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milano piazza Umanitaria, 5
ANDAMENTO DELL'OCCUPAZIONE A MILANO E PROVINCIA
1971 - 1977
Note a cura dell'Ufficio Studi FLM di Milano
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milano piazza Umanitaria, 5
ANDAMENTO DELL'OCCUPAZIONE A MILANO E PROVINCIA
1971 - 1977
Note a cura dell'Ufficio Studi FLM di Milano
Il problema dell'occupazione è al centro della strategia sindacale di questi ultimi anni.
Il programma triennale ed i piani di settore che vanno definendosi da parte del Governo devono tener conto di questo aspetto, oltre che di quelli più strettamente tecnico-economici, per uscire dalla crisi.
Nei confronti delle associazioni padronali il tema del rilancio dell'occupazione sarà al centro del confronto nelle ormai imminenti scadenze contrattuali delle categorie più forti e numerose.
Per quanto riguarda i metalmeccanici riteniamo di estremo interesse, anzi strumento indispensabile di valutazione e lavoro, osservare l'andamento dell'occupazione, ed in particolare di quella metalmeccanica, negli ultimi anni nella provincia di Milano.
L'importanza del punto di osservazione balza evidente se si considera che complessivamente i lavoratori occupati nella nostra provincia rappresentano il 7,5% dell'intera occupazione nazionale e ben 1'11,2% dell'occupazione nell'industria.
La pubblicazione da parte dell'Ufficio Lavoro e Problemi Sociali del Comune di Milano dell'ultimo bollettino trimestrale (luglio 1978) sull'andamento della occupazione a Milano e provincia fornisce una
mole imponente di dati che nelle note che seguono ci siamo sforzati di analizza-re e rielaborare. Le fonti dalle quali sono stati desunti i dati delle tabelle e dei grafici qui pubblicati (INAM, Ufficio Provinciale del Lavoro, ecc.) anche se talvolta lacunose, in particolare modo per quello che riguarda l'Ufficio Provinciale del Lavoro, sono le uniche, date le gravissime carenze dell'ISTAT nel fornire dati disaggregati a livello provinciale e regionale, in grado di rappresentare situazioni ed andamenti reali del fenomeno occupazionale. Riteniamo di dover sottolineare infine l'importanza rivestita dall'analisi di serie storiche di dati che abbracciano il settennio 1971/1977 per tutti i settori di attività (agricoltura, industria, servizi), ricavate da fonti finora poco o per nulla utilizzate (INAM, ENPAS, INADEL, ecc.), che permettono valutazioni non solo sull'andamento dell'occupazione nel suo complesso ma anche sulla composizione e diverso peso dei vari settori di attività.
Si sono volutamente limitati all'indispensabile le considerazioni ed i commenti alle varie tabelle in quanto le possibilità di confronti e di valutazioni sono molte e ci è parso opportuno affidarle alla riflessione e interpretazione di ogni singolo lavoratore, delegato, dirigente sindacale.
nella tabella lb il costante aumento percentuale dei servizi (credito, addetti a servizi domestici, dipendenti statali, dipendenti Enti locali, dipendenti aziende municipalizzate) e del lavoro autonomo (commercianti e artigiani).
Il peso dell'occupazione nel settore dell'agricoltura è notoriamente irrilevante nell'area milanese (0,6% sul totale) e quindi il calo progressivo registrato in termini percentuali è in realtà irrilevante nel numero degli occupati in meno (2500 circa).
La prima considerazione è relativa alla punta massima dell'occupazione che in provincia è stata raggiunta nel 1975 con 1.554.910 lavoratori mentre l'anno successivo ha visto un calo repentino che ha riportato il dato a valori più bassi rispetto a tutto il quinquennio precedente.
Per quanto riguarda l'industria si nota un calo progressivo: dal 62,0% sul totale degli occupati nel 1971 si scende al 57,1% nel 1976. Tale calo percentuale si è realizzato a vantaggio delle attività terziarie: evidente è
Tuttavia serve a confermare la tendenza ad una costante qualificazione della nostra provincia nelle attività industriali e nel settore terziario.
Brusca è la caduta dell'occupazione nel 1976 rispetto al 1975 per il commercio che, a fronte di una riduzione della domanda causata dalla crisi, ha registrato difficoltà in molte piccole aziende e punti di vendita e contemporaneamente ha probabilmente messo in atto processi di ristrutturazione nei grossi centri commerciali con relativo ridimensionamento degli organici.
Redazione: Piazza Umanitaria n. 5 - tel. 54.68.020/1/3/4, Milano.
Direttore responsabile: Walter Galbusera.
Direttori: Donato Di Meo, Renato Luceti, Piergiorgio Tiboni.
Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 344 del 28 settembre 1971.
Spedizione in abbonamento postale - Gruppo 3°.
Come già accennato i dati relativi all'occupazione nei diversi settori industriali della nostra provincia vengono rilevati dall'Ispettorato Provinciale del Lavoro mediante un'indagine per campione che però esclude le imprese industriali con meno di 10 addetti e quelle edili con meno di cinque addetti. Pertanto, raffrontando il totale degli occupati nell'industria come rilevato dall'INAM nel 1976 con quello dell'indagine campionaria dell'Ispettorato del Lavoro, possiamo riscontrare una differenza in meno di 146.668 lavoratori, cifra che con grossa approssimazione può darci la dimensione dell'occupazione industriale nelle piccole e piccolissime aziende.
Il valore dell'indagine dell'Ispettorato del Lavoro sta, pertanto, molto di più nel permettere di definire le linee di tendenza dell'occupazione che nell'indicarne i valori assoluti.
La tabella 2 fornisce una prima serie di importanti indicazioni sull'evoluzione dell'occupazione nell'industria in generale, e nel settore metalmeccanico in particolare, dal 1971 al 1977.
In valore assoluto gli occupati nell'industria dal '71 al '77 calano di 80.142 unità (-10,5%); nel settore metalmeccanico il calo occupazionale dal 1972 al 1977 è di 29.106 unità (-9,9%).
In una situazione di flessione generalizzata dell'occupazione industriale nell'area milanese il settore metalmeccanico, che assorbe più del 43% dell'occupazione industriale e che è quindi di gran lunga il settore più rappresentativo, registra decrementi più contenuti rispetto al resto del sistema industriale, in particolare dal 1975 in avanti (tab. 2 bis).
La flessione dell'occupazione operaia nel complesso dell'industria è costante dal 1972 ad oggi con una sola parziale ripresa nel 1973 rispetto all'anno precedente: gli operai nell'industria dal 1971 al 1977 calano di 95.507 unità (-16,7%) di cui 27.492 (-11,7%) nel settore metalmeccanico.
Le operaie, che negli altri settori industriali calano di 26.672 unità (-22%) nel periodo 1971/1977, nel solo settore metalmeccanico vedono una diminuzione di 10.844 unità (-20,8%) rispetto al 1972, anno di
massima occupazione femminile nel settore. Anche nel caso dell'occupazione operaia femminile si può osservare una migliore "tenuta" occupazionale del metalmeccanico rispetto agli altri settori industriali, in misura però molto meno accentuata di quanto non sia per l'occupazione maschile. Particolarmente gravi appaiono i tassi di diminuzione dell'occupazione operaia femminile nel nostro settore registratisi nel 1976 e nel 1977, che sono stati rispettivamente del -6,6% e del -3,4°/o (a fronte di un -1,6% e un -2,8% per gli operai).
Fenomeno che merita attenzione particolare è l'evolversi dell'occupazione impiegatizia tanto nel settore metalmeccanico che nel resto dell'industria.
I I turn-over, come viene definita la mobilità naturale in azienda, (pensionamento, dimissioni, licenziamenti, ecc.) rappresenta complessivamente una possibilità di assorbimento costante di quei lavoratori che si affacciano al mondo del lavoro anche in assenza di nuovi investimenti e, quindi, di sviluppo della base industriale.
Negli ultimi tre anni invece, come si può rilevare dalla tabella 9, il rapporto entrati/usciti è stato nella nostra provincia costantemente negativo, cioè il numero dei lavoratori usciti complessivamente dalle aziende operanti nel settore dell'industria è stato superiore a quello dei nuovi assunti. Tale fenomeno si è riflesso, anche se leggermente più attenuato, nel settore metalmeccanico. Ciò è dovuto da una parte a processi di ristrutturazione dei cicli di produzione che spesso hanno portato ad investimenti in nuovi processi tecnologici automatizzati a scapito dei lavoratori occupati e, dall'altra, ad un certo restringimento della base produttiva in alcuni settori e comparti d'attività, causato dai numerosi casi di crisi di piccole, medie ma anche grandi aziende. Ma non solo: crediamo sia in atto un intento da parte del padronato non solo di razionalizzazione dell'impiego del lavoro sia manuale che intellettuale, ma anche di un maggior sfruttamento della forza-lavoro.