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Giornale Autelco2

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L'assemblea di tutti i lavoratori accettava le ultime proposte della direzione, finalmente ragionevoli, e decideva quindi di porre fine alle lotte per l'ottenimento delle proprie rivendicazioni.

Da qui iniziano i primi commenti, i primi perche, le prime analisi sui fatti.

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SOMMARIO

Giovedì 19 novembre

Lo statuto del Consiglio di Fabbrica

L'unità sindacale

Categorie: una lotta appena iniziata

La mancanza degli asili nido

Bilancio dell'autotassazione

Anche noi cercheremo qui di analizzare da un punto di vista politico sia i punti dell'accordo, sia i vari momenti della lotta. 4., , 9J4A e) 031111I61q02

PREMIO DI PRODUZIONE ,t,0144,,SAAA''

Il primo punto dell'accordo interessava l'aumento del premio di produzione. La cifra richiesta è stata ottenuta: questo non ci sorprende, perchè questa richiesta, come le altre, è giusta e quindi è altrettanto giusto che ci venga data per intiero, senza sconti. Perciò se nelle altre richieste questa meta non è stata raggiunta, vuol significare solo che quello che non ci è stato dato dalla direzione rimane un debito verso di noi, che prima o poi dovrà essere pagato.

Con la trasformazione della percentuale variabile in fissa si è fatto ancora un passo avanti sulla strada scelta della classe operaia, e non da oggi, e cioe quella che ha come punto di arrivo il salario non più vincolato alla produzione.

Alcuni di questi vincoli sono, per esempio, il cottimo in particolare e tutte le varie formule usate dalla direzione per il calcolo del rendimento degli operai e quindi soggette alla sua manipolazione.

Per gli impiegati poi, si è ottenuta la riduzione da sette scaglioni di premio di produzione a tre, riducendo cosi le ingiustificate diseguaglianze tra le varie categorie.

PASSAGGIO DI CATEGORIA

Sul secondo punto (passaggi dalla 4.a alla 3.a categoria) si è avuta la sparizione totale della 5.a categoria operai e il riconoscimento della 4.a categoria operai e impiegati come categoria di transizione. Questo, praticamente, vuol dire eliminazione dalla 4.a alla 3.a categoria, i quali venivano usati come elementi di divisione e di sottosalario all'interno dei lavoratori.

Purtroppo però, queste discriminazioni rimangono ancora per gli appartenenti alle altre categorie e occorrerà in futuro lottare per eliminare anche esse, affinchè cresca la nostra unità e il nostro potere.

Un passo avanti è stato compiuto per il riconoscimento del sabato festivo a tutti gli effetti.

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LAVORATORI STUDENTI

Un punto su cui c'è stato un notevole cedimento è quello che riguardava i miglioramenti ai lavoratori studenti.

Infatti, anche se la maggioranza di essi (quasi tutti frequentano scuole contemplate dall'accordo) ha ottenuto in linea di massima le agevolazioni richieste, sono state mantenute le discriminazioni tra studenti che interessano all'azienda e studenti che non le interessano. Questo vuol dire, chiaramente, condizionare fortemente la scelta del tipo di studi che ciascuno vorrebbe iniziare o addirittura scoraggiarne la prosecuzione.

Inoltre questa è stata l'ennesima violazione dello Statuto dei Lavoratori che prevede "la uguaglianza di trattamento degli studenti lavoratori"; a quanto pare però le leggi i padroni le fanno ma soprattutto le rispettano quanto fa loro comodo.

MAGAZZI NO

Sull'ultimo punto (accordo lavoratori Magazzino) c'è stato di notevole il riconoscimento del principio del minimo garantito sia per quanto riguarda il coefficiente personale (discriminante perchè assegnato in base a giudizi dei capi) sia per la percentuale di cottimo di squadra che, come le altre percentuali, è calcolata in base a una di quelle formule i cui dati sono esclusivamente in mano alla direzione e quindi soggette a manipolazioni. Va notato su questo punto dell'accordo che i lavoratori del Magazzino hanno aperto un nuovo e necessario discorso che però non deve e non può rimanere un fatto isolato, senza senso. In verità i problemi da loro sollevai, sono più o meno comuni a molti altri operai e dimostrano di avere una identica necessità di soluzione la quale non può essere attraverso lotte isolate di singoli reparti, ma solo attraverso una lotta comune proprio perchè il problema è comune.

NUOVA FORMA DI LOTTE

La lotta, questa volta, ha assunto una forma nuova per noi e, visti i risultati, senza dubbio positiva; nonostante questo, però, sarebbe un grave errore pensare di aver trovato la formula giusta per battere il padrone sicuramente ed in poco tempo; infatti l'esperienza dimostra che è necessario scegliere sempre una forma di lotta che più si adatta alla realtà del momento.

Questo perche soprattutto questo tipo di lotte danno fastidio al padrone, perchè noi con un minor costo economico procuriamo dei gravi disagi alla produzione. E' chiaro quindi che il lavoratore cercherà di creare nuove condizioni in fabbrica in modo tale da essere sufficientemente preparato in futuro a sopportare questo tipo di lotta. Noi dovremo ripartire da queste condizioni di fabbrica e trovare le forme di lotta che esse più si addicono.

Resta comunque fondamentalmente l'unità e la partecipazione di tutti i lavoratori. Infatti i lavo-

ratori del Magazzino hanno saputo restare sempre uniti per tutta la durata della lotta e soprattutto hanno dimostrato un grande impegno specie quando la lotta è stata generalizzata a tutta la fabbrica.

Forse non tutti sanno come si sono mossi i lavoratori del Magazzino ed è quindi doveroso dirlo: non solo scioperavano nel senso che non lavoravano nei magazzini, ma erano impegnati a difew dere lo sciopero di tutti controllando gli spostamenti di materiale in fabbrica per impedire al padrone di "saltare" il magazzino e neutralizzare così la lotta.

Identica partecipazione hanno dimostrato tutti gli altri lavoratori ed in particolare negli ultimi giorni di lotta quando tutti eravamo impegnati ad impedire l'uscita del materiale.

La buona riuscita della lotta è dovuta anche al Consiglio di Fabbrica che per la prima volta (o meglio nella prima occasione) ha espresso le proprie migliori qualità funzionali nella gu;da della lotta.

Questa però in effetti è stata gestita quasi completamente dalle varie assemblee le quali hanno sempre coinciso con i momenti decisionali della lotta più importanti e cioè:

Assemblee di reparto e di soli impiegati per decidere i punti della piattaforma.

Assemblea generale per l'inizio della lotta.

Assemblea di reparto e di soli impiegati per decidere l'unione della piattaforma aziendale con gli obiettivi dei lavoratori dei magazzino e quindi l'uso della lotta dei lavoratori del magazzino per la lotta di tutti;

Assemblea generale per rispondere al ricatto delle sospensioni e decisione di continuare la lotta.

Assemblea generale per esaminare le ultime proposte della direzione ed accettazione di queste.

SINTESI DELL'ACCORDO

a) — Premio di Produzione — OPERAI

La vecchia percentuale variabile (media 15 per cento) era applicata al cottimo e ai 2/3 della paga. Ora la percentuale diventa fissa al 12 per cento su tutta la paga dal 1.o novembre 1970 più cottimo ed eventuali aumenti di merito o per passaggi di categoria. Sano esclusi gli aumenti per contratto o legge - verrà pagata con la paga di dicembre calcolata sulle ore di novembre.

Pagamento a dicembre di L. 34.000 comprendenti anche la "fascetta" (circa L. 10.000) per chi è stato assunto nel 1970 pagamento in dodicesimi.

Dal 1.o gennaio 1971, L. 10 all'ora in paga a tutti, non assorbibili e senza maggiorazione del 12 per cento del premio di produzione.

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IMPIEGATI

Aumento di L. 24.000 dell'attuale premio di produzione che diventa perciò:

Cat. 1"e 1" sup. — 105.000

Cat. 2" — 91.500

Cat. 3" - 4 e spec. — 81.500

Dal 1.o gennaio 1971 aumento a tutti di lire 2.150 mensili non assorbibili.

— Categorie —

La quarta categoria diventa transitoria. Per i nuovi assunti: gli operai passano automaticamente di terza categoria dopo 18 mesi, gli impiegati dopo 24 mesi.

Per il personale attuale operaio: dalli/2/71 30 passaggi in terza categoria al mese per 5 mesi (totale 150 persone). Entro il 18/5/1972 passaggio di tutti i rimanenti.

Per il personale attuale impiegatizio: entro il 28 febbraio 72 passaggio del 50 per cento di coloro che sono in 4"cat..

Entro il 21/12/71 passaggio dell'altro 50 per cento.

— Sabato Festivo —

Le festività che cadono in sabato vengono pagate come quelle che cadono in domenica.

Lavoratori Studenti —

Studenti medi: oltre quello che già era disposto

(pagamento tasse fino a L. 50.000 all'anno e permessi a fine anno scolastico) si introducono i seguenti punti:

un'ora di permesso retribuita al giorno (oltre le ore 17);

quattro ore al sabato per gli installatori che lavorano con l'orario in sei giorni; mensa serale.

Studenti Universitari permessi retribuiti:

2 giorni per ogni esame; 1 settimana per la tesi.

Rimborso tasse:

se vengono superati 4 esami all'anno (5 per ingegneria) rimborso del 40 per cento con media fino al 21/30 60 per cento con media oltre i 21/30.

e) — Magazzino —

Miglioramenti economici per 12 persone;

Miglioramento della formula che passa da una media del 51,5 per cento al 59 per cento; Se dovesse scendere sotto il 50 per cento verrà discussa fra C.I. e direzione;

II coefficiente minimo individuale per il personale con un anno di anzianità è di 0,70; A risarcimento di quanto è stato perso con la vecchia formula, il rimborso di L. 8.000 a tutti i lavoratori del magazzino.

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LO STATUTO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA

G. T. & E. - Autelco

SABATO 24 OTTOBRE 1970 GLI ATTIVISTI, I RAPPRESENTANTI SINDACALI AZIENDALI, LA COMMISSIONE INTERNA DELL'AUTELCO E LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI

HANNO TENUTO UNA RIUNIONE PER COSTITUIRE UFFICIALMENTE IL CONSIGLIO DI FABBRICA E PER APPROFONDIRE I PROBLEMI RELATIVI AL SUO FUNZIONAMENTO.

NEL CORSO DELLA RIUNIONE E' STATO DISCUSSO E APPROVATO LO STATUTO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA

CHE RIPORTIAMO INTEGRALMENTE:

IL CONSIGLIO DI FABBRICA

Il Consiglio di Fabbrica è la nuova struttura sindacale unitaria, espressione di tutti i lavoratori, strumento dell'autodeterminazione della classe operaia delle condizioni dei lavoratori in fabbrica e nella società, momento di sensibilizzazione e di direzione politica.

STRUTTURE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA

Il Consiglio di Fabbrica è composto dalla C.I. dai delegati eletti e da tutti i lavoratori disponibili a partecipareattiramente. Questi ultimi faranno parte del Consiglio di Fabbrica su decisione del Consiglio di Fabbrica stesso.

I delegati sono eletti dalle assemblee di reparto o ufficio e devono tenere uno stretto contatto con i lavoratori stessi.

I R.A.S. sono eletti dal Consilgio di Fabbrica, la Segreteria è eletta dal Consiglio di Fabbrica. Tutti gli organi e i componenti il Consiglio di Fabbrica sono revocabili in ogni momento dall'organismo che li ha eletti. In ogni caso dopo un ann9 dalla elezione è opportunq una verifica. Le elezioni dei delegati si fanno di norma con biglietto bianco a scrutinio segreto.

Il Consiglio di ffibbrica a maggioranza dei 2/3 deii componenti può, per motivi gravi, decidere la sostituzione di un membro del Consiglio di Fabbrica nel Caso si tratti di un delegato di reparto o ufficio si deve dare preventiva comunicazione all'assemblea del reparto o ufficio interessato.

Il Consiglio di Fabbrica si riunisce una volta alla settimana e i componenti dello stesso devono essere preventivamente informati dell'ordine del giorno; inoltre il Consiglio di Fabbrica viene convocato ogni volta lo si ritenga necessario.

Alle riunioni del Consiglio di Fabbrica possono partecipare a tutti i lavoratori. Il Consiglio di Fabbrica è con votato dai membri del consiglio stesso previa comunicazione alla Segreteria che stende l'O.d.G..

3,i FUNZIONI E COMPITI DEL C. d. F.

E' compito del Consiglio di Fabbrica: coordinare ed elaborare in stretto collegamento con i lavoratori tutta l'attività sindacale della fabbrica (problemi aziendali, di reparto, individuali, formazione politica, vertenze, ecc.); promuovere incontri con altre fabbriche anche di altre categorie per verificare le proprie esperienze le proprie esperienze; promuovere iniziative atte a risolvere problemi collegati alla vita del lavoratore nella fabbrica e nella società,'

contribuire con un serio dibattito alle scelte ed alla elaborazione delle linee politiche sindacali; gestire il modo in cui viene effettuato il tesseramento sindacale;

nominare i membri del comitato di coordinamento con le altre aziende del gruppo G. T. & E.; il controllo politico del giornale di fabbrica e la nomina della redazione.

Il C.d. F. deve portare con voce unitaria in tutta la fabbrica i problemi che sorgono a livello aziendale o di reparto, su questi problemi il delegato di reparto ha il dovere di intervenire senza prendere decisioni che possono condizionare poi le scelte di tutta là fabbrica. In questo caso le decisioni debbono essere prese da tutto il C. d. F. al quale il delegato ha il dovere di sottoporre il problema e il diritto di chiederne l'esame. Quindi i problemi singoli di reparto o di ufficio, per evitare iniziative personali che porterebbero l'azione sindacale nel corporativismo, devono essere oggetto di esame da parte del C.d.F. ed inquadrati nel discorso più generale.

4) OBIETTIVI DEL C. d. F. estensione della tutela e delle ore retribuite a tutti i componenti il C. d. F.; nomina da parte del C. d. F. della delegazione alle trattative con i padroni; superamento della C.I. o comunque elezioni su lista unitaria, decisa dal C. d. F.. Approvato dal C. d. F. della G. T. & E. AUTELCO il 24 ottobre 1970

QUESTO DIVENTA QUINDI LO STATUTO UFFICIALE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA AUTELCO, ANCHE SE ESSO NON ESAURISCE OGNI PROBLEMA CHE PUO' SORGERE CIRCA L'ATTIVITA' E IL FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO STESSO. NUOVI PROBLEMI CHE SORGESSERO SARANNO ESAMINATI DAL CONSIGLIO MEDESIMO NELLE PROSSIME RIUNIONI. ATTUALMENTE IL CONSIGLIO DI FABBRICA AUTELCO E' COMPOSTO DA 44 PERSONE.

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L'UNITA' SINDACALE

Il contratto nazionale è stato un obiettivo che ha fatto lottare assieme tutti i metalmeccanici.

Da questa esperienza è nata l'esigenza in tutti noi lavoratori di sentirci uniti sempre, poichè abbiamo capito che solo così si può affrontare il padrone in modo incisivo: e un momento molto importante per giungere a questo è che gli attuali sindacati si unifichino in un solo sindacato.

Da queste grandi lotte e dalle spinte unitarie che queste hanno portato sono scaturiti quegli organismi di fabbrica che devono, se realmente espressione dei lavoratori, portare avanti una nuova politica democratica di base all'interno delle fabbriche.

Questi organismi sono i Consigli di Fabbrica.

Dal consiglio di fabbrica devono uscire le esigenze reali di obiettivi e di lotta della classe lavoratrice, che il sindacato deve sentire, elaborare politicamente e verificare di continuo con i lavoratori per poi portarli avanti.

Questo è il vero momento politoco attraverso il quale deve passare il nuovo sindacato unitario poichè noi crediamo che solo attraverso un incontro ed un confronto reale con i lavoratori, senza mediazione al vertice che accomodino le cose alla bell'è meglio; possa costruirsi un vero sindacato di classe.

Per costruire ciò occorre anche passare attraverso dei momenti organizzativi di fabbrica unificanti uno dei quali il tesseramento unitario senza concorrenze.

C'è un altro problema da toccare. Qualcuno ha detto che facendo l'unità dei soli metalmeccanici si rischia di rompere invece che unire la classe lavoratrice, e che il momento unificante deve passare attraverso tutte le categorie. Ora noi crediamo invece che i metalmeccanici, sia per le tradizioni ili forti lotte unificanti sia per aver superato i momenti di divisione che ancora esistono nelle altre categorie, debbano, se pronti, attuare la loro unità, anche perchè questo darà un grande impulso alla realizzazione della unità sindacale organica di tutta la classe operaia.

Tante divisioni per un solo sfruttamento.

Le categorie sono uno strumento di divisione degli operai nelle mani dei padroni!

Quando nelle fabbriche non era ancora arrivata la meccanizzazione e i lavori erano eseguiti manualmente, le categorie dividevano gli operai a seconda della loro capacità di compiere più o meno bene un certo lavoro. Per aumentare la produzione (cioè lo sfruttamento) i padroni hanno poi introdotto la meccanizzazione, suddividendo il lavoro in parti semplicemente e facilmente eseguibili.

Ora ogni operaio sa fare un notevole numero di operazioni, oppure è in grado di apprenderle in brevissimo tempo.

A questo punto è logico chiedersi: che sensa ha la frantumazione in 6 categorie se i lavoratori svolgono sul piano professionale lavori allo stesso livello?

Le categorie hanno senso per i padroni! ! ! ! !

Esse infatti stabiliscono notevoli differenze economiche tra i lavoratori; stimolandoli all'arrivismo e all'opportunismo e impedendo cosí che si realizzi la loro unità politica.

LE CATEGORIE E L'ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO.

Le categorie, fermo restando l'aspetto negativo della divisione dei lavoratori, ieri avevano qualche lato positivo.

Corrispondevano alla situazione reale della organizzazione del lavoro di fabbrica.

La loro applicazione serviva a migliorare la situazione economica e professionale dei lavoratori

Tendevano quindi in quella realtà ad utilizzare le capacita professionali dei lavoratori.

Proprio per questi motivi il padrone, soprattutto nel passato ha sempre ostacolato l'applicazione delle categorie previste dai contratti perchè questo rappresentava un miglioramento dell'inquadramento categoriale dei lavoratori.

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Le categorie oggi hanno in pratica solo aspetti negativi.

Non corrispondono alla situazione reale della nti organizzazione del lavoro in fabbrica.

La loro applicazione nella maniera tradizionale non migliorale condizioni economiche e quelle professionali dei lavoratori.

Nell'attuale realtà non servono più all'utilizzo delle capacità professionali dei lavoratori.

Per questo il padrone è diventato un sostenitore della suddivisione nelle attuali categorie, dell'applicazione del contratto sulle categorie perchè questo non significa altro che lasciare le cose cosi' come sono.

A che è dovuto questo cambiamento?

Alla modifica della organizzazione del lavoro all'interno della fabbrica.

Il padrone per aumentare la produttività (per lui significa più profitti, per i lavoratori maggior sfruttamento) ha suddiviso il lavoro in parti semplicissime, facilmente eseguibili (se non ci fossero gli alti ritmi), monotone, ripetitive e costringe i lavoratori a ritmi sempre più alti con la scusa della semplicità. Questa impostazione del lavoro ha gravi conseguenze sul lavoratore: nevrosi, esaurimento, ulcere gastriche, disadattamenti, tensione nervosa e soprattutto annullamento della personalità del lavoratore ci si vede costretto per 9 ore al giorno a fare un lavoro noioso ad un ritmo sfibrante.

Per contro il padrone realizza un aumento di produzione nel modo meno costoso per lui e più pesante per i lavoratori. E' dei giorni scorsi un caso illuminante: il lavoro di stampigliatura e stagnatura terminali ritenuto troppo complesso è diventato di sola stagnatura terminali con conseguente taglio dei tempi.

Questo modo di •organizzare il lavoro comporta un sottoutilizzo delle capacità e conoscenze professionali dei lavoratori proprio nel momento in cui queste aumentano data l'allargamento dell'istruzione.

Da notare che questo problema sta sempre di più interessando anche gli impiegati e riprenderemo questo aspetto la prossima volta.

La continua dequalificazione dei lavoratori è il risultato della politica padronale, evidenziamo il fenomeno alcune cifre:

1) In Lombardia le donne che lavorano hanno subito una continua dequalificazione:

Questi dati sono validi anche oggi e ognuno di noi li può verificare nel suo reparto.

Di fronte a questa realtà noi dobbiamo reagire e lottare per superare l'attuale impostazione delle categorie andando oltre i criteri previsti dal contratto e non dimenticando che il nostro obiettivo deve essere al superamento delle divisioni che le categorie ci impongono, puntare:

Ad una drastica riduzione del numero delle categorie.

Ad una classificazione unica operai-impiegati. (nell'ultimo rinnovo contrattuale il problema delle categorie è stato appena sfiorato perchè di è preferito rimandarlo alla contrattazione aziendale dove si possono meglio affrontare i problemi specifici).

Il primo passo lo abbiamo fatto con l'ultima lotta, abbiamo trasformato LA 4^ CATEGORIA IN CATEGORIA DI TRANSIZIONE, DI PASSAGGIO, SIA PER GLI OPERAI CHE PER GLI IMPIEGATI.

Adesso noi dobbiamo pensare ad andare avanti per raggiungere gli obiettivi indicati sopra e per arrivare a costringere il padrone a ricomporre le mansioni cioè a rimettere assieme più lavori maggior utilizzo della nostra capacità professionale. Questa battaglia si lega alla lotta sul controllo dei ritmi di lavoro; più il lavoro è semplice più alto è il ritmo di lavoro e più difficile controllarlo da parte nostra, più complesso è il lavoro più basso è il ritmo e più controllabile da parte del lavoratore

La lotta in questa direzione si aggancia direttamente alla lotta per il superamento del lavoro a cottimo, problema che tratteremo più diffusamente nel prossimo giornale, problema che è già stato affrontato in molte aziende metalmeccaniche milanesi.

Il 38 per cento dei lavoratori si trovano in una categoria inferiore rispetto a quella che avevano nel precedente posto di lavoro.

Più della metà dei lavoratori nei 10 anni che' vanno dal 1951 al 1961 non ha avuto passaggi di categoria in avanti.

donne spec.e qual. donne non qual. 1951 55,5% 28,9% 1961 39,9% 35,6% Diff. —15,6% — 6,7%
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LE CATEGORIE E L'AUTORITARISMO AZIENDALE

Se chiediamo ad un dirigente a cosa servono le categorie, ci risponde che siccome: i lavori non sono tutti uguali, anche coloro che li eseguono non sono tutti uguali: ci sono quelli più bravi e quelli meno bravi; di conseguenza sarebbe una ingiustizia non dividerli in categorie secondo la loro capacità.

Naturalmente che decide le capacità e cioè se uno deve essere in 2^, in 3"o in 4^ sono loro, capi, super capi, capiservizio, dirigenti. Perciò in pratica si avrebbe una scala in cui ognuno viene inquadrato secondo i propri meriti, meriti che vengono giudicati in modo serio ed obiettivo e soprattutto giusto "giusto" da loro, i nostri capi.

A questo punto lasciamo andare il nostro dirigente che, essendo proprio in cima a questa graduatoria, di meriti ne deve avere fin sopra i capelli, anzi ogni tanto ne perde qualcuno anche per strada e guardiamoci intorno.

Quello che tutti noi vediamo ogni giorno è che i meriti di cui parlano i capi sono, per la maggior parte, ubbidienza, disciplina, star zitti quando il capo dice o fa una stupidata, e accettare tutto quello che ci piove in testa senza neanche guardare cos'è.

Vediamo inoltre che il passaggio di categoria viene usato come ricatto per far star buoni anche quelli che vogliono pensare con la propria testa.

Le categorie sono cioè una delle armi più pericolose in mano al padrone e una delle espressioni del loro AUTORITARISMO; il decidere, sopra le nostre teste, ciò che noi dobbiamo fare, dobbiamo essere e dobbiamo guadagnare. Questo autoritarismo si esprime in mille modi e in forme che a volte non ci sembrano neanche autoritarie a prima vista.

Ad esempio il cottimo: arriva un tizio con il cronometro, se ne va, e dopo un po' sappiamo che per portare a casa 4 soldi dobbiamo lavorare con un ritmo che ci fa diventare scemi. Tutto questo perchè il padrone ha deciso che sia così.

Naturalmente quelli che decidono non hanno mai lavorato à cottimo e considerato il nostro lavoro solo qualcosa che serve ad aumentare la produzione, fregandosene se poi a 40 anni abbiamo un sacco di disturbi fisici e psichici (c'è la mutua dicono).

C'è poi la DISCIPLINA IN FABBRICA. Lo Statuto dei Lavoratori ha portato in fabbrica alcune delle più elementari libertà dell'uomo che a 20 anni dalla costituzione ancora non erano applicate ai lavoratori (da ciò si vede di chi è lo stato).

Ma la disciplina in fabbrica è ancora mantenuta con regolamenti di tipo carcerario, fatti per difendere l'autorità in tutte le sue forme, con minacce di multe, sospensioni, licenziamenti, per qualsiasi infrazione.

Naturalmente è sempre il padrone attraverso i suoi portaordini, che può fare tutto ciò che vuole in campo disciplinare: le sanzioni sono applicate solo dall'alto al basso e mai viceversa.

Questo autoritarismo non esiste solo in fabbrica ma ovunque noi si viva: il padrone dica che ci appioppa un aumento delle spese di 50.000 all'anno, senza neanche chiederci se per caso ce la faremo a non saltare il pasto; la scuola che ci boccia i figli senza tener conto delle condizioni in cui questi sono costretti a studiare e così via. Sono moltissimi gli esempi di decisioni che condizionano la nostra vita e delle nostre famiglie e che vengono prese fregandosene altamente dei problemi che esse ci provocano.

E' contro questo che dobbiamo cominciare a battersi contro questo autoritarismo dominante di chi vive solo perchè noi lo manteniamo col nostro lavoro. Cominciamo a guardare in questo senso tutte le scelte che ci toccano chiedendoci: ma questa decisione tiene conto dei nostri interessi di lavoratori, oppure ci danneggia e fa comodo solo a qualcuno?

Solo agendo così possiamo còminciare a cambiare le cose partendo dalla fabbrica nella quale passiamo gran parte della nostra vita.

Dobbiamo togliere al padrone il potere di dividerci come vuole lui, e solo lui, per meglio soddisfare i suoi interessi.

Dobbiamo fargli sapere che vogliamo mettere il naso nelle decisioni che ci riguardano, indirizzandole nel senso che fa più comodo a noi e non a lui; e per farglielo capire sappiamo tutti che non basta un articolo sul giornale ma che solo con un'azione di tutti, nei fatti; sarà costretto a capire gli piaccia o no.

La lotta su questi obiettivi diventa indispensabile per battere la strategia del padrone che attraverso l'aumento continuo dello sfruttamento del lavoratore aumenta il suo profitto e il suo potere nella fabbrica e nella società. E' un impegno di tutti noi lavoratori iniziare un dibattito su questo per prepararci nel modo migliore alle lotte future; dobbiamo approfondire tutti gli aspetti di questi problemi, dobbiamo arrivare a definire degli obeittivi precisi che ci permettano di migliorare la nostra condizione nella fabbrica e nella società.

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LA MANCANZA DEGLI ASILI NIDO '

Il problema è: il sistema capitalistico crea, da una parte, la necessità di introdurre anche le donne nelle fabbriche per, aumentare la produzione, dall'altra non si preoccupa dei problemi che sorgono in conseguenza a questo.

Il probroma è: da una parte migliaia di bambini che per qualche.ora al giorno avrebbero bisogno di una vita di comunità e molte mamme lavoratrici che non sanno dove lasciare i figli piccoli durante le ore di lavoro; dall'altra soltanto 35 asili nido di una grande città come Milano, un ente vecchio e burocratico come l'O.M.N.I. e una vecchia legge inadatta ed inattuata.

I problemi più urgenti nel nostro paese da effettuarsi oggi sono le riforme sociali quali: assistenza, sanità, case, fisco i quali costituiscono i principali temi di carattere generale su cui i sindacati si sono unitariamente impegnati a battersi.

Sono teini questi di grande importanza ai quali non si può più attendere oltre perchè rappresentano la chiave base della classe lavoratrice.

Ma oltre a queste riforme, le quali da tempo sono in discussione, ne esiste un'altra di cui non se n'è mai parlato e che, a nostro awiso, è forse la più importante, ossia la mancanza degli asili nido nelle aziende, la quale crea inoltre molte difficoltà e disagi per le mamme lavoratrici. Realtà questa che a volte presi dai troppi problemi purtròppo che in Italia abbiamo, ci fa dimenticare degli esseri più importanti "i bambini".

Il problema degli asili nido in Italia è un amaro discorso. Sarà forse perchè i bambini sono esseri non produttivi, sarà perchè non possono far valere i loro diritti, sta di fatto che gli asili nido esistenti oggi nel nostro paese sono soltanto 562 e ospitano non più di 40.000 bambini mentre sono tre milioni e mezzo i bambini di età inferiore ai tre anni che avrebbero bisogno di asili nido.

Il problema come si vede è enorme ed il guaio maggiore è che il tutto è ancora nelle mani dell'O.M.N.I., l'Opera Nazionale Maternità ed Infanzia, un vecchio Ente Burocratico creato dal fascismo.

Eppure i bambini, per il loro normale sviluppo-psichico e fisico, hanno bisogno di un luogo dove svolgere, per qualche ora al giorno una vita di comunità; è con i loro coetanei che i bambini hanno gli scambi più formativi, ed è quindi così che si forma la personalità del bambino.

Questo oggi vale più che ieri;soprattutto nelle grandi città dove i bambini vivono senza un po' di verde e in scatole di cemento chiamate case, dentro le quali la loro vita non può non svolgersi che in una dimensione di solitudine e di abbandono.

Inoltre questa carenza comporta molte difficoltà per le mamme, lavoratrici, le quali non sanno dove lasciare i bambini durante le ore di lavoro.

Per i bambini dell'era della conquista lunare, gli asili nido, intesi come luoghi per poter mettere in atto una necessaria esperienza di vita comunitaria, sono di fondamentale importanza, inoltre risolverebbero il problema di mol: te donne lavoratrici.

Una legge in materia di asili nido c'è: la legge 860 del . 26/8/1950, una legge dai contenuti ormai superati dal tempo e che quasi mai è stata applicata; questa legge che è attualmente in vigore, prevede tra l'altro, che le industrie con alle dipendenze almeno 300 donne coniugate devono costruire e gestire un proprio asilo nido, oppure partecipare alla istituzione ed al finanziamento di asili ni-

do costruiti da altri enti.

Ebbene nella provincia di Milano su 3.000 aziende, sono 800 si sono limitate a versare un contributo all'O.M.N.I. di L. 462 al mese per ogni donna dipendente.

La legge quindi non è stata applicata, e quei pochi che l'hanno voluta applicare lo hanno fatto a modo loro.

Per quanto riguarda la nostra azienda il problema è maggiormente importante perchè su 1.500 dipendenti circa 700 sono donne, quindi una maggiore esigenza di avere all'interno della azienda l'asilo nido.

BILANCIO DELL'AUTOTASSAZIONE PER IL

SOSTEGNO DELL'ULTIMA LOTTA AZIENDA L E.

Le assemblee dei lavoratori dell'Autelco avevano deciso come forma di lotta in occasione dell'ultima vertenza aziendale lo sciopero ad oltranza dei lavoratori del magazzino, lotta questa che incideva sulla produzione gia' dello sciopero di tut ti i lavoratori.

Gli altri lavoratori si erano impegnati ad autotassarsi di L. 2.000 a testa per per'rnettere il rimborso della perdita di salario ai lavoratori del magazzino che lottavano per tutti.

I soldi sono stati raccolti dal Consiglio di Fabbrica (C.d.F.) attraverso i delegati presenti nei reparti e negli uffici. Alla scadenze previste 30/11 - 15 dicembre e' stato rimborsato, il salario perso, ai lavoratori del magazzino e.sono state rimborsate anche le ore di salario che i membri di C.I. hanno perso per seguire la lotta aziendale. Durante tutto il periodo di sciopero del magazzino almeno un membro di C.I. e' stato presente al magazzino stesso; la direzione non ha ritenuto queste ore di servizio di C.I. e non le ha pagate.

Dopo aver fatto questi rimborsi e' avanzata (come si vede dal prospetto riportato) una cifra che serve per costituire il fondo del C.d.F., e verra' utilizzato per,tutte quelle spese necessarie per il funzionamento del Consiglio stesso.

Prima del contratto la C.I. ci rimetteva di tasca sua le spese per lettere, telegrammi, ecc., questo ovviamente limitava al minimo le cose che si potevano fare (Per esempio non si riusciva ad avere agganci continui con i lavoratori dell'installazione cose che adesso abbiamo iniziato'a fare).

Durante il contratto si era fatta durante una assemblea una rapida colletta per l'acquisto del megafono, i soldi avanzati hanno costituito il fondo

al quale si sono aggiunte varie offerte da parte dei lavoratori del I 'Au telco. Attualmente esso e' di L. 5.650 che si aggiungono a quanto e' avanzato dall'autotassazione.

Il C.d.F. si impegna a pubblicizzare periodicamente il bilancio del fondo.

I soldi versati sono su un c/c bancario intestato a Membri del C.d:F.

BILANCIO

1) FONDO PRECEDENTE

* Megafono e pile

Telegrammi e poste

* Assemblea Installatori a Parma

* Rimborso mancato guadagno (per ore di lavoro perse per attività sindacale)

* Delegazione Autelco alla Manifestazione di Roma dei metalmeccanici (oltre ai soldi raccolti con apposita sottoscrizione)

* Blocchetti ricevute per la raccolta dell'autotassazione.

9.300

3)NUOVO

ENTRATE USCITE Sottoscrizione per il megafono L. 103.500
L. 20.900 e
i L. 21.100
altre offerte *
L. 23.000
L.
L. 20.000
L. 4.000 Totale L 98.300 Residuo attivo al 30/11/70 L. 5.650.
ENTRATE Raccolta soldi autotassazione L. 1.977.000 USCITE Acconto ai
Saldo
Rimborso
L. 832.500 L. 573.500 L. 84.500 Totale L.1.490.500 Residuo attivo L. 486.500
2) BILANCIO AUTOTASSAZIONE
lavoratori del magazzino
ai lavoratori del magazzino
ore di lavoro Perse dalla C.I. durante lo sciopero del magazzino
FONDO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA ENTRATE USCITE Residuo attivo fondo precedente L. 5.650 * Assemblea di tutti
instalResiduo attivo autotassazione L. 486,500 latori a Milano e a Pescara L. 50.000 L 492150 Residuo attivo al 15/1/71 L. 442.150 Gennaio 1971 IL CONSIGLIO DI FABBRICA 9
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FASCISMO E REPRESSIONE — ARMI DEL PADRONE —

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Da un po' di tempo a questa parte stiamo assistendo ad un tentativo di involuzione contro la classe lavoratrice da parte del padronato.

I fatti danno testimonianza di questo!

Durante l'autunno caldo le denunce agli attivisti sindacali ed alle persone più attive nella lotta piovvero a migliaia.

Il dopo contratto vede i padroni impegnati a reprimere le lotte di fabbrica con ogni mezzo (ricordiamo la nostra vertenza dove il padrone ricattò gli operai con la riduzione dell'orario . . Ora tocca ai lavoratori della FIAT ed a molti altri).

Accanto a questo, vedendo che le lotte dei lavoratori non diminuivano anzi avevano degli obiettivi più qualificanti, (cottimo, qualifiche, aumenti uguali per tutti), padroni tentano una volta di più di impaurire i lavoratori usando come strumento di confusione la canaglia fascista.

Tutti ricordano le bombe fasciste a Trento, gli attentati contro le sedi dei partiti democratici a sindacalisti e le recenti provocazioni di Milano.

I gravissimi fatti di Catanzaro dimostrano una volta di più quanto il padronato sia disposto anche ad uccidere pur di reprimere i lavoratori.

A questo proposito vogliamo chiarire alcune cose. Ci sono alcuni giornali ed in particolare "Il Corriere della Sera" che essendo dalla parte dei padroni cercano di confondere le idee e di creare ancora più confusione scrivendo che gli attentati fascisti ci sono perchè provocati dagli "estremisti di sinistra" e più in generale dalle lotte di fabbrica.

Teniamo a precisare che i fascisti agiscono in questo momento in particolare, come già detto prima, perchè vogliono opprimere le classe operaia e le sue giuste lotte.

Perciò le varie teorie degli "opposti estremismi" sono la copertura il gioco dei padroni che vogliono fare il pugno duro con i lavoratori.

I lavoratori dell'AUTELCO insieme a tutti gli altri lavoratori hanno dimostrato la loro opposizione a queste manovre repressive, capendo che nessun respiro deve avere il disegno reazionario, e con le loro lotte vogliono impedire che lo squadrismo fascista e le repressioni di fabbrica vengano usate dai padroni per coprire, con i mezzi più sporchi, la loro impotenza di fronte alle lotte operaie.

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