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Proposta socialista2

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Maggio 1977

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pro •osta

A cura del coordinamento N.A.S. - A.T.M.

socialista Perchè siamo rigidi La conferenza operaia di Torino si è soffermata largamente anche sui grandi temi della politica del partito. Un consenso quasi passionale si è formato attorno al rifiuto di qualunque forma di collaborazione subordinata con la DC e attorno alla costruzione nei tempi più brevi possibili dell'alternativa al potere democristiano. Da questa esigenza impellente di far emergere una chiara linea socialista nasce il rigore con il quale il nostro partito ha fin qui portato avanti la linea dell'emergenza. Siamo •stati perciò accusati di essere più rigidi dei comunisti e delle altre forze democratiche nelle trattative con la DC. La cosa è in parte vera per la diversa posizione dalla quale rispettivamente partiamo. Per i comunisti, infatti, i quali condividono certamente le nostre stesse finalità di fondo, si pone, accanto al problema di •sbloccare l'attuale •situazione di crisi, anche un loro problema proprio: quello della loro legittimazione come grande forza democratica per comune ammissione di tutte le altre forze che tali già si riconoscono tra di loro. L'incontro tra democristiani e comunisti è stato senza dubbio un fatto estremamente importante. Non saremo noi a contestarlo, dopo esserci battuti, sinora senza successo, per poter ritenere legittima la partecipazione del PCI almeno ad una maggioranza di emergenza. Ma dopo questa specie di « riconoscimento diplomatico », di cui non contestiamo l'importanza, occorre che la trattativa fra le parti giunga a una conclusione concreta. Se i comunisti possono aver interesse che la trattativa •si protragga quanto è necessario per non perdere il loro riconoscimento diplomatico, abbiamo tutto l'interesse perché si concluda il più rapidamente possibile e perché giunga al risul-

tato di una convergenza politica e programmatica. Perciò, davanti all'insistenza con la quale la DC si sforza, come ha fatto ancora di recente l'on. Zaccagnini, di svuotare di ogni contenuto politico l'accordo programmatico e di limitare la portata di questo accordo a pochi e ristretti obiettivi, non esitiamo a sembrare più rigidi degli altri. Proprio perché i socialisti non hanno bisogno di alcun « riconoscimento » democristiano della loro legittimità democratica, spetta proprio ai socialisti, come al terzo partito italiano, di premere con il massimo rigore sui due maggiori e sugli altri per giungere al più presto possibile al massimo di intesa nel massimo di chiarezza.

Noie la conferenza E' in atto un vivace dibattito sulla conferenza di produzione sia a livello di Commissione Amministratrice e di Direzione, sia fra le forze sindacali e politiche dell'A.T.M. Il problema, infatti, a volerlo affrontare in maniera seria e in modo che possa dare dei risultati positivi non è dei più facili. Oltre che degli aspetti puramente aziendali, il dibattito risente anche della situazione politica cittadina, la quale condiziona il dibattito stesso. Non è un caso, infatti, che la D.C. — anche tramite il suo rappresentante in C.A. — sia alquanto tiepida nel portare il suo contributo alla discussione. Sul fronte sindacale dobbiamo registrare qualche atteggiamento equivoco che, da un lato simula sufficienza e disinteresse, dall'altro minaccia velatamente di trasformare l'assise in un momento rivendicativo tradizionale. Per quanto ci riguarda confermiamo il nostro preciso impegno affinché la

conferenza venga indetta al più presto e i nostri rappresentanti politici hanno avuto modo, e lo avranno in futuro, di affermare nelle sedi opportune questa determinazione. Una determinazione.. che non è solo della Commissione Amministratrice ma della Giunta di Milano che la assunse al momento del suo insediamento. Detto questo, però, non riteniamo di aver assolto il nostro compito. Il dibattito in atto, infatti, non verte soltanto sulla opportunità di fare o non fare la conferenza, ma riguarda altresì le modalità di organizzazione e gli obiettivi. E' una discussione aperta che deve essere continuata nella maniera più spregiudicata e conclusa al più presto per fare in modo che sia possibile iniziare ed esaurire i lavori entro l'anno in corso. Senza pretendere di « dire tutto » in una nota di giornale, vogliamo però esprimere il nostro punto di vista su alcune questioni. Innanzitutto desideriamo subito dire ciò che la conferenza non deve essere: una passerella per personaggi in cerca di pubblicità; un momento rivendicativo di tipo tradizionale. Cerchiamo ora di dire, anche se è più difficile, che cosa dovrebbe essere, secondo noi, questo momento aziendale. Noi pensiamo che per essere utile all'azienda, ai lavoratori e alla collettività milanese la conferenza debba trattare da un lato, e rivolgendosi prevalentemente alla città, l'organizzazione della rete e del servizio di pubblico trasporto; dall'altro, e rivolgendosi all'interno, la razionalizzazione del lavoro in fabbrica e in ufficio per rendere più efficiente ed economico il lavoro stesso e il servizio erogato. Il discorso con la città può, a nostro avviso, essere costruito — insieme alla Amministrazione Comunale — anche prima e non contestualmente ai problemi di organizzazione interna. Ciò risponderebbe a motivazioni di carattere pratico e logico. Non ci sembra infatti utile all'economia dei lavori mettere in un unico calderone e chiamare


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