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Società, fabbrica2

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societa' fabbrica quartiere

MENSILEA CURA GEI IMPEGNO UNITARIO PER COSTRUIRE UN'ITALIA LAVORATORI COMUNISTI DELLA F,4CE-S T _ i _ LIBERA , INDIPENDENTE E SOCIALISTA

Anno 2 - N 9 _ SUPPLEMENTO A DERGANO-BOVISA _ NOV.77 (, 50)

La campagna del tesseramento al PCI è certamente una grande mobilitazione di tutto il Partito, la quale vede impegnati migliaia di militanti di tutte le nostre organizzazioni.I1 tesseramen to è una delle grandi iniziative poli= tico culturali del nostro partito, al quale diamo una impostazione concreta e di propettiva, e diventa nello stesso tempo un'occasione di verifica di un rapporto tessuto pazientemente con la classe lavoratrice e con le masse più povere della nostra società. Un rapporto che oggi possiamo definire forte e consapevole della lotta per il rinnovamento sociale di cui il PCI è portatore insieme ad altre forze politiche della sinistra progressista. Tutto ciò è molto importante, tenuto conto dei gravi problemi che affliggono centinaia di migliaia di uomini,don ne e di giovani, e della originalità del quadro politico emerso dopo il 20 Giugno 1976.

Questa forza organizzata che il PCI rappresenta è il frutto della sua presenza nella storia recente del nostro Paese, iniziata nel 1921 dalla acissio ne del PSI, e che trovò alimento nella grande speranza che si era aperta nel mondo dopo la rivoluzione d'ottobre in Russia, nella lotta clandestina pagata con migliaia di anni di carcere, nella guerra di liberazione, negli anni della restaurazione capitalistica, nella lotta per il rinnovamento della società e dello stato.

Tutte queste tappe, in cui sono compre si 56 anni di vita, sono state segnati da sconfitte é da vittorie della clas-

se operaia, ed ogni tappa ha coinciso con la divisione o con l'unità della classe lavoratrice.

E' questa ispirazione ideale dell'Unità nella diversità che hanno animato quadri dirigenti e pensatori del PCI ad elaborare linee politiche che si adattino alle realtà nazionali,pur restando fedeli all'ispirazione dei prin cipi Marxisti Leninisti, fin da Gramsd e Togliatti, che restano i nostri gran di maestri a cui i compagni Longo e Berlingliir hanno dato un insostituibile contributo.

Le grandi lotte portate avanti dal movimento operaio, hanno dimostrato che questa è la strada giusta da seguire per dare un nueTvo assetto sociale alla Italia.

Il dilemma posto oggi agli italiani è; quale sarà la classe sociale che dirigerà lo Stato, l'economia, il Paese nel prossimo futuro?

E' innegabile la crisi della vecchia società, e l'avvento di una nuova clas se è ormai improrogabile.

segua in ultima

I IN QUESTO NUMERO

_ COMUNISMO UN'IDEA CHE CAMMINA

_ TERRORISMO

_ ORGANIZZAZIONE DELLA DISORGANIZZAZIONE

_ IL PROBLEMA GIOVANILE VISTO IN FACE

_ I GIOVANI IN UNA SOCIETÀ DI TRANSIZIONE

_ APRIAMO UN DIBATTITO

_ GIUSEPPE DI VITTORIO

_ COMINCIAMO A FOTOGRAFARE LA FACE

_ BILANCIO GIORNAIJNO 1977

_ UNITA DEI LAVORATORI STUDENTI

_ CONSIDERAZIONI SULLA PARITd U3MO-DOWA

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UN'IDEA CHE CAMMINA di NOTARO L.
COMUNISMO

organizzazione della disorganizzazione

Consuetudine ormai stabilizzata per la Pace Standard è il continuo cambia mento di dirigenti, sia a livello di linea di produzione che a livello di direzione generale.

In questi ultimi anni, nel solo stabilimento di Milano, si sono succeduti 5 direttori generali:

Ing. Scovazzi

Dott. Sersale

Ing. Arcovito

Sig. Volpi

ed ora il binomio

Dott. Chiodini

Sig. Tosti

Indubbiamente una media che ci invidia lo stesso governo! Cosa significa questo?

Rispondere a questa domanda è estremamente arduo, ma una cosa comunque è certa e certamente preoccupante: questi cambiamenti non sono stati ne indolori ne tantomeno hanno rappresen tato una certa continuità di intenti.

Ogni direttore ha significato una politica aziendale diversa e per alcuni aspetti contrapposta l'un l'altra.

Ogni direttore ha significato avanzamento o arretramento di diversi altri personaggi subalterni.

Si è troppo spesso sperimentato soluzioni diverse Misse, e sempre sulle teste dei lavoratori ai quali ora ven gono addossate colpe di disaffezione, di mancata partecipazione attiva nella vita dell'azienda, di incomprensio ne del momento critico in cui l'azien da si dibatte.

Ma cosa vi aspettate, signori diretto ri, che i lavoratori siano pronti a dare cieca fiducia ad una organizzazione che sembra voler lasciare tutto al caso?

che anzichè affrontare i problemi con l'intento di risolverli, pensa a rime scolare le carte al proprio interno?

Il tempo di "barare" deve finire; è indispensabile giocare a carte scoper te se vogliamo che questa azienda abbia un futuro più certo e meno preoccupante!

I problemi da risolvere sono molti, organizzazione del lavoro, miglior utilizzo del personale tecnico, potenziamento tecnologico di officine e laboratori, e l'attesa in fabbrica si fa sempre più pressante, non affrontarli ora significherebbe voler punta re ad una politica disoccupazionale.

Non sappiamo quanto siano vere le voci di altri possibili "rimescolamenti' dirigenziali, ma è fuor di dubbio che queste "radio scarpe" (così le chiamano i lavoratori) devono finire.

i deve far chiarezza sia sul presente che sul futuro!

Noi non pensiamo che al vertice, tra i dirigenti per capirci, ci siano tutte Persone incapaci; sappiamo dell'esistenza di persone valenti che danno e potrebbero dare molto all'azienda; vogliamo che ci si dia una organizzazione seria ed una politica di programmazione che ci possa aprire mercati sempre più grandi e che ci indirizzi verso una vera autonomia di sperimentazione e di ricerca.

E' indispensabile che i tecnici della Pace prendano coscienza di questa real tà ed è a loro che indirizziamo un invito a confrontarci ed a riunirci per creare un momento di pressione a cui la direzione deve dare risposta.

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IL PROBLEMA GIOVANILE VISTO

IN FACE

Negli anni antecedenti il 1968-69 il padronato poteva attingere, sul mercato del lavoro, una gran massa di giovani senza titolo di studio o tuttalpiù in possesso della sola licenza media.

Per il padronato era molto facile inserire questi giovani in quei settori produttivi più dequalificanti e che richiedevano sveltezza e prontezza di riflessi.

Le officine, infatti, erano piene di garzoni al servizio dello "operaio anziano qualificato".

Nella lostra fabbrica, per fare un esempio, esistevano 10-12 "geni della lima" e alla loro ombra vi erano 30 o 40 giovani "magout" che provvedevano a fare lavori di completamento ai più bravi, poi, veniva posto il miraggio di prendere, dopo 10-20 anni il posto del piccolo capetto.

Per non parlare poi del reparto "K" dove, sempre in quegli anni, circa il 60% delle operaie non superavano i 25 anni.

Come sapete al "K" c'erano e ci sono lavorazioni estremamente ripetitive che richiedono essenzialmente velocità di movimenti e "spensieratezza giovanile".

In quel reparto c'era un continuo ricambio di personale, i ritmi, l'ambien te, la dequalificazione stessa del lavoro, facevano si che molte ragazze lasciassero la Face per un posto di commessa nei grandi magazzini (lavoro certamente non più bello ma perlomeno più umano).

I più fortunati, coloro che erano in possesso di un titolo di studio, salivano negli uffici, tra gli"eletti" come li chiamavano allora'.

Inutile negare che esisteva un netto distacco tra i giovani impiegati e i giovani operai.

Questo era indubbiamente favorito e vo luto dai padroni che si basavano molto sull'arma della falsa rivalità é sulla contrapposizione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, ed erano gli scioperi il punto massimo dell'accentuarsi di queste pseudo-rivalità; i giri interni, i blocchi sulle portinerie, vedevano giovani contrapposti ad altri giovani.

L'inizio delle prime agitazioni studen

tesche del 68 colpirono in modo alquan to marginale i giovani lavtratori.

Il distacco tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro era ancora note vole.

L'analisi del periodo che inizia con la fine degli anni 60 e l'inizio degli anni 70, è estremamente più complesso. La scoIrizzazione di massa e il susseguente inserimento, nel mondo del lavoro, di giovani con una cultura diver sa cambiarono radicalmente la posizione dei giovani nella fabbrica.

Innanzitutto ci fu una partecipazione notevole di giovani in quegli organismi'sindacali di fabbrica che le lotte del 69 ci diedero.

I C.d.F. divennero un punto di incontro di grande importanza.

I giovani iniziarono a capire qual'era la loro funzione nel campo produttivo, eliminarono certe barriere che sembravano incrollabili (Mi riferisco in special modo al rapporto operai impiegati), non vollero più essere la manovalanza al servizio del capitale.

La nostra fu una ventata che coinvolse anche molti anziani che prìma ci erano contro e che invece ora li vedevamo li, al nostro fianco, pronti a darci una mano.

L'officina e lo stesso "K" divennero serbatoi inesauribili di nuovi quadri sindacali; in quei reparti trovavamo gente che frequentava la scuola e che portava la propria esperienza al servizio degli altri.

Negli uffici si formarono gruppi che combattevano, talvolta purtroppo in modo disorganico ed avventurista, i vecchi pregiudizi e i vecchi concetti; Sembrava che tutto in quei momenti ci fosse possibile.

Se invece siamo ancora qui a dover discutere in termini molto elementari a della nostra situazione, è perchè il tutto non ci fu possibile, molto sbagliammo ed è proprio da quegli errori che dovremmo ricominciare.

Bisogna vederci, verificare il lavoro che dobbiamo fare, rianalizzare la nostra funzione in fabbrica ed in spe."' cial modo qui in Face, non tralascian' do è ovvio, le esperienze che altri compagni, altri lavoratori, hanno fat to in situazioni magari diverse.

Il deflusso della partecipazione atti va dei giovani all'interno della fabbrica è dovuta a mio avviso a molteplici motivi.

I° La evidente differenziazione ideolo segue o. pay

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gica che ci divide.

C'è chi, nell'astrattezza della propria idea, si isola dalla vera realtà che vive e si rende incomporensibile verso gli altri lavoratori.

Questi giovani lanciano parole d'or= dine, slogan talmente refrattari e inconcludenti, che si pongono di per se stesso al di fuori di ogni logica esigenza di chi gli stà attorno.

Essi fanno terra bruciata, vogliono spingere il movimento contro i loro stessi organi rappresentativi; il tutto nel pràsunto spirito di una "cresci ta politica".

Non è rifiutando tutto che si costruisce il socialismo, ma nel trasformare

I GIOVANI IN UNA SOCIETA DI TRANSIZIONE

di M I

E' dato per scontato che in tutte le epoche di transizione, dal passaggio di un sistema economico-politico-sociale ad un'altro, sono sempre stati accompagnati da grandi rivolgimenti.

Oggi stiamo vivendo, oserei dire, in un'epoca interessante, dove l'uomo non si limita più ad aspettare che qualcun'altro risolva i suoi problemi.

Oggi l'uomo vuole rendersi partecipe di prima persona nel movimento politico che sta travagliando la nostra società.

I continui contrasti con la classe do minante per una politica più equa e razionale, sono prove di maturità e responsabilità sociale e civile di tutte le forze lavoratrici.

Negli ultimi tempi, purtroppo, movimenti di sconosciute forze politiche stanno cercando di distruggere quanto di buono si era fatto in seno al movimento dei lavoratori.

Spesso si è visto sorgere al loro fianco vari fenomeni degenerativi. Gruppi di svariate etichette politiche, per fini non certo costruttivi, hanno tentato di strumentalizzare la loro forza.

Con atti di violenza e con gravi attacchi alle forze istituzionali e de mocratiche essi sconvolgono intere città imponendo panico e disperazione tra le masse.

D'altra parte, però, se tutto ciò tro va modo di verificarsi, non è dovuto al cambiamento della natura dell'uomq ma indubbiamente a una politica che

giorno per giorno una dura realtà; tra sformare anche nelle piccole insignifi canti cose.

2° Il padrone ha ben capito come batterci, isolandoci! riproponendoci illusioni personalistiche, facendoci ,rinchiudere in noi stessi, per farci ritornare nel crudo del nostro egoismo e arrivismo; ed è anche questo che vogliamo e dobbiamo distruggere.

3° La scuola ci da ancora oggi del nozionismo teorico che è inapplicabile nella realtà produttiva del lavoro.

4° La parcelizzazione del lavoro e tan ti altri problemi ancora tutti da porre sul piatto della discussione, la più profonda possibile.

per anni ha badato sopratutto al profitto, trascurando le continue esigen ze dei giovani, e di tutti quei valori essenziali per una pace e sana convivenza.

I giovani, oggi, non accettano più di aspettare, essi cercano una giusta collocazione nella società per un futuro con prospettive e garanzie valide atte a pacare la loro grande sete di giustizia.

Solo con una politica equa ed impegna ta, che coinvolga tutti i cittadini alla vita attiva della società, si po trà uscire da questo lungo e turbolen to periodo.

Non si risolvono i problemi con la guerriglia e con la violenza, occorre ben altro per cominciare ad intrapren dere quella strada in cui tutti debbo no trovare la giusta causa a percorer la.

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APRIAMO UN DIBATTITO

Abbiamo deciso di riservare una rubrica del giornalino a disposizione di quanti vorranno intervenire sui proble-

mi della fabbrica o generali, allo scopo di aprire un franco dibattito fra tutti i lavoratori'.

APRIAMO UN DIBATTITO?

d. MOLGORA A.

Sono un lettore non saltuario del vo stro mensile edito a cura dei lavora tori comunisti della Face Standard perché ritengo doveroso per uno che abbia un minimo di interesse ai problemi che si dibattono nella fabbrica e nella società, ascoltare la vostra voce tanto più che la redazione é composta unicamente di nostri compagni di lavoro, che se non hanno grosse caratteristiche giornalistiche hanno la qualità fondamentale del la conoscenza diretta, sulla pelle direi, dei problemi che dibattono. Infine va detto che si presenta dal punto di vista tecnico con qualche pretesa di eleganza e di efficenza politica.

Questo denota una capacità ed una forza organizzativa che nessuno di noi può disconoscere, ma che vi po ne anche delle responsabilità precise che non dovete eludere.

Nell'ultimo numero, un solo artico lo su otto affronta un problema aziendale direi di una certa impor tanza e a parer mio é una grossa ca renza perché la scelta che va fatta é tra uno strumento che serva quasi esclusivamente ad echeggiare politiche ed informazioni che già egre.:giamente la stampa e l'azione politica del vostro partito porta avanti nel paese oppure che affronti in modo vivo e coraggioso un dibattito serio ed aperto ad ogni forza politico-sindacale aziendale che in modo onesto voglia portare un suo con tributo.

La fabbrica se é un microcosmo della società attuale e ne riflette in gran parte i problemi é nella sua realtà che deve calarsi una nostra azione conseguente.

Essa si situa in un settore produt tivo che da tempo ormai sta vivendo una fase delicata di transizio-

In questo numero pubblichiamo un primo contributo, invitando altri a scriverci.

ne da un modo di produrre ad un al tro più avanzato non solo dal punto di vista tecnologico ma par un nuovo divenire delle telecomunicazioni del domani che avrà riflessi profondi nello sviluppo generale del paese pur non essendo un settore cosi' detto di importanza primaria.

Questa semplice considerazione ci po ne di fatto una serie di problemi che devono essere affrontati con una stra tegia che evidenzi obiettivi precisi del movimento in merito ai problemi del settore che vede l'intreccio di interessi e posizioni riguardanti la suddivisione del mercato, la ricerca tecnologica, l'occupazione e l'organizzazione del lavoro tra le varie multinazionali che operano in Italia e le partecipazioni statali il cui stato, come noto, é caratterizzato da così gravi deficienze da dispera7 re qualsiasi azione coerente di tute la degli interessi nazionali.

L'aver lasciato cadere la vertenza nazionale della telefonia é stato un grosso errore da parte del movimento sindacale che oggi paghiamo duramente in termini reali di occupazione e di assenza di ogni incidenza nelle scelte politiche e di sviluppo della S.T.E.T. e della SIP.

E' nell'ambito di questa realtà in cui i problemi aziendali assumono una importanza notevole tenendo conto ol tretutto di una nuova dimensione pro iettata nella complessa omogeneità del gruppo Face, la cui recente vertenza chiusa a mio avviso in modo estremamente positivo non deve essere lasciata cadere senza proporci se riamente di gestire l'accordo nelle forme piu' consone agli interessi dei lavoratori di tutto il gruppo.

C'é da parte vostra una proposta di' una conferenza di produzione della Fa ce, personalmente sono d'accordo, se questo serve a un "positivo sviluppo della nostra azienda e del settore" però vorrei ricordare che una conferenza di produzione é già stata reasegue a pag 8 7

da pag7

lizzata, fra l'altro ricordo di esse re stato relatore a nome del C.d.F. e debbo dire che la riuscita fu ottima dal punto di vista organizzativo con partecipazione e contributi di forze politiche varie, ma non dimenti co che rimase un puro esercizio di ma nifestazione propagandistica fine a se stessa.

Non nascondiamoci che da parecchio man ca all'interno del C.eT.F. una nostra linea chiara per affrontare problemi complessi che ci trovano quindi spes so impreparati ed indecisi favorendo di fatto soluzioni con logica azienda le che non sempre coincidono con gli interessi reali dei lavoratori.

E' passato definitivamente il tempo che qualsiasi richiesta od azione sindacale non perfettamente coerente poteva andare bene o comunque non recare danno al movimento, oggi penso che siamo tutti coscienti che occorre uno sforzo da parte nostra per individuare e proporre soluzioni alternative che siano frutto di nostre analisi e obiettivi

Un solo esempio che valga per tutti; dobbiamo affrontare e risolvere con urgenza il problema del K e delle sue lavoratrici con i riflessi categoriali e professionali nell'ambito della commutazione pubblica ormai diventata l'asse portante dello stabilimento di Milano, dado che esi stono oggi tutte le condizioni per addivenire ad una soluzione positiva che finalmente premi la capacità e la professionalità di queste lavoratrici, ogni nostro ritardo in questo campo diventerebbe colpevole.

Apriamo quindi un dibattito, che io spero ampio e proficuo, aperto a tut te le componenti aziendali nessuna e sclusa, ove sia possibile pur nella disparità delle posizioni trovare una sintesi comune unificante in cui gli interessi di tutti i lavoratori della nostra fabbrica si riconoscono. Il permettere e favorire questo dibat tito con coraggio, é un grosso contri buto che i comunisti della Face possono e devono dare per il peso determinante che hanno nell'ambito aziendale e nelle conseguenti scelte politico-sindacalit.

GIUSEPPE DI VITTORIO:

xx anniversario della morte di BELLUCCI D.

"NOI ABBIAMO UN COMPITO SOLO: DIFENDERE UNITI

GLI INTERESSI

ECONOMICI, MORALI, PROFESSIONALI DEI LAVORATORIELA LIBERTA' DEL POPOLO"

(G.DI VITTORIO)

Ventanni fa, il 3 novembre 1957, moriva a Lecco colpito da infarto Giuseppe Di Vittorio.

Vogliamo ricordare qui brevemente la sua figura di uomo e di sindacalista.

Nato a Cerignola l'II agosto 1892 da famiglia di braccianti, non potè frequentare la scuola che fino alla seconda elementare; il che però non gli impedì poi di apprendere e parlare correttamente sei lingue ed avere una cultura che la scuola non gli aveva potuto dare.

Lavoratore nei campi in giovane età, altrettanto presto cominciò ad occuparsi di sindacalismo.

Fu direttore a 22 anni del periodico di Bari "La Settimana Rossa".

Dopo la guerra del 1915-18, ripresa l'attività politica e sindacale, fu segretario della camera del lavoro di Bari e nel 1921 deputato socialista passando poi nel '24 all'ala dissiden te che aveva fondato tre anni prima il P.C.I.

Fuggito in Francia, nel 1927 fu condannato in contumacia dal tribunale fascista a 12 anni di carcere'.

Partecipò alla guerra di Spagna come commissario della XI Brigata Internazionale.

Nel 1941 fu arrestato dai tedeschi'e confinato a Ventotene.

Riacquistata la libertà nel 1943 tornò a Roma e partecipb alla Resistenza. Nel 1944 divenne segretario generale C.G.I.L. da Lui ricostituita ed entrò nella direzione del P.C.I. conservando tali incarichi ininterrottamente sino alla morte'.

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Fu parlamentare dal 1948 e presidente della Federazione Sindacple.Mondiale nel '49.

Ricordarlo a vent'anni dalla morte è difficile perchè il tempo trascorso è troppo breve per collocarlo storicamen te nel suo periodo con il dovuto distacco e già sufficentemente lungo per imporre una valutazione critica del suo lavoro'.

Una cosa però dobbiamo sicuramente porre in risalto: la costante ricerca di una Unità Sindacale che va dai primi anni del periodo prima del fascismo durante la clandestinità in Francia al Patto di Ronastipulato tra i partiti antifascisti che vedeva Di Vittorio rappresentante in quella trattativa del P.C.I.

La scissione del 1948 che rappresentò per Lui una grossa delusione, non fece che rafforzare in Lui lo spirito unitario.

Di Vittorio cercò sempre con tenacia il dialogo anche con le forze più ostili allo scopo di combattere il settarismo, lo scissionismo ed i nemici dell'Unità.

Un'altro ordine di motivi che torna a vanto dell'opera sindacale di Di Vit torio è la-•scelta politica, l'atteggia mento positivo verso i problemi del paese che sempre gli furono di supporto nel suo lavoro.

Suo costante impegno fu quello di far acquisire ai lavoratori una coscienza di classe nazionale tesa al superamento dell'interesse di gruppo o personale.

Questa sua lotta ha lasciato un segno profondo non solo nella C.G.I.L., ma in tutto il movimento sindacale italiano.

A volte la sua lotta contro le spinte aziendalistiche lo portò sui binari sbagliati che Lui stesso in seguito riconobbe dando una dimostrazione di onestà intellettuale.

Onestà che dimostrò sempre nei suoi rapporti con la politica sindacale, con la politica internazionale ed in special modo nell'affrontare il rapporto sindacato-partiti della classe operaia.

IN LUI IL DIRIGENTE POLITICO NON AVEVA CANCELLATO IL RAGAZZO CHE A OTTO

ANNI LAVORAVA NEI CAMPI ed è per questo che con lo stesso linguaggio incuteva rispetto ai dirigenti Fiat e sapeva parlare agli operai, ai conta, dini, ai pensionati, ai disoccupati che lo sentivano uno di loro.

COMICIAMO A FOTOGRAFARE LA FACE il padiglione ((le

NON TUTTI FORSE SANNO che ciascun edificio della fabbrica è contrassegnato da una lettera: H,L,T,P,S, ecc. , ma quando si parla de-3 K non occorre neprpre fare riferimento al "padiglione K".

Tutti sanno cos'è, dove si trovala gente che ci lavora. Forse perchè sí trova ubicato al centro della fabbrica e quasi tutti i lavoratori prima o poi ci devono passare, ma non solo per questo. Molti dicono che il K rappresenta il "cuore" del la fabbrica e, forse, non hanno tut ti i torti.

Al K infatti si svolge tutto il lavoro di montaggio, ispezione e collaudo dei "quadri pentaconta" che vengono poi inviati.sugli impianti dì installazione per il montaggio definitivo delle centrali telefoniche. Possiamo dire che al K si svol ge il lavoro finale della linea coca mutazione con pezzi e materiale che arrivano dagli altri reparti della fabbrica o da altre fabbriche del gruppo, con disegni e sviluppi fatti negli uffici tecnici.

Il K è uno dei pochi reparti della fabbrica ín cui si è verificato un incremento di personale in questi ultimi tempi. Sono più di 450 i lavoratori dei vari reparti : Relè selettore, Platines e collegamento quadri, Forme cavo, Point to point, Ispezione intermedia e collaudo finale (non tenendo conto di altri 90 lavoratori dei reparti montaggi vari dislocati in altra parte della fabbrica). Questo ha dimostrato la erroneità della impostazione data alcuni anni fa dalla Direzione (e contro la quale i lavoratori erano scesi anche in sciopero) di voler trasformare il K in magazzino togliendo spazio ai posti di lavoro.

I magazzini, che avevano occupato quasi un terzo dell'attuale area del K, sono stati finalmente trasferiti altrove; la nuova sistemazione ha migliorato, in alcuni casi, il posto di lavoro; restano però tutti gli altri problemi che vae no da quelli dell'organizzazione segue npng 10 g

di DANIELA C.

dapoom9 del lavoro (eccessiva parcellizzazione, monotonia e ripetitività) a quelli dell'ambiente, della professionalità, delle categorie, degli organici, dei ritmi.

Problemi che si possono affrontare e risolvere solo con una conoscenza approfondita degli stessi e con la partecipazione dei lavoratori interessati.

TELECOMUNICAZIONI:

SE:\TRE PIU' INSISTENTEMENTE SI PARLA DI UN PROSSIMO AVVENTO della tec nologia elettronica che dovrebbe sop_ piantare l'attuale tecnologia elettromeccanica nel settore delle tele comuni ca zionl.

Il passaggio dalle tecniche tradizionali a quelle elettroniche non avverrà però con modificazioni par ziali dei processi in corso, ma con la totale (seppure progressiva) sostituzione dell'intero sistema per produrre le centrali telefoniche.

Questo, secondo i termini già sperimentati negli Stati Uniti, comporterà,a conversione completa, un minor fabbisognp di manodopera, valutabile fra il 30 e 40 per cento. Si tratta di processi che si manrkfesterattno a partire dagli anni '80 e con i quali però occorre fare i conti sin da ora sul piano politico.

Nel nostro paese lo sviluppo della ricerca di nuove tecnologie nelle telecomunicazioni è stato sempre condizionato dalla forte presenza delle multinazionali 41 dalla mancan za un coordinamento da parte del le i -, Ctuzioni pubblice.

Le maggiori a-'iende del settore sono nate, infatti, come succursali di grandi aziende straniere ed hanno avuto il compito tradizionale di costruire su brevetti stranieri e in generale su progetti già definiti; limitandO la funzione dei loro esigui uffici tecnici alle modifi-

che, agli adattamenti ed eventualmente alla compilazione di semplici documenti costruttivi. L'assenza di adeguate strutture per la ricerca elettronica potrebbe accrescere la dipendenza dalle scelte economiche e politiche delle multinazionali e così anche le fughe dei tecnici e dei ricercatori.

E' qiiindi necessario promuovere un affrancamento ed un'accelerazione dello sviluppo scientifico-te cno lo gico, della ricerca e della proget tazione in questo campo ed al tempo stesso fare delle scelte di fondo nella direzione di adottare una R3 TE UNICA DI TELECOMUNICAZIONI con caratteristiche standard valide sii tutto il territorio nazionale (attualmente i sistemi di commutazione elettromeccanica sono quattro: Sit-Siemens, PACE, GTE, Ericcson).

Il coordinamento di tale piano potrebbe essere affidato alle aziende a partecipazione statale del set tore sotto il controllo delle istituzioni pubbliche(Parlamento, Ministero Foste e Telecomunicazioni). In questo quadro le imprese multinazionali possono trovare un loro spazio.

E' però necessario che lo Stato Italiano non assuma di fronte ad esse un atteggiamento di passiva accettazione di. tutto ciò che esse si propongono di fare nel nostro paese, ma intervenga per garantirsi che l'azione di tali imprese concorra a determinare lo -viluppo industriale di cui il pae se ha bisogno.

dal sistema elettromeccanico a quello elettronico
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BILANCIO 1977 giornalini stampati n08 costo £50

Come è consuetudine per noi comunisti, in questo numero stampiamo e rendiamo pubblico il bilancio del nostro giOrna le,che esce da quasi un anno.

Da questo seppur parziale bilancio, dobbiamo annotare sopratutto due cose: una positiva e l'altra negativa.

La notazione negativa è data sopratutto dal saldo, che come si può constata re è deficitario, e questo nonostante gli sforzi sostenuti da tutti i compagni della sezione Pablo Neruda e da tutti coloro che leggono e diffondono la nostra testata. Comunque noi non pensiamo di fare fronte a questo disavanzo con l'aumento del prezzo di copertina, almeno fino a quando sarà pos eibile, ma aumenteremo i nostri sforzi per trovare soluzioni alternative, qua li ad esempio la pubblicità, che ci permettano di chiudere almeno in parità, consentendoci così di ampliare lo spazio politico del giornale stesso.

La nota positiva è data certamente dal numero di copie diffuse, che partito inizialmente in tono minore è arrivato a raggiungere un livello, dopo solo 8 numeri, che possiamo definire soddisfa cente. Comunque i nostri sforzi saran= no tesi a divulgare un sempre maggior

numero di copie, per dare modo ad un sempre maggir numero di lavoratori del la Face di discutere,conoscere e partì' cipare ai dibattiti in corso sulla realtà della fabbrica e sulla realtà sociale.

Il Comitato di Redazione ringrazia tut ti i lettori per il seguito avuto sin d'ora ed invita tutti i lavoratori a portare il loro contibuto critico e fattivo, con scritti o lettere, alla uscita dei prossimi numeri.

Pubblicità L. 216600 TOTALE ENTRATE L. 444580 TOTALE USCITE TOTALE USCITE
il C. di R. ENTRATE
Vendita Costo stampa (3330 copie) L. 166500 (3550 copie) L. 491650 Sottoscrizione L. 3190 IVA 14% (Pubblicità) L. 26600 Contributo Sezione Pablo NERUDA L. 58320
USCITE
TOTALE ENTRATESALDO L. 518250 L. 518250L. 444580= L. 73670 -
n
L A. IV A.
i _500 300 40009 17500 / ____/__ 2 400 380 23600 19200 / / 3 400 400 40800 20425 / ___/_ 4 400 400 90000 21750 i / 5 450 450 56150 22400-62700 *7700 6 450 450 72100 15060 62700 7700 7_ 450 450 82000 23325 62700 7700_ 8 500 500 87000 30000 28500 _ 3500 totali 21550 3330491650 169660,216600 26600 11
copie stampate diffuse
cost
i stampa introiti vendite gwbbl~
pagata

Unità dei lavoratori studenti per trasformare la scuola

Il movimento dei lavoratori studenti, alla riapertura dell'anno scolastico, ritrova gli stessi problemi dello scorso anno aggravati dalla situazione più generale di crisi e da tutti gli interventi non fatti, che sarebbe ro invece necessari per la trasformazione del nostro sistema formativo.

Avere ben chiara la duplice realtà vissuta dal lavoratore studente,innanzitutto come lavoratore inserito nel ciclo produttivo, e poi come studente, cioè utente del già deteriora to sistema scolastico italiano, signi fica vedere i problemi della scuola serale inseriti all'interno delle que stioni dibattute ampiamente dal movimento operaio e popolare.

Le lotte dei lavoratori studenti sono le lotte per un modo nuovo di produrre, per un modo nuovo di utilizzare le co noscenze e le capacità dei lavoratori, per un modo nuóvo di fare scuola sia ne metodi che nei contenuti".

Per questo riteniamo che il movimento dei lavoratori studenti debba avere sempre più peso, perché il contributo della lotta su questi temi é patrimonio comune del movimento di trasformazione della società.

Per- poter' contare di più é necessario superare le tendenze settarie che, fino ad oggi hanno diviso il movimento in compartimenti stagni, e hanno impedito un confronto fra le forze che in questo movimento operano.

La necessità di raccogliere tutte le forze per continuare la lotta in maniera più dura, può essere soddisfai ta solo con la creazione di organismi di massa unitari che siano contem poraneamente elaboratori di proposte e stimolo per gli organismi che il mo vimento in generale si é dato (strutture sindacali e di zona).

In una situazione di grave crisi economica in cui le forze reazionarie cer cano di gestirla e manovrarla a proprio modo (partito dell'inflazione, at tentati terroristici),si fa sempre più chiaro il ruolo del proletariato come classe dirigente capace di correggere le storture, le bestialità, le ingiustizie della società capitalistica, in questo quadro si inseriscono le proposte di ristrutturazione e riconversio-

ne delle aziende viste all'interno di una più generale programmazione econo mica che tenda a superare i modi di produzione capitalistica'.

Parlare di ristrutturazione e ricon versione, significa utilizzare a fon do le conoscenze dei lavoratori (recupero della professionalità), signi fica preparare nuovi tecnici e manodopera qualificata (ruolo professionalizzante della scuola, e corsi di qualificazione professionale) significa insegnare cose nuove in modo nuo vo (sperimentazione).

Nell'ottica di un superamento dell'at tuale struttura scolastica, attraverso la riforma della scuola secondaria e l'elevamento dell'obbligo scolastico a 16 anni, dobbiamo cercare fin da .ora di imporre nella scuola serale con tenuti legati alla realtà, e alla strj tura produttiva (anche in termini di programmazione degli sbocchi oceupazio nali),,di garantire il diritto allo studio, anche attraverso facilitazioni come gratuità dei libri di testo, mense (alla Face la mensa serale c'é si tratta di migliorarla,ma in molta altre ditte no) di utilizzare la scuola serale come strumento di educazione permanente`,

considerazioni sulla legge parità uomo donna

.MERAFINA G.

L'emancipazione femminile rappresenta per noi comunisti un obbiettivo importante per il cambiamento della società.

Essendo la nostra fabbrica a prevalere te occupazione femminile e ritenendo questione decisiva e centrale per noi donne e la nostra emancipazione il problema dell'occupazione, della sua difesa e del suo sviluppo, come donne comuniste intendiamo far conoscere a tutti i lavoratori e Avoratrici al coni punti essenziali della legge sul la parità uomo-donna in materia di la voro che è stata approvata dal Senato Articolo I°

E' vietata qualsiasi discriminazio.7 ne fonadata sul sesso per quanto ri guarda l'accesso al lavoro indipendentemente dalla modalità di assunzio ne e qualunque sia il settore o il ra

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mo di attività a tutti i livelli della gerarchia professionale. Vietato fare discriminazione attraverso riferimenti allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza.

Articolo 2°

La lavoratrice ha diritto alla stes sa retribuzione del lavoratore guai/ do la prestazione richiesta sia uguale o di pari valore:

I sistemi di classificazione profeè sionale ai fini della determinazione e della retribuzione debbano adottare criteri comuni per uomini e donne:

Articolo 3°

E' vietato fare discriminazione fra uomini e donne per quanto riguarda l'attribuzione delle qualifiche, delle mansioni e la progressione della carriera.

Articolo 4°

Le lavoratrici, anche se in possesso dei requisiti per aver diritto alla pensione di vecchiaia, possono optare di continuare a prestare la loro opera fino agli stessi limiti di età previsti per gli uomini.

Articolo 5°

sibilità della pensione femminile e la possibilità di scelta fra uomo e donna nel ricevere gli assegni familiari:

Tutto questo che prevede la legge non basta se noi non la difendiamo da quegl'individui che purtroppo fanno an cora discriminazione verso noi donné: E' vergognoso pensare che in tanti casi la maternità per noi donne signi fichi esclusione dal lavoro, dalla vita produttiva e dalla vita sociale. Ci riferiamo a quello che è successo alcuni mesi fa in alcune fabbriche del Grignasco: il datore di lavoro ha posto alle donne come condizione per l'assunzione la presentazione di un test da cui risultasse, che non erano in gravidanza:

Questo è solo un esempio e non un ca, so particolare:

Una realtà durissima conferma da un lato l'aborto come reato e dall'altro una condizione per essere assunte a lavorare.

Sappiamo tutti che questa è ferocia padronale, ma insieme a questo ci sono altre responsabilità:

Le lavoratrici bambini, o che in affidamento

che abbiano li abbiano preadottivo

adottato ottenuti• possono avvalersi, semprechè in ogni caso il bambino non abbia superato al mo mento dell'adozione e dell'affidamento i sei anni di età; dell'asten atone obbligatoria dal lavoro i pri mi tre mesi successivi all'ingresso effettivo nella famiglia adottiva.

Articolo 6°

Il diritto di astenersi dal lavoro è riconosciuto anche al padre lavoratore anche se il bambino è adotti vo o affidatario.

In questo caso il padre lavoratore presenta al datore di lavoro una di chiarazione da cui risulti la rinun cia dell'altro genitore ad avvalersi dei diritti innanzi detti:

Noi comunisti crediamo un fatto positivo che in questa legge si sia data pratica attuazione a molte delle norme del nuovo diritto di famiglia, che si sia voluto rendere possibile una piena cooperazione fra uomo e donna, fra padre e madre lavoratrice nella cura dei figli, che si siano estesi certi diritti anche ai genitori adottivi, che si sia stabilita la rever-

Infatti non si è fatto una buona legge di tutela sulla maternità, in più si sono rigettati gli oneri sui datori di lavoro, così il costo del lavoro di noi donne è aumentato rendendolo meno concorrenziale al lavoro dell'uomo.

Si è così contribuito all'allargamento del lavoro a domicilio.

Dunque per tutti noi questa legge deve essere un punto di partenza e non di arrivo, è un'ipotesi di lavoro per tutte le forze democratiche:

In prima istanza dobbiamo essere noi donne a capire e a far capire che non debbono esservi ruoli adatti solo all'uomo o viceversa, cominciando dal nucleo familiare.

Bisogna stabilire un diverso rapporto uomo-donna facendo cadere tanti vecchi tabù sul terreno del costume, rivendi cando una nuova sessualità, perchè so lo così noi donne possiamo esprimere la nostra vera soggettività.

Ma il nostro discorso non finisce qui nei prossimi numeri verrà aperto un dibattito più approfondito sugli arti coli della legge e sulla condizione femminile in generale, dibattito che può e deve essere arricchito dall'opi nione delle lavoratrici che possono mettersi in contatto con le compagne del partito presenti in fabbrica:

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E' nella classe operaia, divisa ideolo gicamente ma unitaria nel perseguire avanzati obbiettivi, che noi comunisti facciamo affidamento.

L'Unità tra Comunisti, Socialisti, Cat tolici, può dare avvio a questo nuovo corso della storia. E' in questa chiarezza d'impostazione ideale che voglia mo dare corpo alla linea politica che ci siamo dati. Rafforzare un partito che sia partito di lotta e di governo, capace di vincere le resistenze politi che e sociali che si manifestano sotto forma di terrorismo economico, strumen talizzando da un lato la crisi economi

ca e dall'altro di un governo incapace di trovare soluzioni adeguate. Iscriversi al PCI sigifica prendere co scienza di se stesso e della propria forza organizzata ed esercitarla nella azione di ogni giorno, nei luoghi di ' lavoro, nella società, secondo la line a che il partito si dà e che ogniuno P chiamata a dare il proprio contributo. Essere comunisti significa essere orgogliosi di fare parte di quel grande movimento nazionale ed internaziona le che si pone alla guida dei popoli che aspirano ai valori più alti della Umanità: PACE, UGUAGLIANZA, LAVORO e LIBERTA'.

RIGORE , AUSTERITÀ , SELEZIONE

Quando tre anni fa i comunisti dicevano che la crisi era grave e di non bre ve durata, erano in molti a non creder ci e ad accusarci, magari inconsapevoT mente, di fare "l'uccello del malaugu= "rio".

Da allora molte cose sono cambiate. C'è stato sopratutto il 20 Giugno, i comunisti sono andati avanti ed in seno alla DC, alle forze governative e padronali, si sono fatti sempre più ra ri, sino a scomparire del -tutto, colo= ro che ad ogni lieve accenno di ripresa produttiva o della bilancia dei pagamenti, vedevano l'uscita prossima dal "tunnel della crisi".

NEL TUNNEL CI SIAMO E CI RESTEREMO PER PARECCHI ANNI ANCORA. Diciamo questo non per essere pessimisti, ma perchè la gente, e sopratutto i lavoratori, si rendano consapevoli della gravità della situazione e trovino la forza di seguitare a lottare per uscirne positi vamente.

Rigore, austerità, selezione degli investimenti, sono queste le strade per uscire dalla crisi. Lotta agli sprechi indirizzando le risorse, di capitali, di mezzi, di uomini verso quei settori che chiamiamo prioritari perchè capaci di modificare profondamente il modo stesso di produrre ed anche di consuma re. Ci sono forze economiche e politi= che non vogliono imboccare questa etra da, non vogliono sentir parlare di eco nomia programmata e tantomeno di programmazione democratica, che parta

dalle esigenze delle classi lavoratrici e dagli interessi della collettività; per loro andrebbe bene seguitare come prima, per avere mano libera di fare come sempre: una politica economi ca ed industriale al servizio del pro= fitto e della speculazione.

E' QUI OGGI LO SCONTRO PRICIPALE.

L'attuazione degli impegni sottoscritti dai sei partiti per il programma del governo rappresenta una tappa importante nella direzione di scelte eco nomiche diverse che combattano la re-~ cessione senza farci cadere di nuovo nel baratro dell'inflazione incontrollata e nel contempo avviino una svolta per l'uscita dalla crisi ed il rinnova mento del Paese.

I COMUNISTI SONO PER il rispetto e la attuazione degli impegni sottoscritti e si batteranno perchè anche gli altri li rispettino.

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dalla pag
NEGLI INVESTIMENTI PER USCIRE DALLA CRISI di BELLUCCI
D.
14 SEZ. P C.I. REDAZIONE BALDNI OSCAR PABLO CHKETTO DANIELA N E RUDA cmo DE GREGORIO GIANNI PLINIO FRIGERIO MILENA LONGO ALFREDO ( FACE STANDARD) PIANTONI ALDO

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