La società, la donna
11 tipo dì sviluppo economico e sociale che il sistema capitalista ha imposto al nostro Paese, ha dimostrato sempre di più come le esigenze di fondo dell'emancipazione femminile trovino nel « sistema » l'ostacolo fondamentale. Infatti il capitalismo italiano affida alle donne il triplice ruolo di massa di riserva dell'occupazione, di protagonista di consumi profondamente squilibrati e distorti, di sostegno degli squilibri in atto nel Paese, confermando che la subordinazione delle masse femminili costituisce uno dei principali sostegni su cui poggia l'attuale assetto economico. Il permanere ed il consolidarsi di un tale equilibrio è sostenuto ed agevolato dal potere politico delle classi dominanti cd è di conseguenza l'oh iettivo della lotta per l'emancipazione femminile.
La battaglia dell'emancipazione non è una battaglia puramente «di parità di diritti», non si esaurisce con laAtiquibta di diritti, anche se di questi non si disconosce la portata, ma essa presuppone la rottura dell'attuale equilibrio economico e strutturale, saldandosi alle lotte generali del Paese per riforme di struttura, per una programmazione democratica ecc. La questione del ruolo della donna nella società è uno dei problemi di liberazione dell' umanità, nessun Paese capitalista, anche quelli con
società più opulenta, hanno realizzato una trasformazione del rapporto donna-società, cioè un inserimento pieno della donna come, essere sociale nel processo produttivo ed una trasformazione dell'economia domestica in forma di organizzazione sociale. L'oppressione oggi della società si configura: massiccio attacco ai livelli di
occupazione. vanificazione delle conquiste paritarie, imposizione di una vita isolata nei quartieri privi di vita sociale, distruzione del tempo libero, organizzazione dei servizi pubblici e sociali sacrificati alla scelta dei consumi privati. Anche nella nostra provincia si riconferma il ruolo subalterno della donna nella produzione. costisegue ìn
Sezione Sindacale Aziendale FIOM-CGIL del T. I. B. B. di Vittuone - febbraio 1970
DALLA PRIMA
tuendo per il padronato, la società un esercito di riserva. La parità salariale conquistata, in pratica non esiste, poichè le differenze salariali reali coi lavoratori si aggirano mediamente dalle 10 alle 20 mila lire mensili.
Anche per quanto concerne la presenza femminile nelle scuole si nota il ruolo subalterno che la società affida alla donna il frutto di un costume arretrato che vuole la donna estraniata dalla società e confinata nella famiglia. Complessivamente, si può affermare che la
condizione della donna urta contro una organizzazione economicosociale e giuridica e accentua le contraddizioni fra una nuova coscienza e realtà, fra la spinta od un ruolo e ad una partecipazione diversa della donna e la posizione arretrata che il capitalismo gl'impone di occupare nella società. Per questo occorre una sempre più valida, presa di coscienza da parte del movimento femminile, nel portare avanti una lotta sempre più ferma e decisa per modificare, cambiare le antiquate strutture, i costumi, il « quadrettò » storico con cui si è voluto dipingere il ruolo della donna nella società.
CHI E' IL DELEGATO DI REPARTO
Il delegato nasce nei reparti, in quanto discute i problemi degli operai che lavorano, riuscendo così meglio a comprendere tutte le osservazioni sui cottimi, sulle qualifiche, sui reparti e sull'ambiente di lavoro, e si sviluppa nelle riunioni di fabbrica, dove il dibattito fa scaturire i piccoli e grossi problemi di tutti i dipendenti. Prendiamo la Direzione: saltuariamente essi si riuniscono, onde discutere i problemi riguardanti l'andamento della fabbrica; così facendo, essi riescono senz'altro ad impostare un eccellente sviluppo tecnico ed economico dell'azienda, cercando di mantenere sempre la produzione ad un alto livello tecnico, ed organizzando con macchine moderne e perfette il settore amministrativo; non si riesce però con la scala gerarchica, a soddisfare l'operaio che lavora, il quale, impegnandosi al massimo delle possibilità, non riesce a trovare nell'azienda la propria personalità alla quale ha diritto, poichè le viene negata dal ritmo di lavoro impostogli dal padrone.
Lo scopo dei delegati di reparto è di valorizzare al massimo il lavoro dell'operaio, cercando di dare a ciascun lavoratore una sicurezza ed una prospettiva nel lavoro, fattori questi, indispensabili per il raggiungimento di quei fini umani ai quali ognuno anela. Questo organismo, aiuterà ogni operaio a scegliersi la strada giusta per il suo migliore inserimento nel campo del lavoro, e per la sua graduale emancipazione di classe.
Un'organizzazione insomma, creata per far sì che l'operaio possa difendersi, e permettergli di appoggiarsi ad essa esponendogli le sue difficoltà, così da fronteggiare il subdolo egoismo che vige nel mondo del lavoro.
Oggi, tanti lavoratori sono ancora costretti a subire le tracotanze dei padroni solo perchè non rie-
gito troppo! L'operaio, sa di essere stato trattato in modo disonesto in rapporto al rendimento dato ma non reagisce, perchè pressato dal regime, e soprattutto, perchè gli manca chi gli dia il giusto indirizzo.
In questo mondo industriale così egoistico, ci sono ancora tanti operai che vengono volgarmente sfruttati in modo intensivo ed estensivo: è uno sfruttamento che tende ad ampliarsi sempre più; i minimi tabellari sono ritenuti degni della massima considerazione da parte del padrone del vapore malgrado gli operai sanno svolgere il loro lavoro in maniera efficiente.
Ed è appunto in ognuna di queste particolari e difficili situazioni, che subentra il delegato il quale, con il valido apporto di ogni lavoratore, si prefigge di sanare questa incoerenza del sistema, e di sorreggere l'operaio nella sua quotidiana lotta.
Poichè codesto organismo è stato ufficialmente riconosciuto, ciò significa che esso può da oggi in avanti conferire con piena autonomia nell'ambito della fabbrica.
I delegati di reparto, si affiancheranno alla Commissione Interna; poichè in una grande fabbrica la sola C.T. non può seguire e sod-
scono ad organizzarsi; lavorano con impegno e decisione da anni, rendono al massimo delle loro possibilità senza avere dalla Direzione alcun riconoscimento del lavoro fatto, anzi, per tutta risposta, la Direzione quando concede loro 10-15 lire d'aumento di merito ogni 15 anni, sembra aver elar-
disfare tutte le beghe che quotidianamente avvengono, con la conquista del nuovo contratto si è ottenuto il riconoscimento di codesto organismo che finalmente potrà rendersi operante dei pieni diritti (e non più nascostamente come prima, il che faceva fatalmente rieccheggiare gli antichi
Moti Carbonari) che il nuovo Contratto di Lavoro le assegna.
Delegati e C.I. percorreranno unitariamente da oggi in seguito la difficile via che porta al raggiungimento degli ideali prefissi: maggiore unità e benessere; saranno il braccio e la mente per ognuno di voi. Da voi però, chiedono fiducia poichè solo con essa si può avere un'ideale trampolino di lancio che ci proietti verso le future e faticose conquiste.
Sperando che ciascun operaio, comprenda l'importanza di questo nuovo organo, ci auguriamo che si arrivi a considerare i membri delegati alla stessa stregua della C.I., poichè dall'unione di queste due forze, il progresso operaio ne trarrà beneficio. Sarà così un altro passo avanti che contribuirà ad avvicinarci a quel sistema di lavoro che potrà garantire ai lavoratori quel rispetto e quella dignità che da tempo attendono e meritano ma nel momento attuale ancora non hanno.
Carlo Bertani
I LAVORATORI HANNO VINTO
Questa è la pura e sacrosanta verità! Mai come di questa lotta contrattuale i lavoratori possono dire di aver vinto. E questo per due valutazioni di fondo:
Con le conquiste ottenute abbiamo dato una concreta soluzione a quello che era stato chiesto.
Abbiamo sconfitto con la nostra lotta il disegno posto in atto dalla borghesia per una degenerazione della lotta che permettesse di imporre al paese una soluzione politica reazionaria e fascista.
I contenuti del nuovo contratto sono già stati oggetto di discussione ed approvazione da parte dei lavoratori e quindi, non entriamo nel merito. Importante però ci sembra sottolineare il perchè si è potuto — a nostro avviso — arrivare a questo tipo di conquista. Sicuramente per il nuovo rapporto democratico tra sindacato e lavoratori. La grande consultazione pre-contrattuale, l'aver fatto scaturire la piattaforma dal
dibattito dei lavoratori, non solo ha reso tutti, operai, impiegati e tecnici corresponsabili della scelta, ma ha prodotto una maturazione di coscienza tale, da tramutare il potenziale di forza rappresentato dalla classe operaia in una unità di lotta consapevole al punto tale da saper con cosciente fermezza autogovernarsi e soffocare sul nascere la provocazione reazionaria della borghesia (sospensioni, licenziamento, la morte di Annarumma, le bombe di Roma e Milano).
Le grandi manifestazioni di Torino, Milano e Roma ne sono la prova più evidente ed hanno dimostrato per l'ennesima volta che l'ordine lo tiene la classe operaia; il disordine c'è quando c'è la polizia.
spressione della borghesia e dei padroni; onera ed agisce nell'interesse dei fiochi (i padroni) a danno dei tanti (i lavoratori). Queste riforme di struttura che abbiamo già indicato (riforme tributariesanitaria - casa - caro-vita - scuola) possono capovolgere questo rapporto antidemocratico e dare ciò che di fatto spetta alle masse popolari, ai lavoratori.
Questa è la nostra prospettiva per altro contenuta anche nell'ordine del giorno approvato dall'assemblea dei lavoratori dove si ribadisce il nostro impegno per l'integrale applicazione delle conquiste raggiunte, per risolvere i problemi aziendali e per le conquiste delle riforme sopraindicate.
Un fatto è certo. Le nostre conquiste hanno aperto prospettive
Si è così proceduti nella lotta alla creazione di strumenti di potere (delegati di reparto, consigli di fabbrica, comitati sindacali unitari) che hanno rappresentato e rappresentano tutt'ora l'espressione della base e daranno certamente un fattivo contributo all'integrale applicazione del contratto.
Nella lotta si è fatto sempre più larga la convinzione, oggi diventata certezza, che il rinnovo del contratto rappresenta una tappa della lotta dei lavoratori tesa a migliorare le condizioni di vita e lavoro delle masse popolari. Il problema più importante è conquistare riforme di struttura tali da modificare 1' attuale rapporto di potere. Questa società, la società capitalista in cui viviamo è l'e-
di sviluppo economico notevoli, hanno fatto fare ai lavoratori un avanzamento sociale.
Spetta ora al potere politico, attraverso la realizzazione di queste riforme, proseguire sulla strada dello sviluppo sociale ed economico del Paese, aperta dalla lotta dei lavoratori. Se questo non avverrà, significa non solo continuare con la vecchia logica, e non voler recepire quello che è la volontà dei lavoratori, ma una evidente volontà politica di dare al Paese soluzioni reazionarie.
Ma, egregi signori, lo ribadiamo già fin d'ora, statene certi; dovrete fare i conti con i lavoratori. Ricordatelo, non siamo disposti a tornare in nero.
SSA
Cambiare le condizioni di vita nella fabbrica e salvaguardare la salute dell' uomo nella città
Il processo di trasformazione e di sviluppo industriale ed economico in atto a Milano e nel paese, non si accompagna ad una contemporanea elevazione dei valori di civiltà, soprattutto in rapporto a taluni primordiali esigenze di vita e di tutela delle essenziali condizioni di progresso sociale delle masse lavoratrici e delle popolazioni.
Larghe fascie di bisogni permangono insoluti, da quello della casa, degli asili, della scuola, a quelli dei servizi igienici di base, dell'approvvigionamento idrico ecc.
Risultano, soprattutto, gravemente compromesse le condizioni di tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini, in conseguenza del grave stato di inquinamento della atmosfera e delle acque e per una situazione igienico-sanitaria dell'ambiente di lavoro dove la legge del profitto padronale non ha riguardo alcuno della salute e perfino della vita dei lavoratori.
I casi clamorosi di inquinamenti dell'aria e dell'acqua, l'elevato grado di tossicità raggiunto nella trascorsa stagione invernale, il rapido estinguersi delle fonti idriche ed il loro contemporaneo inquinamento, hanno sensibilizzato l'opinione pubblica ai problemi della tutela igienico - sanitaria dell' ambiente esterno.
Nello stesso tempo la tutela igienico-sanitaria dell'ambiente di lavoro è divenuta uno degli obbiettivi di fondo della battaglia per la trasformazione della condizione operaia.
Decine e decine di grandi, medie e piccole fabbriche, offrono ogni giorno la drammatica testimonianza di una organizzazione dell'ambiente di lavoro in cui i nuovi processi produttivi, l'uso di materie prime sconosciute, l' impiego di macchine dai ritmi ossessivi, i rumori, ecc. costituiscono un attentato permanente all'integrità psicofisica dei lavoratori.
Appare evidente come l'obbiettivo della conquista piena del diritto alla tutela della saluta sancito dalla costituzione, costituisca nella fabbrica un permanente motiva di
mobilitazione sindacale, politica e di lotta. L'imposizione di un ambiente e di un rapporto di lavoro a misura dell'uomo, non rappresenta solo una conquista sindacale e politica di decisivo contenuto democratico, ma anche un fatto di civiltà destinato a condizionare positivamente tutta la battaglia per la piena salubrità dell'ambiente in cui l'uomo è chiamato a vivere.
Sotto questo profilo il collegamento fabbrica-rione, lavoratorecittadino diventa un fatto permanente e unitario propria perchè permanente ed unitario è l'obbiettivo da raggiungere: la tutela della salute.
Anche se passi importanti in questa direzione sono stati compiuti vi sono seri e preoccupanti motivi di sottovalutazione e di discontinuità nell'iniziativa e nelle lotte.
Sul terreno sindacale, ad esempio, mentre i compagni responsabili dell'organizzazione sostengono con forza la linea di non considerare la salute una « merce » contrattabile nel rapporto di lavoro, uguale coscienza non si può dire
hìss rap:l:retta Ié norl " sempre." il a.
del tutto acquisita alla base, ove la spinta alla « monetizzazione » dell rischio è sempre troppo presente nelle lotte rivendicative.
Noi riteniamo che i complessi problemi della sicurezza e della salute dei lavoratori nelle fabbriche, dovranno essere motivo di un particolare impegno da parte di tutti, operai ed impiegati.
L'inquinamento dell'aria .e dell'acqua, richiedono soluzioni urgenti e radicali, bisogna imporre un regolamento per gli scarichi dei gas combusti e per gli scarichi industriali che colpisca direttamente i grandi gruppi monopolistici, senza lasciare loro la possibilità di riversare i costi delle modifiche da apportare nuovamente sui lavoratori o sui cittadini.
E' indispensabile quindi farci promotori a tutti i livelli di una vasta azione di massa su questi problemi.
Solo in tale modo sarà possibile conseguire il risultato di risolvere i problemi denunciati.
Il AFFg Al SU
L A PACE PATRIMONIO DELLA CLASSE LAVORATRICE
Ogni anno, in occasione delle festività, si lanciano appelli da ogni parte del mondo, da ogni comunità sia laica o religiosa che invitano i popoli alla pace e alla fraternità del mondo intero.
Purtroppo, però, dobbiamo amaramente constatare che col passare dei giorni ben poco viene messo in pratica, tutto continua come prima e migliaia di migliaia di uomini si uccidono in inumani conflitti per la supremazia di un popolo su di un altro, di un sistema sull'altro.
E' questa una tragica realtà contro la quale stiamo opponendoci da molti anni ma, che fino ad ora, non ha dato quei risultati di piena soddisfazione che i popoli desidererebbero.
Ma se tutta una nazione vuole la pace c'è una parte di essa che è molto più sensibile di ogni altra al raggiungimento di questo traguardo; questi sono i lavoratori.
I lavoratori, questa operosa parte del popolo che rappresenta la forza viva di una nazione, nulla hanno da guadagnare durante la guerra.
E' inutile fare degli esempi in proposito perchè tutti hanno potuto constatare che chi è uscito sempre e comunque sconfitto da tutte le guerre sono gli operai.
quali si ripercuotono sempre le reazioni negative di queste funeste avventure.
Da anni sulle piazze di tutto il mondo, i lavoratori esprimono il loro malcontento e ii loro parere negativo al proseguio di una politica ch guerra che altro non semina se non lutti e miseria.
Di fronte a questa grande volontà popolare tutti, anche i più restii, sono costretti, magari a malincuore, a prenderne atto ed a operare in modo di porre fine a qualsiasi tipo di violenza organizzata.
La pace è un patrimonio di tutti
e che tutti auspichiamo, ma per la classe lavoratrice, che sempre in ogni epoca si è espressa in favore di essa, la pace è I elemento indispensabile per migliorare le proprie condizioni sociali ed umane.
Questo i lavoratori lo sanno e non a caso li troviamo in testa a tutte le manifestazioni pacifiste in ogni parte della terra per testimoniare con la loro presenza la fratellanza tra i popoli e condannare severamente quei pazzi visionari che hanno fatto della uuerra la loro unica ragione di vita.
LA REDAZIONE
PATRIMONIO DELLA CLASSE LAVORATRICE
In questo mondo pazzo e intransigente scoppiano le guerre al minimo incidente senza rifletter a cosa si va incontro s'inventano i pretesti - per lo scontro.
E' cosa vecchia, e ormai tutti lo sanno, che solo ai poveri la guerra reca danno mentre agli scaltri e pavidi industriali _ la guerra moltiplicar fa i capitali. Son proprio lor i cupidi industriali che con pretesti illogici e immorali verso il massacro mandano la gente solo a morir, come se fosse niente.
Si mandano a fare le guerre in nome della patria e della libertà e dopo avere sacrificato il meglio di se stessi, dopo aver perso gli anni migliori della vita, dopo aver perso le carriere e i guadagni per interessi che non sono i !oro, quando tornano, e in quel caso si dice è per loro una fortuna, gli si negano i principali ed inalienabili diritti dell'uomo rifiutandogli le più elementari assistenze.
Di queste esperienze negative nessuno più ne vuol fare, tanto meno sono disposti a farne gli operai sui
E c'è una scelta pur tra gli uomini che vanno certi, s'imboscan, e sempre a casa stanno che parton, o fato! son i poveri operai oppressi e come sempre pien di guai. Mentre chi resta, è facile intuirlo è il figlio di papà, che manco a dirlo, a casa non sa proprio cosa fare manda gli altri a farsi massacrare. Però di questo andazzo a tutti inviso siamo arcistufi e in molti abbiam deciso di porre fine a questo orribil cose e al posto delle bombe gettar rose. Lungo le strade si snodano cortei che inneggiano alla pace in tutto il mondo sulle scritte in lingua di ogni terra si legge‘fvogliam la pace e non la guerra, A furia di ribatter su sto chiodo anche a color che la guerra le stà a modo sono costretti, magari a cuor scontento, a tener conto di questo movimento. Or moderano i lor termini e le espressioni un tempo roboanti e fracassoni con frasi da potere tener viva la porta di una buona trattativa. Giunto a sto punto ormai credo che vale che debbasi tracciarsi una morale che è bella ed a ogni uomo certo piace « quello che noi vogliamo solo è la PACE ».
CRONACHE DI FABBRICA
Torna a casa Lisi!
Lo credevamo un compagno di lavoro, uno cioè che è abituato a lavorare onestamente; eccoti invece che appena passata la sponda i rapporti si invertono. Come mai ti comporti così sig. Lisi? Innanzitutto, precisiamo subito che gente come te merita un bel calcione nel fondello dei pantaloni poichè se noi ammettiamo l'ignoranza che è indiscussamente il tuo forte, non ammettiamo la superbia, perchè questa è la madre dell'ignoranza. I giri di vite che adotti con coloro che una volta erano tuoi compagni di lavoro e di reparto, non depone certo a favore della tua serietà! Il tuo comportamento ambiguo, ha ormai stomacato i tuoi dipendenti, una volta tuoi compagni di fatica.
Le avvertenze nostre che ti suggeriamo, sono queste: « Smettila di surgelare il cottimo poichè oltre a non essere all'altezza, non hai sufficiente intelligenza nel saper conteggiare poichè la matematica non è il tuo forte: non cercare di mettere in pratica un metodo discusso di despotismo poichè è meglio per te e principalmente per la tua salute, se resterai ciò che sei sempre stato e sempre sarai: un terra terra; in ultimo, abbiti cura di prenderti come medicinale í consigli che ti diamo perchè in caso di searro, ti assicuriamo un tracollo di vitalità che ti farà riflettere per tutta la vita ». Se queste delucidazioni non ti scuotono, non hai nient'altro da fare che continuare su questa via: vedrai che i frutti non tarderanno a maturare. Consolati comunque, poichè non sei il solo ad essere segnato sul nostro libro nero: c'è il capo cronoman, c'è il latin lover (da strapazzo); come vedi, sei in buona compagnia il che vuol dire « mal comune, mezzo gaudio ».
Una cosa è certa: la pazienza che ha la C.I. con gente come te, noi non l'abbiamo; al limite del sopportabile, niente di più facile che tu con i tuoi campagni vi si ritrovi con le ossa rotte, e poi, pensala come vuoi.
Terminando questo poemetto, gentile nel modo in cui tu lo interpreti, non possiamo esimerci
dal biasimare la Direzione di fabbrica nel vedere con quale faciloneria affida posti di grande responsabilità a gente che a chiamare « incompetente » è dire troppo poco; posti occupati da persone che il loro mestiere è quello di mungitori di vacche, che meriterebbero un bel giorno di sentirsi dire: « Torna a casa Lisi »!
Pulizia in mensa
Avvertiamo la nuova gestione mensa che per « mensa » noi intendiamo, oltre a cibo possibilmente mangiabile, salone e tavoli ben puliti.
Con la vecchia gestione GEME. AZ. la pulizia era apparente, non reale. Si può chiamare pulizia quando i tavoli sono puliti con le spugne; passi pure anche se fosse uno strofinaccio, ma le MUTANDE (da donna) NO.
Non ci dilunghiamo sull'argomento poichè speriamo che la nuova eestione abbia più buon senso della precedente; ci auguriamo che « capisca » che gli operai non sono da livellare a quegli animali che vengono sfamati nelle mangiatoie.
Più onestà nei conteggi
Poichè ad ogni scatto di contingenza la Direzione si affretta ad affiggere nelle apposite bacheche un foglietto in cui si specifica il sopravvenuto aumento che comporta un maggior onere della fabbrica verso i lavoratori, non si capisce come mai non si usa la stessa sollecitudine nel far sapere (sempre nelle bacheche) ciò che è il reale guadagno che l'azienda accumula durante l'anno.
Poichè queste cose sappiamo che non possono succedere, perchè allora questi due pesi e queste due misure? Attendiamo risposta (!?!).
attivista sindacale è bollato in Direzione poichè riconosciuto appartenente al gruppo che stampa il giornaletto, il merito di ciò va ascritto a questo ignobile individuo che ha diretto i suoi passi e la sua mente verso gli uffici di un dirigente di marginale importanza; non pensiamo che Io scopo di questo verme (fare del male ad un proprio compagno di reparto) abbia successo, poichè l'accusato sa difendersi da solo fin troppo bene, inoltre, c'è la libertà di stampa e lo Statuto dei Lavoratori che lo difendono abbastanza bene anch'essi.
Ricordiamo a questo « signore » che la S.S.A. era al corrente della faccenda fin dal giorno dopo della sua spiata; il fatto grave che ha commesso, è stato subito localizzato. Ciò che ci fa veramente schifo, è il vedere come questo cavernicolo abbia inventato molto di sana pianta, con l'intento di fare il più male possibile, cose che solo una mente malata era in grado di partorire.
Chi la fa, l'aspetti!
Non è una semplice frase poichè andrebbe meditata con serietà dall'individuo in questione.
Sappia costui che se un operaio
Poichè sia la C.I. sia la S.S.A. sanno chi è quest'operaio (e lo sa anche l'attivista denunciato) avvertono questo non iscritto al Sindacato che chi la fa non ha che d'aspettarsi la ritorsione. Va bene che con la sua spiata sembra sia stato proposto di lire 20 d'aumento di merito da parte del dirigente che conta di meno, sappia però che l'operaio da lui denunciato ha intenzione di indicarlo ai lavoratori nella prima assemblea che ci sarà; non lo farà se costui gli verrà incontro privatamente e gli chiederà scusa per ciò che ha fatto, e gli spiegherà i motivi che lo hanno indotto ad agire così, senza motivo; se non ci sarà questa spiegazione del suo anormale comportamento, non ci spiacerebbe affatto il vedere come finisce una spia quando viene scoperta.
Pensierino della sera:
« ... E vissero infelici e scontenti ».
Sembra una stonata parodia di un finale delle vecchie favole, ma è purtroppo una dura realtà di fronte alla quale, il lavoratore ci cozza contro ogni giorno, più violentemente che mai.
Questa realtà, noi giovani e meno giovani, la respingiamo nel modo più assoluto: respingiamo i tempi di cottimo infernali, i salari inferiori ai minimi vitali, la mancanza di tempo libero, la discriminazione a secondo della tendenza politica, il trionfo del ruffiano che dilaga a macchia d'olio, il calpestare volutamente i diritti dei lavoratori.
Queste tristi realtà che respingiamo fortemente, sono all'ordine del giorno anche al T.I.B.B. Sappiamo tutti cos'è il lavoro a cottimo (all'infuori dei cottimisti); abbiamo la prova tangibile dei salari di fame che usano corrispondere ai dipendenti di questa fabbrica (ne sono esclusi i soliti ruffiani) non sappiamo cosa significhi il tempo libero; abbiamo pure presente, come certe assunzioni siano dettate da una certa linea politica; non calcoliamo neanche più i soprusi, sempre all'ordine del giorno, che calpestano sempre più chiaramente i diritti dei lavoratori.
Così, dopo questo pensierino della sera, la nostra unica speranza consiste nella nostra unità; una unità tangibile e non fittizia. Per farla divenire fruttuosa, è necessario che i non iscritti al sindacato, seguano la linea adottata dalla maggioranza dei loro compagni, il loro assenteismo, può provocare solo danni alla comunità dei lavoratori (nella cui categoria si trovano essi inclusi).
QUATTRO PAROLE CON ALCUNI CAPI REPARTO
periodo ì suddetti capi hanno tenuto a freno la lingua (sono rimasti in « cesta » come si suol dire).
Passando i giorni però, ogni cosa torna alla normalità; terminando lo sciopero, i capi riprendono le antiche funzioni di ducetti in sedicesimo.
Poichè vogliamo richiamare l'attenzione su fatti che sono indice di errata concezione di funzione di questi capi, auspichiamo che la Direzione, valutando i fatti in maniera onesta, sappia trarne le decisioni opportune, onde porre fine a certi sconci.
Il compito principale di questi capi (da quel che si vede) è cli « controllare » gli operai, invece di assolvere compiti di coordinazione e di direzione del lavoro. Questo modo d'operare, è derivato dal fatto che le decisioni operative sono imposte da un tipo di direzione dalla produzione fortemente centralizzata, e una volta fatte queste scelte, tutto deve muoversi in funzione della realizzazione degli obiettivi fissati.
Questo modo di dirigere, non sarebbe criticabile se al raggiungimento dei risultati « voluti » dalla direzione, non si sacrificasse ogni interesse della condizione di chi lavora.
Risalendo dalla posizione dell'operaio a quella del capo reparto, a quella degli impiegati, del tecnico, ecc., scopriamo davanti a noi una scala gerarchica che tende a spersonalizzare il lavoratore, a renderlo se possibile, solo un numero. Questo modo di fare del padrone (accettato da alcuni capi) non ammette discussioni sulle sue scelte).
Ciò che segue, si tramuta in atti che dovrebbero far arrossire di vergogna chi li compie.
Non è certo unti novità il sapere che « alcuni » capi reparto inviano settimanalmente alla direzione rapporti scritti su cui non si indica l'andamento di produzione con annessi gli accorgimenti da prendere, bensì per raccontare ciò che fanno gli operai.
Un consiglio a questi capi? Se la loro salute la vogliono mantenere integra, la smettano di comportarsi così vergognosamente; questo andazzo, dura da troppo tempo per poterlo sopportare Otre. Qùesta loro opera non la giustifichiamo, anche se ciò che fanno è imposto loro dai superiori (in parte).
Ogni uomo, deve saper scegliere fra il lecito e l'illecito, non deve trincerarsi dietro « gli ordini ricevuti » per fare il boia con chi gli è sottomesso. Deve smetterla cioè, di essere un « condizionato ».
Gli operai, traggono la forza di essere rispettati, dalla loro unità e solidarietà; imparino anch'essi (i capi) a comportarsi da lavoratori e a scoprire così, che i propri interessi non si trovano dalla -parte padronale.
E' nostra convinzione che il padrone nulla potrebbe fare da solo, se tutti i lavoratori, quelli che traggono da vivere con il proprio lavoro, fossero uniti; con l'unità, i lavoratori sarebbero anche capaci di smuovere le montagne, sarebbero inarrestabili nella loro marcia, poichè sanno di essere loro la vera vita della fabbrica.
Mai, come nel passato periodo di sciopero, abbiamo visto i capi della r Sezione così arrendevoli e premurosi nei confronti degli operai; essendo quello un momento in cui la pressione operaia giungeva al culmine sfociando nello sciopero, ebbene, mai come in quel
Vediamo alcuni capi reparto infierire in maniera incivile sull'operaio: gli insulti e le minacce, quasi sempre all'ordine del giorno, rivelano in essi il classico sadismo dell'impotente, che come servi non sapendo come giustificarsi, rincarano in questo modo la dose sempre a loro disposizione, di servilismo verso il padrone.
Abbiamo ben presente la condizione dei tecnici, dei capi reparto; sappiamo che abbisognano di una spinta che li liberi da certe remore che dovrebbero ormai appartenere al passato; sappiamo che hanno bisogno di liberarsi da un rapporto autoritario, essendo noi convinti che, per liberarsi dal loro doppio gioco, hanno bisogno anche di noi. A questo appello siamo pronti a rispondere, ma la mano che noi porgiamo loro, è condizionata dal loro atteggiamento; questa mano, potrebbe anche chiudersi contro loro. Se ciò succedesse, chi si avvantaggia sarebbe solo il padrone, e noi non desideriamo che ciò succeda.
PERCHE' BISOGNA ISCRIVERSI AL SINDAGATO
Un'importante nzanifestazioite di coscienza e di classe
Dopo la rivendicazione del Contratto di Lavoro conclusasi vittoriosamente, si è.subito aperta una nuova vertenza. (se così si può chiamare) tra attivisti sindacali e operai non sindacalizzati. La causa delle discussioni: l'iscrizione al Sindacato.
Ci sarebbe da ridere (per non dire piangere) il sentire come questi non sindacalizzati cercano puerilmente di far capire le ragioni del loro « NO »; ma non c'è da ridere, quando ci si trova davanti a dei tipi stravaganti che usano a loro dilesa frasi ancor più stravaganti di loro stessi.
A tutti i lavoratori che tentano di giustificare il loro « NO » agli attivisti sindacali e a membri di C.I. quando essi chiedono loro se hanno fatto il proprio dovere compilando la delega, possiamo dire senza tema di smentita, che i loro argomenti negativi sono superati da molto tempo. Le loro scuse sono le solite, così, ecco un contraddittorio nostro che opponiamo ai loro « se » e « ma ».
Mi iscrivo quando saranno tutti iscritti ».
Risposta: « Se è giusto che tutti debbono essere iscritti, tocca a " te " dare l'esempio per primo ».
Mi iscrivo quando ci sarà un Sindacato unico ».
R.: « Il Sindacato Unificato, non è la manna che scende dal cielo, ma un organismo che si costruisce e si realizza solo con la partecipazione di tutti, e la quota dí ognuno ».
Faccio sciopero quanto voi, non basta »?
R.: « Lottare e non versare la quota sindacale, significa fare il proprio dovere a metà in quanto una organizzazione è forte se ha anche i mezzi finanziari per esplicare la sua molteplice attività ».
I miei problemi, me li risolvo da solo ».
R.: « Niente di più errato! Coloro che dicono che si risolvono da soli (!!?) i loro problemi, in verità beneficiano costantemente dei diritti contrattuali per i quali, il più delle volte, non hanno mai lottato e contribuito ».
E' già iscritto mio marito (o
mia moglie ».
R.: « La tessera sindacale, ha valore personale, e non per tutti i componenti della famiglia ».
« Quando avrò bisogno, farò la tessera ».
R.: « Chi fa la polizza d'assicurazione per la casa o per l'auto, la deve far prima d'avere un incidente, non dopo »!
Con questi argomenti, spero di aver contribuito a dimostrare come « certe » scuse sono esse solo il frutto di un opportunismo e di un qualunquismo che non dovrebbero più esistere. Di queste furbizie egoistiche, ne subiamo tutti as-
8 MARZO
sierre le conseguenze, giorno per giorno.
L'adesione, l'iscrizione, la partecipazione attiva alle scelte del Sindacato, connesse al rafforzamento del medesimo ebbene, queste qualità, servono a far avanzare le nostre condizioni sul piano salariale e, soprattutto, sul piano della giustizia e della libertà!
La Redazione
Per ottenere successo nelle lotte è necessario riafforzare l'unità sindacale.
Ogni tessera in più è un colpo alla forza del padronato.
FESTA INTERNAZIONALE DELLA DONNA
L'8 marzo ricorre la Festa internazionale della donna.
Questa festa non è simbolica, ma si richiama al sacrificio di 129 operaie che perirono nell'incendio della fabbrica COTTON di New York, appunto 1'8 marzo dell'anno 1908.
Questo avvenne perchè nel momento in cui scoppiò l'incendio le donne si trovavano praticamente sbarrata ogni via di salvezza, poichè le porte erano state chiuse per evitare che le operaie incontrassero i loro dirigenti sindacali.
Nel 1910, alla Conferenza femminile tenutasi a Copenhagen, si decise di dedicare il giorno 8 marzo a tutte le donne del mondo, perchè nel ricordo delle loro compagne barbaramente uccise dall'egoismo padronale rinnovino il loro impegno di lotta per un cambiamento sostanziale della società.
Così deve essere per voi tutte, Poi dobbiamo ricordare quel sacrificio e impegnarci maggiormente per migliorare le condizioni di vita e di lavoro nella nostra fabbrica e nella società.
Ancora oggi si uccidono i lavoratori in sciopero, e Avola è un esempio e anche se non si uccide si cerca sempre di fiaccare con le
rappresaglie e le ingiustizie il loro spirito di lotta contro lo sfruttamento.
Le donne sono sempre più numerose alla testa delle lotte della classe operaia, esse sanno che su di loro lo sfruttamento è doppio e si manifesta con una disparità salariale ancora effettiva data dalle discriminazioni sui cottimi, sulle qualifiche, sui ritmi di lavoro alla catena di montaggio. Anche il doppio lavoro fabbrica-casa è una arma nelle mani del padronato, nerchè la carenza dei servizi sociali, di asili-nido, di scuole, mantiene una larga maggioranza di donne alla stregua di esercito di riserva di manodopera a poco costo e costringe migliaia di lavoratrici ad abbandonare il lavoro quando hanno una famiglia.
Contro questa situazione sociale oggi le lavoratrici si debbono battere e impegnare tutte le loro forze per un lavoro più qualificato e meglio retribuito, per la sicurezza sociale per sè e per i propri figli.
SIA QUINDI L'8 MARZO IL SIMBOLO E L'IMPEGNO PER L'ULTERIORE EMANCIPAZIONE DELLE MASSE FEMMINILI.
W L' 8 MARZO