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Non indugiare oltre
A tutt'oggi nessuna risposta è stata data nè dalla direzione nè dall'Assolombarda alla richiesta di convocazione avanzata da FIOM, FIM, UILM. Come è noto l'assemblea dei lavoratori aveva approvato la proposta avanzata unitariamente dalle tre organizzazioni sindacali per risolvere il problema dell'accordo, definito e non sottoscritto a causa dell'iniziativa repressiva della direzione (150 provvedimenti disciplinari presi a carico dei lavoratori). In sintesi la soluzione veniva trovata nella sottoscrizione dhl'accordo e nell'immediata prentazione di richieste rivendicative (di cui diamo un ampio resoconto in altra parte) strettamente connesse ai motivi che avevano impedito la firma dell'accordo. Approvando tale proposta, l'assemblea dei lavoratori dimostrava la volontà di porre fine all'autoritarismo con cui la direzione intende « governare » il rapporto di lavoro; coglieva inoltre il valore della scelta di porre la firma all'accordo solo in presenza di uno sforzo compiuto dalle tre organizzazioni per superore le valutazioni differenti esistenti in merito precedentemente (da una parte FIOM e FIM, dall'altra la UILM) e l'importanza di ripresentarsi uniti di fronte alla direzione, nell'impegno operativo unitario per dare alle richieste elaborate la giusta soluzione.
Significativa soprattutto è la decisione di porre al primo posto fra le richieste i diritti sindacali, fra cui: a) la discussione preventiva con la C.I. di tutti i provvedimenti disciplinari; b) la prescrizione dei provvedimenti disciplinari. Oggi è necessario mantenere fede all'impegno assunto. La dire-
assoluto alle richieste dei lavoratori, braccio di ferro con essi. Si vuole in tal modo rendere più acuti i rapporti sindacali, nell'illusorio tentativo, già operante con l'avvallo compiacente e significativo del governo, di stroncare l'iniziativa dei lavoratori con la re, pressione e violenza. 11 governo, a questo scopo, pone agli ordini dei
zione, e per essa l'Assolombarda, ignorano la richiesta di convocazione presentata. Certamente questo fa parte di un'iniziativa politica del padronato, messa da tempo in atto e ribadita dal supremo capo della Confindustria, Costa, all'annuale assemblea dei soci: NO
padroni i manganelli, quando non sono le armi, delle « forze dell'ordine ». I lavoratori hanno già dato significative risposte; non solo gli operai, ma anche, fatto nuovo, gli impiegati, hanno costretto a cesegue in 2'