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Notiziario sindacale8

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Avanti verso l'unità di tutti i lavoratori

Notiziario Sindacale

Unitario del Consiglio di Fabbrica della G.T.E. n.1 luglio 1970

~ELI i iuunK . DEI LAVORATORI CONTRO L'AUTORITARII E LA PREPOTENZA DEI I lrh

SOMMARIO

Perchè il giornale Unitario

Cominciare dalle riforme... (stralcio di un articolo di Lama)

Lettera aperta di un giovane lavoratore della G.T.E.

I primi 8 mesi in G.T.E.

Invito a scrivere al giornale

Il « Barracuda »

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PERCHE' IL GIORNALE UNITARIO

L'anno trascorso è stato molto importante e pieno di avvenimenti significativi per il movimento dei lavoratori nel nostro paese e nelle nostre fabbriche.

Se partiamo dal mese di giugno dell'anno scorso, constatiamo come ín quel mese abbia preso l'av_v10, in GTE, quel grande movimento che ha portato alla vittoria nella lotta contrattuale; in questo mese i sindacati, unitariamente, hanno dato vita al referendum sulla piattaforma del contratto nazionale. Ed è stato questo un momento che ha visto la discussione unitaria degli attivisti dei 3 sindacati e di tutti i lavoratori, sugli obiettivi che si dovevano raggiungere, sulle forme di lotta, sugli strumenti che i lavoratori avrebbero utilizzato per vincere.

I giovani che volevano partecipare alla lotta, dirigerla, fecero il loro primo incontro con i Sindacati, tutti 3 insieme, abbandonando ormai molte discussioni che negli anni precedenti li tenevano separati. E i giovani e gli attivisti si incontravano senza divisioni, perchè avevano trovato un punto in comune, che doveva bastare per lottare insieme, per prendere le decisioni insieme: era urgente, necessario, per i lavoratori tutti, muoversi, lottare per ottenere non semplici aumenti, orari ridotti ecc. ma per una nuova condizione nella fabbrica, per contare di più.

E contare di più è significato nell'autunno, lottare per le 65 lire, per le 40 ore, e impegnarsi per le riforme; è significato agire unitariamente nel Consiglio Unitario Sindacale (CUS) che ha diretto le lotte in GTE come mai era avvenuto prima. Questo impegno e questi risultati hanno dimostrato come fosse importante e utile la unità, basata sulla democrazia, con le assemblee, e il consiglio di fabbrica dei delegati di reparto.

Certo non tutto è stato, dopo il contratto, così limpido come durante la lotta; ma il perchè è anche chiaro: il padrone non resta tranquillo ad aspettare che il movimento dei lavoratori cresca e si rafforzi.

Il padrone passa al contrattacco e fa aumentare i prezzi e fa

perno sui bassi salari per non attuare il contratto sull'orario di lavoro, agitando la caramella degli straordinari.

Ma il movimento sindacale può e deve battere questo attacco dei padroni, rafforzandosi sempre di più con i suoi strumenti, soprattutto—il Consiglio di Fabbrica, e con l'unità di tutti i lavoratori. I giovani che non hanno conosciuto la divisione sindacale, vogliono essere uniti per ricercare la strada migliore, per affermare sempre di più una esigenza ormai chiara: la propria vita nella fabbrica deve cambiare radicalmente; la fabbrica deve divenire sempre di più un luogo dove chi lavora, oltre ai doveri che già compie, deve vedere

riconosciuti ed estesi sempre di più i propri diritti: un salario adeguato, l'ambiente di lavoro umano, riconoscimento delle proprie capacità di lavoro, veder potenziata la propria figura di cittadino.

E per fare questo un giornale può essere utile: il giornale dei lavoratori, dei delegati di reparto, dei sindacati, che studi e pubblichi, dibatta tutti i temi che ci interessano in GTE e nel resto del paese.

Questo, vuol essere il « Notiziario Sindacale », nella grande dizione democratica dei giorna i di fabbrica, e questo potrà essere con il contributo di tutti.

COMINCIARE DALLE RIFORME PER CREARE UNA SOCIETA' NUOVA

Questo è il primo articolo di una serie che si propone di informare, chiarificare, dibattere e trovare i metodi di attuazione delle riforme che sono di vitale importanza per migliorare le condizioni sociali di tutti i lavoratori.

Stralcio da un articolo di Luciano Lama sulle riforme:

Anzitutto denunciamo le radici conservatrici dell'allarmismo sulla situazione economica: si mena scandalo su un incremento della produzione industriale inferiore rispetto a quello registrato nei primi mesi dello scorso anno, e si tace il fatto che gli aumenti del 1969 furono eccezionali, assai più elevati di quelli medi del decennio. Si denuncia l'aumento preoccupante dei prezzi, e non si dice che ciò è essenzialmente dovuto all'aumento delle materie prime su scala internazionale (a cui sono soggetti quindi anche tutti gli altri paesi), e alla manovra degli industriali italiani i quali hanno aumentato i prezzi all'interno del Paese già prima della lotta per le conquiste contrattuali d'autunno ( Pirelli aveva già aumentato i prezzi delle gomme nel mese di luglio 1969).

Si denuncia un intollerabile aumento della spesa corrente e non si dice che ciò è dovuto in gran parte proprio alle mancate riforme della pubblica amministrazione e delle strutture economiche che i sindacati rivendicano.

Qui andiamo veramente al nocciolo del problema: è dimostrato da venti anni di esperienza politica che adottare misure congiunturali di deflazione che portano al ristagno e alla disoccupazione, o di inflazione che decimano il potere di acquisto della moneta, specialmente dei redditi fissi più bassi, significa imprimere alla politica economica un segno di classe che rende impossibile qualsiasi riforma effettiva.

Con questo metodo l'economia passa sussultando da una fase di espansione incontrollata a una fase di stagnazione o di recessione, sempre a vantaggio, nell'uno o nell'altro caso, dei maggiori gruppi capitalistici (chi paga sono quindi anche i piccoli imprenditori).

Il valore della politica delle riforme consiste proprio nel rovesciamento di questo metodo: si discutano le riforme, se ne stabiliscano i contenuti e le tappe, con una visione realistica delle risorse che esprima la volontà politica di farle: e su questa solida base di impegni di riforma si governi l'economia a tempo breve in modo coerente e adeguato.

« Cominciare dalla congiuntura per fare le riforme, significa non farle mai. Cominciare dalle riforme anche per scegliere misure adeguate di politica congiunturale, vuol dire lavorare bene nel presente per un avvenire certo e migliore ».

L'offensiva moderata proveniente dalle grandi forze capitalistiche e da ambienti politici conservatori nel governo e fuori dal governo, ha scatenato la grande stampa contro i sindacati, pretendendo di dimostrarne l'incontentabilità, l'irresponsabilità, l'oltranzismo.

A questo fine, tutto fa brodo: l'allarmismo sulla situazione economica, l'attacco indiscriminato al diritto dei lavoratori di partecipare all escelte di politica sociale, le vicende della scuola, la minaccia di limitare il diritto di sciopero e le libertà sindacali.

Nè si può dire che questo attacco avversario passi senza conseguenze nell'opinione pubblica e che non lasci qualche segno anche tra le nostre file. Per questo, la nostra risposta deve essere puntuale e ferma.

Noi e le riforme

(Il disimpegno)

In questi giorni ho avuto l'occasione di porre a molti compagni di lavoro alcuni quesiti sulla lotta per le riforme.

Devo dire che sono rimasto molto deluso dalle loro risposte.

Deluso è dir poco, amareggiato è la parola esatta. Le loro argomentazioni vanno dal disimpegno che sfocia nel qualunquismo, alla nociva rassegnazione tipica del costume italiano.

Ho sempre creduto per essere sincero, che parte dei nostri compagni lavoratori sentisse poco interesse per la cosa pubblica e per la società, ma il recente autunno contrattuale mi aveva riempito di entusiasmo per il ritrovato spirito rivendicativo e per lo sforzo collettivo delle masse lavoratrici nel superare tutte le difficoltà di una lunga lotta.

Ecco mi dicevo, è lo spirito operaio che si risveglia, che ritrova il suo passato, che nega limborghesimento, che riscopre l'ingiustizia del suo stato sociale.

Finito lo scontro contrattuale ecco però che tutto pare sopirsi e nell'operaio ritornano i dubbi, ricomincia la critica superficiale, qualunquista e lbgorante, non verso i sistemi e le logiche padronali che tendono a riassorbire la sconfitta patita, ma verso le direttive sindacali, che sole nella logica dei fatti hanno difeso tra mille difficoltà l'interesse dei lavoratori.

Bene, allora è giusto che qualcuno che vive la stessa vita di fabbrica nella GTE dica a questi sprovveduti amici di fare un passo indietro con la memoria e di ricordare se è loro possibile, lo stato di isolamento sociale dei lavoratori negli anni addietro, la poca potenzialità politica che si tramutava in immobilità governativa, le leggi o leggine fatte sulla testa dei lavoratori dipendenti, in difesa del capitale, ma mai a sostegno dei bisogni delle masse.

Oggi che tutto questo per la prima volta viene messo in discussionz.-siamo.pieni di dubbi, di critiche, di assenteismo, ed è dir poco.

E' vero, noi ci tiriamo da parte, neghiamo la validità dello sciopero per le riforme e così facendo rinunciamo all'ingresso sempre più significativo nel contesto del paese.

Dunque è vero come taluni nostri amici sostengono che questa lotta è lontana dalle immediate esigenze dei lavoratori?

Direi proprio di NO!

A conferma di questo, basta pensare ai punti che caratterizzano l'azione sindacale:

la riforma tributaria

la riforma sanitaria

la riforma della scuola

la riforma dei trasporti tutte esigenze a noi vicine, quotidianamente vissute, e come vissute!

Ecco perchè mi è difficile seguire o capire certi discorsi e certe prese di posizione.

Se questi problemi mi toccare se essi richiedono il mio contributo di lotta, perchè tirarmi indietro, perchè ancora una volta stare al balcone e vedere gli altri che lottano?

Sono convinto che certi atteggiamenti negativi dei miei amici siano dovuti a certa stampa allarmistica che ad ogni fine contratto risfodera il pianto del coccodrillo, la bassa produttività, la crisi economica, e la minore competitività.

Certo tutte queste cose a primo acchito fanno il loro effetto, ma se si ricorda che la spinta dei lavoratori con la lotta continua e operosa ha portato a risultati quali la riforma delle pensioni, lo statuto dei lavoratori, ogni altra considerazione passa in secondo ordine.

Ogni atteggiamento che non sia coerente con l'azione sindacale porterà solo indietro la classe lavoratrice.

LETTERA APERTA DI UN GIOVANE LAVORATORE DELLA GTE

I PRIMI OTTO MESI ALLA G.T.E. DOPO LA FIRMA

DEL CONTRATTO

Che la lotta per il rinnovo del contratto svoltasi nell'autunno del 1969 sia stata diversa da tutte quelle, e sono pur tante, che l'hanno preceduta, è fuori dubbio, anche alla GTE.

La cosciente combattività dimostrata dai lavoratori, le nuove espressioni organizzative e unitarie in cui questa si è manifestata, la partecipazione oramai definitiva di numerosi impiegati al movimento sindacale sono momenti siillficativi delle novità emerse dute quella lotta.

Ma l'aspetto forse più importante è stata la coscienza presente in tutti i lavoratori, che tutto non poteva e non doveva finire con la firma del contratto.

L'esperienza derivata dai passati contratti rendeva chiaro a tutti che i padroni sapevano come recuperare quello che avevano dovuto concedere, una volta che i lavoratori avessero smesso di scioperare e di vigilare; la nuova coscienza dei lavoratori conteneva la convinzione che la condizione degli operai non era basata solo sul salario, ma su altre questioni come l'orario di lavoro, l'ambiente di lavoro dentro la fabbrica, e il problema della casa; delle tas40 , dei trasporti, della sanità, delscuola, in una sola parola: le riforme.

Queste giuste considerazioni hanno proposto ai sindacati, agli attivisti GTE, alcune scelte da farsi, subito dopo la firma del contratto:

lavorare per la continuazione della esperienza positiva della organizzazione del sindacato nella fabbrica, per renderla sempre più ampia, sempre più legata ai lavoratori, sempre più unitaria; sulla base della nuova organizzazione, rendere sempre più efficace e profondo lo studio dei problemi aziendali (qualifiche, cottimi, ambiente di lavoro), la loro risoluzione, la applicazione dei contratti (orario di lavoro), è sempre più chiara ed incisiva la partecinazione dei lavoratori della GTE alle lotte nazionali sulle riforme.

Su queste direttive si sono mosse le organizzazioni sindacali alla

GTE, non senza tentennamenti, difficoltà, ma anche con alcuni successi, fare un bilancio; dopo sei mesi, è un compito che spetta come dovere a coloro che si sono impegnati in questo lavoro, ed è linteresse di tutti i•lavoratori delIaGTE.

Per quanto riguarda l'organizzazione, si deve constatare un primo grande successo nella costituzione del Consiglio di Fabbrica.

Questo nuovo organismo, ha aperto dinnanzi a sè numerose possibilità di divenire un organismodi potere all'interno dell'azienda, che contrasti l'azione del padronato, della direzione.

Alla GTE i delegati di reparto

scienza di lavorare e studiare ed informarsi, senza però tralasciare l'esame dei problemi concreti.

In numerose riunioni del consiglio di fabbrica si è discusso, con profondo interesse, quali saranno i compiti e le funzioni dei delegati di reparto o di ufficio, e come svolgerli. Essere il portavoce dei lavoratori che rappresenta è essenziale, ma non meno essenziale è la funzione dirigente dei delegati, i quali sono stati scelti perchè giudicati coloro che meglio difendono eli interessi dei lavoratori e, d'altra parte, impegnandosi nella attività sindacale, dibattono, approfondiscono i problemi, e sono ne1:1 condizione di svolgere una funzione di chiarificazione, di convincimento nei riguardi degli altri lavoratori.

Durante questi mesi, oltre alla discussione sulla propria funzione i delegati hanno affrontato il dibattito sulle riforme, sulle attività della C.I., e sono stati protagonisti di alcune lotte di reparto, come al collaudo per la questione delle qualifiche, nei reparti della meccanica per il caldo.

Il momento più significativo si Ea però in questa fase in cui si va affrontando la piattaforma aziendale. Il dibattito sui problemi da porre concretamente all'azienda è stato molto significativo, in Quanto da una parte ha permesso di « sentire » la necessità di ogni reparto, e dall'altra di avviare una unificazione degli obiettivi.

che lo compongono, sono stati eletti in tutti i reparti, superando il numero dei 21 delegati di fabbrica, ipotizzati dal contratto, ma realizzando così un ampio collegamento tra il Consiglio e tutti i lavoratori.

Chi sono i delegati di reparto? Nella maggioranza giovani (operai ed impiegati), che sentono fortemente l'esigenza che i lavoratori si organizzino per conquistarsi migliori condizioni di vita e di lavoro.

Giovani in cui è presente la co-

Per la prima volta anche i delegati impiegati hanno affrontato una discussione sulle loro condizioni ed espresso delle rivendicazioni organiche.

La decisione, per l'ambiente di lavoro, di indire un referendum fra le maestranze permetterà di compiere una nuova esperienza positiva: il referendum potrà essere veramente capillare e costituire la base di una discussione generale, con la possibilità, tramite i delegati, di organizzare la distribuzione, la compilazione e il ritiro.

Per quanto riguarda i problemi della GTE in questi mesi il più

La direzione e gli operai devono cooperare... «Noi diamo gli ordini e voi dovete ubbidire»!

importante è stato senza dubbio la questione degli straordinari. Nell'ultima assemblea, infatti si è chiusa definitivamente la questione da parte dei lavoratori (non da parte della direzione, certo), i quali hanno compreso come la spirale in cui si era entrati alla GTE con gli straordinari non sboccava in nessun elemento positivo per i lavoratori stessi.

Gli straordinari venivano utilizzati dalla direzione per non affrontare il problema del salario (e quindi, fatta chiarezza, i lavoratori hanno giustamente scelto la strada della richiesta di aumento salariale) e per bloccare e impedire la conquista effettiva delle 40 ore; è chiaro infatti che solo adattando gradualmente la sua struttura aziendale al nuovo orario, tramite nuove assunzioni, tramite investimenti, la GTE potrà effettivamente lavorare nel 1973 a 40 ore.

Se ciò non avverrà, ci trovere-

mo alla fine del contratto con l'azienda (e come la nostra tante altre, vedi Fiat), non in grado di lavorare a 40 ore, e che ci ricatterà con la questione della produzione, della necessità di lavorare di più, altrimenti ci sarà la crisi; e in questa maniera il punto più importante della lotta contrattuale potrebbe svanire.

I lavoratori di numerose grandi aziende hanno scelto la strada, come noi, di rifiutare straordinari, e di non lasciare spazio alla direzione per toglierci le 40 ore. E parecchie aziende hanno già scelto la strada della lotta: alla GTE sí va preparando una solida piattaforma aziendale che permetterà di risolvere alcuni vecchi problemi e di migliorare le condizioni economiche dei lavoratori.

La discussione è a buon punto, ed il prossimo numero del giornale ne tratterà ampiamente.

E' risaputo che i pesci più grandi mangiano quelli più piccoli, specialmente il « barracuda » che si distingue per la sua grande voracità.

A fare la fine del pesce piccolo in questo caso è stata una azier. a noi vicina sia per dislocazione e sia per attività produttiva: cioè la COMELIT.

La Redazione de « II Notiziario Sindacale », ringraziando tutti coloro che hanno collaborato per la stesura degli articoli, rinnova l'invito ai lavoratori per una sempre maggior adesione alla composizione del nuovo giornale.

Il materiale per la stesura del giornale deve essere consegnato ai componenti del Consiglio di Fabbrica della G.T.E.

— Bravo Rossi... farete una rapida carriera' IL BARRACUDA — Hanno soltanto mezzora per il pranzo!

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