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Consiglio FabbricaFLM75

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Realizzata dall'Ufficio studi della FLM milanese Indagine /14-43„e sulle azìende Qco»'v metalmeccaniche

Nei presente opuscolo pubblichiamo i primi dati provvisori della ricerca sulle aziende metalmeccaniche milanesi condotta dall'Ufficio Studi della F.L.M. di Milano nelle persone di Jozio Fajertag e William Mariot con la collaborazione di Stefano Datola. L'elaborazione dei dati è stata curata da Franco Baccalini per conto dell'Istituto Superiore di Sociologia della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Statale di Milano. La F.L.M. ringrazia gli altri collaboratori Gianni Bianchi, Sergio Ferrentino, Giorgio Marzocchi, nonché tutti i funzionari e i delegati dei Consigli di Fabbrica che hanno reso possibile la ricerca.

Le foto sono tratte dalla mostra itinerante "Dai campi e dalle officine" realizzata dall'Assessorato ai Beni e alle Attività culturali della Regione Lombardia.

Redazione: Piazza Umanitaria n. 5 - tel. 54.68.020/1/3/4, Milano.

Direttore responsabile: Walter Galbusera.

Direttori: Donato Di Meo, Renato Luceti, Piergiorgio Tiboni.

Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 344 del 28 settembre 1971.

Spedizione in abbonamento postale - Gruppo 3°

VI DICEMBRE 1978
ANNO

La ricerca

L'indagine sulle aziende metalmeccaniche della provincia, la seconda che conduce la F.L.M. milanese dopo quella del 1975, rappresenta da un lato un momento di continuità con un'esperienza di acquisizione di informazioni e di elaborazione ormai propria a diverse strutture territoriali sindacali, sia metalmeccaniche che di altre categorie, e dall'altro un momento di innovazione rispetto a quanto sino ad oggi fatto. Innovazione soprattutto per quel che riguarda il tentativo avviato di costruire un sistema informativo permanente e polivalente del sindacato che sia in grado di fornire dati continuamente aggiornati relativi alle aziende, ai settori, al territorio, attraverso la analisi intrecciata di una vasta serie di variabili sociali ed economiche.

Il campione

L'indagine parte dall'assunto della impossibilità di poter effettuare — almeno in questa fase — una rilevazione a tappeto su tutta l'industria metalmeccanica milanese anche se limitata alle sole aziende sindacalizzate.

Si è ritenuto pertanto di limitare il campo di osservazione a circa 300 aziende scelte non con il criterio di costruire un campione che rifletta la struttura per settori e dimensioni aziendali quale risulta dal censimento industriale dell'ISTAT del 1971 (anno che si ritiene ormai troppo lontano per poter rappresentare con qualche attendibilità la struttura odierna dell'industria metalmeccanica milanese) ma con il criterio di Poter disporre di un aggregato di aziende sufficiente ad indicare le linee di tendenza — di trasformazione, di sviluppo, di declino — di un rapporto produttivo, quello milanese, in cui sono presenti tutti i principali comparti (o settori), in cui sono presenti tutte le dimensioni aziendali senza nette prevalenze a favore della grande o della piccola e media azienda, in cui hanno forte peso sia le aziende a capitale privato che quelle a capitale pubblico che, ancora, le aziende a capitale straniero.

In questa prima fase, quella a cui si riferiscono i primi risultati che oggi qui presentiamo, si è privilegiata la raccolta di dati per le aziende di grandi dimensioni, quelle cioè con un numero di addetti superiore alle 500 unità, per le quali si è giunti ad una rappresentatività pressoché del 100%. Va comunque detto che è già stata avviata la seconda fase dell'indagine che ci Permetterà, nell'arco di un paio di mesi, di rafforzare notevolmente il campo di osservazione per quello che riguarda le medie e le piccole aziende.

Il questionario

Il tipo di questionario utilizzato nella raccolta dei dati rappresenta una versione aggiornata — per renderlo più rapidamente ed agevolmente elaborabile col calcolatore — del questionario utilizzato nella nostra indagine del '75. Dal punto di vista della "elaborabilità" crediamo debba essere sottolineata l'efficacia del modello di rilevazione da noi adottato che ci ha permesso, avendo terminato la raccolta dei questionari compilati a metà luglio, di avere a disposizione i primi tabulati elaborati dal calcolatore già alla fine di agosto e i tabulati definitivi alla fine di settembre.

Il questionario (38 pagine a stampa) si compone di 10 gruppi di domande che affrontano i temi relativi alla produzione e al mercato dell'azienda, al decentramento produttivo, all'occupazione, all'inquadramento unico, al salario e alla sua struttura, alla contrattazione aziendale, agli investimenti e all'organizzazione del lavoro, all'orario di lavoro, alla sindacalizzazione, ed infine ad alcuni aspetti specifici della condizione degli impiegati in azienda.

Sul tipo di questionario utilizzato nell'indagine, al di là dei buoni risultati in rapporto all'elaborazione, abbiamo già noi stessi riscontrato, sulla base delle risposte ottenute, alcune carenze e una non sufficiente chiarezza di impostazione di alcune domande.

Altro tema che vale la pena qui solo di accennare è quello della formazione a livello delle zone sindacali ma anche delle fabbriche di un gruppo sufficientemente vasto di operatori che acquisiscano un livello omogeneo di conoscenze e una capacità di analisi e valutazioni tali da rendere molto più preciso e spedito il lavoro di rilevazione delle informazioni; si tratta, in altri termini, di far acquisire a un numero quanto più vasto possibile di funzionari, militanti o semplici iscritti al sindacato un metodo di lavoro che ovviamente non servirà solo a compilare i questionari in maniera corretta.

L'analisi dei bilanci

A fianco dell'indagine condotta nelle aziende è stato avviato un lavoro di notevole impegno che concerne la raccolta e la riclassificazione dei bilanci delle maggiori società per azioni metalmeccaniche operanti in provincia di Milano a partire dal 1974.

A conclusione dell'impostazione di tal lavoro la F.L.M. milanese disporrà di un archivio bilanci che comprenderà tutte le società per azioni (aziende o gruppo) che abbiamo nella nostra provincia un'occupazione superiore alle 200 unità.

Elemento di sicura novità di tale lavoro sui bilanci aziendali è rappresentato dal criterio di riclassificazione di tutte le voci che compongono i bilanci in modo da permettere letture e raffronti tra dati omogenei.

Attraverso la riclassificazione dei bilanci è possibile infine costruire degli indici (ovvero dei rapporti tra le voci di bilancio) che permettono la comprensione degli andamenti gestionali, dei livelli di redditività, di indebitamento, di incidenza dei costi, etc. etc. delle aziende in serie storica e in maniera ben altrimenti comprensibile di una pura e semplice lettura di quantità monetarie peraltro spesso poco significative se non poste in relazione con altre quantità monetarie.

L'archiviazione e la riclassificazione dei bilanci, così pure come la costruzione degli indici, verrà effettuata in maniera in gran parte automatica con l'utilizzo del calcolatore, permettendo così l'effettuazione di tutta una serie di confronti immediati per settore o per classe di dimensione aziendale oltre alla possibilità di poter in qualsiasi momento disporre di informazioni economico-finanziarie a livello di singola impresa (gli investimenti effettuati, l'andamento delle vendite, il costo del lavoro, i margini di profitto ecc.).

Settori produttivi e dimensioni aziendali

Il criterio adottato nell'indagine per individuare i diversi settori o comparti produttivi è pressoché identico a quello seguito dalla Federmeccanica nelle sue indagini ed è sempre raffrontabile ai settori così come vengono indicati nel CCNL.

I motivi che ci hanno indotto ad effettuare tale scelta piuttosto che un'altra che magari frammentasse di più i grandi settori in sottocomparti merceologici stanno proprio nel rendere sempre possibile il confronto con la documentazione di parte padronale e nel facilitare al tempo stesso l'utilizzo delle informazioni dell'indagine nella quotidiana attività sindacale.

I settori in tal modo individuati sono 10 (essendo del tutto assenti nella realtà produttiva milanese i settori aeronautico e navalmeccanico) e cioè: siderurgia, fonderie di 2a fusione e metallurgia non ferrosa;

mezzi di trasporto su gomma e rotaia e relativo indotto;

macchine utensili e produzione di macchine in genere;

impianti industriali, montaggi e carpenteria metallica;

elettromeccanica pesante; elettromeccanica leggera; elettrodomestici;

elettronica civile, telecomunicazioni e componentistica;

elettronica industriale e informatica; meccanica generale.

Le singole unità locali sono state inoltre suddivise in 5 classi di dimensione aziendale:

oltre i 500 dipendenti (grandi aziende);

dai 201 ai 500 dipendenti (aziende medio-grandi);

dai 51 ai 200 dipendenti (medie aziende);

dai 16 ai 50 dipendenti (piccole aziende);

sotto i 16 dipendenti (aziende artigiane).

Fasi ulteriori della ricerca

Resta a questo punto, prima di passare alla illustrazione dei primi risultati della indagine, da indicare quali siano le linee di sviluppo e le ulteriori fasi del lavoro avviato.

Entro la fine dell'anno, dopo le ulteriori elaborazioni e la discussione e verifica dei dati grezzi con la Segreteria F.L.M., con i direttivi delle zone, con i compagni dell'ufficio sindacale e con quanti altri vorranno dare il loro contributo critico, verrà effettuata la pubblicazione dell'indagine, con i dati che riguarderanno un numero maggiore di unità locali rispetto alle 264 attuali.

Sempre entro la fine dell'anno o nel primo bimestre 1979 risulterà realizzato l'archivio bilanci gestito e organizzato dall'elaboratore elettronico.

Il programma per il 1979 prevede infine la creazione di un'anagrafe di tutte le aziende sindacalizzate della provincia — da aggiornare su base semestrale — che dia informazioni sull'occupazione, sulla contrattazione e sulla sindacai izzazione e l'aggiornamento dell'indagine campionaria e dell'archivio bilanci. Tutta questa fase del programma dovrebbe essere effettuata su scala regionale, anche in collegamento con le altre maggiori categorie dell'industria (in primo luogo con i chimici che hanno già avviato un lavoro di indagine in provincia di Milano).

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Occupazione

I dati che seguono rappresentano alcuni primi spunti di riflessione e approfondimento. Sono dati che debbono ancora spesso essere organizzati e posti in relazione tra loro. Su alcuni argomenti deve ancora essere completato il lavoro di elaborazione. Ci scusiamo pertanto sin d'ora per i limiti di mancanza di organicità e di sintesi e per le incompletezze che questo lavoro, in questa fase - senz'altro intermedia - non può non avere.

Del resto gli argomenti qui affrontati sono in gran parte al centro del dibattito sui rinnovi contrattuali e quindi riteniamo che anche da una riflessione su dati parziali possano venire elementi di documentazione, stimolo, confronto e maggiore apertura per tale dibattito. I metalmeccanici milanesi interessati in questa prima fase dell'indagine sono 167.823 ripartiti

in 264 unità locali.

Di tali unità locali 76 (pari al 28,8%) sono di grandi dimensioni, 65 (24,6%) sono di medio-grandi dimensioni, 78 (29,5%) sono medie aziende e 45 infine (pari al 17,1%) sono di dimensioni inferiori alle 51 unità.

Il settore maggiormente rappresentato come numero di addetti è quello della costruzione di mezzi di trasporto (22,4%), seguito dall'elettronica civile-telefonia (16,6%), dalla siderurgia e metallurgia (11,7%), dall'elettromeccanica pesante (9%).

Se rapportiamo i lavoratori interessati all'indagine con il totale dell'occupazione metalmeccanica nella nostra provincia constatiamo che i dati che qui vengono esposti riguardano circa il 60% dei lavoratori metalmeccanici milanesi, ed in particolare coprono pressoché al 100% le aziende con più di 500 dipendenti.

ndagine FLM Milano 1978 - RIPARTIZIONE DELLE 264 AZIENDE PER SETTORE E CLASSE DI DIMENSIONE OCCUPAZIONALE Settori Classi di dimensione aziendale TOTALE + 500 dipendenti da 201 a 500 dip. da 51 a 200 dip. meno di 51 dip. Aziende Occupati Aziende Occupati Aziende Occupati Aziende Occupati Aziende Occupati Meccanica generale 8 5.562 38,3 15 4.946 34,1 29 3.353 23,1 24 661 4,5 76 28,8 14.522 8,7 100 Siderurgia metallurgia 14 17.847 91,2 4 1.304 6,7 3 290 1,5 4 120 0,6 25 9,5 19.561 11,7 100 Costr. mezzi di trasporto e indotto 8 35.351 94,1 5 1.968 5,3 2 230 0,6 - - 15 5,7 37.549 22,4 100 Macchine utensili 5 6.106 45,8 14 4.850 36,4 19 2.263 17,0 4 111 0,8 42 15,9 13.330 7,9 100 Impiantistica carpenteria 7 7.740 68,9 6 2.136 19,0 9 1.147 10,2 6 210 1,9 28 10,6 11.233 6,7 100 Elettromeccanica pesante 6 14.027 92,5 2 846 5,6 2 292 1,9 - - 10 3,8 15.165 9,0 100 Elettromeccanica leggera 7 5.827 60,0 8 2.881 29,6 7 890 9,2 5 120 1,2 27 10,2 9.718 5,8 100 Elettrodomestici 7 8.738 82,4 4 1.551 14,6 2 299 2,8 1 17 0,2 14 5,3 10.605 6,3 100 Elettronica civile telefonia 8 26.578 95,4 2 796 2,9 4 491 1,7 - - 14 5,3 27.865 16,6 100 Elettronica ind. informat. 6 6.065 73,3 5 2.055 24,8 1 121 1,5 1 34 0,4 13 4,9 8.275 4,9 100 TOTALE 76 28,8 133.841 79,8 65 24,6 23.333 13,8 78 29,5 9.376 5,6 45 17,1 1.273 0,8 264 100 100 167.823 100 100 3

Variazioni dell'occupazione 1973 - 1976 - 1978

Nell'indagine, al fine di poter meglio comprendere le tendenze della occupazione negli ultimi 5 anni, si è cercato di ricostruire le situazioni occupazionali aziendali anche per gli anni 1973 e 1976. Si sono così ottenuti dati confrontabili 1973-1976 e 1973-1978 per 190 aziende con un totale di circa 124.000 occupati al 1973, e dati confrontabili per 233 aziende con oltre 145.000 addetti al 1976 per il periodo 1976-1978.

I saldi occupazionali sono i seguenti:

dal 1973 al 1976 si è registrato un calo occupazionale del 4,1%;

dal 1976 al 1978 si è registrato un calo occupazionale del 2,6%;

nell'arco dei 5 anni in esame l'occupazione nell'industria metalmeccanica, milanese è diminuita pertanto di circa il 7%.

Il settore che nel quinquennio in esame ha avuto la maggiore riduzione dei livelli occupazionali è l'elettromeccanica pesante, settore di solide tradizioni e caratterizzato a Milano dalla presenza di grandi aziende quali la F. Tosi, la Breda Termomeccanica, l'E. Marelli, il TIBB, l'Ansaldo, la Riva Calzoni: l'occu-

pazione in questo settore si è ridotta, rispetto al 1973, di quasi un quinto.

Altro settore che ha visto fortemente ridursi il peso occupazionale è quello della costruzione di mezzi di trasporto e relativo indotto: in 5 anni gli addetti sono calati di oltre 1'11%, calo tutto concentrato nel triennio 1973-76, mentre per il 1978 si registra stazionarietà sui livelli del '76.

Se finora abbiamo parlato di cali occupazionali in settori (elettromeccanica e automobilistico) caratterizzati dalla prevalenza di aziende di grandi dimensioni, lo stesso non si può dire per gli altri due settori in cui è fortemente diminuita l'occupazione: la meccanica generale con un 10,5% in meno rispetto al 1973 e l'elettromeccanica leggera con un 8% in meno.

Nella meccanica generale la diminuzione dell'occupazione si è avuta soprattutto nelle aziende medio-grandi (quelle da 201 a 500 dipendenti) e nelle piccole sotto i 50 addetti; nell'elettromeccanica leggera la diminuzione è fortemente concentrata nelle aziende di medie e piccole dimensioni.

In quali settori l'occupazione è invece aumentata o quanto meno ha tenuto?

Incrementi occupazionali si sono registrati soltanto nell'elettronica civile e telefonia e nell'impiantistica: in ciascuno di questi settori l'occupazione è aumentata nei 5 anni di circa il 3%.

SALDO OCCUPAZIONALE 1976-1973 - Valori assoluti (V.A.) e percentuali (%) su 190 aziende con 123.782 addetti al 1973 Per settore e dimensione aziendale Settore + 500 addetti 201-500 add. 51-200 add. - 51 addetti TOTALE N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. Meccanica generale V.A. % 5 + 358 + 10,9 13 - 299 - 5,2 21 - 123 - 4,3 17 - 38 - 6,9 56 - 102 - 0,8 Siderurgia metall. V.A. % 13 - 397 - 2,2 3 + 17 + 1,8 2 - 270 - 57,4 3 + 3 + 2,7 21 - 647 - 3,4 V.A. Mezzi di trasporto Indotto 9,'D 6 - 3.857 - 11,2 , 2 - 112 - 11,8 2 - 164 - 40,3 -10 - 4.133 - 11,6 Macchine utensili V.A. % 3 + 143 + 4,2 11 - 231 - 5,5 16 + 23 + 1,1 2 + 4 + 5,5 32 - 61 - 0,6 Impiantistica carpenteria % + 2,7 - 7,6 - 0,2 - 5,3 - 0,4 V Elettromeccanica pesante o .A. o 3 - 1.235 - 13,9 1 - 18 - 3,8 2 + 73 + 30,8 -6 - 1.180 - 12,3 Elettromeccanica leggera % - 3,1 + 2,5 - 15,3 -13,6 - 3,5 Elettrodomestici V.A. 5 + 280 + 4,3 1 + 15 + 5,3 2 - • 4 - 1,5 19 + 291 + 4,1 Elettronica civile Telefonia V.A. 0/ 0 4 + 996 + 14,6 1 - 4 - 0,8 2 - 59 - 17,2 -7 + 933 + 12,2 V.A. Elettronica industr. Informat. % 5 - 45 - 0,8 5 + 163 + 7,2 1 + 47 + 65,3 1 + 8 +40,0 12 + 173 + 2,2 V.A. TOTALE 0/0 54 - 3.373 - 3,9 46 - 579 - 3,1 58 - 615 - 7,5 32 - 44 - 4,3 190 - 5.011 - 4,0 4

Per la telefonia la forte crescita dell'occupazione si è avuta dal 1973 al 1976 (+12,2%) cui ha fatto seguito un calo del 3,6% negli ultimi 2 anni, calo che quasi certamente è da mettersi in rapporto con il progressivo inserimento di tecnologie elettroniche in sostituzione di quelle elettromeccaniche in buona parte delle grandi aziende.

Settori in cui l'occupazione si mantiene sostanzialmente stazionaria sono gli elettrodomestici e l'elettronica industriale e informatica.

Il settore degli elettrodomestici appare in espansione sino al '76 per poi sostanzialmente riportarsi ai valori del 1973 nel 1978.

Per l'elettronica industriale e informatica le diminuzioni dell'occupazione sono tutte concentrate nelle aziende di medio-grandi dimensioni, mentre sembrano svilupparsi le medie e le piccole aziende e resta stazionaria l'occupazione nelle grandi aziende. Per quello che riguarda infine l'altro settore fortemente significativo del metalmeccanico milanese, quello siderurgico, la situazione dal punto di vista dell'occupazione registra una caduta del 3,4% nel periodo 1973-76 e un'ulteriore lieve flessione dello 0,5% nell'ultimo biennio. La siderurgia milanese sembra quindi reggere meglio del previsto ai duri colpi della crisi siderurgica mondiale e nazionale.

Trebbiatura in una fattoria della vai Padana, nel 1916. Archivio Ando Gilardi.
SALDO OCCUPAZIONALE 1978-1973 - Valori assoluti (v.a.) e percentuali (%) su 190 aziende con 123.782 addetti al 1973 Per settore e dimensione aziendale 5 Settore + 500 addetti 201-500 add. 51-200 add. - 51 addetti TOTALE N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. V.A. Meccanica generale 0V0 5 + 549 +16,7 13 - 1.484 - 26,0 21 - 253 - 8,9 17 - 98 -17,7 56 - 1.286 - 10,4 V.A. Siderurgia metei!. 00 13 - 532 - 3,0 3 + 50 + 5,4 2 - 251 - 53,4 3 + 2 + 1,8 21 - 731 - 3,8 Mezzi di trasporto Indotto A. 6 - 3.752 2 - 77 2 - 177 - - 10 - 4.006 u/o - 10,9 - 8,1 - 43,5 - - 11,2 Macchine utensili V.A. 3 + 93 11 - 362 16 - 136 2 - 2 32 - 407 + 2,7 - 8,7 - 6,6 - 2,7 - 4,2 Impiantistica carpenteria V.A. 5 + 342 5 - 116 5 + 22 4 - 23 19 + 225 % + 7,2 - 6,0 + 3,6 - 13,5 + 3,0 V.A. Elettromeccanica pesante 3 - 1.828 1 - 69 2 + 55 - - 6 - 1.842 % - 20,6 - 14,4 + 23,2 - - 19,2 V.A. Elettromeccanica leggera 5 - 380 4 - 20 5 - 171 4 - 17 18 - 588 - % - 8,0 - 1,3 -19,1 - 19,3 - 8,1 Elettrodomestici V.A. 5 - 76 1 + 10 2 + 25 1 - 9 - 41 - % - 1,2 + 3,5 + 9,1 - - 0,6 Elettronica civile Telefonia V.A. 4 + 371 1 - 73 2 - 73 - - 7 + 225 _ % + 5,5 - 15,2 - 21,2 - + 3,0 V.A. Elettronica industr. Informat. 5 + 44 5 - 194 1 + 49 1 + 14 12 - 87 % + 0,8 - 8,6 + 68.0 +70,0 - 1,0 TOTALE V.A. 54 - 5.169 46 - 2.335 58 - 910 32 - 124 190 - 8.538 % - 5,4 - 12,5 -11,1 - 12,0 - 6,9
Lavoro in un'aia del cremonese. Foto di E. Fazioli.

Quali sono infine gli andamenti occupazionali riferiti non ai settori ma alle dimensioni aziendali?

L'azienda di grandi dimensioni è quella che meglio tiene dal punto di vista occupazionale. A fronte di un calo dell'occupazione di circa il 7% nel complesso delle aziende metalmeccaniche milanesi, nel quinquennio, le grandi aziende (sopra i 500 addetti) vedono ridursi l'occupazione soltanto del 5,4% e registrando saldi occupazionali positivi in settori quali la meccanica generale, le macchine utensili, l'impiantistica, la telefonia, l'informatica. La dimensione da 200 a 500

SALDO

OCCUPAZIONALE

addetti è quella che nel quinquennio, e soprattutto nel periodo 1973-76, vede il più marcato calo occupazionale (-12,5%).

Su valori analoghi (-12,0%), e con la stessa tendenza nell'arco di tempo considerato, si colloca il decremento occupazionale nelle piccole aziende.

Nelle medie aziende (51-200 addetti) il calo occupazionale è dell'11°/0 nel quinquennio e con una tendenza inversa: forte calo dal '73 al '76 (-7,5%), calo più contenuto (-3,3%) nel biennio '76-'78.

1978-1976 - Valori assoluti (v.a.) e percentuali (%) su 233 aziende con 145.427 addetti al 1976

Per settore e dimensione aziendale Settore + 500 addetti 201-500 add. 51-200 add. - 51 addetti TOTALE N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. N° azien. Saldo occupaz. V.A. Meccanica generale % 7 + 199 + 4,2 14 - 1.205 - 21,0 23 - 126 - 4,4 22 - 82 - 11,8 66 - 1.214 - 8,6 Siderurgia metall. % - 0,8 + 2,4 + 7,0 - 2,4 - 0,5 Mezzi di tras porto Indotto V.A. % 7 + 47 + 0,2 4 + 21 + 1,3 2 - 13 - 5,3 -13 + 55 + 0,2 Macchine utensili V.A. % 5 - 77 - 1,2 12 - 157 - 3,6 17 - 198 - 8,6 4 - 9 - 7,5 38 - 441 - 3,4 V.A. Impiantistica carpenteria % 6 - 123 - 1,7 6 - 4 - 0,2 6 + 74 + 10,8 5 - 27 - 13,3 23 - 80 - 0,8 Elettromeccanica pesante % - 4,3 - 6,2 - 5,8 - - 4,4 Elettromeccanica leggera % - 1,6 - 2,3 - 4,4 - 6,6 - 2,1 V.A. Elettrodomestici % 5 - 356 - 5,3 3 + 13 + 1,2 2 + 29 + 10,7 111 - 314 - 3,9 V.A. Elettronica civile Telefonia 0/0 6 - 462 - 3,4 2 - 68 - 7,9 4 - 6 - 1,2 -12 - 536 - 3,6 V.A. Elettronica industr. Informat. % 5 + 89 + 1,6 5 - 357 - 14,8 1 + 2 + 1,7 1 + 6 +21,4 12 - 260 - 3,2 V.A. TOTALE % 67 - 1.537 - 1,4 59 - 1.842 - 8,0 66 - 275 - 3,3 41 - 120 - 9,5 233 - 3.774 - 2,6
Momenti di lavoro sul Po nei pressi di Cremona: barconi tirati contro corrente. Foto di E. Fazioli.
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I "gerraioli -dragano il fondo del fiume per estrarre la ghiaia. Foto E. Fazioli.

Andamento degli organici per settori e dimensioni

Diminuzioni dell'organico dal 3 1/ 12/1976 al giugno 1978

Le risposte affermative alla domanda se l'azienda abbia subito dalla fine del 1976 al giugno 1978 diminuzioni di organico sono 116, che corrispondono al 43,9% dei casi

Tali diminuzioni di organico vengono motivate come segue:

a) per mancata sostituzione dei dimissionari: 98 casi di cui prevalentemente tra gli operai: 73 casi (74,5%) di cui prevalentemente tra le operaie: 17 casi (17,3%) di cui prevalentemente tra gli impiegati: 6 casi ( 6,1%) di cui prevalentemente tra le impiegate: 2 casi ( 2,1%)

DIMINUZIONI DELL'ORGANICO DAL 31-12-76 PER SETTORI

per variazione del tipo di produzione: 20 casi di cui prevalentemente tra gli operai: 11 casi (55%) di cui prevalentemente tra le operaie: 8 casi (40%) di cui prevalentemente tra gli impiegati: 1 caso ( 5%)

per passaggi ad altri stabilimenti del gruppo: 20 casi di cui prevalentemente tra gli operai: 8 casi (40%) di cui prevalentemente tra le operaie: 7 casi (35%) di cui prevalentemente tra gli impiegati: 5 casi (25%)

per crisi aziendale: 37 casi di cui prevalentemente tra gli operai: 24 casi (64,9%) di cui prevalentemente tra le operaie: 10 casi (27,0%) di cui prevalentemente tra gli impiegati: 2 casi ( 5,4°/o) di cui prevalentemente tra le impiegate: 1 caso ( 2,7%)

Settore
Totale aziende Mancata sostituzione dimissionari Variazioni tipo prodotto Passaggi ad altri stabilimenti Crisi aziendale con diminuz. organico °. sul totale aziende Mecc. generale 26/31 83,9 OM 20 OF 5 IM 1 2/31 6,5 OM 2 3/31 9,7 OM 3 10/31 32,3 OM 8 OF 2 31 40,8 Siderurgia 5/7 71,4 OM 5 2/7 28,6 OM 2 1/7 14,3 IM 1 1/7 14,3 OM 1 7 28,0 Mezzi trasporto 7/7 100,0 OF 1 IF 1 1/7 14,3 OM 5 1 OM 1 2/7 28,6 OF OM 1 3/7 42,9 OM 2 OF 1 7 46,7 Macch. utensili 19/22 86,4 OM 17 OF 1 IF 1 2/22 9,1 OM 2 3/22 13,6 OM IM 2 1 5/22 22,7 OM 4 IM 1 22 52,4 Impian. carpent. 9/10 90,0 OM 7 IM 2 1/10 10,0 OM 1 3/10 30,0 OM IM 1 2 3/10 30,0 OM 1 IM 1 IF 1 10 35,7 Elettrom. pes. 5/6 83,3 OM 6 2/6 33,3 OM OF 1 0/616 2/6 33,3 OM 2 60,0 Elettr. leggera 10/13 76,9 OM 7 OF 3 6/13 46,2 OM OF 1 5 3/13 23,1 OM OF 1 2 8/13 61,5 OM 4 OF 4 13 48,1 Elettrodomest. 6/8 75,0 OM 3 OF 3 3/8 37,5 OM OF INA 1 1 1 1/8 12,5 OF 1 2/8 25,0 OM 1 OF 1 8 57,1 Elet. civ. telef. 5/6 83,3 OM 1 OF 3 IM 1 1/6 16,7 OF 1 3/6 50,0 OF 3 1/6 16,7 OF 1 6 42,9 Elet. ind. inform. 6/6 100,0 OM 3 OF 1 IM 2 0/61/6 16,7 IM 1 2/6 33,3 OM 1 OF 1 6 46,2 TOTALE 98/116 84,5 OM 73 OF 17 IM 6 IF 2 20/116 17,2 OM 11 OF 8 IM 1 20/116 17,2 OM OF IM 8 7 5 37/116 31,9 OM 24 OF 10 IM 2 IF 1 116 43,9 7
Motivi della riduzione di organico

Ampliamenti dell'organico dal 31/12/1976 al giugno 1978

Le risposte affermative alla domanda se l'azienda abbia ampliato nel periodo in esame gli organici sono 76, che corrispondono al 28,8% dei casi.

Gli ampliamenti di organico vengono così motivati:

per aumento della produzione: 49 casi di cui prevalentemente tra gli operai: 31 casi (63,3%) di cui prevalentemente tra le operaie: 3 casi ( 6,1%) di cui prevalentemente tra gli impieg.: 13 casi (26,5%) di cui prevalentemente tra le impiegate: 2 casi ( 4,1%)

per inserimento di nuove produzioni: 22 casi di cui prevalentemente tra gli operai: 16 casi (72,6%) di cui prevalentemente tra le operaie: 4 casi (18,2%) di cui prevalentemente tra gli operai: 2 casi ( 9,1%)

per accordo sindacale: 41 casi di cui prevalentemente tra gli operai: 33 casi (80,5%) di cui prevalentemente tra le operaie: 1 caso ( 2,4%) di cui prevalentemente tra gli impiegati: 7 casi (17,1%)

L'aumentata produzione è la causa più ricorrente di ampliamento dell'organico (64,5%), seguito dall'accordo sindacale (53,9%) e dall'inserimento di nuove produzioni (28,9%).

DIMINUZIONE DELL'ORGANICO DAL 31-12-1976 PER DIMENSIONE AZIENDALE Classe dimensione aziendale Motivi della riduzione di organico Totale aziende con diminuz. organico Mancata sostituzione dimissionari Variazioni tipo produzione Passaggi ad altri stabilimenti Crisi aziendale % sul totale aziende + 500 dip. 29/33 87,9 OM 19 OF 6 IM 3 IF 1 9/33 27,3 OM OF IM 5 3 1 12/33 36,4 OM OF IM 3 6 3 12/33 36,4 OM OF IM IF 6 4 1 1 33 43,4 201-500 dip. 27/33 81,8 OM 21 OF 3 IM 2 IF 1 6/33 18,2 OM OF 2 4 4/33 12,1 OM IM 2 2 9/33 27,3 OM OF 7 2 33 50,8 51-200 dip. 29/35 82,9 OM 21 OF 7 IM 1 3/35 8,6 OM OF 2 1 4/35 11,4 OM OF 3 1 12/35 34,9 OM OF IM 7 4 1 35 44,9 — 51 dip. 13/15 84,7 OM 12 OF 1 2/15 13,3 OM 2 0/15 — 4/15 26,7 OM 4 15 33,3 TOTALE 98/116 84,5 OM 73 OF 17 IM 6 IF 2 20/116 17,2 OM 11 OF 8 IM 1 20/116 17,2 OM OF IM 8 7 5 37/116 31,9 OM 24 OF 10 IM 2 IF 1 116 43,9
Minatori al lavoro con la mazzetta nella Miniera Meraldino. Archivio Falk di Schilpario.
8
Un'officina di lavorazione del ferro agli inizi del secolo. Biblioteca comunale di Milano.

AMPLIAMENTO DELL'ORGANICO DAL 31-12-76 PER SETTORE PRODUTTIVO

Dalla fine del 1976 al giugno 1978 le aziende che hanno diminuito l'organico sono 116 su 264 (43,9%), quelle in cui si sono avuti al contrario ampliamenti di organico sono 76 che corrispondono al 28,8% dei casi.

Là mancata sostituzione dei dimissionari è la causa di gran lunga più ricorrente nel determinare la riduzione dell'organico (84,5% dei casi). Seguono le crisi aziendali (31,9%), le variazioni del tipo di produzione e il Passaggio ad altri stabilimenti (entrambi nel 17,2% dei casi).

La mancata sostituzione dei dimissionari raggiunge valori al di sopra della media nei settori auto e indotto e informatica, nell'impiantistica e nelle macchine utensili. Il mancato ripristino del turn-over è prevalentemente concentrato nelle grandi e nelle piccole aziende, mentre è su valori leggermente inferiori alla Media nelle medie aziende.

Le variazioni del tipo di produzione determinano riduzioni di organico soprattutto nella elettromeccanica leggera, negli elettrodomestici e nell'elettromeccanica pesante, e, in rapporto alla dimensione aziendale, soprattutto nelle grandi aziende. In questo caso le riduzioni di organico riguardano nel 40% dei casi prevalentemente l'occupazione operaia femminile.

Le riduzioni di organico motivate da passaggi ad altri stabilimenti di gruppo riguardano prevalentemente le aziende grandi e medio grandi dei settori telefonia (prevalentemente operaie), impiantistica e automobilistico.

La crisi aziendale, è una motivazione alla riduzione di organico che appare più frequentemente nelle aziende grandi e in quelle medie e nei settori dell'elettromeccanica leggera, dell'auto e relativo indotto, della meccanica generale.

Settore Motivi dell'ampliamento dell'organico Totale aziende produzione Aumento ampliam. Inserimento nuove produzioni Accordo sindacale con organico totale % sul aziende Meccanica generale OM 10 13/16 IM 2 81,3 IF 1 OM .1 1/16 5/16 6,3 OM 5 31,3 16 21,1 Siderurgia 4/8 OM 4 50,0 3/8 OM 3 37,5 6/8 OM 6 75,0 8 32,0 Mezzi di trasporto 5/5 OM 5 100,0 1/5 OM 1 20,0 4/5 OM 3 IM 1 80,0 5 33,3 Macchine utensili IF 3/7 OM 2 1 42,9 1/7 OM 1 14,3 5n OM 3 IM 2 71,4 7 16,7 Impiantistica carpenteria 7/11 OM 4 IM 3 63,6 4/11 OM 4 36,4 8/11 OM 7 IM 1 72,7 11 39,3 Elettromeccanica pesante 3/7 IM 3 42,9 0/70 3/7 OM 2 IM 1 42,9 7 70,0 Elettromeccanica leggera 1/6 OM 1 16,7 3/6 OM 2 OF 1 50,0 2/6 OM 2 33,3 6 22,2 Elettrodomestici 3/4 OM 3 75,0 2/4 OM 2 50,0 2/4 OM 2 50,0 28,6 4 Elettronica civile telefonia OM 2 4/5 OF 1 80,0 IM 1 5/5 OM 2 OF 1 100,0 IM 2 3/5 OM 3 60,0 5 35,7 Elettronica ind. informatica IM 6/7 OF 2 4 85,7 2/7 OF 2 28,6 3/7 OF 1 IM 2 42,9 7 53,8 TOTALE OM 31 49/76 OF 3 64,5 IM 13 IF 2 OM 16 22/76 OF 4 28,9 IM 2 OM 33 41/47 OF 1 539 INA 7 28,8 76
9

TO DELL'ORGANICO DAL 31-12-1976 PER DIMENSIONE AZIENDALE

Per gli ampliamenti di organico, l'aumentata produzione è la causa più ricorrente (64,5% dei casi), seguita dall'accordo sindacale (53,9% dei casi) e dell'inserimento di nuove produzioni (28,9% dei casi).

Dato su cui vale la pena di riflettere è quello concernente l'ampliamento di organico a seguito di accordo sindacale: in un solo caso su 41 tale ampliamento ha riguardato prevelentemente la manodopera femminile.

Note alle tabelle

Le sigle OM, OF, IM, IF indicano rispettivamente gli operai maschi e femmine e gli impiegati maschi e femmine.

Questa e le altre 3 precedenti tabelle vanno lette come segue:

il rapporto sulla sinistra in alto di ogni casella indica il numero dei casi di ampliamento-diminuzione dell'organico riferito al totale dei casi del settore o della classe di dimensione aziendale;

il numero sulla sinistra in basso di ogni casella percentualizza il rapporto di cui al punto a);

sulla destra di ogni casella è indicato il numero dei casi in cui l'ampliamento-diminuzione di organico interessa prevalentemente gli operai, le operaie, gli impiegati e le impiegate;

nel totale di colonna (verticale) vengono indicati il numero delle aziende con ampliamenti-diminuzione dell'organico e l'incidenza percentuale di tali aziende sul totale delle aziende del settore o della classe di dimensione aziendale.

Milano 1898: truppe di Bava Beccaris accampate in piazza Duomo. Foto di A. Perdi].
10
Milano 1913: un dimostrante viene arrestato durante Jou) sciopero generale. Archivio Ando Gilardi.
dimensione aziendale Motivi dell'ampliamento dell'organico Totale aziende ampliam. organico
Aumento produzione Inserimento nuove produzioni Accordo sindacale % sul Totale + 500 dipendenti 20/28 71,4 OM 13 OF 2 IM 5 12/28 42,9 OM OF IM 7 3 2 14/28 50,0 OM 11 OF 1 IM 2 28 36,8 201 - 500 dipendenti 10/18 55,6 OM 6 IM 4 5/18 27,8 OM 5 13/18 72,2 OM 12 IM 1 18 27,7 51 - 200 dipendenti 13/22 59,1 OM 9 IM 3 IF 1 4/22 18,2 OM 4 12/22 54,5 OM IM 4 22 28,2 — 51 dipendenti 6/8 75,0 OM 3 OF 1 IM 1 IF 1 1/8 12,5 OF 1 2/8 25,0 OM 2 8 1,7,8 TOTALE 49/76 64,5 OM 31 OF 3 IM 13 IF 2 22/76 28,9 OM 16 OF 4 IM 2 41/76 539 OM 33 OF 1 IM 7 76 28,8
Classe
con

Variazioni

Le osservazioni che seguono si riferiscono ad un campione abbastanza ristretto di aziende (103 aziende, di cui 18 grandi, 20 medio-grandi, 35 medie e 30 piccole, con un'occupazione complessiva al 1976 di 30.566 addetti) e con una rappresentatività impiegatizia più elevata (38,4%) rispetto alla media calcolata su 172.000 occupati (30% impiegati).

Comunque già dall'osservazione di questo campione è possibile fare alcune considerazioni su come tende a trasformarsi l'occupazione nell'industria metalmeccanica milanese.

Una prima tendenza è rappresentata dall'ampliarsi dell'area impiegatizia e dal restringersi di quella operaia: a fronte di un calo di operai nel biennio dell'1,4% si ha un aumento degli impiegati del 4,4%.

Per quello che riguarda l'occupazione operaia è possibile fare le seguenti considerazioni. In primo luogo vi è una caduta dell'occupazione operaia femminile (-3,9%) molto più accentuata di quella maschile (circa I'1% in meno). In secondo luogo è fortissima la

diminuzione degli operai con meno di 25 anni di età: -15,6% per gli operai maschi, -28,3% per le operaie. Calano anche gli operai con più di 45 anni di età, nella misura del -3,3% per i maschi e del 1,8% per le femmine.

Aumenta invece del 4,8% l'occupazione sia maschile che femminile nella classe centrale di età, quella che va dai 25 ai 45 anni.

Per l'occupazione impiegatizia si ha un aumento nel periodo 1976-1978 del 3,8% per quella maschile e del 6,1% di quella femminile.

Tale incremento occupazionale è tutto concentrato nella fascia centrale di età: +7,1% per gli impiegati, +28,1% per le impiegate.

Diminuisce invece l'occupazione impiegatizia, così come si è già visto per gli operai, nelle fasce di età sotto i 25 anni (-2% per i maschi, -11,8% per le femmine) e sopra i 45 anni (-0,8% per i maschi e addirittura -20,1% per le impiegate).

In conclusione, il lieve incremento occupazionale complessivo che si registra nelle 103 aziende in esame, e che è pari al +0,7%, significa in realtà una diminuzione del 13,4% dell'occupazione sotto i 25 anni di età e una diminuzione del 3,3% della occupazione sopra i 45 anni a fronte di un aumento del 7,3% degli occupati di età compresa tra i 25 e i 45 anni.

OCCUPAZIONE 1978 in 159 aziende con 49.513 addetti suddivisa per operai e impiegati, maschi e femmine, classi di età

percentuali dell'occupazione operaia e impiegatizia, in rapporto al sesso e all'età nel periodo 1976 - 1978
Qualifica Età Maschi Femmine TOTALE Operai meno di 25 anni 3.611 724 4.335 (14,2) da 25 a 45 anni 14.319 3.307 17.626 (57,9) più di 45 anni 7.493 993 8.486 (27,9) TOTALE OPERAI 25.423 5.024 (100) 30.447 [62,7) Impiegati e intermedi meno di 25 anni 1.685 1.397 3.082 (17,0) da 25 a 45 anni 8.672 2.737 11.409 (62,8) più di 45 anni 3.220 444 3.664 (20,2) TOTALE IMPIEGATI 13.577 4.578 (100) 18.155 [37,3] Totale operai e impiegati 39.000 9.602 48.602 [100] Dirigenti 900 11 911 TOTALE ADDETTI 39.900 9.613 49.513 11

Investimenti

Alla domanda se l'azienda abbia effettuato dal 1975 ad oggi nuovi investimenti, le risposte negative sono 40 (15,4%) quelle affermative 219 (84,6%).

I tipi di investimento effettuati sono:

Il tipo di investimento più frequente è stato pertanto quello per l'acquisto di nuove macchine o impianti, seguito dall'ammodernamento degli stabilimenti esistenti, dalla sostituzione di macchine e impianti e dalla loro trasformazione. Il numero più ridotto di casi riguarda la costruzione di nuovi stabilimenti e l'effettuazione di operazioni di tipo finanziario/speculativo.

Il quadro generale che emerge da questi dati (che dovranno necessariamente essere maggiormente approfonditi per quello che riguarda la entità finanziaria degli investimenti attraverso il lavoro di riclassificazione dei bilanci) è quello di un apparato industriale che effettua massicci investimenti sugli impianti mentre riduce l'occupazione.

Sul tipo di finanziamento prevalente per gli investimenti effettuati le risposte sono 178, di cui:

104 (58,5% indicano il prevalente ricorso all'autofinanziamento

33 (18,5%) indicano il prevalente ricorso al credito ordinario

28 (15,7%) indicano il prevalente ricorso al credito agevolato

13 (7,3%) indicano il prevalente ricorso a contributi governativi.

La recente introduzione in azienda di processi automatizzati riguarda il 37% circa delle aziende, ed in queste solo nel 16% dei casi l'introduzione è avvenuta per iniziativa sindacale.

Il 36,1% delle unità locali dispone di un centro di ricerca (84 su 233).

L'81,1% delle unità locali ha un ufficio tecnico e il 67,4% ha anche un ufficio di progettazione.

II 52,7% delle unità locali dispone di un proprio elaboratore elettronico.

Nuovi investimenti dal 1975 in rapporto ai settori e alle dimensioni aziendali

I settori in cui è più alta la percentuale di aziende che dal 1975 ad oggi hanno effettuato investimenti sono l'elettromeccanica pesante (100% delle aziende) l'elettronica civile/telefonia (91,7%), l'elettromeccanica leggera (88,9%), la siderurgia-metallurgia (88%), l'auto e indotto (86,7%).

Al di sotto della media generale si collocano invece i settori impiantistica-carpenteria (66,7% delle aziende) ed elettrodomestici (78,6%).

Il 93,2% delle aziende con più di 500 dipendenti ha effettuato nuovi investimenti; la percentuale si riduce al 92,3% per le aziende medio-grandi, al 77,3% per le medio-piccole, al 71,1% per le piccole.

Investimenti per la trasformazione di macchinari e impianti esistenti

Si concentrano prevalentemente nei settori mezzi di trasporto (66,7% sul totale delle aziende), siderurgia (64%), elettrodomestici (57,1%) elettromeccanica pesante e elettronica civile-telefonia (ciascuno con il 50% delle aziende).

Tale tipo di investimento interessa il 58,1% delle grandi aziende, il 50,8% delle aziende medio-grandi, il 30,3% delle medie e il 16,2% delle piccole.

Investimenti per la sostituzione di macchinari e impianti esistenti

Riguardano soprattutto i settori: mezzi di trasporto (66,7% delle aziende), elettromeccanica pesante (60%), macchine utensili (51,2%).

Interessano il 68,9% delle aziende con più di 500 addetti, il 50,8% di quelle medio grandi, il 35,5% delle medie e il 24,3% delle piccole.

Investimenti per l'acquisto di nuovi macchinari e impianti

Sono stati effettuati dall'80% delle aziende dell'elettromeccanica pesante, dal 77,8% di quelle della elettromeccanica leggera, dal 73,3% di quelle costruttrici. di mezzi di trasporto e dal 70,7% delle aziende del settore macchine utensili.

Tipo di Investimento N. casi % sui 219 osi" - Trasformazione macchine e/o imp. 105 (47,9%) - Sostituzione macchine e/o impianti 120 (54,8%) - Acquisti nuove macchine e/o impianti 168 (76,7°ó) - Ammodernam. o restauri stabilimento 128 (58,4%) - Ampliamento stabilimento o creazione di nuovi reparti 88 (40,2%) - Costruzione di nuovi stabilimenti 25 (11,4%) - Potenziamento del settore commerc. 76 (34,7%) - Ricerca 64 (29,2%) - Operazioni finanziarie (acquisti terreni, immobili, azioni, ecc.) 34 (15,5%) 12

Tale tipo di investimenti interessa il 77% delle grandi aziende, il 66,2% delle medio-grandi, il 60,5% delle medie e il 48,9% delle piccole.

E' interessante notare come salga in questo caso la percentuale delle aziende medie e piccole rispetto ai valori relativi agli investimenti di sostituzione e di trasformazione.

Investimenti per l'ammodernamento degli stabilimenti

Interessano 1'80% delle aziende dell'elettromeccanica pesante e del settore mezzi di trasporto e il 60% di quelle siderurgiche.

Gli investimenti di ammodernamento riguardano circa il 69% delle aziende sopra i 500 addetti, il 57% di quelle tra i 200 e i 500 addetti, il 41% delle medie aziende ed il 20% delle piccole.

Investimenti per ampliamento degli stabilimenti

Sono stati effettuati dal 70% delle aziende dell'elettromeccanica pesante, dal 53,8% delle aziende del settore elettronica industriale informatica, del 46,7% di quelle del settore auto e indotto.

Riguardano il 54% delle grandi aziende, il 29% delle medio-grandi, il 25,6% delle medie e il 22% delle piccole.

Investimenti per costruzione di nuovi stabilimenti

Questo tipo di investimenti che come abbiamo visto prima riguarda solo un 11,4% delle aziende che effettuano investimenti, interessa soprattutto la telefonia (25% delle aziende) e l'informatica (15,4%).

In rapporto alla dimensione aziendale hanno costruito nuovi stabilimenti il 17,6% delle grandi aziende, il 7,7% delle medio-grandi, il 6,6% delle medie e il 5,4% delle piccole.

Investimenti per potenziamento del settore commerciale

Si sono concentrati prevalentemente nei settori: elettromeccanica pesante e telefonia (50% delle aziende), siderurgia (40%), informatica (38,5%).

In rapporto alla dimensione aziendale, riguardano il 50% delle grandi aziende, il 24,6% delle aziende tra i 200 e i 500 addetti, il 26,3% delle aziende tra i 200 e i 50 addetti e il 6,7% delle piccole aziende.

Investimenti per la ricerca

Il settore che appare maggiormente interessato a tale tipo di investimenti è l'informatica (circa il 54% delle aziende), seguito dalla telefonia e dell'elettromeccanica pesante (entrambi 50%).

In rapporto alla dimensione, gli investimenti per la ricerca sono stati effettuati dal 37,8% delle grandi aziende, dal 21,5% delle medio-grandi, dal 23,7% delle medie e dal 10,8% delle piccole.

Appare interessante in questo caso, come pure in quello degli investimenti per il potenziamento del

settore commerciale, la relativa maggiore dinamicità delle medie aziende rispetto alle aziende che abbiamo definito medio-grandi (quelle cioè con occupazione tra i 200 e i 500 addetti).

Investimenti in operazioni finanziarie

Anche in questo caso il settore più dinamico appare l'elettromeccanica pesante (40% dei casi), seguito dall'informatica (23,1%), dall'impiantistica (21,4%) e dalla siderurgia.

Ad operazioni di tipo finanziario risultano interessate il 27% delle grandi aziende, il 12,5% delle medio-grandi, il 4% delle medie, il 6,7% delle piccole.

Età media degli impiegati e dei macchinari per settore e dimensione aziendale

I valori medi complessivi, per le 194 aziende che sono state in grado di fornire il dato, indicano l'esistenza di impianti e macchinari di costruzione anteriore al 1945 nella misura del 4,4%, di impianti e macchinari del periodo 1945-1965 nella misura del 25,7%, del periodo 1965-1974 per il 46,7% ed infine successivi al 1974 per il 23,2%.

Questi valori medi sono comunque abbastanza disomogenei al loro interno se li scomponiamo per settore e per dimensione dell'azienda.

La presenza di impianti e macchinari risalenti a più di 30 anni fa passa da un minimo dell'1,7% sul totale per l'elettromeccanica leggera ad un massimo del 16,8% per l'elettromeccanica pesante e - in rapporto alla dimensione - da un minimo dell'1,1% per le piccole aziende ad un massimo del 7,2% per le grandi.

La presenza di impianti e macchinari risalenti al 1945-1965, passa da un minimo del 17,7% per l'informatica ad un massimo del 43,4% sempre per l'elettromeccanica pesante e da un minimo del 12,9% per le piccole aziende ad un massimo del 32% per le medie.

La presenza di impianti e macchinari del periodo 1965-1974 passa da un minimo del 16,8% per la elettromeccanica pesante ad un massimo del 59,8% per gli elettrodomestici e del 54,7% per l'elettronica civile e telefonia e da un minimo del 42,3% per le medie aziende ad un massimo del 56,8% per le piccole.

Infine per gli impianti e macchinari successivi al 1974 si passa da un 20,8% per le grandi aziende ad un 29,2% per le piccole e da un massimo del 38,6% per l'elettronica industriale e informatica ad un minimo dell'11,6% per gli elettrodomestici e del 14,8% per le macchine utensili.

Come dato generale si può osservare, pur con tutte le necessarie cautele che tali tipi di indagine impongono, che ben il 70% degli impianti e macchinari dell'indu-

13

stria metalmeccanica milanese non è più vecchio di 13 anni e che quasi un quarto degli impianti e macchinari sono stati installati dopo il 1974.

Quest'ultimo dato appare particolarmente significativo, oltre che per settori quali l'informatica necessa-

riamente fortemente innovativi, per settori più "tradizionali" quali la siderurgia, l'elettromeccanica leggera e l'impiantistica tutti caratterizzati dall'avere più del 25% degli impianti e macchinari realizzato negli ultimi quattro anni.

ETÀ MEDIA DEGLI IMPIANTI E MACCHINARI PER 194 AZIENDE (valori assoluti e in ° o) Età

Numero casi per classi percentuali

ETÀ IMPIANTI PER DIMENSIONE AZIENDALE (valori in percentuale)

ETÀ IMPIANTI PER SETTORE (valori in percentuale)

impianti
NO 1-25% 26-50% 51-75% 76-100% TOTALE Prebellici 159 28 6 1 - 194 82,0 14,4 3,1 0,5 - 100 1945-1965 71 51 32 23 17 194 % 36,6 26,3 16,5 11,8 8,8 100 1966-1974 22 39 46 41 46 194 % 11,3 20,1 23,7 21,2 23,7 100 1974-1978 37 103 30 9 15 194 % 19,1 53,1 15,5 4,6 7,7 100
Dimensione aziendale Periodo costruzione degli impianti TOTALE Prebellici 1945-1965 1965-1974 1974-1978 + 500 dipendenti 7,2 27,4 44,6 20,8 100 201-500 dipendenti 4,3 26,4 45,7 23,6 100 51-201 dipendenti 4,1 32,0 42,3 21,6 100 - 51 dipendenti 1,1 12,9 56,8 29,2 100 TOTALE 4,4 25,7 46,7 23,2 100
Settori Periodo costruzione degli impianti TOTALE Prebellici 1945-1965 1965-1974 Dopo il 1974 Meccanica generale 3,2 22,6 50,3 23,9 100 Siderurgia 5,9 22,8 45,6 25,7 100 Mezzi di trasporto 5,5 27,6 42,1 24,8 100 Macchine utensili 4,8 31,5 48,9 14,8 100 Impiantistica carpenteria 2,2 25,2 46,0 26,6 100 Elettromeccanica pesante 16,8 43,4 16,8 23,0 100 Elettromeccanica leggera 1,7 30,9 40,7 26,7 100 Elettrodomestici 6,3 22,3 59,8 11,6 100 Elettronica civile telefonia 5,9 18,5 54,7 20,9 100 Elettronica industriale informatica 3,8 17,7 39,9 38,6 100 TOTALE 4,4 25,7 46,7 23,2 100 14

Orario di lavoro

Vengono presi in esame, separatamente, diversi aspetti: il primo riguarda la dislocazione delle giornate lavorative nell'arco della settimana in rapporto al numero dei lavoratori interessati.

Lavoratori su cinque giorni settimanali: 140.076 (97,4%) per 253 aziende

Lavoratori su sei giorni settimanali: 2.382 (1,7%) per 246 aziende

Lavoratori su sette giorni settimanali: 1.338 (0,9%) per 246 aziende

Poiché il nostro campione comprende quasi tutte le aziende medio-grandi interessate alle lavorazioni a ciclo continuo, si può sostenere che nella provincia non sono oltre 4.000 i lavoratori addetti a questo tipo di lavorazioni nel settore metalmeccanico.

SU SETTE GIORNI

LAVORATORI SU SEI GIORNI Settore Totale Aziende Totale su 6 gg. % Di cui + 500 dipend. % Di cui 201-500 dipend. )/0 Di cui 51-200 dipend. % < 50 dipend. % Meccanica generale 72 199 8,4 2 1,0 100 50,3 94 47,2 3 1,5 Siderurgia 23 1.400 58,8 1.400 100,0 - - - - -Auto indot. 14 432 18,1 430 99,5 - - 2 0,5 -Macchine utensili 39 54 2,3 50 92,6 3 5,6 1 1,8 -Impiantistica 28 122 5,1 107 87,7 - - - - 15 12,3 Elettromecc. pesante 10 80 3,4 80 100,0 - - - - -Elettromecc. leggera 24 10 0,4 10 100,0 - - - - -Elettrodomestici 13 12 0,5 12 100,0 - - - - -Elettronica civile 10 6 0,2 6 100,0 - - - - -Elettronica informat. 13 67 2,8 67 100,0 - - - - -TOTALE 246 2.382 100,0 2.164 100,0 103 4,3 97 4,1 18 0,8 LAVORATORI
Settori Totale Aziende Totale lavoratori 7 giorni % Di cui + 500 dipend. % Di cui 201-500 dipend. % Di cui 51-200 dipend. % Di cui < 50 dipend. % Meccanica generale 72 41 3,1 30 - 11 - - - -Siderurgia 23 1.173 87,7 1.173 - - - - - -Auto indotto 14 70 5,2 70 - - - - - -Macchine utensili 39 1 0,1 - - - - 1 - -Impiantistica carpenteria 28 29 2,2 21 - 8 - - - -Elettromeccanica pesante 10 0 0 - - - - - - -Elettromeccanica leggera 24 0 0 - - - - - - -Elettrodomestici 13 2 0,1 2 - - - - - -Elettronica civile 10 0 0 - - - - - - -Elettronica informatica 13 22 1,6 22 - - - - - -_ TOTALE 246 1.338 100,0 1.312 98,5 19 1,4 1 0,1 -15

Cicli continui

Su 257 aziende che hanno risposto alla domanda: 225 (87,5%) dichiarano di non averne; 32 (12,5%) li hanno.

A questa percentuale del 12,5% non corrisponde però, come abbiamo visto, una uguale presenza dei lavoratori che sono in numero esiguo (non oltre 1'1,5% dei metalmeccanici milanesi).

Evidentemente al di sotto della dimensione di 200 dipendenti i cicli sono quasi inesistenti infatti vi sono interessate in primo luogo le grosse fabbriche siderurgiche ed in misura minore quelle dei mezzi di trasporto.

Lavoratori a turni

Su 264 aziende questa è la presenta di lavori a turni: 149 aziende (57,1%) NO; 112 aziende (42,9%) SI; 3 aziende non hanno dato risposta.

I lavori a turni sono quindi molto diffusi come si può rilevare anche dalle successive tabelle che espongono i numeri dei lavoratori interessati.

Lavoratori su due turni

Lavoratori su tre turni

Maschi:

Femmine:

8.153 (su 252 aziende) 30 (su 252 aziende)

I prospetti dimostrano l'esistenza dei turnisti in tutti i comprati di attività ed una scarsa presenza femminile salvo che nei due turni per l'elettromeccanica leggera.

Maschi: 25.200 (su 250 aziende) Femmine: 1.437 (su 250 aziende) 26.637
8.183
LAVORATORI SU DUE TURNI Settore + 500 dipendenti 201- 500 51- 200 < 50 TOTALE Totale generale M + F M F M F M F M F M F Meccanica generale 1.367 229 327 240 134 10 0 0 1.828 479 2.307 74,8 47,8 17,9 50,1 7,3 2,1 - - 100 100 M = 79,2 Siderurgia 1.049 4 224 0 0 0 0 0 1.237 4 1.277 82,4 100 17,6 - - - - - 100 100 M = 97,7 Mezzi di trasporto 15.371 168 378 3 0 0 0 0 15.749 171 15.920 97,6 98,2 2,4 1,8 - - - - 100 100 M = 98,9 Macchine utensili 1.014 50 185 0 14 0 0 0 1.213 50 1.263 83,6 100 15,3 - 1,2 - - - 100 100 M = 96,0 Impiantistica carpenteria 2.063 0 86 0 20 0 0 0 2.169 0 2.169 95,1 - 4,0 - 0,9 - - - 100 - M = 100,0 Elettromeccanica pesante 1.764 60 46 0 0 0 0 0 1.810 60 1.870 97,5 100 2,5 - - - - - 100 100 M = 96,8 Elettromeccanica leggera 86 532 46 17 2 14 0 0 134 563 697 64,2 94,5 34,3 3,0 1,5 2,5 - - 100 100 M = 19,2 Elettrodomestici 760 52 0 0 0 0 0 0 760 52 812 100 100 - - - - - - 100 100 M = 93,6 Elettronica civile 80 0 15 58 0 0 0 0 95 58 153 84,2 - 15,8 100 - - - - 100 100 M = 62,1 Elettronica informatica 165 0 4 0 0 0 0 0 169 0 169 97,6 - 2,4 - - - - - 100 - M = 100,0 TOTALE 23.719 1.095 1.311 318 170 24 0 0 25.200 1.437 26.637 94,1 76,2 5,2 22,1 0,7 1,7 - - 100 100 M = 94,6 16
Milano: lavandaie al lavatoio di via Calatafimi. Archivio privato Ando Gilardi.

Tempi pausa giornalieri per i lavoratori dei turni

A) DATI GENERALI

156 aziende:

3 aziende:

66 aziende:

2 aziende: 14 aziende:

5 aziende:

3 aziende:

4 aziende:

4 aziende:

7 aziende:

264 aziende

non li hanno (59,1%)

hanno sino a 20' (1,1%)

hanno da 21' a 30' (25%)

hanno da 31' a 35' (0,8%)

hanno da 35' a 40' (5,3%)

hanno da 41' a 45' (1,9%)

hanno da 46' a 50' (1,1%)

hanno da 51' a 60' (1,5%)

hanno da 61' a 90' (1,5%)

mancano risposte

3 0/0 65,2% 2 13,8% 5 3 4 4 % ‘1114.k. Cremona, primi anni '50: operai al lavoro in una stazione ferroviaria. Foto di E. Fazioli. 100 17 mr. LAVORATORI SU TRE TURNI Settore + 500 dipend. 201-500 dip. 51-200 dip. < 50 dip. Totale Totale generale M F M F M F M F M F M+ F Meccanica generale 60 — 15 — 3 — — — 78 0 78 76,9 — 19,2 — 3,8 — — — — — — Siderurgia 6.382 — 223 — 70 — — — 6.675 0 6.675 95,6 — 3,3 — 1,1 — — — — — — Mezzi di trasporto 390 — 109 — — — — — 499 0 499 78,2 — 21,8 — — — — — — — — Macchine utensili 20 — — — — — — — 20 0 20 100 — — — — — — — — — Impiantistica carpenteria 375 — — — — — — — 375 0 375 100 — — — — — — — — — — Elettromeccanica pesante 344 — — — — — — — 344 0 344 100 — — — — — — — — — — Elettromeccanica leggera — — 1 0 1 — _ 100 — — — — — — — — Elettrodomestici 75 — 15 — — — — — 90 0 90 93,3 — 16,7 — — — — — — — — Elettronica civile 30 30 — — — — — — 30 30 60 100 — — — — — — — — — — 41 — — — — — — — 41 0 Elettronica informatica 41 100 TOTALE 7.717 30 363 — 73 — = — 8.153 30 8.153 94,7 100 4,4 — 0,9 — = — 100 100 —

Media su tutte le aziende che hanno risposto si o no

I valori sopra indicati paiono essere relativamente bassi nelle medie e veramente strana è l'assenza di tempi pausa retribuiti in ben 156 aziende con lavori a turni. E' possibile che parecchi C.d.F., nel fornire le risposte, non abbiano incluso le pause di mensa fra quelle retribuite il che richiede naturalmente una accurata verifica successiva.

22,14 minuti 27,14 minuti 36,66 minuti 25,83 minuti
Elettr.
B) PER SETTORI E NELLE AZIENDE CON PIU' DI 500 DIPENDENTI VALORI MEDI Elettromec. Leggera Elettrodomestici
civile Elettr. ind. inform.
Meccanica Generale 33,75 minuti Siderurgia 29,28 minuti Mezzi di trasporto 38,75 minuti Macchine utensili 36,00 minuti Impianti Carp. 13,57 minuti Elettromecc. Pesante 38,33 minuti
(distribuzione dei casi per
di
Classe dimensione aziendale Tempi pausa giornalieri retribuiti, in minuti TOTALE sino a 20' 21' - 30' 31' - 35' 36' -40' 41' -45' 45' -50' 51' -60' 61' -90' + 500 dipendenti va. % v.a. 201 - 500 dipendenti 0/0 v.a. 51 - 200 dipendenti 0/0 3 5,1-33 55,9 24 75,0 9 90,0 2 3,4-9 15,3 5 15,63 5,1 2 6,33 5,1-3 5,11 10,0 3 5,1 1 3,159 100 32 100 10 100 TOTALE 3 66 2 14 5 3 4 4 101
TEMPI DI PAUSA GIORNALIERI RETRIBUITI
classe
dimensione occupazionale)
SETTORE PRODUTTIVO
Settore Tempi pausa giornalieri retribuiti in minuti TOTALE sino a 20' 21' - 30' 31' -35' 36' - 40' 41'-45' 46'-50' 51'-60' 61'-90' Meccanica generale Siderurgia Mezzi di trasporto Macchine utensili Impiantistica
Elettromeccanica pesante Elettromeccanica leggera Elettrodomestici Elettronica civile Elettronica informatica 1 5,3 1 5,6------1 25,0 14 73,7 12 66,7 6 54,5 10 66,7 3 50,0 5 71,4 7 77,8 3 60,0 5 71,4 1 25,0---1 16,71 11,1--1 5,3 4 22,1 1 9,1 4 26,7 2 33,3-1 20,0 1 14,34 3 15,7 1 5,6------1 25,0-2 18,2-1 14,3------1 6,61 14,3 1 11,1-1 25,0-2 18,2---1 20,0 1 14,319 100 18 100 11 100 15 100 6 100 7 100 9 -100 5 100 7 100 100 TOTALE 3 66 2 14 5 3 4 4 101 3,0 65,2 2,0 13,8 5,0 3,0 4,0 4,0 100 18
c) TEMPI PAUSA GIORNALIERI RETRIBUITI PER (distribuzione dei casi per settore)
carpenteria

Lavoro straordinario

Il 78% delle aziende che fanno parte del campione effettuano lavoro straordinario.

Lo straordinario è svolto ad integrazione della normale attività produttiva in 86 casi su 204 (42,2%), è destinato ad attività di manutenzione o di servizio in 199 casi (58,3%), è infine effettuato per far fronte agli impegni eccezionali in 75 casi (36,8%).

Alla domanda se lo straordinario venga contratto preventivamente con il Consiglio di Fabbrica le risposte affermative sono 139 (68,1%).

Abbastanza limitata (4,1%) è la percentuale di aziende in cui lo straordinario viene pagato fuori busta (8 casi contro i 188 che dichiarano il pagamento in busta).

Lo straordinario viene effettuato facendo godere al lavoratore riposi compensativi in 48 casi (24% circa delle aziende in cui si effettua lavoro straordinario).

Straordinario per attività produttiva

Gli 86 casi in cui tale tipo di straordinario viene effettuato sono così percentualmente ripartiti, per

classi di dimensione aziendale:

in aziende con più di 500 dipendenti: 23% (17 aziende su 74);

in aziende da 200 a 500 dipendenti: 33,8% (22 aziende su 65);

in aziende da 51 a 200 dipendenti: 33,3% (26 aziende su 78);

in aziende con meno di 50 dipendenti: 46,7% (21 aziende su 45).

E così ripartite per settore:

elettronica-informatica: 53,8% (7 aziende su 13);

impiantistica-carpenteria: 50% (14 aziende su 28);

elettromeccanica pesante: 50% (5 aziende su 10);

macchine utensili: 42,9% (18 aziende su 42);

meccanica generale: 34,2% (26 aziende su 76);

siderurgia: 24% (6 aziende su 25);

elettrodomestici: 21,4% (3 aziende su 14);

elettromeccanica leggera: 14,8% (4 aziende su 27);

mezzi di trasporto: 13,3% (2 aziende su 27);

elettronica civile: 8,3% (1 azienda su 12).

B - PER CLASSE DI DIMENSIONE AZIENDALE

UNITÀ LOCALI CHE EFFETTUANO STRAORDINARIO SUL TOTALE DELLE UNITÀ CENSITE A - PER SETTORE Settore N. aziende che effettuano straordinario di cui: straordinari in attiv. prod. di cui: straordinari in manut., servizi di cui: straordinari aspetti eccezionali Meccanica generale 57/76 75,0 26/76 34,2 28/76 36,8 15/76 19,7 Siderurgia 17/25 68,0 6/25 24,0 12/25 48,0 6/25 24,0 Mezzi di trasporto 13/15 86,7 2/15 13,3 10/15 66,7 7/15 46,7 Macchine utensili 30/42 71,4 18/42 42,9 20/42 47,6 11/42 26,2 Impiantistica Carpenteria 25/28 89,3 14/28 50,0 10/28 35,7 9/28 32,1 Elettromeccanica pesante 10/10 100,0 5/10 50,0 6/10 60,0 7/10 70,0 Elettromeccanica leggera 17/27 63,0 4/27 14,8 12/27 44,4 5/27 18,5 Elettrodomestici 13/14 92,9 3/14 21,4 11/14 78,6 4/14 28,6 Elettronica civile Telefonia 11/12 91,7 1/12 8,3 8/12 66,7 8/12 66,7 Elettronica industriale Inform. 12/13 92,3 7/13 53,8 2/13 15,4 3/13 23,1 TOTALE 205/262 78,2 86/262 32,8 119/262 45,4 75/262 28,6
Classe dimensione aziendale U.L. che effettuano straordinario di cui: straordinari in attiv. prod. di cui: straordinari in manutenzione di cui: straordinari aspetti eccezionali + 500 dipendenti 67/74 90,5 17/74 23,0 49/74 66,2 32/74 43,2 201 - 500 dipendenti 54/65 83,1 22/65 33,8 40/65 61,5 18/65 27,7 51 - 200 dipendenti 57/78 73,1 26/78 33,3 22/78 28,2 23/78 29,5 16 - 50 dipendenti 21/38 55,3 16/38 42,1 7/38 18,4 2/38 5,3 - 16 dipendenti 6/7 85,7 5/7 71,4 1/7 14,3 0/8 0 TOTALE 205/262 78,2 86/262 32,8 119/262 45,4 75/262 28,6 19

Lo straordinario in attività produttiva viene svolto con compensativo soltanto nel 10,8% dei casi.

Viene pagato fuori busta nell'8,3% dei casi.

Straordinario per servizi e manutenzione

i 119 casi in cui tale tipo di straordinario viene effettuato, sono così ripartiti in rapporto alle dimensioni aziendali:

- aziende con più di 500 dipendenti: 66,2% (49 aziende su 74);

- aziende da 200 a 500 dipendenti: 61,5% (40 aziende su 65);

aziende da 51 a 200 dipendenti: 28,2% (22 aziende su 78);

aziende con meno di 51 dipendenti: 17,9% (8 aziende su 45).

Ed in rapporto ai settori:

elettromeccanica pesante: 60% (6 aziende su 10);

elettrodomestici: 78,6% (11 aziende su 14);

mezzi di trasporto: 66,7%48 aziende su 12);

siderurgia: 48% (12 aziende su 25);

macchine utensili: 47,6% (20 aziende su 42);

elettromeccanica leggera: 44,4% (12 aziende su 27);

impiantistica-carpenteria: 35,7% (10 aziende su 28);

meccanica generale: 36,8% (28 aziende su 76);

elettronica-informatica: 15,4% (2 aziende su 13).

Lo straordinario per servizi e manutenzione viene svolto non compensativo nel 24,6% dei casi.

Viene pagato fuori busta nell'1,7% dei casi.

l'elettronica civile-telefonia, con il 91,7% delle aziende;

l'impiantistica e carpenteria, con l'89,3% delle aziende;

costruzione mezzi di trasporto, con l'86,7% delle aziende.

Straordinario per classe di dimensione

Il 90,5% delle aziende di grandi dimensioni svolgono attualmente lavoro straordinario. Tale 'percentuale scende all'83,1% per le aziende da 201 a 500 dipendenti, al 73,1% per le aziende da 51 a 200 dipendenti, e al 60% per le aziende sotto i 51 dipendenti.

Straordinario per aspetti eccezionali

I 75 casi in cui viene effettuato tale tipo di straordinario sono così ripartiti in rapporto alla dimensione aziendale:

in aziende con più di 500 dipendenti: 43,2% (32 casi su 74);

in aziende da 51 a 200 dipendenti: 29,5% (23 casi su 78);

in aziende da 201 a 500 dipendenti: 27,7% (18 casi su 65);

in aziende con meno di 51 dipendenti: 5,3% (2 casi su 45).

E in rapporto ai settori:

elettromeccanica pesante: 70% (7 casi su 10);

Straordinario per settore produttivo

Rispetto alla media generale, che come abbiamo detto sopra, è pari al 78,2%, i settori in cui è percentualmente maggiore il numero di aziende che effettuano attualmente lavoro straordinario sono:

l'elettromeccanica pesante, con il 100% delle aziende;

gli elettrodomestici, con il 92,9% delle aziende;

l'elettronica industriale, con il 92,3% delle aziende;

elettronica civile-telefonia: 66,7% (8 casi su 12);

mezzi di trasporto: 46,7% (7 casi su 15);

impiantistica carpenteria: 32,1% (9 casi su 28);

elettrodomestici: 28,6% (11 casi su 42);

macchine utensili: 26,2% (4 casi su 14);

siderurgia: 24% (6 casi su 25);

elettronica-informatica: 23,1% (3 casi su 13);

meccanica generale: 19,7% (15 casi su 76);

elettromeccanica leggera: 18,5% (5 casi su 27).

Tale straordinario viene svolto con compensativo nel 20% dei casi e non viene mai pagato fuori busta.

Sala di infilaggio bozzoli in una filanda. Biblioteca comunale di Milano. Pianura padana, 1956: mietitura del riso. Archivio Ando Gilardi.
20

Media mensile ore straordinario per singolo stabilimento e per lavoratore

Il numero di ore di lavoro straordinario complessive mensili per le 264 aziende del campione è pari a 214.201 di cui 166.148 per gli operai e 48.053 per gli impiegati.

Se rapportiamo le 214.201 ore straordinarie mensili ai 167.823 lavoratori occupati nelle 264 aziende del nostro campione, abbiamo una media aziendale mensile di 811 ore e 22 minuti di straordinario e una media per singolo lavoratore di 1 ora e 17 minuti al mese.

Questo dato evidentemente è sottovalutato in quanto viene rapportato il numero delle ore di straordinario dichiarate da una parte delle aziende per i lavoratori di tutte le aziende del campione, quindi anche di quelle che non hanno fornito risposta.

Poiché questo è uno di quei fenomeni che difficilmente si riesce a far emergere nella dimensione reale, riteniamo sia più corretto e vicino alla realtà rapportare le 214.201 ore rilevate con le 204 aziende (per 124.983 dipendenti) che certamente effettuano straordinario.

La media mensile per aziende in cui si effettua lavoro straordinario è di due ore e mezzo di lavoro straordinario pro-capite.

In conclusione si può affermare che lo straordinario viene discretamente controllato (anche se alcune reticenze, anche significative, su tale fenomeno vi sono state nelle risposte fornite dai C.d.F.) nelle grandi e medio-grandi aziende, mentre tale controllo è molto più debole nelle piccole aziende.

Se rapportiamo le ore straordinarie mensili medie degli operai e degli impiegati ai rispettivi totali occupazionali, possiamo affermare che ogni operaio effettua mediamente in 1 mese 37 minuti di straordinario più di ogni impiegato.

Per quelle che riguarda la presenza di lavoro straordinario nei diversi settori, balza subito in evidenza una netta separazione tra settori in cui il numero di ore di lavoro straordinario in rapporto al totale dei lavoratori occupati è bassissima, quali l'elettronica civile-telefonia, l'informatica, la costruzione mezzi di trasporto, gli elettrodomestici, elettromeccanica leggera, e settori in cui, per contro, il rapporto straordinario lavoratori occupati è nettamente più alto rispetto alle due ore e trenta minuti medi mensili pro-capite: questo è il caso della meccanica generale con 5 ore e 1 minuto pro-capite, della siderurgia con 3 ore e 44 minuti, dell'impiantistica con 3 ore e 50 minuti.

Dall'analisi dei dati per classe di dimensioni occupazionali risulta una netta distinzione tra le aziende grandi e medio grandi da una parte, nelle quali il valore medio pro-capite dello straordinario si colloca o poco al di sotto o poco al disopra del valore medio generale, e dall'altra le aziende medio-piccole in cui ogni lavoratore effettua in media 2,50 ore di straordinario al mese e le aziende sotto i 50 dipendenti in cui la media sale addirittura alle 4,27 ore pro-capite.

AZIENDE IN CUI SI EFFETTUA LAVORO STRAORDINARIO

Settore N. Aziende % sul Totale N. Lavoratori % sul Totale Mecc. generale 65 85,5 12.096 83,3 Siderurgia 23 92,0 16.076 82,2 Mezzi trasporto 12 80,0 28.634 76,2 Macchine utensili 32 76,2 11.116 83,4 Impiantist. carpen. 21 75,0 7.779 69,3 Elettromec. pes. 6 60,0 7.009 46,2 Elettromec. legg. 19 70,4 7.105 73,1 Elettrodomestici 8 57,1 4.097 38,6 Elettronica civile 8 57,1 25.480 91,4 Elettronica inform. 10 76,9 5.591 67,6 TOTALE 204 77,3 124.983 72,7 Classe dimensione aziendale N. Aziende % sul Totale N. Lavoratori % sul Totale + 500 dip. 58 76,3 100.527 75,1 201-500 dip. 47 72,3 16.726 71,7 51-200 dip. 57 73,1 6.543 69,8 - 51 dip. 42 93,3 1.187 93,2 TOTALE 204 77,3 124.983 72,7 Settore Totale ore straordin. mensili Totale lavoratori occupati in azien. con straord. Media mensile ore straord. per stabilim. Media mensile ore straordin. per lavoratore Meccanica generale 60.729 12.096 934 5 h 1' Siderurgia 60.065 16.076 2.612 3 h 44' Mezzi di trasporto 10.044 7.510 913 1 h 20' Macchine utensili 14.003 11.116 438 1 h 15' Impiantist. Compon. 29.777 7.779 1.418 3 h 50' Elettromecc. pesante 25.866 7.009 4.311 3 h 41' Elettromecc. leggera 3.173 7.105 167 0 h 27' Elettrodomestici 3.318 4.097 415 O h 49' Elettr. civile telefonia 4.342 7.305 620 0 h 35' Elettr. ind. Informat. 2.884 5.591 288 0 h 31' TOTALE 214.201 85.684 1.060 2 h 30' Classe dimensione aziendale Totale ore straordin. mensili Totale lavorat. occupati in azien. con straordin. Media mensile ore straord. per stabilim. Media mensile ore straordin. per lavoratore + 500 dipendenti 201-500 dipend. 51-200 dipendenti - 51 dipendenti 157.593 32.823 18.498 5.287 61.228 16.726 6.543 1.187 2.814 698 325 126 2 h 34' 1 h 58' 2 h 50' 4 h 27' TOTALE 214.201 85.684 1.060 2 h 30' 21

Forme particolari di orario di lavoro

Su 231 risposte alla domanda se in azienda vengono effettuate forme particolari di orario di lavoro, le risposte negative sono 169 (73,2%).

I restanti 62 casi positivi sono così distribuiti:

13 presenza di orari a scorrimento (21%)

30 presenza di orario flessibile (48,4%)

10 presenza di orari con riposo compensativo (16,1%)

9 presenza di altri tipi di articolazione dell'orario (14,5%)

La presenza di forme particolari di orario è in rapporto diretto con la prevalenza nei singoli settori della grande dimensione aziendale e di particolari processi produttivi (caso della siderurgia).

settori in cui sono maggiormente frequenti forme particolari di orario sono:

costruzione mezzi di trasposto e indotto: 61,5% dei casi (prevale orario flessibile);

elettronica industriale e informatica: 66,7% dei casi (prevalenza orario flessibile);

siderurgia: 43,5% dei casi (prevalenza di orario a scorrimento);

elettronica civile e telefonia: 44,4% dei casi (scorrimento e flessibile).

Il 44,1% delle aziende con più di 500 dipendenti ha forme particolari di orario (prevale l'orario a scorrimento); tale percentuale scende al 28,1% le aziende di

medio-grandi dimensioni e al 17,2% per lé medio piccole (in entrambi i casi prevale l'orario flessibile).

Solo nel 14,7% delle aziende piccole vi sono orari particolari, mentre nelle aziende artigiane tali orari sono del tutto assenti.

Lavoro a domicilio oltre l'orario normale

di lavoro

Su 254 aziende che hanno risposto alla domanda se esistono lavoratori che svolgono per l'azienda lavoro a domicilio oltre l'orario normale:

217 hanno risposto NO — 85,4%

12 SI - prevalentemente per operai M. — 4,7%

2 SI - prevalentemente per operaie F. — 0,8%

20 SI - prevalentemente per impiegati M. — 7,9%

3 SI - prevalentemente per impiegate F. — 1,2%

I I fenomeno quindi esiste nel 14,6% delle aziende che formano oggetto del campione e riteniamo essere questo un dato che, assimilabile al lavoro nero, va certamente combattuto e ridimensionato. Il "lavoro per casa" appare maggiormente presente tra gli impiegati rispetto agli operai e, sia per gli operai che per gli impiegati, più tra i maschi che tra le femmine.

I settore ìn cui il fenomeno ha maggiore consistenza è l'elettromeccanica leggera. Seguono l'elettronica industriale e informatica, l'impiantistica, le macchine utensili, gli elettrodomestici.

l fenomeno è presente nel 18,6% delle grandi aziende, nel 19% nelle medio-grandi, nel 13% delle medio-piccole, nel 25% delle aziende artigiane.

E' assente nelle piccole aziende tra i 16 e i 50 dipendenti anche perché, come abbiamo visto, vi si fanno molti straordinari.

Part -time

Il 9,5% delle aziende metalmeccaniche hanno introdotto l'uso del part-time.

22
Il gerlo a spalla, il principale mezzo di trasporto in montagna da sempre. Premana, 1915 (a sinistra) e Biegno. Varese 1976 (a destra). Archivio Ando Gilardi. Foto P. Navoni.
Per comparto d'attività: Meccanica Generale 6,9% Siderurgia 4,2% Mezzi di trasporto Macchine utensili 19,0% Impiantistica 7,1% Elettrom. pesante 20,0% Elettrom. leggera 15,4% Elettrodomestici 7,1% Elettronica civile-telefonia Informatica 18,2%

I valori maggiori si riscontrano nei comparti dell'elettromeccanica pesante, delle macchine utensili e dell'informatica; è assente nei trasporti e nell'elettronica civile. Per classi di dimensioni aziendali:

500 200-500 51-200 50

4,2% 15,4% 12,0% 7,1%

Rispetto all'andamento dei livelli occupazionali la presenza del part-time non ha riflessi omogenei, infatti delle 25 aziende che lo adottano, 10 hanno avuto un aumento dell'organico (dal '71) e 15 una diminuzione. Dove esiste il part-time cala leggermente la presenza del lavoro straordinario (calo del 7%).

Ferie e festività

Scaglionamento delle ferie

Su 260 aziende che hanno risposto alla domanda se venga praticato o meno lo scaglionamento delle ferie:

216 (83,1%) hanno risposto negativamente

44 (16,9%) hanno risposto affermativamente

Passando ad esaminare il fenomeno per settore produttivo, abbiamo i seguenti dati:

lentemente alle grandi aziende e, all'interno di queste, relativamente più frequente nelle aziende associate alla Confindustria (35,6% dei casi) rispetto alle aziende pubbliche (30% dei casi).

Utilizzo delle sette festività soppresse

Alla domanda su come siano state utilizzate le sette festività soppresse a seguito dell'accordo Interconfederale le risposte sono state:

tutte pagate: 35 casi (13,8%)

godute accorpate: 96 casi (37,9%)

godute non accorpate 39 casi: (15,4%)

parzialmente godute e parzialmente pagate: 83 casi (32,8%)

Le mancate risposte sono state 11.

Una prima considerazione su tali dati generali è che nel 53,3% dei casi le festività soppresse sono state godute (accorpate o non accorpate) e che solo nel 13,8% dei casi le festività sono state tutte pagate.

Analizzando il fenomeno in rapporto alle associazioni padronali cui sono iscritte le singole aziende si possono riscontrare differenze sensibili.

Il totale pagamento delle festività ha riguardato il 31,3% delle associate Intersind, il 10,3% delle associate Confindustria, il 15,8% delle API, il 28,6% della Confartigianato.

Il godimento accorpato delle festività si è avuto nel 25% dei casi per Intersind, nel 38,4% dei casi per la Confindustria, nel 52,6% delle API, nel 42,9% delle artigiane.

Il godimento non accorpato delle festività è stato pari al 6,3% dei casi nelle aziende Intersind, il 17,3% nelle aziende Confindustria, il 15,9% in quelle API.

Il parziale godimento e parziale pagamento è stato del 37,5% nelle aziende pubbliche del 34,1% in quelle Confindustria, del 15,8% in quelle API, del 28,6% nelle aziende artigiane.

Il 'confronto per tipo di associazione padronale è il seguente:

Per classe di dimensioni occupazionale, l'andamento è il seguente:

Lo scaglionamento delle ferie è pertanto un fenomeno ancora assai poco rilevante nel complesso dell'industria metalmeccanica milanese. I settori in cui esso è proporzionalmente più presente sono l'informatica, l'elettromeccanica pesante, l'impiantistica e la siderurgia. E' inoltre ancora un fenomeno circoscritto preva-

Meccanica Generale: 91,9% NO Siderurgia: 72,0% NO Mezzi Trasporto: 86,7% NO Macchine Utensili: 85,7% NO Impiantistica e Carp.: 66,7% NO Elettromec. Pesante: 60,0% NO Elettromec. Leggera: 96,3% NO Elettrodomestici: 92,9% NO Elettr. civile e tel.: 84,6% NO Elettr. ind. I nformat.: 53,8% NO
Aziende non associate: 95,2% NO Aziende Intersind.: 82,4% NO Aziende Confindustria: '80,6% NO Aziende API: 95% NO Aziende Assistal: 50% NO Artigiane: 100% NO Associate ad altre associazioni: 50% NO
addetti: 74,7%
addetti: 84,4%
51
200 addetti: 87,0%
Aziende con più di 500
NO Aziende da 201 a 500
NO Aziende da
a
NO
16
50 addetti: 86,1% NO
16 addetti: 100% NO
Aziende da
a
Aziende con meno di
23
Il mugnaio di Zogno (Bergamo) martella la macina per restituirle le qualità molitorie attenuate dall'uso. Foto P. Navoni.

Inquadramento unico

Alla domanda: "Ritenete sia stato realizzato in azienda l'I.U. previsto dal CCNL? " hanno così risposto 248 aziende:

n. 24 aziende: NO 9,7%

n. 221 aziende: SI con controllo OO.SS. 89,1%

n. 3 aziende: SI senza controllo OO.SS. 1,2%

Delle 24 aziende che non applicano l'I.U. ben 8 sono oltre i 200 dipendenti.

Alla domanda: "E' applicato in azienda un I.U. sostitutivo di quello contrattuale? " hanno risposto

fessionale o su passaggi automatici di categoria su 255 aziende: n. 95 aziende: NO

n. 89 aziende: SI, legati ad anz. aziendale 34,9%

n. 71 aziende: SI, legati a professionalità 27,8% Per dimensioni e settori la suddivisione delle 160 aziende che hanno questo tipo di accordi è la seguente:

59 aziende,

n. 9

SI contratto con sind. prov.

n. 9 aziende: SI contratto con sind. naz.

Complessivamente quindi 79 aziende applicano un I.U. sostitutivo di quello contrattuale. Di queste 58 sono associate alla Confindustria, 8 all'Intersind e 6 non sono associate. N. 28 sono società multinazionali.

Per quanto riguarda dimensioni e settori la suddivisione delle 79 aziende è la seguente:

utensili: 23 aziende

mp. Carp.: 16 aziende

pesante: 4 aziende

leggera: 16 aziende

10 aziende

civile: 11 aziende

ind-inform.: 12 aziende

generale: 40 aziende

126 di queste società sono associate alla Confindustria ed 11 all'Intersind.

Negli ultimi 3 anni le percentuali di passaggi di categoria sono state le seguenti (su di un campione di 13.489 passaggi):

di accordi aziendali sulla mobilità pro-

I 13.489 passaggi si sono verificati su una base di 141 aziende per complessivi 57.019 dipendenti, con una percentuale di passaggi del 23,7%.

In pratica l'I.U. ha consentito il passaggio di categoria di un lavoratore su 4.

257
aziende:
69,3%
aziende: n. 178
NO
aziende:
23,7%
n. 61
SI contratto con C.d.F.
3,5%
aziende:
3,5%
500 dipendenti n. 28 aziende, 35,4% 201-500 dipendenti n. 25 aziende, 31,6% 51-200 dipendenti n. 20 aziende, 25,4% 16-50 dipendenti n. 5 aziende, 6,3% 15 dipendenti n. 1 azienda, 1,3% Siderurgia: 12 aziende 15,2% Trasporti: 6 aziende 7,6% Macchine utensili: 11 aziende 13,9% Elettromec. pesante: 2 aziende 2,5% Elettromec. leggera: 11 aziende 13,9% Elettrodom.: 3 aziende 3,8% Elettronica civile: 5 aziende 6,3% Elettronica ind-inform.: 4 aziende 5,0% Meccanica generale: 21 aziende 26,8% I mp. Carp.: 4 aziende 5,0%
Esistenza
37,3%
500
36,8% 201-500
28,8% 51-200
28,1% 16-50
5,0% 15
1,3% Siderurgia:
13,1% Trasporti:
4,4% Macchine
14,4% I
10,0% Elettromec.
2,5% Elettromec.
10,0% Elettrodom.:
6,2% Elettronica
6,3% Elettronica
7,5% Meccanica
25,0% N.
dipendenti n.
dipendenti n. 46 aziende,
dipendenti n. 45 aziende,
dipendenti n. 8 aziende,
dipendenti n. 2 aziende,
21 aziende
7 aziende
1/2 2/3 3/4 4/5 5/56 5/6 6/7 73 2.714 4.618 3.815 826 1.082 361 0,54 20,12 34,24 28,28 6,12 8,02 2,68
24

Riconoscimento qualifiche di gruppo (professionalità di gruppo)

Hanno risposto alla domanda 227 aziende di cui 31 positivamente (13,7%); questa è la relativa collocazione:

L'esistenza nella misura del 13,7% di accordi che prevedono il riconoscimento di professionalità di gruppo non è un fatto trascurabile. Tuttavia il fenomeno va esteso come appunto prevede l'ipotesi di piattaforma contrattuale che individua in questo aspetto uno dei capisaldi strategici per la definizione della professionalità in futuro.

Nell'analizzare i prospetti che seguono emergono alcuni aspetti:

ormai inconsistente è la presenza di lavoratori nella la categoria: 0,27% sul totale della popolazione con concentrazione nelle grosse aziende, ma vi è una forte tendenza al calo anche nella 2a categoria;

gli operai sono concentrati per il 94,6% in tre categorie (oltre la metà solo nella 3a);

le possibilità di ingresso degli operai nella categoria 5aS, anche se limitatissime, pure esistono e sono maggiori nelle aziende di piccole dimensioni il che collima con i dati sul salario che mostrano qui, a parità di categoria, maggiore riconoscimento di professionalità agli operai rispetto agli impiegati. Lo stesso andamento è riscontrabile per gli ex equiparati; per gli impiegati le categorie di massima concentrazione sono rispettivamente la 5a e la 6a. Abbastanza utilizzata è la 5aS mentre è quasi scomparsa la presenza della 2a (0,36%);

NQUADRAMENTO UNICO 1978 (valori assoluti e percentuali)

gli impiegati sono distribuiti, nelle aziende di grandi dimensioni, per il 24,5% nella 6a categoria e per il 9,6% nella 7a categoria, per un totale del 34,1% cioè per un terzo dell'intera popolazione impiegatizia;

sempre per gli impiegati in genere la categoria di appartenenza si riduce con il ridursi delle dimensioni aziendali;

nel rapporto con la situazione rilevata nell'indagine nel 1975:

g)

vi è stato un aumento della percentuale impiegati rispettivamente nelle categorie 7a - 6a - 5a;

un aumento degli ex equiparati nella 4a categoria in termini percentuali con svuotamento della 5aS (quindi un sostanziale regresso dovuto forse in parte al passaggio nella normativa impiegati);

un aumento delle percentuali operai rispettivamente nelle categorie 3a - 4a - 5a con forte calo nella la - 2a e 5aS.

Aziende con più di
dip. 17 Aziende da 201 a 500 dip. 9 Aziende da 51 a 200 dip. 2 Aziende da 16 a 50 dip. 2 Aziende con meno di 16 dip. 1 Siderurgia 5 Trasporti 4 Macchine Ut. 4 Elettr. pesante 2 Elettr. leggera 3 Elettrodom. 3 Elettronica civile 1 Elettronica Ind. 3 Meccanica Gen. 5 Impianti 1
500
Qualifiche Livelli TOTALE 1° 2° 3° 4° 5° 5° 5 6° 7° Impiegati v.a. 0 192 2.751 8.450 17.510 6.427 12.626 4.926 52.882 % - 0,36 5,20 15,98 33,11 12,15 23,88 9,31 100,0 Equiparati v.a. 0 0 0 749 3.022 389 0 0 4.160 % - - - 18,00 72,64 9,35 - - 100,0 Operai v.a. 473 5.851 61.934 30.604 17.033 124 0 0 116.019 % 0,41 5,04 53,38 26,38 14,69 0,11 - - 100,0 TOTALE v.a. 473 6.043 64.685 39.803 37.565 6.940 12.626 4.926 173.061 % 0,27 3,49 37,37 23,00 21,71 4,01 7,30 2,85 100,0 N.B.:
26
Il totale dei lavoratori inquadrati nel presen e prospetto è superiore a quello dei lavoratori occupati nelle aziende del nostro campione in quanto la SIT-SIEMENS ha fornito i dati riguardanti tutto il gruppo.
INQ UADRAM EN TO UNICO PER DIME NS IONI AZIENDALI LO "Ct CV C"! LO CO O r CO CO "7 CM O E O <121 o N -C) 17) a e p e rce n tu a le su : TO TALI 42. 777 100 "7 0 03 0 "C 1C: (0 N O 0 "7 1CM O) 0 0 0 CM 1CM 03 03 CM LO w 0 o 0 0) ) o CO C co o CM r N o r 7 ,O 97. 464 10 0 1 2. 586 10 0 N O N O ,- ,Lci 03 0 Lo o co ,- 116. 025 Ca teg o r ia S — CO CO co cri0 m' N <D -4 - 03co 03 szr co (,- tn c," CO es co CM o) Ti > — O LO 03 , r1. N 0 ,CO-7 co csiLO N ,0, <D "7 ,in cci- C r <D "7 <D CM CD csi ,0 >t-- o 0 csi l- ,ICS <D N O csj CS)CO CO 03 irjM ,v- 0••• CO n 10.N "7 (Ci w LO LO_ Lo nr ,(D <D lo ,'COCO 1LO <5 CO 0 ,,- r: 03 0) CO CO O 0 1cg 5 <D nt "t 5 CL. C, CO c5 1- CO ,-- ,nt Csi 1>CO CD05 03 CO m' LO 0 LoCO er) csi CD LO N aj 0, csi ,- N (0 aj N 0 ,L° c.: W?Ai Lo ci), 12 N ,- ,-o) g (5co 7-2> ,- 1-— ?: co E CO O a) , N - 05 03 ,- CO CO.O cij' "1csi O3 'C "7 c,r *--. cm ,N. L 0)O 05 O) c,3 o n: ,->C7) CO "7 Lo LO l- cti CD "1: <D 03 CO - '03 03 03 0) "1- T 'C 1'7 ,--CN 0 LO "4. cd W co co (o L° O) ., <D M C° 0: 0) 03 CO 0: 1(0 CM CM N 0) ". L'" O LO 00 iri cm LO N "7 CO Lo cm 05 CO O) 0 CO 05 CO 0 ,M CM t-- cmc 9 c,) "7 o CO O CO EM C, CO O CM 'LO "7 cd "7 l- <D ,- 05 CM N M C o ,1LO 0. CM O r- 0) " L r Z CO N Lo 2 45(O N Lo CO Lo 2 {P; N 0 2 g CO io = .„ cm -e if) 0 5 nr CO CM c5 ,* <D v- cs- 0) ,N O r N o CM N 8 inLri "7 C , ,, cd CM M g TrCO (D r-- co ,-12 LO - O 1- LO nr o c5 0. ,-c5 CO e5 csi CM oCO nr N• Dim ens io ne a z ien da le cii 8 e A 200500 v. a. 5120 1 v a. «i >: ?,9 o io V TO TALI 27

INQUADRAMENTO UNICO 1975-1978

C2 - Indice, base 1975 = 100
- Operai Cl - Confronto percentuale A - Impiegati Al - Confronto percentuale Livelli 1975 1978 1 ° -2° 1,6 0,4 3° 10,4 5,2 4° 20,4 16,0 5° 31,1 33,1 5° S 12,6 12,1 6° 18,0 23,9 7° 5,9 9,3 Totale 100,0 100,0 B - Equiparati B1 - Confronto percentuale Livelli 1975 1978 4° 12,4 18,0 5° 72,4 72,6 5° S 15,2 9,4 Totale 100,0 100,0 Livello 1975 1978 1 ° 1,3 0,4 2° 13,6 5,0 3° 46,3 53,4 4° 24,8 26,4 5° 13,6 14,7 5° S 0,4 0,1 6° -7° -Totale 100 100 D - Totale D1 - Confronto percentuale Livello 1975 1978 CI ) O O O O O O O O T CM Cr ) Tr Lr ) 1 .0 c o N0,9 0,3 10,0 3,5 35,6 37,4 23,3 23,0 19,9 21,7 4,0 4,0 4,7 7,3 1,6 2,8 Totale 100 100 28 A2 - Indice, base 1975 =100 D2 - Indice, base 1975 =100 D2 - Indice, base 1975 = 100 1978 25,0 50,0 78,4 106,4 96,0 132,8 157,6 1978 145,2 100,3 61,8 1978 30,8 36,8 115,3 106,5 108,1 25,0 1978 33,3 35,0 105,1 98,7 109.0 100,0 155,3 175,0
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All'esame della precedente tabella che rappresenta l'inquadramento di 173.061 lavoratori per settore di attività, emergono diverse considerazioni. Ci limitiamo all'esposizione di quelle più evidenti:

a) la disaggregazione fra operai-equiparati-impiegati è riferita ad un campione più allargato di quello ottenuto riguardo all'occupazione nel 1978 divisa per sesso e per classi di età per cui riteniamo più significativo questo dato che vede una presenza degli impiegati nella misura del 30,5% e degli equiparati del 2,4% (molte aziende li hanno già considerati fra gli impiegati nelle loro risposte);

b) rispetto a questa media generale di tutto il settore metalmeccanico si discostano:

con percentuali inferiori di presenza impiegati: meccanica generale (24,3%) siderurgia (23,4%) mezzi di trasporto (18,8%) elettrodomestici (21,2%);

con percentuali superiori di presenza impiegati: macchine utensili (40,1%) impiantistica (50,6%) elettromeccanica leggera (35,4%) informatica (73,2%). In quest'ultimo comparto si riscontra in pratica 1 operaio ogni 3 impiegati;

c) per quanto riguarda le categorie notiamo:

1) nei trasporti la percentuale maggiore nella 2a

categoria (7,3%) operai; negli elettrodomestici (73,3%) nell'elettronica civile 68,8%) nell'elettromeccanica leggera (60,4%) nei trasporti (59,6%) la maggiore percentuale nella 3a categoria operai;

nelle macchine utensili la maggiore percentuale di operai di 5a categoria (34,0%);

gli impiegati raggiungono i valori massimi per la 3a e 4a categoria nei comparti della meccanica generale e dell'elettromeccanica leggera che annoverano le aziende di minore dimensione a conferma della tendenza già espressa in precedenza, per cui in queste situazioni la professionalità operaia ha maggiore riconoscimento di quella impiegatizia;

la 5aS categoria per gli impiegati raggiunge i maggiori valori nei settori dell'elettromeccanica pesante e della siderurgia, probabilmente rappresentando la collocazione finale per molti ex operai di lunga esperienza, aspetto particolarmente importante in questi due settori;

la 7a categoria è distribuita abbastanza uniformemente nei vari settori rappresentando ormai la categoria dei veri "capi" e "responsabili";

nel comparto dell'informatica c'è la punta massima di 6a categoria e questo per la concentrazione di "specialisti".

Quella precedente è una tabella molto significativa della situazione femminile rispetto all'inquadramento unico in correlazione alla situazione degli uomini. Le differenze sono talmente evidenti da non richiedere che sommarie considerazioni:

per quanto riguarda la parte impiegatizia le donne sono prevalentemente inquadrate nella 3a - 4a e 5a categoria. In quest'ultima solamente hanno una presenza equivalente (in %) a quella degli uomini mentre è più rilevante in quelle inferiori a scapito naturalmente di quelle superiori: rapporto di 1/6 per la 6a e di 1/20 per la 7a dove sono quasi assenti;

per gli ex equiparati il confronto andrebbe fatto sui valori assoluti che vedono 1 donna ogni 12,3 uomini (7,5%) comunque anche in questo caso il peso è maggiore nella 4a categoria che è la più bassa;

per quanto riguarda la parte operaia si nota la grande concentrazione delle donne nella 3a categoria (83,7%) e la quasi completa assenza della 6a.

Considerando i valori assoluti le donne si collocano per il 38,3% come impiegate.

INQUADRAMENTO (in termini percentuali) 1978 - MASCHI e FEMMINE Categoria I° II° 111° IV° V° V° S VI° VII° TOTALE Impiegati M. 0 0,1 2,1 10,0 31,9 14,1 29,4 12,4 100% F. 0 1,1 15,2 39,9 33,7 4,7 4,8 0,6 100% Equiparati M. 0 0 0 6,6 74,5 18,9 0 0 100% F. O 0 0 20,6 58,9 20,6 0 0 100% Operai M. 0,1 4,3 40,2 33,5 21,7 0,2 0 0 100% F. 0,1 4,9 83,7 10,8 0,5 0 0 0 100%
30
Maglio da acqua di Bienno in Valcamonica (Brescia). Foto di L. Montini.

Salario

Vengono presi in esame tutti gli elementi variabili della busta-paga escludendo quindi paga-base e contingenza. I valori rilevati non derivano da un'indagine su singoli lavoratori (come forse sarebbe stato opportuno, ma con uno sforzo organizzativo e tempi certamente più lunghi) ma dalle medie calcolate dai singoli organismi sindacali di fabbrica per ogni istituto esistente nella propria realtà.

Premio di produzione

I valori sono stati raggruppati per fascie di 50.000 lire.

Valore-anno: nessuno: 7 aziende

Valore-anno: fino a 99.000: 9 aziende

Valore-anno: 100.000-149.000: 5 aziende

Valore-anno: 150.000-199.000: 13 aziende

Valore-anno: 200.000-249.000: 32 aziende

Valore-anno: 250.000-299.000: 26 aziende

Valore-anno: 300.000-349.000: 33 aziende

Valore-anno: 350.000-399.000: 34 aziende

Valore-anno: 400.000-449.000: 29 aziende

Valore-anno: 450.000-499.000: 18 aziende

Valore-anno: oltre 500.000: 39 aziende

Non hanno precisato il valore: 19 aziende

Vanno verificati: 7 casi che non hanno premio di produzione (4 casi nella dimensione 16-50 dipendenti e n. 3 nella dimensione 15 dipendenti). Questi sono casi di non applicazione del CCNL.

Vengono inoltre dichiarati 14 casi di differenza premio produzione dovuti ad anzianità aziendale ed 1 a differenze di categoria. Non vi sono differenze per sesso.

Nella distribuzione per settori la siderurgia e l'elettromeccanica pesante si collocano con le percentuali più alte (29,2% e 33,3%) nella fascia di oltre

DISTRIBUZIONE PERCENTUALE PER CLASSI DI DIMENSIONI N. Aziende 59 52 57 33 8 Dimensioni 500 201-500 51-200 16-50 15 Nessuno 11,8 9,6 29,8 57,6 87,5 99.000 3,4 7,7 8,8 9,1100 - 149.000 13,6 7,7 1,8 3,0150-199.000 10,2 11,5 8,8 12,2200 -249.000 10,2 7,7 8,8 9,1250 - 299.000 10,2 13,5 10,5 3,0300 -349.000 20,3 13,5 10,5 3,0350 - 399.000 1,7 19,2 12,2 - 12,5 400-449.000 5,0 1,9 3,5 3,0450 -499.000 13,6 5,8 3,5 -500 > - 1,9 1,8 -100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
500.000 lire. 2,9% 3,7% 2,0% 5,3% 13,1% 10,6% 13,5% 13,9% 11,8% 7,3% 15,9% DISTRIBUZIONE PERCENTUALE PER TIPO DI ASSOCIAZIONE PADRONALE N. Aziende 20 17 177 17 2 7 2 Associazione Nessuna Intersind Confindustria Api Assista! Artigianato Altre Nessuno - - 0,6 11,8 - 42,899.000 5,0 - 2,3 5,9 - 28,6 50,0 100 - 149.000 5,0 - 1,1 5,9 - 14,3150 - 199.000 20,0 11,8 3,4 5,9 - -200 - 249.000 25,0 - 11,3 41,0 - -250 - 299.000 5,0 - 12,4 5,9 - - 50,0 300 - 349.000 5,0 29,4 13,0 11,8 50,0 -350 - 399.000 - 17,6 16,9 - 50,0 -400 - 449.000 10,0 17,6 12,4 5,9 - 14,3450 - 499.000 10,0 11,8 8,0 - - -500 > 15,0 11,8 18,6 5,9 - -100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 31

Premio feriale o 14.a mensilità

Valore-anno: nessuno: 55 aziende 20,8%

Valore-anno: fino a 90.000: 14 aziende

Valore-anno: 100.000-149.000: 14 aziende

Valore-anno: 150.000-199.000: 21 aziende

Valore-anno: 200.000-249.000: 18 aziende

Valore-anno: 250.000-299.000: 20 aziende

Valore-anno: 300.000-349.000: 26 aziende

Valore-anno: 350.000-399.000: 19 aziende

Valore-anno: 450.000-499.000: 13 aziende

Valore-anno: 500.000: 2 aziende

Valore-anno: 1 mensilità: 55 aziende

Vengono dichiarati 57 (21,7%) casi di differenze sul premio feriale dovute ad anzianità aziendale, di cui uno per età ed uno per categoria.

Non vi sono differenze per sesso.

Il premio feriale viene erogato nei mesi di: giugno 20,20%; luglio 63,06%; aprile 6,30%; dicembre 4,92%; altri 4,92%.

Distribuzione percentuali per classi 'di dimensioni sui soli valori assoluti (esclusa la fascia = 1 mensilità) per 209 aziende con 135.959 dipendenti.

E' un istituto la cui presenza tende a ridursi con il ridursi della dimensione aziendale.

I valori medi più elevati si riscontrano ancora nell'elettromeccanica pesante e nei trasporti.

DISTRIBUZIONE PERCENTUALE PER TIPO DI ASSOCIAZIONE PADRONALE

Terzo elemento

Su un totale di 257 aziende che hanno risposto, 35 (13,6%) non hanno il terzo elemento mentre 222 (86,4%) si.

Non esistono differenze in questo istituto fra operai ed impiegati all'interno della stessa categoria.

Valori medi mensili di terzo elemento per categorie e dimensione aziendale (in '000 di lire):

5,3%
5,3%
8,0%
6,8%
7,6%
9,8%
7,2%
4,9%
0,8%
20,8%
N. aziende 74 62 69 32 8 Dimensione 500 > 201-500 51-200 16-50 < 15 Nessuno - - - 12,5 37,5 99.000 - 1,6 5,8 6,3 25,0 100 - 149.000 - 1,6 2,9 3,1 12,5 150 - 199.000 1,4 1,6 10,1 12,5200 - 249.000 5,4 8,1 16,0 34,4 12,5 250 - 299.000 4,1 16,1 16,0 6,3300 - 349.000 14,9 14,5 11,6 15,6350 - 399.000 16,2 19,4 13,0 3,1400 - 449.000 18,8 11,3 8,7 3,1 12,5 450 - 499.000 16,2 3,2 4,3 3,1500 > 23,0 22,6 11,6 -100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
N. aziende 21 16 142 18 2 7 1 Associazione Nessuna Intersind Confindustria Api Assistal Artigianato Altre Nessuno 14,3 12,5 22,5 44,3 50,0 100,0 100,0 99.000 14,3 12,5 5,6 5,6 - -100 - 149.000 4,8 43,8 3,5 5,6 - -150 - 199.000 9,5 - 11,3 11,1 50,0 -200 - 249.000 4,8 6,2 9,8 11,1 - -250 - 299.000 9,4 6,2 10,6 11,1 - -300 - 349.000 19,0 18,8 12,0 5,6 - -350 - 399.000 14,3 - 10,6 5,6 - -400 - 449.000 4,8 - 4,2 - - -450 - 499.000 4,8 - 8,5 - - -500 > - - 1,4 - - -100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
Categoria Dimensione I Il III IV V VS VI VII 500 > 30 32 33 36 39 43 47 54 201 - 500 29 29 30 33 36 39 43 46 51 - 200 28 29 32 33 37 39 39 42 < 50 19 20 22 27 31 31 31 39 32

In linea generale i valori aumentano con uniformità all'aumentare della categoria e decrescono con il decrescere della dimensione aziendale. Hanno quasi andamento parametrale 100 : 180 fra la la e la 7a categoria.

Superminimi individuali

Su 248 risposte ottenute, 199 (80,2%) hanno dichiarato esistere in azienda superminimi individuali.

I valori ricavati sono stati forniti dagli organismi sindacali di fabbrica e non da un'indagine sui singoli lavoratori.

I valori maggiori sono concentrati (dalla 3a categoria in poi) nei settori dei trasporti e dell'elettronica industriale.

Le punte massime nella 6a e 7a categoria sono state di 102.000 lire.

Per quanto riguarda le dimensioni aziendali la presenza del superminimo individuale è del 94,6% nelle grosse aziende e diminuisce al diminuire della dimensione aziendale. Nelle grandi aziende riguarda soprattutto gli impiegati mentre per gli operai c'è un sufficiente controllo.

L'uso più massiccio viene fatto da aziende associate all'Intersind (93,8%) probabilmente anche irì relazione alla loro dimensione.

La ricerca ha dimostrato l'esistenza di superminimi individuali anche fra gli operai specialmente di 6a e 5a categoria-dipendenti in particolar modo da aziende di medio-piccole dimensioni, tuttavia riteniamo di non poterne divulgare i valori per la scarsa rappresentatività del campione che si è riusciti ad esaminare.

Sono stati rilevati i valori minimi, massimi e medi esistenti in aziende per ogni categoria.

Si sono riscontrate punte massime di 600.000 lire per 1.a 6a categoria e di 925.000 lire per la 7a categoria.

Nei settori del trasporto e dell'informatica (elettronica ind.) vi è una presenza del 100% di superminimi individuali.

Per quanto riguarda invece gli impiegati riteniamo corretti i valori che riportiamo in quanto rilevati sul 50% degli inquadrati.

Categoria Settore Siderurgia Trasporti Macchine Utensili Impiantist. Elettrom. Pesante Elettrom. Leggera Elettrodom. Elettronica Civile Elettronica Industriale Meccanica Generale I.a 31 27 28 24 28 28 20 19 31 30 II.a 35 35 31 24 28 29 23 19 31 33 III.a 37 37 31 27 29 29 24 23 34 33 IV.a 39 40 36 30 31 30 25 25 38 36 V.a 41 42 39 33 34 33 27 27 44 40 V.a S 43 46 41 36 37 35 30 32 50 42 VI.a 47 54 46 39 41 38 33 33 55 46 VII.a 50 58 52 42 46 43 36 40 65 53
VALORI MEDI MENSILI DI TERZO ELEMENTO PER CATEGORIA E SETTORE (in '000 di lire)
Per dimensione aziendale: 500> 201-500 51-200 < 50 TOTALI V.A. % V.A. % V.A. .y. V.A. % V.A. % NO 4 5,4 6 9,7 21 29,6 18 46,1 49 19,9 SI 70 94,6 56 90,3 50 70,4 21 53,9 197 80,1 74 100,0 62 100,0 71 100,0 39 100,0 246 100,0
SUPERMINIMI INDIVIDUALI IMPIEGATI Categoria N. Aziende Dipendenti Valori medi II.a 3 19 9.555 III.a 26 289 15.785 IV.a 54 2.486 19.252 V.a 75 8.845 42.568 V.aS 53 2.217 42.755 VI.a 60 6.307 106.085 VII.a 51 2.576 169.774 22.739 33

Cottimo

Su 251 risposte, 74 (29,5%) hanno dichiarato avere in fabbrica sistemi di cottimo, di queste 53 hanno cottimi individuali (21,1%).

Il cottimo è quindi presente in misura rilevante nelle aziende medio-grandi e scompare nelle piccole.

La presenza più elevata è nei settori trasporti ed elettronica pesante.

In 29 aziende rispetto alle 264 del campione esistono altre forme incentivanti diverse rispetto al cottimo, di queste 22 sono associate alla Confindustria.

Aspetti generali sul salario

Il 26,8% delle aziende hanno minimi retributivi migliorativi rispetto a quelli contrattuali nazionali. Tale realtà è riscontrabile nelle aziende medie e grandi operanti in particolare nei settori: trasporti - elettromeccanica pesante - elettronica ed informatica.

Il 25% di queste 66 aziende sono associate all'Intersind.

Sul totale del campione di 264 aziende:

n. 127 hanno indennità sostitutiva mensa

n. 94 hanno indennità lavoro a turni

1) n. 25 aziende, pari al 10% delle risposte ottenute, hanno dichiarato di ricevere quote di salario fuori busta-paga. Quasi tutte queste aziende sono associate alla Confindustria (n. 17).

n. 13 hanno indennità scorrimento

n. 56 hanno indennità lavorazioni nocive

n. 9 hanno indennità linea a catena

n. 38 hanno indennità di altra natura

ESISTENZA DEL COTTIMO NELLE VARIE DIMENSIONI AZIENDALI (in termini percentuali) N. Aziende 72 62 76 33 8 Dimensioni 500 201-500 51-200 16-50 15 NO SI 45,8% 54,2% 59,7% 40,3% 86,8% 13,2% 100,0%100,0%100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
DEL COTTIMO NEI VARI SETTORI (in termini percentuali) N. Aziende 24 14 40 27 10 26 13 13 12 72 Settori Siderurgia Trasporti Utensili . . Impiantist. I Macchine E ettrom. Pesante Elettrom. Leggera Elettrod Elettronica Civile Elettronica Industriale Meccanica Generale NO SI 75,0 25,0 35,7 64,3 67,5 32,5 70,4 29,6 40,0 60,0 69,2 30,8 69,2 30,8 61,5 38,5 83,3 16,7 81,9 18,1 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
ESISTENZA
RAPPRESENTAZIONE DEL COTTIMO PER ASSOCIAZIONE PADRONALE (in termini percentuali) N. Aziende 20 17 182 19 2 7 2 Associazione Nessuna Intersind Confindustria Api Assista! Artigiani Altre NO SI 85,0% 15,0% 35,3% 64,7% 68,7% 31,3% 94,7% 5,3% 100,0%100,0%100,0%100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
34

Anzianità aziendale

11 dato rilevato fotografa la situazione attuale per quanto riguarda l'anzianità maturata nell'azienda nella quale si sta lavorando con riferimento ad ogni singola categoria.

Non è consentita una lettura di tipo dinamico dell'anzianità maturata da ogni lavoratore nelle varie categorie alle quali ha in passato appartenuto in quanto il dato finale è riassuntivo di tutta l'anzianità aziendale.

Sulle 264 aziende intervistate 94 sono quelle che hanno risposto a questa domanda rappresentando quindi un campione abbastanza significativo (35,6% sul totale).

Per gli operai risultano evidenti le differenze esistenti fra la 2a e la 3a categoria (4,73 anni) e la 4a e 5a categoria (3,50 anni).

Per gli impiegati lo stacco più evidente è tra la 4a e la 5a categoria (3,38 anni) e riteniamo ciò sia dovuto alle assunzioni di diplomati e laureati che a termini contrattuali vengono collocati nella 5a categoria o subito o comunque entro un biennio, mentre fra le altre categorie le distanze sono abbastanza omogenee il che sembra voler significare una progressione più omogenea nei passaggi di categoria.

E' interessante inoltre rilevare che pur partendo da una uguale base di anzianità media alla 2a categoria (3,07 gli operai e 3,13 gli impiegati) questi ultimi hanno dei tempi inferiori di permanenza nelle categorie successive per cui alla 5a categoria gli operai hanno un'anzianità aziendale di 13,06 anni mentre con la stessa anzianità gli impiegati sono vicini alla 6a categoria.

Scatti d'anzianità

Il dato rilevato rappresenta il numero medio degli scatti d'anzianità riconosciuti attualmente in bustapaga nelle singole categorie per operai ed impiegati.

Il campione è rappresentato da n. 67 aziende per un totale di numero 24965 dipendenti di cui n. 18360 hanno maturato scatti nella categoria di appartenenza (pari al 73,7%) mentre i rimanenti n. 6605 non hanno scatti riconosciuti attualmente in busta paga (26,3%). Questo ultimo dato, che potrebbe apparire eccessivamente elevato, riteniamo sia giustificato in parte dall'assorbimento degli scatti effettuati nei passaggi di

* II 5° scatto per gli ex operai è riconosciuto solo nelle aziende a partecipazione statale.

categoria e da un 10% di nuovi assunti nei due anni per turn-over.

La concentrazione maggiore per gli operai è nella 3a categoria su 1 e 2 scatti d'anzianità mentre si nota una certa omogeneità nei 3-4-5 scatti sulla categoria 3 e nei 5 gruppi di scatti sulla 4a categoria con una certa prevalenza per il 1° ed il 2°.

Per gli impiegati è irrilevante la percentuale di scatti nella 2a e 3a categoria e molto bassa rimane anche nella 4a specie nei valori più alti per concentrarsi nei gruppi 1-2-3 della 5a categoria e della 6a categoria. Riportiamo separatamente le situazioni riguardanti n. 11842 operai e n. 6518 impiegati:

Il 5° scatto per gli operai è riconosciuto solo nelle aziende a partecipazione statale.

Lavorazione della pietra oliare a Chiesa di Valmalenco per la fabbricazione di pentole. Foto di A. Hammacher.
CATEGORIA 1° 2° 3° 4° 5° 5° 5 6° 7° Ex operai - 3,07 7,80 9,56 13,06 13,86Ex impiegati - 3,13 4,50 6,78 10,16 11,67 13,96 14,69
LA SITUAZIONE RIASSUNTIVA, ESPRESSA IN ANNI E DECIMI DI ANNO, È LA SEGUENTE:
OPERAI Categoria N. scatti 1 2 3 4 5* % di cat. II.a % sul tot. 28,15 0,88 29,22 0,93 8,84 0,28 17,96 0,57 15,83 0,49 % di cat. III.a % sul tot. 40,78 24,30 33,14 19,78 7,29 4,36 11,74 6,99 7,05 4,20 % di cat. IV.a % sul tot. 29,94 6,55 24,90 5,48 15,23 3,34 15,19 3,34 14,74 3,23 % di cat. V.a % sul tot. 10,90 1,66 19,46 2,97 17,90 2,73 32,80 5,00 18,94 2,92
35
IMPIEGATI Categoria N. scatti 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 2' % di Categoria 33,34 16,66 16,66 16,67 16,67 % sul Totale 0,03 0,01 0,01 0,01 0,01 3a % di Categoria 34,72 24,72 17,06 4,12 1,17 5,88 4,70 2,94 1,76 0,58 2,35 % sul Totale 0,90 0,64 0,44 0,11 0,03 0,15 0,12 0,08 0,05 0,01 0,06 % di Categoria 29,45 24,80 19,86 13,85 4,52 2,33 2,46 0,82 0,41 0,68 0,14 0,68 % sul Totale 3,30 2,78 2,23 1,56 0,52 0,26 0,28 0,09 0,05 0,08 0,01 0,08 % di Categoria 35,72 26,94 13,92 9,19 5,84 3,29 2,39 0,90 0,53 0,53 0,43 0,32 % sul Totale 10,31 7,78 4,02 2,65 1,69 0,95 0,69 0,26 0,15 0,15 0,12 0,09 5' S % di Categoria 18,24 25,45 15,34 10,30 7,95 4,48 3,74 4,30 3,09 3,00 2,52 1,55 % sul Totale 3,00 4,17 2,51 1,69 1,30 0,74 0,61 0,71 0,51 0,49 0,41 0,26 % di Categoria 27,54 23,38 16,00 10,51 5,60 4,87 3,13 3,33 0,82 1,90 0,25 0,67 % sul Totale 8,26 7,00 4,78 3,14 1,67 1,46 0,94 1,00 0,24 0,57 0,08 0,80 % di Categoria 20,11 17,02 14,77 12,24 9,28 6,75 6,61 5,06 3,09 1,13 0,28 3,66 % sul Totale 2,19 1,86 1,61 1,33 1,01 0,74 0,72 0,55 0,34 0,12 0,03 0,40 36

Contrattazione aziendale

Negli ultimi 3 anni hanno contrattato su specifici problemi aziendali:

NO: n. 19 aziende 7,5%

SI: n. 236 aziende 92,5% Mancano 9 risposte.

La contrattazione è così caratterizzata nel complesso:

unico (62,9%) dall'ambiente (50,3%) dall'occupazione e orario di lavoro (46,1%) e dal premio feriale (39,5%).

Al primo posto nel 1976 assieme al premio di produzione troviamo l'applicazione dell'inquadramento unico (entrambi nel 53,4% dei casi) seguiti dall'occupazione e orario di lavoro (47,2%), dall'ambiente (46,1%) e da ristrutturazione-investimenti (38,2%).

Nel 1977-1978 infine il premio di produzione resta il tema più ricorrente di contrattazione (83,9%), seguito dalle festività (82,7%), dall'ambiente (77%) dall'occupazione-orario di lavoro, (73,4%) dall'inquadramento unico ( 67, 3%), da ristrutturazione-investimenti (65,7%).

Rispetto alle difficoltà incontrate nella gestione degli accordi dal '75 ad oggi: non hanno incontrato difficoltà 67 aziende - 26,9% hanno incontrato difficoltà 182 aziende - 73,1%

Quindi circa i 3/4 degli accordi hanno trovato difficoltà di applicazione come si desume anche dal numero degli scioperi effettuati per il rispetto degli accordi già ottenuti:

Scioperi per il rispetto degli accordi

NO: n. 166 aziénde 67,5%

SI: n. 80 aziende 32,5%

Probabilmente il numero delle risposte per il '75 ed il '76 è incompleto rispetto a quello per il '78 per cui è sconsigliabile un rapporto sulla dinamica della contrattazione nei 3 anni, anche se, senza dubbio, nell'ultimo periodo vi è stata una intensificazione del fenomeno rispetto al 1975-1976.

E' invece interessante osservare, nei vari periodi, quali sono i tempi di contrattazione maggiormente ricorrenti.

Ricordando che nel '74 si sono registrate le punte di massima contrattazione per quanto riguarda inquadramento unico e premio di produzione, nel '75 abbiamo ancora al primo posto il premio di produzione (67,1% delle aziende) seguito dall'inquadramento

Il 32,5% è un valore comunque rilevante in riferimento all'argomento. I tipi di accordi per i quali viene denunciata, in 194 aziende sulle 264 del campione, la mancata applicazione, sono nel loro complesso: nuove assunzioni orario di lavoro diritti sindacali inquadramento unico controllo degli inv. altri

Il mancato rispetto degli accordi riguarda di gran lunga gli aspetti del controllo degli investimenti e del controllo degli organici e si verifica prevalentemente nelle grosse fabbriche che hanno ovviamente accordi di più significativa portata:

SU su su (167 az.) (178 az.)(248 az.) 1975 1976 1977/78 Ristrutturaz.-investimenti 35,9 38,2 65,7 Occupazione-orario di lav. 46,1 47,2 73,4 Cottimi-ritmi-organici di rep. 20,4 21,3 31,9 Ambiente 50,3 46,1 77,0 Inc. Unico-Qualifiche 62,9 53,4 83,9 Premio di produzione 67,1 53,4 83,9 Premio feriale-14a mensilità 39,5 25,3 51,2 Aumenti salariali 36,5 24,7 48,4 Mensa 36,5 25,3 50,4 C.d.F.-Monte ore 34,7 19,1 47,6 Trasferte 13,8 11,8 37,5 Anticipo indenn. malat./inf. 31,7 11,8 37,5 3° elemento 36,5 24,2 51,2 Festività 6,6 28,1 82,7 150 ore 29,3 20,8 33,9 O.d.L. 19,8 21,3 51,2 Turni e indennità 7,2 6,2 15,7
n. 103 casi 53,1% n. 25 casi 12,9% n. 26 casi 13,4% n. 43 casi 22,2% n. 118 casi 60,8% n. 65 casi 33,5% Difficoltà di gestione degli accordi 500 > 201 - 500 51 - 200 < 50 TOTALI NO 9 12,5% 11 18,0% 26 35,1% 21 51,0% 67 27,0% SI 63 87,5% 50 82,0% 48 64,9% 20 49,0% 181 73,0% TOTALE 72 100,0% 61 100,0% 74 100,0% 41 100,0% 248 100,0% 37

L'atteggiamento tenuto a questo riguardo dalle aziende a prevalenza di capitale pubblico non si differenzia da quello delle aziende private sia nel non rispettare gli accordi che nel provocare di conseguenza scioperi che ne pretendono l'applicazione.

Rispetto alle dimensioni aziendali questa è la presenza della contrattazione integrativa dal 1976 ad oggi: (in termini percentuali).

N. LAVORATORI INTERESSATI A SCIOPERI PER OTTENIMENTO DI ACCORDI PER DIMENSIONI Campione di 247 aziende per 143.447 dipendenti

E' evidente che si contratta di più nelle aziende di grosse dimensioni rispetto alle piccole che pure, con il 71,1% di contrattazione, sono su buoni livelli.

Quel 4,1% di mancata contrattatazione nelle grosse aziende (rappresentato da 3 casi) può essere meglio identificato nell'analisi per comparto produttivo:

500 201-500 51-200 50 NO 4,1 4,1 28,9 SI 95,9 100 95,9 71,1 100% 100% 100% 100%
Comparto produttivo NO SI Meccanica Generale 14,9 85,1 Siderurgia 4,0 96,0 Mezzi trasporto 7,1 92,9 Macchine utensili 5,0 95,0 Impiantistica 3,6 96,4 Elettromec. pesante 100 Elettromec. leggera 3,8 96,2 Elettrodomestici 7,1 92,9 Elettr. civile 100 Informatica 8,3 91,7 I più bassi livelli sono nell'informatica. nella meccanica generale e
Fascie di sciopero 200/500 50/200 TOTALE Nessuna 15.928 5.905 3.222 872 25.927 14,2 27,7 36,4 71,3 18,1 < 10 1.836 3.386 1.411 16 6.649 1,6 15,9 16,0 1,3 4,6 11-50 h 19.711 7.130 3.161 167 30.169 17,6 33,4 35,8 13,6 21,0 51-100 h 32.774 2.787 774 137 36.472 29,2 13,0 8,7 11,2 25,4 100 > 41.820 2.107 272 31 44.230 37,3 9,9 3,0 2,6 30,8 TOTALE 112.069 21.315 8.840 1.223 143.447 100 100 100 100 100
LAVORATORI INTERESSATI A SCIOPERI PER OTTENIMENTO DI ACCORDI PER SETTORI Campione di 247 aziende per 143.447 dipendenti Fasce di ore di sciopero Meccanica generale Siderurgia Mezzi di trasporto Macchine utensili lmpiant. Carpent. Elettrom. pesante Elettrom. leggera Elettrod. Elettron. . . ' civile Elettron Informat. ' TOTALI Nessuna 4.799 3.754 5.139 3.885 1.281 2.103 2.745 556 854 811 25.927 35,2 19,2 13,7 31,5 11,7 13,9 28,5 7,7 8,9 10,3 18,1 < 10 h 889 526 721 815 1.153 409 1.110 636 390 0 6.649 6,6 2,7 1,9 6,6 10,5 2,7 11,5 8,8 4,1 0 21,1 11-50 h 4.152 4.542 1.534 4.265 1.642 7.415 1.363 2.102 2.617 537 30.169 30,4 23,2 4,1 34,6 15,0 48,9 14,1 29,1 27,4 6,9 4,6 51-100 h 3.335 6.520 1.643 379 6.408 121 3.145 3.322 5.695 5.304 36.472 24,4 33,3 4,4 3,1 58,3 0,8 32,7 54,4 59,6 67,7 25,4 100 h > 470 4.219 28.512 2.976 490 5.117 1.260 0 0 1.186 44.230 3,4 21,6 75,9 24,2 4,5 33,7 13,1 0 0 15,1 30,8 TOTALI 13.645 19.561 37.549 12.320 10.974 15.165 9.623 7.216 9.556 7.838 143.447 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 38
N.

Delle 155 aziende metalmeccaniche che hanno contrattato su ristrutturazione ed investimenti, 41 (26,5%) hanno raggiunto accordi per investimenti localizzati anche nel Sud. Questo tipo di accordi è stato possibile soprattutto nelle aziende associate all'Intersind per quanto riguarda i valori percentuali a dimostrazione di una tendenza politica, mentre come valori assoluti prevalgono quelle associate alla Confindustria.

La suddivisione di 143.447 lavoratori per classi d'ampiezza aziendale e fasce di ore di sciopero dimostra che le lotte più impegnative si realizzano nelle grosse

fabbriche con il 29,2% di lavoratori che ha scioperato fra le 51 e le 100 ore ed il 37,3% che ha scioperato oltre le 100 ore.

Nelle piccole aziende è molto alto il numero di coloro che non scioperano (71,3%) anche in relazione al fenomeno della contrattazione integrativa che pure esiste, come si è visto, in misura notevole (71,1%).

Rispetto alla collocazione per comparti emergono le grandi lotte effettuate nei trasporti (Alfa Romeo - N. Innocenti) ma anche nell'elettronica-informatica ha I'82,8% degli addetti con oltre 50 ore di sciopero.

NI PER VOCI E PER COMPARTO NELLE
E
VALORI MASSIMI Ristrutturazione / investimenti Trasporto (86,7%) Elettrom. pesante (80,0%) Occupazione / orario lavoro Elettromeccanica pesan. (90,9%) Trasporto (86,7%) Cottimi - ritmi Elettromeccanica leggera (41,0%) Trasporto (46,7%) Ambiente di lavoro Elettromeccanica pesan. (90,0°o) Siderurgia (87,5%) Inquadramento unico Macchine utensili (82,5° o) Siderurgia (79,2%) Premio produzione Elettromeccanica pesan. (100,0°o Siderurgia (91,7%) Premio feriale -14' Macchine utensili (70,0° o) Impiantistica (57,1%) Aumenti salariali Elettrodomestici (75,0° o) Elettronica (66,7%) Mensa Impiantistica (71,4° o) Macchine utensili (60,0%) Monte ore -C.d.F. Elettrodomestjci (66,7° o) Elettronica civile (66,7%) Trasferte Impiantistica (60,7° o) Elettronica informatica (53,9%) Anticipo indennità malattia Impiantistica (53,4° o) Elettronica pesante (50,0° o) Terzo elemento Elettronica civile (66,7° o) Macchine utensili (62,5%) 150 ore; Studio/lavoro Elettrodomestici (41,7° o) Elettromeccanica (40,0%) Festività Elettromeccanica Pesante / Elettrodomestici / Elettronica civile (100%) 16 Organizzazione del lavoro Elettronica informatica (69,2°o) Elettronica civile (66,7%) 17) Turni /indennità Macchine utensili (30,0°o) Siderurgia (29,2%) VALORI MINIMI Ristrutturazione / investimenti Meccanica generale (52,2° o) Impiantistica (60,7%) Occupazione / orario lavoro Meccanica generale (63,8° o) Impiantistica (64,2°o) Cottimi - ritmi Elettronica informatica (15,4° o Mecc. generale (21,7° o) Ambiente di lavoro Elettronica informatica (53,8%) Elettronica civile (58,3°o) Inquadramento unico Elettromeccanica leggera (48,0° o) Elettronica informatica (53,8° o) Premio produzione Elettronica informatica (69,2° o) Meccanica generale (73,5%) Premio feriale -14' Elettrodomestici (33,3° o) Siderurgia (41,7%) Aumenti salariaii Elettronica informatica (30,8° o) Elettromeccanica pesante (40,0° o) Mensa Elettrodomestici (25,0%) Elettromeccanica leggera (32,0° o) Monte ore - C. d. F. Meccanica generale (39,1° 0) Impiantistica (39,5° o) Trasferte Meccanica generale (11,6° o) Trasporto (13,3° o) anticipo indennità malattia Elettronica informatica (23,1° o) Siderurgia (25,0° o) Terzo elemento Elettromeccanica pesante (40,4°o) Meccanica generale (42,0° o) 150 ore; Studio/lavoro Meccanica generale (29,0° o) Siderurgia (29,9°o) Festività Impiantistica (64,3° o) Siderurgia (70,8%) Organizzazione del lavoro Meccanica generale (37,7° o) Trasporti (46,7%) Turni/indennità Elettrodomestici/ Informatica O
PUNTE MASSIME
MINIME (dal 1-1-77 ad oggi)
39

Sindacalizzazione

La punta di massima sindacalizzazione viene toccata dalla siderurgia, ma di rilievo è anche il dato del settore trasporti che ha tutti gli addetti sopra la percentuale del 50% (circa 24.000 lavoratori).

Non vi sono osservazioni di rilievo su questo tipo di distribuzione salvo forse per le aziende sotto i 50 dipendenti che hanno le punte massime nelle fascie

76-100% e 26-50% il che testimonia una notevole disomogeneità del fenomeno fra fabbrica e fabbrica. Le aziende con maggiori percentuali di sindacalizzazione hanno evidentemente ottenuto il più alto numero di accordi integrativi aziendali.

Sindacalizzazione operai-impiegati e maschi-femmine per dimensioni aziendali (campione di 197 aziende per 51.116 iscritti):

Confrontando questa situazione con quella rappresentata nella tabella "composizione occupazionale nel 1978" sono possibili due considerazioni:

1) la percentuale di sindacalizzazione delle donne (19,9%) è uguale a quella della loro presenza nella popolazione metalmeccanica (19,7%);

2) la percentuale di sindacalizzazione degli impiegati (m. e f.) è il 20% sul totale della popolazione sindacalizzata mentre gli impiegati hanno un peso nel quadro occupazionale del 37,3% il che testimonia di una loro quasi dimezzata percentuale di sindacalizzazione rispetto agli operai (m. e f.).

DISTRIBUZIONE PERCENTUALE PER SETTORE PRODUTTIVO Fasce percentuale Meccanica Generale Siderurgia Macchine Trasporto Macchine Utensili Impiantir. Elettronica P. Elettronica L. Elettrod . Elettr. civile Elettr. Inf. 1- 25% 0 4,2 0 2,6 3,8 11,1 0 0 0 15,4 26 - 50% 14,1 8,3 O 13,2 26,9 O 24,0 10,0 20,0 38,4 51 - 75% 46,5 33,3 76,3 57,9 57,7 77,8 44,0 70,0 60,0 30,8 76 - 100% 39,4 54,2 23,1 26,3 11,5 11,1 32,0 20,0 20,0 15,4 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100
Per dimensione occupazionale: 500 200-500 51-200 50 1-25% 1,6 3,4 2,7 2,8 26-50% 15,9 13,8 16,2 18,2 51-75% 54,0 58,6 51,4 38,6 76-100% 28,6 24,1 29,7 40,4 100 100 100 100
500 > 201-500 51-200 < 50 TOTALI Operai M 23.606 67,6% 6.319 59,9% 3.144 63,4% 522 66,5% 33.591 65,7% F 4.480 12,8% 1.799 17,1% 863 17,4% 179 22,0% 7.315 14,3% Impiegati M 4.953 14,2% 1.738 16,4% 641 12,9% 52 7,4% 7.390 14,4% F 1.784 5,4% 693 6,6% 311 6,3% 32 4,1% 2.820 5,6% TOTALI 34.923 100,0% 10.549 100,0% 4.959 100,0% 785 100,0% 51.116 100,0%
Lavoro di confezione di scope. Foto di A. Hammacher.
40

LIVELLI DI SINDACALIZZAZIONE PER SETTORE PRODUTTIVO (campione di 239 aziende)

Le punte di massima sindacalizzazione si trovano in siderurgia e nell'elettronica civile, le più basse nell'elettronica-informatica e nell'impiantistica.

Tipo di organismo sindacale esistente in fabbrica per classe di dimensione occupazionale:

Circa la metà delle piccole aziende hanno organismi sindacali diversi dal C.d.F. e più alta è la percentuale nelle medio-piccole.

Abbastanza alto è anche il numero dei C.d.F. non riconosciuti anche perché di essi ben 13 (su 17) si trovano nelle aziende di grandi dimensioni. N° 26 C.I. o R.S.A. su 33 (= 78,7%) hanno raggiunto accordi integrativi aziendali dal 1976 ad oggi mentre per quanto riguarda i C.d.F. il rapporto è di 210 su 222 (94,6%) il che testimonia di una maggiore presenza sindacale e potere contrattuale in fabbrica.

ANNI (campione di 217 aziende divise per classe dimensionale)

E' interessante rilevare che il 18,9% dei C.d.F. è nato prima del 1969.

Su di un campione di 191 C.d.F. che hanno risposto alla domanda, si rileva che in media questo organismo è stato sottoposto quattro volte a verifiche complessive dalla nascita, il che dimostra un elevatissimo livello di controllo da parte della base che viene di fatto esplicitato.

Su 242 aziende (di cui però non conosciamo il livello occupazionale complessivo) è risultata la seguente distribuzione dei delegati o R.S.A. o membri

Totale oc. Totale sind. °A) Meccanica Generale 12.951 8.550 66,0 Siderurgia 18.844 14.487 76,9 Mezzi di trasporto 36.059 23.831 66,1 Macchine utensili 12.313 7.869 63,9 I mpiantistica 8.539 4.628 54,2 Elettromec. pesante 14.756 9.462 64,1 Elettromec. leggera 9.444 6.109 64,7 Elettronica civile 15.241 10.967 72,0 Elettronica-impiantistica 8.275 3.505 42,4 142.707 93.656 65.6
TIPO DI ORGANISMO SINDACALE ESISTENTE IN FABBRICA PER CLASSE DI DIMENSIONE OCCUPAZIONALE 500 > 201 - 500 51 - 200 < 50 TOTALI R. S. A. - C.I. 0 0 1 1,5% 12 15,4% 22 48,9% 35 13,4% C. d. F. riconosciuto 67 90,5% 58 89,3% 64 82,1% 21 46,6% 210 80,2% C. d. F. non riconosciuto 7 9,5% 6 9,2% 2 2,6% 2 4,5% 17 6,4% 74 100% 65 100% 78 100% 45 100% 262 100% I C.d.F. SONO STATI ELETTI PER LA PRIMA VOLTA NEI SEGUENTI
Prima del 1969 1970 1971 1972 1973 1974 1975 1976 TOTALI 500 > 11 16,0% 31 45,0% 18 26,0% 8 11,5% - - - - 1 1,5% - - 69 100% 201 - 500 11 17,8% 20 32,2% 13 21,0% 15 24,2% 3 4,8% - - - - - - 62 100% 51 - 200 14 23,3% 15 25,0% 6 10,0% 7 11,7% 5 8,3% 6 10,0% 3 5,0% 4 6,7% 60 100% < 50 5 19,2% 2 7,8% 1 3,8% 4 15,4% 4 15,4% 4 15,4% 1 3,8% 5 19,2% 26 100% Totali 41 18,9% 68 31,3% 38 17,5% 34 15,7% 12 5,5% 10 4,6% 5 2,3% 9 4;2% 217 100%
di C.I.: 2509 66,7% 265 7,0% 791 21,0% 194 5,3% 3759 100,0% Operai Operaie Impiegati Impiegate L'ESISTENZA DELL'ESECUTIVO È COSÌ RAPPRESENTATA PER CLASSE DI DIMENSIONI AZIENDALI 500 > 201 - 500 51 - 200 < 50 TOTALI Non esiste 6 8,1% 18 28,1% 56 73,7% 38 92,7% 118 46,3% Si - con rotazione 62 83,8% 42 65,6% 17 22,4% - - 121 47,4% Si - senza rotazione 6 8,1% 4 6,3% 3 3,9% 3 7,3% 16 6,3% 74 100% 64 100% 76 100% 41 100% 255 100% 41

Rilevante la non esistenza dell'esecutivo in 24 aziende di grandi medio-grandi dimensioni.

Da ritenersi soddisfacente il verificarsi della rotazione fra i membri di questo organismo (circa il 90% la effettua).

Esistono 15 aziende con membri del C.d.F. staccati dalla produzione a tempo pieno: 13 casi sono nelle grosse aziende; 1 nelle medio-grandi ed 1 nelle medie.

II 36% delle aziende del campione partecipa ad un comitato di coordinamento di gruppo così classificati per settore:

Il fenomeno si verifica con maggiore frequenza nell'ordine: nei trasporti, nei due comparti dell'elettronica e nella siderurgia. Pare relativamente basso il dato per il settore delle macchine utensili.

Sono state costituite all'interno dei C.d.F. commissioni di lavoro secondo la seguente rappresentazione per classi dimensionali:

Le grosse fabbriche hanno praticamente tutte commissioni di lavoro ed anche le medio-grandi ne hanno una buona percentuale.

Gli aspetti più ricorrenti sono (nelle 139 fabbriche):

La media è di 3-4 commissioni fabbrica (di grosse dimensioni).

Meccanica Generale Macchine Trasporto Siderurgia Macchine Utensili P. Impiantir. Elettron. Elettron. L. Elettrodom. Elettron. C. Elettron. Inf. TOTALI NO 61 10 4 30 18 7 17 7 4 4 162 83,6% 40,0% 26,7% 75,0% 64,3% 70,0% 65,4% 58,3% 33,3% 33,3% 64,0% SI 12 15 11 10 10 3 9 5 8 8 91 16,4% 60,0% 73,3% 25,0% 35,7% 30,0% 34,6% 41,7% 66,7% 66,7% 36,0% 73 25 15 40 28 10 26 12 12 12 253 100% , 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 1000o 100%
500 > 201:500 51-200 < 50 TOTALI NO 2 2,7% 15 23,3% 56 76,7% 38 95,0% 111 44,4% SI 71 97,3% 49 76,6% 17 23,3% 2 5,0% 139 55,6% 73 100% 64 100% 73 100% 40 100% 250 100%
ambiente di lavoro 122 tempi-ritmi-o.d.1 47 stampa 54 mensa 86 qualifiche 68 problemi sociali 60 altre 55
Presenza del patronato in azienda: NO SI di lavoro 181 71 in ogni 71,8% 26,9% 252 100,0% Presenza del servizio SMAL: NO 141 55,1% SI 115 43,6% 256 100,0% 42

Gli amministrativi si trovano quasi in ogni azienda (escluso il 4,1%) e sono anche i più numerosi (hanno le maggiori percentuali di presenza nelle fasce dal 26% in su) seguiti dai tecnici, dai commerciali, dai progettisti.

Molto bassa è la possibilità di rotazione fra le suddette aree: la percentuale è del 14,7%. Anche la possibilità di rotazione fra mansioni all'interno della stessa area è scarsissima (21,8%) e questo come dato è ancora più preoccupante del precedente. Quando si verifica comunque il tempo medio di permanenza in ogni mansione è di anni 3,3%.

Le maggiori possibilità di rotazione fra aree si riscontrano nei due comparti della elettronica e nei mezzi di trasporto mentre addirittura inesistente è nella siderurgia.

L'informatica ha anche la percentuale più elevata per quanto rhuarda la rotazione tra mansioni nell'ambito della stessa area.

Esiste un basso livello di contrazzione della mobilità impiegatizia così rappresentato per classi dimensionali:

Tale tipo di contrattazione assume complessivamente un valore di presenza del 18,7% con problema degli aspetti professionali ed è più frequente nelle aziende di grosse dimensioni.

Per quanto riguarda la contrattazione della mobilità per aspetti professionali al primo posto si trova naturalmente l'informatica (nella quale è rilevante la presenza impiegatizia) seguita dall'elettronica civile. Nel campo delle impiegate, su 231 aziende, 18 (7,8%) hanno contrattato specifici momenti di accrescimento professionale (formazione e riqualificazione).

Questo dato è prevalente nelle aziende di grosse dimensioni ed ancora nel comparto dell'informatica mentre è inesistente nei trasporti, nell'elettromeccanica pesante e negli elettrodomestici.

In generale (per impiegati/e) questa è la presenza di corsi e attività di formazione o aggiornamento professionale promossi dall'azienda.

DISTRIBUZIONE PERCENTUALE NELLE AREE LAVORATIVE IMPIEGATIZIE fasce amministr. tecnici commer. proget. 0/0 nessuna 4,1 13,4 20,9 27,3 1-25 37,2 41,9 43,6 47,1 26-50 42,4 35,5 32,0 18,6 51-75 12,2 7,0 2,9 5,8 75-100 4,1 2,3 0,6 1,2 100,0 100,0 100,0 100,0
mpiegati
iti le e. In ti se 500 > 201 - 500 51 - 200 < 50 TOTALI Nessuna 44 63,8% 46 78,0% 64 92,8% 37 97,4% 191 81,3% Si, per aspetti categoriali 13 - 3 5,1% 1 1,4% 0 - 17 7,2% Si, per aspetti professionali 12 - 10 16,9% 4 5,8% 1 2,6% 27 11,5% 69 100% 59 100% 69 100% 38 100% 235 100%
CON LA SEGUENTE DISTRIBUZIONE PER SETTORI PRODUTTIVI
n. aziende NO 166 70,0 SI 71 30,0 237 100,0 Meccanica Generale Siderurgia Trasporti Macchine Utensili Impiantir. Elettr. Pesante Elettr. Leggera Elettrod. Elettron. Civile Elettron. Informat. TOTALI 57 15 11 28 17 6 16 7 6 3 166 NO 85,1% 65,2% 73,3% 75,7% 60,7% 60,0% 69,6% 63,6% 50,0% 27,3% 70,0% 10 8 4 9 11 4 7 4 6 8 71 SI 14,9% 34,8% 26,7% 24,3% 39,3% 40,0% 30,4% 36,4% 50,0% 72,7% 30,0% 67 23 15 37 28 10 23 11 12 11 237 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 43

E' evidente la concentrazione del fenomeno nell'informatica seguita dalla elettronica civile.

Complessivamente comunque riteniamo non molto elevata una presenza del 30% e di rilievo è anche il fatto che solo nel 10% dei casi positivi esistono diritti di informazione all'organismo sindacale di fabbrica.

Fra le aziende associate all'Intersind la percentuale 73,3% è molto buona.

La motivazione principale di tali iniziative aziendali è quella della obsoloscenza tecnica dei dipendenti. Un aspetto di particolare importanza è quello dell'assunzione dall'esterno dei livelli impiegatizi superiori rispetto alla mobilità interna prevalenza di assunzione all'esterno:

Il dato è riscontrabile prevalentemente nelle aziende medio-grandi dei due comparti elettromeccanici.

Questa politica è caratteristica delle aziende associate alla Confindustria mentre non esiste in quelle associate all'I ntersind.

Frequenza degli aumenti di merito ai singoli impiegati (superminimi non contrattati).

Rappresentiamo questa situazione come tendenza in quanto il dato della non effettuazione di aumenti (per gli impiegati pari a 31,1%) pare non coincidere con quello generale visto nell'analisi generale del salario dove il valore percentuale è del 20%, ma questo può dipendere sia dalla diversità del campione: 196 aziende contro le 248, sia dal fatto che nelle piccole e piccolissime aziende gli impiegati non ricevono aumenti di merito come avviene per gli operai.

Questo convincimento si ottiene raffrontando il seguente prospetto per classi e dimensioni:

con quello rappresentato nella parte generale del salario per quanto riguarda l'esistenza di superminimi individuali.

n. aziende NO 163 74,4 SI 56 25,6 219 100,0
n aziende non vengono effettuati vengono effettuati annualmente vengono effettuati ogni 2 anni vengono effettuati oltre i 2 anni 61 31,1 71 36,2 29 14,8 35 17,9 196 100,0
Produzione di formaggio in montagna, su scala familiare. Foto di A. Hammacher.
500 > 201 - 500 51 - 200 < 50 TOTALI NO 5 8,1% 12 23,5% 19 35,8% 25 83,3% 61 31,1 SI 57 91,8% 39 76,5 34 64,2% 5 16,7% 135 68,9 Totale 62 100% 51 100% 53 100% 30 100% 196 100% 44

Aspetti specifici della occupazione femminile

Per quanto riguarda l'affidamento dei figli per venire al lavoro, la grande maggioranza delle donne lavoratrici si avvale di persone private rispetto agli asili nido (pubblici e privati).

Soltanto in 3 casi su 173 risposte a questa domanda si è riscontrata l'esistenza di asili nido aziendali: 1 azienda medio-grande nella zona Bovisa Garibaldi, 1

azienda grande a Sesto S. G., 1 azienda medio-piccola nella zona Solari.

Alla domanda: "Ci sono casi di applicazione della legge di parità uomo-donna (n. 903 del dicembre 1977) in fabbrica? " si sono avute 239 risposte così ripartite per argomento (in percentuale).

Il livello maggiore di parità viene realizzato nell'aspetto mansioni-salario, anche se una parità reale sembra ben lungi dall'essere realizzata in ognuno dei tre aspetti.

Oltre la metà delle aziende associate all'Intersind (sono 17 nel campione) hanno fatto ricorso a questa legge. Complessivamente il valore di questo dato è basso: 56 aziende su 259, pari al 21,6% hanno assunto giovani attraverso la legge 285.

-
gna, in ier on io aò de e !n;elel mi Parità nell'assunzione Parità in mansioni/salario Permessi per i padri NO SI NO SI NO SI 500 > 83,1 16,9 64,8 35,2 87,7 12,3 201 - 500 90,0 10,0 63,3 36,7 91,7 8,3 51 - 200 88,6 11,4 76,8 23,2 95,7 4,3 <50 91,9 8,1 89,2 10,8 97,3 2,7
RICORSO ALLA LEGGE 285 SULL'OCCUPAZIONE GIOVANILE 500 > 201 - 500 51 - 200 < 50 TOTALI Nessuna associazione - - 1 7,1% 3 20,0% - - 4 7,1% Intersind 9 34,6% 1 7,1% - - - - 10 17,9% Confindustria 17 63,4% 12 85,8% 9 60,0% - - 38 67,8% A. P. I. - - - - 3 20,0% - - 3 5,4% Artigiani - - - - - - 1 100°o 1 1,8% Altre - - - - - - - -Totali 26 100 14 100 15 100% 1 100°o 56 100°o 45

Tutte le considerazioni su questo argomento devono tener conto del fatto che non tutti gli organismi sindacali che hanno risposto alla serie di domande sul decentramento della produzione hanno un'idea esatta di cosa significhi tale fenomeno che riteniamo venga spesso associato (erroneamente) all'idea di "fornitura di componenti" o "lavorazioni su parti".

Questa nostra impressione deriva anche dal tipo di risposta date alla possibilità di effettuare all'interno le lavorazioni ritenute decentrate: i SI sono stati 135 (54,4%) ed i NO sono stati 113 (45,6%) troppi comunque questi ultimi per attività che si ritiene debbano poter essere realizzate all'interno per rientrare nella concezione di decentramento produttivo.

Inoltre il 42,4% ha precisato che sarebbero necessari investimenti di rilievo per poter portare in fabbrica lavorazioni attualmente effettuate all'esterno.

Noi intendiamo definire come decentramento produttivo "qualsiasi attività lavorativa che potrebbe naturalmente, cioè per struttura ed organizzazione interna, presenza di macchinari ed impianti, essere svolta in azienda".

Precisiamo quindi che il fenomeno è rappresentato dall'uscita dalla fabbrica di lavorazioni che originariamente vi venivano effettuate. La spiegazione a tale processo è sempre principalmente rappresentata dal potere sindacale espresso nella fabbrica.

La tendenza ed il significato sono esattamente contrari a quelli del processo di concentrazione di attività o aziende.

Passando ai dati si rileva che ben 209 aziende su 262, pari al 79,8%, effettuano decentramento produttivo.

In particolare, hanno decentramento produttivo

V82,4% delle grandi aziende, il 76,9% delle aziende tra 200 e 500 dipendenti, 1'87,2% delle aziende da 51 a 200 dipendenti e il 66,7% delle piccole aziende.

Il decentramento esiste quindi in tutte le dimensioni aziendali, con una maggiore accentuazione nelle aziende da 51 a 200 dipendenti e nelle grandi aziende.

Delle 209 aziende del campione che decentrano parte della propria attività produttiva:

18 decentrano lavoro a 37 aziende con più di 500 dipendenti

28 decentrano lavoro a 56 aziende tra i 201 e i 500 dipendenti

50 decentrano lavoro a 223 aziende tra i 51 e i 200 dipendenti

77 decentrano lavoro a 321 aziende tra i 15 e i 50 dipendenti

103 decentrano lavoro a 829 aziende con meno di 15 dipendenti

Infine 14 aziende del campione affidano lavorazioni a 133 lavoratori a domicilio. Pertanto le 209 aziende

decentrano certamente attività produttiva a 1.466 aziende e a 133 lavoratori a domicilio.

Che questi dati poi siano in realtà sottodimensionati risulta abbastanza chiaramente dal prospetto che segue e che indica come il 61,1% dei C.d.F. delle aziende che hanno decentramento non hanno la possibilità di contrattarlo con le direzioni e nemmeno vengono da queste informate.

Modalità del Decentramento N. Aziende % sul Totale Decentramento contrattato con la direzione aziendale 24 11,8 Decentram. con informazione al CdF da parte della direz.

46 Decentramento
II ti rri p cl P ti A D
produttivo
DECENTRAMENTO PRODUTTIVO PER SETTORE (in valori assoluti e percentuale) Decentramento produttivo SETTORI TOTALE Meccanica Generale Siderurg. Mezzi di Trasporto Macchine Utensili Impiant. Carpent. Elettrom. Pesante Elettrom. Leggera Elettro domestici Elettron. Civile Telefonia Elettron. Industr. Informat. NO V.A. % 18 23,7 10 40,0 1 6,7 6 14,3 1 3,6 1 10,0 6 22,2 3 23,1 4 30,8 3 23,1 53 20,2 V.A. SI 0/0 58 76,3 15 60,0 14 93,3 36 85,7 27 96,4 9 90,0 21 77,8 10 76,9 9 69,2 10 76,9 209 79,8
55
Decentram.
nè con informazione 124 61,1 TOTALE 203 100,0
27,1
nè contrattato

Il fenomeno è presente soprattutto nei settori: impiantistica e carpenteria metallica (96,4% delle aziende), mezzi di trasporto e indotto (93,3%), elettromeccanica pesante (90%), macchine utensili (85,7%). Dal prospetto emerge chiaramente una tendenza all'estensione del decentramento produttivo negli ultimi due anni e mezzo (50 diminuzioni contro 73 aumenti). Per quanto riguarda l'andamento (in termini percentuali) tra singoli settori, si hanno i seguenti valori:

I settori nei quali si registra l'aumento maggiore del decentramento sono 'quelli dei trasporti, dell'impiantistica, della meccanica generale, mentre diminuisce nell'elettromeccanica leggera e nell'elettronica industriale-informitica.

Dal 1975 ad oggi si sono avuti, nelle aziende oggetto dell'indagine, i seguenti casi di decentramento di fasi intere di lavorazione:

n. 10 casi di decentramento lavorazioni con distacco di reparti di lavoratori;

n. 17 casi di decentramento lavorazioni con uscita macchinari;

n. 8 casi di decentramento lavorazioni con uscita

macchinari e distacco di reparti di lavoratori;

n. 35 casi di decentramento in totale (14,3% delle risposte).

Sempre dal 1975 si sono avuti i seguenti casi di rientro di lavorazioni:

n. 9 casi in cui vi era stato distacco di reparti di lavoratori;

n. 6 casi in cui vi era stata uscita di macchinari;

n. 2 casi in cui vi era stata uscita di macchinari e distacco di reparti di lavoratori;

n. 17 casi in totale (7,1% delle risposte)

Un laboratorio di sellaio, a Salerano sul Lambro. Foto di P. Navoni.
ANDAMENTO DEL DECENTRAMENTO PRODUTTIVO DAL 1975 AD OGGI Andamento del Decentramento N. Aziende % Stazionario 84 40,8 'Diminuito 50 24,3 Aumentato 73 34,9 Meccanica Generale Siderurgia Mezzi di Trasporto Macchine Utensili Impiant. Carpent. Elettrom. Pesante Elettrom. Leggera Elettrodom. Elettronica Civile Telefonia Elettronica
Diminuito Stabile . Aumentato 21,1 43,8 35,1 28,6 28,6 42,8 7,1 64,3 28,6 30,6 30,6 38,8 11,1 51,9 37,0 22,3 33,3 44,4 33,3 47,7 19,0 20,0 30,0 50,0 44,4 11,2 44,4 40,0 40,0 20,0 TOTALE 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100
Informai.
47
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