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Battaglia contrattuale1

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Bollet. per i delegati - Sind. metalmeccanici FIM FIOM UILM - Milano

Ogni delegato un animatore del dibattito e Ogni delegato un dirigente del movimento

PREMESSA

Con la riunione dei Comitati Direttivi ProvInciali e in particolare con la Conferenza Nazionale dei Delegati tenutasi a Brescia, a conclusione della quale sono state apportate talune integrazioni alla Ipotesi dí Piattaforma contrattuale, il di battito e la preparazione della prossima battaglia contrattuale ha preso decisamente l'avvio e dopo la tornata di riunioni dei Direttivi di zona dovrà investire da prima i Consigli di Fabbri ca e poi , sulla scorta di una adeguata preparazione e appropria zione della materia da parte dei delegati, l'insieme dei lavoratori attraverso la discussione al livello di reparto ed ufficio nei gruppi omogenei , condotta dallo stesso delegato, nelle grandi e medie aziende ; o direttamente nell'assemblea di tutti i lavoratori per le aziende piccole e medie . OOOOO

Nel momento in cui il dibattito si trasferisce nei C.d.F. e tra i lavoratori avente come soggetto della consultazione il delegato, occorre precisare e sottolineare che la stessa non deve avere carattere di Referendum o di pronunziamento plebiscitario . Al contrario la consultazione deve rappresentare un momento decisivo di costruzione dell'orientamento della categoria .

A questo fine crediamo utile fornire a tutto il quadro attivo' alcune note di argomentazione e documentazione; in sostanza una sintesi per capitoli dei temi da sviluppare .

BATTAGLIA 1972 CONTRATTUALE
0000000 OOOOOOOOO

ORIENTAMENTI SUGLI ASPETTI POLITICI

a) LA SITUAZIONE POLITICA NELLA QUALE SI COLLOCA IL CONTRATTO

L'aspetto di fondo ch e occorre rilevaee è il carattere politico dello scontro. Le stesse valutazioni sul merito delle rivendicazioni non possono prescindere dalla realtà nella quale ci troviamo ad operare. La battaglia contrattuale del 1969 ha colto , per così dire, abbastanza impreparato il padronato. GIà allo indomani della conquista contrattuale però il padronato stesso ha costruito e sviluppato una sua precisa linea di attacco politico ed economico, scatenando in modo sempre più intenso l'offensiva anti operaia e anti sindacale .

Fin da quel momento ha preso chiaramente l'avvio da un lato la provocazione , " la trama nera " , dalle bombe di P.za FOntana fino alle più recenti vicende, la repressione ecc . ; in una parola l'evidente tentativo di svolta a destra della asse politico del paese facendo leva sulla strategia della tensione; dall'altro lato, la campagna di terrorismo e dí ricatto economico, medíante lo sciopero degli investimenti, l'attuazione di licenziamenti il ricorso alla riduzione dell'orario di lavoro e alla cassa integrazione, dilatando e strumentalizzando la crisi economica che travaglia il Paese .

Si tratta di due componenti dello stesso disegno volto a ripristinare un equilibrio del sistema, i vecchi rapporti di potere , dentro e fuori dalle fabbriche scoraggiando le lotte ed isolando il movimento operaio, per scaricare ancora una volta sui lavoratori le conseguenze delle scelte di politica economica fatte dal Governo e dal Padronato in funzione del profitto .

b) LA LINEA E GLI OBBIETTIVI DEL PADRONATO

La controffensiva di destra in atto non soltanto non si attenuerà, ma come indicano una serie di elementi,

continuerà e sí intensificherà con provocazioni, attacchi repressivi per sconfiggere il movimento operaio. Sempre più marcato si fà lo sforzo ed il tentativo di far risalire ai lavoratori , agli scioperi e alle rivendicazioni la responsabilità della attuale situazione economica e di imputare agli stessi e al Sindacato di voler distruggere l'economia del paese e lo ordine , come evidenziano , ad esempio anche le recenti posizioni assunte dall'Intersind, da Petrílli alla assemblea del gruppo IRI, da Pirelli ecc . che più avanti documentiamo .

Tutto ciò dimostra chiaramente il carat tere politico dello scontro che assume la battaglia contrattuale ed è senza mezzi termini ribadito dalla stessa piattaforma che il padronato pone al Sindacato .

Il Padronato infatti, ha chiaramente affermato che non intende limitarsi soltanto ad una posizione difensiva come per il passato .

Gli imprenditori - e questo è un fatto innovativo - ( afferma Ancarani Restelli Vice Presidente della FEDERMECCANICA in una dichiarazione apparsa sul 24 ORE del 20.5.72 ) non intendono porsi ín una posizione soltanto difensiva rispetto alle richieste dei Sindacati ; presentano invece la loro piattaforma

Quale sia la piattaforma degli Industria lí è detto nel comunicato della FEDERMECCANICA del 19.5.72 il quale afferma:

La FEDERMECCANICA, cioè la Federazione Sindacale dell'Industria Metalmeccanica Italiana, ha preso posizione sui problemi inerenti il rinnovo contrattuale.

Nel corso della riunione sono state esaminate le condiiioni di base ed alcuni elementi qualificanti che le aziende ritengono indispensabili per avviarsi ad una ordinata ripresa produttiva . Esse sono state confrontate con le notizie relative all'ipotesi dí piattíforma rivendicativa resa nota

attraverso la stampa, dalle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori.

E' stata constatato che tale ipotesi coinvolge problemi di politica economica generale e dí compatibilità complessiva con le linee fondamentali di sviluppo del paese e che altri argomenti sono di pertinenza non solo della categoria metalmeccanica ma, più in generale, di tutta la strut tura industriale del paese .

La giunta ha pertanto dato mandato alla presidenza e al Consiglio Direttivo dí predisporre un documento con il quale il problema contrattua le del settore venga posto alla attenzione delle autorità politiche e dí Governo , dei Sindacati dei lavoratori e dell'opinione pubblica nella sua globalità.

I problemi essenziali , dalla cui soluzione concordata dipende la pos sibilità dí sviluppo della produzione, degli investimenti e della occupazione di un settore che, rappresentando un terzo della attività industriale italiana , è traente della intera economia del paese,sono stati indicati come segue :

l'onere totale contrattualerientrante nello schema di compatibilità economica complessivadovrà essere graduale nel tempo e ripartito nell'arco dí validità del contratto;

la contrattazione articolata dovrà essere riportata a leale strumento dí confronto sui problemi aziendali fra imprenditori e lavoratori,líberan do.la dai rovinosi effetti della"conflittualità permanente ;

La democraticità degli organismi di rappresentanza aziendale dei lavoratori dovrà essere garantita ;

il fenomeno dell'assenteismo dovrà essere ricondotto entro limiti socialmente ed azíendalmente sopportabili, correggendo le distorsioni di applicazione di leggi socialmente avanzate che hanno contribuito ad esaltarlo ;

la formazione professionale dovrà essere sostanzialemnte collegata con l'inquadramento dei lavoratori, affinchè sia di incentivo alla assun.zione di maggiori responsabilità,all'ulteriore qualificazione ed alla maggiore efficienza sul lavoro;

- le strutture previdenziali, mutualistiche ed antinfortunistiche dovran no essere modificate, nell'auspicio che ne sia consentita una gestione ef ficiente e comune . Per l'ambiente di lavoro - in mancanza di una adeguata legislazione - sarà necessario ricondurre il problema a parametri obiettivamente quali firanti ;

- gli orari di lavoro e la distribuzione delle festività infrasettimanali dovranno essere regolati con maggiore organicità, in modo da assicurare una utilizzazione annuale degli impianti analoga a quella conseguita nei paesi più industrializzati .

In parola semplici ciò significa che il padronato si propone non 'solo di ríassorbire le conquiste del 1969 ma più ancora :

liquidare il diritto alla contrattazione integrativa ;

limitare il diritto dí sciopero;

regolamentare il C.d.F. ;

rimettere in discussione e ridimensio nare lo stesso " Statuto dei Lavorato ri "

ed altri risultati ancora inerenti la assenteismo , gli orari di lavoro ecc. Siamo dunque di fronte alla prospettiva di un aspro scontro di classe e con ciò stesso ad un bivio da cui dipendeno certamente le sorti future del movimento ín ragione del fatto che la battaglia alla quale ci si appresta costituisce la più valida risposta per sconfiggere i tentativi di svolta a destra e imprimere un diverso indirizzo di politica economica .

E' in questa realtà che si deve pertanto calare la lotta contrattuale e conseguentemente le scelte rivendicative .

La ipotesi di piattaforma è ormai a tutti nota. Crediamo sia però opportuno fornire alcune considerazioni , argomentazioni ed esemplifi cazioni di merito.

I) Ciò su cui occorre pronunciarsi è innanzi tutto sul tipo di scelta 3

c) LE SCELTE STRATEGICHE DELLA IPOTESI DI PIATTAFORMA

politica compiuta con le proposte di piattaforma: come nel 1969 e nelle lotte articolate non intendiamo fare la sommatoria delle rivendicazioni ma centrare lo scontro su obiettivi qualificanti.

Da qui l'esigenza prima di una capacità del movimento di compiere autonomamente una selezione per avere una piattaforma concentrata che non lascia spazio di scelta al padronAto . E' in questa fase perciò che afferma la credibilità ed il potere del Sindacato perchè è dal modo in cui ci presenteremo che sí valuterà la nostra capacità di rifiuto a lasciar scegliere alla controparte .

2) Nella ipotesi di piattaforma non vengono poste rivendicazioni riguardanti :

la modifica della premessa contrattuale;

la contrattazione integrativa articolata ;

il riconoscimento del Consiglio di Fabbrica .

Occorre tuttavia avere piena consapevolezza che seppure si è pervenuti alla decisione di non avanzate richieste in proposito, questi problemi rappresenteranno il nodo di fondo dello scontro e ciò è indicato dal fatto stesso che è il padronato ad avanzare richieste specifiche in merito .

E' necessario dunque che la categoria sia preparata ad una probabile lunga fase preliminare di lotta proprio su- tali questioni di principio , come nel 1969 .

La logica dell'attuale rinnovo contrattuale è il rifiuto di contrat tare tale materia . Nel 1969 non eravamo certamente deboli, e anche in. quella occasione abbiamo rifiutato la regolamentazione della contrat tazione integrativa ecc .

Incamminarci su questi problemi oggi, ponendo noi delle richieste inevitabilmente autorizzeremmo il padronato ad entrare nel merito di una regolamentazione che invece non vogliamo.

3) Piccole Aziende

Un aspetto fortemente discusso già in questa prima fase di consulta zíone e che ha accentrato il dibattito è la proposta contenuta nella ipotesi dí piattaforma di " prendere in considerazione la eventualità dí un diverso scaglionamento degli oneri per le aziende al di sotto dei I00 dipendenti " per quanto compete al sindacato, oltre ad una eerie di richieste che sí intende rivolgere al Governo per quanto attiene la piccola impresa .

In altra parte del bollettívp pubblichiamo una documentazione relativa alle piccole aziende .

Per quanto riguarda tale problema vogliamo formulare sinteticamente alcune considerazioni.

Premesso innanzitutto che non sí propone affatto di pervenire ad un contratto diverso nei contenuti o a riconoscere sconti alle piccole aziende in materia di trattamento dei lavoratori , ma soltanto scaglionare i tempi di applicazione di talune norme contrattuali , il problema reale che si pone non può essere astrattamente quello di uaa contrapposizione tra :

chi è per nno scaglionamento degli oneri ;

chi è invece perchè non vi siano scaglionamenti .

Posto in questi termini non c'è dubbio che tutti saremmo d'accordo nel rifiutare lo scaglionamento e per dare lo stesso trattamento subito ai lavoratori delle piccole aziende .

Dobbiamo assulutamente evitare di arrivare allo scontro senza aver valutato il pesantissimo ricatto sulla occupazione che certamente i piccoli imprenditori a torto o a ragione metteranno in opera per dividere la classe operaia e indur re la sua parte più esposta a dis sociarsi dal fronte di lotta .

Quello delle piccole aziende è un problema certamente grosso del la situazione economica produttiva del nostro paese , ed è questo il dato da far maturare nel díbat tito , mentre in generale si rischia che dietro la negazione di uno scorrimento degli oneri si nasconda

solo il rifiuto dí considerare il problema stesso .

E' necessario partire innanzitut to dalla violenta campagna scatenata nel paese dal padronato sulla non sopportabilità degli oneri derivanti dalle rivendicazioni, dal terrorismo economico portato avanti per isolare i lavoratori costruire un fronte di reazione anti sindacale .In questo quadro si colloca il problema delle piccole aziende che costituiscono una massa notevole e conseguentemente il tentativo del grande capitale di strumentalizzare i piccoli impeanditori come base di massa reazionaria .

Non è casuale che come non mai la Confindustria và assumendo a ritmo incalzante iniziative - con Convegni - rivendicazioni al Governo- tendenti a presentarsi come patrocinatrice della difesa degli interessi delle piccole aiiende .

La questione nostra è perciò quella di saper scegliere sulla opportunità anche tattica oltre che politica di assumere autonomamente una iniziativa politica di rilievo ed un ruolo preciso in merito a tale grosso problema, per tentare con ciò stesso di spezzare il fvonte padronale e sottrarre all'egemonia del grande capitale le piccole aziende .

4) Un'altro dei problemi a più riprese sollevato ed oggetto di discussione è quello riguardante la contingenza . In proposito ci limitiamo a sottolineare:

che la scala mobile fa lievitare, pur con notevoli limiti e pur con gravi disparità certamente, le retribuzioni dei lavoratori in relazione all'andamento del costo della vita e che da anni il padronato conduce una campagna per eliminarlo o quantomeno modificarla in peggio ;

che in ogni caso si tratta di una materia di carattere interca tegoriale e quindi Confederale quindi il problema nostro è di valutare se è opportuno o meno nell'attuale situazdone pervenire allo orientamento di proporre

alle Confederazioni di assumere la questione

che senza dubbio sesta aperto il problema delle differenze tra categorie anche se con l'inquadra mento unico si avrà una sensibile attenuazione di tali differenze .

che nel nostro sistema un adeguamento totale automatico dei salari rispetto all'andamento del costo della vita, contraddice radicalmente la logica del recupero de'i profitti e che pertanto storicamente la classe operaia non ha mai scelto la strada utopistica dei meccanismi automatici bensì quella della lotta e della contrattazione dei salari.

5) Con quali alleanze andiamo allo scontro :

che l'attuale scontro contrattuale assuma un carattere fortemente politico non ci possono es sere dubbi e proprio per questo non possiamo andare alla battaglia con un atteggiamento di isolamento categoriale/

ciò pone diversi ordini di problemi :

I) la messa in discussione di alcuni punti dí contestazione dei meccanismi di sviluppo con una serie di richieste sociali e l'assunzione quindi di una piattaforma parallela contenuta nelle nostre ipotesi di rivendicazioni. In questo senso si indica l'esigenza dell'apertura di una vertenza al livello Confederale .

La necessità conseguante di pervenire ad un coordinamento intercategoriale sulle lotte sociali articolato a tutti i livelli .

Lo sviluppo di una vasta attività volta a conquistare tutte le forze politiche e sociali alla validità delle nóstre rivendicazioni e a sostegno della battaglia a cui ci apprestiamo .

CHIARIMENTI SULL' IPOTESI DI PIATTAFORMA

CHE COSA E' L'INQUADRAMENTO UNICO

DEFINIZIONE

L'inquadramento unico significa che operai e impiegati vanno classificati insieme su un'unica scala di categorie; che si supera anche sul piano formale la divisione in caste. Non significa categoria unica o paga unica e non significa almeno per ora totale parità normativa (anche se comporta notevoli passi avanti).

I principi della rivendicazione dell'inquadramento unico sono:

a) intersecazione tra ex categorie operaie e ex categorie impiegatizie (e cioè non ci saranno tutti gli impiegati sopra e gli operai sotto);

b) diminuzione del numero delle categorie rispetto alle attuali (da 7 a 11 a seconda delle fab-

briche);

riduzione della distanza tra il parametro (cioè minimo sindacale) della prima categoria e quello dell'ultima; grosso modo si tratta di ridurre le distanze a 100-200; il minimo della prima categoria non dovrà essere più che doppio di quello delll'ultima (il che implica alcuni aggiornamenti salariali per la categoria inferiore).

Ci proponiamo di rivendicare cinque categorie. Ciò comporta grossi problemi pratici: superare le forti distanze attuali tra minimo sindacale degli operai di prima o seconda e minimo degli impiegati di secondo o terza; impedire che gruppi notevoli di impiegati e operai restino a vita nelle categorie intermedie o inferiori.

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VEDIAMO ANZITUTTO SCHEMATICAMENTE LA SITUAZIONE PARAMETRALE DEL CONTRATTO DEL 1970 ATTUALMENTE IN ATTO _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ija.ram etro 2 3 0,86 — Cat. Su per t m p. ----------------+227,43— .1« Cat. I im p. - -lP. a. es 4f3,46 - Cab Spec. 0.9 amo cm» ar. ama «m» dame ____10.4343bruLl0 - 43.44.4*c•htsp. -1ECAt. Super Op. — ~.129,57 co. . OP. --N..1.24,01-4a C at. tm p. ------ 146 - ca. Op. -.112- 5" Cclt. op.

Soluzioni Proposte (Esempi)

Prima di Brescia

5° Impiegati 1° e super

4° Impiegati di 2° C.S. di 1° O.S. e O.S.P.

3° Impiegati di 3° C.S. di 2° Operai di 2°

2° Operai di 3 0 (di produzione)

1° Operai di 4° e 5° (di parcheggio

Dopo Brescia

1° Operai di 5', 4° 3°

2° Operai qualificati C.S. di 2° Impiegati di 4° e 3°

3° Operai specializzati Impiegati tra e 2°

4° Impiegati di 2° Operai super specializzati C.S.

5° Impiegati 1° e 1° s.

In questo caso restringiamo di molto il numero delle categorie ma, siccome chiediamo ad ogni categoria un solo parametro, occorre prevedere, per gli operai di seconda che vengono portati al parametro degli impiegati di terza e per gli altri gruppi di operai che vengono a trovarsi a livello degli impiegati di seconda, alcuni meccanismi: assorbimento nella paga base di una quota elevata delle parti variabili del salario (incentivo); un eventuale aumento differenziato o l'zlssorbimento di una parte dei superminini.

In ogni caso si rischia di accentuare il dislivello parametrale tra gli operai qualificati e quelli attualmente in terza.

Inoltre creando una nuova categoria di impiegati tra l'attuale terza e l'attuale seconda finiamo per sventagliare ulteriormente la collocazione degli impiegati stessi e per rendere più lunga e problematica l'ascesa degli impiegati ai livelli attuale 2° Infine dobbiamo rilevare che nella ipotesi elaborata dopo Brescia circa 1/3 dei metalmeccanici (operai di terza, quarta e quinta) verrebbe inquadrata nella categoria inferiore.

Altre soluzioni possibili

Poichè il dibattito è ancora aperto e la rivendicazione non del tuto precisata è possibile prevedere altre soluzioni, che riportiamo, che consentano di superare talune difficoltà inevitabili in questo tipo di inquadramento unico.

Per superare la difficoltà dell'adeguamento parametrale tra quegli operai e quegli impiegati che verrebbero a trovarsi nella stessa categoria è possibile, anzichè inserire gli operai di prima attuale nella terza categoria dell'inquadramento unico, collocarli insieme agli impiegati dell'attuale seconda e stabilire all'interno di due categorie due parametri con passaggio automatico nel tempo dall'inferiore al superiore. In tal modo si eviterebbe l'assorbimento delle parti variabili del salario scaglionando l'onere dell'adeguamento.

Per evitare un fortissimo sfasamento tra minimo sindacale e stipendio di fatto può essere definito per la quinta categoria (gli attuali impiegati

di prima) un ulteriore parametro più elevato con passaggio automatico dall'inferiore al superiore. Ciò ovviamente potrebbe accentuare lo scarto parametrale tra la quinta e la prima in misura superiore al rapporto 100-200.

3) E' forse opportuno collocare nella categoria inferiore soltanto operai di quinta e quarta considerandola una categoria di parcheggio.

PROBLEMI PARTICOLARI

Per le piccole aziende dove l'incentivo rappresenta spesso una quota minima del salario e per le grandi aziende dove si è già contrattato il trasferimento in paga base di una parte notevole del salario variabile, l'ipotesi dell'assorbimento crea problemi di non facile soluzione.

L'ipotesi di assorbimento vale anche per, gli operai attualmente in terza categoria?

ALCUNE CONSEGUENZE

Nel dibattito occorre sottolineare che, come conseguenza dell'inquadramento unico avremo:

miglioramenti dell'indennità di contingenza per gli operai inseriti con gli impiegati in categorie comuni;

l'assorbimento della parte variabile del salario è un passo avanti sulla strada del superamento del cottimo;

qualunque soluzione noi adottiamo ci troveremo di fronte ad un divario, forse accentuato, tra minimi sindacali e paghe di fatto, specialmente per gli impiegati. È' chiaro che fin da ora deve esserci la decisione strategica di intervenire a livello aziendale per ridurre o annullare le differenze di paga all'interno delle categorie, contrattando nuovi minimi aziendali ed elevando i livelli dei discriminati.

MOBILITA' TRA CATEGORIE

Una volta attuato l'inquadramento unica il problema centrale diventa quello di impedire che una massa di operai (specie quelli di produzione) e di impiegati (specialmente le donne e gli amministrativi di terza) resti ingabbiata ai livelli inferiori. E' necessario ouindi affrontare il problema delle mobilità tra le categorie. Ecco le varie soluzioni:

Mobilità professionale: si rivendica che i lavoratori (operai e impiegati) siano messi in grado di acquisire nozioni teorico-pratiche che consentano il' passaggio a mansioni a più alto contenuto professionale e di conseguenza a categorie superiori. Ciò può avvenire per esempio: (*)

al copertura dei posti di lavoro più qualificati che'rendono liberi per naturale avvicendamento; rotazione su posti di lavoro a più alto contenuto professionale;

rotazione su posti di lavoro di analogo livello ma con diverso contenuto professionale (quindi non si tratta di rotazione sulla catena di montaggio che ha un valore semmai di riduzione della monotonia, ma non di acquisizione di professionalità);

ricomposizione di mansioni e creazione di mansioni a più alto contenuto professionale; passaggio da mansioni individuali a lavoro complesso di gruppo; qualificazione teorico-pratica per mansioni nuove.

E' probabile che stabilendo questi principi e contrattandoli più precisamente a livello aziendale si riapra una possibilità di mobilità professionale e salariale estesa anche agli operai e impiegati di terza, nelle fabbriche dove l'organizzazione del la-

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voro consente già ora un intervento modificatore o quanto meno regolatore da parte dei sindacato.

E' chiaro che la mobilità ha senso pieno soltanto quando è insieme salariale e professionale, tuttavia sarebbe illusorio pensare ad una modifica generalizzata in tempi brevi della tendenza alla dequalificazione del lavoro specialmente nella produzione in serie.

Per questo rischiamo che con la rivendicazione di passaggi di categoria fondati solo sulla professionalità, masse di operaie e operai addetti alla produzione restino discriminati ai livelli inferiori della scala categoriale senza possibilità di effettiva riqualificazione.

(*) E' ovvio che questi criteri sono da specificare a livello aziendale.

Senza contare poi che in questi anni il sindacato ha continuamente ribadito che l'apporto degli operai di produzione, sia pure diverso da quello dei qualificati, non può essere considerato meno importante: essi esprimono infatti un'alta professionalità collettiva, che non corrisponde al mestiere, bensì alla loro capacità intellettuale e fisica di adattarsi alla nuova organizzazione della produzione.

MOBILITA' AUTOMATICA

Si avanza in alternativa la proposta, oltre ai passaggi fondati sulla riqualificazione professionale, del passaggio automatico nel tempo tra prima e seconda categoria dell'inquadramento unico.

L'automatismo generalizzato ha un grave limite: accantona il problema della lotta contro la dequalificazione, isola l'aspetto salariale non impegna ad aprire quei varchi già realizzabili nell'organizzazione del lavoro. L'aspetto positivo di queste tesi

sta nella coscienza che una revisione generale dell'organizzazione del lavoro e un'inversione di tendenza richiede uno scontro di classe ben più ampio e certo non puramente contrattuale.

Dal dibattito emergono anche proposte più articolate che riportiamo in sintesi:

le.mobilità attraverso la riqualificazione professionale è possibile in tipi di azienda con quote elevate di manodopera qualificata (elettromeccanica pesante, cantieri, beni strumentali, ecc.);

già oggi il passaggio in seconda di molti impiegati si può imporre sulla base della giusta valutazione del loro apporto professionale (per esempio molte impiegate sono spttovalutate);

comunque nel lavoro impiegatizio è possibile rivendicare quasi ovunque una diversa distribuzione del lavoro che elimini i posti più dequalificati;

in assenza di una rispos a aziendale alla rii vendicazione di riqualificazione, bisogna imporre il passaggio per gli operai di terza all'attuale sé7conda, attenuando quantomer,D una ingiustificabile discriminazione retributiva.

CONCLUSIONI

L'inquadramento unico ha rappresentato e certamente rappresenterà un notevole passo avanti unificatore in tutte quelle realtà dove le paghe di posto frantumavano i lavoratori, e là dove è possibile garantire una mobilità professionale reale.

PARITÀ' OPERAI E IMPIEGATI: COSA CI PROPONIAMO DI RIVENDICARE

L'obiettivo strategico della azione sindacale in questo settore è da anni la parità operai—impiegati. Tuttavia l'elevatis simo costo dell'operazione e l'importanza di altri punti della piattaforma richiedono una selezione nelle rivendicazioni . In pratica si propone. la parità completa per le ferie, la mensilizzazione, un passo avanti sostanziale per l'indennità di anzianità e la rinuncia a rivendicare la parità degli scatti. Vediamo punto per punto :

FERIE

Questa richiesta , migliorativa anche per numerosi impiegati, parte dal principio che le ferie sono un bisogno sociale ed individuale grosso modo ídenti co per tutti; attenua quindi le differen ziazioni per anzianità, anche perchè molto

spesso anzianità aziendale non corrisponde ad anzianità di lavoro ( per esempio nel caso di un lavoratore anziano che cambia posto di lavoro ) .

INDENNITA' DI ANZIANITA'

I limiti della richiesta p er quanto riguarda l'anzianità pregressa van no compensati da conquiste necessarie sul piano delle pensioni ( su questo tema è già aperta la vertenza confederale col Governo ) .

Per il resto arriviamo molto vici no al livello degli impiegati e assicuriamo all'operaio, in una fase di ristruttura zione e di scarsa sicurezza del posto di lavoro, una possibilità di affrontare con maggiore tranquillità momenti di disoc— cupazione temporanea .

Tra l'altro si intendono eliminare

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le differenziazioni tra contratto dei privati e contratto delle partecipazioni statali .

SCATTI DI ANZIANITA'

L'adeguamento agli impiegati per numero e livello degli scatti comporta un costo estremamente elevato per un istituto il cui significato politico dí legame con l'azienda non può essere pienamente condiviso dalle organizzazioni sindacali .

Occorrerebbe collegare gli scatti all'anzianità di lavoro e non alla anziani tà aziendale: il rischio diventerebbe però quello di rendere difficile agli oper'ai più anziani trovare un nuovo posto di lavoro ( dal momento che il loro costo per l'azienda aumenterebbe notevolmente ) .

L'unica strada è quindi l'istituzione di un meccanismo estraneo alla azienda ( tipo assegni familiari ) dí riconoscimento dell'anzianità di lavoro .

Si tratta di una questione daoffrontare a livello intercategoriale e con il Governo .

Per queste ragioni ritenendo che altri problemi debbano avere la priorità ( salario, inquadramento, ecc . ) , pro-

poniamo di non rivendicare l'adeguamento degli scatti .

MENSILIZZAZIONE

Pagamento mensile del salario con anticipo delle indennità INAIL e INAM . Naturalmente la mensilizzazione acquista significato se si conquista la garanzia del salario .

GARANZIA DEL SALARIO

Sia che la contrattazione del salario garantito si sviluppi al livello intèrconfe derale coinvolgendo il problema connesso della occupazione, sia che in mancanza di una iniziativa intercategoyiale la rivendi cazione venga posta direttamente dai metal meccanici , la garanzia del salario (integrazione al I00 % dell'intervento della cassa integrazione ) sarà uno dei punti qualificanti dello scontro contrattuale . Resta inteso che il rimando alla iniziativa confederale non deve significare assolutamente uno slittamento in tempi lunghi e incerti di questa fondamentale . conquista .

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RINNOVO CONTRATTUALE E SITUAZIONE ECONOMICA

DICONO E COSA VOGLIONO I PADRONI

Il padronato afferma che le difficoltà economiche dipendono quasi esclusi vamente dal fatto che i lavoratori rivendi cano una migliore condizione economica e sociale, dal fatto che i lavoratori da qualche anno si organizzano con più forza contro lo sfruttamento, l'autoritarismo e per la difesa della loro salute .

RISPOSTA DEL SINDACATO

I Sindaaati Metalmeccanici non negano che esiste una crisi e che questa crisi preoccupa giustamente i lavoratori. Essi affermano però che le cause della crisi sono ben diverse da quelle indicate dai padroni e dai loro amici e che la crisi stessa viene usata e manovrata contro la classe operaia e l'insieme della popolazione . Per questo l'Esecutivo Unitario dei Metalmeccanici, nel preeentare la ipotesi di piattaforma ha :

rifiutato di commisurare le rivendicazioni esclusivamente alla situazione congiunturale e questo sia perchè la piattaforma nasce dalle esigenze dei lavoratori, sia perchè alcune conquiste contrattuali possono facilitare le soluzioni dei problemi esistenti ( lo aumento dei salari porterebbe ad un rilancio della domanda dei beni di consumo, il blocco degli straordinari e la riduzione dello orario fanno aumentare l'occupazione ecc).

ribadito che la linea dei padroni non è in alcun modo una linea di soluzione delle gravi crisi a cui le loro scelte hanno portato la nostra economia , ma soltanto il tentativo di far pagare i costi della crisi alla classe operaia.

LA NOSTRA CRISI E' PRIMA DI TUTTO UNA CRISI INTERNAZIONALE

Crisi significa: rallentamento del la produzione, disoccupazione , esodo di capitali, compressione delle risorse disponibili , svalutazione dei salari.

I problemi economici del nostro paese sono collegati con una fase di crisi acuta

aggravatasi nel 1971, che ha investito tutti i paesi occidentali .

La caduta dei tassi di sviluppo e della dinamica produttiva ha avuto una portata notevole mentre il livello dei disoccupati ha toccato punte del 5% in GErmania e Gran Bretagna, del 6% negli USA. Contemporaneamente l'andamento dei prezzi ha fatto registrare considerevoli spinte inflazionistiche ; inoltre gli spostamenti dei capitali da un paese all'altro, alla ricerca dei livelli speculativi più alti, si è dimostrato un fattore di instabilità fra i più pericolosi .

Le misure attuate per limitare i danni, addossano per due vie pesantissimi costi alle classi lavoratrici: perchè portano alla compressione delle, risorse disponibili e perchè incidono sulla capacità d'acquisto dei salari.

Infatti anche dopo i provvedimenti di Nixon dello scorso agosto, spinte inflazionistiche, esodo di capitali, disavanzo della bilancia commerciale e fortissima disoccupazione restano le caratteristiche dominanti dell'economia USA; vari paesi sono stati costretti a svalutazioni o rivalutazioni obbligate contribuendo così a contrarre il commercio internazionale ed a aggravare í processi recessivi in Germania e in Giappone .

Nel nostro paese vediamo anzitutto una diminuzione degli investimenti . Nel 1971 sono diminuiti del 10,3% gli investimenti fissi lordi e persino gli investimenti sociali sono diminuiti del 7,5% .

I consumi che erano sempre aumentati fortemente di anno in anno e che rappresentano un importante stimolo per la produzione, sono aumentati soltanto del 2,8% . Quali sono le cause ?

a) la causa del calo degli investimenti. Poichè in Italia l'aumento delle quote dei redditi da lavoro dipendente ( aumento dei salari e degli stipendi) è grosso modo ana logo a quello registrato negli altri paesi occidentali, il fatto che,gìilinvestimenti diminuiscono assai più nettamente rivela una manovra politica degli imprenditori italiani, comprese le partecipazioni stata

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COSA LA
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COSA NON VA IN ITALIA

li, per aggravare una situazione già criti ca, per indebolire la forza ed il potere — contrattuale dei lavoratori. Molto semplice mente possiamo dire che in una crisi che ha le sue cause nelle contraddizioni dello sviluppo italiano, nella crisi economica internazionale e negli errori gravi dell'azione di Governo, lo sciopero degli investimenti ha lo scopo preciso di metterein ginocchio la classe operaia e di peggiorare le sue condizioni economiche e sociali.

b) La diminuzione dei consumi è dovuta al fatto che vi è stata una scarsa offerta di alcuni beni(d esempio il vestiario e taluni alimentari í cui prezzi sono aumenta ti molto al di sopra della media), alla situazione di incertezza suscitata dagli imprenditori e dai loro alleati, e alle consegúenze negative del peggioramento dei nostri scambi commerciali internazionali, specialmente con gli USA.

IL REDDITO NAZIONALE aumento.nel 1971 solo dell'I,4% mentre dal 1966 al 1970 era aumentato in media del 5,50% . Ciò dipende in buona parte da una diminuita produìione industriale ( meno 2,6% ) ,effetto a sua volta dei mancati investi menti e della mancata politica economi ca .

TASSO DI ATTIVITA'

( cioè rapporto tra forza lavoro e popolazione ) : è sceso dal 37;2% del 1969 al 34,7% attuale . Rispetto agli altri paesi industriali siamo all'ultimo posto :

Già con il decreto del 1969 il Governo aveva tentato di ristabilire i precedenti equilibri economici e politici: oggi è chiaro il completo fallimento di questo tentativo .

Generalmente ogni Ente Pubblico ed ogni Ministero hanno agito separatamente per la difesa di interessi settoriali e immediati; non si è mai sviluppata una linea di politica economica organica, buona o cattiva che fosse .

Soltanto la banca d'Italia ha continuato tenacemente nella sua strategia di difesa a tutti i costi della lira, facendo pagare dei prezzi molto alti al nostro sviluppo e finendo definitivamente sconfitta nelle ultime dicende internazionali .

In questo quadro di errori e di mancato coordinamento si è tentato di trovare il consenso su un solo punto : la colpa di tutto sta nella forza del movimento operaio e la via di uscita richiede che i' lavoratori vengano duramente colpi ti ( questo è il senso delle proposte di ristrutturazione generalizzata e di svaluta zione ulteriore della moneta).

'L'incapacità di intervento del Governo e la sua subordinazione al ricatto degli industriali hanno favorito 1,''aggravarsi, della crisi di cui ricordiamo alcuni aspetti:

Cíò significa disoccupazione ,sot-' toccupazione, lavoro a domicilio, espulsione delle donne dalla produzione e la scuola come grande area di parcheggio per disoccupati

DISOCCUPAZIONE

blocco delle assunaioni, oltre un milione e 100.000 dIsoccupAti, mentre nel 1971 sono emigtati nei soli paesi della comunità europea 750.000 lavoratori / In lombardia *si. parla di oltre 200.000 lavoratori a domicilio .

I PREZZI

A Milano il costo della vita è salito dal 1970 dell'8,6% con aumenti del 6,6% nei generi alimentari e del 12,2% sugli articoli di abbigliamento e vari .

Intanto gli industriali portano avanti una grande campagna di ristrutturazioni aziendali con un uso massiccio della chiusura di fabbrica e della cassa integrazione ( 199.373 milioni di ore autorizzate nel 1971 ) .

I METALMECCANICI

Il nostro setbore, sia pure meno drammaticamente di altri, ha risentito e 11

Giappone 49,8% Svezia 4$,9% Gran Bretagna 46,3% Germania 43,9% USA 41,5% Lussemburgo 41,4% FRancia 41,1% Belgio 40,1% Olanda .36,4% Italia 34,7%
eOSA HA FATTO ( E NON HA VOLUTO FARE)IL GOVERNO

risente della situazione economica generale; come in altri paesi nel 1971 abbiamo avuto una flessione della produzione,salvo nei mezzi di trasporto(moto, auto ), e nella siderurgia . Neí primi mesi del 1972 osserviamo una ripresa nella siderurgia e nei beni di consumo durevoli ( specialmente gli elettrodomestici, e le autovetture ) .

L'Occupazione ha mantenuto grosso modo i livelli raggiunti nel 1970 . Ma l'occupazione è diminuita ín modo rilevante in molte piccole aziende .

Riduzione orario : nel 1971 le industrie metalmeccaniche hanno fatto ricorso a riduzioni d'orario mensili più accentuate di quelle di altri settori.

Salari : i salari orari monetari di fatto sono aumentati nel 1971 poco meno del 14% ( contrattazione aziendale, contingenza, scaglionamenti contrattuali ) . Se però teniamo conto del costo della vita, lo aumento si riduce all'8% . Se infine , come giusto, teniamo anche conto del minor numero di ore lavorate vediamo, che i salari reali mensili di fatto sono aumentati nel 1971 solo del 3% .

Produttività : malgrado il calo degli investimenti e la giusta difesa contro lo inasprimento delle condizioni di lavoro la produttività oraria è diminuita solo nel settore metallurgico mentre nelle industrie meccaniche è aumentata del 5;3% e nei mezzi di trasporto del 4,4% .

IN conclusione possiamo affermare con certezza che i padroni non hanno tentato e non tentano di sostenere lo sviluppo produttivo attraverso gli investimenti, si adeguano alla contrazione della domanda, diminuiscono gli orari e l'utilizzo degli impianti di loro iniziativa tentando di perseguire aumenti di produttività esclusi vamente sulle spalle dei lavoratori.

Gli industriali e le forze politiche che li appoggiano non sanno e non vogliono uscire dalle contraddizioni in cui hanno portato il paese .

L'UNICA RISPOSTA SERIA

In un paese la cui situazione di crisi è determinata principalmente dal fat to- che non vengono sufficientemente usate le risorse disponibili , nell'unico paese al mondo che esporta contemporanemante

capitali e lavoratori , l'unica risposta seria è quella indicata dai Sindacati fin dal 1964 - 1965 : affrontare le contraddizioni sociali ed economiche attraverso una politica di riforme che rimetta in mo to un tipo diverso di sviluppo . Qualcuno si era illuso cha dominasse la scena un "capitalismo avanzato " daccordo con le riforme alla fine di razionalizzare il " sistema " .

Oggi è chiaro che il grande capitale non ha nessuna intenzione di fare le riforme e si scaglia anzi contro l'unica riforma conquistata in questi anni di dure lotte : lo Statuto dei Lavoratori.Gli industriali mascherano le loro ostilità alle riforme , le loro alleanze con í ceti parassitari e con le posizioni di rendita e di speculazione avanzando un ricatto inaccettabile : " Per fare le riforme è necessario consentire una ripresa della accumulazione ( si intende loro accumulazione ) " . In pratica chiedono le possibilità di inasprire le condizioni in fabbrica cí aumentare la produttività senza inDestire, semplicemente aggravando lo sfru'...tamento ( ritmi, catíchí di lavoro, nessun rispetto della salute, disciplina esasperata, straordinari a dicrezione, turni ecc . )

LA REAZIONE DEI SINDACATI ALLA CRISI

I Sindacati dei lavoratori hanno respinto fino ad ora l'attacco ai salari attraverso l'aumento dei prezzi, riuscendo quisi ovunque a difendere i livelli retributivi e a migliorarli ( cosa che non sarebbe più possibile se passasse il blocco della contrattazione aziendale ! )

Dove la difesa contro l'uso strumentale della crisi è stata meno efficace è nel campo dell'occupazione ( malgrado lotte importanti e tenaci ) e soprattutto in quello dello sfruttamento diretto .

Calano gli investimenti e aumenta la produttività oraria ! Questa è la prova che i padroni manovrano nella crisi per aumentare lo sfruttamento . Su questi piani' le lotte contrattuali debbono rappresentare una risposta sindacale precisa e vittoriosa .

Lasciar mano libera agli industriali significa perdurare della crisi e peggiorare le condizioni degli operai e degli impiegati dentro e fuori le fabbriche .

Sono i lavoratori, con la loro inziativa, ad indicare l'unica via di uscita: quel12 la delle riforme sociali .

Documentazione

PICCOLA E MEDIA IMPRESA

Secondo una recente indagine della Comunità Europea, gli stabilimenti con più di 1.000 dipendenti sOno pari al 28% del totale ín Germania e in Olanda, al 25% in Belgio, al 16% in FRancia e al 14% in Italia; quelli con meno di 20 dipendenti che, nella maggior parte dei settori, sono quelli a più bassi livelli produttivistici -sono pari al 18% in Germania, al 15 % in Olanda, al 13% in Belgio, al 25% in Francia e al 35% in Italia ; negli USA le analoghe percentuali risultano pari rispettivamente al 31% e al 7% .

L'industria minore in Italia fornisce :

il 37% del reddito del Paese; copre il 69% dell'occupazione globale; sviluppa il 42% del totale degli investi menti .

In tutti i settori considerati le aziende maggiormente colpite dalla crisi sono quelle di piccola. e media dimensione: la debolezza delle loro strutture, l'arre tratezza tecnologica, la loro, sempre più scarsa autonomia produttiva e la conseguente difficoltà nell'impostazione di una programmazione aziendale, le scarse possibilità di accesso al credito, fanno sì che esse siano le prime ad essere colpite in caso di congiuntura sfavorevole . E nel nostro Paese crisi della piccole e media industria signi fica praticamente del nostro sistema econO1 mico, data l'incidenza che tutt'ora piccole media industria conservano nella struttura produttiva del Paese .

Il processo di concentrazione e di superiore dimensionamento delle imprese procede infatti da noi con relativa lentezza: ce ne può dare un'idea più precisa il raffronto dei dati relativi all'incidenza percentuale delle piccole, medie e grandi imprese rispettivamente negli anni 1961

1969 :

Il Sindacato quindi, ancora oggi, deve confrontarsi con una realtà produttiva costituita per 1'80% da piccole medie imprese . Questo dato chiarisce sufficientemente, almeno dal punto di vista quantitativo, i termini del ritardo e dell'arretratezza complessiva del nostro sistema economico rispetto a quello di altri Paesi europei . dve la composizione è ben più favorevole alle imprese di maggiori dimensioni; ritardo e arretratezza che hanno pesato in modo negativo sulla stessa azione sindacale,ostacolan do le sue potenzialità di sviluppo,costríngendola spesso alla frammentazione e f (riducendo in ultima analisi la sua capacità di incisione . Il processo quindi che vede, se pur lentamente, diminuire l'incidenza della piccola impresa e aumentare corrispondentemente quello della media e grande impresa non può che essere valutato positivamente sia dal punto di vista economico che dal punto di vista produttivo, come indice di rinnovamento e di adeguamento seppur parziale delle nostre strutture alle nuove esigente produttive .

Se queste considerazioni hanno un loro fondamento, risulta evidente che non è compito del sindacato divenire il pala:dino e il difensore strenuo del mondo delle piccole imprese, quasi che su di esse si possa fondare una strategia antimonopolistica.

n.° degli addetti 1961 1969 I - I00 76,0 70,0 IOI-1.000 8,5 II,0 oltre '1.000 15,5 19,0 100,0 100,0
13

L'Italia <CenerBruexelnlei nioagia» del benessere

Il reddito nazionale pro __capite è più basso di quello austriaco . Precediamo solo sei paest nio , Irlanda, Spagna e Portogallo

LACLASSIFICA

Il

IL PATRIOTTISMO DEI CAPITALISTI: OTTOMILA MILIARDI ALL'ESTERO !

Invece di investire in Italia ove occorrono milioni di nuovi posti di lavoro, si è preferito andare a cercare piu facili profitti all'estero: in dieci anni ben 8000 miliardi di risparmio nazionale sono stati esportati (negli ultimi 5 anni, una media di 1200 miliardi annui). Con questi soldi si sarebbero potuti raddoppiare gli investimenti nel Mezzogiorno.

Record della produttività alle

FONTE: per l'Italia elaborazione su dati della relazione generale sulla situazione economica del Paese; per gli altri Paesi, ONU Economie Survey of Europe, 1970.

Triplicate le ore in cassa

AL 17°
NELLA
POSTO
GRADUATORIA DEI PAESI DELL' OCED
PRODOTTO LORDO REALE MANIFATTURIERI PER OCCUPATO NEI MAGGIORI PAESI EUROPEI (aumento % annuo) ANNO GERMANIA FRANCIA G. BRETAGNA ITALIA 1967 1698 1969 1970 2,6 9,6 6,9 2,4 5,2 6,3 7,9 3,8 2,8 7,0 2,2 2,2 6,4 7,7 4,9 5,2 MEDIA ANNUA '67/'68 5,4 5,8 3,55 6,05 MEDIA ANNUA '69/'70 4,65 5,85 2,2 5,05
aziende italiane
integrazione Ore autorizzate Variaz. Spesa 1971 1970 1971 in più 68.161.182 199.599.273 192,8 94,5 miliardi Rispetto al 1970 le ore s integrate » in più sono state 131 milioni circa.
prodotto
dollari USA): Stati Uniti 4:30 Svezia 4.050 Canada 3.740 Danimarca 3.160 Germania occ. 3.040 Svizzera 3.030 Lussemburgo 2.950 Norvegia 2.940 Francia 2.920 Australia 2.860 Belgio 2.670 Olanda 2.400 Islanda 2.350 Finlandia 2.210 Regno Unito 2.170 stria 1.940 ) ITALIA 1.710 Giappone 1.630 Irlanda 1.190 Spagna 960 Grecia 950 Portogallo 640 Turchia 360
nazionale pro capite (in

s'4

Ha superato i tremila miliardi di lire la disponibilità di credito delle banche non utilizzata dai conti resi noti dalla Banca d'Italia sul rapporto fra depositi e impieghi bancari al 31 dicembre 1971. Risulta che gli impieghi sono scesi al 63,7 per cento dei depositi, contro una media degli anni normali attorno al 70 per cento. Il 6,3 per cento in meno negli impieghi significano, appunto, tremila miliardi di capacità creditizia non utilizzati. Il che non è il massimo: l'obbligo della riserva è infat-

ti del 20-25 per cento e quindi, teoricamente, gli impieghi potrebbero essere portati al 75 per cento dei depositi.

I tremila miliardi. infatti, non sono stati impiegati a causa degli strozzineschi tassi d'interesse richiesti alla piccola e media impresa o anche al semplice cittadino che vuol costruirsi o comprare una casa. Contro una media dell'8,50 per cento degli interessi bancari, a cui concorrono i finanziamenti che le grandi imprese ottengono al 5,50 per cento, sta il 12 per cento pagato dai mutua-

tari dell'edilizia e da un gran numero di piccole imprese in difficoltà per lo sconto del loro portafoglio cambiali o per ottenere anticipi su altre operazioni commerciali. Nel 1971 le piccole imprese che hanno chiuso i battenti sono state oltre 1700. Il credito di cui abbisognano artigiani e loro consorzi, cooperative, piccole imprese è valutabile (per la parte non soddisfatta e riguardante iniziative immediate) fra i 350 ed i 500 miliardi di lire. A tanto ammonterebbe la richiesta di credito aggiuntiva, presumibilmente, nel caso che l'interesse bancario

fosse portato per questo tipo di imprese allo stesso livello praticato per le grandi. Il risultato però sarebbe molto importante sul piano dell'occupazione poichè nelle piccole imprese si ha un posto di lavoro ogni 2 milioni e 500 mila lire di investimenti: vale a dire che con 500 miliardi erogati alle piccole imprese si possono creare 200 mila posti di lavoro.

I tassi d'interesse discriminati a danno delle piccole imprese comportano dunque, come minimo, la perdita di 200 mila posti di lavoro.

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ROMA, 31 marzo
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ROMA, 15 giugno

Un attacco di inaudita gravità è stato portato dalla Confindustria ai sindacati. Il consiglio direttivo della organizzazione padronale si è riunito oggi sotto la presidenza dell'ing. Renato Lombardi ed al termine dei lavori è stato reso noto il testo di una lettera aperta indirizzata a CGIL, CISL e UIL. La lettera è stata 'poi illustrata nel pomeriggio nel corso di una conferenza stampa, alla quale il nostro giornale non era stato invitato.

La lettera prende lo spunto dalle vertenze contrattuali in corso o che si apriranno nei prossimi mesi e che riguardano il rinnovo del contratto di lavoro di oltre quattro milioni di lavoratori per rivolgere pesanti accuse ai sindacati, arrivando fino alla minaccia aperta ed all'invito ai « poteri istituzionali » ad un deciso intervento « non solo per la gravità della situazione, ma anche per le implicazioni legislative, normative e regolamentari insite in numerosi problemi pur di diretto contenuto sindacale ».

La richiesta di « regolamentare », cioè di attaccare pesantemente il diritto di sciopero è chiara e lampante. Del resto la premessa della lettera chiarisce ampiamente quale è la direzione in cui intende muoversi il padronato, in vista dello scontro contrattuale. Le centinaia di sospensioni, le rappresaglie nei confronti dei lavoratori chimici già in lotta per il contratto ne sono una testimonianza diretta.

La Confindustria inizia accusando le Federazioni sindacali del settore chimico, metalmeccanico ed edile di elaborare e presentare piattaforme rivendicative « che appaiono del tutto incompatibili con la gravità della situazione e volutamente preordinate per rendere impossibile alle rappresentanze imprenditoriali ogni serio e costruttivo confronto ». La Confindustria continua affermando che « se le aziende chimiche dovessero subire gli oneri derivanti da tali piattaforme il costo del lavoro aumenterebbe del 50-55% ».

Non vogliamo entrare nel merito di queste cifre. Vogliamo solo ricordare che già una volta il padronato — al termine dello scontro contrattuale del 1969 — fu smentito, per quanto riguarda il costo del lavoro, dallo stesso ministro del Lavoro. Cf sembra utile però ricordare, a questo proposito, che il piano per la chimica prevede

investimenti enormi e che le richieste dei sindacati si collocano nella prospettiva di un previsto forte sviluppo industriale. Ma questo il padronato preferisce far finta di ignorarlo per passare alla accusa ai sindacati ed alle aperte minacce.

Secondo la Confindustria i sindacati non avrebbero «compiutamente compresa la estrema gravità della situazione ». La lettera aperta indica poi le « conseguenze che deriverebbero da un nuovo, inconsulto e violento scontro sindacale ». Con queste parole evidentemente ci si riferisce allo scontro contrattuale del 1969, una cioè delle più grandi battaglie della classe operaia, dei lavoratori, combattuta con grande senso di responsabilità mentre, proprio da parte padronale e delle forze reazionarie e conservatrici, si tentò di tutto per creare un clima di sempre più grave tensione.

Ecco, comunque, « le conseguenze » che il padronato minaccia: disoccupazione, dissesto delle aziende o loro progressiva messa a carico della collettività, rinuncia a qualsiasi riforma, emarginazione del nostro Paese nel contesto internazionale, ripiegamento della economia italiana verso un deteriore regime di « autarchia della povertà ». La lettera poí continua con un crescendo di accuse. « Non vogliamo pensa, re — prosegue la Confindustria — che una componente così importante del nostro assetto sociale intenda consapevolmente correre una avventura così drammatica e senza ritorno. Ciò avallerebbe fra l'altro l'ipotesi che si voglia strumentalizzare la più grave crisi economica del dopoguerra, le sofferenze ed i sacrifici dell'intero popolo italiano per impostare un'azione di sovvertimento delle istituzioni democratiche e di svolta irreversibile nelle direttrici della nostra politica economica internazionale, pur positivamente sperimentate in questi anni a vantaggio di tutto il Paese ». Siamo alla vera e propria spudoratezza, come è facile intuire.

Il padronato si è reso responsabile in questi annid en a disoccupazione, del sottosalario, della emigrazione, degli squilibri del Paese, delle sofferenze, per usare le parole della Confindustria, di milioni di italiani. Non solo: il padronato italiano si è fatto e si fa portatore degli attacchi alla democrazia, alle libertà costituzionali (lo spionagsrit' , alla Fiat ne è un esempio: mentre sono stati milio-

in di lavoratori che con la loro lotta hanno impedito tentativi eversivi e reazionari. Il senso della lettera è chiaro: ricostruire quell' equilibrio, quei meccanismi di sviluppo basato sullo sfruttamento, sulla disoccupazione che ha fatto, negli anni passati, la fortuna dei padroni e che i padroni non accettano più.

Negli incontri con la Confindustria, cui la lettera aperta si richiama, i sindacati hanno ribadito le scelte di fondo di politica economica per cui si sono battuti e continueranno a battersi milioni di lavoratori. Occupazione, sviluppo del Mezzogiorno, riforme, nuova politica degli investimenti: questi i filoni fondamentali che si saldano strettamente con la richiesta di nuove condizioni di vita e di lavoro di migliaia di operai, richiesta che è al fondo delle piattaforme contrattuali.

Nella lettera aperta la Confindustria ribadisce anch'essa che i maggiori problemi sono l'occupazione. le riforme, il Mezzogiorno. Parla di « adeguata ripresa della produzione, di risorse utilizzabili, di equilibrio economico delle gestioni aziendali ».

Ma i fatti, anche di questi ultimi tempi, dimostrano che per la Confindustria si tratta solo di parole. E' proseguito infatti l'attacco all'occupazione, non si è dato alcun serio segno di voler rivolgersi verso il Mezzogiorno, non si è cessato lo « sciopero » degli investimenti, non si sono affrontati i problemi della organizzazione del lavoro.

La Confindustria, a questo punto, si rivolge al governo chiedendo di intervenire pesantemente sui problemi di « contenuto sindacale » come già abbiamo detto. E si tratta di parole che trovano rispondenza fra i ministri democristiani. Proprio oggi Silvio Gava, ministro dell'Industria parlando alla assemblea della Unioncamere ha affermato che è opportuno e pervenire ad una definizione del diritto di sciopero che distingua questa irrinunciabile conquista dei lavoratori dagli abusi e dalle degenerazioni ».

La lettera della Confindustria termina riaffermando « la volontà e il dovere di collaborare ovunque e con chiunque alla ricerca di soluzioni costruttive ». Ma è chiaro, dopo quanto è stato detto in precedenza, che la parola « collaborazione » non può che significare che la Confindustria vuole una resa incondizionata da parte dei lavoratori e dei sindacati. Si tratta di un attacco inconsulto che non può che trovare pronta risposta da parte di tutte le forze democratiche.

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ROMA, 10giugno

I dati della ragioneria dello Stato da noi pubblicati oggi, i quali dimostrano che vi è una riduzione sostanziale e voluta della spesa pubblica, hanno suscitato viva sensazione in tutti gli ambienti. Poichè è dagli investimenti pubblici che dipende in larga misura l'avanzamento di una economia moderna, per i posti di lavoro ed il potere d'acquisto qualificato che essi creano, le ripercussioni economiche del freno esercitato in sede governativa si hanno immediatamente anche a danno delle imprese private, le quali incontrano difficoltà nel vendere i prodotti utilizzando appieno gli impianti. Nei dati della ragioneria dello Stato, i quali mostrano nei primi tre mesi di quest'anno (ma riduzione della spesa per investimento a 259 miliardi rispetto ai 592 dell'analogo trimestre 1971, vi è la prova che la crisi economica è manovrata dall'alto a fini di pressione politica ed antisindacale. Vano è il tentativo del ministero del Tesoro di diminuire la portata della notizia così come ha fatto in serata con una propria nota. La nota afferma che il calcolo non deve considerarsi esatto in quanto nelle cifre relative al '71 era compresa la somma di 422 miliardi « destinata al ripiano delle gestioni mutualistiche ». Il che — aggiunge la nota — significa che, una volta sottratta questa somma, il programma di investimenti per l'anno in corso risulta maggiore di quello precedente.

Il ragionamento non regge. Infatti la spesa di 422 miliardi per ripianare le gestioni mutualistiche, è pur servita a sostenere là domanda interna effettuando pagamenti che erano dovuti (lasciando a parte — in questa sede — le critiche che debbono essere fatte e che abbiamo fatto sulla gestione dell'assistenza sanitaria). Di conseguenza la precisazione non fa altro che confermare un vero e proprio attentato statale agli investimenti. Se quest'anno, infatti, non vi era il ripianamento del deficit delle mutue, a maggior ragione potevano essere effettuati investimenti veri e propri, per sostenere la domanda interna in un momento di gravi difficoltà.

Il fatto che ciò non sia avvenuto ha aggravato la situazione a scopi ben evidenti.

La notizia che il governo ha saputo spendere soltanto 259 miliardi per investimenti, in' tre mesi, dei 3.182 stanziati nel bilancio statale di quest'anno non è il solo fatto che denuncia una precisa volontà dei gruppi dirigenti di sabotare lo sviluppo economico subordinandolo alle loro manovre politiche ed ai loro interessi. Si ha notizia che la STET, la società finanziaria pubblica che opera nel settore telefonico ed elettronico, « azionista di comando » della SIP, ha avanzato al Comitato Interministeriale della Programmazione Economica (CIPE) la richiesta di accelerare la decisione per l'aumento delle tariffe. Questa richiesta è motivata dalla affermazione di dare cor-

so al piano di investimenti della società.

I 2500 miliardi da investire in cinque anni nella introduzione dei sistemi elettronici nella rete telefonica, aveva sostenuto martedì scorso lo stesso presidente aell'IRI prof. Petrilli nella conferenza stampa annuale, non debbono essere richiesti allo Stato o alle banche ma prelevati attraverso la tariffa e un maggior « rendimento » (leggi sfruttamento) dei lavoratori. Sono rati fatti i conti: circa 80 miliardi all'anno in più verrebbero prelevati con l'aumento delle tariffe ed una cifra un po' superiore, fra 90 e 100 miliardi all'anno, verrebbe realizzata rifiutando l'assunzione diretta dei 20 mila lavoratori che operano negli appalti (i quali Installai -io circa la meta dei nuovi impianti telefonici) e la revisione dell'inquadramento. di qualifica ai dipendenti attuali della SIP.

La conseguenza di questa scelta è quella di lasciare inutilizzate grandi masse di capitali, fermi nelle banche o esportati a ll'estero, comprimendo l'occupazione ed il potere d'acquisto dei lavoratori. Infatti:

1) l'aumento delle tariffe proprio in questa fase diminuirebbe di 80 miliardi il potere d'acquisto di famiglie aziende, sottraendolo ad altri impieghi; 2) i prezzi che già aumentano ad un ritmo elevato riceverebbero un'altra spinta al rialzo dall'aumento delle tariffe poiché le imprese, i commercianti o gli uffici privati riverseranno su altri il maggior costo aprendo una reazione a catena; 3) il mancato accoglimento selle richieste dei lavoratori per l'abolizione degli appalti e l'inquadramento cofnporta un mancato incremento del loro monte salari; diretto o indiretto, di quasi 100 miliardi di lire a danno di tutta l'economia nazionale. L'investimento di 2.500 miliardi sarebbe fatto non allargando ma comprimendo la economia italiana.

In cambio i dirigenti della SIP potrebbero, in accordo con i gruppi privati, continuare a far gravare sul bilancio dell'utente telefonico tutti gli sprechi e i «favori» particolari che vogliono. Ricordiamo che decine di denunce sulle scorrettezze compiute, fatte dal nostro e da altri giornali,

non hanno ricevuto risposta. Un rendiconto al Parlamento sull'operato di questa società il cui capitale appartiene in maggioranza allo Stato è stato chiesto dai comunisti ma finora senza risultato.

Il « caso » dei telefoni chiarisce il ruolo positivo che hanno oggi le rivendicazioni dei lavoratori per tutta l'economia italiana. Si tratta di ottenere un'aumento del potere di acquisto dei lavoratori, questo non solo è necessario, ma è possibile se i grandi investimenti pubblici vengono realizzati — com'è logico -- impiegando le risorse inutilizzate, riducendo le rendite parassitarie ed utilizzandole per aumentare l'occupazione.

Anche i lavoratori chimici, che hanno attuato giovedì il primo sciopero per il contratto, pongono alla direzione politica del Paese un problema analogo: i 4500 miliardi di nuovi investimenti previsti per la chimica per i prossimi cinque anni e che, in questo caso sono già garantiti dallo Stato, avranno un risultato positiVo per l'economia italiana nella misura in cui aumentano l'occupazione e cioè i redditi del lavoratore com'è richiesto nella piattaforma contrattuale.

Le manovre a livello di governo sono dirette, da molti mesi, ad evitare questa scelta anche a costo di provocare gravi danni all'economia nazionale. L'unica cosa. che il governo ha saputo fare è rifiutare l'aumento arle 2 guato delle pensioni, indispensabile per aumentare il potere d'acquisto, ed ostacolare gli investimenti. Mentre i dirigenti dell'IRI insistono per aumentare le tariffe telefoniche ed i pedaggi autostradali (altra richiesta fatta ventilare martedì scors' dal prof. Petrilli) in un seti-re chiave — quello delle abitazioni — si insinua una mar - .a tendente a privatiz7--- stessa spesa pubblica, so,e ,..a-ndo finanziamenti e direzione effettiva alle Regioni per affidarla alla GESCAL e al gruppo irizzato ITALSTAT. I finanziamenti a disposizione delle Regioni sono insufficienti ma non è di adeguarli che si preoccupa il governo bensì di tenere anche quelli stanziati sotto il controllo della speculazione fondiaria e edilizia. -

O O 0. 9à t-a O CLa O E O O alt O O >1. O —O CL. t» a.. O O O O O e e O O O O O O O E O O O O O E IO -O Vf O 4.1 O O O O O CLI o 7,1 o O O O O O O 9.1 0.» O o O CL/ O
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