Una tribuna mensile per il dibattito politico tra i lavoratori delle ferrovie
DOPO
NAPOLI
LA CLASSE OPERAIA FORZA DI GOVERNO PER RAFFORZARE LA DEMOCRAZIA E PI.M RISANARE IL PAESE
I lavori si sono svolti in una atmom sfera calorosa e attenta e gli inter• venti sono stati ricchi di interessane ti esperienze.
Non vogliamo, in queste colonne, ri= portare i toni e gli aspetti del di• battito e delle novità emerse sia dal• la relazione del compagno Napolitano che dalla conclusioni del compagno
Berlinguer; e cio' sia per motivi di spazio che perchè la Stampa e le altre fonti di informazione ne hanno già am. piamente riferito.
D'altronde su questi temi si sta dis• cutendo e si discuterà piu' approfon= ditamentein tutti i luoghi di lavoro
Si è svolta nei giorni 3,4,5 Marzo, a sia nelle riunioni delle nostre cellue conclusione di numerose assemblee e le sia in tutta l'attività politica conferenze provinciali, la VII Confe• della sezione Roveda. ronza Nazionale Operaia del nostro Vogliamo, comunque, focalizzare l'at. Partito. tenzione sul significato profondamene
Il dibattito che vi si è svolto è te "politico e sociale" insito nella stato caratterizzato dallo sforzo per scelta della città di Napoli come sede l'elaborazione di una linea che veda della VII Conferenza Operaia. la classe operaia protagonista della Proprio per parlare di Napoli come battaglia politica e portatrice di un città emblema del Sud, e dell'immenso nuovo modo di produrre e di un nuovo potenziale umano, sociale e politico modo di governare. che in esso vive e soffre la piu' dram
Proprio da questo dibattito, frutto matica contraddizione della società, del proficuo metodo di una sistematica e per capire, attraverso uno sguardo consultazione di base e di uno schiet. a Napoli, la "Dimensione Sud" abbiamo to confronto, e dall'interesse che ha rivolto alcune domande al oomp.Iupao. suscitato nel Paese, è venuta la pro. cimi , segretario della Sezione Roveda posta, sintetizzata nella parola d'or• che è stato rappresentante dei ferro. dine che giganteggiava al centro del vieri comunisti alla VII Conf. Oper. Palazzo dello sport:
DOMANDE A
Durante la conferenza operaia,si sono svolti alcuni incontri con la popolazione napoletana.
Cosa pensa il popolo napoletano della politica del nostro partito e della relativa proposta di austerità per risanare e rinnovare il paese?
Vorrei inanzitutto sottolineare che gli incontri realizzati con la popolazione napoletana e campana, sono stati 35 ed hanno visto la partecipazione di diverse migliaia di persone.
Credo di poter affermare, ed'altronde la stampa e gli organi di infornazione tutti lo hanno riporta= to fedelmente, che nella stragrande maggioranza dei napoletani, e soprattutto negli strati piu' poveri della popolazione, esiste la consapevolezza della necessità e dell'urgenza di una politica di auste= rità, cosi' come viene indicato dal nostro parti= to, come unica via praticabile per fare uscire il paese dalla crisi e nello stesso tempo avviare un processo di mutamento sia nel modo di produrre che nel modo di consumare.
Eppure un discorso del genere avrebbe dovuto incontrare molte re= sistenze visto che viene calato in una realtà che conta,tra disoc= cupati e sottoccupati, circa 200.000 in cerca di un posto di lavoro.
Bisogna tener presente che grazie alla presenza e all'azione della classe operaia napoletana( non bisogna dimenticare che esiste a Napoli un nucleo forte e organizzato) la stragrande maggioranza dei napoletani ha capito che "Austerità" vuol re spostare le risorse dai consumi individuali a investimenti produttivi e nello stesso tempo "riconversione" da consumi individuali distorti a consumi sociali.
Napoli, e la sua popolazione, ha pagato maggior= mente le conseguenze della politica di tipo"Stato Assistenziale" e del metodo di amministrazione della città basato su sistemi clientelari, eletti a sistema di vita, e portati da Lauro prima e Cla,d va dopo a livelli mostruosi.
dioè quella politica che ha previlegiato i trasfe= rimenti monetari ai singoli, a determinate categorie di cittadini, a determinate famiglie del mondo aristocratico e parassitario, a scapito di nuovi posti di lavoro, di servizi souiali sanitari, edu= cativi aumentando a dismisura le iniquità nella distribuzione delle ricchezze.
3d oggi che la crisi restringg i margini di una tale politica "assistenziale" Napoli ed i napole= tani pagano piu' degli altri pérchè lacrisi attua= le scarica tutte le sue contraddizioni soprattutto sugli strati piu' poveri della popolazione; ed in questa città, purtroppo, questi strati sono di gran
lunga i piu' numerosi.
Sono circa due anni che il nostro partito, insieme ad altre for= ze di sinistra, amministra la città; come giudica la popolazione il nuovo modo di governare, esiste la consapevolezza che qualche cosa stia cambiando?
4a, per risponderti vorrei ricordare le parole che ha detto, durante l'incontroche è avvenuto nel rio= ne di Miano, un disoccupato organizzato.
Questo incontro è avvenuto durante la sospensione dei lavori e si è svolto alla Casa del Popolo, con la presenza del compagno Maurizio, come familiar= mente i napoletani chiamano il loro Sindaco.
Questo disoccupato, ha detto tra l'altro, ( discu= tendo con un compagno di Milano operaio dell'Unidal adesso disoccupato) che la loro lotta è finalizza= ta alla ricerca di posti di lavoro produttivi e giudicava pericoloso e sbagliato ( come fanno al= cune liste di disoccupati strumentalizzati dagli uomini di Gava e dagli stessi fascisti ) chiedere all'amministrazione comunale di assistere con la creazione di posti fantasma nell'Ente Locale.
Bisogna ricordare che a Napoli, non essendosi rea= lizz:to l'impegno del Governo di creare 25.000 pos= ti di lavoro, l'amministrazione comunale è stata costretta ad ingigantire ulteriormente il proprio organico di circa 6.000 unità.
Certamente il dramma di questa é quello del posto di lavoro.
meravigliosa cittàPero' non bisogna dimenticare, ed i napoletani non hanno dimenticato, che in questa città si sono vis= cuti altri momenti drammatici (non ultimo quello del colera e delle altre malattie infettive) e c:_e cono state superate con losforzo solidale di tutti i cittadini attorno all'azione di risanamento del nostro partito,di tutta la sinistra.
:n questa direzione la città di Napoli, grazie allo sforzo dell'amministrazione è ri‘iscita, pro= prio grazie alla collaborazione di tutti i citta= dini ad ottenere ,in molti campi, dei risultati che si possono definire pil' che soddisfacenti.
Essere "terrori" significava ,in un'ottica raz= zista anti—operaia ed anti—culturale, in parte presente nel Nord in un passato non lontano, es= sere il ritratto del rifiuto del lavoro, essere gente sporea,malandata e senza dinità e coscienza del proprio ruolo.
Se oggi esiste ancora chi pensa in questa ottica dovrebbe recarsi in questa meravigliosa citta', parlare con i suoi abitanti, vedere le sue stra= de; e sono sicuro che cambierebbe opinione.
crisi della scuola e ruolo della classe operaia
La classe operaia vuole essere parte determinante nella battag— lia per salvareyfar funzionare e rinnovare la scuola.
Questo perchéyquando pongono co me obbiettivi fondamentali della austerità lo spostamento di in— genti risorze ed un diverso o— rientamento del processo produt tivoyi comunisti indicano infat ti un posto del tutto nuovo del— la cultura e della scuola y non volta a fornire un pezzo di car ta,non sede di parassitismo,ma capace di fornire più cultura ed una seria formazione professiona le. Qui si colloca il rapporto tra salvezza e rinnovamento della scuola:ed é su questo terreno che deve farsi sentire il punto di vista della classe operaia contro le ideologie libertarie radical— borghesiyper far passare in una lotta tra due fronti(contro il conservatorismo reazionario e contro il radical—estremismo)una visione positiva della riforma intellettuale e morale della so cietà.
Certo la crisi della scuola é profonda y le responsabilità delle vecchie classi dirigenti sono e— videnti.
ka occorre affermare con estrema decisione che la crisiyla disoc cupazione il malessere non posso no essere invocati come alibi per qualsiesi forma di avventura.
E d'altra parte lottare contro la distruzione della scuola non significa affatto accettare la logica della scuola attuale.
I partiti della classe operaia sono stati i primi a combattere la vecchia scuola di classe ed un antiquato sistema educativo.
I conservatori nan hanno nessuna possibilità di combattere con sue cesso la battaglia per la salvez za della scuolayperché essi con— tribuiscono con la loro miopia codina ad animare ed alimentare l'eversione.
oi troviamoyquindi y in una spira ie urammatica y in cui la pura con servazione alimenta la violenza eversiva y ed ogni forma ai estre— mismo irresponsabile favorisce la ripresa del moderatismo conser vatore.
La classe operaia dove quindi scendere in campo per spezzare questo circolo vizioso.
Gli operai debbobo smascherare l'inganno di chi vuole distrugga re la scuolayperché sa che i fi gli dei ricchi hanno la cultura in casa edyin ogni caso,se la ca veranno sempre.
Il permanente disordine scolasti co é un inganno verso i lavorato ri.
Ecco perché é tempo di scendere in campoydi suscitare una vera e propria contromobilitazione di massa contro la violenza y un nuo vo movimento di liberazione del— la scuola e per cacciare i pro— vocatori.
La classe operaia non può resta re indifferente nei confronti di atti propri dei fascisti. Certo é la crisi dei vecchi volo ri cne ha creato confusione e smarrimento;e c'é in questa dispe rasione y la responsabilità demaga Bica del falso rinnovamento.
c'é anche la responsabilità primaria di chi ha gestito e fa vorito la crisi della scuola ita lianaydi un permissivismo oppor— tunistico ed insidioso y di un per missivismo assistenziale e paras si tario.
E' compito oggi dei comunisti,in primo luogoydimostrare che la scuola di massa si può accompagna re alla qualificazione degli stu di; ed é compito nostro costruire attorno alla classe operaia un nuovo movimento degli studenti.
MACONDO e dintorni
Non vogliamo aggiungere commenti "sociologici" alle tante dissertazioni che, sulle vicende del la cale milaneselsi sono snocciolate in tutte le sedi e su tutti i mass media,locali e nazionali. Le int erpretazioni sono state tante,anche dal punto di vista strettamente legale-giudiziario. Vogliamo,però,qui,azzardare,qual che considerazione di carattere politico su certe scelte di auto emarginazione.
Prenderemo a pretesto la vicenda di uno dei protagonisti,il barbu to Marco Viaentini,ferroviere in aspettative del D.L. di Milano
S.to,implicato nella vicenda co•. me gestore del ristorante annesso al Macondo.
La vicenda giudiziaria si é conclusa con tutte assoluzioni,o (1à nostro ex collega se l'4 cavata con una condanne g tre mesi (con la condizionale): siamo i primi a gioirne.
Il peccato infatti,dal punto di vista usociald',era senza dubbio veniale.
E facile che in un ristorante "alternativo",in mezzo alle er bette per l'insalata possa capiti. re un pò di "erba" strana,dal no me un pò più difficile della nostrana cicoria,e si possa fare di ogni erba un fascio.
Quello che non ci sembra peccato veniale è il discorso"politico" sotteso alla vicenda macondo. Noi come comunisti non possiamo ammettere che le esperienze poli tiche (anche se di tipo estremi: sta),di chi è stato fra i lavort;; tori e ne ha vissuto le esperien ze e le lotte(anche se da un'ottica diveraa dalla nostra),posaa portare a certi approdi di nichi lismo,di vuoto,addirittura di fai sa.
Vogliamo richiamare come emblematica la frase che il Visentini ha pronunciato in interrogatorio a giustificazione della sua scelta "alternativa":
"Non potevo aspettare gli altri, per quanto riguarda la realizza zione dei miei desideri e dei miei sogni".
Queste parole, dette da un india no metropolitano, potrebbero anche far ridere,ma in bocca ad un ex ferroviere ed ex delegato di impianto,devono far riflettere i lavoratori sul pericolo tremen do che incombe su coloro che ritengono superati la lotta politi ca e l'impegno sindacale. D'altra parte quando si parla da certe parti di"creatività nuova",di'alternativa",di spazi "nuovi" e di nuovi dikensioni, se si va a grattare nel fondo, ci si accorge che l'unico model lo chiaro di alternativa proposto é l'alternativa al lavoro e a chi per il mondo del lavoro lotta giorno per giorno.
Se si volesse tradurre in measaggio politico-sindacale per i fer rovieri,il discorso del nostro ex collega ultrarivoluzionarií, dovremmo"aggiornare" le nostre piattaforme rivendicative, ispirandole non più ai temi. "reaziwi nari" della organizzazione del lavoro,del premio di produzione, della riforma dell'azienda ecc., ma richiamandoci alle parole d'ordine più "creative"dello"spi no", della "macrobiotica'; dello spazio alternativo meta-hpolitico ecc.
Porse una tale piattaforma non sarebbe immediatamente recepibile ,dagli operai dell'officina del deposito ex colleghi del Visentini e dai ferrovieri in genera le;però,ne siamo sicuri,per settimane,forse per mesi,impegnereb be in un'animatda"sinceró dibat tito tutte le forze "vive" enuo ve"sulle prime pagine di Lotta Continua,Repubblica e su numeri "speciali" dell'Espresso.
"SPINO" ANTICOMUNISTA
Esiste aaclae aie altro sistema di esercitare la ricerca di mio va creatività,ed é quello di partecipare ai dibattiti con l'on De Carolis
sport per tutti
Spesso, troppo spessoyé sottoltrilutata la funzione sociale cne lo sport può svolgere nella nostra società. Difatti in questo momento in cui si discute tanto dei problemi della con dizione giovanile,si sottovaluta il fatto che l'ampliamento uelle struttu re sportive potrebbe essere un siste ma per altrimenti indirizzare energie e risorse troppo spesso soffocate e per cercare di contribuire a sconfiú Bere quei fenomeni tipici della conci zione dei Giovani di oggi come violen zaydroga,criminaiità emarginazione. Guardiamo in faccia la realtà,restrin gendola alla nostra categoria e vedia mo che l'unica struttura"esistente" é quella del D.L.F. di S.Cristoforo,do ve vengono accentrati la stragrande maggioranza delle iniziative sportive promozionali in favore dei ferrovieri iscritti al D.L.F.,attualmente serve pochissimi ferrovieriyanche per l'u— bicazione dell'impianto.
Noi,non vogliamo chiedere al D.L.r'. di smettere di servire "il suo prodot to" solamente per i ferrovieri. Vogliamo avanzare la propostaystabilen do rapporti con l'amministrazione co— munale,di creare la possibilità di a prire ai cittadini le strutture uti— lizzate attualmente,solamente da una piccolissima parte degli iscritti al D.L.F.,e nello stesso tempo di parte cipare con contributi diretti,alla ricerca di spazi che siano dislocati nei quartieri,o rioni,della nostra città.
VOGLIALO SPIEGARCI LEGLIO.
Quale é stato il risultato di una po litica del tempo libero che ha visto creare aree di professionismo nello sport,e aree riservate a certe catega rie,escludendo a priori la stragrande maggioranza dei cittadini?
Il risultato é stato quello che possia mo constatare quotidianamenteyvedendo i bambini giocare tra il traffico e tra le immondizielcon tutti i perico li e rischi che ovviamente comporta. Dia naturalmente non ci possiamo ferma re qui.
L'esempio più classico é di come é tra scurato nella scuola,lo spazio riser— vato all'educazione fisicaye questo avviene anche per la mancanza o ira
deguatezza di attretzature,e quando queste esistono(l'esempio tipico é nelle elementari),l'attenzione sulla attività educativa del fisico,viene parzialmente snobbata.
I danni prodotti da questa politica sono ,secondo le statistiche'allarmali ti.
Il 50'/. dei frequentatori delle scuole d'obbligo sono affetti da malformazio ni fisiche ed il 5iL di essi sono desti nati a diventare malformati permanen— ti.
Il senso della nostra proposta é quel— io,a breve scadenza,di consentire l'us, tilizzo a tutti i cittadinipferrovieri compreslydelle strutture sia pubbli— che(come quelie esistenti nella scuo— la e nel quartiere) sia private(come nel nostro caso,rimpianto sportivo dei .1).1,.:r a J. Cristoforo.
Questo anche per fare in modo che lo sport assuma la sua ii.nazione sociale, evitando così ene il compito della educazione sportiva ricada completamen te sugil oratori,le uniche strutture realmente funzionanti.
Su questo tema e su altri,come l'uti ifklzu uelia biblioteca di iú.lano C.Ie, anen'esua gestita dal forze politicue esistenti nella nostra Azien da debbano confrontarsi e farsi carico della loro soluzione per il rinnovamen tu della nostra società.
A tal fine saremmo lieti di aprire,su questi ed altri temi,un confronto pub— blico aialettico e costruttivo.
PER ME E' ORA do/ CA116/ARE /1 MONDO'CRISIDELMARXISMO„
O"MARXISMODELLACRISI.
Sta diventando di moda par- In questo senso il marxismo lare di « crisi del marxismo ». italiano non è in crisi ma al Come mai? contrario, attraverso la forza
Nella vita sociale come in quella individuale, ogni trasformazione, crescita, ogni passaggio verso qualcosa di nuovo viene vissuto come « crisi », parola che nella sua etimologia greca significa propriamente « scelta », « decisione ».
Questo spettro della « crisi del marxismo » che si aggira in certa stampa sembra nascondere in realtà una grande paura di novità decisive: che la crisi economica possa avere come conseguenza l'ingresso dei partiti comunisti europei nell'area di governo.
Massimo Fini, ad esempio, dalle colonne dell'« Europeo » scrive, (« ironia della storia » dice lui) che « il Partito comunista italiano sta arrivando al potere (o perlomeno, nell'area del potere, come suol dirsi) proprio nel momento in cui il marxismo è in crisi in tutta l'Europa ». (l'Europeo, 16-12-77).
Ma non è forse vero il contrario, e cioè che i partiti comunisti stanno entrando nei governi europei proprio perché « la crisi di questi paesi » è arrivata ad un punto tale che la sua soluzione richiede la presenza di una nuova realtà politica?
Ci si chiede continuamente cosa sia in fin dei conti il « marxismo ». A questa parola ognuno tende a dare un significato diverso: nasce così una Babele non solo linguistica ma anche ideologica e politica.
Il marxismo non è un gruppo di dottrine fisse e. stabilite una volta per tutte, ma è piuttosto un insieme organico di orientamenti teorici e pratici aperti alla continua verifica da parte dei fatti e suscettibile di approfondimenti. Esso comprende le teorie ed i program mi di azione che sono scaturi ti dall'opera e dall'insegna mento di Marx e di Engels che nel giro di un secolo hanno subìto un processo di elaborazione, incremento e riadattamento (da Lenin, Luxembourg, Gramsci, Sartre, Mao, Mareuse, fino ai marxisti italiani contemporanei) in conformità con l'esperienza del movimento operaio e con il mutare dei dati della situazione economica, politica e culturale.
Ogni analisi concreta di situazioni concrete (questa è « l'anima del marxismo » secondo Lenin) rientra nella cultura marxista.
determinante del PCI, realizza quell'unità fra teoria e pratica che ne è una delle indicazioni centrali. La linea infatti assunta dal nostro partito in questi ultimi anni è il frutto di una rigorosa analisi della situazione economica e politica del nostro paese. La crisi dell'Italia non può essere fronteggiata se non con la partecipazione al governo di tutte le forze democratiche perché « soltanto elevando a sistema di governo il rigore e la guerra alle ingiustizie e agli sprechi è possibile far sì che la crisi non sia soltanto un duro peso che il popolo italiano è chiamato a sopportare per effetto delle contraddizioni del sistema capitalistico e delle distorsioni di cui sono responsabili le forze che hanno governato il paese negli ultimi trent'anni, ma diventi un'occasione storica per aprire la strada a una società più giusta, più libera e umana » (dalla « Proposta di progetto a medio termine del PCI »).
Può dunque il Partito comunista italiano arrivare al potere e rimanere un partito marxista? A questa domanda Mario Spinella scrive che « la risposta è sì. Ed è sì proprio perché il P.C.I., attraverso un travaglio lungo e doloroso si sta liberando del quadro schematico, fossilizzato, del marxismo della 3' Internazionale, del "socialismo reale" (vedi URSS, n.d.r.) per ritornare al pensiero originale di Marx, a Marx e non ai suoi epigoni, questo pensiero, ripeto, è libertario... Marx vuole invertire il rapporto lavoro-uomo, il predominio dell'economia sul personale, in parole più povere Marx vuole dilatare al massimo il "tempo libero" dell'uomo. Cosa che in una società capitalistica non è possibile, perché il sistema del capitale vuole il profitto, e il profitto vuole il pluslavoro.
Ed è appunto qui che il marxismo, lungi dall'essere in crisi è attuale. Perché le spinte, le istanze, le richieste di una maggiore libertà, non politica ma vitale, individuale, esistenziale che vengono dal paese, dai movimenti giovanili, da uelli femministi riprendono uegto motivo profondo del pensiero di Marx ».
Certo che per fare questo, er permettere all'uomo di lierarsi dal lavoro ed esprimer' pienamente è necessario no sviluppo produttivo enor-
me ma che non deve incidere negativamente sulla libertà dell'individuo. Sembra una contraddizione ma, continua Spinella, « questa è la nostra grande scommessa. Dobbiamo sperimentare vie nuove vincendo continuamente due tentazioni: la tentazione, una volta arrivati al potere, di seguire una linea burocratizzata, centralizzata, autoritaria per imporre la razionalizzazione economica, la tentazione Si dimenticare che se questa razionalizzazione non c'è l'area della libertà individuale non può espandersi. Ripeto, una grossa e difficile scommessa. Ma proprio per questo io ritengo oggi il marxismo niente affatto in crisi, ma al contrario, vitalissimo perchè risponde a esigenze profonde della società moderna » (l'Europeo 16-12-77).
I testardi della « crisi del marxismo » finiscono per assomigliare sempre più a quelli cui si rivolgeva Mao quando scriveva che « non sono capaci di precedere e guidare il carro della società, ma si trascinano dietro di esso brontolando perché corre troppo, e tentano di farlo indietreegiare e di indirizzarlo nella direzione opposta ».
Un ruolo nazionale
di Rinaldo Scheda
Secondo qualche osservatore della vita sindacale italiana l'assemblea nazionale dei delegati e dei quadri sindacali del 13-14 febbraio è considerata un avvenimento che segna una svolta o costituisce una tappa storica del sindacato italiano. Si può ritenere che tra le assemblee nazionali realizzate periodicamente da qualche anno a questa parte dalla Federazione unitaria questa dell'EUR è certamente la più importante. Contribuisce ad assegnarle un notevole rilievo il contesto politico nel quale si è svolta e l'aggravamento preoccupante della crisi economica di cui soffre da tempo il Paese.
Piuttosto che un'evento destinato a segnare una svolta della politica sindacale italiana, l'assemblea del 13-14 gennaio è stata l'occasione per una sistemazione più organica della linea delle tre Confederazioni per affrontare i problemi economici e sociali resi più evidenti e più acuti dallo stato di crisi, dopo anni segnati da sforzi e scelte coraggiose del sindacato ma anche da fasi incerte e dall'emergere di resistenze provenienti da settori anche rilevanti del movimento sindacale nei confronti degli indirizzi politici della Federazione unitaria.
La linea e le proposte contenute nella risoluzione del Direttivo unitario hanno ottenuto un consenso molto vasto. Le riserve avanzate da lavoratori e quadri sindacali sono apparse, in diverse assemblee aziendali, come la conseguenza di una disinformazione. C'è stata infatti un'azione di disorientamento sorretta da una parte della stampa che ha cercato di rappresentare un sindacato dilaniato da opposte tendenze.
Una certa strumentalizzazione è stata messa in atto anche da gruppi estremisti che,
incapaci di fare fronte ad un confronto serio e responsabile, hanno premuto sulla leva della demagogia, dell'attacco forsennato, cercando di influenzare i lavoratori politicamente più sprovveduti e quelli più esposti alle conseguenze della crisi.
Questa azione, salvo pochi casi, è completamente fallita. Dove si sono svolte assemblee ordinate, confronti sereni e approfonditi — si tratta della maggioranza dei casi — è avvenuto un recupero quasi totale di quanti nutrivano delle diffidenze nei confronti delle posizioni della Federazione unitaria, e in particolare verso le proposte in materia di mobilità della manodopera e di politica salariale.
Qualcuno ha tentato di utilizzare le osservazioni avanzate dal Direttivo della FLM nei confronti del documento delle Confederazioni come una linea di aperta contrapposizione. Anche questa operazione non è riuscita. Le osservazioni contenute nel documento della FLM non esprimono, a mio giudizio, quel ruolo avanzato che una categoria così importante deve e può assolvere in un momento così grave per la società italiana, ma si tratta di emendamenti, comunque, che non perseguono obiettivi tendenti a deviare gli orientamenti di fondo tracciati dalle Confederazioni.
Il sindacato ha assunto una funzione positiva per fare uscire il Paese dalla crisi attraverso una svolta degli indirizzi economici finora prevalenti, per l'avvio di una politica di piena occupazione, per portare il Mezzogiorno a livelli economici e sociali meno precari e più corrispondenti ad una società moderna e democratica. Una linea politica e sociale che rifiuta il categorialismo esasperato, gli egoismi settoriali e intende invece affermare un ruolo nazionale della classe lavoratrice e del movimento sindacale italiano.
Al LETTORI
i2.1 nostra intentone fare un eiorna le cne sia di tutti i lettori,che sia brutto del contributo di tutti. Dedicheremo quindi una pagina che com prenderà le lettere ai giornale e le notizie dagli impianti sulle iniziati ve politiche dei ferrovieri e sui ri— sultati organizzativi.
In .:,atra parte uel giornale pubbliche remo arLicoli,inchiesteydocumenti ai interesse politico e culturale che ci verranno inviati aa singoli ferrovieri o da organizzazioni democratiche.
Invitiamo quindi tutti a collaborare e ad inviarci 11 materiale.
L'affermazione e la funzione diuROTAIA" dipendono dal contributo che tutti as seme sapremo dare.
La Redazione
leb.bUINATr:v-I
ROTAIA
una tribuna mensile per io sviluppo dei dibattito politico tra i ferrovieri della sez: P. C. I . "ROVEDA"
A.13130NA1.1....020 ANNUU £. 2. 000 Sostenitore da £. 5.000
UNA, COPIA £.150
ROTAIA
suppleuiento a haL.A.NU OGGI comitato di radazione
bRANCATO A. L. ,CIONCI .3. 2 PICCOLO V. , ZACCARDINI A. redattore capo
PAGLIARA A. responsabile
LUPACCINI L.
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Questo numero e stato chiuso in tipografia il 20 Marzo 78