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Ponte radio1

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int i A CURA DELLA SEZIONE P.C.I. "CHE GUEVARA" DELLA G T E

sommario UNITA' NEL CONFRONTO Pag. 1

LETTERE IN REDAZIONE Pag. 2

INDAGINE SULLA SESSUALITA' INFANTILE Pag. 2-3

TAVOLA ROTONDA "SALUTE, EMARGINAZIONE NELLA FABBRICA DELLA SOCIETA' INDUSTRIALE AVANZATA" Pag. 4-5

FINANZA LOCALE E POLITICA Pag. 6

SINDACATO E POLITICA Pag. 6-7

RECENSIONE FILM "NOVECENTO" DI BERTOLUCCI Pag. 8

. SUL TESSERAMENTO Pag. 8

UNITA' NEL CONFRONTO Mesi fa, quando nel fuoco della polemica accesasi sul significato del voto di astensione del PCI dato al governo Andreotti, rispondemmo che quel nostro atteggiamento aveva colto nel segno giusto e costituiva un traguardo più avanzato, molti nel quadro politico italiano ebbero ad esprimere riserve, talune delle quali, dobbiamo darne atto, erano espresse in buona fede mentre altre, ben più significative, assolutamente interessate. Ci trovammo per così dire al fianco una miriade di "consiglieri" tutti prodighi di consigli per evitare a noi pericolosi scivoloni che avrebbero stravolto la natura e la funzione del nostro partito; fra quei consiglieri contammo anche taluni maestri dell'anticomunismo soliti ad esercitare il loro servizio sulle colonne dei giornali cosidetti indipendenti. Di fronte a quelle riserve e obiezioni non ci rendemmo latitanti ma fornimmo spiegazione del nostro atteggiamento a chiunque e dovunque ci si domandava il motivo del nostro atteggiamento. Fra le cose che sottolineammo con più vigore c'era l'entità del dissesto cui tutto il Paese andava incontro e da questo discendeva la necessità immediata di dare vita ad un governo capace se non di essere rappresentanza diretta e completa delle forze costituzionali, come noi comunisti chiedevamo, quantomeno disposta e condizionata in pari tempo ad ascoltare quelle medesime rappresentanze politiche. Secondo quel principio ci muovemmo autonomamente con la rapidità adeguata al momento, senza dover prima conciliare fra loro interessi di partito, elettorali e nazionali, in quanto per noi comunisti essi coincidono. Dicemmo allora — e oggi lo ribadiamo — a chiare lettere che quel governo non sarebbe stato all'altezza dei compiti da assolvere sia per quanto riguarda l'entità dei problemi quanto per la loro stessa natura. Aggiungemmo altresì, — ed è opportuno ripeterlo oggi, — che quello poteva costituire comunque un punto di partenza dal quale muovere verso coalizioni di governo più adeguate; ma che perchè tali si concretizzassero occorreva che si creassero posizioni nuove anche all'interno di quei partiti che rifiutavano o stentavano a dare il giusto significato al voto del 20 giugno. Oggi, dopo oltre cinque mesi da quella data, registriamo forze che da quell'interpretazione hanno tratto motivo per muoversi in senso che noi riteniamo positivo, mentre altre al contrario tendono a soffocare

ed impedire che quel nuovo orientamento espresso dalle urne possa tradursi in una realtà nuova concreta e duratura. Obiettivamente va riconosciuto che in un quadro di riferimento così in dissesto qual'è quello italiano. le forze conservatrici e reazionarie giocano oggi su un terreno loro favorevole che si alimenta al malcontento e al disorientamento che caratterizza parte delle forze popolari. Ecco perchè dunque noi comunisti insistiamo affinchè fra tutte le forze operose si intensifichi e si approfondisca il dibattito ed il confronto sulle caratteristiche della crisi del Paese e sugli strumenti adeguati affinchè da esse si possa emergere senza pagare il prezzo di una restaurazione di vecchi sistemi fallimentari. Non si tratta nè di promuovere il consenso nè il rifiuto dei sacrifici da sostenere, ma di saperli indicare, indirizzare, contenere e rapportare alle diverse condizioni di vita oggi esistenti. Si tratta di dare una risposta precisa, responsabile e unitaria a chi, dopo soltanto cinque mesi dalle elezioni di giugno, cerca terreno di vincita e pericolosi vuoti di potere, accennando ad un nuovo ricorso alle urne. Dobbiamo essere coscienti che oggi non è con un voto che può essere risolto il complesso dei problemi che ci stanno di fronte, ma con l'unità di intenti che può legare milioni di uomini al di sopra delle singole posizioni ideologiche. Se il 20 giugno ha abbattuto in larga parte lo steccato anticomunista, senza nuove elezioni dobbiamo ora saper costruire nell'unità una barriera che emargini chi ancora vuole opporsi al naturale evolversi della società civile. E' questo un compito che deve vedere in prima fila anche quei cattolici democratici che si riconoscono nella DC, delle cui intenzioni di rinnovamento abbiamo preso atto, ma che per essere coerenti ed incisivi devono saper muoversi subito in quella direzione. Questa è la speranza che il mondo cattolico deve essere in grado di fornire di fronte al paese, pena la perdita del proprio ruolo positivo di componente storica del movimento popolare italiano. Affrontare il momento con spirito critico, con una precisa coscienza di classe che sappia ricostruire sul dissesto di questo sistema può essere fin d'ora il denominatore comune per unirci in questo sforzo. Il potenziale umano e le premesse esistono, dobbiamo sfruttarle in modo più adeguato.


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