli sprechi economici del sistema sanitario.

Al di là di impressioni e di denunce generiche, vale la pena di commentare i risultati di una ricerca sull'uso dei farmaci condotta da un gruppo di studiosi dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano nel 1975. Questi, hanno analizzato le notule mediche relative a visite pediatriche effettuate a 1050 bambini nell'arco di quattro mesi da pediatri convenzionati con la cassa mutua SIP in cinque città: Bari, Catanzaro, Firenze, Milano e Palermo. Un'indagine, quindi, rappresentativa di realtà socioeconomiche diverse nell'ambito dell'assistenza sanitaria nazionale. Ne 'sottolineiamo alcuni risultati.

I prodotti commerciali prescritti sono stati 872. Questo numero rispecchia la dispersione del mercato farmaceutico italiano. E' noto, infatti, che il nostro è uno dei paesi dove maggiore èil numero di tali preparazioni in vendita. Ma a ciò non corrisponde un'elevata «qualità» dei prodotti dal punto di vista della loro efficacia terapeutica.

Una tale affermazione può, forse, stupire. Purtroppo, però, il numero dei farmaci oggi in commercio, la cui efficacia possa essere considerata dimostrata è basso. Per molti prodotti non esiste una documentazione sufficiente delle presunte proprietà terapeutiche, altri devono essere considerati largamente superati nella pratica clinica.

Facciamo un esempio. Nella pratica pediatrica un'elevata percentuale delle prescrizioni riguarda sicuramente vitamine e ricostituenti. Queste vengono generalmente indicate per situazioni del tutto aspecifiche come «avitaminosi» «inappetenza» <élinfatisrmo» anche, spesso, in corso di terapie antibiotiche. Altre volte, l'indicazione è data da un generico stato di svogliatezza di stanchezza del bambino. In realtà, tutte queste sono false indicazioni o falsi problemi, nella maggior parte dei casi, e comunque non costituiscono alcuna indicazione per l'uso di vitamine. Le condizioni in cui queste sostanze devono essere prescritte sono estremamente limitate. Si può dire che carenze vitaminiche non esistono da tempo nel nostro paese. L'unica esclusione è quella della vitamina D necessaria nei primi mesi di vita. Questa vitamina è, infatti, contenuta in quantità insufficiente nel latte materno in quelli artificiali ed ha una importante funzione nella regolazione del metabolismo del calcio e della preven-

zione del rachitismo. Nei primi mesi di vita, quando, appunto, l'alimentazione del bambino è largamente basata sul latte, il suo uso è quindi indicato. A parte questo caso, le vitamine hanno una funzione terapeutica solo in condizioni estremamente particolari e rare. Una dieta normale è sufficiente a fornire l'apporto vitaminico necessario per una buona salute anche ad un organismo in crescita. Ancora più drastico deve ess'ere il discorso sui «ricostituenti».

La loro prescrizione è frutto esclusivamente della propaganda consumistica delle industrie produttrici.

Un discorso analogo potrebbe essere esteso a diverse categorie di farmaci e riserverebbe non poche sorprese.

Accanto al problema dell'effettiva utilità di numerosi farmaci deve essere considerato quello dei costi. Questo aspetto può forse essere meno sentito a livello capillare in quanto la maggior parte dei farmaci di una certa utilità viene distribuita gratuitamente quasi al malato. Ma è chiaro che, dal punto di vista della spesa ospedaliera o della spesa sanitaria globale il problema è importante.

Il costo dei nuovi farmaci è, in genere, estremamente elevato. Per i nuovi antibiotici si arriva a prezzi di 20-30 mila lire a fiala. Ciò significa che un ciclo di terapia per un adulto affetto, per esempio, da broncopolmonite può arrivare a costare un milione o più. Il diritto alla salute è sacrosanto, e non voglio, qui, metterlo in discussione. Ma vediamo il problema da un altro punto di vista. L'industria, anche non del tutto a torto, rivendica prezzi di vendita elevati per far fronte a spese di ricerca, di sviluppo di produzione sempre crescenti. E' vero che Io sviluppo di un nuovo farmaco, oggi, dalla fase di ricerca a quella della sua messa in commercio, richiede investimenti dell'ordine delle diecine di miliardi. Ma il problema è che, per recuperare tutta questa spesa, l'industria deve promuovere la vendita di un suo nuovo prodotto anche laddove non ne esista una reale necessità e conquistare «il mercato» di prodotti magari più vecchi ma ancora validi. Pur riconoscendo che siamo oggi in possesso di nuovi farmaci di estrema efficacia e che ciò è stato possibile attraverso uno sviluppo enorme della ricerca farmaceutica industriale, dobbiamo renderci conto che spesso questi nuovi prodotti coprono necessità ben definite e non devono trovare spazio laddove sono possibili alternative meno costose.

E' chiaro che per raggiungere una diffusione tale da coprire le proprie spese e ga-

rantire profitti, questi nuovi farmaci hanno bisogno di un supporto propagandistico tale da indurre, a volte, una distorsione della logica scientifica, che dovrebbe, invece, stare alla base delle scelte sulla salute.

Questo ci porta a mettere in discussione direttamente, alcuni aspetti della cultura medica, perché, in definitiva la diffusione di un farmaco deve passare attraverso il medico. Tentativi di intervento sulla gestione del farmaco, attraverso l'aggiornamento e attraverso la costituzione di prontuari terapeutici che guidino, a livello ospedaliero o nella pratica ambulatoriale, il medico nella scelta del farmaco sa sono stati effettuati. Bisogna anche riconoscere la determinazione di settori avanzati della categoria medica o di quella dei farmacisti, che ha permesso di mettere in atto iniziative importanti ed innovatrici. Ma dobbiamo denunciare come sia sostanzialmente mancata una qualsiasi coerente scelta politica governativa per sviluppare e rendere credibili a livello nazionale e non solo locale tali iniziative. La attenzione dei vari governi ai problemi della qualificazione della spesa farmaceutica è in realtà sempre stata ambigua fallimentare.

Di fatto cosa viene offerto alle possibilità di aggiornamento dei medici? Ancora oggi la fonte più continua e capillare di aggiornamento è la stessa industria attraverso la sua rete di «informatori scientifici».

L'università, già carente negli anni di formazione, è del tutto assente nella didattica continua dopo la laurea. Poco nulla viene fatto dalle Regioni, insufficienti sono le pur lodevoli iniziative spontanee.

La costatazione che stiamo assistendo ad una degradazione della cultura medica nei suoi aspetti di medicina di massa mentre aumenta lo spazio di una medicina di élite, avanzata e sofisticata, è corale. Non andremo oltre in questa analisi che implica non solo scelte tecniche interne alla medicina, ma anche economiche e politiche. Sappiamo che le soluzioni non sono comunque facili.

Abbiamo affrontato un numero enorme di questioni, me ne rendo conto, sollevando più 'problemi di quanti se ne possono realisticamente risolvere. Ma è chiaro che enormi difficoltà derivano dal fatto che, affrontando il problema della salute, ci poniamo su un piano dove 'profonde esigenze umane, rivoluzioni scientifiche e di pensiero si intrecciano e si scontrano con 'modelli organizzativi della produzione e della società.

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segue dalla prima pagina

Intervista al compagno Gianni Grottola

rendere meno traumatiche le conseguenze dei processi di ristrutturazione. Nello stesso settore delle TLC, il piano decennale, pur considerando positiva la sua elaborazione rispetto al nulla di 2-3 anni fa, pone soltanto alcuni obiettivi finanziari per quanto riguarda la Commutazione. La spesa prevista (32 mila miliardi in dieci anni) pur essendo consistente è ancora lontana da quella dei paesi avanzati e soprattutto dalle esigenze nazionali. Per la telematica il piano è quasi del tutto inconsistente.

Ciò la dice lunga su cosa significhi per l'industrializzazione del paese e su come la stessa Italtel non possa basare solidamente le sue prospettive di sviluppo.

C.d.R.: Tu hai ampiamente illustrato la situazione del nostro settore collegata a tutto il sistema delle grandi imprese e della economia in generale e in quale modo i tentativi di innovazione si scontrano con una politica del governo priva di indirizzi e piani di intervento. Secondo te, perché oggi è più importante di ieri avere un candidato espresso dalla nostra fabbrica che sia, come ci auguriamo, eletto e quale contributo a livello istituzionale ne può derivare?

Grottola: Ritengo che l'Italtel sia un laboratorio sociale di grande interesse sia per il risanamento che sta attuando sia per i prodotti che si propone di commercializzare nei prossimi anni; un eletto di questa fabbrica può dare un contributo alla elaborazione sia del Partito che nel Parlamento. A livello istituzionale ciò può essere importante poiché da tempo affermiamo che vogliamo far contare sempre di più le competenze. Aver lavorato dieci anni nella principale azienda di TLC, affrontando quotidianamente tutti i problemi della sua riconversione all'elettronica, può servire, ad aggiungere competenza alla maggiore esperienza politica, per trovare quelle soluzioni che siano in grado poi di dare una prospettiva di sviluppo non solo all'Italtel ma al Paese.

C.d.R.: Come ben sai, la posta in gioco in queste elezioni è assai importante. Ad esempio, un ritorno ad una politica neo-centrista, che non ci auguriamo di certo, che tipo di processi potrebbe innescare nell'economia del Paese e nelle condizioni di vita dei lavoratori? Al contrario, una avanzata della sinistra e delle forze di progresso quali certezze e garanzie di sviluppo potrebbe offrire?

Grottola: Se si avverasse quello che spera Scalfari e la Democrazia Cristiana, cioè una maggioranza di centro, noi sappiamo bene cosa ciò significherebbe anche per l'Italtel. Il tentativo da parte del grande padronato è chiaro: far pagare la crisi interamente ai

lavoratori negando in questo modo la necessità di una ristrutturazione, riconversione e innovazione da introdurre nei processi produttivi e nei prodotti e tentando di riavviare così i processi di accumulazione solo attraverso la diminuzione del costo del lavoro e non già in una ritrovata capacità di competere sui mercati internazionali. Nell'obiettivo comune di colpire solo i lavoratori si è realizzata l'alleanza della «nuova» DC con la grande borghesia, non mettendo in discussione il blocco di potere clientelare e assistenziale che è la vera causa dello sperpero della finanza pubblica, del deficit dello Stato e dell'inflazione italiana: quello che noi chiamiamo «sistema di potere democristiano». Questa strada è un danno non solo, ovviamente, per i lavoratori ma per le stesse imprese e per il paese. Questo è quello che succederà se il centro dovesse avanzare o si dovesse affermare. La sinistra ha esattamente una impostazione opposta. Sa che non solo non è percorribile la strada del peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori; ciò fra l'altro porterebbe a tensioni sociali e sarebbe l'esatto contrario della stabilità tanto auspicata dai fautori del neo-centrismo e della

zona, andando a ridefinire i ruoli per i responsabili degli impianti ed i ruoli di autonomia per i lavoratori; mentre allo stesso tempo, tenta di recuperare sul piano produttivo il profilo professionale e tecnico di alcune figure come i 5B e parte di 5A attualmente resi passivi a causa di una anacronistica 0.d.L. che sinora li ha autilizzati solo come esecutori di ordini e controllo, senza nessun protagonismo.

Inoltre, in conseguenza della Nuova 0£1.L., bisognerà pensare ad un modo nuovo di gestire l'orario di lavoro e cioè: ogni Unità Operativa (Squadra), nell'ambito della autonomia organizzata del proprio lavoro, dovrebbe poter disporre di una fascia oraria lavorativa che vada a coprire le esigenze individuali e collettive delle nuove forme organizzative da un lato e dall'altro a risolvere problemi oggettivi legati alle nuove esigenze del cliente privato in materia di disponibilità operative su orari differenziati.

Questa ipotesi di regime di orario dovrà prevedere un nesso con le esigenze operative di tutta la squadra.

E' necessario che ogni lavoratore comprenda i filoni di rinnovamento di questa proposta che inevitabilmente rompe con le abitudini consolidate ma che propone ognuno di noi come protagonisti della propria professionalità, del proprio ruolo e che determina un ripensamento sul proprio tempo libero.

Se questo segnerà un successo, allora i lavoratori avranno compiuto un grosso balzo in avanti e ci permetterà di riflettere su un altro problema strategico: la formazione professionale ed i corsi ad essa connessi. Sulla Formazione Professionale si è avviato un grosso processo, ma a nostro avviso la struttura degli stessi corsi va ripensata con una

politica di rigore a senso unico. Occorre invece trovare un ruolo nuovo dello Stato, non puramente dirigistico ma di coordinamento e di indirizzo attraverso strumenti e procedure flessibili e non rigide dell'economia del Paese.

C.d.R.: A questo punto puoi dare un giudizio sulla situazione attuale della Italtel e quali compiti essa pone al Partito e al Sindacato?

Grottola: Sicuramente l'Italtel si trova in una situazione migliore rispetto a quella di tre anni fa: merito delle Organizzazioni Sindacali e del nuovo gruppo dirigente aziendale. Dire questo non significa affermare che è una situazione positiva. Ci sono ancora molti problemi e non se ne vedono gli sbocchi. E' stata impostata una rigida politica finanziaria che ha praticamente raggiunto i suoi risultati ma che ha un contorno di conseguenze negative: ne sono un classico esempio, per limitarci alla Ricerca, i tagli drastici alla progettazione e sviluppo di nuovi prodotti (soprattutto in Trasmissioni e Telematica) ed il quasi assoluto non rinnovo del turn-over anche di specialisti. La scelta positiva di assegnare una missione industriale per ogni stabilimento porta con sé taluni aspetti negativi se non è ac-

programmazione diversa che preveda l'incrocio dei diversi corsi attuali. In definitiva si potrebbe prevedere in un modo più razionale due tipi di corsi: a) corsi per la Commutazione Elettromeccanica ed Elettronica; b) corsi per il diversificato.

Il corso di commutazione, con un'accurata sintesi dei contenuti dei Corsi Base (CB) + Corsi Specialistici (CS) + Corsi di Prodotto (CP) interessati. Il corso sul diversificato, con un'accurata sintesi dei CB + CS + CP interessati.

La razionalizzazione in questo senso permetterebbe un modo più efficace e meno oneroso; più legato alle esigenze produttive, formando il lavoratore in modo più specialistico che non ora con il sistema a segmenti formativi.

L'acquisizione politico-culturale di questi processi innovativi da parte di ogni lavoratore, e la battaglia per l'applicazione pratica, ci permette di considerare anche l'ipotesi per una ridefinizione della normativa esistente riferita alle attività tradizionali-diversificate e accorpamenti.

Naturalmente si tratta di ampliare il ragionamento apertosi con l'accordo sulle mappe regionali, in quanto nel futuro, sempre più si riproporrà la mobilità extraregionale a causa dell'introduzione dell'elettronica, ma anche in conseguenza dell'allargamento delle attività diversificate.

La mobilità dovrà quindi essere pensata e legata ad almeno quattro condizioni: trasparenza dei piani lavorativi annuali sulla base di una reale programmazione che non sia di supporto ai piani SIP, ma legata ad un'efficace attività commerciale della ITL Montaggi;

tempi brevi (2 mesi) e

compagnata, e attualmente non lo è, da una qualificazione del processo produttivo del Meridione. Infatti oggi i prodotti sono qualitativamente meno buoni di quelli di ieri. Ancora, la scelta positiva di darsi una struttura societaria diversa in Italtel Telematica e un management efficiente non è accompagnata da sforzi adeguati in Ricerca e Sviluppo e per la Commercializzazione e le Vendite. Per la Telematica è difficile individuare una linea della D.A. coerente e sistematica di accordi e risultano poco comprensibili le ragioni per cui non si ricerca con maggior tenacia un progetto di collaborazione con la maggiore azienda privata del settore (l'Olivetti), che potrebbe dare all'Italia un sistema forte e competitivo in questo campo e invece ci si mette su un piano di pura concorrenza. Sulla Commutazione, è positivo l'accordo con Telettra e GTE (primo polo) anche se s'intravvedono già una serie di problemi: il più grave dei quali è il ritardo nella realizzazione del secondo polo che rende meno convinta l'adesione della GTE al primo polo ed è quindi una ipoteca molto grave per il sistema nazionale.

Sui compiti del Partito e del Sindacato, molto brevemente, occorre che si ritorni

fissi per ogni lavoratore in un sistema di rotazioni garantite; Reale copertura economica delle spese di trasferta legata al costo reale della vita temporanea di trasferta e al reale riconoscimento professionale svolto durante la stessa; definizione di fasce massimali di trasferta che non superino comunque la distanza chilometrica dei 300 Km. e comunque tale distanza dovrà essere servita da mezzi di trasporto di linee nazionali.

L'ultimo ragionamento, ma non per questo il meno importante, anzi dal punto di vista strategico della proposta è da considerare come il primo, è riferito alle attività diversificate.

Queste lavorazioni cambieranno tutto il nostro modo di essere attuale. Il diversificato comporta il tipico lavoro «chiavi in mano» e per molti aspetti richiede anche l'operatività all'estero.

Questo però non può condizionare la nostra convinzione sull'importanza strategica del diversificato per l'occupazione. Dobbiamo vincere le spinte conservatrici che rifiutano il nuovo. Dobbiamo invece incalzare l'Azienda ad investire in queste attività: sulla ricerca di mercato; sulla strumentazione; sulle potenzialità professionali; sulle infrastrutture operative; su una normativa qualificata per l'estero.

Per concludere, questa proposta progettuale ha lo scopo di promuovere un dibattito e determinare dei cambiamenti. Si tratta di impegnarsi su questo e di vincere!!!

Comitato Dirett. di Cellula Italtel Montaggi Sezione P.C.I. «M. Scoccimarro»

a parlare con forza delle prospettive della TLC in Italia, che vengano applicati, ampliati e modificati i contenuti del piano decennale per la Commutazione; per la Telematica invece, occorre rivedere il piano decennale completamente, se non cambia radicalmente questo quadro di riferimento ogni ipotesi di sviluppo della Italtel sarebbe velleitaria e si porrebbero in modo drammatico ulteriori problemi occupazionali. Per l'Italtel occorre mantenere alta la verifica affinché l'opera di risanamento vada avanti e che sia coerente con le ipotesi di sviluppo per cui ci siamo battuti e ci battiamo.

C.d.R.: Come riusciresti a conciliare l'impegno eventuale di tipo parlamentare e il mantenimento di un certo rapporto col tuo lavoro e con i tuoi attuali colleghi?

Grottola: Diciamo che sarebbe quasi impossibile conciliare le due cose. Ho accettato la candidatura propostami daI Partito perché ritengo necessario che nelle Istituzioni siano presenti (come dicevo prima) le competenze: il Parlamento dovrà affrontare tutta una serie di questioni che riguardano le TLC, l'informatica e anche il problema dei quadri e dei tecnici, su cui mi sono impegnato in questi anni. Può rappresentare, per me, anche un ulteriore momento di crescita e di completamento di esperienze.

C.d.R.: Per concludere, ci sembra permanga nei lavoratori una difficoltà a comprendere cosa sta avvenendo. In sintesi, quale messaggio ti senti di poter inviare ad essi?

Grottola: Siamo in una fase di trasformazione estremamente importante: o la governiamo e creiamo così le basi per una società diversa e più giusta oppure rischiamo di fare un balzo all'indietro sia nelle condizioni personali di vita sia nei rapporti democratici, nell'impoverimento e mutilazione della stessa democrazia. Non tanto per possibili soluzioni autoritarie quanto per la possibilità della gente di continuare a determinare, individualmente e collettivamente, le scelte della propria vita. Sono del parere che nel mondo del lavoro ci sono saperi e competenze per tentare di essere all'altezza dei tempi come pure forze e potenzialità per uscire in avanti dalla situazione di crisi che attraversa il Paese.

,7T centralino COMITATO DI REDAZIONE

1O
Bianchi Emilio Cerini Marisa Grassi Viviana Riva Maurilio Direttore responsabile FERRECCHIA Antonio Autoriz7a7. del Tribunale di Milano n. 269. 6-10-1975 La Tipografica Poliglotta - Milano
Una proposta per il futuro della Italtel Montaggi

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