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Consiglio di fabbrica FLM12

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consiglio n:12 fabbrica li

FI Metalmeccanici milano piazza Umanitaria, 5

SOMMARIO

Federazione CGIL-CISL-UIL sulla attuale situazione politico-sindacale (25 giugno '76)

- Risoluzione del Comitato Direttivo FLM (14-15 giugno '76)

Ordine del giorno di solidarietà con la lotta dei braccianti del C.D. della FLM (15 giugno '76)

Note uff. Studi economici FLM Naz. su: Relazione Banca d'Italia - Andamento crisi economica

- Lettera inviata da Agnelli alla Federaz. CGIL-CISL-UIL

- Risposta della Federaz. CGILCISL-UIL al Presidente Confindustria

ANNO IV - LUGLIO 1976

agenzia di informazione sindacale della FLM milanese

Federazione CGIL CISL UIL su attuale situazione politico - sindacale

Roma, 25 giu. (ausi). - La segreteria della Federazione CGIL

CISL UIL ha espresso profondo compiacimento per la prova di maturità fornita ancora una volta dai lavoratori italiani i quali, sulla base delle indicazioni fornite dalla Federazionee si sono mobilitati per, respingere le provocazioni che hanno cercato di turbare l'andam,.nto della campagna elettorale e hanno sospeso le agitazioni sindacali nell'ultimo periodo della competizione politica per consentire agli elettori di votare in un clima di serenità. Tutto ciò ha rappresenta to un contributo importante per assicurare le condizioni di una piena normalità democratica nelle votazioni.

La segreteria della Federazione ha inoltre constatato che i comportamenti delle organizzazioni sindacali sono stati generalmente conformi alle esigenze di mantenimento dell'autonomia riaffermate an che all'inizio di questa campagna elettorale. La Federazione CGIL CISL UIL inviò a tutti i partiti politici democratici, maggio scorso, un docUmento nel quale si riaffermavano le proposte di politica economica e sociale che hanno rappresentato la base dell'impegno e della lotta dei lavoratori italiani nell'ultimo periodo. Questi obiettivi si riassumono essenzialmentein un cambiamento della politica economica nazionale tendente a realizzare gli obiettivi dell'occupazione e della ripresa produttiva.

Poiché ancora oggi, a giudizio della Federazione CGIL CISL-UIL permangono le condizioni di grairità della situazione economica e alcuni segni di evoluzione della congiuntura non cambiano la drammatici' tà di fondo della situazione e l'urgenza di misure organiche per modi ficarla, la Federazione .ribadisce che questo è il problema essenziale sul quale in modo prioritario le forze politiche devono assumere pre:cisi impegni.

Ad elezioni avvenute la Federazione sottolinea a tutte le forze politiche l'urgenza della costituzione-di un governo che affronti positivamente i problemi essenziali indicati dal movimento sindacale e che sia in grado di-Stabilire con il movimento sindacale stesso,nel la reciproca autonomia, un confronto oostruttivo suscettibile di sboc chi concreti. Anche dopo le elezioni la Federazione CGIL CISL UIL ribadisce l'indirizzo che ha sempre contraddistinto il comportamento au tonomo del movimento sindacale di non concedere deleghe di rappresentatività ad alcuna forza politica nè a coalizioni di governo.

Redazione:piazza Umanitaria n.5 tel. 54.68.020/1/3/4, Milano.

Direttore reaponeabile: Walter Galbusera-htorizzazione del Tribunale di Milano n. 344 del 28 settembre 1971.

Spedizione' in abbonamento postale - Gruppo 3P

ROMA 25 GIUGNO 1976

L'adozione da parte del governo degli indirizzi prospettati dal movimento sindacale e la loro concreta attuazione determinerà i comportamenti del movimento sindacale stesso.

La segreteria ha poi confermato la validità di tutte le decisioni prese in riunioni recenti dei propri organi'dirigénti, che riguardano in particolare i problemi della difesa e della crescita dell'occupazione, la gestione dei contratti da poco conclusi, la conclu sione delle vertenze contrattuali tuttora aperte, le iniziative che riguardano i processi di ristrutturazione nelle aziende e l'avvio di misure nel campo di alcune riforme sociali.

Soprattutto per quel che riguarda l'occupazione, che rimane la questione più importante da aFfrontare per la Federazione unitaria,si è vista l'opportunità di portare a compimento un insieme di iniziative in parte già impostate prima delle votazioni del 20 giugno. Si tratta di proposte da definire rapidamente per l'avvio al lavoro,di giovani disoccupati o in cerca di prima occupazione. E' già in atto una iniziativa che deve essere ulteriormente sviluppata concernente il lavoro precario, e tutte quelle forme di decentramento delle attività lavorative allo scopo di liquidare le forme intollerabili di sfruttamento così diffuse in questi settori. Altre iniziative da realizzare riguardano l'applicazione della nuova legge per il Mezzogiorno con tutte le implicazioni che essa comporta; la difesa delle aziende minacciate da chiusura o colpite da gravi crisi; l'utilizzazione delle nuove norme contrattuali riguardanti il controllo degli investimenti, dell'occupazione e dell'organizzazione del lavoro, a cominciare dai complessi industriali più importanti, assicurando comeiFederazione, in pieno accordo con le organizzazioni di categoria e le strutture ter ritoriali interessate, un efficace coordinamento di tutte le attività che è necessario realizzare. E' prevista inoltre una riunione entro il mese di luglio per affrontare tutte le questioni essenziali riguardanti il ruolo delle aziende a ,partecipazione statale del nostro Paese. E' in fase di preparazione un convegno promosso dalla Federazione sulla-politica del credito.

La segreteria ha inoltre richiamato alcune altre scelte che furono adottate dal convégno di Rimini e per la cui maturazione è necessario intraprendere nuove iniziative nelle prossime settimane.

Nelle campagne la situazione è ora imperniata sulla vertenza contrattuale dei braccianti i quali per indurre l'Associazione degli agricoltori a ritirare una incomprensibile pregiudiziale che impedihce l'avviamento di un positivo negoziato, hanno già programmato due scioperi nazionali per i prossimi giorni.

La vertenza contrattuale, per i motivi che sono sollevati dalla piattaforma rivendicativa delle organizzazioni bracciantili, solle cita un impegno più ampio che coinvolge l'intero movimento sindacale sui problemi degli investimenti e.delle trasformazioni in agricoltura e per un effettivo impulso dell'occupazione, in particolare nel Mezzo-, giorno.

Occorre operare per una sollecita e positiva conclusione delle vertenze contrattuali dei tessili, dei lavoratori• del commercio, del legno e di altre categorie minori-dell'induStria e del terziario. Assumono questo periodo molta rilevanza le vertenze contrattuali di importanti categorie del settore pubblico, come gli statali,, i1 perso ► 3

nale della scuola, i*ferrovieri„ i monopoli, degli enti locali, delle che si dia applicazione alle norme mento dell'ordinamento regionale e ministrazione ad ogni livello.

postelegrafonici, i lavoratori dei "Regioni" e altri. Occorre altresì legislative relative al completaal riordinamento della pubblica am

La segreteria della Federazione ha deciso di convocare il comitato direttivo della Federazione il 15-16 luglio prossimo a Roma per affrontare il seguente ordine del giorno: - iniziative della Federazio ne unitaria per l'occupazione e lo sviluppo, per la difesa e il miglioramento del potere di acquisto delle retribuzioni dei lavoratori, nel quadro dei rinnovi contrattuali (relatore Rinaldo Scheda, della segreteria della Federazione unitaria).

Prima e dopo il comitato direttivo sono previste altre riunioni per realizzare l'insieme delle iniziative in programma.

La segreteria della Federazione unitaria si riunirà nuovamente il 7 e il 12 luglio prossimo.

L'Italia all'ultimo posto

Percentuale della forza-lavoro sulla popolazione complessiva

485•96 4577% 43,5% 43.3%4V%. 411% 40 4% 8% ,j." 35y go.c à c , 0 4c 44. 427
Nel grafico sono riportati i dati OCSE sui tassi di attività (oiverossia il rapporto tra le forze di lavoro e la popolazione complessiva) in alcuni Paesi capitalistici. L'Italia, come si vede, presenta il tasso più basso, anche rispetto a Paesi quali il Portogallo e la Spagna meno sviluppati industrialmente, ma nei quali esiste una rilevante quota di forza lavoro impegnata nel settore agricolo.

Risoluzione del Comitato Direttivo FLM

Il Direttivo della FLM considera la scadenza elettorale del 20 giugno come un momento di grande importanza per battere i disegni di restaurazione economica e sociale, alimentati dalla strategia della provocazione, i cui rcorrenti episodi da Sezze, a Roma, a Genova, il movimento sindacale è impegnato a combattere con la. più netta detenninazio ne.

Dai risultati elettorali, l'insieme dei lavoratori non può non •attendere che emerga con chiarezza l'indicazione di un quadro politico che sia finalmente in grado di portare il paese fuori della crisi economica e sociale, sulla base delle prospettive indicate dalle lotte dei lavoratori. Nello stesso tempo, non può non essere auspicato che da un nuovo quadro politico vengano le premesse per una società più giusta, più egualitaria, nettamente antifascista e antiautoritaria, espan dendo per questa via le basi stesse della democrazia nel nostro paese.

La FLM è consapevole che la nuova fase politica che A. apre dopo il 20 giugno esigerà dal sindacato un impegno rinnovato ed approfondito intorno ai grandi temi della crisi che travaglia il paese, dal problema dell'occupazione e in particolare a queli del mezzogiorno, alle riforma.

Questo significa che il sindacato non solo dovrà mantenere integra la sua affermata autonomia, ma dovrà rafforzarla allargando i processi di partecipazione e di democrazia. Nella riconferma dell'autonomia co me fatto attivo, come partecipazione di grandi masse di lavoratori alle scelte di cambiamento, sta il maggior contributo che il sindaca-' to stesso può dare a uno sviluppo positivo del quadro politico.

Per queste ragioni la FLM respinge le proposte di patto sociale o di cogestione, che snaturerebbero il ruolo del sindacato italiano. Il sindacato italiano si è dato in questi anni strumenti originali di democrazia e di unità che debbono essere rafforzati ed allargati espandendo la partecipazione dei lavoratori, la.loro capacità di autodeterminazione, di iniziativa e di controllo sui proceSsi che investono le scelte sociali ed economiche dalla fabbrica al territorio, alla società nel suo insieme.

Al contrario, l'assunzione di modelli di "partecipazione" tipici di altri paesi, non solo metterebbe in discussione i rapporti tra sindacato e lavoratori, ma costituirebbe un terreno fertile di divisione del movimento fra aree forti e aree deboli, di fughe rivendicazionistíche e corporative. In questo senso la FLM considera necessario lo impegno di tutto il movimento sindacale per riconfermare e approfondire il ruolo centrale che l'autonomia e l'unità del movimento sirdamcale debbono rappresentare- nella nuova fase politica.

14 - 15 GIUGNO 1976
O> i

Note dell' Ufficio Studi economici FLM Nazionale sulla relazione della Banca d' Italia e sull'andamento della crisi economica nel contesto internazionale

14 GIUGNO 1976

Premessa

Le "considerazioni finali" del Governatore Baffi sono dominate da una percezione ossessiva dei fatti finanziari e monetari e dalla riproposizione, come soluzione alla crisi, di una sorta di "regola aurea" niente affatto originale. Si tratta in sostanza di rendere contemporaneamente compatibili gli obiettivi della massima occupazione possibile, dello sviluppo del reddlto e della stabilità monetaria.

La politica economica del passato, afferma Baffi, ha per seguito t:n obiettivo per volta sacrificando gli altri (vedi le riprese drogate e le difese della bilancia dei pagamenti con stretta creditizia e fiscale), costringendo l'Istituto di emissione a rimediare i guasti della politica salariale e della spesa pubblica. Oggi i margini di manovra sono all'osso, di qui la presa di posizione di Baffi: la regola aurea è quella di consentire aumenti monetari percentuali della spesa pubblica e dei salari ín linea con quanto avviene nei principali paesi esteri concorrenti. Ricetta di semplicità inaudita, che dovrebbe consentire la quadratura del cerchio, avviando a soluzione i problemi dell'inflazione, reddito, occupazio ne ed equilibrio dei conti con l'estero. Irmodello" Baffi, gemello delle proposte di La Malfa, presuppone, oltre _al Latto sociale con i sindacati sulle politiche salariali. una gestione restrittiva della scesa pubblica* altna q ciò è implicita una rivalutazione dell'imPíesa come motore dell'accumulazione e sede di impiego ottimale delle risorge.

Baffi prende così le distanze da ogni modello che implica un controllo pubblico nell'impiego delle risorse di tipo programmatorio. La "scientificità" di questa visione è assai diszutibile; Baffi osserva la realtà con le lenti affumicate di una ideologia socialmente conservatrice, aggravata dalla sua specifica miopi( politica di banchierepper la quale l'universo economico ruota intorno agli equilibri monetari ed-alle armonie finanziarie. :l sub modello è l'austerità a senso unico, senza che ciò offra garanzie specifiche neppure di fuoriuscita dalla crisi, anche sulle piste del passato modello di sviluppo.

La revisione del "clima"keynesiano che Baffi avverte anche nelle sedi internazionali, è preso come manifestazione del Verbo, per riproporre un modello di equilibrio di- tipo neoclassico che, in mancanza di adeguata debolezza sindacale,si fonda sul consenso

concordato delle forze sociali su politiche di contenimento dei consumi e di stagnazione.

La relazione del Governatore è stata accolta con rispet to fin troppo eccessivo al centro come a sinistra. La cosa ci preoccupa e merita una verifica di congruità delle politiche proposti rispetto ai problemi interni e nel quadro di quelli internazionali, da cui derivano per gran parte. Si tratta in sintesi di verificare se la linea Baffi sia necessaria, e fino a che punto, e se oltre che necessaria, sia sufficiente a fronte dei problemi attuali e futuri.

1. I problemi del contesto internazionale 1975-76

1.1. Dopo l'alto ciclo di affari, di inflazione e speculazione che ha caratterizzato la fine del 1973, la depressione mondiale si è manifestata a pieno nel 1974 e fin verso la fine del 1975, quando in alcuni paesi si manifestano i segni di inversione del ciclo, giun to al suo punto più basso. Ciò, come noto, per l'azione congiunta dei governi dei paesi avanzati verso il sostegnO dei consumi (riduzioni' fiscali) e di aumenti di spesa pubblica, azione condotta a partire dalla seconda metà del 1975. Nei paesi avanzati la recessione presenta nel 1975 aspetti comuni di riduzione degli investimenti -e del l'occupazione, della produzione e in alcuni casi dei consumi priva, ti.(Italia - 1,8i Regno Unito'- 0,2, Svizzera - 2,5) (tav. 1 e-commento).

Di particolare rilievo è ovunque la caduta degli investimentie della produzione (vedi USA e RFT), mentre i paesi che hanno conteruto maggiormente l'aumento dei costi salariali per unità di prodotto, lo hanno fatto a spese dell'occupazione (USARFT): negli altri paesi (l'Italia in testa), per effetto della caduta della produzione industriale, i salari per u.d.p. sono aumentati in maniera notevole (tav. 1). Nelle comparazioni si deve tener conto comunque dell'andamento dei prezzi interni, delb diversità delle grandezze di partenza su cui si calcolano le vartazioni percentuali, degli andamenti dei tassi di cambio (tavola 3). Altrimenti non si capirebbe perchè i paesi che hanno più alti incrementi salariali per u.p., riescono ad ottenere i migliori risultati in termini di esportazione (Italia, Giappone, Gran Bretagna).

L'Italia ha "bevuto" la crisi come gli altri paesi, limitando però, almeno nel '75, i danni dell'occupazione (1). Altro aspetto comune, suscitato direttamente dalla crisi e dall'accresciuto intervento statale, e è l'aumento del disavanzo pubblico come percentuale del prodotto lordo (tavola 2).

L'Italia, per specifiche insufficienze di entrate, presenta il livello assoluto più alto (14% nel 1975). Tuttavia se si osserva la dinamica del fenomeno negli altri paesi, si vede ovunque che tra il 1973 ed• il 1975 il disavanzo aumenta anche di molte volte (esempio RFT dallo 0;9% del 1973 al 6,4% del 1975; Francia dal 0,6% al 2,1%). In sostanza questo sta a significare, a prescin. dere in prima approssimazione dalla composizione delle entrate ed uícite, che in presenza di una crisi recessiva e di una diminuzione reale del PNL, l'espansione del disatanzo è avvenuta ovunque (con ►9,

Note dell' Ufficio Studi economici FLM Nazionale sulla relazione della Banca d'Italia e sull'andamento della crisi economica nel contesto internazionale

14 GIUGNO 1976

Premessa

Le "considerazioni finali" del Governatore Baffi sono dominate da una percezione ossessiva dei fatti finanziari e monetari e dalla riproposizione, come soluzione alla crisi, di una sorta di "regola aurea" niente affatto originale. Si tratta in sostanza di rendere contemporaneamente compatibili gli obiettivi della massima occupazione possibile, dello sviluppo del reddlto e della stabilità mnnetaria.

La politica economica del passato, afferma Baffi, ha per seguito tn obiettivo per volta sacrificando gli altri (vedi le riprese drogate e le difese della bilancia dei pagamenti con stretta creditizia e fiscale), costringendo l'Istituto di emissione a rimediare i guasti della politica salariale e della spesa pubblica. Oggi i margini di manovra sono all'osso, di qui la presa di posizione di Baffi: la regola aurea è quella di consentire aumenti monetari percentuali della spesa pubblica e dei salari in linea con quanto avviene nei principali paesi esteri concorrenti. Ricetta di semplicità inaudita, che dovrebbe consentire la quadratura del cerchio, avviando a soluzione i problemi dell'inflazione, reddito, occupazio ne ed equilibrio dei conti con l'estero. Irmodello" Baffi, gemello delle proposte di La Malfa, presuppone, oltre _al Latte sociale non i sindacati sulle politiche salariali. una gestione restrittiva della spesa pubblica; altre_ q ciò è implicita una rivaltitazione dell'impresa come motore dell'accumulazione e sede di impiego ottimale delle risorse.

Baffi prende così le distanze da ogni modelb che implica un controllo pubblico nell'impiego delle risorse di tipo programmatori°. La "scientificità" di questa visione è assai discutibile; Baffi osserva la realtà con le lenti affumicate di una ideologia socialmente conservatrice, aggravata dalla sua specifica miopia politica di banchiere,per la quale l'universo economico ruota intorno agli equilibri monetari ed- alle armonie finanziarie. :l sub modello è l'austerità a senso unico, senza che ciò offra garanzie specifiche neppure di fuoriuscita dalla crisi, anche sulle piste del passato modello di sviluppo.

La revisione del "elima"keynesiano che Baffi avverte anche nelle sedi internazionali, è preso come manifestazione del Verbo, per riproporre un modello di equilibrio di tipo neoclassico che, a, in mancanza di adeguata debolezza sindac9.1e,si fonda sul consenso

concordato delle forze sociali su politiche di contenimento dei consumi e di stagnazione.

La relazione del Governatore è stata accolta con rispet to fin troppo eccessivo al centro come a sinistra. La cosa ci preoccupa e merita una verifica di congruità delle politiche proposte rispetto ai problemi interni e nel quadro di quelli internazionali, da cui derivano per gran parte. Si tratta in sintesi di verificare se la linea Baffi sia necessaria, e fino a che punto, e se oltre che necessaria, sia sufficiente a fronte déi problemi attuali e futuri.

1. I problemi del contesto internazionale 1975-76

1.1. Dopo l'alto ciclo di affari, di inflazione e speculazione che ha caratterizzato la fine del 1973, la depressione mondiale si è manifestata a pieno nel 1974 e fin verso la fine del 1975, quando in alcuni paesi ai manifestano i segni di inversione del ciclo, giun to al suo punto più basso. Ciò, come noto, per l'azione congiunta dei governi dei paesi avanzati verso il sostegnd dei consumi (riduzioni' fiscali) e di aumenti di spesa pubblica, azione condotta a partire dalla seconda metà del 1975. Nei paesi avanzati la recessione presenta nel 1975 aspetti comuni di riduzione degli investimenti e del l'occupazione, della produzione e in alcuni casi dei consumi privatio(Italia - 1,8i Regno Unito'- 0,2, Svizzera - 2,5) (tav. 1 e .commento).

Di particolare rilievo è ovunque la caduta degli investimentie della produzione (vedi USA e RFT), mentre i paesi che hanno contenuto maggiormente l'aumento dei costi salariali per unità di prodotto, lo hanno fatto a spese dell'occupazione (USARFT): negli altri paesi (l'Italia in testa), per effetto della caduta della produzione industriale, i salari per u.d.p. sono aumentati in maniera notevole (tav. 1). Nelle comparazioni si deve tener conto comunque dell'andamento dei prezzi interni, delb diversità delle grandezze di partenza su cui si calcolano le vanjazioni percentuali, degli andamenti dei tassi di cambio (tavola 3). Altrimenti non si capirebbe perchè i paesi che hanno più alti incrementi sa.. lariali per u.p., riescono ad ottenere i migliori risultati in termini di esportazione (Italia, Giappone, Gran Bretagna).

L'Italia ha "bevuto" la crisi come gli altri paesi, li— mitando però, almeno nel '75, i danni dell'occupazione (1)0 Altro aspetto comune, suscitato direttamente dalla crisi e dall'accresciut3 intervento statale, e è l'aumento del disavanzo pubblico come percentuale del prodotto lordo (tavola 2).

L'Italia, per specifiche insufficienze di entrate, presenta il livello assoluto più alto (14% nel 1975). Tuttavia se si osserva la dinamica del fenomeno negli altri paesi, si vede ovunque che tra il 1973 ed• il 1975 il disavanzo aumenta anche di molte volte (esempio RFT dallo 0;9% del 1973 al 6,4% del 1975; Francia dal 0,6% al 2,1%). In sostanza questo sta a significare, a preecin-. dere in prima approssimazione dalla composizione delle entrate ed uícite, che in presenza di una crisi recessiva e di una diminuzione reale del PNL, l'espansione del disatanzo è avvenuta ovunque (con ►9

buana pace di La L'lalfa che sosteneva la necessità e possibilità di ridurre il disavanzi anche nel 1975,/che avrebbe aggravato la recessione).

E' vero anche il contrario, che il disavanzo è riassorbibile solo in fase di espansione del reddito (come è successo in Italia nel 1974), con l'aumento delle entrate e la possibilità di limitare la spesa senza colpire troppo l'espansione.

(1) Notiamo che, nella media 1975, il numero dei disoccupati nell'insieme dei paesi industrializzati è stato di circa 15 milioni, con un aumento di 6 milioni rispetto al 1974; paesi come la RFT passano da una quasi piena occupazione a percentuali di disoccupazione del 4,3% nel 1975 (Italia 3,1%; USA 8,5%). La disoccupazione riappare anche in Svizzera, mentre in Giappone l'occupazione regge (tav. 1), per effetto delusistema di impiego a vita",

1.2 Procedendo per punti essenziali, dedichiamo questo paragrafo all'andamento del Commercio internazionale e alle bilance dei pagamenti. A fronte del deficit petrolifero maturato nel 1974, i principali paesi avanzati, come è noto, contengono la doLlanda interna; nel 1975 aprono la corea a chi riesce ad importare di meno ed esportare di più. Il risultato complessivo nel 1975 è una caduta del volume degli scambi tra paesi sviluppati dell'11; per effetto deria maggior domanda dei paesi petroliferi la riduzione del volume complessivo degli scambi mondiali è minore del 65, 7 circa. I dati della tavola 3 illustrano le variazioni percentuali dell'importexport nel 1975 per alcuni paesi industrializzati: quasi tutti riducono contemporaneamente il volume di importazione e di esportazio ne (gli USA riducono l'import del 17,455!).

In questo "gioco della crisi" i migliori risultati sono dell/Italia (import - 10%; export + 3,1%) e del Giappone (import - &;export +4,7%); i peggiori della RFT (import 0,7%; export - 8,9%).

Gli effetti di questa partita vanno valutati complessivamente, rispetto alla situazione del 1974 e fra i principali gruppi di protagonisti: paesi industrializzati (tra cui CEE), paesi, in via di sviluppo (PVS), paesi petroliferi (OPEC) (tavola 4).

Si può pensare ad un tavolo dà gioco (l'import - export), a cui t protagonisti si siedono agli inizi del 1975 con i seguenti risultati accumulati nel 1974: i paesi industrializzati con una perdita (disavanzo commerciale) di 69,4 miliardi di dollari (di cui 18,5 per la CEE); l'OPEC con una vincita (avanzo commerciale) di 88,7 miliardi di dollari; PVS con una perdita di 34,1 miliardi.

Si può dire che la partita del 75 vede ripartirsi in maniera diversa guadagni e perdite: i paesi industrializzati perdono meno che nel '74 (il disavanzo commerciale '75 è di 36,4 miliardi, 90 33 miliardi. di dollari in meno del '74; la CEE passa da 18,5qmiliar-

di a 2,5 miliardi di disavanzo). L'OPEC riduce le vincite (l'avanzo si riduce di 27 miliardi); i PVS aumentano le perdite (disavanzo commerciale) di 9,6 miliardi di dollari.

Nel '75 il disavanzo complessivo (43,7 miliardi) dei PVS è maggiore di quello dei paesi industrializzati (36,4 miliardi), mentre nel '74 la situazione era rovesciata (industrializzati -69,4; PVS 34,1).

All'interno dei paesi industrializzati (tav. 4), i risultati rispecchiano le posizioni di partenza: l'Italia riduce di 7,1 miliardi il disavanzo commerciale (da 10,7 a 3,6 miliardi di dollari), che se in termini assoluti è fra i più alti, nondimeno nel '75 costituisce il miglior risultato in rapporto al reddito nazionale fra i paesi sviluppati-;. la RFT registra una diminuzione di 4,5 miliardi del cospicuo avanzo (20,2 miliardi) del '74. L'avanzo tedesco del '75 è per gran parto (13,4 miliardi su 15,7) realizzato nel commercio extracomunitario.

Gli USA, che sono riusciti a diminuire le importazioni (-17,4) più di guanto abbiano diminuito le esportazioni (-7,4), passano da un disavanzo di 9,5 miliardi nel 1974, ad un avanzo di 4,3 miliardi, ottenendo il miglior risultato di tutto il "gioco della crisi".

I modi con cui questi risultati sono stati ottenuti, all'interno di una accesa competizione commerciale sono i seguenti:

alla minor domanda di materie prime è corrisposto, rispettp al 73/74,un recupero parziale delle ragiono di scambio da parte dei paesi avanzati (la minor quantità domandata ha provocato una flessione dei prezzi dei prodotti primari del 17% (petrolio escluso), mentre i prezzi all'export dei manufatti aono aumentati del 14% circa);

all'interno dei paesi avanzati hanno giocato le variazioni dei tassi di cambio (tavola 3), gli andamenti dei prezzi alli esportazione e dei salari per unità,di prodotto. Sul volume diminuito del commercio internazionale hanno recuperato quote di mercato gli USA, l'Italia ed il Giappóne;

le importazioni dei paesi dell'OPEC,sono aumentate da 37,9 miliar 'di di dollari del 174 a 55 del '75, il che ha consentito un parziale sostegno delle esportazioni degli altri paesi.

1.3 L'analisi fin qui svolta merita alcune considerazioni ulteriori per individuare i maggiori problemi del contesto interna zionale in cui l'Italia è inserita:

a) le vicende del 1974-75 sono il risultato del dispiegarsi dei vari rapporti di forza a livello internazionale: il "cerino acceso" del disavanzo commerciale è passato in gran parte ai PVS.

Il disavanzo di questi, più l'indebitamento globale che accusano (circa 150 miliardi di dollari, di cui un terzo circa 11

verso banche e intermediari finanziari privati)tassi che bendif ficilmente aumenteranno, "rebus sic stantibus", le loro importazioni dal resto del mondo, che nel '75 costituivano il 16% circa dell'importazioni totali;

b) l'avanzo commerciale dell'OPEC. (61,7 miliardi nel '75) si è concentrato per il 545.; nei paesi a minor capacità di importazione (Arabia,Saudita, Emirati, Kwait, Qatar), che fra l'altro hanno ampliato la propria quota di esportazioni petrolifere ( dal 36% del 1973 al 42 del 1975).

Altri paesi dell'OPEC tra cui Alegeria, Iran, Iraq, Indonesia, sono addirittura ricorsi a prestiti sul mercato dell'eurodollaro per far fronte alle proprie importazioni.

La domandaperl'importazione dei paesi dell'OPEC, il 6,7 % delle importazioni complessive, incontra quindi dei limiti, sia nell'andamento delle ragioni di scambio,sia per la diversa capacità di spesa dei singoli paesi, sia perchè i paesi a maggior capacità di spesa (quelli più popolati e poveri), vendono quantità minori di petrolio e si stanno indebitando;

c)l'avanzo finanziario dei paesi petroliferi che non hanno speso tutto in importazioni è andato nel '75 per il 18,6% in investimen ti USA (depositi bancari, BOT, azioni e obbligazioni), per lo 0,7% ne'. Regno Unito (13,8% nel 1974,1'Inghilterra. è abbandonata dagli sceicchi), per il 9,8 a organismi internazionali (fondo monetario e Banca mondiale), per il 13,6% a aiuti e prestiti diretti a paesi in via di sviluppo (4,8% nel 1974), per il 23,7 a depositi bancari in eurovalute. Il riciclaggio dei petrodollàri è stato condotto in parte direttamente dai paesi petroliferi, indirettamente dai prestiti delle istituzioni internazionali (FMI e Banca Mondiale); delle grandi banche americane e dal mercato delle eurovalute. Si sono indebitati PVS (come Messico e Brasile anche sull'euromercato)mentre mot ti di essi manifestano sintomi di insolvenza. Il rischio di insolvet za riguarda anche i settori (edilizio, navi cisterna) più colpiti dalla crisi/fiotevolmente esposti verso le purobanche.

E' chiaro che un prolungarsi della crisi moltiplicherebbe a tutti i livelli i rischi di insolvenza;

d)la ripresa in atto nei primi mesi del 1976 è frutto logico del rilancio interno dei paesi industrializzati (77,3% delle importazio ni globali, paesi socialisti esclusi), vista la situazione dei PYS e dell'OPEC e la minor domanda dei paesi socialisti, afflitti da problemi valutari.

Nessuna meraviglia che i prezzi delle materie prime abbiano ripreso a risalire (con l'eccezione del petrolio) visto anche il clamoroso fallimento delle conferenze sul nuovo ordine mondiale in termini di aggiustamenti concreti agli attuali rapporti internazionali.

Le trattative sulla riforma del sistema monetario hanno rafforzato i paesi a valuta forte (USA e RFT) e hanno colpito sia i PVS, sia chi disponeva di riserve auree (fra cui l'Italia), pressochè inutilizzabíli come strumento di riserva.

rz.

In questa situazione la ripresa duratura della produzione e del commercio mondiale dipendono esclusivamente dai comportamenti dei principíli paesi avanzati in particolare USA e RFT. Questi "rilanciano" dopo una fase di contenimento dei salari, dell'occupazione, dei consumi intrrni e di aumento del deficit pubblico.

La ripresa internazionale sconta quindi una serie di limiti, vincoli ed incognite di questo tipo: per i paesi aranzati, da dividere in due gruppi (a bilancia dei pagamenti ed economia forte e gli altri):

USA e RFT: limiti come l'inflazione di origine- esterna (materie prime) ed interna (comportamenti salariali)í limite delle politiche di bilancio che se nel 1976 tendessero a ridurre il deficit accumulato in precedenza, pregiudicherebbero l'espansione anche nel 1977.

Notiamo che questo rischio non è teorico, in quanto ad esempio, il Bilancio Fiscale per il 1977 dell'amministrazione Ford propone una riduzione di 29 miliardi di dollari rispetto ai programmi federali del 1976,anno di elezioni. Commenta la FISM: "se questo programma venisse adottato, il risultato sarebbe un aumento della disoccupazione durante l'ultima parte del 1977, e possibilmente, una più profonda recessione. Considerazioni analoghe valgono per la RFT, in cui si pensa di riassorbire nel 1977 parte del disavanzo pubblico, Altri limiti derivano dal tipo stesso di ripresa. Sempre secondo la FISWnel 4° trimestre 1975 l'industria USA operava solo in ragione del 71% della sua capacità produttiva. Questo dato pone dei dubbi su una trasmissione della ripresa dai consumi al settore degli investimenti, con un riassorbimento sostanziale della disoccupazione (10,6% a fine 1975 secondo una valutazione dei sindacati).

Tuttavia gli USA hanno riacquistato competitività sui mercati internazionali e probabilmente sono pronti all'adozione di innovazioni tecnologiche su vasta scala; per gli altri paesi industrializzati, si aggiungono altri vincoli specifici, specie dal lato della bilancia dei pagamenti. Giappone, Italia, Gran Bretagna, ma forse anche la Francia ri schiano deficit commerciali; oltre a ciò sono indebitati e con difficoltà monetarie. Dovranno pensare ad esportare più che ad importare.

Oltre a ciò esistono i vincoli della struttura finanziaria internazionale (ripagamento dei debiti contratti per far fronte ai deficit petroliferi) e le tensioni accennate sul mercato delle eurovalute.

* Federazione Internazionale Sindacati Metalmeccanici

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Sono soprattutto gravi le strozzature finanziario e valutarie ed il debito esteso di molti paesi, che impedisce una ripresa sostenuta degli scambi, pur con la presenza di rilevanti capacità produttive utilizzabili nei paesi avanzati e di bisogni insoddisfatti noi PVS (2).

(2)

Una situazione analoga è esistita all'interno dei paesi industrializ iati tra la crisi del '29 e la seconda guerra mondiale, per effetto della crisi della sterlina (allora moneta internazionale, come oggi il dollaro), e le difficoltà dell'economia britannica.

Ciò portò ad una serio di pratiche restrizionistiche nel commercio internazionale, alla moltiplicazione di accordi diretti fra Stati che limitavano al minimo l'esborso di oro e valuta (con un sistema di compensazioni), a un lungo periodo di stagnazione risolto con la seconda guerra mondiale. L'economia mondiale è ripartita con gli accordi di Button Woods ed il dollaro-convertibile (fino al 1970);la permanenza di un sistema di pagamenti basati sul dollaro-inconvertibile, affida le sorti del ciclo di sviluppo internazionale alle vicende dell'economia USA ed ali' accumulazione dei profitti da parte delle Banche internazionali, sulla base di una alleanza fra USA, RPT e Paesi dell'OPEC eccedentari.

1.4. Particolarmente esplosivo è il rapporto fra mondo industrialii, zato od in via dì sviluppo, che fra aumenti delle materie prime ed alti e bassi congiunturali, rischia di frantumare i paesi come l'Italia.

La situazione descritta rischia di creare difficoltà ulteriori alle esportazioni italiane. Negli ultimi anni una quota crescente di queste si à orientata verso i Paesi in via di sAiluppo, l'OPEC ed i paesi socialisti (tav. 5) che attualmente in prospettiva presentano le maggiori difficoltà ad espandere e pro Arie importazioni.

Inoltre nel 1975 l'Italia ha realizzato saldi attivi solo con i PVS (1.313,9 miliardi di lire) e con i paesi socialisti (150,4 miliardi). Ha diminuito di 2.000 miliardi circa il saldo passivo con 1'OP7,0 (da 4.520,3 miliardi nel '74 a 2.593,2 nel '75), mentre il disavanzo verso i paesi industrializzati, Pur diminuito, rimane elevato (1.100,3 complessivi miliardi nel '75; disavanzo di 696,6 verso gli USA (533,9 nel '74); 216 verso iBaesi bassi e 327,5 verso la Prancia).

Da un punto di vista dei prodotti venduti, il raffronto fra '74 e '75 mette in evidenza come la stretta interna ha ty appena diminuito i deficit per materie prime, fonti di energia e _ __

generi alimentari, che costituiscono di gran lunga le vo0Z-Zag~ ri di importazione (com]Aessivamente il 52,1 delle keporíaziont al '75).

1.5. I dati sui costi unitari del lavorò forniti_ dalla. Banca di Italia non differiscono molto dalle coneiderazioni cha abbiano fa'>. to in note precedenti, come pure gli andamenti comparati dei costi nei singoli paesi espressi in moneta nazionale ed',in dollari (tav. 7). Di conseguenza, se espressi i prezzi in dollari, delle esportazioni italiane per le industrie manifatturiere sono creseiu ti meno dei prezzi in dollari delle esportazioni. di RFT e =rancia e più o meno come quelli del Legno Unito.

In sostanza gli aumenti dei costi salariali sono stati neutralizaati con il deprezaamentò interno ed esterno della lira,_ strategia che è stata ripetuta anche nel '76.(tav,3)

La crescita salariale non ha impedito una caduta complessiva dei consumi delle familie rispetto al '74; la ragione è che nel '74 le-famiglie hanno aumentato i consumi reali (+2,4) contraendo il risparmio (la propensione al consumo passa dal 77,4 del '73 all'80,3 del '74); nel '75 la quota di risparmio torna a livello del "73, ma i consumi calano del 2,1';5. Il reddito disponibile reàle.delle famiglie era infatti calato nel '74 (-1,35:). ed è risalito di poco nél '75 (+1A; comunque ancora al di sotto dei livelli toccati nel '73. rel '75 diminuisce il consumo di beni durevoli (-12,5), di vestiario e calzature (-9,4), ma anche di generi alimentari e bevande (-2,1) fra cui zucchero, carne e caffè. La caduta di domanda interna di-prodotti industriali tocca nel '75 il 18. In conclusione, vista la buona tenuta della domanda estera, senza gli aumenti salariali del '75 e la scala mobile la caduta del reddito nazionale sarebbe stata- nel 1975 aa... sai maggiore. •

1.7. La caduta di domanda e di vendite, i livelli di indebitamento, l'attesa di agevolazioni governative hanno provocato una flessione degli investimenti, al netto delle scorte del 24cA., Il processo di accumulazione dopo il biennio positivo "73-'74 si è così assestato a livelli di minimo storico.

Notiamo- che la spesa per macchine ed attrezzature, indicatore di innovazione tecnologica, subisce negli ultimi anni un. andamento positivo in relazione anche all'aumento del costo del lavoro.

Lisurata in percentuale del PIL a prezzi costanti è.dial 5 in media ne1164,/t5 e del nel '66/.169. Tel '70. comincia a salire (5,9A per arrivare al 6,8 del-'73 ed il nel !74;' . nel '75, per i motivi esposti, ricade al 5,95'5'.

Osservazioni generali

In base alla schematica analisi dei punti precedenti, la "critica a Baffi", può svolgersi con più chiarezza.

In sostanza il Governatore percepisce l'economia italiana rigidamente vincolata ai condizionamenti internazionali attuali per cui propone "cure" solo monetarie.

Il problema di Baffi è la presenza di un sindacato troppo forte e di una finanza pubblica scarsamente governata. Pensa di ridimensionare entrambi rivalutando il ruolo "stabilizzante" del sistema bancario.

A nostro giudizio, anche se esiste un problema di governo della massa salariale complessiva, di riequilibrio fra entrate e uscite della finanza pubblica, di qualificazione della spesa stessa, tutto ciò non è sufficiente; anzi se fosse l'unica terapia, rischierebbe di aggravare i problemi attuali.

Innanzitutto si è visto come gli aumenti salariali del '75che fanno scandalizzare Baffi, hanno evitato una caduta ancora più rovinosa del prodotto interno. In secondo luogo senza una politica espansiva il deficit pubblico non è risanabile, nè è possibile pensare ad una ripresa sostenuta degli investimenti.

Il "vincolo" della bilancia dei pagamenti va quindi in qual che modo aggirato, reso più elastico.

Alla luce delle tendenze attuali del commercio internaziona le, in cui "tirano" solo alcuni mercati dei paesi avanzati, il proble ma di aumentare le esportazioni rischia dí essere risolto solo con il contenimento selvaggio dei costi di lavoro e deì salari, con effetti depressivi sul volume di attività interna.

A guardar bene il problema dei pagamenti è soprattutto valutario e finalizza l'economia, il sindacato, la spesa pubblica, ad una specie di "caccia al dollaro".

Occorre aggirare l'ostawlo con una politica commerciale e degli scambi che si rivolga direttamente verso i paesi produttori di materie prime e petrolio, con i quali vanno stipulati accordi che limitano al massimo l'esborso di valuta.

Questa- non è precisamente una politica "liberistica", ma con i cartelli delle materie prime, i cartelli delle multinazionali, le zone commerciali, il mercato dell'eurodolla, il "libero mercato mondiale" c:Ie dice Baffi, se mai è esistito, è profondamente mutato. Le aree di espansione del commercio italiano, come si è visto, sono quelle -dei PVS, dell'Opec, dei paesi socialisti.

rn questa linea va visto il problema della "struttura" del la bilancia commerciale. Le fonti di enlyia pesano ormai per più di un ~rito delle importazioni, e soncarmaimeatecomprimibili. La Atffissa cosa. non Si può dire per le importazioni alimentari, il cui

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peso è eccessivo per un paese già privo di materie prime ed energia.

Una linea di espansione di alcune produzioni agricole e di contenimento dell'importazione deve essere d'altra parte armonizzata con una più intensa politica di scambi verso i paesi in via di svilup., po, in particolare mediterraneo; dentro o fuori la CEE.

Per il settore alimentare il discorso è invece differente, anche se si va a cozzare contro gli interessi di altri paesi della CEE. La questi non possono predicare austerità e pretendere di mantenere il mercato italiano intatto.

Per quanto concerne il settore industriale, le esportazioni di beni di investimento ( 30,1';; nel 1972, 27,2 nel 1974, 28,5 nel 1975) sono troppo basse per un paese industrialiZzato; L'esportazione di: beni di consumo, anche se in flessione, (485-; nel '72, 425". nel '74, 44,913 nel '75) è ancora la quota principa. le,di esportazione.I1-chéTone dai rischi aggiuntivi, in un periodo di austerità generalizzata.

Queste considerazionidrARRopongono il tema della ristrutturazione-riconversione industrina7Partecipazionì Statali in sostanza di una politica industriale orientata: della politica degli incentivi, e delle agevolazioni pubbliche agli investimenti produttivi. Temi già trattati, ma non "costruiti" politicamente.

Dal lato deiprezzi-costi-salari, alle considerazioni contenute sulla nota fisco-finanza pubblica,-- aggiungiamo che il tema dell'equo canone e del regime dei suoli, di prossima scadenza, è estremamente importante.

La quota di edilizia pubblica dell'edilizia totale, si è ancora contratta. Nel '75 è stata del 2,15 (1967: 6,85;;1970:3,6; 1974: 2,4).

Le case non si importano ed i fitti non sono soggetti alla competitività internazionale. 2a il salario non può sostenere contemporaneamente il padrone di casa, l'accumulazione interna, la concorrenza internazionale il fisco e il sistema previdenziale. Solo Baffi finge di ignorarlo.

Il controllo dei prezzi amministrativi ed il discorso fisco tariffe va ripreso con strumenti operativi. Non bastano i documenti, è necessario identificare precisi obiettivi di mobilitazione 4 livello di massa.

Per scarnificare il problema e mettere a punto una linea di non cedimento su questioni essenziali come l'autonomia contrattua lei la difesa dell'occupazione ed i livelli di vita dei lavoratori occorre a nostro avviso, non giocare di rimessa sul terreno che ci propone l'avversario.

Il terreno di Baffi è quello tradizionale della riduzione dei consumi e dell'occupazione, del potere di impresa, della intangibilità delle istituzioni economiche attuali (neppure una riga sulla ri forma della casa, sulla spesa sanitaria, sul ruolo delle regioni della pubblica amministrazione), in sostanza del classico "riequilibrio del sistema" sulla base dì quanto è avvenuto all'estero. Con la.

differenza che l'Italia non ha nè l'agricoltura, nè l'industria, nè le materie prime, nè la tecnologia, nè i dollari "in casa" degli USA; nè la tecnologia e la-struttura produttiva dei tedeschi. Baffi

si sbraccia a lodare il patto sociale inglese; ma questo non è bastato neppure per evitare un gigantesco crollo deTh sterlina (puntellata da una catena gigantesca di prestiti "politici"), perchè il problema inglese è la riconversione di una base produttiva invecchia e la fuga dei depositi arabi verso le monete più solide.

In secondo luogo la supina acquiescenza ai "condizionamenti internazionali", la navigazione passiva sulla scia USA e R2T non consente neppure prospettive di sopravvivenza, specie in una fase in cui la fissità della divisione internazionale del lavoro sono rimesse .in - discussione. In questa situazione la difesa dallo conquisi; salariali e contrattuali è decisiva per avviare una battaglia democra tica almeno in tre campi fondamentaliz aumento delle entrate fiscali ed espansione dei consumi sociali; politica industriale, in relazione all'applicazione delle coneuiste contrattuali;

scelte internazionali e politica degli scambi, in cui vanno valutate le questioni dell'energia e dell'agricoltura.

Si deve valutare anche il tema del credito, poiché il sistema bancario è una sorta di camera di amplificazione alle spinte inflattive, speculative e della fuga dei capitali. Baffi le difende, ma confessa che il grado di complessità del sistema finanziario è tale, che parlare di controllo è velleitario. Tuttavia specie per il credito 'agevolato per riconversione-ristrutturazione, è il caso di mettere le inani nelle cose dei banchieri.

Composizione' della disoccupazione giovanile

TOTALE 1.200000

.Per qualifica

Territoriale

Quasi la metà i diplomati

Seconde le valutazioni del prof. Luigi Frey dell'Università cattolica di Uano (su Tendenze dell'occtpazione, anno I, n. 3) nel 1975 il numero totale dei giovani tra i 14 e i 29 anni che risultano disoccupati, sottoccupati o inoccupati (non alla ricerca attiva di un lavorq, ma potenzialmente disponibili) ammontava a 1.200.000 unità. Tra questi, almeno 530.000 ¶il 44 per cento) sono diplomati e laureati, segnando una presenza relativa di queste categorie superiore rispetto al passato. E' inoltre particolarmente rilevante la concentrazione nel Mezzogiorno (oltre 60 per cento del totale) e la prevalenza delle ragazzo rispetto ai maschi.

( Eta' 14 - 29 anni)

LETTERA INVIATA DA AGNELLI ALLA

FEDERAZIONE CGIL - CISL - UIL

«Nell'incontro avuto con voi il 15 aprile scorso — scrive Agnelli — abbiamo verificato il fondamento delle preoccupazioni per la situazione economica del Paese e per l'accentuata pesantezza delle condizioni del sistema produttivo.

< Comune è apparso in quella circostanza l'interesse di assicurare competitività sulla quale pesano, fra l'altro — in aggiunta alla progressione della contingenza — gli aumenti salariali dovuti ai recenti rinnovi contrattuali, nonché di promuovere la razionalizzazione della struttura del costo del lavoro e l'adozione di misure che consentano un recupero di efficienza ed una crescita di produttività.

« In tema di struttura delle retribuzioni, lo stesso ricorso al-

l'artificio di aumenti retributivi in forma di edr (elemento distinto della retribuzione), identifica la necessità di una revisione, intesa a ridurre l'incidenza degli automatismi e degli oneri indiretti e differiti nella progressione del costo del lavoro.

« All'auspicato recupero di produttività potrebbero inoltre contribuire in senso concreto sia la revisione del sistema delle festività infrasettimanali per assicurare una migliore utilizzazione degli impianti, sia lo studio di misure che possano concorrere a limitare la portata dell'assenteismo abusivo, i cui effetti si fanno pesantemente sentire a carico dell'industria. •

< Questi ed altri problemi, per i quali può essere opportuno un

comune orientamento a livello nazionale, dovrebbero, secondo le intese fra noi raggiunte il 15 aprile, formare oggetto di approfondimento e di esame congiunto.

« Riteniamo doveroso — conclude Agnelli — richiamare tale impegno in attesa delle condizioni per poter avviare, con il vostro accordo, un concreto programma di lavoro nelle materie sopra indicate ›.

I contenuti della lettera e le richieste in essa contenute saranno valutate dalla segreteria della Federazione Cgil, Cisl, Uil in una riunione fissata per doMani. « Sarà la segreteria — ha detto Marcone, segretario confederale della Cisl — a decidere se dichiararsi disponiblie o meno ad accogliere la richiesta di Agnelli >.

LA RISPOSTA DELLA FEDERAZIONE

CGIL - CISL - UIL ALLA LETTERA DEL PRESIDENTE DELLA CONFINDUSTRIA

Roma, 15 giu. (ausi) . —La Segreteria della Federazione CGIL CISL UIL ha inviato al presidente della Confidustria,Gianni Agnelli,la seguente lettera,firma— ta dai Segretari generali Lama, Storti e Vanni:

"Riscontriamo la sua del 7 giugno scorso,precisando innanzitutto che nel— l'incontro del 15 aprile non è intervenuta alcuna intesa sul merito dei problemi ri— chiamati nella sua lettera,essendoci limitati in quella circostanza a rilevare,anche se da posizioni autonomeollesistenza di questioni che hanno una rilevanza oggettiva in rapporto alle condizioni di sviluppo del sistema produttivo.

Ciò premesso desideriamo ribadire che è nostro intendimento affrontare con una vertenza interconfederale i temi degli scatti di anzianità„i trattamenti di fine lavoro e la distribuzione annua del lavoro attraverso lo sc aglionamento delle ferie e la concentrazione di un certo_numero di festività infrasettimanali.

Per quanto ci riguardai tempi,la piattaforma e le modalità di tale ver—

terza saranno decisi in prossime riunioni degli organi dirigenti della Federazione CGIL CISL UIL.

Circa gli altri problemi richiamati nella sua lettera,essi2 come lei ben sa2 sono stati presi in considerazione nel dibattito ed in pronunce anche recenti dal Direttivo della Federazione,che costituiscono l'orientamento politico della nostra autonoma iniziativa,ma per i quali escludiamo ogni rapporto negoziale a livello con,. federale".

Il grafico, che è tratto da una scheda del Centro di documentazione e ricerche sulla Lombardia, illustra le variazioni dell'occupazione nel terziario e nell'industria nella regione dal 1961 al 1975. Le linee che registrano le sole variazioni avvenute in questi anni (gli incrementi in migliaia di unità nella parte superiore e le diminuzioni nella parte inferiore alla linea dello O), mostrano il carattere non armonico ma antagonistico dello sviluppo dell'occupazione nel terziario rispetto a quella nell'industria. Nel corso della crisi del '64-'66 scendono infatti sia l'occupazione nel terziario che quella nell'industria,

ma quest'ultima diminuisce molto di più. Nel periodo di ripresa '68-'72 sale l'occupazione nell'industria, ma a spese di quella nel terziario. Nel periodo di crisi successivo al '72 sale il terziario, ma scende l'industria. Se lo sviluppo del tessuto produttivo fosse sano, non si verificherebbe un andamento così nettamente inverso dei due settori. Che ciò avvenga denuncia invece un'espansione del terziario non fisiologica ma in funzione ammortizzatrice del calo complessivo dell'occupazione, e nasconde anche, probabilmente, un travaso da attività più produttive e più « regolari » ad attività meno produttive e più « precarie ».

12 t. o -24O • • • • • • VARIAZIONI DELL'OCCUPAZIONE NEL TERZIARIO E NELL' INDUSTRIA migliaia) 60 48• emis INDUSTRIA -••••• ALTRE ATTIVITA' 1961 62 63 64 65 66 67 68 ì9 70 71 72 73 74 75 76 -36-72 364_ 244860 -

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