sommario
UNITA' NEL CONFRONTO
Pag. 1
LETTERE IN REDAZIONE
Pag. 2
INDAGINE SULLA SESSUALITA' INFANTILE
Pag. 2-3
TAVOLA ROTONDA "SALUTE, EMARGINAZIONE NELLA FABBRICA DELLA SOCIETA' INDUSTRIALE AVANZATA"
Pag. 4-5
FINANZA LOCALE E POLITICA
UNITA' NEL CONFRONTO
Mesi fa, quando nel fuoco della polemica accesasi sul significato del voto di astensione del PCI dato al governo Andreotti, rispondemmo che quel nostro atteggiamento aveva colto nel segno giusto e costituiva un traguardo più avanzato, molti nel quadro politico italiano ebbero ad esprimere riserve, talune delle quali, dobbiamo darne atto, erano espresse in buona fede mentre altre, ben più significative, assolutamente interessate.
Ci trovammo per così dire al fianco una miriade di "consiglieri" tutti prodighi di consigli per evitare a noi pericolosi scivoloni che avrebbero stravolto la natura e la funzione del nostro partito; fra quei consiglieri contammo anche taluni maestri dell'anticomunismo soliti ad esercitare il loro servizio sulle colonne dei giornali cosidetti indipendenti.
Di fronte a quelle riserve e obiezioni non ci rendemmo latitanti ma fornimmo spiegazione del nostro atteggiamento a chiunque e dovunque ci si domandava il motivo del nostro atteggiamento.
Pag. 6
SINDACATO E POLITICA
Pag. 6-7
RECENSIONE FILM "NOVECENTO" DI BERTOLUCCI
Pag. 8
. SUL TESSERAMENTO
Pag. 8
Fra le cose che sottolineammo con più vigore c'era l'entità del dissesto cui tutto il Paese andava incontro e da questo discendeva la necessità immediata di dare vita ad un governo capace se non di essere rappresentanza diretta e completa delle forze costituzionali, come noi comunisti chiedevamo, quantomeno disposta e condizionata in pari tempo ad ascoltare quelle medesime rappresentanze politiche. Secondo quel principio ci muovemmo autonomamente con la rapidità adeguata al momento, senza dover prima conciliare fra loro interessi di partito, elettorali e nazionali, in quanto per noi comunisti essi coincidono. Dicemmo allora — e oggi lo ribadiamo — a chiare lettere che quel governo non sarebbe stato all'altezza dei compiti da assolvere sia per quanto riguarda l'entità dei problemi quanto per la loro stessa natura. Aggiungemmo altresì, — ed è opportuno ripeterlo oggi, — che quello poteva costituire comunque un punto di partenza dal quale muovere verso coalizioni di governo più adeguate; ma che perchè tali si concretizzassero occorreva che si creassero posizioni nuove anche all'interno di quei partiti che rifiutavano o stentavano a dare il giusto significato al voto del 20 giugno. Oggi, dopo oltre cinque mesi da quella data, registriamo forze che da quell'interpretazione hanno tratto motivo per muoversi in senso che noi riteniamo positivo, mentre altre al contrario tendono a soffocare
ed impedire che quel nuovo orientamento espresso dalle urne possa tradursi in una realtà nuova concreta e duratura. Obiettivamente va riconosciuto che in un quadro di riferimento così in dissesto qual'è quello italiano. le forze conservatrici e reazionarie giocano oggi su un terreno loro favorevole che si alimenta al malcontento e al disorientamento che caratterizza parte delle forze popolari.
Ecco perchè dunque noi comunisti insistiamo affinchè fra tutte le forze operose si intensifichi e si approfondisca il dibattito ed il confronto sulle caratteristiche della crisi del Paese e sugli strumenti adeguati affinchè da esse si possa emergere senza pagare il prezzo di una restaurazione di vecchi sistemi fallimentari.
Non si tratta nè di promuovere il consenso nè il rifiuto dei sacrifici da sostenere, ma di saperli indicare, indirizzare, contenere e rapportare alle diverse condizioni di vita oggi esistenti. Si tratta di dare una risposta precisa, responsabile e unitaria a chi, dopo soltanto cinque mesi dalle elezioni di giugno, cerca terreno di vincita e pericolosi vuoti di potere, accennando ad un nuovo ricorso alle urne. Dobbiamo essere coscienti che oggi non è con un voto che può essere risolto il complesso dei problemi che ci stanno di fronte, ma con l'unità di intenti che può legare milioni di uomini al di sopra delle singole posizioni ideologiche. Se il 20 giugno ha abbattuto in larga parte lo steccato anticomunista, senza nuove elezioni dobbiamo ora saper costruire nell'unità una barriera che emargini chi ancora vuole opporsi al naturale evolversi della società civile.
E' questo un compito che deve vedere in prima fila anche quei cattolici democratici che si riconoscono nella DC, delle cui intenzioni di rinnovamento abbiamo preso atto, ma che per essere coerenti ed incisivi devono saper muoversi subito in quella direzione. Questa è la speranza che il mondo cattolico deve essere in grado di fornire di fronte al paese, pena la perdita del proprio ruolo positivo di componente storica del movimento popolare italiano.
Affrontare il momento con spirito critico, con una precisa coscienza di classe che sappia ricostruire sul dissesto di questo sistema può essere fin d'ora il denominatore comune per unirci in questo sforzo. Il potenziale umano e le premesse esistono, dobbiamo sfruttarle in modo più adeguato.
LETTERE IN REDAZIONE
IN UNA RIUNIONE DI GENITORI, NELL'AULA DI UNA SCUOLA DI IV ELEMENTARE
Dopo l'introduzione della delegata, sul problema "Educazione sessuale" questo è quanto ne è uscito e quello che penso.
Premesso che la delegata era una compagna, già vari genitori erano prevenuti su quanto potesse dire, riguardo l'argomento in discussione ma non avrei mai immaginato un rifiuto così categorico da parte della grande maggioranza delle presenti.
Nel corso del dialogo vi erano punti così sentiti ed attuali, che mi aspettavo le approvazioni più complete, (dato il tasto mai toccato fino ad oggi) ma la negazione dei genitori mi ha sconcertata.
Nel seguire i vari interventi mi sono accorta che non sono solo tanto i bambini da educare sessualmente, (per loro a mio avviso non esisterebbero problemi, perchè conosciamo tutti la capacità di apprendere del bambino, fin dalla più tenera età) ma è soprattutto il genitore che è spaventato e retrogrado in materia, e trasmette di conseguenza i suoi traumi.
In effetti non occorre essere laureati in psicologia per capire che le persone che avevo di fronte. toccavano l'argomento con distacco ed insofferenza, questo non perché non conoscono l'argomento. ma perchè hanno sempre ignorato volontariamente o involontariamente il problema.
Il "sesso", per me come per tutti, non dovrebbe essere una cosa da nascondere, ma deve essere presentato come realmente è, senza tanti tabù.
Purtroppo chiesa e governo fino ad oggi hanno contribuito moltissimo a nascondere ed evadere il problema, specialmente di fronte ai bambini. Non a caso questo modo scorretto di comportarsi e di affrontare il problema ha portato e porta tutt'ora a violenze che
quotidianamente leggiamo e sentiamo.
A tutto questo si aggiungono i mezzi di diffusione come cinema e stampa che per ragioni di lucro hanno contribuito a macchiare in modo volgare e falso questo argomento.
Occorre quindi come non mai, insistere affinchè nelle scuole fino dalle prime classi, parlino ed insegnino scientificamente e naturalmente il sesso. Questo vorrà dire liberarsi di paure, vuol dire accogliere ciò che la natura ci ha offerto come un dono grande, con la serenità di tutte le cose senza che una stupida forma di ipocrisia porti a nascondere quello che è natura. Clara
1111
Questa lettera, di una mamma che vuole realmente e concretamente risolvere i problemi che suo figlio gli pone; visto che la nostra società così strutturata e piena di tabù, non sa e non vuole risolvere perché legata a certi arretratissimi concetti ecclesiastici. Cosi la nostra società che si evolve continuamente nel modo di pensare e di comportarsi di parlare, continua a trasformarsi in varie forme anche contradditorie.
Per quanto riguarda il sesso ci sono voluti parecchi anni prima che si iniziasse a parlare più liberamente, soprattutto per noi donne, che siamo state viste da! sistema unicamente come "angelo de! focolare".
Informarci e informare sul sesso vuol dire emancipazione in tutti i sensi ed è questo che noi compagne del P.C.I. abbiamo fatto e faremo in questo senso all'interno del nostro partito.
Indagine sulla sessualità infantile
ll P.C.I., l'anno scorso, ha presentato in parlamento una proposta di legge sull'educazione sessuale nelle scuole. Ma lo scioglimento anticipato delle camere l'ha fatta cadere. Nonostante ciò, il nostro partito ha continuato a dibattere questo problema, ricordiamo il convegno del novembre 1975 dal quale è uscito un libro interessante: "Sesso e società". Si è così giunti ad una nuova proposta di legge da portare al nuovo parlamento.
Anche tra di noi, in fabbrica, si è discusso molto di questo problema e si è vista la mancanza di una educazione seria e completa.
Visto che per noi adulti non c'è stata nessuna legge che ha potuto aiutarci, ognuno ha cercato di risolvere il problema come meglio poteva, abbiamo così pensato di documentarci un po' con alcuni libri, per poter iniziare ad educare correttamente i nostri figli. Ad aiutarci ulteriormente sono stati alcuni libri, "Il segreto delle cicogne" indicato per i bambini tra i 3 e i 5 anni è stato il più segnalato. Visto il risultato di questo libro, abbiamo pensato di porre alcune domande a mamme e bambini per verificare la sua utilità.
Queste le domande:
-11 Come si chiama il bambino?
Quanti anni ha?
E' tuo figlio?
Che effetto ha fatto al bambino il libro?
Ha fatto delle domande? Quali?
Cosa hai risposto, hai avuto difficoltà?
Tu cosa ne pensi del libro?
Lo consiglieresti?
Di che regione sono i genitori?
M i • TO 1.4 PleccENDN DEI ribt,i t PE PA` tiETTON
N SgPlittlo rhoot wsPePEVi?
STEFANIA di 6 anni
La prima reazione è stata un poco di stupore, poi le domande sono state tante: perchè i bambini nascono in quel modo, perchè mamma e papà si baciano così, ecc. Risponderle non è stato facile però con parole semplici ho cercato di spiegarle che mamma e papà si baciano così perchè si vogliono bene e che i bambini nascono da un atto d'amore. Non so se sono riuscita a spiegarmi bene, però consiglierei ad altre persone l'acquisto del libro perchè spiega cose che i bambini potrebbero apprendere in modo sbagliato. Siamo genitori lombardi.
ALESSANDRO di 3 anni
E' rimasto abbastanza entusiasto anche se ad ogni mia risposta ha trovato sempre un perchè. Come libro è interessante e lo trovo adeguato per un bambino di 3 anni. Senz'altro da consigliare. Papà lombardo. mamma della Campania.
ROBERTA di 3 anni
Il libro ali è piaciuto molto per le figure e i colori. Lo sfoglia spesso ma per ora non ha fatto domande in particolare. Ho trovato il libro molto interessante e penso che possa essere di aiuto alle domande che porrà il bambino in seguito. Lo consiglierei senz'altro a tutti i genitori. Genitori lombardi.
CRISTIAN di 4 anni
Fa un sacco di domande: come fa a venire il bambino nella pancia, da dove esce e perchè i bambini portano cartelli con Evviva la verità. Non ho avuto difficoltà perchè ho già affrontato l'argomento con mio figlio, così ho spiegato che il bambino viene nella pancia quando mamma e papà dormono vicino abbracciati e che esce dal buchino della mamma. Ho trovato il libro utile e facile per spiegargli ciò che lui mi chiedeva. Lo consiglio. Genitori lombardi.
GIUSEPPE di 8 anni
Gli è piaciuto, anche se a certe sue domande mi sono trovata in difficoltà specie alla sua domanda da dove nasce il bambino. Lo trovo utile ed interessante e senz'altro lo consiglio. Mamma lombarda, papà della Campania.
SILVIA di 6 anni
Mia nipote si è divertita ma non ha fatto domande. Trovo il libro interessante e penso sia utile al bambino (anche per la mamma) per aiutare a trovare risposte semplici. Lo consiglio. Genitori emiliani.
ANDREA di 2 anni e mezzo
E' rimasto incuriosito nel vedere le illustrazioni come per qualsiasi altro libro figurato. Anche se non mi ha fatto domande ho cercato di spiegare il significato di ogni illustrazione. Interessante sotto ogni aspetto, penso che dovrebbe essere introdotto in ogni famiglia per il bene stesso dei bambini. Lo consiglierei. Genitori lombardi.
DAVIDE di 6 anni
(il libro è: "Il bambino lo sa")
E' stato colpito dalle belle figure coloratissime di questo libro ed ha posto molte domande. Non ho trovato difficoltà a rispondere perchè avevo già affrontato in precedenza l'argomento e il libro mi ha aiutato ad approfondirlo, soprattutto con le figure. Per me questo libro è buono e penso che debba essere di grande aiuto per quei genitori che non hanno mai affrontato questo argomento con i propri figli. Padre lombardo, mamma siciliana.
CRISTINA di 4 anni
Ha trovato divertente questo libro prendendolo come un gioco. Ha fatto alcune domande sulle cellule e sulla fecondazione, ho potuto solo dare alla bambina la risposta del libro non trovando altre parole mie. Non convinta di quel che dicevo mi ha chiesto: "Come mai se è vero che due si vogliono bene, io non ho un fratellino?".
il libro è interessante anche se sono del parere che i genitori dovrebbero essere in grado di preparare i figli con parole semplici e in caso di difficoltà essere aiutati dal libro.
JURI di 4 anni
La sua reazione alla presentazione che io gli ho fatto di questo libro è stata abbastanza positiva. Infatti notevole è stata la curiosità che si è sviluppata in lui e molte sono state le domande che mi ha posto sui vari argomenti.
lo tra l'altro non ho avuto molta
difficoltà nel rispondergli, in quanto siamo abituati a comportarci liberamente con lui, cercando di soddisfare le sue curiosità. Devo dire però che il libro per taluni aspetti è difficile da comprendere per un bambino della sua età (mi riferisco a quelle parti che non aiutano molto a comprendere tramite una esauriente rappresentazione raffigurativa). Se devo dare un giudizio complessivo sul libro devo dire che è positivo, perchè anche se ho fatto la sopracitata critica, è utilissimo per spiegare un argomento così importante per bambini, aprendo nuove prospettive sulla strada di una educazione nuova e più giusta. Padre e madre pugliesi.
Da questa inchiesta risulta chiaro che non ci sono bambini intelligenti o ignoranti, ma il loro comportamento dipende dalla diversa condizione o ambiente famigliare in cui vivono, e di conseguenza anche dal modo di far apprendere al bambino i problemi del sesso. Chi nasce da genitori preparati in riguardo, apprende questi problemi in modo naturale, cioè come realmente sono, mentre chi non è preparato, o per motivi di ambiente o sociali, li apprende in modo scorretto: rischiando di trovarsi bruscamente a contatto con la realtà e di conseguenza avere delle reazioni sbagliate.
Nell'ambiente dei lavoratori dove si è abituati a discutere e a lottare per migliorare la propria condizione di vita, si nota una diversa mentalità, in genere, più aperta verso tutti i problemi; si discutono e si confrontano con meno ipocrisia i temi del sesso.
Invece nell'ambiente borghese, dove i figli hanno poco dialogo affettivo con i genitori, questi temi si evitano perchè questa classe è legata alle vecchie tradizioni, e così il sesso si presenta come una cosa vergognosa del quale i giovani fino ad una certa età non devono sapere e tanto meno discutere.
Poi però ci si trova davvero in condizioni drammatiche affrontando le contraddizioni e le deviazioni tipo cronache e violenze di tutti i giorni; conseguenza di questo modo falso di affrontare la realtà. In questo modo si sottovaluta l'intelligenza e la possibilità di apprendere in maniera pulita, del bambino.
TAVOLA ROTONDA
"Salute, nocività, emarginazione nella fabbrica della società industriale avanzata„
Redazione:
Con questa iniziativa del nostro giornale intendiamo aprire il dibattito sul problema della "diversità". E' però necessario rilevare come, in diverse epoche storiche, in diverse condizioni sociali, economiche e politiche, la "diversità" abbia assunto caratteristiche articolate, e come "diversi" non sempre siano stati singoli individui. Nella società occidentale diversi da sempre sono stati gli ebrei; con l'avvento della industrializzazione diverso era l'operaio; con il propagarsi delle idee socialiste diverso è stato considerato l'anarchico, il socialista, il comunista. Tutt'oggi diversa, per molte ragioni, è considerata ancora non solo la ragazza madre, la donna non sposata, ma la donna in quanto tale.
Diverso è chi divorzia, diverso chi sceglie di lottare per cambiare la società, diverso chi non sta alle regole di un gioco che solo chi esercita il potere oppressivo imposta.
IVANA ALBUZZI - 1531
Quando lavoravo in Autelco ero una cottimista; lavoravo al tornio. La ripetitività dei gesti, l'impossibilità di prendere qualsiasi decisione sul mio lavoro, l'asservimento di una donna a quella macchina mi avevano convinta che io stessa ne fossi il "motore". I miei sonni erano agitati, il mio rapporto con la vita era di sfiducia. Quanto di questo mio modo di essere era responsabilità del mio lavoro?
Oggi faccio un lavoro diverso. Avere una responsabilità di controllo è certamente più motivante del cottimo. Ed il mio rapporto con il mondo è positivo. E' davvero un caso? Se la fabbrica contribuisce a fare i "diversi" le strutture sanitarie esterne non fanno poi molto: l'INAM non brilla certo per iniziative in questo settore. Senza contare che non una cura può essere utile, ma tutt'al più una efficace prevenzione, attuata con la diretta partecipazione dei lavoratori.
ALBERTA ROSSI - CGIL
Ti sei trovata sola ad affrontare queste difficoltà?
ALBUZZI
Certamente no. Mi è stato di grande aiuto mio marito, in quanto marito ed in quanto compagno comunista.
ROSSI
La cosiddetta "malattia mentale", secondo me, nasce dalle contraddizioni di una società che propone ed alimenta, come valori, l'efficienza e la competitività; di qui segue che l'emarginazione è una condizione oggettiva nella quale si viene a trovare chi non riesce a tenere il passo. Che il rapporto col lavoro giochi un ruolo determinante è noto da tempo: l'alienazione della forza lavoro dell'operaio da parte del capitalista costituisce solo il primo momento di alterazione di un corretto rapporto con la realtà. Ma che influenza esercita, sulla "diversità" il gruppo sociale di appartenenza, all'interno stesso della fabbrica?
Il diverso si isola da noi e noi da lui; la regola pare essere l'impossibilità di instaurare un rapporto anche solo di solidarietà.
In questo modo la "malattia mentale" viene confinata ad un fatto puramente privato e tale rimarrà fino a che i rapporti di produzione, (e quindi la società che tali rapporti sottendono), non verranno profondamente modificati. Per il momento, invece, assistiamo ad una dinamica delle "chiusure": di un gruppo all'interno del partito politico, di un altro nel sindacato e così via. Chi ne resta fuori è "diverso".
Redazione
E' facile vedere come la riduzione ad una sfera personale della "malattia mentale" sia l'altra faccia della medaglia il cui rovescio è la impossibilità strutturale della società attuale di affrontare il problema. L'istituzione manicomiale ne è il più chiaro esempio.
ROSSI
E' vero: il diverso, in questa società dell'efficienza e della competizione, è un grande "scocciatore". Non riescono ad essere compresi e quindi tanto vale rinchiuderli: questa è la perversa logica di questa società. Né, daltronde, i contributi dei cosiddetti "tecnici" sono
sempre coerenti. Nei mesi scorsi, ad Arezzo, si è tenuto il congresso di "Psichiatria democratica". Anche in quella sede si è assistito alla divisione verticale tra chi, muovendo dalla realtà in cui ci troviamo — e che è quella che è — propongono di inizare a modificarla con un movimento di massa; e chi, interpretando il radicalismo sempre presente nella cultura italiana, propugna l'inutilità di opporsi alla "malattia mentale", in quanto l'esplosione delle contraddizioni del sistema porterebbe alla rivoluzione: naturalmente guidata da loro.
ALBUZZI
Sarebbe come dire che per le sorti della "rivoluzione" sarebbe utile battersi per lasciare senza lavoro i disoccupati, così lotterebbero meglio!
MARELLI - Collaudo
La diversità che si sviluppa nei luoghi di lavoro nelle zone del Nord trova alimento essenzialmente nella emigrazione, nello sradicamento e nella solitudine degli sradicati. L'UNITA' che manca e che deve essere portata tra i lavoratori non può e non deve essere "identità" tra tutti; ma rapporto organico e dialettico tra diversi! Attualmente il lavoro del collaudo crea dei "non rapporti". La divisione inizia (e viene alimentata dalla struttura, per motivi di efficienza), tra chi sa collaudare apparati nuovi e chi non lo saprà mai fare. Così si generano le stratificazioni
successive. Né servirebbe a qualcosa essere "competitivi" visto che la rigidità delle stratificazioni vanificherebbe ogni sforzo in questa direzione. Nel reparto la sindacalizzazione è relativamente bassa e questo non è un caso. Chi isolato riesce a trovare soddisfazione da altro, la cerca nel lavoro. Chi non riesce, (o non può come in collaudo) rischia ogni giorno di diventare pazzo. Dopodichè gli viene messo il "cappello in testa", e quello è "ufficialmente" un diverso. In fondo nelle strutture della fabbrica si ripetono le strutture del capitalismo: ogni figlio di contadino che diventa ingegnere viene usato come esempio per sviluppare la competitività che alimenta la follia dei falsi miti.
La disgregazione, la divisione del proprio io si riflette poi in famiglia ed alla società, allargandosi a macchia d'olio. Ne vengono alterati gli stessi rapporti affettivi, persino l'amore, che è per molti versi un fatto sociale. Parlare di queste cose in fabbrica è quasi impossibile. Tocca a noi comunisti, che per tanto tempo siamo stati dei "diversi" a nostro modo, fare crescere gli altri, educandoli.
ROSSI
Tutto questo è molto vero. Ma i meccanismi di emarginazione hanno inizio fuori dalla fabbrica: perciò bisogna lottare su un fronte molto più esteso che non la sola fabbrica. Per esempio basta riflettere che, in fondo, chiunque di noi può essere considerato "matto". Ma in manicomio vanno solo i poveri, e tra i poveri forse i più esposti, i più deboli; anche i più "buoni", i più "onesti"?
OSVALDO BERTOLAZZI
E' un fatto positivo che in una sezione di Partito si affrontino questi problemi. L'emarginazione di ogni tipo di "diverso" è un fatto collettivo, e perciò politico. Una volta argomenti del genere avrebbero fatto sorridere. Oggi ci preoccupano. Questo è il frutto di un alto livello di consapevolezza e di maturità del movimento operaio. A questo ha contribuito certamente il movimento di lotta nelle fabbriche; per limitati che potessero essere gli obiettivi, il risultato è andato ben oltre le conquiste dei premi di produzione! Pertanto della follia e dell'emarginazione noi oggi non facciamo che registrare la crescita complessiva in un processo storico di avanzata del movimento. Abbiamo saputo superare tabù che sembravano insuperabili, e superando i tabù si cresce, ci si educa.
Alla base del problema della "diversità" c'è il problema dell'esistenza che è stata depressa. In Italia questo è causato in gravissima parte dalla diversità tra il Nord e il Sud. Le cause prime di questi
fenomeni è il rispettivo livello di struttura economica e di sviluppo (o sottosviluppo): per un Nord industriale ed economicamente florido c'è un Sud agricolo, dissestato, saccheggiato ed allo sfascio. Può mai essere un caso, ad esempio, che la delinquenza presente al Sud sia quella raffinata, cinica estradizionale della mafia, mentre quella presente al Nord sia interpretata spesso da disperati, aiovani immigrati allo sbando, crudeli come soltanto la disperazione e l'ignoranza possano consentire? In questo ha giocato un ruolo determinante il violento e brutale passaggio del complesso del nostro paese da strutture agricolo-industriale ad industriale-agricolo.
MELONCELLI
Anche i borghesi diventano folli. La follia, inoltre, non colpisce soltanto gli sradicati. La "diversità" si registra anche in individui nati e vissuti da generazioni al Nord. Secondo me ciò che accomuna la follia del borghese a quella del proletario è la "ideologia" dell'individualismo della competizione. In moltissimi casi di follia ciò che ha innescato la "divisione" è stato il detonatore della carriera frustrata. Per questo motivo non avrebbe senso la nostra lotta di comunisti per il cambiamento delle strutture della società, se contemporaneamente non sviluppassimo valori alternativi nei lavoratori e nelle masse popolari.
ALBERTO RODRIGUEZ - Segretario Comitato Cittadino di Cassina
E' significativa l'iniziativa di una sezione comunista di fabbrica su questa tematica. Come individuare le cause della diversità? Come venirne a capo, come "curare" il diverso?
C'è una risposta esemplare, ma forse troppo generale a questa domanda, ed è la risposta dei comunisti a tutti i problemi della società: cambiare con la lotta di massa. Nel caso della follia, però, questa parola d'ordine assume un significato profondo: cambiare, "curare" se si vuole, la società dei "sani" per far progredire i "malati". Iniziando dalla seminagione di valori alternativi a quelli della società borghese. Su queste strade il movimento operaio e la sua avanguardia sono nettamente in ritardo. Ed il rapido aumento dei guasti della attuale ideologia dominante nel tessuto sociale non fa che approfondire il solco. Oltretutto i tempi di attuazione delle nostre azioni non possono che essere tempi lunghi. Basti pensare ad esempio, all'incidenza delle strutture urbanistiche nella determinazione dell'isolamento dell'uomo nella società, ed alla difficoltà di cambiare per avere la misura della difficoltà del problema.
LUCIANA TERAZZI
Concordo con Rodriguez. Ma allora sorge il problema di affrontare coerentemente l'azione nella fabbrica, collegandola a quanto alla fabbrica è esterno. Dalla fabbrica, dal settore più cosciente del movimento democratico, il problema viene posto. Ma non dimentichiamo che se nella fabbrica resta, l'unica prospettiva per la classe operaia è di -andare in Paradiso": il sindacalista pazzo del noto film, infatti, è diventato tale, probabilmente, per essersi fatto sfuggire il collegamento tra condizione della fabbrica e situazione esterna ad essa.
BERTOLAZZI
L'elemento disgregatore è I' "ideologia borghese", e sta nell'insieme della società. In fabbrica è possibile creare momenti di aggregazione. I comunisti sono certamente un primo nucleo di aggregazione. che deve però essere sviluppato coerentemente. Tanto per cominciare dovremmo riuscire ad orientare momenti unitari di tipo più generale, ad esempio con lo sviluppo degli ordini democratici di massa come il CRAL, il FAI, ecc. ecc.
MAR ELLI
Questa impostazione è la sola possibile. Perchè nessuno se non noi stessi, può porvi rimedio. Guardiamo come la pensa un amico dei padroni come il ministro socialdemocratico Preti: la sua proposta è che nelle fabbriche si porti più luce, più fiori, più "natura". E badate bene che non è affatto vero che non abbia capito niente. Ha capito tutto! Perchè queste sono le condizioni ideali per perpetuare il modo capitalistico di produrre, lasciando le cose come stanno: manicomi compresi.
Redazione
Gli interventi di questa sera, nella loro esemplarità ed originalità, non possono in alcun caso ritenersi definitivi. Con questa iniziativa della Sezione del P.C.I. di fabbrica abbiamo aperto un dibattito che dovrà continuare nella fabbrica e nella società. Il nostro impegno di lotta, di comprensione e di "Amore" come fatto sociale, — come lo definiva Marelli, — va sviluppato a cominciare dalla fabbrica, vissuta nella nostra vita quotidiana privata e pubblica, riportato ancora ne!la fabbrica. Deve innescarsi, cioè, una "dialettica della liberazione" interpretata dalla classe operaia verso tutti gli strati popolari e comunque oppressi, per dare alla nostra lotta politica per il socialismo la dimensione umana che Antonio Gramsci ci ha insegnato: questa è la rivoluzione più profonda che nel nostro paese potremmo mai operare.
SINDACATO E POLITICA finanza locale e politica
Uno degli aspetti senza dubbio più gravi che caratterizzano la crisi generale del Paese è fuor di dubbio il collasso finanziario degli enti locali.
Bastano poche cifre scarne a giustificare l'affermaz'one fatta: il deficit accumulato dall'insieme dei Comuni italiani fra grandi e piccoli supera oggi i 35.003 miliardi, complessivamente gli stessi comuni pagheranno nel 1976 oltre 3000 miliardi per soli interessi passivi a tutto vantaggio dell'intermediazione finanziaria.
Questa tradotta in sole due cifre, è la realtà che sta Bifronte agli amministratori locali, situazione che, va sottolineata, è destinata ad un ulteriore peggioramento se con tempestività lo Stato non provvederà ad erogare s'stematicamente i fondi dovuti e ad affrontare con coraggio ed organicità il capitolo del deficit degli Enti Locali.
Tuttavia nonostante questo problema ancora non si è concentrata a sufficienza l'attenzione di larga parte della pubblica opinione nè il movimento democratico si è mosso in modo adeguato.
Occorre viceversa che su questo punto, senza irdug'are ulteriormente, si sviluppi a partire dai quartieri fino ai posti di lavoro, un artico'ato movimento di informazione e da questo venga aperto un dibattito capace di far comprendere la fondamentale importanza che gli Enti Locali debbono conservare nell'articolazione democratica e decentrata dello Stato.
Occorre premere sugli organi centrali dello Stato affinchè l'autonomia funzionale dei Comuni venga rispettata nei fatti, partendo dal giusto riconoscimento e finanziamento degli oneri che ad essi derivano dalla mole di servizi più numerosi e qualificati che sono tenuti ad erogare. Scongiurare il forzato restringimento se non addirittura il blocco di certi servizi indispensabili, significa inoltre sbarrare la strada a chi dal malcontento della popolazione, può trarre vantaggi per fini antipopolari.
L'obiettivo è di primaria importanza, non ci si può distrarre.
Se il movimento sindacale deve fondare la sua azione sulla più ampia autonomia qual'è allora il ruolo dei partiti nei luoghi di lavoro?
I partiti devono limitarsi a dare indicazioni di carattere generale, ed affermare dei principi, oppure hanno anche un compito di intervento diretto e quotidiano su tutto l'arco dei problemi che interessano i lavoratori in fabbrica e fuori della fabbrica?
Noi crediamo che compito dei partiti (in particolare del P.C.I.) sia quello di saper affrontare e riso:vere tutti i problemi dei lavoratori e che, quindi, la loro presenza organizzata dentro la fabbrica sia decisiva. Questa azione dei partiti non viola in alcun modo l'autonomia del sindacato. La necessità di costruire un rapporto nuovo e diverso tra sindacato e partiti non comporta affatto (come afferma qualcuno) la scomparsa dei partiti dalle fabbriche o il loro disinteresse per le questioni attinenti alla condizione operaia.
Per quanto ci riguarda noi comunisti non intendiamo affidare ad intermediari il nostro rapporto con i lavoratori. II P.C.I., per sua stessa natura, è un partito che tende a stabilire un rapporto diretto e a viso aperto con le grandi masse lavoratrici e che non delega a nessuno, neppure al sindacato, il compito di stabilire per conto suo questi rapporti.
Molto dell'avvenire del Paese e della democrazia dipende dall'orientamento delle lotte dei lavoratori e per questo, un partito come il nostro (ma anche altri partiti) non può disinteressarsi di queste lotte ed essere indifferente agli orientamenti che esse esprimono. Il problema vero è come si agisce per determinare un giusto orientamento delle lotte dei lavoratori: con la politica delle correnti organizzate nel sindacato, con gli ordini di scuderia dati sotto banco, con una pesante interferenza nella vita interna del sindacato? Oppure impegnandosi in prima persona nelle fabbriche e nel Paese in un
rapporto diretto e in un confronto aperto con i lavoratori?
Per quanto ci riguarda non ci sono dubbi possibili: la scelta non può essere che quest'ultima. Il varo fondamento dell'autonomia del sindacato sta, a nostro avviso, nella costruzione di un rapporto nuovo fra sindacato e lavoratori (consigli di fabbrica) da un lato, e nell'instaurarsi di un rapporto diretto fra lavoratori e partiti a partire dalla stessa fabbrica dall'altro. Solo così, attraverso un confronto diretto, fra lavoratori, è possibile salvaguardare l'autonomia del sindacato senza che questo comporti una spoliticizzazione dei lavoratori. Più va avanti il processo di unità sindacale, più diventa urgente superare la corrente orianizzata. E ciò sarà tanto più facile, quanto più rapidamente si costruirà un rapporto diverso fra lavoratori e partiti.
Il nostro interesse e quello della democrazia è che i partiti vivano nei luoghi di lavoro e che i lavoratori militino nei partiti.
Se, per esempio, i lavoratori democristiani (che sono molti) costruissero la sezione della D.C. in fabbrica il loro peso in quel partito sarebbe maggiore, la loro voce sarebbe più ascoltata e lo stesso orientamento generale della D.C. sarebbe, probabilmente, diverso. Le lotte dei lavoratori investono ormai sempre più direttamente questioni inerenti al tipo di sviluppo economico e sociale e che pongono problemi di un suo radicale rinnovamento.
Per questa via le lotte dei lavoratori investono sempre più da vicino il problema della stessa direzione politica del paese.
Come possono, queste lotte, affermarsi se i lavoratori non colgono sino in fondo questo nesso e non si muovono di conseguenza? E chi, se non i partiti (e in particolare il nostro), può e deve aiutare le masse lavoratrici a cogliere l'intreccio che esiste fra la lotta nella fabbrica, quella nella società e quella a livello dello Stato?
D'altra parte, se il movimento di
lotta prescindesse da questo intreccio e non fosse in grado di muoversi su tutti i terreni, non solo non potrebbe conquistare oli obiettivi che si propone, ma non riuscirebbe neppure a consolidare ed estendere le conquiste già realizzate. Basti pensare alla tematica relativa alla nuova organizzazione del lavoro, all'inquadramento unico, al diritto allo studio, il diritto all'informazione sui piani produttivi, ecc. Ma davvero si pensa che questa tematica sia di natura esclusivamente economica e sindacale e che essa non investe direttamente l'assetto della società, il tipo di espansione economica che c'è stata, l'organizzazione della democrazia, la direzione politica del Paese?
Se non si vede che questi sono terreni sui quali si può avanzare solo se si avvia un rinnovamento generale della società e dello Sta-
in prima persona su questo ter. reno.
Da un lato dobbiamo impegnarci per il massimo sviluppo della democrazia e dell'unità sindacale attraverso i consigli di fabbrica e di zona, dall'altro dobbiamo impegnarci direttamente come partito, in un rapporto aperto e alla luce del sole con i lavoratori per far maturare nuovi orientamenti, politici unitari, per far capire l'esigenza dell'unità e per far avanzare un processo in questa direzione.
Da parte nostra non deve esserci alcuna nostalgia per il passato: dobbiamo essere i più coerenti fautori dell'unità sindacale fondata sull'autonomia e sulla espansione massima della democrazia e della partecipazione dei lavoratori. Questa unità è nell'interesse dei lavoratori e della democrazia. Non bisogna avere nei suoi confronti nè sospetti, nè paure.
Il nostro partito, invece che affidare il problema del suo rapporto con i lavoratori alla mediazione del sindacato, tende alla costruzione di un suo rapporto diretto con le grandi masse lavoratrici e a questo fine intensifica la sua azione di reclutamento e di organizzazione dentro le fabbriche.
Lo sviluppo delle cellule e delle sezioni, la nascita di una fitta rete di giornaletti di fabbrica, la periodica convocazione di assemblee e di convegni, sono gli strumenti della sua azione quotidiana verso i lavoratori.
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to non solo non si farà nessun passo in avanti, ma si rischierà di farne alcuni indietro.
L'intreccio fra lotta economica e lotta politica è troppo stretto per eluderlo ed i lavoratori non possono ignorarlo, pena l'isolamento e la sconfitta.
E' per questa ragione che lo sviluppo del movimento comporta una crescita della coscienza politica dei lavoratori: o meglio, una crescita straordinaria della capacità della classe operaia di far politica. I lavoratori (consigli di fabbrica, consigli di zona) debbono elevare al massimo la loro capacità di selezionare gli obiettivi di lotta, scegliendo quegli obiettivi che più direttamente si collegano al rinnovamento generale della società e sono nella direzione di un diverso sviluppo, nello stesso tempo i partiti, a cominciare dal nostro, devono impegnarsi di più e
Andare avanti su questa strada è necessario per aiutare il processo di unità sindacale, per dare nuovo fondamento alla sua autonomia e per favorire, al livello della fabbrica, lo sviluppo di un processo unitario che apra finalmente la via di una nuova direzione politica del Paese.
Blitzkrieg
Il 4 novembre 1976 è stata conferita una medaglia d'argento al valor militare al generale di divisione Viselli. L'azione per cui l'ha meritata avvenne quand'era sottotenente, durante la ritirata di Caporetto » (dal Corriere della Sera).
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recensione del film novecento
La cronaca di alcuni giornali si è occupata dell'ultimo film di Bernardo Bertolucci "NOVECENTO".
Pare che il film abbia delle scene talmente scabrose da ordinare la sua requisizione dalle sale cinematografiche.
Salta all'occhio il fatto che un altro film dello stesso regista ha fatto parlare di se per lo stesso motivo, l'ormai famoso "ULTIMO TANGO A PARIGI".
Benchè l'incriminazione sia la stessa i due film non hanno nulla in comune.
Il film "NOVECENTO" tratta di un periodo molto importante di storia contemporanea italiana che va dall'inizio del 1900 alla liberazione. Le contraddizioni che sorsero tra la classe borghese e il proletariato vengono narrate nel film attraverso la nascita, l'amicizia e la vecchiaia di un proprietario terriero e di un contadino, nati nello stesso giorno del 1900.
I due protagonisti nonostante crescano insieme, fin dall'infanzia mostrano la loro diversità; infatti il contadino ha un'educazione libera dovuta soprattutto alle idee socialiste dell'uomo; e nei giochi è libero ed estroso. L'altro, invece, ha un'educazione severa, ricca di valori autoritari; ed è attratto dal carattere indubbiamente più deciso del piccolo amico di diversa estrazione sociale.
Intanto mentre nelle campagne, dovuto allo sfruttamento dei padroni, questa come conseguenza provoca la nascita delle prime leghe contadine e i primi duri scioperi con i quali i contadini riescono ad ottenere il diritto alla mezzadria.
L'avvento del fascismo viene vissuto dai due in modo nettamente diverso e conforme al loro ceto sociale: mentre il contadino sarà impegnato direttamente nella difesa degli oppressi, il proprietario terriero, come la maggior parte della borghesia, indirettamente appoggerà il nuovo corso in quanto, pur non condividendo completamente le idee fasciste, per interesse e per prestigio le accetterà.
Non si riesce a capire perchè questo film è stato sequestrato, forse per alcune scene considerate "SCABROSE", ma forse anche per il suo contenuto e per la soluzione finale che vede sconfitta una "BORGHESIA" priva di idee e inerte di fronte al mutare delle situazioni.
sul MENEM
Si apre in questi giorni la campagna per il tesseramento e di reclutamento al Partito per il 1977. Vogliamo far sì che questo appuntamento non si esaurisca nella consegna e nel pagamento della tessera.
Certamente già questo atto di rinnovare la fiducia al Partito e di sostenerlo economicamente, è un atto importante che dimostra il legame profondo del Partito con i suoi iscritti.
E' importante che il Partito raccolga tra gli iscritti e i simpatizzanti nuove risorse finanziarie superiori al passato per far fronte alle responsabilità politiche accresciute nel Paese, nelle Istituzioni, nel Parlamento che il nostro Partito si arricchisca di nuovi militanti, in corrispondenza della grande crescita elettorale.
I comunisti sono impegnati in autisti giorni ed in questi mesi a contrastare le posizioni di chi rifiuta di riconoscere la realtà e la pericolosità della situazione economico-finanziaria e di chi sostiene la difesa corporativa di interessi di gruppo e di categorie che favoriscono soltanto quel tipo di sviluppo caotico e squilibrato voluto dalle forze economiche ancora dominanti.
Il movimento operaio non può chiudersi nella protesta e nel rigetto di qualunque misura di restrizione a interessarsi soltanto degli aspetti salariali delle vertenze sindacali: in definitiva, rinuncerebbe come movimento operaio, ad assumere una funzione dirigente nazionale.
Invece deve essere chiaro che il terreno fondamentali di scontro è quello dell'avvio — contro le pesanti resistenze di tutte le forze conservatrici — di un deciso mutamento negli investimenti e nei consumi, nell'orientamento e nella direzione dello sviluppo economico e sociale del Paese.
I comunisti hanno indicato come pericolo principale quello dell'in-
flazione (che fa comodo invece ai gruppi economici più irresponsabili), nella convinzione che un'inflazione divenuta ingovernabile minaccerebbe conquiste fondamentali per i lavoratori e per il Paese, minaccerebbe perfino l'esistenza del regime democratico e la possibilità di uno sviluppo nazionale indipendente, e comunque è interesse vitale delle masse popolari ridurre il tasso di inflazione, che la colpisce pesantemente e per prima. Gli estremisti che dimenticano questo interesse, che dimenticano completamente l'esigenza della lotta contro l'inflazione dimostrando di non saper riconoscere gli obiettivi veri del movimento. Bisogna invece legare strettamente la lotta contro l'inflazione con Io sviluppo dei nuovi investimenti, ponendo esigenza di un avvio immediato delle leggi per il rinnovamento e allargamento della base produttiva e dell'occupazione, insieme ad un finanziamento di queste leggi che non risolve in un aggravamento pauroso deficit del settore pubblico e quindi dell'inflazione. Siamo persuasi che questa impostazione che non ha nulla a che vedere con la passiva accettazione dell'austerità sarà pienamente compresa dai lavoratori.
Per questo ti inviatiamo a far si che il contatto che prenderai, per il rinnovo della tessera, sia un contatto politico, sia momento di dialogo, per discutere, chiarire e conoscere meglio le scelte politiche del Partito e per contribuire attivamente a realizzarle.
La nostra forza è la forza delle idee, che vivono nell'esperienza di milioni di uomini, nell'azione ouotidiana, capillare ed organizzata. Perciò contiamo che anche la campagna di tesseramento sia, un momento di grande slancio, di iniziativa politica, una occasione per conoscere e per conquistare altre nuove forze, per estendere e consolidare la nostra battaglia per il rinnovameto sociale civile e politico ed economico del Paese.