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Uniti si vince2

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Premío, salario, ferie, qualifiche, ambiente: questi i punti della piattaforma aziendale discussi nelle essemblee di reparto e ufficio. Ora...

LA PAROLA E' ALLA DIREZIONE

Il Consiglio di Fabbrica riunitosi congiuntamente con le Organizzazioni Sindacali nella giornata di matedì 18 maggio ha precisato e definito le richieste salariali e normative da porre nella piattaforma rivendicativa inviata il giorno successivo all'Assolombarda.

Esse — come è già stato reso noto — sono:

PREMIO DI PRODUZIONE: 130 mila lire;

CONSISTENTE AUMENTO DEI

SALARI E DEGLI STIPENDI;

FERIE: non conteggio del sabato nel periodo feriale;

CATEGORIE: revisione generale dell'inquadramento professionale con definito superamento della IV e V operai e della IV impiegati;

AMBIENTE DI LAVORO.

E' stata questa la riunione che ha concluso e sintetizzato una importante fase di dibattito iniziato verso la metà di aprile attraverso una serie di riunioni del Consiglio di Fabbrica e sviluppatosi poi all'inizio di maggio con le assemblee dei reparti e degli uffici.

Un dibattito che ha confermato la sua ragion d'essere nella parte-

cipazione attiva e appassionata di molti lavoratori intervenuti nelle assemblee e che ha permesso nello schietto confronto di opinioni, ricco di osservazioni, d'esigenze e d'esperienze, di fare emergere chiaramente quei problemi che sono da tempo in incubazione e che reclamano oggi una sollecita soluzione.

Ed anche se evidentemente i contenuti della piattaforma non coprono l'intero arco dei bisogni di ogni lavoratore, essi rispondono certamente alla necessità di porre da un lato con chiarezza a precisione obiettivi comuni a tutti i gruppi di lavoratori, agli operai come agli impiegati, evitando dall'altro di disperdere attraverso una piattaforma eccessivamente allargata i risultati che deriveranno dalla lotta.

Da quali esigenze muovono le nostre richieste?

1) Alla Marelli stà tramontando definitivamente la pratica degli orari lunghi ed aumenta quindi la consapevolezza nei lavoratori di quanto sia basso il salario reale, il quale poi viene ancora falcidiato dal continuo aumento del costo della vita. Il confronto inoltre con le altre aziende del- settore ci vede decisamente svantaggiati.

E' in questo quadro che si pone l'obiettivo del premio di produzione a 130 mila lire e di un consistente aumento salariale, problemi che il dibattito nelle assemblee ha posto al centro della piattaforma.

La politica della direzione aziendale nel passato ha potuto manovrare con molta facilità nei confronti delle categorie più basse che hanno uno scarso potere contrattuale, portando avanti inoltre la discriminazione all'interno delle altre categorie. Per quebto si verifica che alla Marelli il 7-8 per cento degli operai sono ancora inquadrati nella IV e nella V, mentre in altre aziende di meccanica leggera dove le mansioni sono relativamente più semplici queste categorie vanno scomparendo. Questa vertenza aziendale deve consentire dunque di completare il superamento deve categorie basse iniziato con la vertenza dell'anno scorso.

Attorno alle ferie è cresciuta la coscienza che la conquista della settimana corta deve avere un riflesso anche sul periodo feriale.

Come documentano le statistiche Nazionali sono in continuo aumento gli infortuni e le malattie

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Bollettino del Consiglio di Fabbrica della -Ercole Marelli - MAGGIO 1971
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Proseguono gli incontri con la Confindustria sulla situazione del settore elettromeccanico con l'obiettivo di garantire il posto di lavoro e la condizione lavorativa per tutti i dipendenti. In vista della trattativa del 4 giugno i sindacati hanno avanzato delle richieste precise che mettono...

Il padronato con le spalle al muro

Come è noto il 6 maggio si è svolta la seconda trattativa con la Confindustria dopo che nella prima i sindacati avevano avanzato precise richieste che si possono così riassumere: garantire il posto di lavoro nelle aziende elettromeccaniche attraverso un piano di investimenti e le opportune scelte produttive che colmino l'attuale svantaggio in cui le aziende private si trovano di fronte ai colossi stranieri e alle aziende statali e per dare una maggiore autonomia tecnologica alle imprese.

Le risposte della Confindustria sono state largamente elusive e insufficienti. Anzitutto perchè si tenta ancora di minimizzare sul reale stato di salute del settore (oggi e ancor più domani quando le concentrazioni che stanno avvenendo nelle aziende a partecipa-

zione statale daranno a queste un maggior vantaggio). Malgrado questo però il documento che la Confindustria ha consegnato ai sindacati dichiara che « è vivamente sentita la necessità di una seria programmazione strategica degli obiettivi e delle risorse del settore a livello nazionale, tale da mettere le singole aziende nella possibilità di impostare realistici piani di sviluppo della produzione e della ocgupazione ».

E più avanti: « l'esame e la previsione del futuro non possono essere effettuate autonomamente dalle aziende private al di fuori del contesto della programmazione a livello nazionale ». Più avanti ancora nel documento si dice che la situazione sfavorevole può essere superata, ma nella misura in cui il governo darà il lavoro (con la

definizione del programma dell'ENEL, con il varo di un programma generale che consenta le necessarie previsioni) ; nela misura in cui il governo difenderà le aziende attraverso misure protezionistiche contro la concorrenza straniera; nella misura in cui gli operai staranno buoni e tranquilli a lavorare senza porre nuovi problemi. Ma a questo punto — signori padroni — chi non è capace di fare il vostro mestiere?

L'atteggiamento della Confindustria è quello dunque dello scaricabarile nei confronti dei lavoratori e del governo, come se le colpe dell'attuale stato di inferiorità della nostra struttura industriale dipendesse dai lavoratori, come se non fossero stati proprio i padroni a far fallire tutte le programmazioni fino ad oggi.

IL LAVORATO RE si DIFENDE

DALLO SFRUTTA h E kir° DEI

PADRON 1 PARASSITI

IN 3.
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DALLA SECONDA

! SINDACATI RISPONDONO

lavoratori e i sindacati hanno risposto anzitutto con lo sciopero generale del settore del 14 maggio. Inoltre, per non consentire alcun margine di ambiguità alla prossima trattativa del 4 giugno, hanno inviato alla Confindustria un nuovo documento ancor più preciso. Si chiede che la Confindustria dia delle risposte concrete ed esaurienti ai seguenti punti:

1) Attraverso quali piani di investimento le aziende private ritengono di poter garantire il mantenimento degli attuali livelli di occupazione nelle aziende esistenti, e dove incrementarli?

Secondo quali indirizzi (specializzazioni produttive, introduzione di nuovi prodotti, innovazioni tecnologiche) questi piani si articolano e quali sono le conseguenze previste sui livelli di occupazione?

Come viene garantito l'adeguamento della capacità produttiva in corrispondenza col raggiungimento delle 40 ore, e quali impegni si assumono in direzione della ricerca?

Da questi punti generali discendono una serie di richieste particolari anche relative alle singole aziende, una delle quali è la richiesta di come si intende superare l'attuale crisi alle piccole costruzioni della Ercole Marelli.

A questi quesiti precisi non è consentito rispondere con formule astratte o generiche, o tirando in ballo responsabilità di altri. Si tratta di problemi fondamentali per i lavoratori perchè investono il posto di lavoro e la condizione lavorativa; e giustamente i lavoratori pretendono che il padronato assuma le sue responsabilità.

Questo non significa che al governo non ne competano altre, anche maggiori (piano di investimenti ENEL e FF.SS. - coordinamento produzioni - ricerca), ed il governo dovrà assumersele; ma questo non può essere per il padronato privato una comoda scappatoia.

LA SITUAZIONE INTERNA

Per quanto riguarda la situazione interna alla Ercole Marelil si sono avuti recentemente alcuni incontri tra direzione, commissione interna e una rappresentanza del consiglio di fabbrica relativamente alle prospettive particolarmente per le piccole costruzioni.

Da parte. della direzione si è affermato che la crisi alla p.c. permane e che si fa di tutto per « allontanare » il pericolo della cassa integrazione. La direzione ha peraltro ribadito che non si intende abbandonare questo settore, che anzi si sta cercando di potenziarlo in vario modo (progettazione di nuovi tipi di prodotti, miglioramento organizzazione vendita, introduzione di nuove macchine).

Per il momento però la direzione ritiene che avrà l'esigenza di disporre altri trasferimenti.

La situazione è questa: negli ultimi sei mesi 400 occupati in meno; quasi 200 trasferimenti e pare che non sia ancora finita. Facendo balenare la prospettiva della cassa integrazione si vuole ottenere un

nuovo gruppo di trasferimenti.

If consiglio di fabbrica assieme alle organizzazioni sindacali nei giorni scorsi ha assunto attorno a questo problema una posizione precisa: nessun trasferimento se non in una chiara prospettiva e con un quadro di riferimento graduale che offra concrete garanzie di occupazione.

Si può dire oggi che questo quadro di riferimento esista? La nostra opinione è negativa. Comunque il consiglio di fabbrica sarà convocato nei prossimi giorni per assumere una precisa posizione in merito.

Frattanto diciamo all'azienda che non siamo disposti a tollerare posizioni strumentali, tendenti a sottolinare oggi — quando abbiamo aperto la vertenza — la crisi dell'azienda. Affermiamo al .contrario la stretta connessione tra problemi di ristrutturazione e i problemi che abbiamo messo al centro della piattaforma rivendicativa. Per questo come siamo disposti a batterci per la difesa del posto di lavoro, siamo disposti a batterci per il miglioramento del salario e delle condizioni lavorative. Ora la risposta è all'azienda.

dibattito

La Il Conferenza dei metalmeccanici ha aperto la fase costituente dell'unità della categoria. li giornale dí fabbrica della Ercole Marelli ritiene importante aprire tra tutti i lavoratori il dibattito sulle scelte da compiere, sull'applicazione pratica degli orientamenti che la Conferenza si è data. Pubblichiamo in questo numero gli interventi di Martin e di Buraschi e invitiamo tutti i lavoratori a inviarci sollecitamente il loro contributo di discussione.

DOPO LA CONFERENZA DI ROMA...

Al grido: « UNITA' UNITA' » si è conclusa a Roma la 2' Conferenza Unitaria dei metalmeccanici; conferenza che, come è stato stabilito nella mozione conclusiva, apre la fase costituente dell'unità organica della categoria.

Si era aperta Sabato 6 Marzo nel palazzo dei congressi dell'EUR con la relazione a nome delle tre Segreterie Nazionali tenuta dal compagno BRUNO TRENTIN.

Al centro della relazione si ponevano in discussione i punti cruciali che, nel quadro del passaggio dalla fase di unità operativa alla fase di unità organica, si sono presentati all'attenzione del movimento operaio.

I m pro n rk che la relazione ha dato all andamento della discussione è stata tutt'altro che trionfalistica; essa ha voluto essere l'analisi approfondita dei nodi più importanti che il movimento sindacale deve sciogliere per arrivare ad una unità duratura.

Partendo dall'analisi critica della politica rivendicativa, si sono denunciate le sue carenze e si sono poste in discussione alcune proposte alternative, che si identificano in: formulare richieste su temi qualificanti, operare un maggior coordinamento della politica a livello di fabbrica in modo da non aver scollegamento fra le varie realtà d'azienda e non permettere, di conseguenza, che su motivi di

fondo che interessano il contesto generale della classe operaia si trovino solo alcune punte avanzate schierate contro l'insieme del capitalismo italiano.

Sul problema delle riforme si è detto che non è sufficiente che il discorso sia portato avanti solo dalle Confederazioni, ma i metalmeccanici, in quanto categoria che come numero e esperienze di lotta sono fra le cotegorie più avanzate se ne doveno assumere la responsabilità in prima persona.

Parte importante della relazione, della discussione, e delle conclusioni occupa il problema della politica internazionale nella quale non solo si è ribadita la solidarietà della categoria con i popoli oppressi dall'imperialismo e dal colonialismo, la condanna ai regimi fascisti che tuttora nel mondo mortificano la democrazia voluta dalle classi popolari e l'opposizione più netta ai rigurgiti delle squadracce fasciste che scorazzano in lungo e in largo la nostra penisola.

Ma si è considerato il problema anche dal punto di vista strettamente sindacale, e cioè si è ricercato una linea valida da contrapporre alla sempre crescente iniziativa di concentrazione dei vari gruppi monopolistici, concentrazioni che tentano chiaramente di limitare la libertà di contrattazione dei lavoratori.

...E' GIUNTA L'ORA DELL'UNITA'

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Sul tema dell'unità e sui modi di realizzarla si è concentrato gran parte dei lavori della Conferenza, articolando la discussione su proposte operative concrete che la relazione conteneva.

La fase costituente dell'unità si apre immediatamente per concludersi con la convocazione, entro la fine del 1971 o non oltre la primavera del 1972, del Congresso di Unificazione.

In questo periodo si dovranno realizzare esperienze unitarie a tutti i livelli e si possono riassumere in:

1) Attuazione dell'incompatibilità fra cariche politiche e sindacali a tutti i livelli dirigenziali fino alle funzioni esecutive e di coordinamento del Consiglio di fabbrica.

2) Non rielezione delle Commissioni Interne per trasferire tutte le loro funzioni ai Consigli di fabbrica.

Costituzione di organismi dirigenti unitari a tutti i livelli che però non siano la sommatoria di quelli già esistenti, ma che rispecchino la realtà della Provincia Q della Zona nelle quali vengono eletti, integrando glì stessi con delegati di fabbrica.

Rinuncia di tutte e tre le organizzazioni sindacali alla propria autonomia e conseguente impegno a prendere tutte le decisioni in sede unitaria.

Unificazione delle sedi sindacali sia di zona che provinciali che nazionali.

Elezione dei rappresentanti sindacali esclusivamente fra i delegati di reparto eletti su scheda bianca.

Questi sono i temi che in Quattro giorni di dibattito pacato ma appassionato, sono stati al centro di uno dei passi più importanti che

la categoria dei metallurgici ha compiuto in direzione dell'unità.

Dire che su questi problemi ci sia sta convergenza fin dall'inizio sarebbe dire ,una cosa non vera. Ma, proprio perchè si è andati a questo incontro per cercare gli elementi che uniscono e non quelli che dividono, attraverso quel dibattito approfondito che si è realizzato partendo dalle esigenze dei lavoratori, si è dato corso a decisoni che rappresentano il punto di partenza per la costituzione di un Sindacato all'altezza dei tempi.

Chi avesse atteso l'appuntamento di Roma per vedere la lacerazione del Movimento Operaio, ci sentiamo di affermare, è rimasto deluso.

In conclusione stiamo finalmente costruendo un, Sindacato unitario, autonomo e di classe.

I lavoratori non permetteranno che da queste posizioni si retroceda, la loro vigilanza e la loro partecipazione dovranno essere la spinta decisiva per una sempre

migliore collocazione della classe operaia.

...UNITA', MA NELLA CHIAREZZA

Sul problema dell'unità sindacale qualcuno tenta di cercare up « capro espiatorio » nell'intento di monopolizzare la politica del movimento sindacale.

Così facendo dimostra chiaramente l'incapacità a realizzare una intesa ie modo democratico, e adducendo falsi ed evasivi pretesti dimostra di concepire l'unità sindacale non come un partimonio di tutti i lavoratori, ma semplicemente come un mezzo per realizzare il potere e l'egemonia su tutto il movimento.

Queste manovre, anche se portate avanti con colpi di maggioranze, sono chiaramente scissioniste, perchè tendono alla mortificazione e alla esclusione di molti lavoratori dal processo unitario, mentre invece l'unità sindacale non può essere che un patrimonio di TUTTI i lavoratori.

E' mia radicata convinzione che l'azione unitaria dei metalmeccanici debba essere inquadrata in quella più generale di tutte le categorie in modo da conferire al processo unitario un carattere globale.

Sostenere queste tesi, non può essere considerato una manovra ritardatrice del processo, ma anzi elemento determinante di chiarificazione e di dimostrazione della volontà unitaria di tutte le componenti del movimento sindacale.

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La parola è alla Direzione

professionali. Poichè i lavoratori hanno capito il principio che “ la nocività non si paga, si elimina », è logico che in un'azienda come la Marelli vengono presentate rivendicazioni relative all'ambiente di lavoro. Questo in collegamento anche con la ristrutturazione che l'azienda porta avanti: vogliamo cioè che nel quadro degli investimenti tecnologici predisposti dall'azienda una parte considerevole sia riservata a migliorare gli ambienti e la condizione lavorativa soprattutto nella Fonderia, nella Pressyfusione, alla Costruzione Isolanti, all'Impaccatura e nel reparto Grossa Carpenteria.

Decisivo a questo proposito è mettere a punto degli idonei strumenti di intervento controllati dai lavoratori, e quindi dare applicazione all'art. 9 dello Statuto dei lavoratori.

Il Consiglio di Fabbrica ponendo queste richieste ritiene d'aver individuato le esigenze più sentite delle maestranze, i problemi più unificanti.

Altri problemi erano emersi nella discussione, come quello del cottimo. Il Consiglio non ha ritenuto d'inserirlo nella piattaforma rivendicativa per due ragioni: 1) per non disperdere su un arco troppo vasto di problemi i risultati della lotta: 2) perchè la discussione tra i lavoratori su questo problema deve consentire degli approfondimenti maggiori prima di arrivare su questo punto allo scontro con la direzione.

Stà ora a tutti i dipendenti dell'azienda — operai impiegati e tecnici — creare attorno a questi obiettivi il massimo di mobilitazione nella più salda unità per raccogliere i migliori risultati.

E' preminente nel processo unitario il raggiungimento della piena autonomia del sindacato, per cui l'attuazione del principio di incompatibilità tra cariche sindacali e cariche di partito deve essere completa e globale a tutti i livelli, senza ricorrere a compromessi che dimostrano la prevalenza di interessi partitici all'interno del movimento sindacale (anche se da molti questa tesi è considerata demagogica).

Di fondamentale importanza per l'unità dei lavoratori è, inoltre, una identità di vedute sulla funzione ed i caratteri del sindacato, sugli organismi di fabbrica e le strutture di base, e sulla collocazione internazionale del sindacato.

Il sindacato deve essere, ai vari livelli, l'unico agente contrattuale attraverso le sue strutture perchè esso solo è capace di rappresentare i lavoratori come classe, evitando ogni degenerazione corporativa o settorialistica. Ciò, peraltro, non deve significare la sottovalutazione o l'emarginazione dei nuovi organismi aziendali, quali i delegati di reparto ed i consigli di

fabbrica, che, rappresentano la ge. neralità dei lavoratori, e non sostituendo3i alle strutture del sindacato, devono essere riconosciuti dalla controparte, opportunamente regolamentati e rappresentare uno strumento di partecipazione di tutti i lavoratori alla elaborazione delle politiche del sindacato.

Le procedure di elezione e di funzionamento di questi organismi devono essere concordate in modo da assicurare ii pieno rispetto del metodo democratico e garan- 1.11111~ tire la partecipazione delle minoranze.

Ciò premesso e fermi restando i principi sopra affermati ribadiamo il nostro impegno unitario che deve essere portato avanti in stretto collegamento con i lavoratori di tutte le categorie, sì da proseguire in una funzione proficua di stimolo di chiarimento e di superamento degli ostacoli, ma vello stesso tempo senza compromettere con frettolose ed imperfette operazioni il processo omogeneo L e generale dell'unità sindacale. rr Carlo Buraschi

Sottobraccio coi fascisti

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