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A cura della Sezione Sindacale della GT&E
NUMERO I SPECIALE
Dal tribunale di Milano
Condannata la GT&E La causa riguardava i provvedimenti disciplinari e le multe inflitte dalla direzione ai lavoratori che avevano scioperato per le precarie condizioni ambientali di lavoro. La causa vinta dai compagni Aurelio Crippa e Achille Pirotta, assistiti dall'avv. Francesco Santulli e dalla dott. proc. Federica Santulli, dell'Ufficio vertenze della F. I. O. M. Il ritiro dei provvedimenti disciplinari ed il rimborso dell'entita' della multa, deve essere esteso a tutti i lavoratori-
A due anni di distanza dalla vertenza aperta da due nostri compagni nei confronti della direzione, il Pretore di Milano, Sezione Civile, ha pronunciato la sua sentenza di condanna della S. p. A. GT&E, in persona del suo addetto alla legale avv. Clodomiro De Caro. Le motivazioni della condanna sono interessanti, sia perchè, a nostro avviso, mettono bene in luce quali siano i diritti inalienabili dei lavoratori, sia perchè la direzione viene indirettamente condannata per gli altri provvedimenti disciplinari presi (lettere di ammonizione durante l'ultima vertenza aziendale) Risulta chiaro dalla sentenza, che i motivi e le forme dello sciopero sono una libera scelta dei lavoratori e non c'è ombra di regolamento aziendale o di cartellino orologio che possa influenzare questa scelta. Se la direzione scrive ,,sciopero va effettuato timbrando i cartellini ed uscendo dai reparti, questo vale al massimo nel suo regolamento che lo, per il suo direttore; per i lavoratori vale solo l'art. 40 della Costituzione che non prevede nulla di tutto questo. Ma le osservazioni più importanti riguardano la premessa della motivazione della sentenza. In essa si dice che i limiti di tale diritto (di sciopero) vanno fissati in base all'esame delle evoluzioni storiche, dottrinarie e giurispruden= ziali dell'istituto dello sciopero. " Orbene, il risultato di tali indagini conduce alle conclusioni, accettate dall'attuale prevalente dottrina e giurisprudenza, che lo sciopero va definito come la astensione concentrata dal lavoro di una plularita' di lavoratori, diretta allo scopo della tutela di comuni interessi professionali ". L'aspetto dottrinario e giurisprudenziale dello sciopero non sono di nostra diretta competenza, ma l'evoluzione storica del diritto di sciopero dipende soprattutto dai lavoratori. COSA SIGNIFICA QUESTA FRASE SE NON CHE OGNI DIRITTO CHE I LAVQRATORI SAPRANNO CONQUISTARSI CON LA LOTTA COSTITUIRAI LA BASE DELLE FUTURE LEGGI? CHE LA LEGGE RATIFICA ,ACCOGLIE QUANTO I LAVORATORI SONO STATI IN GRADO DI IMPORRE AI PADRONI E A QUESTA SOCIETA' CAPITALISTA NELLA PRATICA DI OGNI GIORNO? Nella motivazione si afferma anche che "gli interessi professionali tutelati con lo sciopero non vanno individuati nei soli interessi economici, ma la loro sfera va estesa giuridicamente alle condizioni di lavoro, delle quali si perseguiva il miglioramento mediante Io strumento dello sciopero "
Lo scontro per il rinnovo del contratto Ed è perchè il padronato sa benequeste cose, che ricorre spesso ad una opposizione frontale per impedire che i lavoratori conquistino nuovi diritti. E' sintomatico quello che è avvenuto alla FIAT in questi giorni: la reazione di Agnelli allo sciopero di 800 lavoratori (su più di 100.000 ) con la sospensione di oltre 30.000 operai sembra inspiegabile solo se non si considerano alcuni fatti generali.' Questi sono da trovarsi nell'avvicinarsi del contratto nazionale e nel tentativo di fare un accordo isolato per la FIAT, nel tentativo di intimorire i 100. 200 lavoratori che solo da pochi mesi (dopo anni) hanno ripreso le lotte sindacali ed anche per bloccare sul nascere l'organizzazione dei lavoratori a livello di reparto e la loro capacità di combattere il padrone. Di tutte queste cose dobbiamo essere ben coscienti nel momento in cui iniziamo la lotta contrattuale: le nostre richieste vanno in profonditi ponendo il problema della piena occupazione, dell'aumento della quota del reddito nazionale che va ai lavoratori, dell'acquisizione di nuovi diritti all'interno delle fabbriche; questo non sarà accettato facilmente dai padroni, ma i lavoratori hanno il diritto, ribadisce la sentenza, di richiedere queste cose e di farle diventare realtà storica con la loro lotta
La direzione deve ritirare i provvedimenti disciplinari Mentre quindi ci dobbiamo impegnare a fare nuovi passi in avanti, dobbiamo far cancellare dalla direzione ogni violazione compiuta nel passato dei diritti del lavoratore. La revoca dei provvedimenti disciplinari deve ESSERE ESTESA a tutti i lavoratori_.eolpiti per lo sciopero del 1967, e devono essere corrisposte le somme trattenute con le multe; inoltre le lettere di ammonizione del dicembre scorso vanno ritirate, perchè le motivazioni in esse espresse sono ritenute non valide da questa sentenza. I lavoratori, i sindacati, la commissione interna, sono sin d'ora impegnati a far retrocedere la direzione dalle posizioni illegali assunte.
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