n , .ut Pah.0 E Partecipazioni Statali kenlianlehl contro le resistenze Pubbliche e private
Risoluzione del Consiglio Generale F.L.M. — Roma 3-4-5 novembre.
Documento della Federazione CGIL-CISL-UIL sulla politica industriale e Partecipazioni Statali, consegnato al Governo.
Documento conclusivo del Convegno Regionale della Lombardia sulla siderurgia.
Lettera della F.L.M. milanese alla Segreteria Provinciale CGIL-CISL-UIL sul processo unitario.
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Comunicato della Federazione Nazionale unitaria sullo straordinario alla FIAT.
agenzia
informazione
della FLM milanese 1
RISOLUZIONE DEL CONSIGLIO GENERALE NAZIONALE DELLA FLMmen 3-4-5 NOVEMBRE 1977
Il C.G. della F.L.M. riunito a Roma il 3-4-5 novembre, approva la relazione introduttiva del segretario generale Galli presentata a nome della Segreteria Nazionale e l'insieme del dibattito unitario che hanno consentito di individuare nella linea apertamente recessiva del governo e del padronato, gli elementi di un pesante attacco sia alle condizioni di vita di larghi strati popolari, sia alle condizioni di potere della classe operaia e dunque ai grandi processi di trasformazione democratica nella fabbrica, nella società e nello Stato.
OIl compito fondamentale del movimento sindacale è quello di costruire una linea alternativa alla recessione fondata sull'acquisizione di risultati corrispondenti all'insieme degli obiettivi rivendicativi posti alla base delle lotte in corso nei grandi gruppi, oggi centrali quelli delle PP.SS., per le quali con il governo a livello delle trattative specifiche è possibile e necessaria una svolta in cui elementi essenziali sono la difesa e il mantenimento dei livelli occupazionali ed il loro incremento, la revoca dei provvedimenti unilaterali di C.I.G., la definizione di criteri per l'uso dei finanziamenti da destinare al risanamento delle imprese finalizzati ad una politica qualificata di settore. Ciò significa definire le condizioni per piani di settore che abbiano, come parametri espliciti e vincolanti una nuova qualità dell'occupazione (Mezzogiorno, donne, giovani), un controllo pubblico e del sindacato della politica industriale espansiva e qualificata, nell'ambito della quale il rapporto impresa pubblica e impresa privata trovi una soluzione definitiva che liquidi ogni forma di prevaricazione e di clientelismo. Emblematica è a questo riguardo la vicenda "acciai speciali", per i quali riconfermiamo la linea di tutto il movimento sindacale per la prevalenza pubblica oltre che sul piano societario (gestione operativa delle aziende), anche per ciò che riguarda ricerca, progettazione e commercializzazione. Per questo motivo non si deve procedere ad alcuna operazione di finanziamento se non saranno garantiti i criteri prima esposti.
A tale proposito si richiede un incontro urgente, unitamente alla Federazione CGIL-CISL-UIL con i gruppi parlamentari per una verifica puntuale degli orientamenti sull'insieme di tali questioni.
Per quanto riguarda la vertenza energia la F.L.M. riconferma le proprie posizioni e sollecita una rapida ripresa dell'iniziativa complessiva secondo le indicazioni contenute nella relazione introduttiva.
Sempre nell'ambito di una linea finalizzata alla occupazione e agli investimenti, l'apertura di vertenze a livello aziendale, settoriale e territoriale sulla prima
parte del contratto deve rappresentare l'asse della nostra iniziativa nell'insieme della categoria e dei rapporti con le altre categorie dell'industria e dell'agricoltura. Il C.G. è consapevole che di più difficile controllo sono i problemi dell'orario, dell'organizzazione del lavoro, del decentramento, del lavoro nero e degli organici nell'ampia fascia della media, piccola impresa e dell'artigianato. La scelta per comparti e territoriale dell'iniziativa sindacale è condizione essenziale per un collegamento con le lotte dei grandi gruppi che si deve articolare: nell'acquisizione di investimenti ed organici che diano sbocchi concreti all'occupazione giovanile e femminile: nel controllo della mobilità e delle modifiche impiantistiche e dell'organizzazione del lavoro, nel contenimento delle forme di lavoro precario e doppio lavoro, nel rigoroso controllo dell'orario di lavoro e dei turni e nell'accorpamento delle 7 festività nel 1978. A tale proposito il consiglio generale dà mandato alla Segreteria Nazionale di assumere e di proporre le iniziative opportune, anche in seno al direttivo nazionale CGIL-CISL-UIL, per concretizzare tale obiettivo prima del dicembre '77 e per definire i problemi ancora aperti per il 1977 (forme di pagamento, situazione nelle PP.SS.).
In questo quadro il C.G. indica nella lotta dei lavoratori della Fiat contro lo straordinario l'aspetto emblematico di una linea che appunto colleghi l'intervento per il controllo sui traguardi produttivi, sugli organici, sulla mobilità e sugli orari all'obiettivo dello sviluppo dell'occupazione. Questa linea, a partire dal blocco dello straordinario, deve trovare una generalizzazione nell'insieme della categoria per acquisire concreti risultati per la occupazione giovanile.
© II
C.G. è consapevole dell'approfondimento della frattura fra lavoratori occupati e disoccupati. Tra Nord e Sud, e pertanto, ritiene che i risultati di una nuova politica industriale, della applicazione della legge per l'occupazione giovanile e della politica agricola si verifica nei loro effetti sulla occupazione e sugli investimenti nel Mezzogiorno.
Per questo, una linea antirecessiva deve essere qualificata dallo sblocco degli investimenti nelle opere pubbliche, nel rilancio dell'edilizia popolare, dall'avvio del piano agro-alimentare e dall'applicazione della legge 183 oltre che dall'acquisizione di concreti impegni di investimenti industriali delle PP.SS. e dei grandi gruppi a partire dalle aree dove maggiori sono i problemi occupazionali (Napoli, Taranto, Palermo, Siracusa, Cagliari) e dal rispetto degli impegni assunti dal governo e dall'IRI su Gioia Tauro.
In rapporto a questi ultimi, la rapida attuazione della legge per la riconversione industriale è il terreno
Redazione: piazza Umanitaria n. 5 - tel. 54.68.020/1/3/4, Milano.
Direttore responsabile: Walter Galbusera.
Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 344 del 28 settembre 1971
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necessario per la individuazione dei settori e del loro sviluppo e caratterizzazione nel Mezzogiorno.
Questi obiettivi e quelli collegati alla generalizzazione delle vertenze rappresentano i termini reali di applicazione positiva della legge per l'occupazione giovanile; tale linea consente di battere il tentativo padronale di subordinazione a due condizioni che sono e restano inaccettabili per il movimento sindacale: la chiamata nominativa e la generalizzazione dei contratti a termine.
OPer l'affermazione di una politica antirecessiva sono elementi decisivi il fisco, l'equo canone, e le tariffe. Riconfermiamo la validità dei contenuti e degli obiettivi che sono stati alla base dell'iniziativa della F.L.M. sull'equo canone e sul fisco e ci opponiamo alla modifica della struttura delle tariffe elettriche e telefoniche oltre che agli aumenti delle fasce sociali. Nello stesso tempo, di fronte agli orientamenti che, in materia di equo canone, sembrano maturare in seno al governo che prevedono ipotesi intermedie di compromesso comunque peggiorative rispetto al D.D.L. precedentemente concordato alla camera, il C.G. conferma il netto dissenso già espresso in sede di direttivo F.L.M. a Viareggio; così come di fronte al disegno presentato dal governo che supera il sistema dei prezzi controllati, non vi è dubbio che il Movimento Sindacale non può non respingerlo con decisione perché esso si muove in una linea esplicitamente inflazionistica.
L'insieme di questi obiettivi va gestito con una continuità di iniziative politiche e di lotta come l'avvio dei consigli tributari e iniziative di denuncia degli evasori che devono tener conto delle esperienze già fatte e che devono vederci impegnati assieme a tutto il Movimento Sindacale.
© Dagli obiettivi fin qui indicati emerge chiaramente come la linea del sindacato si scontra con i contenuti recessivi della politica economica e di bilancio del governo e con la linea della confindustria recentemente rilanciata. Tale linea si fonda, infatti, sule finanziamento generalizzato delle aziende, sul rifiuto di qualsiasi politica di piani settoriali e sul contenimento ulteriore del costo del lavoro riferito al salario e alle parti normative a proposito del quale la F.L.M. e il Movimento Sindacale escludono che possa essere terreno di discussione e di confronto.
La F.L.M. ritiene, al contrario, che vi sia l'esigenza di modifiche profonde del sistema pensionistico e delle sue strutture e di ristrutturazione del salario attraverso una vertenza generale che coinvolga tutto il lavoro dipendente pubblico e privato nell'ambito di una strategia che preveda contenuti, tempi, livelli ed articolazioni negoziali e che sia definita prima dell'avvio della stagione dei rinnovi contrattuali. Essa deve essere finalizzata a nuovi traguardi di eguaglianza, nell'ambito di una strategia di politica salariale per i prossimi anni, che superi ingiustizie normative e retributive.
UIL capaci di promuovere iniziative di lotta intersettoriali. In questo senso, lo stesso documento sulla politica industriale inviato dalla Federazione CGIL-CISL-UIL al governo, per costruire una piattaforma a cui finalizzare le iniziative di lotta.
Infatti, il giudizio della F.L.M. sulla proclamazione dello sciopero del 15 novembre, che rappresenta un momento importante di unificazione del movimento e di prima risposta generale di tutta l'industria, è che esso deve rappresentare non solo una netta opposizione al ricorso ai licenziamenti, come propongono sia i vertici delle PP.SS. sia settori importanti del padronato privato, ma l'intervento diretto del sindacato contro la politica recessiva del goVerno.
La tenuta del fronte di lotta che deve coinvolgere gli occupati ma anche i disoccupati — recuperando così il significato politico dello sciopero generale del 24 a Napoli e l'importante iniziativa delle leghe unitarie dei disoccupati aderenti alla Federazione CGIL-CISL-UIL del Lazio del 9 novembre prossimo — è data appunto dalla consistenza della piattaforma antirecessiva i cui assi sono rappresentati dagli obiettivi delle vertenze aziendali e settoriali, dal loro collegamento con gli obiettivi occupazionali e di politica industriale nel Mezzogiorno, dalle rivendicazioni sul terreno del fisco, dell'equo canone, delle tariffe e della occupazione giovanile.
E' in questa prospettiva che vanno collocate le decisioni di lotta già prese dagli alimentaristi, dai chimici, dai tessili e dai braccianti. Con questi, in particolare con i braccianti nel Sud e con i lavoratori del settore delle macchine agricole, il C.G. decide iniziative unitarie in rapporto ai pacchetti di ore di sciopero già proclamate dai grandi gruppi e settori in lotta. Queste decisioni di lotta non sono un segno di disarticolazione ma di una progressione dell'impegno che ci deve vedere protagonisti. Inoltre, non essendo prevedibili spostamenti significativi sulla politica economica e sulle vertenze, il C.G. decide uno sciopero generale di tutta la categoria di 8 ore con manifestazione nazionale a Roma da realizzarsi nella prima settimana di dicembre e nel contempo impegna la Segreteria Nazionale a fissarne la data precisa subito dopo il C.D. della Federazione CGIL-CISL-UIL.
Questa grande giornata di lotta da organizzare anche con la sottoscrizione di massa è un contributo a sostegno della strategia unitaria e del concorso, quindi, di altri settori del movimento in un quadro di direzione generale dello scontro che può trovare nel direttivo della Federazione CGIL-CISL-UIL dell'8 e 9 novembre ulteriori momenti di unificazione.
A questo fine, il C.G. impegna la Segreteria Nazionale a convocare riunioni regionali per approfondire la discussione sulle conclusioni del C.G. e il necessario impegno per una partecipazione di massa alla manifestazione nazionale di Roma.
OPer la pratica realizzazione di questi obiettivi il C.G. della F.L.M. individua, rispetto alle grandi questioni settoriali — come l'energia, la siderurgia, l'impiantistica, i trasporti, l'elettronica — che coinvolgono anche altre categorie, nuovi momenti di coordinamento attraverso la responsabilità della Federazione CGIL-CISL-
Il C.G. decide infine la convocazione della seconda conferenza nazionale di organizzazione entro il mese di gennaio prossimo finalizzandola ad una indispensabile ripresa del dibattito unitario da concretizzare fra l'altro con passi in avanti sul terreno del tesseramento unitario, della definitiva generalizzazione della F.L.M. in tutti i sindacati provinciali, della realizzazione certa dei coordinamenti regionali F.L.M. Roma, 7.11.1977
consegnato al Governo
1. LA CRISI INDUSTRIALE SI AGGRAVA
Negli ultimi tempi è venuta a maturazione una grave crisi industriale nel paese, prodotta da profonde ragioni strutturali e che si è ulteriormente approfondita per effetto delle più recenti misure di politica economica del governo, di carattere essenzialmente restrittive degli investimenti e dei consumi, a ciò ha corrisposto un comportamento delle classi imprenditoriali che hanno scelto una politica di blocco degli investimenti, che è anche espressione dell'orientamento presente fra gli imprenditori e in determinati ambienti politici, teso ad uscire da questa situazione con un drastico restringimento della base produttiva e, quindi, con una pesante riduzione dei posti di lavoro, anche proponendo specifiche misure di licenziamenti in massa senza alternative di lavoro.
Le ore concesse di cassa integrazione da gennaio in poi sono cresciute rispetto all'ultimo periodo del 1976, ed è ormai dal secondo trimestre del 1975 che l'occupazione nella grande industria diminuisce costantemente. Grave continua poi ad essere la situazione nell'edilizia per il significato che essa assume rispetto al mancato soddisfacimento di esigenze elementari di ampi strati della popolazione e per la crisi che induce nella vasta area di aziende, in gran parte piccole, medie ed artigianali, ad essa collegate.
La minaccia di 6.000 licenziamenti della Montedison, il pericolo di perdere 4.000 posti di lavoro nelle aziende già EGAM, la precarietà della situazione in una serie di aziende GEPI, la procedura di liquidazione dell'UNIDAL, insieme ad altre numerose situazioni di crisi aziendale e di settore, sono ulteriori manifestazioni di una nuova fase di questa crisi.
Componente specifica della crisi industriale è la crisi delle Partecipazioni Statali. Negli anni '60, gli investimenti delle Partecipazioni Statali hanno supplito alla caduta degli investimenti del settore privato, realizzandosi nel quadro d'insieme di grandi investimenti effettuati con il contributo determinante del finanziamento pubblico, soprattutto nel Mezzogiorno e nei settori primari dell'industria, dalla siderurgia alla petrolchimica. Ma questa espansione dell'industria pubblica, per l'assenza di una programmazione predeterminata e per di più per la presenza di interventi in funzione di una mera politica di salvataggio, ha poi finito con il contribuire alla attuale drammatica crisi industriale.
Negli anni più recenti la risposta dei gruppi politici dominanti è stata quella di restringere la funzione dell'intervento pubblico in una ottica di sviluppo sempre più limitata, che faceva dell'impresa pubblica e del credito agevolato gli strumenti del protezionismo assistenziale e assegnava nei fatti alle imprese a partecipazione statale un ruolo di servizio rispetto ai grandi gruppi monopolistici privati. Non altrimenti si spiegano le crisi aziendali e settoriali che oggi esplodono nell'intero sistema delle Partecipazioni Statali.
In tal modo il sistema delle Partecipazioni Statali,
subordinato a interessi economici e politici spesso in contrasto e in assenza di un quadro di scelte politiche globali articolate su concrete prospettive di medio e lungo periodo, è sempre più degenerato, assumendo il carattere di una disorganica sommatoria tra grandi conglomerate finanziarie—veri e propri centri autonomi di potere— incapaci di rispondere alle esigenze di sviluppo del paese. Nel contempo le imprese operative venivano "deresponsabilizzate" in termini imprenditoriali e gestionali, ostacolando e bloccando l'espansione produttiva con pesanti riflessi sui livelli di occupazione. Una sorte analoga ha seguito la Montedison, gruppo in cui sono confluiti i fallimenti dell'imprenditoria privata uscita dalla nazionalizzazione elettrica e quelli del successivo intervento finanziario delle Partecipazioni Statali, che si è esercitato con analoga assenza di programmi.
Una manifestazione di questa crisi generale è certamente costituita dall'alto livello raggiunto dall'indebitamento di buona parte delle grandi aziende pubbliche e private.
L'alto livello dell'indebitamento è di natura internazionale e costituisce un elemento generale della crisi nei paesi sviluppati, ma è anche il risultato di una politica creditizia generosa per alcuni gruppi imprenditoriali e di negative gestioni aziendali rese possibili anche dalla mancanza della capacità programmatoria dello Stato. Questi motivi di crisi sono stati poi accentuati dalla politica restrittiva degli investimenti attuata dal governo in questi ultimi mesi: al rientro in valori accettabili di inflazione e di deficit pubblico e di bilancia dei pagamenti, ha corrisposto un restringimento della domanda e degli investimenti e l'influenza è stata negativa sui livelli occupazionali. Il padronato ha accompagnato questo indirizzo optando verso una drastica riduzione della base produttiva, ricercata attraverso l'accentuazione degli investimenti intensivi e l'annullamento di quelli estensivi, e lasciando all'assistenzialismo il compito di farsi carico dei problemi di occupazione e rifiutando così una ipotesi di svil.uppo per il nostro paese.
Questi fattori di crisi sono aggravati dal fatto che non esiste oggi alcun progetto immediato di riorganizzazione delle partecipazioni statali né alcun progetto di sostegno finanziario alle imprese che non sia semplice ripiano di debiti fatti con denaro pubblico, né esistono progetti di investimenti industriali, pubblici o privati, di notevole portata, particolarmente nel Mezzogiorno.
I programmi settoriali, assunti come matrice della politica industriale dalla legge di riconversione e dalla legge per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, sono soltanto un impegno non ancora realizzato.
Tale intervento, anche se immediato, può e deve esercitarsi lungo direttrici di una strategia di politica industriale che da tempo i sindacati chiedono e che non riesce ad essere elaborata e proposta dal governo.
La legge sulla riconversione industriale ha fornito degli strumenti, ma non ha ancora prodotto una strategia e un sistema di obiettivi, che in questo momento aiuterebbero notevolmente sia la concentrazione che la decisione sulle iniziative da prendersi.
I sindacati chiedono ancora una volta al governo un pronto intervento secondo i criteri e le direttrici qui sotto elencate, che sono state ulteriormente definite negli ultimi mesi.
2.1. Quadro di riferimento delle proposte di politica industriale
Ovviamente, le proposte che il sindacato fa in questo documento concernenti il campo specifico della politica industriale si inquadrano in un contesto di decisioni e di iniziative nel più vasto campo della politica economica e finanziaria.
Su questo terreno — che primo fra tutti riguarda la politica del bilancio dello Stato e la politica di reperimento complessivo dei mezzi finanziari per l'attuazione della politica di rilancio dell'economia, il sindacato già si è espresso, e più precisamente si esprimerà con appositi documenti. Al riguardo, intanto, richiamiamo qui in termini generali i punti salienti che esigono un pronto intervento nel campo più vasto della politica economica e finanziaria:
l'adeguamento dei contributi previdenziali da parte dei lavoratori autonomi;
la sostituzione del prelievo sulle retribuzioni oltre 6-8 milioni annuo con un aumento dell'aliquota delle imposte per i redditi più elevati;
l'adozione immediata di misure di risparmio energetico da realizzare anche con misure di razionamento (che avrebbe effetti sulla bilancia dei pagamenti);
la difesa della struttura delle tariffe pubbliche — come elettricità e telefoni — che garantiscono attualmente i consumi popolari, quale condizione per adeguamenti tariffari.
Inoltre una politica di rilancio favorevole alle misure di politica industriale qui di seguito indicate, sarà possibile in stretta concomitanza con iniziative, già ripetutamente indicate dai sindacati, quali:
rapida definizione del piano decennale per l'edilizia che corrisponde non solo ad una esigenza di soddisfacimento di bisogni essenziali per parte del paese, ma anche a quella di contrastare la caduta della produzione industriale attraverso un rilancio di investimenti in un settore come quello edile in grado di operare una positiva funzione su gran parte degli altri;
attuazione piena e rapida della legge 183 per quanto riguarda la localizzazione di nuovi impianti industriali nel Mezzogiorno e la realizzazione di essenziali opere infrastrutturali;
attuazione, nei termini stabiliti dal Parlamento, del piano energetico nella parte che riguarda le centrali nucleari e in quella che riguarda le misure per il risparmio di energia e la individuazione delle fonti alternative;
definizione e attuazione delle leggi di riforma dei patti agrari e di finanziamento dell'agricoltura.
Queste azioni vanno peraltro accompagnate da un intervento attivo del governo a favore di una sostanziale diminuzione del costo del denaro e per un efficace controllo dei prezzi.
2.2. Garanzia dell'occupazione.
Le proposte che seguono di politica industriale sono per il sindacato condizione per una efficace politica dell'occupazione, della gestione della mobilità e dell'attuazione della legge di preavviamento dei giovani.
In questo senso queste proposte si pongono sull'impegno del governo a porre come vincolo assoluto ad ogni politica di riconversione e di ristrutturazione, la difesa e l'ampliamento dei livelli di occupazione. I sindacati sono disposti a discutere dei processi di ristrutturazione, di mobilità e riqualificazione della forza di lavoro, se proposte concrete emergeranno come da tempo si richiede, ma tutto ciò a condizione che i problemi del risanamento non siano risolti con licenziamenti collettivi e comunque con misure unilaterali di riduzione degli organici da parte delle imprese.
I sindacati sono disposti a negoziare ogni forma di trasferimento da posto a posto di lavoro, attraverso impegno contestuale del governo, delle regioni, delle associazioni imprenditoriali regionali e locali e delle organizzazioni sindacali.
E' essenziale l'assunzione di responsabilità delle associazioni imprenditoriali nella gestione della mobilità per garantire che questa avvenga da posto di lavoro in posto di lavoro.
Per il Mezzogiorno specificatamente: le grandi imprese pubbliche e private devono essere impegnate a mantenere intatti i loro organici. Inoltre si dovrà garantire l'occupazione nell'indotto delle grandi aree industriali (anche attraverso la applicazione della legge "Taranto") nell'ambito di una mobilità fra posti di lavoro che si otterrà anche attraverso eventuali opere pubbliche, con accordi da realizzare mediante l'intervento del governo nazionale e delle regioni interessate.
2.3. Immediata promozione di piani settoriali di sviluppo.
Il governo deve accelerare la identificazione degli obiettivi settoriali di riconversione, con la collaborazione delle forze imprenditoriali e dei sindacati. Occorre mettere subito in moto i meccanismi della legge di riconversione e stimolare in qualche modo investimenti nuovi settore per settore, con una predeterminata valutazione delle possibilità di espansione di ciascun settore in funzione di una domanda finale pubblica e privata che deve essere aiutata ad esprimersi mediante programmazione della spesa pubblica.
A questo scopo si dovrebbero immediatamente utilizzare studi e prospettive di investimenti e localizzazioni industriali per settore e per regione, a livello interregionale, confrontarli con progetti elaborati dalle regioni e arrivare immediatamente ad un quadro complessivo articolato per settore e per regione degli investimenti industriali da promuovere, su questa base bisogna che le Partecipazioni Statali svolgano il loro ruolo propulsivo, e devono essere verificate le possibilità e le volontà
concrete di sviluppare l'iniziativa privata nelle direzioni preordinate.
La definizione dei programmi di settore dovrà essere studiata in funzione del soddisfacimento dei consumi collettivi, della attenuazione del deficit commerciale e per una maggiore autonomia e crescita tecnologica dell'apparato industriale. In questi termini intendiamo finalizzare il rilancio del processo di accumulazione nel settore industriale, e in questa logica richiediamo prima in termini previsti dalla legge la definizione dei programmi e anzitutto la definizione di scelte settoriali per i settori più coinvolti dalla crisi: chimico, siderurgico, fibre-chimiche, tessile-abbigliamento e miniere. Queste scelte devono andare nella direzione opposta a quella dell'avvallo dato al cartello tra Sir, Montedison e Anic: cioè nella direzione di un programma pubblico nel settore chimico.
Particolare attenzione si dovrebbe riporre ai settori stimolati dal programma energetico, nonché ai settori dei trasporti e dell'elettronica-informatica.
2.4. Interventi per il risanamento finanziario nelle imprese industriali
La grave situazione finanziaria di indebitamento, particolarmente pesante per alcune grandi imprese pubbliche e private, va affrontata non con strumenti legislativi, che si rivolgano alla generalità delle imprese, ma con un insieme di misure specifiche, particolarmente rivolte ad alleviare il peso dell'indebitamento a breve. Per queste ragioni siamo contrari alla proposta di legge Stammati che mira ad assegnare ai consorzi di banche previsti una autonomia e capacità programmatoria svuotando così il CIPI delle sue funzioni.
Pertanto i sindacati chiedono che ogni forma di risanamento finanziario avvenga secondo una applicazione di metodo, caso per caso, fondato su una conoscenza precisa delle condizioni effettive di ciascuna impresa, da giudicare con la partecipazione dei sindacati del settore in cui l'impresa opera e consultando la commissione interparlamentare istituita dalla legge 675. Si tratta così di individuare le realtà aziendali verso cui indirizzare l'azione di risanamento in maniera che obbedisca ai seguenti criteri:
che le operazioni di risanamento comportino una garanzia di occupazione all'interno o all'esterno dell'impresa, del tipo sopra richiesto, esse saranno giudicate anche in funzione della occupazione aggiuntiva che possono prevedere o provocare;
che le operazioni di risanamento abbiano efficacia entro definiti programmi e piani settoriali, del tipo di quelli sopra urgentemente richiesti, per questo ogni operazione dovrebbe allegare le motivazioni pertinenti a tale scopo;
che le operazioni di risanamento comportino un contributo di ricapitalizzazione da parte dei proprietari dell'impresa stessa.
Quindi, il sindacato è contrario a che il risanamento delle imprese private avvenga attraverso ricapitalizzazione con fondi pubblici, o con mezzi finanziari raccolti in modo indiscriminato dal sistema bancario, ed erogati con criteri puramente bancari e finanziari. Ogni intervento di risanamento dovrà avvenire sulla base di una chiara ed esplicita documentazione da parte del governo:
di quali sono le imprese per le quali l'intervento si presenta più urgente; dell'entità dei mezzi finanziari che si devono mobilitare per ogni singolo risanamento;
degli effetti programmati con il risanamento stesso. A condizione che l'operazione sia esplicita e trasparente come sopra richiesto, il sindacato è disposto a considerare anche forme di intervento che coinvolgono il sistema bancario purché appunto tali operazioni non siano generiche e indiscriminate.
3. RISTRUTTURAZIONE E RISANAMENTO DELLE PARTECIPAZIONI STATALI
La riconversione dell'apparato produttivo è dunque il problema fondamentale. E ìn questo quadro va vista l'azione insostituibile delle aziende a partecipazione statale in quanto strumento diretto di intervento pubblico nella economia. Esse dovranno così costituire un punto di riferimento per la stessa attività dei gruppi privati e principalmente per le imprese minori. Di conseguenza la funzione delle Partecipazioni Statali è quella di assicurare un ruolo propulsivo e innovativo a vantaggio dell'intera struttura produttiva, di svolgere in concorso con altri strumenti un'azione antimonopolistica regolatrice del mercato, di intervenire, ove ne esistano le condizioni minime, per il risanamento di settori o aziende in crisi.
A questo fine sono contemporaneamente necessari interventi finanziari e di ristrutturazione e delle Partecipazioni Statali.
3.1. Il risanamento finanziario
In linea di principio il fondo di dotazione dovrebbe essere adeguato a compiti assegnati al settore delle Partecipazione Statali. In particolare dovrebbe finanziare lo sviluppo, salvo casi specifici, di aziende in cui la carenza di capitalizzazione rispetto alle esposizioni finanziarie sia provata e giustificata.
Le posizioni di indebitamento delle imprese a Partecipazione Statale vanno — non differentemente che per il settore privato — valutate e giudicate caso per caso. Ogni impresa, cioè, dovrà denunciare se la sua posizione debitoria è dovuta:
a semplice difficoltà finanziaria;
a perdite normali di gestione;
a perdite di gestione dovute a "oneri impropri" imposti dallo Stato.
A seconda dei casi l'operazione di risanamento sarà motivata differentemente e si dovrà valutare lo strumento più appropriato da utilizzare. Il fondo di dotazione dovrà essere utilizzato solo nel caso a); nel caso c) lo Stato dovrà intervenire con mezzi finanziari "ad hoc"; nel caso b) si dovrà giudicare caso per caso ed in funzione dei programmi (non molto differentemente del settore privato), l'opportunità della operazione e lo strumento di essa.
3.2. La ristrutturazione dei gruppi
Il riassetto delle Partecipazioni Statali deve ridare pieno valore decisionale al momento delle scelte politiche di
programmazione. Deve altresì rimettere in grado l'apparato imprenditoriale, al livello operativo, di gestire in piena responsabilità l'attuazione delle direttive programmatiche settoriali.
Tenuto conto di queste finalità, la riorganizzazione e ristrutturazione delle Partecipazioni Statali deve partire dal superamento degli accorpamenti disorganici rappresentati dagli attuali enti di gestione. Tale scelta comporta invece la necessaria individuazione di accorpamenti polisettoriali caratterizzati dalla loro finalizzazione programmatica. Le attività in essi rappresentate dovranno essere caratterizzate da analogie quanto a livello tecnologico del prodotto e dei processi produttivi di mercato a cui si rivolgono.
Pertanto l'opera di risanamento delle imprese a Partecipazione Statale va ancora più intimamente legata ai piani di settori, e a programmi ad hoc, di quanto non sia necessario per le imprese private.
Gli enti delle PP.SS. attualmente esistenti, del tutto inadeguati ai nuovi compiti descritti, vanno perciò ripensati, articolati e riorganizzati in funzione di "programmi" che finora il Governo non ha mai saputo definire e a compiti di esecuzione di tali programmi che non ha mai saputo assegnare alle PP.SS.
I criteri di una corretta ristrutturazione delle PP.SS. devono corrispondere dunque a compiti specifici assunti delle stesse che corrispondono ad una strategia e programmazione complessiva dello sviluppo economico e che si collochino organicamente entro piani settoriali previsti dalle leggi di riconversione e per gli interventi per il Mezzogiorno.
Tali programmi sono rivolti a progettare un complesso di investimenti interconnessi e a verificarne le possibilità in termini di disponibilità delle risorse, di mezzi tecnici, di competenze tecnologiche e di una domanda pubblica e privata la cui portata sia valutata e definita in sede di programmazione.
3.3. I programmi
Il sindacato può anticipare, come esemplificazione da approfondire ed estendere ma già significativa (e con evidentemente la necessità di una ulteriore articolazione delle proposte) le aree di programmi promozionali specifici che costituiscono compito proprio delle PP.SS. nell'ambito della programmazione nazionale e dei piani di settore e che — come già detto — devono essere la base della riorganizzazione delle PP.SS. stesse.
Programma di promozione delle "tecnologie avanzate" del sistema industriale (elettronica, informatica, telecomunicazioni, applicazioni nucleari, ricerca industriale, ecc.).
Programma energetico nazionale di realizzazione, soprattutto per quanto concerne risparmi energetici e fonti alternative al petrolio.
Programma per la valorizzazione delle risorse agricole e forestali e loro diretta utilizzazione industriale e commerciale (da piani di forestazione alla produzione cartaria; dalle produzioni agricole e zootecniche alle trasformazioni delle industrie alimentari e alla commercializzazione e trasporti dei prodotti).
Programma per lo sviluppo della ricerca e valorizzazione delle risorse minerarie e per il loro sfruttamento industriale.
Programma di promozione dell'industria metallurgica di base e della ricerca e produzione di prodotti metallurgici speciali.
Programma di razionalizzazione della chimica di base e di promozione e sviluppo della chimica intermedia, derivata, fine e secondaria.
Programma di promozione dei servizi pubblici su basi commerciali moderne, comprendente anche interventi nell'ambito di organizzazione urbanistica e dei trasporti (sulla base della pianificazione pubblica dell'assetto del territorio).
Programma di qualificazione delle produzioni tessile dell'abbigliamento, connesse alle impostazioni dei problemi di commercializzazione interna e internazionale.
Queste esemplificazioni programmatiche non comprendono attività come quelle del credito che vanno evidentemente comprese entro la ristrutturazione e il coordinamento dell'insieme delle strutture finanziarie del paese, e quelle attività afferenti ai disciolti Enti del Cinema e delle Terme che potrebbero dar luogo ad un programma unitario di interventi nell'ambito della cultura e della ricreazione.
3.4. La riorganizzazione della Montedison
In questo quadro si pone anche il problema della Montedison, che è di fatto una azienda pubblica e che il movimento sindacale chiede sia assunta nel sistema delle PP.SS..
E' preliminare a questo proposito la costituzione per legge della Finanziaria pubblica che accolga tutte le partecipazioni pubbliche Montedison e, quindi, l'assegnazione diretta alla Finanziaria dei fondi per un aumento di capitale della Montedison per il risanamento lo sviluppo. In pari tempo è necessario che i gruppi privati che partecipano al sindacato di controllo provvedano ad un versamento analogo a quello pubblico per l'aumento di capitale della società.
La costituzione annunciata dalla stampa di una Finanziaria che dovrebbe raccogliere le partecipazioni private la costituzione di un cartello tra i tre grandi gruppi presenti nel settore fibre sono il risultato di un vuoto di iniziativa da parte del governo che deve essere riempito nei modi già annunciati dal governo e che tardano però ad essere attuati: finanziaria pubblica e piano delle fibre.
3.5. L'impegno immediato del governo
La ristrutturazione funzionale degli enti (numero degli enti, aggregazioni di società, ruolo delle finanziarie ecc.) dovrà quindi essere funzionale ai programmi promozionali dei sindacati.
Naturalmente, se è vero che i programmi in questione devono essere — come si è detto — elaborati in relazione ad una prospettiva complessiva data dalla programmazione nazionale e dalla strategia di sviluppo industriale e produttivo che ne è parte integrante, ciò non significa che in assenza di questa, essi debbono essere necessariamente accantonati, e con essi ritardata ogni razionale ristrutturazione anche istituzionale degli enti e delle imprese delle Partecipazioni Statali. Al contrario, i sindacati chiedono un pronto intervento del governo su tutti i punti e nodi della disfunzione operativa del sistema delle Partecipazioni Statali, in quanto il succes-
so su ogni punto può costituire uno strumento per bloccare l'inerzia che si registra sugli altri punti della politica economica e industriale del governo. Inoltre in questa prospettiva le linee di riorganizzazione e ristrutturazione individuate pongono con urgenza la necessità di avviare un processo che riporti ad unità la gestione e amministrazione della economia e la programmazione. Pertanto i sindacati propongono che questa fase di formulazione e attuazione programmatica delle Partecipazioni Statali venga gestita dalla sede nella quale si opera il coordinamento unitario della politica economica e della programmazione da parte del governo. Un primo progresso potrebbe essere costituito dalla effettiva collegialità che si deve realizzare a livello del CIPE e
conseguentemente al superamento del Ministero delle Partecipazioni Statali.
Per quanto riguarda i programmi promozionali proposti i sindacati impegnano il governo a porne immediatamente in cantiere la elaborazione, anche utilizzando il patrimonio di esperienze e di progettazione esistente nell'apparato stesso delle Partecipazioni Statali in molti anni di operatività, nonché le conoscenze presenti e raccoglibili nelle istituzioni di ricerca e di programmazione dei diversi organi statali. Lo scopo è di arrivare entro un breve arco di tempo — di mesi — a proposte conseguenti. I sindacati si attendono dal governo in proposito una iniziativa sollecita e concludente.
Roma, 31 ottobre 1977
Convegno regionale sulla siderurgia
Il 19 ottobre su iniziativa della F.L.M. Regionale d'intesa con la Federazione Regionale CGIL-CISL-UIL si è tenuta una riunione per l'esame della situazione delle aziende siderurgiche pubbliche e private della Lombardia, con la partecipazione delle F.L.M. Provinciali e di rappresentanze dei Consigli di Fabbrica interessati.
Nella riunione si è sottolineato con preoccupazione che la risposta che si sta tentando di dare in sede CEE alla crisi della siderurgia, che è mondiale e strutturale, si muove nell'ottica tutta congiunturale del contenimento delle produzioni nazionali attraverso il ricorso massiccio alle riduzioni degli orari di lavoro e dei livelli di occupazione mentre il nodo vero della questione sta nella ristrutturazione— riconversione dell'apparato siderurgico europeo.
L'obiettivo del movimento sindacale, è invece la rivendicazione di un piano nazionale di settore capace di orientare il nostro apparato siderurgico verso la produzione di acciai speciali e sempre più di qualità, al fine di garantire una più ampia possibilità di riconversione dell'intero apparato produttivo, in particolare nei settori prioritari: edilizia, trasporti, energia; di affermare la prevalenza pubblica nel comparto strategicamente sempre più importante degli acciai speciali, battendo il disegno egemonico della FIAT e di creare in tale quadro un nuovo rapporto tra la siderurgia pubblica e la siderurgia minore privata; di affrontare i problemi delle fonti di approvvigionamento e di stabilire rapporti nuovi e diversi con i paesi emergenti. E' solo all'interno di un confronto finalizzato all'obiettivo della ristrutturazione — riconversione e quindi della garanzia dell'occupazione che è possibile per la F.L.M. affrontare questi problemi contingenti del contenimento delle produzioni e delle conseguenti richieste di ricorso alla C.I.G. da parte delle Direzioni aziendali, fermo restando che un primo modo per affrontare questi problemi dipende dalle risposte, coerenti che vanno date nelle vertenze che sono aperte in materia di verifica puntuale e di difesa degli organici, in materia di ritmi e di turni per far fronte alle organizzazioni in atto nelle aziende e per rispondere alle richieste di riduzione della produzione. In questo quadro la riunione regionale ritiene che il convegno nazionale della siderurgia fissato per il 27-28 p.v. debba valutare la opportunità di un confronto più
generale con il padronato pubblico e privato e con il governo relativamente al settore siderurgico per arrivare a definire l'ormai indispensabile piano nazionale e nell'ambito di questo confronto affrontare le questioni più immediate dei livelli di produzione e di occupazione, e debba assumere tutte le iniziative di mobilitazione e di lotta a cominciare da uno sciopero nazionale del settore siderurgico a sostegno di questa strategia. Il convegno nazionale dovrà inoltre valutare la possibilità di concordare momenti comuni di risposta al piano Davignon con i sindacati degli altri paesi della CEE. Allo scopo di rendere più efficace il coordinamento dell'azione rivendicativa a livello di aziende, a conclusione della odierna riunione regionale si sono assunte le seguenti decisioni operative:
la costituzione di un comitato di coordinamento regionale come momento di elaborazione e di gestione politica dell'iniziativa sindacale;
la convocazione di una assemblea regionale dei delegati della siderurgia da tenere a Brescia.
Milano, 19 Ottobre 1977
Comunicato della Federazione Nazionale
CGIL-CISL-UIL per lo sciopero del 15 novembre
La Segreteria della Federazione Unitaria ha sottoposto nella riunione tenuta il 21 Ottobre all'esame delle Segreterie Regionali e di categoria i problemi posti dalla crisi industriale in atto e specificatamente dai tentativi di licenziamento, tra i quali la minaccia dei 6.000 licenziamenti Montefibre.
Per la revoca dei licenziamenti, per rivendicare immediati interventi del governo per l'occupazione, per il sostegno dell'attività produttiva con programma di settore, per la riorganizzazione delle Partecipazioni Statali come base della ripresa produttiva e della
programmazione, la Segreteria della Federazione ha concordato con le segreterie regionali e di categoria la dichiarazione dello sciopero generale dell'industria il 15 novembre della durata di 4 ore.
Le organizzazioni regionali e locali, d'accordo con quelle di categoria, sono incaricate di organizzare in quella giornata assemblee e manifestazioni. La Segreteria della Federazione CGIL-CISL-UIL completerà all'inizio della prossima settimana un documento da inviare al governo e renderà pubblico, sulle esigenze che stanno alla base dello sciopero e sulle proposte del sindacato sulla crisi industriale. Queste proposte si affiancano a quelle relative al piano dell'edilizia sociale da collegare alla realizzazione dell'equo canone, all'attuazione delle leggi di riforma e di finanziamento per l'agricoltura, e • costituiscono il necessario riferimento per la soluzione delle vertenze industriali in atto soprattutto nelle grandi imprese pubbliche come alla Montedison.
Roma, 21 ottobre 1977
Lettera della FLM milanese alla
Segreteria provinciale
CGIL -CISL -UIL sul processo unitario a Milano
Cari Amici e Compagni,
La Segreteria F.L.M. di Milano, su mandato del proprio Esecutivo Provinciale, propone, la convocazione in tempi brevi, di una riunione per un confronto fra la Segreteria della Federazione CGIL-CISL-UIL e le Segreterie dei sindacati di categoria per uno scambio di esperienze e dare un contributo alla definizione di un progetto politico e organizzativo dell'unità e delle strutture, su cui sta lavorando un gruppo di lavoro della Segreteria CGIL-CISL-UIL milanese.
Come Vi è. noto, la F.L.M., nella sua quarta Conferenza Provinciale degli scorsi mesi, ha definito, ed in gran parte realizzato, un sistema organizzativo di strutture dirigenti e di partecipazione riguardanti (unitamente ad altri aspetti) le elezioni dei C.d.F., dei Direttivi di zona e di lega di completamento delle sedi unitarie di zona, la sede Provinciale, ecc.
Il nostro progetto complessivo lo vorremmo confrontare con Voi al fine di contribuire alla definizione di una norma più generale che riguardi l'insieme del movimento sindacale milanese.
La situazione indubbiamente difficile, i problemi e le contraddizioni che pure esistono e si manifestano, non devono farci perdere di vista il fatto che, fra le esigenze notevoli ed immediate dei lavoratori, ci stanno anche i Passi in avanti sul difficile e lungo cammino dell'unità sindacale, obiettivo per cui tutti lavoriamo. In questo quadro, riteniamo che entro il prossimo mese di
novembre si debba tenere la riunione congiunta dei Consigli Provinciali CGIL-CISL-UIL.
Tenendo conto di quanto esposto in questa lettera vi alleghiamo il testo della mozione approvato all'Attivo F.L.M. di Monza del 26/10/77.
In attesa di una risposta e convocazione
Fraternamente salutiamo Stoppini — Pizzinato — Galbusera
Comunicato della Federazione Nazionale unitaria sullo straordinario alla Fiat
La Segreteria della Federazione unitaria, preso atto della situazione che si è creata negli stabilimenti FIAT di Torino in relazione alla decisione unilaterale dell'azienda per ciò che riguarda lo straordinario nella giornata di sabato per i lavoratori impegnati nella lavorazione della 127, nell'esprimere il proprio sostegno alle decisioni assunte dalle organizzazioni territoriali torinesi e dai consigli di fabbrica degli stabilimenti interessati respinge il carattere delle decisioni FIAT, chiaramente strumentale e finalizzato ad una inaccettabile forzatura politica nei confronti del sindacato e dei lavoratori.
Nel confronto precedente con i C.d.F. sono stati infatti respinte tutte le ipotesi di superamento delle strozzature produttive con l'utilizzo dell'organico interno e con graduali aumenti di organico.
Come dimostra l'esperienza di tutti questi anni è sempre possibile tenere conto e rispondere alle esigenze produttive dell'azienda attraverso una discussione approfondita sul merito, che non pretenda invece di risolverle contro i lavoratori, e al di sopra di loro con decisioni platealmente unilaterali, tanto più da respingere per la drammatica situazione occupazionale esistente oggi nel paese.
Composizione della Segreteria provinciale UILM
Per decisioni prese dal direttivo provinciale UILM il 14 e 15 ottobre 1977, la segreteria provinciale UILM risulta cosi composta:
GALBUSERA WALTER
CANCIANI RENZO
DI MEO DONATO
FIORENTINO AMEDEO
GIULIANI AMEDEO
MAZZANTINI MASSIMO
MUCCI ANTIMO
SUDATI AGOSTINO
TRABUCCHI RENATO
segretario responsabile segretario
IMPEGNI E SCADENZE
9 novembre: Presidio di tutte le fabbriche metalmeccaniche in lotta
15 novembre: Sciopero nazionale dell'industria
Manifestazioni:
a Milano, presso: Assolombarda, Montedison, Unidal in provincia, a: Monza, Lodi, Legnano, Melzo
Settimana dal 7 all'il novembre:
Si terranno tutti gli attivi dei CUZ
Direttivi FLM di Zona
7 novembre - Solari
8 novembre - Cusano
9 novembre - Bovisa e Sesto S. Giovanni
Comitato Esecutivo Provinciale FLM
17-18 novembre presso Fondazione Seveso - Parco di Monza
Sciopero nazionale di categoria con manifestazione a Roma Entro prima decade di dicembre
In programma:
Convegno alla Philips sulle multinazionali
Convegno alla Tonolli sull'ambiente di lavoro