Il Torchio A cura della sezione "EMILIO SERENI" (CORSERA) del P.C.I. - Via S. Marco 21 - Milano - Anno VII - N. 2 - Luglio 1977
LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI DI FRONTE AI. L'IMPRESA, AI PARTITI E ALLO STATO.
Indietro non si torna La gravità della crisi capitalistica in Italia è tale da portare le forze democratiche alla ricerca, con grande urgenza, di scelte unitarie concrete capaci di fermare il pericoloso accerchiamento inflazionistico e recessionistico che le forze economiche, speculative e parassitarie stanno cercando di realizzare di fatto contro le forze sociali attive e produttive. E' una dura lotta di classe tra chi vorrebbe perpetuare i vantaggi derivanti da questo sistema produttivo e chi vuole invece cambiare questa società che non può vivere senza crisi. E' proprio partendo da questa concretà realtà che risulta fondamentale stabilire un programma politico capace di unire forze anche ideologicamente diverse ma convinte della necessità di costruire efficaci argini al dilagare del terrorismo economico e criminale. Vale a dire che se i prezzi aumentano e i posti di lavoro diminuiscono non può essere una risposta valida quella tesa al recupero salariale o al ricorso da parte del governo ad un'estensione della cassa integrazione. Non è logico nè dal punto di vista economico nè da quello morale. Lotta quindi contro 1 assistenzialismo di Stato in quanto utilizzato per non cambiare niente ma per far pagare alle forze più deboli il peso della crisi. Puntare quindi al controllo dei prezzi delle merci di prima necessità; puntare alla produzione dei beni sociali non finalizzata ad immediati ed immensi profitti, significa lottare contro le cause che generano questo stato di crisi; significa individuare in una politica di riforme di struttura la vera proposta vincente sulle strozzature speculative, ed equilibratrice in un contesto di pluralismo produttivo. Una politica socialmente avanzata ed unitariamente intesa, non aggiuntiva alle chilometriche piattaforme tradizionali, ma sostituiva ad esse , per giungere a uno spostamento di potere che permetta ai lavoraton di esercitare un ruolo di intervento preventivo nelle scelte produttive. Questo salto di qualità presuppone senza equivoci un Impegno coerente per la gestione. Da qui un'attenzione maggiore a conoscere e capire quello che vogliono i padroni e il governo sia nella fabbrica che nella società. Da qui una partecipazione dirgua del movimento
operaio nelle istanze democratiche per allargarne le possibilità di contributo e per conseguire un'estensione del consenso. La democrazia non è soltanto una delega, ma presenza attiva. Per sconfiggere i piani di Rizzoli, per esempio, non basta averlo in odio, occorre che i lavoratori del gruppo si battano per impedirgli di esportare senza controllo parte delle richezze realizzate qui. Occorre che gli si imponga di produrre cultura non legata tanto a effimere mode per lettori passivi, ma all'esigenza sempre più diffusa di coloro che esigono un prodotto culturale attivo ed evoluto. E' dovere di tutti i democratici rompere il cerchio vizioso di chi da un lato usa il ricatto economico e finanziario contro i lavoratori e dall'altro esercita questo stesso potere per allargare pericolosamente il suo potere palese ed occulto. Ma i lavoratori del Corriere sanno qual'è il rischio che corrono di fronte all'involuzione del prodotto culturale e all'allargamento "spontaneo" del gruppo, voluto dal loro "datore di lavoro"? La crisi generale non sarà risolta da altri, ma casomai insieme ad altri. Ed allora torniamo ai problemi di fondo per capire i problemi aziendali e di guppo. Questa crisi non si supera in positivo se non ci si unisce di più facendo saltare barriere artificiose; se non si partecipa alla costruzione di un sindacato dove la democrazia partecipata faccia emergere proposte non corporative o settarie; se non ci si dà carico di saldare, come lavoratori, le istanze democratiche con le assemblee elettive delle quali far scaturire concrete garanzie per la difesa del lavoro, della democrazia, delle libertà politiche. Indietro non si torna. Ma occorre più giustizia, che tutti paghino le tasse; che si programmino piani produttivi; che si inverta la tendenza alla disoccupazione e alla sotto-occupazione. Che donne e giovani non continuino a costituire l'esercito di riserva per un'occupazione da tempi migliori; che il Sud non sforni solo laureati, manovali e disoccupati. Tutto ciò non è solo un'aspettativa diffusa e prioritaria delle masse. E' anche una necessità per sconfiggere rassegnazione e avventurismo. G. Bellinzani.
Il 25 giugno 1977 si è tenuta, presso la Federazione di Milano, la riunione dei direttivi della sezione "E. Sereni" del Corriere della Sera e delle cellule "R. Botta" della Rizzoli e "Corriere Roto" per discutere e dar vita al Coordinamento dei comunisti, del gruppo Rizzoli. In tale riunione si è approvato il documento che pubblichiamo a pagina 2 e che rappresenta la base di discussione e di lavoro dei comunisti del gruppo.
uale posto avrà il sindacato nella democrazia che cresce ? Come si colloca il sindacato nel progetto di rinnovamento che la società italiana sta coltivando e che, per la gravità della crisi economica, deve passare con urgenza alla fase operativa ? Con quale ruolo, con quale natura, con quale atteggiamento il movimento organizzato dei lavoratori si confronta con l'impresa capitalistica, con i partiti politici, con lo Stato? Il paese, che si era lacerato dividendosi sulle questioni di principio, ha ora sospeso il dibattito in attesa dei cambiamenti. Le masse hanno già fatto le grandi scelte: il divorzio, l'aborto, la caduta della pregiudiziale anticomunista. Esiste una sostanziale unità sulle premesse culturali: del "progetto di rinnovamento", piena occupazione, garanzia dei diritti civili, rifiuto
Il Torchio, nell'ambito della nuova funzione di giornale aziendale aperto a tutti i contributi, ha chiesto tempo fa a Raffaele Fiengo un articolo. Fiengo ci ha mandato questo pezzo che prende lo spunto dal dibattito tenutosi qualche settimana fa alla Casa della Cultura di Roma e sul quale il Corriere della Sera non è intervenuto. del potere burocratico, democrazia partecipata, pluralismo politico, mantenimento di un sano e corretto concetto di impresa privata, lotta all'inflazione, austerità. La nuova società ha, tuttavia, urgenza di definire i suoi contorni perchè gli effetti dei vecchi equilibri,
l'occhiello E' tornato Piazzesi. Dopo la rottura clamorosa tra il gruppo dei Montanelliani e il Corriere di Ottone, alla quale lo stesso Piazzesi aveva partecipato avallando così la motivazione della impossibilità di continuare una collaborazione con un giornale cambiato, diverso da quello per il quale si erano impegnati a scrivere, è tornato. Naturalmente con l'onore dell'articolo di fondo, anzi di una serie di articoli. La cosa in sè significherebbe poco. La mobilità non coatta è diffusa tra i giornalisti ed in più questo nostro amico è scrittore (di sua scelta non famoso perchè si firma anonimo) e comprendiamo quindi come questa sua poliedrica attività lo porti a stringere legami con direttori ed editori improntati al massimo d'interesse e di benevolenza. A noi però il caso non pare assolutamente normale! Secondo noi rappresenta una svolta. Di chi? Di Piazzesi o del Corriere di Ottone? Ci ricordiamo come Piazzesi se ne sia andato sbattendo la porta (e la cosa venne fortemente amplificata dal Geniale montanelliano) e ci ricordiamo anche come sia rapidamente entratoa far parte di quel "clan". Quella stessa confraternita che ha significato un caso giornalistico di
travolti dal nascente contratto sociale che ha preso corpo, perdurano e producono devastazioni crescenti. L'area dell'emarginazione si allarga paurosamente sui giovani e sulle donne e minaccia gli occupati meno protetti. In presenza di questi elementi di disgregazione, appare chiaro come Vattenzione si ponga non tanto alla formula con cui i partiti democratici concorderanno programmi, maggioranza o governo quanto ai contenuti e agli effetti del patto politico. Quali saranno i centri decisionali attraverso quali meccanismi, quali logiche le diverse componenti sociali faranno camminare la democrazia industriale. La questione del sindacato, di
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portata nazionale per tutti gli aspetti perlomeno curiosi della sua fondazione. Montanelli ha infatti dimostrato come si possa essere contemporaneamente editore, direttore, cooperatore, con struttura sindacale in proprio, vocazione alla carità necrologica e miliardi garantiti sotto forma di pubblicità. Ebbene il nostro figliolprodigo non ha avuto niente da obiettare anche perchè sembra che lo stipendio gli fosse raddoppiato in spregio al contratto di lavoro dei giornalisti. Forme di libera concorrenza si diceva, omaggio alla iniziativa privata, naturalmente senza rischio d'inpresa. Giù quindi a lavorare per far eleggere De Carolis, per sostenere il "Mille", per ripetere sino alla noia "tappatevi il naso, ma votate DC". Tutto ciò è storia vecchia. Di nuovo c'è il ritorno di Piazzesi al Corriere sempre di Ottone. Intendiamoci, niente da eccepire sui liberi spostamenti. Ma quale Piazzesi abbiamo qui con noi? Quello del libero contratto o quello della perequazione aziendate ? Si è stappato il naso o continua a suggerire che il lezzo è il minore dei mali? E' tornato tra noi dopo aver sbattuto la porta del Clan oppure pensa di stare ancora nello stesso Clan?
SEGUE A PAGFi R l eNnAg°2
Non avrebbe fatto bene Ottone ad avvisare i lettori di questa grossa novità "culturale"? Non avrebbe dovuto chiarire a tutti gli affezionati lettori quali sforzi un direttore debba fare per recuperare un tale esperto di qualunquismo? E che l'uomo sia di valore è subito dimostrato: "dobbiamo accontentarci del poco, dopo tanti anni in cui tutti ci hanno promesso tutto, senza nulla mantenere..." "i leader dei partiti italiani si accingono a dimostrare l'ormai famigerato quadro politico che essi stessi hanno tracciato.." "altrimenti sono guai seri per chi come noi tutti sarà costretto a pagare". Ecco il quadretto che ci offre Piazzesi, del Corriere di Ottone, della crisi italiana, delle sue ragioni storiche e delle precise responsabilità politiche. Ecco come si mistifica la ricerca di punti comuni e delle necessarie garanzie tra i partiti popolari e democratici. Come se il problema fosse l'alchimia per un accordo a due e non la strategia unitaria, che è nostra, per uscire dalla crisi. Quella strategia che noi perseguiremo sempre e che vogliamo realizzare anche perchè siamo stanchi di pagare sempre noi lavoratori. Corponove