Il Torchio
Periodico della Sezione « Emilio Sereni » del PCI del « Corriere della Seta - Anno VIII - Numero 3 - Novembre 1978
PERCHE' DISCUTIAMO I CONTRATTI
No mORE NO MORE MAKx NO MORE GRAMS&. COME ON RITMO
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si è meravigliati che la nostra sezione abbia deciso di promuovere attivi di partito per discutere i rinnovi contrattuali. Ecco la riprova, si è detto: il PCI ora che si trova nella maggioranza vuole gestire in prima persona i contratti per frenare le richieste dei lavoratori. Da tempo si batte su questo tasto: il PCI svuota le conquiste dei lavoratori. Vediamo se è vero o se non sia invece vero che altri tenta di svuotare le conquiste dei lavoratori, con destrezze politiche che non ci meravigliano né ci scanda- do di assicurare che la riduzione dell'orario porterà, in modo meclizzano. Però vogliamo spie- canico, a nuove assunzioni », ha gare ai dubbiosi e ai critici scritto giustamente Massimo Ridelle nostre posizioni: stia- va sul « Corriere della Sera ». E' mo attenti alle destrezze! E facile per contro pronosticare coC
questa ci pare cosa lecita. Negli ultimi dieci anni la percentuale di reddito distribuito al lavoro dipendente è salita al 70 % dell'intero reddito nazionale. Negli ultimi cinque anni — dati Istat e Cespe — i salari reali (tenuto quindi conto del processo inflazionistico) sono aumentati del 44 % in agricoltura e del 20 % nell'industria, gli stipendi del settore industriàle sono aumentati dal 5 %. Sono questi risultati positivi, che non sono certo piovuti dal cielo, che hanno impegnato i lavoratori, soprattutto i lavoratori comunisti, in dure lotte anche contro il parere diverso di quelle forze — lo rammentino gli smemorati — che ora agiscono nel sindacato (e non) a mostrarsi più dure dei comunisti, operando continui rilanci e scavalchi demagogici. Saremmo dei suicidi se svendessimo la nostra storia. Le conquiste dei lavoratori occupati dunque ci sono: ma prima di pretendere nuove avanzate, facciamo qualche riflessione e guardiamoci un po' intorno. Il mondo non si confina al « Corriere della Sera » (dove non è che i lavoratori siano dei derelitti), non si confina a Milano, in Lombardia o nel triangolo industriale: e i disoccupati, i giovani in cerca del primo lavoro (i nostri figli, compagni), gli emarginati, l'esplosiva situazione delle masse disoccupate del Sud? Che facciamo: li cancelliamo, li buttiamo a mare? Sembra ora che il toccasana sia la diminuzione dell'orario di lavoro. Però « nessuno è in gra-
me il padrone penserà di scaricare il maggior costo del lavoro per unità prodotta: la via maestra sarà la crescita dei cosiddetti investimenti di produttività (cioè le tecnologie più avanzate) per diminuire il numero degli addetti. (Anche al « Corriere » le tecnologie di seconda, terza, quarta generazione che dir si voglia, sono alla porta minacciose: chiedere al Consiglio di fabbrica per conferma). « Il cancello Continua a pag. 2
lkAarx, Lenin, Proudhon, marxismo-leninismo, o marxismo e leninismo. Non allarmatevi, non andiamo a volteggiare nell'empireo ideologico anche se la tentazione è forte di dire la nostra, perché come ha scritto il settimanale laburista inglese « Tribune »: « In un paese così ricco di cultura politica come l'Italia, Craxi non poteva pensare di scrivere tali banalità e sperare di uscirne indenne ». Ci pare invece opportuno riproporre all'attenzione e alla meditazione di tutti la vignetta di Altan già pubblicata da « Rinascita ». Non riesce forse e condensare e a sintetizzare con pochi tratti la questione ideologica come meglio non saprebbero pagine e pagine di scritti?
LA CRISI DEL CORRIERE D'INFORMAZIONE
IL GIOCO DELLE PARTI tra editore (vecchio) e direttore (nuovo) crisi del Corriere d'In- e potenzialmente vitale senza scrupoli ad accelerare la caduta Alleformazione -13abbiamo fatto il sentirsi rinfacciare tutti gli er- della situazione, senza attendere callo: sono ricorrenti e coincidono, ciclicamente, con le fasi precontrattuali, secondo la sperimentata strategia padronale di giocare d'anticipo, concentrando l'attacco preventivo sul punto debole del fronte sindacale. E' improbabile, però, che ora si tratti solo di questo: un editore che compera a destra e a manca (il riferimento al Lavoro di Genova è puramente casuale) giornali in deficit, che impianta una iniziativa disastrosa come quella di Padova non può gettare sul tavolo delle trattative la situazione pesante di una testata viva
rori di conduzione imprenditoriale e tutte le spregiudicatezze da sottobosco politico. Questa volta, dunque, la crisi del Corriere d'Informazione è più seria del solito. E lo si può rilevare anche da alcuni fatti concreti: quest'anno si è scesi nelle vendite sotto il livello delle 70 mila copie di media giornaliera; la gestione di Mosca, il direttore che ha recentemente abbandonato la barca, ha provocato nella redazione squilibri difficili da eliminare; l'editore non ha avuto
che venissero avviate le nuove iniziative concordate (potenziamento dell'edizione mediana parallelamente all'inizio della trasmissione da Telealtomilanese del notiziario del Corriere d'Informazione), dimostrano di non credere a queste iniziative e privandole, comunque, di incisività; 4) il sindacato dei giornalisti incontra un'obiettiva difficoltà nell'impostare un'iniziativa organica che coinvolga le altre testate dell'azienda (o del gruppo). Continua a pag. 2