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Consiglio FLM37

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consiglio di fabbrica

Fm

etalmeccanici milano piazza Umanitaria, 5

Documento del Comitato esecutivo della F.L.M. provinciale sulla situazione nelle aziende metalmeccaniche milanesi.

Assemblea Regionale dei delegati settore energia. Comunicato della Segreteria F.L.M. Nazionale sui problemi del piano energetico 10/10/1977.

Comunicato della Segreteria della Federazione Nazionale CGIL-CISL-UIL sui problemi del piano energetico 10/10/1977.

La parte nucleare della mozione approvata dalla Camera.

La parte generale della mozione sull'energia votata alla Camera.

agenzia dì informazione sindacale

n. 37
L
ANNO V OTTOBRE 1977
milanese
della FLM

del Comitato esecutivo della F.L.M. provinciale sulla situazione nelle aziende metalmeccaniche

milanesi

Lo sciopero generale dei lavoratori dell'industria del 9 settembre e lo sciopero delle aziende a partecipazione statale del 28 settembre scorso segnano l'inizio di una fase di particolare impegno e di lotta dei lavoratori metalmeccanici milanesi che, in un contesto economico e produttivo generale troppo debole e contraddittorio e con pesanti ripercussioni sui livelli occupazionali (l'occupazione in Italia è calata un altro 1% nei primi sette mesi del 1977; i "disoccupati ufficiali" sono quasi 1.700.000 e rappresentano il 7,7% dei lavoratori occupati), si trovano di fronte ad un aggravamento della situazione produttiva ed occupazionale nelle maggiori aziende della provincia.

Il volto stesso dell'industria metalmeccanica milanese, già profondamente modificatosi in questi ultimi anni, rischia di subire, nel giro di pochi mesi, un ulteriore e negativo processo di trasformazione caratterizzato dal rafforzarsi della presenza della FIAT in settori di fondamentale importanza per l'economia del Paese, quali l'elettromeccanica pesante e gli acciai speciali. Nel momento in cui particolarmente acuta è la crisi istituzionale, organizzativa e gestionale delle partecipazioni statali nel loro complesso e forte è l'attacco alle aziende pubbliche da parte di coloro che puntano a far loro svolgere un ruolo di puro sostegno delle scelte fatte dai grandi gruppi monopolistici nazionali ed internazionali, la F.L.M. di Milano non può non denunciare le resistenze e gli atteggiamenti antisindacali che si registrano nelle trattative delle vertenze aziendali aperte nel settore pubblico, dall'Alfa alla Sit Siemens, vertenze al centro delle quali sono i problemi del rilancio degli investimenti, del recupero di produttività, efficienza e competitività di quelle aziende.

SIDERURGIA

La soluzione che è stata prospettata dal Comitato di presidenza dell'IRI per le aziende siderurgiche ex EGAM, in particolare per la Breda Siderurgica, con l'ingresso della FIAT al 50% nella proprietà di tali aziende, va in direzione del tutto opposta rispetto alle indicazioni formulate dal movimento sindacale. Le proposte dell'IRI ricalcano in gran parte il piano presentato dalla FIAT-Teksid alcuni mesi fa ed assegnano di fatto alla FIAT una posizione di assoluta

preminenza nel campo degli acciai speciali. Di fronte alla necessità di incrementare e qualificare la produzione nazionale di acciai speciali, la proposta presentata dall'IRI prevede ridimensionamenti produttivi tanto per la Breda che per la Cogne, con riduzioni dell'occupazione che, per la Breda Siderurgica, sono dell'ordine delle 4-500 unità.

La F.L.M. di Milano ribadisce l'esigenza che nel settore degli acciai speciali le imprese siderurgiche delle PP.SS. debbono avere presenza e ruolo maggioritari in eventuali combinazioni con i privati nell'attività produttiva e commerciale, nel rispetto dell'impegno assunto in questa direzione dal Governo nell'incontro con la Federazione CGIL-CISL-UIL il 12 settembre scorso e che si vada alla definizione di un piano nazionale per la siderurgia che quantifichi il fabbisogno reale di acciaio per i prossimi anni, in relazione anche all'impulso da dare allo sviluppo dei principali settori di utilizzo (edilizia, agro-industria, energia, ecc...).

ELETTROMECCANICA PESANTE

La conclusione del dibattito alla Camera sui problemi energetici, con l'approvazione della mozione conclusiva che impegna il Governo — per la parte nucleare — a realizzare immediatamente le quattro centrali già appaltate, ad avviare la costruzione di altre quattro ed a sentire il Parlamento nel caso si ravvisi la necessità di costruirne ancora altre quattro, deve rappresentare una prima decisione nella definizione e attuazione di quel piano energetico nazionale per cui ormai da anni si batte il movimento sindacale.

Il ritardo nella definizione del piano energetiCo nazionale ha creato una situazione drammatica per l'industria elettromeccanica: aziende come la E. Marelli, F. Tosi, TIBB, Breda Termomeccanica, Belleli, per limitarsi a quella dell'area milanese e lombarda, rischiano la paralisi produttiva se l'ENEL non darà immediato avvio ai programmi già approvati di costruzione di centrali, assumendo il ruolo di imprenditore generale dell'intera centrale nucleare, coordinando il rapporto tra industria elettromeccanica pubblica e privata, anche allo scopo di favorire il massimo sviluppo dell'industria italiana attraverso la gestione attiva delle licenze delle centrali già

Redazione: piazza Umanitaria n. 5 - tel. 54.68.020/ 1/3/4, Milano.

Direttore responsabile: Walter Galbusera.

Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 344 del 28 settembre 1971

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Documento
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provate e l'avvio della sperimentazione e della costruzione delle centrali ad acqua pesante del tipo Candu. I ritardi con cui si è arrivati al piano, la mancanza di chiare prospettive in campo energetico hanno favorito ancora una volta la FIAT che, mediante accordi e concentrazioni con la E. Marelli e il TIBB, tende a precostituirsi una posizione di forza nei confronti delle altre aziende sia pubbliche che private del settore. La trasformazione della E. Marelli in una holding finanziaria, con la costituzione in società autonome dei diversi settori produttivi, rappresenta senza dubbio un primo momento della prospettata fusione delle attività elettromeccaniche strumentali con quelle della FIAT e del TIBB.

I riflessi sui livelli occupazionali di tale operazione alla E. Marelli debbono essere scongiurati: l'occupazione di tale azienda ha già subito dal 1973 al 1976 un calo di quasi 1.000 addetti e, proprio nel momento in cui si annuncia lo scorporo delle attività produttive, ci si trova di fronte ad una richiesta di Cassa Integrazione per 877 lavoratori del settore "Prodotti di serie" (pompe, condizionatori, fonderia, piccoli motori, ventilatori).

E' quindi indispensabile che le conseguenze dell'operazione di riorganizzazione e concentrazione dell'apparato produttivo della E. Marelli vengano rapidamente valutate a livello intercategoriale nell'ambito della vertenza energia, così come diventa improcastinabile l'esame della situazione dell'intero comparto dell'elettromeccanica, esame peraltro già richiesto sin dallo scorso giugno dalla F.L.M. Nazionale alla Federmeccanica ai sensi di quanto previsto nella prima parte del CCNL.

ELETTRONICA, TELECOMUNICAZIONI, INFORMATICA

Notevole incertezza di prospettive, sia per l'occupazione che le scelte produttive, investe le principali aziende milanesi del settore elettronico e delle telecomunicazioni confermando, anche in questo caso, l'esigenza di pervenire ad una programmazione del settore per uscire da una condizione di pressoché totale subordinazione nei confronti delle multinazionali e per garantire l'espansione di quelle aziende pubbliche, in primo luogo la Sit Siemens, che trovano anche nella scarsità di investimenti e di commesse da parte della SIP uno degli ostacoli al proprio sviluppo.

Dal 1975 l'occupazione alla Sit Siemens è diminuita di 600 unità per effetto del mancato rimpiazzo del turn-over, cui debbono essere aggiunti gli oltre 5.000 nuovi posti di lavoro conquistati con la vertenza del 1974 e mai realizzati.

Se il ridimensionamento dei programmi di investimento della SIP è una delle cause principali della difficile situazione della Sit Siemens, le altre cause che contribuiscono a drammatizzare le prospettive occupazionali e produttive delle aziende sono costituite dalla non volontà di darsi una strategia diversificata di ricerca e sviluppo (impegno nella ricerca esclusivamente sul sistema Proteo) e dalla incapacità di incrementare le esportazioni, che oggi incidono solo per un 10% sul fatturato.

In tale situazione, il passaggio nel campo delle telecomunicazioni della tecnologia elettromeccanica a quella elettronica fa prevedere una secca caduta occupazionale nei prossimi anni alla Sit Siemens con una riduzione

dell'occupazione direttamente produttiva, stimata attorno al 30%. Né migliore può definirsi la situazione occupazionale e produttiva nelle maggiori aziende multinazionali che operano a Milano nel settore elettronico e in quello della informatica.

Sintomatico è quanto sta avvenendo alla Philips dove la Direzione, mentre continua a mantenere un atteggiamento di totale preclusione ad ogni trattativa nella vertenza aziendale ricorrendo ad azioni intimidatorie e repressive nei confronti dei lavoratori, riafferma la volontà di ridurre gli organici di altre 1.000 unità.

Il peso assolutamente preponderante che le multinazionali hanno proprio in settori di fondamentale importanza, come l'elettronica, l'informatica e le telecomunicazioni, rende necessaria una regolamentazione e un controllo della loro attività in Italia, mediante l'attuazione di idonei strumenti legislativi.

PARTECIPAZIONI STATALI

La campagna padronale che vuole spiegare le difficoltà presenti nel Gruppo Alfa Romeo, in particolare all'Alfa Sud, come conseguenza di responsabilità del Sindacato e dei lavoratori per coprire le responsabilità insite nelle scelte gestionali compiute in questi anni e per affrontare i problemi dell'Alfa in termini di attacco all'occupazione, al potere e alle condizioni dei lavoratori in fabbrica, senza prospettare scelte nuove legate ai problemi di un diverso sviluppo del Paese; si aggiunge alle situazioni sopra esposte della Breda Siderurgica e della Sit Siemens e a quanto sta accadendo in altri settori, da quello alimentare (Unidal) al chimico (Eni). Tutto ciò pone con forza la necessità di un confronto complessivo di tutto il movimento sindacale a livello milanese, regionale e nazionale, sui problemi del riassetto istituzionale e della riorganizzazione delle PP.SS., dell'assegnazione da parte del Governo alle aziende a PP.SS. degli indispensabili adeguamenti dei mezzi finanziari (ricapitolizzazione), della definizione dei piani settoriali (siderurgia, elettronica, agro-industria, energia, trasporti) nel cui ambito operino aziende pubbliche, della contrattazione dei programmi di investimento dell'IRI.

AZIENDE IN CRISI

La F.L.M. di Milano di fronte al permanere di situazioni di precarietà per le prospettive produttive ed occupazionali di aziende quali la Innocenti, Faema, Fargas, C.G.S. (situazioni che si protraggono — come molte da mesi e in molti casi da anni), richiama l'attenzione di tutte le forze politiche e degli organi di governo nazionali e locali affinché per tali aziende vengano sollecitamente ricercate le più idonee soluzioni atte a favorirne un pieno e stabile recupero occupazionale e produttivo, attraverso l'elaborazione dei piani di settore e dei piani regionali previsti dalla legge della riconversione industriale.

TUTELA DELLA SALUTE E DELL'AMBIENTE

I due recentissimi casi delle Trancerie Terzago da una parte — ove l'azienda, di fronte ad una ingiunzione da parte delle autorità comunali e della magistratura di ridurre la rumorosità degli impianti, non ha trovato

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altre soluzioni se non quella di richiedere 55 licenziamenti — e della Tonolli dall'altra — le cui esalazioni di piombo hanno determinato casi di saturnismo in numerosi bambini della zona — sono fatti gravi che, anche per il loro riflesso sociale, propongono il problema nodale della applicazione delle norme contrattuali sull'ambiente di lavoro, questione sulla quale si registra ancora una volta la più netta chiusura da parte padronale.

INIZIATIVE DI LOTTA

Alla luce delle valutazioni sopra esposte sui problemi occupazionali e produttivi aperti, la F.L.M. di Milano ritiene necessario promuovere le seguenti iniziative di mobilitazione elaborando così il quadro di intensificazione delle lotte.

SETTIMANA DI LOTTA PER FISCO ED EQUO CANONE

Indetta dalla F.L.M. Nazionale dal 24 al 29 ottobre affinché:

con il decreto che il governo varerà prima del 31 ottobre siano bloccati tutti gli sfratti in corso fino all'applicazione della nuova legge sull'equo canone; questa sia approvata in tempi rapidi sulla base della piattaforma sindacale che prevede un rendimento del 3% e la protezione delle fasce di reddito più basso; siano avviati i piani di edilizia pubblica abitativa sia per rispondere alla domanda di case, sia per avviare la ripresa del settore edilizio e dell'occupazione.

OCCUPAZIONE GIOVANILE

La F.L.M. di Milano impegna tutte le sue strutture, centrali e periferiche, ad applicare la decisione della Federazione Nazionale CGIL-CISL-UI L:

di dare ai giovani organizzati nelle leghe la tessera sindacale della Federazione CG IL-C ISL-U I L;

di far eleggere ai giovani, in apposite assemblee zonali comunali o intercomunali loro rappresentanti all'interno dei consigli unitari di zona CGIL-CISL-UIL.

DONNE

Attivo generale dei delegati delle fabbriche con manodopera a maggioranza femminile che hanno problemi occupazionali all'interno della M. Marelli di Sesto S.Giovanni:

ruolo della donna che lavora (alla luce della legge sulla parità dei diritti fra uomini e donne).

LAVORO A DOMICILIO

Creazione in tutte le zone F.L.M., in collegamento con i CUZ, di leghe dei lavoranti a domicilio.

Incontro con tutti i comuni della nostra provincia per dare applicazione alla legge sul lavoro a domicilio.

Questionario provinciale F.L.M. di ricerca sulla natura del decentramento metalmeccanico della nostra provincia: (in tutte le fabbriche con meno di 100 dipendenti e nelle aziende artigiane).

AMBIENTE DI LAVORO

Nell'ambito del confronto fra la Federazione CGILCISL-UIL e A.I.L. sui problemi dell'ambiente di lavoro, chiediamo alla Federazione CGIL-CISL-UIL la convocazione dei Consigli Generali Provinciali CGIL-CISLUIL con all'ordine del giorno il problema specifico della salute e ambiente di lavoro, per meglio precisare la piattaforma sulla quale avviene il confronto per le associazioni padronali.

MULTINAZIONALI

Convegno provinciale F.L.M. sul ruolo delle multinazionali nel nostro Paese.

Attivo generale dei delegati delle multinazionali all'interno della Philips di Monza.

ARTIGIANI

Organizzazione e consultazione dei lavoratori delle imprese artigiane per la apertura della vertenza integrativa provinciale del contratto collettivo nazionale di lavoro.

Apertura formale della vertenza con una riunione dei delegati artigiani a livello provinciale.

Invio della piattaforma provinciale alle Associazioni Artigiane provinciali.

IMPIEGATI

Entro breve tempo riunione specifica dei delegati impiegati.

L'esecutivo provinciale della F.L.M. approva l'ipotesi di una giornata di occupazione simbolica delle fabbriche: da effettuarsi contemporaneamente in tutte le aziende con vertenze aziendali aperte da tempo.

CALENDARIO

16 Direttivi di zona F.L.M. nelle settimane successive con o.d.g. su:

documento Esecutivo F.L.M. Milano; struttura del salario e risultati commissione parlamentare d'inchiesta; equo canone e fisco.

Convocazione del Consiglio Generale Unitario F.L.M. Provinciale al termine dei direttivi di zona.

SCHEDA FABBRICHE OCCUPATE

LAGOMARSINO — 1200 dipendenti

Produttrice affermata di macchine per calcolo. E' stata messa in liquidazione il 15 ottobre.

CREAS — 400 dipendenti (S. Siro)

Abbandonata dalla multinazionale americana dal marzo '76 e nonostante vanti una produzione avanzata tecnologicamente non ha ancora trovato una via di sbocco positiva, a causa anche dei gravi ritardi del Ministero dell'Industria. Occupata dal marzo 1976.

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TERZAGO — 130 dipendenti (Sesto S. Giovanni)

Azienda di tranciatura. Richiesti 55 licenziamenti.

SACMA — 60 dipendenti (Lambrate)

In liquidazione da 2 mesi — esercizio provvisorio sino al 15 settembre 1977 — produttrice di strumenti industriali ad alta precisione.

CISEL — 25 dipendenti (Sempione)

In liquidazione dal luglio '77. Occupata dal 10 luglio 1977.

MADEL — 80 dipendenti (S. Siro)

In liquidazione. Occupata dal 1 agosto 1977.

RI.VI — 80 dipendenti (Centro Direzionale)

Trasferimento stabilimento a Bergamo. Assemblea permanente.

URANIUM — 35 dipendenti (Monza)

Produttrice di televisori. Occupata da 3 mesi.

SCHEDA SULLA SIDERURGIA A MILANO E LOMBARDIA

La Siderurgia lombarda copre il 26% della produzione nazionale di acciaio grezzo e il 44,5% di quella degli acciai speciali. Grande rilievo a livello nazionale e internazionale ha la siderurgia minore, prevalentemente localizzata nel bresciano, produttrice di tondino per cemento armato.

L'industria siderurgica milanese caratterizzata prevalentemente dalla presenza di grandi e medie aziende private (Falck, Redaelli, Ferrotubi), vede la presenza di una grande azienda pubblica, la Breda Siderurgica, produttrice di acciai speciali.

L'occupazione alla Breda Siderurgica era di 3.125 unità nel 1970, ha raggiunto e superato le 3.500 unità nel 1973-1974; attualmente è di 3.414 unità.

Con lo scorporo, avvenuto nel 1951, della Società Italiana Ernesto Breda, la Breda Siderurgica passa sotto il controllo dell'EFIM. Nel 1959 passa alla Finsider e nel 1971 all'EGAM.

Le difficoltà della Breda Siderurgica, acutizzatesi sotto la gestione EGAM, traggono origine dall'incapacità del gruppo dirigente dell'azienda e della capogruppo SIAS di sfruttare a pieno le elevate capacità tecnologiche di gran parte degli impianti e di effettuare i necessari investimenti di ammodernamento (sostituzione forni Martin). Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo scadimento della qualità del prodotto.

La crisi siderurgica mondiale e italiana, iniziatasi nel 1974, ha reso ancora più gravi i risultati economici e produttivi della Breda Siderurgica che ha avuto un passivo di bilancio di oltre 20 miliardi di lire nel 1975.

aziende del settore: F. Tosi, E. Marelli, TIBB, Breda Termomeccanica, Italtrafo. A Mantova è invece localizzata un'altra delle grandi aziende del settore, la Belleli. Caratteristica del settore (produzione di impianti e apparecchiature per centrali elettriche convenzionali e nucleari, sistemi di trazione ferroviaria, apparecchiature elettriche per l'industria) è quella di dipendere fortemente dalle commesse pubbliche, da quelle dell'ENEL in primo luogo, ma anche delle FF.SS.

Proprio la mancanza di un piano energetico nazionale e i ritardi nel dare l'avvio alle centrali già deliberate dall'ENEL comportano una situazione di estrema incertezza a breve e medio termine per gran parte delle aziende.

La realizzazione delle centrali elettronucleari svolge oggi un ruolo trainante per lo sviluppo del settore elettromeccanico, soprattutto per quel che riguarda la parte componentistica, mentre per quello che riguarda le tecnologie e le licenze delle filiere vi è una dipendenza assoluta delle imprese italiane dai grandi gruppi esteri. Su licenza BWR Generale Electric e Candu AECL opera il gruppo di aziende IRI-Finmeccanica dell'area genovese; su licenza PWR Westinghouse opera un gruppo misto di aziende private e pubbliche unite nel Consorzio Elettronucleare Italiano e composto da Breda Termomeccanica, E. Marelli, FIAT e F. Tosi; vi è infine un terzo consorzio, tutto privato, che opera su licenza PWR Babcock & Wiicox, costituito da TIBB, Belleli, Snia Viscosa.

SCHEDA SU ELETTROMECCANICA PESANTE

L'industria elettromeccanica pesante nazionale è quasi esclusivamente concentrata in Lombardia e nel polo genovese.

In provincia di Milano operano alcune delle maggiori

Di fronte a questa lotta tra gruppi privati e pubblici, il governo ha assunto un atteggiamento ambiguo, senza assumere scelte precise e contribuendo pertanto ad esasperare le aspettative e anche i ricatti occupazionali delle singole aziende.

L'assetto proprietario ed occupazionale delle maggiori aziende milanesi del settore è il seguente:

E. MARELLI (Nocivelli 33%; Fiat 12%) 5.970 dipendenti.

F. TOSI (Italmobiliare Pesenti 62%; Falck 21 ,45%) 4.700 dipendenti.

TIBB (Brown Boveri Svizzera) 3.000 dipendenti.

BREDA TERMOMECCANICA (I RI-Finmeccanica) 2.080 dipendenti.

ANSALDO ELETTROMECCANICA (IRI) 1.200 dipendenti.

ITALTRAFO (IRI) 760 dipendenti.

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ASSEMBLEA REGIONALE

DEI DELEGATI SETTORE ENERGIA

In data 26.9.1977 si è svolta presso la E. Marelli l'Assemblea aperta dei delegati regionali del settore energia con la partecipazione di delegati delle aziende elettromeccaniche, chimiche, dell'Enel, dell'Eni, delle aziende municipalizzate, dei Centri di Ricerca, convocata dalla Federazione Regionale CGIL-CISL-UIL e dalla F.L.M., FULC, F. L. E., quale ulteriore momento di lotta del settore e a sostegno della stessa vertenza Marelli che vede impegnati da sei mesi i lavoratori.

La situazione del settore è dominata dalle iniziative che il padronato, in particolare quello privato, ha sviluppato e ancora sviluppa in carenza di precise e vincolanti scelte che il Parlamento deve compiere attraverso la discussione e le decisioni di assumere in ordine al piano energetico nazionale.

Mercoledì prossimo inizierà in Parlamento la discussione sul piano, ma la stessa rischia di essere pesantemente condizionata, da un lato, dalla interpretazione limitativa della discussione stessa su una sorta di referendum pro o contro la scelta nucleare e, dall'altro, dalle decisioni autonome di ristrutturazione settoriale, quali appunto quelle decise dal padronato privato come nel caso che vede al centro le manovre della FIAT, MARE LLI, TIBB e Brown Roveri di Baden.

Un fatto grave, a tale riguardo, è rappresentato dalla decisione dell'ENEL, su invito del Ministro dell'Industria, di avviare, dopo un'attesa di due anni, i bandi per la gara d'appalto di otto centrali nucleari da 1000 megawatt, prima del dibattito parlamentare sulla politica dell'energia, defraudando pertanto il Parlamento dei temi più importanti in discussione (tipo e numero delle centrali nucleari, tipo di commitenza etc.).

Anche le riproposizioni di nuovi aumenti tariffari avanzate dall'ENEL e dal padronato si collocano al di fuori di qualsiasi logica programmatoria e tendono a riproporre la sola manovra tariffaria quale mezzo prevalente di finanziamento del piano.

Il Sindacato ribadisce le proprie posizioni e ritiene improponibile qualsiasi soluzione di fatto si ponga come unico obiettivo l'eliminazione della struttura tariffaria progressiva e una drastica riduzione di quelle fasce sociali conquistate con le lotte dure ed impegnative che hanno portato alla firma dell'accordo del dicembre 1974.

E' in questo quadro che si deve collocare l'iniziativa del sindacato che deve impegnarsi a fondo e decisamente per riportare la discussione e le decisioni, ormai prossime, in un'ottica più generale e complessiva di piano di settore, secondo scelte concrete e precise quali quelle avanzate dal sindacato stesso fin dal 25 ottobre 1976.

A tal fine l'assemblea rivendica con forza la realizzazione dei seguenti obiettivi urgenti:

1) convocazione della Federazione Nazionale CGILCISL-UIL entro il 30.9.1977 del Coordinamento Nazionale del settore energia, al fine di garantire momenti di confronto e di lotta finalizzati a portare le nostre scelte, i nostri orientamenti, non solo all'attenzione del

Parlamento ma anche ad influenzare nel merito delle decisioni che saranno assunte dallo stesso; apertura nei confronti dell'ENEL di una vertenza Nazionale che ponga al centro i problemi di ristrutturazione e decentramento dell'Ente con il sostegno politico e operativo della Federazione CG L; mobilitazione del settore per costringere la Federmeccanica ad effettuare quegli incontri sui programmi di settore previsti dal CCNL e già richiesti dal 15 giugno scorso;

realizzazione di un incontro a livello di Federazioni Regionali CGIL-CISL-UIL del Piemonte, Liguria e Lombardia per coordinare la iniziativa sindacale rispetto alle decisioni che verranno assunte dalla Federazione Nazionale e per consentire un efficace coordinamento sulla gestione delle prime parti dei Contratti e della contrattazione aziendale.

L'assemblea decide inoltre la proclamazione di uno sciopero a livello regionale di tutti i lavoratori interessati alla vertenza energia e di successive iniziative di mobilitazione e di lotta che dovrà investire in particolare il padronato privato e la Regione.

Le modalità operative di tali iniziative saranno definite dal Coordinamento Regionale del settore energia già convocato per domani 27.9.1977.

Comunicato della Segreteria F.L.M.

piano energetico 10/10/1977

La Segreteria Nazionale della F.L.M. esprime un giudizio nettamente negativo sul cosiddetto piano energetico nazionale del Governo, discusso recentemente alla Camera ed approvato con una mozione.

Tale piano ha liquidato in modo del tutto riduttivo la questione energetica senza tener minimamente conto né delle proposte del sindacato né del dibattito aperto nel paese e che ha coinvolto importanti forze sociali e culturali nonché le popolazioni interessate.

Il piano energetico è stato ridotto alla sola scelta elettronucleare, trascurando interamente serie ipotesi di lavoro per il reperimento. In tempi adeguatamente brevi, di fonti alternative richiamate nella mozione con accenni generici di pura copertura politica.

Esso inoltre sceglie esclusivamente la tecnologia americana aggravando la subordinazione tecnologica ed economica del nostro paese rispetto alle multinazionali degli Stati Uniti ed affossando ogni processo di autonomia, quale era possibile con la scelta della filiera canadese Candu.

Tale opzione tecnologica favorisce un processo di ristrutturazione del settore elettromeccanico guidato dal capitale privato e dalla Fiat con un ridimensionamento della presenza e del ruolo delle industrie a PP.SS. ed una netta riduzione dell'occupazione.

Non si assume alcun impegno concreto ad affrontare i rilevanti problemi della sicurezza come è dimostrato dall'assenza di programmi sulla ricerca e dallo smembramento del Cnen.

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Mentre rimane indefinita l'entità del finanziamento si sceglie l'aumento indiscriminato e la modifica strutturale delle tariffe elettriche che ridurrà notevolmente le possibilità di contrattazione e di controllo sociale delle stesse.

La F.L.M. respinge pertanto tali scelte che rappresentano nei fatti l'affossamento di ogni seria politica di programmazione nel settore.

Conseguentemente la Segreteria Nazionale della F.L.M. decide:

di realizzare il più ampio confronto con i lavoratori, le popolazioni, tutte le forze interessate e i movimenti di opposizione, per far crescere, pur nella distinzione delle rispettive posizioni strategiche, un vasto movimento capace di contrastare gli orientamenti in atto e per ottenere una ridíscussione da parte del Parlamento del piano per una sua modifica in ordine all'autonomia tecnologica, alla sicurezza degli impianti, allo sviluppo della ricerca, alla predisposizione di concreti programmi di utilizzo di fonti alternative, subordinando a ciò l'avvio della costruzione delle centrali nucleari; di respingere ogni modifica della struttura tariffaria conquistata dal sindacato e di subordinare ogni aumento, che, comunque, non deve riguardare la fascia sociale. A precise finalizzazioni di investimento, ricorrendo a tutte le forme di lotta necessarie; di proporre alle Federazioni CGIL-CISL-UIL di realizzare un coordinamento con i lavoratori elettrici, chimici, elettromeccanici e della ricerca per lo sviluppo di iniziative adeguate di lotta finalizzato al conseguimento degli obiettivi suindicati.

In tale contesto di iniziative la Segreteria della F.L.M. decide di realizzare uno sciopero generale delle aziende del settore elettromeccanico per indurre Federmeccanica e Intersind ad avviare i confronti settoriali richiesti da tempo.

Comunicato della Segreteria della

zione circa il carattere e gli sbocchi che dovrebbe avere la ristrutturazione del settore della raffinazione.

Per quanto concerne la politica nucleare, la risoluzione non accoglie l'indicazione del Sindacato di scegliere una sola filiera fra i reattori ad acqua leggera, mentre per il reattore ad acqua pesante — cui restano legate le nostre possibilità di esportare centrali nucleari complete — la mansione della "opportunità di sperimentare il Candu" rimane ambigua (perché essendo il reattore canadese un reattore "provato" può essere "sperimentato" solo costruendolo su scala commerciale) e dal Sindacato non può che essere interpretata come l'indicazione di costruirlo tra i reattori in programma.

La politica energetica, deve essere considerata come una priorità della politica economica di trasformazione da realizzare nel nostro paese e richiede l'impegno di lotta più complessivo dell'insieme delle forze del movimento sindacale unitario e quindi l'adozione da parte della Federazione Unitaria delle iniziative necessarie per realizzare questo obiettivo.

Un programma di iniziative sarà definito dalla Segreteria Unitaria tenuto conto che gli incontri già previsti o richiesti al Governo, sia per la specifica situazione di Montalto di Castro, sia per un confronto sulle misure da adottare sulla base delle indicazioni del Parlamento.

La parte nucleare della mozione approvata dalla Camera

10/10/1977

Il dibattito svoltosi alla Camera sui problemi dell'energia ha dimostrato quanto da tempo denuciato dal Sindacato e cioè la mancanza di un "piano energetico" da parte del Governo. E perciò un grave ritardo nell'adottare i necessari interventi, peraltro di grande rilevanza, che, se non sarà rapidamente superato, comporterà conseguenze pesanti per le prospettive di sviluppo del nostro paese.

Gli indirizzi approvati dalla Camera corrispondono alle rivendicazioni per le quali il Sindacato lotta da anni, per quanto riguarda la politica delle fonti energetiche alternative e la politica del risparmio, che dovranno trovare nella individuazione degli strumenti finanziari e operativi urgente attuazione.

Per quanto concerne la politica petrolifera la risoluzione del Parlamento, mentre fa propria l'indicazione di Perseguire una politica di accordi di sviluppo nel campo dell'approvvigionamento, non dà invece alcuna indica-

"Considerato il quadro delle disponibilità e dei costi delle fonti primarie tradizionali (carbone, petrolio e gas) e tenuto presente che nel medio periodo non sarà possibile recuperare attraverso la politica della conservazione della energia e dello sviluppo di fonti integrative o alternative o interne (geotermica, idrica e solare) tutto il fabbisogno energetico necessario alle esigenze economiche e sociali e allo scopo di evitare deficit energetici che sarebbero esiziali alla vita del Paese, si ritiene necessario un ricorso equilibrato e controllato alla energia nucleare. Tale ricorso dovrà fare riferimento ad una linea strategica che abbia come obiettivi: l'autonomia energetica, un qualificato ed autonomo sviluppo di una industria elettro-meccanica-nucleare nazionale e la piena soluzione dei problemi relativi alla sicurezza ed alla protezione della salute.

I punti fondamentali di questa scelta sono: immediata realizzazione delle quattro unità già appaltate e avvio delle procedure per la costruzione di altre quattro unità; possibilità di opzione per ulteriori quattro unità sulla base dell'andamento della domanda con impegno del Governo di sentire il Parlamento nel momento dell'esercizio dell'opzione; localizzazione delle centrali ai sensi della legge 393/1975 assicurando una più attiva partecipazione degli Enti locali ed accentuando la collaborazione tra Governo, Enel, Cnen, Regioni sulla scorta anche delle esperienze maturate e delle convenzioni stipulate a Caorso e Montalto. Fondamentale per un positivo coinvolgimento delle popolazioni è la garanzia che gli elementi tecnico-economici che sono alla base delle scelte di localizzazione vengano messe a disposizione delle Regioni e degli Enti locali al fine di consentire, su un tema di questa rilevanza e delicatezza, un dibattito il più ampio ed informato possibile; sviluppo di un'industria nucleare nazionale che realizzi l'interiorizzazione delle licen"ze delle centrali provate tenendo presente l'opportunità di avviare anche la sperimentazione di centrali ad acqua pesante (Candu). A tal fine è necessario superare il metodo

Federazione Nazionale CGIL-CISL-UIL sui problemi del piano energetico
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della committenza "chiavi in mano" e tendere verso una committenza che, fermo restando il ruolo dell'Enel di imprenditore centrale, consideri la parte propriamente nucleare un "unicum" da commissionare mediante gare di qualificazione accompagnate da trattative a livello di Governo per ottenere il massimo di partecipazione alla gestione delle licenze, alla costruzione di impianti in altri Paesi e per ottenere il miglior trattamento in ordine ai problemi di finanziamento. Per quanto riguarda i reattori veloci si ravvisa l'opportunità di proseguire nella ricerca e sperimentazione nell'ambito delle intese esistenti e della cooperazione internazionale;

considerare tutti gli aspetti del ciclo del combustibile dando ad esso unitarietà nella impostazione e nella gestione impegnando Eni, Enel, Cnen, nell'ambito delle rispettive competenze e responsabilità, in una azione che garantisca il massimo di autonomia tecnologica e produttiva. In particolare tale azione dovrà tendere: a garantire la fornitura di uranio; l'arricchimento dello stesso con la partecipazione ad Eurodif e quella eventuale a Coredif, la costruzione degli elementi di combustibile; a proseguire nella ricerca e nello sviluppo per il ritrattamento del combustibile; ad assicurare una corretta e sicura gestione dei residui radio-attivi;

elaborazione entro i tempi stabiliti dalla legge 393/1975 da parte del Cnen e dell'Enel della carta dei siti;

adeguamento dell'Enel in funzione della nuova politica energetica e dei nuovi compiti e responsabilità, tenendo presente la nuova realtà istituzionale del Paese;

adeguamento dell'Eni al suo ruolo nel settore del combustibile nucleare e più in generale dell'approvigionamento energetico sia per la copertura dei fabbisogni del programma nazionale sia per la copertura dei fabbisogni di combustibile derivanti dalla vendita di centrali nucleari all'estero;

potenziamento dell'attuale ruolo del Cnen come ente per la sicurezza, la ricerca, lo sviluppo e la promozione industriale e riorganizzazione del controllo nei settori della sicurezza, della protezione dell'uomo e dell'ambiente e nella valutazione di una esigenza di unitarietà della ricerca energetica e per il controllo e la sicurezza nucleare.

La Camera, in base alle conclusioni della commissione Industria al termine della sua indagine conoscitiva, ribadisce che al fine di offrire al Paese una stabile e continuativa politica energetica, si rende necessario e urgente dare all'intero settore energetico una direzione unitaria e coordinata al livello dell'Esecutivo e del Parlamento".

La parte generale della mozione sull'energia votata alla Camera

La Camera, udite le comunicazioni del ministro dell'Industria sui problemi dell'energia e considerato che la crisi energetica ha introdotto un mutamento permanente nel quadro dei dati che definiscono le scelte di fondo della politica economica e che l'energia è un bene strategico per lo sviluppo sociale ed economico del Paese, impegna il Governo a porre in essere una manovra globale di politica energetica capace di modificare nel medio termine, con nuovi indirizzi del settore, l'attuale struttura del sistema energetico nazionale.

Tale manovra dovrà consentire la stabilità dell'approvvigionamento delle fonti primarie di energia per assicurare lo sviluppo economico, sociale, civile del Paese rafforzando la struttura industriale dell'Italia e puntando all'aumento dell'occupazione, al riequilibrio settoriale e territoriale, ad una diversa qualità della vita. Questo obiettivo richiede un insieme coordinato di azioni tendenti a:

Diversificare le fonti primarie di approvvigionamento e per ciascuna tendere alla massima diversificazione geografica, al fine di rendere meno vulnerabile il nostro sistema energetico.

Correggere la struttura del sistema nazionale della produzione

energetica, puntando ad una riduzione percentuale della componente petrolio ed aumentando l'apporto e lo sfruttamento delle fonti alternative con particolare riferimento alle fonti interne attraverso:

un recupero dell'utilizzo delle fonti idro-elettriche sia con un migliore utilizzo degli impianti sia con una utilizzazione di nuovi trascurati anche se minori salti idrici nel quadro dell'uso plurimo delle acque;

una più organica azione nel campo della geotermia, utilizzando tutte le competenze dell'Eni e dell'Enel estendendo lo sfruttamento da parte delle Regioni delle acque calde all'uso non elettrico;

una incentivazione dell'uso esteso dell'energia solare per basse temperature nel campo degli usi civili agricolo-alimentare e dell'industria del freddo;

la sperimentazione di tutte le forme di produzione integrata di energia e calore;

l'aumento della quota detenuta dal carbone, impiegandolo in particolare nelle centrali Enel e provvedendo a intese a lungo termine con i Paesi produttori e ad un piano per l'adeguamento delle infrastrutture interne con riferimento anche ai problemi di inquinamento;

la promozione e l'intervento delle iniziative a livello dei poteri locali, come rifiuti solidi urbani, e delle Regioni nel campo dello sfruttamento di risorse di rilievo essenzialmente locali, valorizzando od estendendo le esperienze già in atto.

3) Risparmiare ed evitare gli sprechi dell'energia incentivando anche finanziariamente tutte le operazioni a ciò finalizzate; in particolare:

in campo industriale orientare i provvedimenti relativi alla riconversione industriale ad una struttura produttiva a basso consumo di energia;

nel campo degli usi civili, domestici e dei trasporti attraverso provvedimenti del settore edilizio e dei servizi basati su un più efficiente e razionale uso delle risorse e una politica della domanda che privilegi i beni sociali rispetto ai beni di consumo individuali.

Razionalizzare la struttura dell'approvvigionamento, della lavorazione e della distribuzione impegnando l'Eni in un ruolo prioritario e orientare i consumi in modo da tenere conto delle reali possibilità italiane in un quadro programmatico globale e con scelte che diminuiscano la dipendenza energetica.

Sviluppare le risorse interne: incrementando le ricerche e le prospezioni delle varie fonti (idrocarburi, carbone, uranio) impegnando l'Eni con intensi programmi di ricerca e sfruttamento. Potenziare l'impegno pubblico nella ricerca e sviluppo e dimostrazione per le altre fonti energetiche, in particolare per quella solare, prevedendone anche la immediata utilizzazione.

Garantire l'approvvigionamento dall'estero: ricorrendo a larghe intese di collaborazione-quadro e cooperazione industriale con i Paesi produttori di fonti primarie che consentano di bilanciare i costi di approvvigionamento con operazioni di interscambio di prodotti industriali e di servizi. La politica di approvvigionamento dall'estero dovrà attuarsi sia mediante attività minerarie, sia rivolgendosi al mercato per acquisire le disponibilità. Tale azione va condotta portando avanti una politica di cooperazione con i Paesi produttori, con i Paesi in via di sviluppo e soprattutto puntando a creare una politica europea del settore energetico nel quadro della cooperazione internazionale.

Attuare con concreta verifica della sicurezza e della difesa ambientale con riferimento ai cicli di produzione, trasformazione consumo di qualsiasi fonte energetica, garantendo nello stesso tempo la protezione della salute e la salvaguardia del patrimonio naturale.

Sul piano finanziario e tariffario occorrono puntuali interventi diretti a:

modificare la politica dei prezzi operando una programmata liberalizzazione dei prezzi dei prodotti energetici e passando dai prezzi amministrati a quella dei prezzi sorvegliati; per quanto riguarda le tariffe operare per riequilibrare il sistema costi-ricavi salvaguardando apposite fascie sociali che riguardano i consumi dei ceti meno abbienti, l'agricoltura ed il Mezzogiorno; utilizzare lo strumento fiscale in modo da favorire gli indirizzi di politica energetica sopraindicati per disincentivare gli usi secondari rispetto ai prioritari.

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