Note dell' Ufficio Studi economici FLM Nazionale sulla relazione della Banca d'Italia e sull'andamento della crisi economica nel contesto internazionale
14 GIUGNO 1976
Premessa
Le "considerazioni finali" del Governatore Baffi sono dominate da una percezione ossessiva dei fatti finanziari e monetari e dalla riproposizione, come soluzione alla crisi, di una sorta di "regola aurea" niente affatto originale. Si tratta in sostanza di rendere contemporaneamente compatibili gli obiettivi della massima occupazione possibile, dello sviluppo del reddlto e della stabilità mnnetaria.
La politica economica del passato, afferma Baffi, ha per seguito tn obiettivo per volta sacrificando gli altri (vedi le riprese drogate e le difese della bilancia dei pagamenti con stretta creditizia e fiscale), costringendo l'Istituto di emissione a rimediare i guasti della politica salariale e della spesa pubblica. Oggi i margini di manovra sono all'osso, di qui la presa di posizione di Baffi: la regola aurea è quella di consentire aumenti monetari percentuali della spesa pubblica e dei salari in linea con quanto avviene nei principali paesi esteri concorrenti. Ricetta di semplicità inaudita, che dovrebbe consentire la quadratura del cerchio, avviando a soluzione i problemi dell'inflazione, reddito, occupazio ne ed equilibrio dei conti con l'estero. Irmodello" Baffi, gemello delle proposte di La Malfa, presuppone, oltre _al Latte sociale non i sindacati sulle politiche salariali. una gestione restrittiva della spesa pubblica; altre_ q ciò è implicita una rivaltitazione dell'impresa come motore dell'accumulazione e sede di impiego ottimale delle risorse.
Baffi prende così le distanze da ogni modelb che implica un controllo pubblico nell'impiego delle risorse di tipo programmatori°. La "scientificità" di questa visione è assai discutibile; Baffi osserva la realtà con le lenti affumicate di una ideologia socialmente conservatrice, aggravata dalla sua specifica miopia politica di banchiere,per la quale l'universo economico ruota intorno agli equilibri monetari ed- alle armonie finanziarie. :l sub modello è l'austerità a senso unico, senza che ciò offra garanzie specifiche neppure di fuoriuscita dalla crisi, anche sulle piste del passato modello di sviluppo.
La revisione del "elima"keynesiano che Baffi avverte anche nelle sedi internazionali, è preso come manifestazione del Verbo, per riproporre un modello di equilibrio di tipo neoclassico che, a, in mancanza di adeguata debolezza sindac9.1e,si fonda sul consenso
concordato delle forze sociali su politiche di contenimento dei consumi e di stagnazione.
La relazione del Governatore è stata accolta con rispet to fin troppo eccessivo al centro come a sinistra. La cosa ci preoccupa e merita una verifica di congruità delle politiche proposte rispetto ai problemi interni e nel quadro di quelli internazionali, da cui derivano per gran parte. Si tratta in sintesi di verificare se la linea Baffi sia necessaria, e fino a che punto, e se oltre che necessaria, sia sufficiente a fronte déi problemi attuali e futuri.
1. I problemi del contesto internazionale 1975-76
1.1. Dopo l'alto ciclo di affari, di inflazione e speculazione che ha caratterizzato la fine del 1973, la depressione mondiale si è manifestata a pieno nel 1974 e fin verso la fine del 1975, quando in alcuni paesi ai manifestano i segni di inversione del ciclo, giun to al suo punto più basso. Ciò, come noto, per l'azione congiunta dei governi dei paesi avanzati verso il sostegnd dei consumi (riduzioni' fiscali) e di aumenti di spesa pubblica, azione condotta a partire dalla seconda metà del 1975. Nei paesi avanzati la recessione presenta nel 1975 aspetti comuni di riduzione degli investimenti e del l'occupazione, della produzione e in alcuni casi dei consumi privatio(Italia - 1,8i Regno Unito'- 0,2, Svizzera - 2,5) (tav. 1 e .commento).
Di particolare rilievo è ovunque la caduta degli investimentie della produzione (vedi USA e RFT), mentre i paesi che hanno contenuto maggiormente l'aumento dei costi salariali per unità di prodotto, lo hanno fatto a spese dell'occupazione (USARFT): negli altri paesi (l'Italia in testa), per effetto della caduta della produzione industriale, i salari per u.d.p. sono aumentati in maniera notevole (tav. 1). Nelle comparazioni si deve tener conto comunque dell'andamento dei prezzi interni, delb diversità delle grandezze di partenza su cui si calcolano le vanjazioni percentuali, degli andamenti dei tassi di cambio (tavola 3). Altrimenti non si capirebbe perchè i paesi che hanno più alti incrementi sa.. lariali per u.p., riescono ad ottenere i migliori risultati in termini di esportazione (Italia, Giappone, Gran Bretagna).
L'Italia ha "bevuto" la crisi come gli altri paesi, li— mitando però, almeno nel '75, i danni dell'occupazione (1)0 Altro aspetto comune, suscitato direttamente dalla crisi e dall'accresciut3 intervento statale, e è l'aumento del disavanzo pubblico come percentuale del prodotto lordo (tavola 2).
L'Italia, per specifiche insufficienze di entrate, presenta il livello assoluto più alto (14% nel 1975). Tuttavia se si osserva la dinamica del fenomeno negli altri paesi, si vede ovunque che tra il 1973 ed• il 1975 il disavanzo aumenta anche di molte volte (esempio RFT dallo 0;9% del 1973 al 6,4% del 1975; Francia dal 0,6% al 2,1%). In sostanza questo sta a significare, a preecin-. dere in prima approssimazione dalla composizione delle entrate ed uícite, che in presenza di una crisi recessiva e di una diminuzione reale del PNL, l'espansione del disatanzo è avvenuta ovunque (con ►9
buana pace di La L'lalfa che sosteneva la necessità e possibilità di ridurre il disavanzi anche nel 1975,/che avrebbe aggravato la recessione).
E' vero anche il contrario, che il disavanzo è riassorbibile solo in fase di espansione del reddito (come è successo in Italia nel 1974), con l'aumento delle entrate e la possibilità di limitare la spesa senza colpire troppo l'espansione.
(1) Notiamo che, nella media 1975, il numero dei disoccupati nell'insieme dei paesi industrializzati è stato di circa 15 milioni, con un aumento di 6 milioni rispetto al 1974; paesi come la RFT passano da una quasi piena occupazione a percentuali di disoccupazione del 4,3% nel 1975 (Italia 3,1%; USA 8,5%). La disoccupazione riappare anche in Svizzera, mentre in Giappone l'occupazione regge (tav. 1), per effetto delusistema di impiego a vita",
1.2 Procedendo per punti essenziali, dedichiamo questo paragrafo all'andamento del Commercio internazionale e alle bilance dei pagamenti. A fronte del deficit petrolifero maturato nel 1974, i principali paesi avanzati, come è noto, contengono la doLlanda interna; nel 1975 aprono la corea a chi riesce ad importare di meno ed esportare di più. Il risultato complessivo nel 1975 è una caduta del volume degli scambi tra paesi sviluppati dell'11; per effetto deria maggior domanda dei paesi petroliferi la riduzione del volume complessivo degli scambi mondiali è minore del 65, 7 circa. I dati della tavola 3 illustrano le variazioni percentuali dell'importexport nel 1975 per alcuni paesi industrializzati: quasi tutti riducono contemporaneamente il volume di importazione e di esportazio ne (gli USA riducono l'import del 17,455!).
In questo "gioco della crisi" i migliori risultati sono dell/Italia (import - 10%; export + 3,1%) e del Giappone (import - &;export +4,7%); i peggiori della RFT (import 0,7%; export - 8,9%).
Gli effetti di questa partita vanno valutati complessivamente, rispetto alla situazione del 1974 e fra i principali gruppi di protagonisti: paesi industrializzati (tra cui CEE), paesi, in via di sviluppo (PVS), paesi petroliferi (OPEC) (tavola 4).
Si può pensare ad un tavolo dà gioco (l'import - export), a cui t protagonisti si siedono agli inizi del 1975 con i seguenti risultati accumulati nel 1974: i paesi industrializzati con una perdita (disavanzo commerciale) di 69,4 miliardi di dollari (di cui 18,5 per la CEE); l'OPEC con una vincita (avanzo commerciale) di 88,7 miliardi di dollari; PVS con una perdita di 34,1 miliardi.
Si può dire che la partita del 75 vede ripartirsi in maniera diversa guadagni e perdite: i paesi industrializzati perdono meno che nel '74 (il disavanzo commerciale '75 è di 36,4 miliardi, 90 33 miliardi. di dollari in meno del '74; la CEE passa da 18,5qmiliar-
di a 2,5 miliardi di disavanzo). L'OPEC riduce le vincite (l'avanzo si riduce di 27 miliardi); i PVS aumentano le perdite (disavanzo commerciale) di 9,6 miliardi di dollari.
Nel '75 il disavanzo complessivo (43,7 miliardi) dei PVS è maggiore di quello dei paesi industrializzati (36,4 miliardi), mentre nel '74 la situazione era rovesciata (industrializzati -69,4; PVS 34,1).
All'interno dei paesi industrializzati (tav. 4), i risultati rispecchiano le posizioni di partenza: l'Italia riduce di 7,1 miliardi il disavanzo commerciale (da 10,7 a 3,6 miliardi di dollari), che se in termini assoluti è fra i più alti, nondimeno nel '75 costituisce il miglior risultato in rapporto al reddito nazionale fra i paesi sviluppati-;. la RFT registra una diminuzione di 4,5 miliardi del cospicuo avanzo (20,2 miliardi) del '74. L'avanzo tedesco del '75 è per gran parto (13,4 miliardi su 15,7) realizzato nel commercio extracomunitario.
Gli USA, che sono riusciti a diminuire le importazioni (-17,4) più di guanto abbiano diminuito le esportazioni (-7,4), passano da un disavanzo di 9,5 miliardi nel 1974, ad un avanzo di 4,3 miliardi, ottenendo il miglior risultato di tutto il "gioco della crisi".
I modi con cui questi risultati sono stati ottenuti, all'interno di una accesa competizione commerciale sono i seguenti:
alla minor domanda di materie prime è corrisposto, rispettp al 73/74,un recupero parziale delle ragiono di scambio da parte dei paesi avanzati (la minor quantità domandata ha provocato una flessione dei prezzi dei prodotti primari del 17% (petrolio escluso), mentre i prezzi all'export dei manufatti aono aumentati del 14% circa);
all'interno dei paesi avanzati hanno giocato le variazioni dei tassi di cambio (tavola 3), gli andamenti dei prezzi alli esportazione e dei salari per unità,di prodotto. Sul volume diminuito del commercio internazionale hanno recuperato quote di mercato gli USA, l'Italia ed il Giappóne;
le importazioni dei paesi dell'OPEC,sono aumentate da 37,9 miliar 'di di dollari del 174 a 55 del '75, il che ha consentito un parziale sostegno delle esportazioni degli altri paesi.
1.3 L'analisi fin qui svolta merita alcune considerazioni ulteriori per individuare i maggiori problemi del contesto interna zionale in cui l'Italia è inserita:
a) le vicende del 1974-75 sono il risultato del dispiegarsi dei vari rapporti di forza a livello internazionale: il "cerino acceso" del disavanzo commerciale è passato in gran parte ai PVS.
Il disavanzo di questi, più l'indebitamento globale che accusano (circa 150 miliardi di dollari, di cui un terzo circa 11
verso banche e intermediari finanziari privati)tassi che bendif ficilmente aumenteranno, "rebus sic stantibus", le loro importazioni dal resto del mondo, che nel '75 costituivano il 16% circa dell'importazioni totali;
b) l'avanzo commerciale dell'OPEC. (61,7 miliardi nel '75) si è concentrato per il 545.; nei paesi a minor capacità di importazione (Arabia,Saudita, Emirati, Kwait, Qatar), che fra l'altro hanno ampliato la propria quota di esportazioni petrolifere ( dal 36% del 1973 al 42 del 1975).
Altri paesi dell'OPEC tra cui Alegeria, Iran, Iraq, Indonesia, sono addirittura ricorsi a prestiti sul mercato dell'eurodollaro per far fronte alle proprie importazioni.
La domandaperl'importazione dei paesi dell'OPEC, il 6,7 % delle importazioni complessive, incontra quindi dei limiti, sia nell'andamento delle ragioni di scambio,sia per la diversa capacità di spesa dei singoli paesi, sia perchè i paesi a maggior capacità di spesa (quelli più popolati e poveri), vendono quantità minori di petrolio e si stanno indebitando;
c)l'avanzo finanziario dei paesi petroliferi che non hanno speso tutto in importazioni è andato nel '75 per il 18,6% in investimen ti USA (depositi bancari, BOT, azioni e obbligazioni), per lo 0,7% ne'. Regno Unito (13,8% nel 1974,1'Inghilterra. è abbandonata dagli sceicchi), per il 9,8 a organismi internazionali (fondo monetario e Banca mondiale), per il 13,6% a aiuti e prestiti diretti a paesi in via di sviluppo (4,8% nel 1974), per il 23,7 a depositi bancari in eurovalute. Il riciclaggio dei petrodollàri è stato condotto in parte direttamente dai paesi petroliferi, indirettamente dai prestiti delle istituzioni internazionali (FMI e Banca Mondiale); delle grandi banche americane e dal mercato delle eurovalute. Si sono indebitati PVS (come Messico e Brasile anche sull'euromercato)mentre mot ti di essi manifestano sintomi di insolvenza. Il rischio di insolvet za riguarda anche i settori (edilizio, navi cisterna) più colpiti dalla crisi/fiotevolmente esposti verso le purobanche.
E' chiaro che un prolungarsi della crisi moltiplicherebbe a tutti i livelli i rischi di insolvenza;
d)la ripresa in atto nei primi mesi del 1976 è frutto logico del rilancio interno dei paesi industrializzati (77,3% delle importazio ni globali, paesi socialisti esclusi), vista la situazione dei PYS e dell'OPEC e la minor domanda dei paesi socialisti, afflitti da problemi valutari.
Nessuna meraviglia che i prezzi delle materie prime abbiano ripreso a risalire (con l'eccezione del petrolio) visto anche il clamoroso fallimento delle conferenze sul nuovo ordine mondiale in termini di aggiustamenti concreti agli attuali rapporti internazionali.
Le trattative sulla riforma del sistema monetario hanno rafforzato i paesi a valuta forte (USA e RFT) e hanno colpito sia i PVS, sia chi disponeva di riserve auree (fra cui l'Italia), pressochè inutilizzabíli come strumento di riserva.
rz.
In questa situazione la ripresa duratura della produzione e del commercio mondiale dipendono esclusivamente dai comportamenti dei principíli paesi avanzati in particolare USA e RFT. Questi "rilanciano" dopo una fase di contenimento dei salari, dell'occupazione, dei consumi intrrni e di aumento del deficit pubblico.
La ripresa internazionale sconta quindi una serie di limiti, vincoli ed incognite di questo tipo: per i paesi aranzati, da dividere in due gruppi (a bilancia dei pagamenti ed economia forte e gli altri):
USA e RFT: limiti come l'inflazione di origine- esterna (materie prime) ed interna (comportamenti salariali)í limite delle politiche di bilancio che se nel 1976 tendessero a ridurre il deficit accumulato in precedenza, pregiudicherebbero l'espansione anche nel 1977.
Notiamo che questo rischio non è teorico, in quanto ad esempio, il Bilancio Fiscale per il 1977 dell'amministrazione Ford propone una riduzione di 29 miliardi di dollari rispetto ai programmi federali del 1976,anno di elezioni. Commenta la FISM: "se questo programma venisse adottato, il risultato sarebbe un aumento della disoccupazione durante l'ultima parte del 1977, e possibilmente, una più profonda recessione. Considerazioni analoghe valgono per la RFT, in cui si pensa di riassorbire nel 1977 parte del disavanzo pubblico, Altri limiti derivano dal tipo stesso di ripresa. Sempre secondo la FISWnel 4° trimestre 1975 l'industria USA operava solo in ragione del 71% della sua capacità produttiva. Questo dato pone dei dubbi su una trasmissione della ripresa dai consumi al settore degli investimenti, con un riassorbimento sostanziale della disoccupazione (10,6% a fine 1975 secondo una valutazione dei sindacati).
Tuttavia gli USA hanno riacquistato competitività sui mercati internazionali e probabilmente sono pronti all'adozione di innovazioni tecnologiche su vasta scala; per gli altri paesi industrializzati, si aggiungono altri vincoli specifici, specie dal lato della bilancia dei pagamenti. Giappone, Italia, Gran Bretagna, ma forse anche la Francia ri schiano deficit commerciali; oltre a ciò sono indebitati e con difficoltà monetarie. Dovranno pensare ad esportare più che ad importare.
Oltre a ciò esistono i vincoli della struttura finanziaria internazionale (ripagamento dei debiti contratti per far fronte ai deficit petroliferi) e le tensioni accennate sul mercato delle eurovalute.
* Federazione Internazionale Sindacati Metalmeccanici
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Sono soprattutto gravi le strozzature finanziario e valutarie ed il debito esteso di molti paesi, che impedisce una ripresa sostenuta degli scambi, pur con la presenza di rilevanti capacità produttive utilizzabili nei paesi avanzati e di bisogni insoddisfatti noi PVS (2).
(2)
Una situazione analoga è esistita all'interno dei paesi industrializ iati tra la crisi del '29 e la seconda guerra mondiale, per effetto della crisi della sterlina (allora moneta internazionale, come oggi il dollaro), e le difficoltà dell'economia britannica.
Ciò portò ad una serio di pratiche restrizionistiche nel commercio internazionale, alla moltiplicazione di accordi diretti fra Stati che limitavano al minimo l'esborso di oro e valuta (con un sistema di compensazioni), a un lungo periodo di stagnazione risolto con la seconda guerra mondiale. L'economia mondiale è ripartita con gli accordi di Button Woods ed il dollaro-convertibile (fino al 1970);la permanenza di un sistema di pagamenti basati sul dollaro-inconvertibile, affida le sorti del ciclo di sviluppo internazionale alle vicende dell'economia USA ed ali' accumulazione dei profitti da parte delle Banche internazionali, sulla base di una alleanza fra USA, RPT e Paesi dell'OPEC eccedentari.
1.4. Particolarmente esplosivo è il rapporto fra mondo industrialii, zato od in via dì sviluppo, che fra aumenti delle materie prime ed alti e bassi congiunturali, rischia di frantumare i paesi come l'Italia.
La situazione descritta rischia di creare difficoltà ulteriori alle esportazioni italiane. Negli ultimi anni una quota crescente di queste si à orientata verso i Paesi in via di sAiluppo, l'OPEC ed i paesi socialisti (tav. 5) che attualmente in prospettiva presentano le maggiori difficoltà ad espandere e pro Arie importazioni.
Inoltre nel 1975 l'Italia ha realizzato saldi attivi solo con i PVS (1.313,9 miliardi di lire) e con i paesi socialisti (150,4 miliardi). Ha diminuito di 2.000 miliardi circa il saldo passivo con 1'OP7,0 (da 4.520,3 miliardi nel '74 a 2.593,2 nel '75), mentre il disavanzo verso i paesi industrializzati, Pur diminuito, rimane elevato (1.100,3 complessivi miliardi nel '75; disavanzo di 696,6 verso gli USA (533,9 nel '74); 216 verso iBaesi bassi e 327,5 verso la Prancia).
Da un punto di vista dei prodotti venduti, il raffronto fra '74 e '75 mette in evidenza come la stretta interna ha ty appena diminuito i deficit per materie prime, fonti di energia e _ __
generi alimentari, che costituiscono di gran lunga le vo0Z-Zag~ ri di importazione (com]Aessivamente il 52,1 delle keporíaziont al '75).
1.5. I dati sui costi unitari del lavorò forniti_ dalla. Banca di Italia non differiscono molto dalle coneiderazioni cha abbiano fa'>. to in note precedenti, come pure gli andamenti comparati dei costi nei singoli paesi espressi in moneta nazionale ed',in dollari (tav. 7). Di conseguenza, se espressi i prezzi in dollari, delle esportazioni italiane per le industrie manifatturiere sono creseiu ti meno dei prezzi in dollari delle esportazioni. di RFT e =rancia e più o meno come quelli del Legno Unito.
In sostanza gli aumenti dei costi salariali sono stati neutralizaati con il deprezaamentò interno ed esterno della lira,_ strategia che è stata ripetuta anche nel '76.(tav,3)
La crescita salariale non ha impedito una caduta complessiva dei consumi delle familie rispetto al '74; la ragione è che nel '74 le-famiglie hanno aumentato i consumi reali (+2,4) contraendo il risparmio (la propensione al consumo passa dal 77,4 del '73 all'80,3 del '74); nel '75 la quota di risparmio torna a livello del "73, ma i consumi calano del 2,1';5. Il reddito disponibile reàle.delle famiglie era infatti calato nel '74 (-1,35:). ed è risalito di poco nél '75 (+1A; comunque ancora al di sotto dei livelli toccati nel '73. rel '75 diminuisce il consumo di beni durevoli (-12,5), di vestiario e calzature (-9,4), ma anche di generi alimentari e bevande (-2,1) fra cui zucchero, carne e caffè. La caduta di domanda interna di-prodotti industriali tocca nel '75 il 18. In conclusione, vista la buona tenuta della domanda estera, senza gli aumenti salariali del '75 e la scala mobile la caduta del reddito nazionale sarebbe stata- nel 1975 aa... sai maggiore. •
1.7. La caduta di domanda e di vendite, i livelli di indebitamento, l'attesa di agevolazioni governative hanno provocato una flessione degli investimenti, al netto delle scorte del 24cA., Il processo di accumulazione dopo il biennio positivo "73-'74 si è così assestato a livelli di minimo storico.
Notiamo- che la spesa per macchine ed attrezzature, indicatore di innovazione tecnologica, subisce negli ultimi anni un. andamento positivo in relazione anche all'aumento del costo del lavoro.
Lisurata in percentuale del PIL a prezzi costanti è.dial 5 in media ne1164,/t5 e del nel '66/.169. Tel '70. comincia a salire (5,9A per arrivare al 6,8 del-'73 ed il nel !74;' . nel '75, per i motivi esposti, ricade al 5,95'5'.
Osservazioni generali
In base alla schematica analisi dei punti precedenti, la "critica a Baffi", può svolgersi con più chiarezza.
In sostanza il Governatore percepisce l'economia italiana rigidamente vincolata ai condizionamenti internazionali attuali per cui propone "cure" solo monetarie.
Il problema di Baffi è la presenza di un sindacato troppo forte e di una finanza pubblica scarsamente governata. Pensa di ridimensionare entrambi rivalutando il ruolo "stabilizzante" del sistema bancario.
A nostro giudizio, anche se esiste un problema di governo della massa salariale complessiva, di riequilibrio fra entrate e uscite della finanza pubblica, di qualificazione della spesa stessa, tutto ciò non è sufficiente; anzi se fosse l'unica terapia, rischierebbe di aggravare i problemi attuali.
Innanzitutto si è visto come gli aumenti salariali del '75che fanno scandalizzare Baffi, hanno evitato una caduta ancora più rovinosa del prodotto interno. In secondo luogo senza una politica espansiva il deficit pubblico non è risanabile, nè è possibile pensare ad una ripresa sostenuta degli investimenti.
Il "vincolo" della bilancia dei pagamenti va quindi in qual che modo aggirato, reso più elastico.
Alla luce delle tendenze attuali del commercio internaziona le, in cui "tirano" solo alcuni mercati dei paesi avanzati, il proble ma di aumentare le esportazioni rischia dí essere risolto solo con il contenimento selvaggio dei costi di lavoro e deì salari, con effetti depressivi sul volume di attività interna.
A guardar bene il problema dei pagamenti è soprattutto valutario e finalizza l'economia, il sindacato, la spesa pubblica, ad una specie di "caccia al dollaro".
Occorre aggirare l'ostawlo con una politica commerciale e degli scambi che si rivolga direttamente verso i paesi produttori di materie prime e petrolio, con i quali vanno stipulati accordi che limitano al massimo l'esborso di valuta.
Questa- non è precisamente una politica "liberistica", ma con i cartelli delle materie prime, i cartelli delle multinazionali, le zone commerciali, il mercato dell'eurodolla, il "libero mercato mondiale" c:Ie dice Baffi, se mai è esistito, è profondamente mutato. Le aree di espansione del commercio italiano, come si è visto, sono quelle -dei PVS, dell'Opec, dei paesi socialisti.
rn questa linea va visto il problema della "struttura" del la bilancia commerciale. Le fonti di enlyia pesano ormai per più di un ~rito delle importazioni, e soncarmaimeatecomprimibili. La Atffissa cosa. non Si può dire per le importazioni alimentari, il cui
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peso è eccessivo per un paese già privo di materie prime ed energia.
Una linea di espansione di alcune produzioni agricole e di contenimento dell'importazione deve essere d'altra parte armonizzata con una più intensa politica di scambi verso i paesi in via di svilup., po, in particolare mediterraneo; dentro o fuori la CEE.
Per il settore alimentare il discorso è invece differente, anche se si va a cozzare contro gli interessi di altri paesi della CEE. La questi non possono predicare austerità e pretendere di mantenere il mercato italiano intatto.
Per quanto concerne il settore industriale, le esportazioni di beni di investimento ( 30,1';; nel 1972, 27,2 nel 1974, 28,5 nel 1975) sono troppo basse per un paese industrialiZzato; L'esportazione di: beni di consumo, anche se in flessione, (485-; nel '72, 425". nel '74, 44,913 nel '75) è ancora la quota principa. le,di esportazione.I1-chéTone dai rischi aggiuntivi, in un periodo di austerità generalizzata.
Queste considerazionidrARRopongono il tema della ristrutturazione-riconversione industrina7Partecipazionì Statali in sostanza di una politica industriale orientata: della politica degli incentivi, e delle agevolazioni pubbliche agli investimenti produttivi. Temi già trattati, ma non "costruiti" politicamente.
Dal lato deiprezzi-costi-salari, alle considerazioni contenute sulla nota fisco-finanza pubblica,-- aggiungiamo che il tema dell'equo canone e del regime dei suoli, di prossima scadenza, è estremamente importante.
La quota di edilizia pubblica dell'edilizia totale, si è ancora contratta. Nel '75 è stata del 2,15 (1967: 6,85;;1970:3,6; 1974: 2,4).
Le case non si importano ed i fitti non sono soggetti alla competitività internazionale. 2a il salario non può sostenere contemporaneamente il padrone di casa, l'accumulazione interna, la concorrenza internazionale il fisco e il sistema previdenziale. Solo Baffi finge di ignorarlo.
Il controllo dei prezzi amministrativi ed il discorso fisco tariffe va ripreso con strumenti operativi. Non bastano i documenti, è necessario identificare precisi obiettivi di mobilitazione 4 livello di massa.
Per scarnificare il problema e mettere a punto una linea di non cedimento su questioni essenziali come l'autonomia contrattua lei la difesa dell'occupazione ed i livelli di vita dei lavoratori occorre a nostro avviso, non giocare di rimessa sul terreno che ci propone l'avversario.
Il terreno di Baffi è quello tradizionale della riduzione dei consumi e dell'occupazione, del potere di impresa, della intangibilità delle istituzioni economiche attuali (neppure una riga sulla ri forma della casa, sulla spesa sanitaria, sul ruolo delle regioni della pubblica amministrazione), in sostanza del classico "riequilibrio del sistema" sulla base dì quanto è avvenuto all'estero. Con la.
differenza che l'Italia non ha nè l'agricoltura, nè l'industria, nè le materie prime, nè la tecnologia, nè i dollari "in casa" degli USA; nè la tecnologia e la-struttura produttiva dei tedeschi. Baffi
si sbraccia a lodare il patto sociale inglese; ma questo non è bastato neppure per evitare un gigantesco crollo deTh sterlina (puntellata da una catena gigantesca di prestiti "politici"), perchè il problema inglese è la riconversione di una base produttiva invecchia e la fuga dei depositi arabi verso le monete più solide.
In secondo luogo la supina acquiescenza ai "condizionamenti internazionali", la navigazione passiva sulla scia USA e R2T non consente neppure prospettive di sopravvivenza, specie in una fase in cui la fissità della divisione internazionale del lavoro sono rimesse .in - discussione. In questa situazione la difesa dallo conquisi; salariali e contrattuali è decisiva per avviare una battaglia democra tica almeno in tre campi fondamentaliz aumento delle entrate fiscali ed espansione dei consumi sociali; politica industriale, in relazione all'applicazione delle coneuiste contrattuali;
scelte internazionali e politica degli scambi, in cui vanno valutate le questioni dell'energia e dell'agricoltura.
Si deve valutare anche il tema del credito, poiché il sistema bancario è una sorta di camera di amplificazione alle spinte inflattive, speculative e della fuga dei capitali. Baffi le difende, ma confessa che il grado di complessità del sistema finanziario è tale, che parlare di controllo è velleitario. Tuttavia specie per il credito 'agevolato per riconversione-ristrutturazione, è il caso di mettere le inani nelle cose dei banchieri.
Composizione' della disoccupazione giovanile
TOTALE 1.200000
.Per qualifica
Territoriale
Quasi la metà i diplomati
Seconde le valutazioni del prof. Luigi Frey dell'Università cattolica di Uano (su Tendenze dell'occtpazione, anno I, n. 3) nel 1975 il numero totale dei giovani tra i 14 e i 29 anni che risultano disoccupati, sottoccupati o inoccupati (non alla ricerca attiva di un lavorq, ma potenzialmente disponibili) ammontava a 1.200.000 unità. Tra questi, almeno 530.000 ¶il 44 per cento) sono diplomati e laureati, segnando una presenza relativa di queste categorie superiore rispetto al passato. E' inoltre particolarmente rilevante la concentrazione nel Mezzogiorno (oltre 60 per cento del totale) e la prevalenza delle ragazzo rispetto ai maschi.
( Eta' 14 - 29 anni)