VII CONGRESSO DELLA CGIL
14 anni che dividono il VII Congresso della CGIL (che si terrà a Livorno dal 16 al 21 giugno prossimo) dal precedente Congresso di Bologna, sono stati tra i più ricchi ed intensi.
Dal punto più basso della crisi economica del 1963-'65, con i drammatici problemi occupazionali ieri e oggi risolti, il padronato italiano è uscito riorganizzando a fondo strutture e processi produttivi.
Questa riorganizzazione ha puntato tutto su un intensificato sfruttamento di classe, aggravando problemi e squilibri civili, economici e sociali.
La risposta sindacale, nel corso di questi anni, non si è però fatta attendere. A chi predicava austerità, politica dei redditi, accordiquadro e gabbie rivendicative o contrattuali, i lavoratori hanno risposto con forza. Dalle grandi lotte contrattuali del 1966 alla cronaca sindacale di questi primi mesi del 1969, abbiamo assistito ad uno sviluppo imponente di lotte.
Ti Congresso della CGIL dovrà fare un bilancio di queste lotte, scoprire il senso profondo dell'incessante e continuo svilupparsi dell'iniziativa sindacale, offrire l'occasione di un dibattito largo e di massa per formulare una linea generale politico-sindacale degli anni '70.
Infatti, a chiusura degli anni '60, il bilancio delle lotte e dei loro significati di fondo comporta anche delle grosse novità di linea per gli anni futuri.
Basti pensare a solo quattro. fatti.
Il primo, e più importante, consiste nella ricchezza senza precedenti dell'azione articolata e della contrattazione aziendale: qui la continuità di iniziative e di lotte è già, per molti aspetti, una caratteristica nuova dell'azione sindacale.
Il secondo fatto consiste nel fallimento della programmazione economica ai vari livelli e nella necessità che l'azione per riforme di strutture nel nostro paese cammini sempre più con la lotta dei lavoratori. A questo proposito la lotta per la riforma pensionistica e, in un certo senso, la grande vertenza per l'eliminazione delle zone salariali, insegnano che per affrontare certi problemi sociali e certi squilibri sociali, il ruolo tipico della lotta sindacale è oggi indispensabile.
Il terzo fatto è la crescita di momenti di partecipazione democratica e di massa alle scelte di lotta e alla vita del sindacato, con tutto ciò the comporta in termini dì conquista (assemblee di fabbrica e dì reparto, ad esempio) e di democrazia sindacale.
Il quarto fatto è il 'cammino che il processo unitario ha compiuto in questi anni, e le grosse novità di comportamento sindacale che ciò ha portato, dalla fabbrica fino alle Confederazioni.
Anche solo da una elencazione di questi fatti principali si comprende tutta l'importanza del Congresso della CGIL.
Esso dovrà esdre un momento
di larghissimo dibattito, partendo soprattutto dalla fabbrica. Dall'analisi più spregiudicata dei fatti sindacali più significativi di questi anni si dovrà giungere a definire conseguenti obiettivi da realizzare.
Così il nostro Congresso potrà rappresentare un ulteriore, decisivo momento di unità dei lavoratori (e di grave scacco a chi spera in un processo inverso).
Lucio De Carlini (della Segreteria Regionale della CGIL)
A Rimini il 9-10-11 Maggio
CONVEGNO NAZIONALE FIOM SUL NUOVO CONTRATTO DI LAVORO
Nelle scorse settimane le Organizzazioni Nazionali FIOM, FIM e UILM hanno unitariamente deciso di lanciare una grande consultazione fra tutti i lavoratori metalmeccanici per definire la piattaforma rivendicativa da presentare per il rinnovo del Contratto di Lavoro.
I punti rivendicativi indicati per segue in 2
Dalla prima
la consultazione sono: Consistente aumento dei salari in cifra (da definire se in misura eguale per tutti o in base ai rapporti parametrali); Riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali; ricalcolo dei salari sulla base dell' orario settoriale; pagamento degli straordinari a partire dall'orario settoriale; fissazione dei limiti per il lavoro straordinario, nuova regolamentazione del lavoro a turni; Avvicinamento normativo fra operai e impiegati (infortunio, malattia, anzianità, ecc.); Diritti sindacali (assemblea, ecc.);
Rivendicazioni specifiche per
giovani e impiegati.
La consultazione fra tutti i lavoratori deve permettere di definire con precisione le richieste le quali saranno presentate alla Confindustria e all' Intersind entro il mese di luglio.
Dopo le ferie inizierà 1' azione per conquistare il contratto, che dovrà decorrere dal 1° gennaio 1970, per non permettere nessuna vacanza contrattuale, come è invece avvenuto per il passato.
La FIOM ha tenuto un Convegno nazionale, con la partecipazione di centinaia e centinaia di attivisti di fabbrica, a Rimini nei giorni 9, 10 e 11 maggio, ove hanno discusso la piattaforma rivendicativa per il rinnovo contrattuale. I ragguagli verranno dati a suo tempo, nell'edizione del « Metallurgico ».
Dopo Avola Battipaglia
Battipaglia come Avola: dietro la collera di una città che lottava unitariamente per impedire la sua degradazione economica, per difendere il diritto di lavoro di 600 donne, sta lo stesso cinismo col quale il Governo ha affrontato questi gravi problemi.
Su chi chiedeva lavoro, una volta di più si è risposto con la repressione poliziesca, ancora una volta, il canto del mitra ha fatto udire la sua eco mortale.
Questo, è ancora oggi il volto dell'Italia, espresso in tutta la sua drammatica realtà. Ma è una realtà che i lavoratori italiani, non sono più disposti ad accettare. L'eccidio di Battipaglia, ripropone drammaticamente con urgenza a tutte le forze politiche, due problemi che non possono attendere oltre, risposta:
Disarmo della polizia in servi-
zio di ordine pubblico - Nuovo corso politico ed economico, di progresso sociale e civile di libertà.
A questo grande impegno, tutti i lavoratori, siano essi cattolici, comunisti, socialisti, sono chiamati a lottare insieme per il bene della causa comune, levando insieme e con forza, la loro protesta unitaria.
Se si vuole fare dell'Italia un paese veramente civile e democratico, non dobbiamo più permettere che il paese venga respinto indietro, verso gli anni più oscuri del centrismo e dello scelbismo.
La tragedia di Battipaglia, è la denuncia delle responsabilità della politica governativa, è un richiamo per tutti alla lotta, un richiamo all'unità. Iniziamo quindi col chiedere il DISARMO
DELLA POLIZIADISARMO DELLA POLIZIA
In un paese moderno come il nostro in cui la polizia dovrebbe essere al servizio del popolo, a difesa dell'ordine e della giustizia, amaramente constatiamo che l'inversione della ragione è lo gica ricorrente.
Durante gli scioperi, il padrone capitalista si serve della polizia come metodo di repressione, tendente alla difesa dei suoi loschi profitti sempre in aumento. Per chi chiede condizioni di vita più umana, c' è piombo; per 1' industriale, agendo in questo modo, c'è la certezza di continuare a vivere di soprusi, proseguendo (soprattutto) a fare doppia vita, grazie ai vari balletti verdi o rosa; si continua la collezione delle amanti di gran classe (come fa il presidente della Montedison, che non nasconde il suo legame con una famosa principessa).
Per soddisfare la sua sete di guadagno, per declassare sempre più l'operaio, per poter proseguire la sua ambigua vita, l'industriale si è alleato con la polizia, così facendo, può continuare a sfruttare il lavoratore, poichè sa che la polizia è dalla parte sua. Egli operai intanto, chiedono pane.
Dal dopoguerra ad oggi, le cifre sottoelencate danno un' idea di quel che s'è dato come contributo di sangue. La cifra è impressionante, è la dimostrazione lampante che mai l'operaio sfruttato ha chinato la testa:
Morti, 90 (dal 1947 a Battípaglia).
Feriti, 650.
Fermati, 78.000.
Queste cifre stanno ad indicare la disonestà sempre più evidente del Governo, sempre pronto a favorire l'industriale, e ancor più pronto nel difenderlo dalle richieste operaie.
La nostra Costituzione, sancisce che la Repubblica è fondata sul Lavoro; ma quale lavoro di grazia?
L' ultimo esempio illuminante sul modo in cui è fondata la nostra Repubblica, è data dal caso Riva.
Una volta per tutte, gradiremmo sapere perchè questo trattamento della polizia è sempre riservato a noi; in ogni sciopero esterno, ci troviamo appresso questi angeli custodi dotati di bombe lacrimogene, maschere antigas, elmetto, manganello, mitra: il minimo indispensabile cioè, per la caccia ai fuorilegge. Sapendo che questo poco simpatico schieramento d'armi è riservato a noi, è naturale rimanerne scossi psico'ogicamente, e in modo negativo. Vedendo che le armi dello Stato vengono usate contro il rinnovo della classe lavoratrice (invece di usare) contro l'industriale che lo combatte) è ben capibile l'avversione che l'operaio prova per la polizia; non tanto per l'uomo poliziotto, quanto per il sistema discriminatorio che essa contro lui.
Ci vuole il bilancio dei morti per costringere Governo e padrone a rivedere le proprie posizioni, e a firmare quel così poco, dopo lunghi scioperi bruscamente interrotti dal sangue.
Una osservazione torna evidente, ed una esplicita domanda vorremmo rivolgere ai Pubblici Poteri, particolarmente a quelli di giustizia: « I responsabili di questi delitti che coprono di biasimo l'Italia nel mondo intiero, non sono ancora oggi stati denunciati; da quel che ci risulta, non un agente di pubblica sicurezza è sta-
to incriminato; non un funzionario di polizia è stato sospeso dalle sue funzioni, al contrario: si sono invece denunciati i lavoratori, si è cercato di farli passare per disturbatori della quiete pubblica ancora una volta, portandoli così a rispondere davanti all'opinione pubblica, a degli atti e a dei delitti che essi non hanno mai commesso ».
E in parole povere, il solito lurido e stonato ritornello di questa Italia a due facce: riconoscenze e benemerenze per chi dovrebbe andare in galera; galera ed umiliazione per chi dovrebbe sedere dalla parte degli accusatori.
Da oggi quindi, dobbiamo dire BASTA a questo marciume; dobbiamo dirlo forte, nel nome dei diritti dell'uomo; esigiamo da chi sta al Governo, lo smettersi di questi soprusi; pretendiamo che i lavoratori siano rispettati e tutelati nei loro diritti!
Gradiremmo inoltre dalle forze dell'ordine, un impegno onesto da parte loro; poichè sta nelle loro mani la tutela dell'ordine pubblico, facciano del loro meglio per mantenerlo, senza scendere in campo con pose dittatoriali; solo così agendo, avranno diritto a quel rispetto che essi pretendono, e che gli operai sono disposti a concedere loro. Tutto ciò però, è condizionato dal loro modo di agire, poichè è bene sappiano che i lavoratori, considerando la Repubblica fondata sul Lavoro, vogliono fermamente che il lavoro abbia l'assoluta preminenza di apprezzamento e di riconoscimento.
Sarà questo, forse, il primo passo a fare dell'Italia una nazione che si possa finalmente stimare, dove polizia e lavoratori, potrebbero rispe darsi vicendevolmente.
Lottiamo uniti per il disarmo della polizia.
Libertà in fabbrica
La libertà per il sindacato nella fabbrica è una necessità per rendere attiva nei fatti la regola democratica nell'organizzazione, per
I legami fra lavoratori e dirigenti sindacali sono insufficienti per garantire il libero e democratico svolgersi della attività del sindacato.
Ciò succede perchè il lavoratore viene « catturato » e rinchiuso nella fabbrica senza possibilità di poter godere dei diritti che ha come cittadino, fuori dalle mura della fabbrica. E' come se varcando i cancelli dell'azienda dove lavora, diventasse di proprietà del padrone, un oggetto in funzione della produzione.
Anche se ciò accade non può essere pacifico che continui a succedere.
Un sindacato come la FIOM che sì propone di estendere sempre più la partecipazione di ogni singolo iscritto alla vita del sindacato, come condizione per poter continuare a svolgere il proprio compito, non può non porsi l'obiettivo di conquistare il diritto di poter intrattenere un più intenso contatto con i lavoratori.
Le libertà sindacali nella fabbrica (riconoscimento del sindacato e il diritto di godere della libertà di riunione, stampa e organizzazione) sono riproposte all' attenzione del movimento operaio come conquiste da realizzarsi.
L'accento su queste questioni è posto da varie ragioni oggettive e prime fra queste, il continuo mutare delle condizioni di lavoro per l'unilaterale opera delle direzioni aziendali, che provoca il sorgere continuo di problemi, e quindi la richiesta di un più tempestivo intervento del sindacato.
Una seconda ragione, è l'accresciuta coscienza sindacale dei la-
ripristinare un diritto e rendere operante una libertà riconosciuta dalla Costituzione. voratori e la volontà, quindi, di voler essere più partecipi alle decisioni del sindacato.
La presenza del sindacato sul luogo di lavoro, è una questione matura nei fatti e nella coscienza dei lavoratori. Non si tratta di una presenza formale (un ufficio e una scrivania), ma di una presenza attiva. Si tratta per il dirigente di fabbrica, di poter essere presente fra i lavoratori, nei reparti, di poter intervenire ogni qual volta è richiesta la sua opera per dirimere le controversie; di partecipare alle decisioni direzionali per le questioni che interessano i lavoratori; di poter riunire i lavoratori nella mensa, nei reparti e con loro discutere le questioni che sorgono sul lavoro.
Sentiamo che queste sono cose indispensabili per la vita del sindacato. Abbiamo bisogno di queste cose per poter svolgere il nostro compito. C'è bisogno del contatto con la realtà, quella viva dei lavoratori sul luogo di lavoro.
A queste nostre esigenze, il padronato, rispondeva che le riunioni, i contatti, i comizi, si potevano fare, ma fuori dalla fabbrica. Queste sono state le risposte fino ad ieri, perchè noi stessi abbiamo commesso l'errore di non chiedere questi diritti tutti insieme. Ben diversa sarà la risposta, domani, che su queste questioni siamo decisi a lottare tutti uniti.
Si tratta di far acquisire dei diritti importanti, indispensabili per la vita del sindacato. Non si tratta però di cose nuove, inventate questa estate. Questi diritti già erano un fatto acquisito in tutte le fabbriche fin dal 1945, e che
col passare del tempo il padronato ci ha tolto.
Basta pensare alla difficile condizione nella quale opera oggi il dirigente sindacale quando è in fabbrica; è spesso relegato in un reparto staccato dai centri maggiori di concentrazione dei lavoratori; quando è fuori dalla fabbrica i suoi contatti con i lavoratori avvengono sui cancelli, in mezzo alla strada, e quanto diverse sono invece le condizioni nelle quali opera la direzione.
Perchè il padronato non vuole le libertà sindacali nelle fabbriche?
Il perchè è semplice. Con il sindacato in fabbrica e con le funzioni da noi indicate, vorrebbe dire un ostacolo alla politica padronale dello sfruttamento, abbiamo detto un ostacolo e non la fine, perchè siamo abbastanza accorti dal sapere che per mettere veramente fine allo stato attuale dei rapporti di lavoro ci vogliono ben altre cose. e
Ma le libertà sono il lievito dello sviluppo della democrazia; 14. condizione perchè i lavoratori si conoscano, si uniscano nella difesa dei propri interessi.
L'ingresso nella grande fabbrica.Saldo premio di produzione
Alla fine di marzo la direzione ha comunicato alla C.I. i dati riguardanti il premio di produzione del 1968.
L'accordo sottoscritto il 14 ottobre 1968 stabilisce:
L. 63.000 come base fissa.
L. 10 per ogni kg. di prodotto spedito superiore ai 7.300.000. Perciò il prodotto spedito il 1968 è di kg. 12.875.949.
Il numero dei dipendenti sempre per il 1968 è di 3.428. Avendo prodotto kg. 12.875.949
la base che è kg. 7.300.000 abbiamo kg. 5.575.949 utili per il calcolo del premio mobile; kg. 5.575 x L. 10 = L. 55.759.490
L. 55.759.490 : 3.428 = L. 16.265 pro capite;
L. 63.000 base fissa + L. 16.265 derivante dal congegno, si ha un totale di = L. 79.265 per ogni dipendente.
Il risultato raggiunto, premia la lotta condotta dai lavoratori nell'ultima vertenza aziendale.
AI padrone
Caro padrone, con la presente, il sottoscritto a nome suo, nonchè di tanti altri suoi compagni di sventura, ti ringrazia del denaro che sino a ieri ti sei degnato di concedergli in cambio della sua forza-lavoro. Oggi però, caro padrone, sono in difficoltà; mi avevi fatto credere che il salario che mi passavi, sarebbe stato sufficiente per vivere decorosamente. Grazie a questa tua generosità piena di fandonie anziché di buon cuore, mi trovo ora con un solo pugno di mosche tra le mani. Essendo in queste condizioni, non ho trovato niente di meglio che rivolgermi a te che sei mio socio in affari, onde sperare di poter avere un tuo aiuto.
Se tutto ciò ti riesce difficile, vediamo di aiutarti un poco: siamo o non siamo soci, in fin dei conti?
Come tu fin troppo bene sai, « carissimo socio », il capitale che io ti presto (forza-lavoro ultra sfruttata) è aumentato di valore; se per te tutto ciò è un vantaggio, mi premuro da parte mia precisarti che questo mio capitale « io te lo voglio solo prestare, e mai vendere » perchè solo io so come si deve fare per valorizzarlo. Inveces e questo capitale che io ti presto sarebbe stato tuo, sono sicuro che in breve tempo tu mi
avresti fatto diventare un miserabile; spero di non urtare la tua suscettibilità dicendoti ciò ma vedi, conoscendo ormai la tua bramosia di denaro, nonchè i metodi mafiosi e poco onesti che tu adot-
Adesso un bel sorriso... Ognuno dica : g Profitti a l ( da U.E. News - USA)
ti nei miei riguardi, ho deciso di reclamare presso te nel modo più efficace: scioperando! Sono altresì sicuro che questo mio tipo di reclamo ti dispiacerà, ma ora, sono arrivato alla determinazione di fregarmene dei tuoi piagnistei.
E così, cambio registro con te, da oggi in avanti; ogniqualvolta avrò bisogno di un aumento di paga, te lo farò sapere tramite lo sciopero. Anche se questo mio modo di agire è contrario alle tue abitudini, sono arrivato all' idea che per strapparti qualcosa bisogna lottare con te, poichè tu mi hai dimostrato di ignorare il buon vivere civile e democratico; non sai dove sta di casa l'onestà, ti sei dimostrato cinico ed egoista, non concepisci innanzitutto cosa sia la libertà di fabbrica, poichè conoscendoti bene ormai, sono dell'idea che tu sia una vecchia scoria del defunto regime nazista il quale, grazie a qualche fattura di magia nera, è riuscito a sopravvivere in te.
(da
Un'altra cosa vorrei dirti, caro padrone: malgrado tutti gli affanni tuoi derivanti dalla ragione del tuo « Io » che t'impedisce di darmi le mie giuste soddisfazioni, ebbene, vorrei ricordarti che nessuno è eterno; non lo sei nemmeno tu, che non sai più a che parte attaccarti pur di derubarmi. Si può dire senza fallo, che tu vivi con l' affanno dei miliardi. C' è poca differenza fra te e le sanguisughe che hanno l'affanno del sangue.
Vorrei quindi ricordarti, che tra 50 anni questi soldi che tu mi ru-
E' lei l'ispettore per la sicurezza? Ho appena scoperto alcuni ingranaggi non protetti! United Rubber Worker - USA)bi, saranno polvere per te poichè tu a quel tempo, te ne sarai già andato da un bel pezzo da questo inondo; sarai allora, tutto divorato dai vermi e di te resterà solo polvere, come i soldi che lasci a questo mondo.
Già hai un'età avanzata, sei di conseguenza con un piede e mezzo nella fossa; malgrado ciò, continui a lanciare maledizioni contro gli operai, blocchi gli aumenti in atto per via dello sciopero, ti metti a studiare la teoria del pianto greco per cercare di incantarmi una volta di più. Ma non ti accorgi che così facendo, susciti solo ribrezzo? Potrai riuscire ad incantare gli organi governativi che sono in combutta con te poichè ti lasciano troppa libertà; il sottoscritto però, non ti prende di certo per una sirena ammaliatrice, poichè è stato troppe volte da te scottato e ingannato.
Nel finire questa mia protesta scritta che t' ho dedicato, vorrei farti capire una cosa, se ci riesci:
« Piantala una volta per sempre di fare il piangina! So benissimo che non corrisponde a verità ciò che dici. Così continuando, finisci sul gozzo a tutti i benpensanti ».
A dare retta a te, caro padrone, va a finire che io ti dovrei nutrire, vestire ed alloggiare; ma non ti vergogni? Smettila di fare il morto di fame, e impara piuttosto ad essere uomo una volta per tutte (se ci riesci); cerca inoltre di far partecipe alla vita il sottoscritto con tutti i suoi compagni di lavoro, invece dí piangere una miseria che non esiste affatto.
Tutto ciò che dicevi una volta, non attacca più con i tempi moderni; sono finiti i tempi che «Berta filava » in cui potevi far credere una cosa per un'altra; che vuoi farci, il sottoscritto essendo nato in un'epoca moderna, ha di con;eguenza gli occhi svegli, e non è tipo propenso a credere alle tue Fandonie.
« Aumentami il salario », ecco ciò che ti chiedo; e non dirmi che cerco troppo, perchè a te non cre:lo neanche ad una sola virgola di Liò che dici. Questo aumento, te !..) cerco in cambio della mia for/a-lavoro; a quel prestito che io ti ho fiduciosamente concesso, e ,7lic tu hai saputo così ben valo: tk/are a tuo solo vantaggio.
Un giovane lavoratore, stufo di essere da te sfruttato
L' ARRAMPICATORE EX OPERAIO
Fra le tante persone che si arrampicano, oltre agli scalatori di montagna e dell'albero della cuccagna, c'è un genere d'arrampicata che è prediletta da chi è portato al servilismo ed al ruffianismo; chi svolge questo genere di scalata, è solitamente definito « leccapiede direzionale », e il suo campo d'azione, è la fabbrica. E' di un campione di questo stampo, che noi parleremo.
Questo fuoriclasse del servilismo padronale è riuscito a diventare « capetto » da qualche anno. Meriti personali? Può darsi! Noi però, siamo propensi a credere che il suo passaggio di categoria sia avvenuto tramite la padronanza sua di « linguaggio a carattere padronale », esercitazione questa, appresa alla scuola del ruffianismo.
Così, questo « Latin Lover » da strapazzo, si trova ora a dirigere il reparto delle giovani bellezze del TIBB. (Capito chi è?).
Questo signore argentato e strafottente, fino ad oggi si è compia-
ciuto di ritenersi bello; sappia, però, che è soprannominato « Nasello » (per via del suo naso schiacciato come una patata).
Il signore in questione poi, quando è nel reparto, imita i pavoni sfacciatamente; questo suo modo di agire però, si attenuerebbe di molto, se sapia*V.e che la fortuna che ha nel dirigere il reparto non è condiviso dalla quasi totalità delle sue subalterne.
Diciamo « quasi » perchè sembra ce ne sia qualcuna che non sa resistere al suo fascino. Maliardo è, altro che balle!
Lasciamo comunque questo « beato fra le donne » a godere ciò che la sua mendicità riesce a raccogliere, per addentrarci più a fondo nella classificazione sua.
Cosa è ad esempio quel contegno staccato che fa valere contro chi fino a ieri gli dava del « tu »? E' proprio vero allora, giustificare il proverbio che dice: « Quando la m va allo scanno, essa puzza e fa del danno ».
Cosa significa poi quel pretendere super resa delle operaie? Se avesse un briciolo d'intelligenza, dovrebbe sapere che il lavoro a cottimo significa sfruttamento continuato e aggravato.
Senza contare i viaggi che fa negli uffici della direzione, in cui è quasi sempre accompagnato da una ragazza che si sorbirà una ramanzina perchè non ha saputo dare super resa. Tutto ciò, è disgustoso (sia da parte sua nonchè della Direzione); noi, riteniamo che un vero uomo non si deve abbassare a questo punto, solo un lecca-lecca, è capace di agire così.
Un'altra cosa: quando si avvicina alle ragazze, usi meno la tattica della mano morta (operazione palpaggio cioè).
Queste giovani, non osano ribellarsi a questo Mister « Fascino sfasciato » poichè lui è loro capo. Le loro lamentele però, sono arrivate a noi, che le trascriviamo con la speranza che questo signore da oggi in avanti, si comporti da vero uomo.
Dal canto nostro, invitiamo le ragazze che subiscono controvoglia i suoi maneggi, a mettere in
pratica la legge di Newton che dice: « Ad ogni azione, corrisponde una reazione uguale e contraria ». Prendere un martello cioè, e darglielo su quelle mani non certo da fata. Nel caso volesse reagire, vorrà dire che penseremo noi a sistemare le cose per bene.
Dopo aver detto ciò, pensiamo che il « signore » in questione si debba fare un esame di coscienza un bel lavaggio al cervello, sperando che ciò lo riconduca sulla retta via; se la solfa continuasse, potrebbe succedere che a schifi° si finisce. Il nostro consiglio è: Attento a te quindi: bada a ciò che fai! Non vorremmo trovarti ìn orbita quando meno te l'aspet- -ti... ».
Essendo giunti alla fine dello scritto, a questo « quasi signore » facciamo sapere ciò che pensano di lui i suoi ex-compagni operai:
I suoi ex-colleghi, invitano codesto sbruffone millantatore a tenere i piedi ben fermi a terra poichè il pavoneggiarsi ed il tiranneggiare, è indice di stoltezza ». Ed ora, tragga pure le sue conclusioni.
Un gruppo di operaie ci scrive a proposito di
Gent. Redazione, Siam un picc.olo gruppo di operaie della II Sezione che vi scrive.
Abbiamo letto con interesse il giornaletto di fabbrica; ci siamo soffermate su un articolo che riguarda principalmente noi e cioè: « Il dirigente che vuole di più ». Conoscendo il suo modo di agire a dìr poco strafottente nonchè suonato, vi ringraziamo per aver finalmente smascherato il sistema conduzionale poco onesto di questo signore. Ciò che speriamo da voi, è che lo teniate sempre sotto il vostro tiro a carattere articolistico; chissà mai che così facendo non si ravvedi. Se ciò non dovesse succedere, vi preghiamo di fare in modo di fare intervenire qualche squadra di studenti, la quale con qualche sistema energetico,
gli possa fare arrivare il lume della ragione.
Noi non troviamo giusto che questa sottopersona ordini a certi capi striscianti e ossequianti ai suoi voleri, di trattarci da schiave; siamo stufe di tutto questo! Tra l'altro così continuando, non è detta l'ultima parola in caso del perdurare di certi sistemi: sia il signor Gegè Afrosiculo, sia il nostro capetto antipatico come la m dei carabinieri, stiano attenti da oggi in avanti a come agiscono: •non escludiamo il lancio del martello con meta le loro teste, se le angherìe a cui siamo sottoposte dovessero continuare. Per buon ultimo, vorremmo rivolgere due parole all'Afrosiculo, e cioè: Che ne direbbe, ingegnere (!) carissimo, il vedere la moglie sua lavorare al banco a cottimo super-
scannato assieme a noi? Certo non sarebbe contento, ne siamo sicure; non siamo contente neanche noi, sa? Ci riteniamo donne fatte di carne ed ossa alla pari sua moglie; eleviamo quindi a lei questa nostra protesta, sperando che leì si decida finalmente ad agire come dovrebbe convenirsi ad ogni essere umano.
Chi non agisce da uomo, fin dalla notte dei tempi è sempre stato paragonai.° ad una belva; noi per ora, non l'abbiamo ancora ritenuto tale, con l'andare del tempo però, può darsi di sì, se lei non cambia metodo. Per finire: non si permetta più neanche per scherzo da oggi in avanti, di alludere a certi strapazzi serali a cui ci sottopone il moroso. Sono cose queste, che riguardano solo noi e la nostra vita privata. Osasse ancora dire certe frasi indiscrete, sarà la volta buona per levarle la pelle dalla faccia a furia-di graffi. Imparerà così a comportarsi da uomo; vorremmo vedere poi, se ha il coraggio di licenziarci. Tramite il Sindacato, gliela faremo pagare cara.
Un gruppo di operaie super stufe di lei
Preoccupati della forza rode— iscriviti al sindacato.Questa società è da cambiare
Disoccupati
1 milione di disoccupati + 500.000 in cerca di prima occupazione
In fortuni sul lavoro (dal 1946 al 1966) infortuni n. 22.860.960
morti n. 82.557
Invalidi perman. n. 966.880
Retribuzioni medie
agricoltura L. 36.000 mensili industria L. 80.000 »
attività terz. L. 63.000 »
Minimo vitale L. 180.000 »
Pensioni
5 milioni di lavoratori con pensioni inferiori a 25.000 lire mensili
Produzione (1953 = 100)
Siderurgia 1967 + 269 %
Chimica » + 412 %
Petrolchimica » ++ 49 675 5 Plastica
Diminuiti i lavoratori
Tasse
1.085 miliardi pagati dai lavoratori con trattenuta sulla busta paga per Ricchezza Mobile ('66)
2.729 miliardi pagati dai lavoratori nel 1967 per l'INPS
Mortalità infantile (su 1.000 nati vivi)
Italia = 36
U.S.A. = 23
Francia = 22
Olanda = 15
Autovetture
1950 597 1967 = 1.440
Autostrade
1960 al 1968 + 1.400 Km. Polizia e Giustizia (dai bilanci dello Stato)
Polizia stanziati L. 478 miliardi Giustizia stanz. L. 157 miliardi
Nessuno ha ancora pagato per questo!
(dal 1947 ad Avola 1968, quando la polizia spara su operai, contadini, studenti)
88 morti
647 feriti
78.000 fermati
Emigrati
che certe situazioni, perchè essi sono interessati a tenere tutto nascosto; per loro conta solo l'Italia « ufficiale », quella del « pallone » o della « canzinetta » con la quale si vorrebbe incretinire la gente. Ecco perchè i lavoratori lottano, perchè sanno queste cose ed hanno coscienza che si può e si deve cambiare questa società.
Oggi si fa un gran parlare di « libertà e democrazia » ed altro, ma può essere libero un Paese, come il nostro dove vi è la più alta mortalità infantile fra tutti i paesi industrializzati dell'occidente?; dove 5 milioni (10 % della popolazione) di lavoratori sono costretti ad emigrare per lavorare?; dove vi sono paghe inferiori del 50 % al minimo vitale?; dove 5 milioni di vecchi lavoratori hanno meno di 1.000 al giorno per vivere?; ecc. Vi può essere libertà se nelle fabbriche non si può parlare, riunirsi, e alla protesta si risponde con le fucilazioni sommarie sulle strade!
Abbiamo anche dei primati (auto, autostrade, produzione) e altri; anche queste cose sono costate care ai lavoratori ma da sole non possono fare la civiltà di un popolo.
Capitali esportati (dai padroni)
1968 = 1.000 miliardi (circa) (pari a 150.000 nuovi posti di lavoro)
Affitti
dal 1961 al 1968 + 50 % salario speso per affitto = 38,5 %
5 milioni
In questa breve panoramica è data la situazione nella quale viviamo e che fa bene ogni tanto rispecchiarsi per aiutarsi a capire in che mondo viviamo. Ogni dato mette in evidenza un problema.
A qualcuno può far male leggere queste cose ma non ai lavoratori. Così come a qualcuno può dispiacere che noi rendiamo pubbli-
La propaganda dei padroni, portata nelle nostre case dalla TV suona come una sirena incantatrice; di tutto si dice fuorchè le cose che noi abbiamo qui scritto, e anche quando se ne parla, subito dopo si avvia un bel valzer per far dimenticare.
Manca la civiltà. Questa società non è fatta per vivere ma per distruggere l'uomo.
La lotta per cambiarla non incomincia oggi, è già cominciata da tempo. Sono i frutti di questa nostra lotta che hanno dato quel poco di civiltà e di progresso, occorre fare più forti le masse che lottano, più decise le azioni.