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etalmeccanici milano piazza Umanitaria, 5
SOMMARIO
Vertenza territoriale:
L'll settembre proseguono gli incontri tra FLM e Assolombarda
PIANI DI SETTORE
Documento conclusivo del Convegno
nazionale FLM - 24 luglio 1978
Osservazioni della Federazione
Unitaria CGIL -CISL -UIL nazionale
3 agosto 1978
Riunione dell'esecutivo della CES
Vienna 22/23 giugno 1978
Risoluzione dell'esecutivo CES sulla situazione economica
Dichiarazione CGIL -CISL -UIL sugli avvenimenti di Praga
Avviata la discussione sul rinnovo del contratto
agenzia di informazione sindacale
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ANNO VI AGOSTO 1978
della FLM milanese
VERTENZA TERRITORIALE:
L'll SETTEMBRE PROSEGUONO GLI INCONTRI TRA F.L.M. E ASSOLOMBARDA
Comunicato stampa F.L.M. Milano - 28 luglio
Si è svolto mercoledì 26 luglio, presso l'Assolombarda, l'incontro fra i rappresentanti degli industriali metalmeccanici privati milanesi e la F.L.M. provinciale.
In questo primo incontro, avvenuto dopo lo sciopero provinciale degli oltre 300 mila metalmeccanici milanesi del 28 giugno, da parte della Federmeccanica milanese sono stati illustrati alcuni dei dati di una indagine da essa effettuata fra le aziende metalmeccaniche associate (riguardante 775 aziende con circa 130 mila lavoratori) relativamente agli investimenti e all'andamento occupazionale. L'Associazione Industriale ha anche comunicato che solo 29 aziende associate sono committenti di lavoro a domicilio.
Da parte della F.L.M. si è sottolineata l'esigenza di raffrontare, per il settore metalmeccanico della provincia di Milano, i seguenti problemi:
la situazione attuale, prospettive complessive e disaggregate per comparti dal punto di vista economico, occupazionale e degli investimenti;
le aziende in crisi, i problemi della riconversione industriale e l'assicurazione di un posto di lavoro ai lavoratori colpiti, anche attraverso la mobilità interaziendale (attualmente sono oltre 2.000 i lavoratori in lotta in aziende fallite o chiuse);
il problema occupazionale in generale e iniziative concrete, per dare occupazione (anche con contratti di formazione-lavoro) ai giovani attraverso la legge 285;
i problemi dell'applicazione della legge sul lavoro a domicilio, che nell'industria metalmeccanica milanese riguardano decine di migliaia di lavoratori precari e varie centinaia di aziende;
l'applicazione del contratto nazionale di lavoro in materia di ambiente di lavoro della salute e dell'integrità psico-fisica dei lavoratori.
Dopo un ampio confronto, nel corso del quale le parti hanno esposto le rispettive posizioni sull'insieme delle problematiche e sui singoli punti, senza risultati, di comune intesa si è deciso di riconvocarsi presso l'Assolombarda dopo il periodo feriale per le ore 10 dell'i 1 settembre.
Analoghi confronti sono iniziati nelle scorse settimane presso l'Associazione Industriali di Legnano e l'API; anche con queste associazioni nuovi incontri si avranno a settembre.
L'Intersind di Milano invece non ha ancora convocato le parti, mentre l'Associazione di Monza ha preannunciato un incontro all'inizio di settembre.
Alla ripresa dell'attività postferiale nelle varie zone della F.L.M. sarà compiuto, con i Consigli di Fabbrica i lavoratori, un primo esame dell'andamento della vertenza territoriale milanese e delle future iniziative che si renderanno necessarie.
Segreteria Provinciale F.L.M. Milano
Redazione: Piazza Umanitaria n. 5 - tel. 54.68.020/1/3/4, Milano.
Direttore responsabile: Walter Galbusera.
Direttori: Donato Di Meo, Renato Luceti, Piergiorgio Tiboni.
Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 344 del 28 settembre 1971.
Spedizione in abbonamento postale - Gruppo 3°.
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PIANI DI SETTORE
DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL CONVEGNO NAZIONALE F.L.M.
24 LUGLIO 1978
L'assemblea dei delegati dei settori interessati ai piani finalizzati previsti dalla legge 675 e dei settori in fase di ristrutturazione approva la relazione di Morra e le conclusioni di Mattina sulla programmazione settoriale e sulla politica industriale del Governo.
Tale politica risulta riduttiva rispetto alle esigenze del Paese, non corrispondente alla strategia sindacale definita all'EUR ed appare fondata essenzialmente sulla riattivazione spontanea dei tradizionali meccanismi di accumulazione capitalistica sostenuta dalle spinte alla riduzione del costo del lavoro.
Questa politica ha per effetto la contrazione della base produttiva e della occupazione e si pone antagonisticamente rispetto agli obiettivi prioritari del sindacato di sviluppo del Mezzogiorno e della occupazione.
In questo quadro la F.L.M. esprime un netto dissenso rispetto alle ipotesi di sterilizzazione della contingenza e di modifica del sistema pensionistico che deve essere teso, secondo le indicazioni di merito della stessa Federazione CGIL-CISL-UIL, ad eliminare privilegi senza colpire in modo indiscriminato il salario reale dei lavoratori e il reddito dei pensionati.
Su questi problemi la F.L.M. intende assumere fino in fondo le proprie responsabilità per contribuire, anche con la mobilitazione dei lavoratori, alla battaglia complessiva del sindacato a difesa delle condizioni dei lavoratori e dei pensionati, per la occupazione e gli investimenti produttivi nel Mezzogiorno.
Nel merito dei "piani settoriali" la F.L.M. ritiene che, allo stato, gli stessi risultano una pura ricognizione generica dei settori interessati ed assumono sostanzialmente i programmi dei grandi gruppi come asse degli interventi, senza alcuna finalizzazione strategica.
Da ciò deriva essenzialmente il segno antimeridionalistico complessivo con un saldo occupazionale negativo di pesanti proporzioni. Inoltre emerge la stridente contraddizione sul terreno delle scelte politiche tra le esigenze di riconversione e di sviluppo della industria e Programmi indicati sul piano finanziario, tra mezzi necessari e quelli disponibili; infine, traspare la subalternità del ruolo delle PP.SS. rispetto alle strategie dei grandi gruppi privati nazionali e multinazionali. Questa scelta politica che esprime le contraddizioni del Governo e le posizioni del ministro dell'Industria si colloca oggettivamente a sostegno della linea della Confindustria e dei gruppi dominanti pubblici e privati che rifiutano l'avvio di una concreta politica di Pianificazione e di effettiva direzione pubblica e democratica della economia e puntano a riattivare i tradizionali e clientelari flussi di credito agevolato. Queste forze puntano a guidare una generale ristruttu-
razione dell'apparato produttivo e della occupazione ed una nuova fase della politica economica di segno conservatore e dunque arretrata rispetto alle esigenze del paese di porre mano ad un effettivo processo di riconversione dell'apparato produttivo, a modifiche strutturali della economia e della industria per una diversa collocazione del paese nel contesto internazionale e nella divisione del lavoro.
La F.L.M. considera invece di eccezionale valore e contenuto politico e fondamentale la lotta per conquistare, con una attuazione rigorosa e coerente delle leggi di piano, a partire dalla 675, l'avvio di una effettiva politica di programmazione settoriale.
La F.L.M. indica nella iniziativa politica "non contro i piani" come sostiene la Confindustria, ma per cambiare "strategia, contenuti e obiettivi" il terreno prioritario e più avanzato dello scontro di classe, sul quale sviluppare l'azione e la lotta dei lavoratori per imporre:
un profondo mutamento degli indirizzi di politica economica e industriale del governo;
una più incisiva capacità pohtica ed operativa delle regioni in direzione dei processi economici e della occupazione;
un ruolo strategico delle PP.SS. nella programmazione e nella politica industriale, teso a qualificare il proprio impegno in direzione di settori strategici della attività produttiva ed a recuperare e rilanciare una effettiva capacità di intervento per lo sviluppo industriale e la occupazione nel Mezzogiorno.
La assemblea ritiene altresì necessario riproporre alla F.L.M. e alla Federazione CGIL-CISL-UIL, la esigenza di sviluppare adeguate iniziative nei confronti del Governo per la riforma e il riassetto PP.SS.. Sulla base di tali giudizi, la F.L.M., mentre in coerenza con le proposte del direttivo della Federazione CGIL-CISLUIL decide di aprire in tempi ravvicinati il confronto con la Federmeccanica, le PP.SS., le forze politiche e la commissione interparlamentare, ritiene necessario collegare il confronto politico con il Governo — da sviluppare sulla base di precise e concrete piattaforme — ad una iniziativa più vasta capace di incidere in tutti i punti in cui si articola il processo decisionale sulla politica settoriale.
La assemblea indica la esigenza che la F.L.M. promuova fin dai primi di settembre una ampia fase di informazione e dibattito nella categoria sui piani di settore e sulla politica economica, costruendo dal basso una reale capacità di mobilitazione e di intervento dei lavoratori articolata a tutti i livelli, nel
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merito degli obiettivi sindacali di politica industriale e di occupazione.
A sostegno di tali obiettivi l'assemblea decide di effettuare nel mese di settembre una iniziativa complessiva della categoria incentrata sui settori e raccordata con le regioni meridionali, proponendo una riunione degli organismi dirigenti della F.L.M. per decidere le modalità di attuazione. L'assemblea inoltre indica alla Federazione CGIL-CISL-UIL la esigenza di realizzare un momento di confronto e di proposta dell'insieme del movimento sindacale sulla politica economica e industriale — con una assemblea dei coordinamenti nazionali di settore e delle strutture regionali della Federazione — e di coordinamento e unificazione della lotta, portando a sintesi l'articolazione già realizzata e da sviluppare nel Mezzogiorno e nell'insieme dell'industria.
Con tali scelte la F.L.M. intende collegare direttamente, con la lotta di massa, l'iniziativa sindacale sulla politica economica e industriale con il prossimo rinnovo contrattuale. La linea per i contratti deve avere nella difesa e nello sviluppo della occupazione, in particolare nel Mezzogiorno, il suo obiettivo strategico, raggiungibile con una qualificazione ed un consolidamento dei diritti sindacali di intervento sugli investimenti, sulla loro articolazione settoriale e territoriale, sul controllo del decentramento e del mercato del lavoro, su una rinnovata capacità di iniziativa, sulla organizzazione del lavoro e sull'orario di lavoro.
L'assemblea infine impegna la F.L.M. a tutti i livelli a concretizzare le decisioni politiche e organizzative definite con la conferenza di Rimini. In particolare è necessario costruire, sul piano regionale e provinciale, strutture della F.L.M. che coordinino e dirigano la politica industriale e di programmazione.
Roma 24/7/78
Osservazioni della Federazione
Unitaria CGIL - CISL - UIL nazionale
3 AGOSTO 1978
Tra il 4 e il 28 luglio 1978, la Federazione Unitaria ha ricevuto 7 dei 10 programmi finalizzati previsti dalle direttive del CIPI del 24 febbraio 1978, relativi a: Elettronica, Carta, Moda, Siderurgia, Meccanica Strumentale, Chimica, Industria, Agro-Alimentare. Non ha ancora ricevuto quelli relativi a:
sfruttamento ottimale delle fonti di energia e delle materie prime nei processi produttivi industriali;
potenziamento delle strutture organizzative per la commercializzazione all'estero dei prodotti dell'industria manifatturiera; impiantistica per il risanamento econologico ed ambientale nei processi produttivi.
I piani di settore costituiscono nelle rivendicazioni sindacali lo strumento per promuovere l'aumento dell'occupazione industriale nel Mezzogiorno e per
favorire i processi di ristrutturazione e riconversione dell'apparato produttivo esistente nel Paese. Essi, nello stesso tempo, debbono permettere una adeguata utilizzazione dell'intervento pubblico per raggiungere gli obiettivi di sviluppo dell'occupazione stabiliti anche dalla legge 675.
I piani di settore presentati dal CIPI disattendono in misura notevole queste esigenze avanzate dal Sindacato.
La Federazione Unitaria rileva la presenza, nei singoli piani, di elementi di giudizio e di azione positivi di cui non sottovaluta l'importanza e riconosce la forte limitazione di tempo e di circostanze in cui il CIPI e gli esperti hanno dovuto operare.
La Federazione Unitaria rileva inoltre come l'attività degli esperti costituisca il tentativo di passare da una gestione episodica ad una azione orientata a porre le basi per poter operare scelte razionali ed organiche di politica industriale.
Questa attività deve essere continua e sostenuta purché rivolta a far acquisire al CIPI una capacità di programmazione, in forme sia pure iniziali e incomplete, ma che tuttavia implicano la utilizzazione di tutte le risorse disponibili attraverso un metodo permanente di rilevazione e coordinamento delle conoscenze occorrenti.
I programmi finalizzati però non possono ridursi solo a una descrizione della situazione economica. La Federazione Unitaria rileva, infatti, come essi non contengano indirizzi di intervento precisi: mentre quando li contengono spesso si limitano a riflettere scelte aziendali. C'è inoltre una sottovalutazione del ruolo delle Partecipazioni Statali estremamente grave. Essi, inoltre, non contengono criteri e vincoli per la successiva utilizzazione dei fondi e non sono adeguatamente collegati in una ipotesi concreta di intersettorialità. Ciò si sarebbe potuto evitare se si fosse agito tenuto presente un quadro di riferimento programmato. Da ciò deriva la possibilità di realizzare una piena valorizzazione di una domanda intersettoriale a sostegno dei singoli piani settoriali. In conclusione, nonostante la solida base analitica che ne accompagna una parte, e che potrebbe costituire un terreno utile di confronto, non contengono conseguenti scelte precise e chiare. Si è, allo stato, di fronte al fatto che il CIPI, piuttosto che esprimere una volontà di incamminarsi su una strada di sviluppo, si è chiuso in un'ottica razionalizzatrice che prevede, per la chimica, la siderurgia ed in genere per il Mezzogiorno, solo ridimensionamenti occupazionali. D'altra parte, i programmi non considerano i problemi dell'organizzazione del lavoro, che sono invece di grande importanza almeno in tema di nocività e di esasperata parcellizzazione del lavoro e di soluzioni che portano ad elevare la professionalità. Il carattere aperto con cui da parte del CIPI si sono voluti definire i piani, più che una sfida per le Regioni, le parti sochli e il Parlamento, che debbóno esprimere una valutazione di merito su di essi, rischia di rappresentare una incapacità del Governo di operare a favore di scelte chiare e definite, che rompano rapporti di potere ed equilibri che danneggiano le potenzialità di sviluppo del Paese e più in particolare per il settore industriale.
La Federazione Unitaria considera i piani di settore come il momento fondamentale in cui si deve artico-
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lare la politica industriale e riafferma la esigenza dei piani come strumenti' permanenti di intervento della politica industriale nell'ambito di una politica economica programmata che la Federazione Unitaria ha posto alla base della sua piattaforma dell'EUR.
Per questi motivi i piani di settore devono essere inquadrati nel piano triennale dello Stato per quanto attiene:
al reperimento delle risorse finanziarie ed alla loro utilizzazione;
al loro, rapporto con il tasso di crescita della economia;
al collegamento con le leggi per il Mezzogiorno e agli interventi per l'agricoltura, l'edilizia, l'energia, i trasporti, le telecomunicazioni per poter essere tutto raccordato e finalizzato allo sviluppo dell'occupazione e del Mezzogiorno.
La Federazione Unitaria ritiene di non poter in alcun caso accettare decisioni governative in materia di erogazione dei benefici previsti dalla legge 675 che non siano legati a rigorosi criteri rispondenti alle finalità della legge, così come ritiene indispensabile collegare strettamente gli interventi per la ristrutturazione finanziaria delle imprese e per il riassetto delle Partecipazioni Statali agli elementi qualitativi che devono presiedere ai piani settoriali.
La Federazione Unitaria ribadisce, anche in sostanziale accordo con gli intendimenti con cui il Parlamento ha costruito la legge 675 per la riconversione, che nel nostro Paese, proprio per i ritardi che si registrano nel confronto della fase di sviluppo già raggiunta dagli altri Paesi industrializzati, esiste la necessità di un ampliamento della base produttiva, aziendale ed occupazionale, dell'industria; ampliamento su cui deve dimensionarsi poi il terziario in una dimensione non assistenziale ma avanzata e che deve avvenire a totale favore del Mezzogiorno.
II recupero di questo ritardo costituisce l'occasione di sviluppo che si offre da sfruttare e deve avvenire, come Più volte ribadito dal Sindacato, in quattro direzioni:
a) verso quei settori più dinamici e ad elevato contenuto tecnologico (meccanica strumentale, chimica secondaria, elettronica e informatica, metallurgia .e siderurgia fine e sofisticata, ecc.); anche capaci di assicurare la massima autonomia tecnologica del Paese di incidere qualitativamente sull'equilibrio della bilancia commerciale, attraverso il potenziamento e il coordinamento della ricerca scientifica; verso quei settori collegati alla produzione e alla utilizzazione di beni di consumo collettivi e sociali come la casa, i trasporti, ecc. (tessili, elettricità, elettrodomestici, mobilio, trasporto collettivo, ecc.); verso quei settori capaci di rispondere alla domanda di industrializzazione che proviene dai Paesi del terzo mondo e si dirige verso l'impiantistica ed il macchinario per la trasformazione delle materie prime e verso tecnologie intermedie come quelle per le produzioni tessili, alimentari, del mobilio, della meccanica leggera, ecc.;
verso quei settori collegati alla modernizzazione e sviluppo dell'agricoltura in rapporto al piano quadrifoglio (industria alimentare, fertilizzanti, macchine
agricole, ecc.) e quelli che possono maggiormente influire per un risparmio energetico.
Orientare in queste direzioni la riconversione e la ristrutturazione dell'industria permetterebbe al Paese di affrontare in maniera meno drammatica di quanto oggi accada i necessari ridimensionamenti in alcuni settori, aree e gruppi industriali; si opererebbe efficacemente per aumentare le possibilità di occupazione e, nello stesso tempo, per affrontare e risolvere la debolezza strutturale del nostro apparato produttivo e quindi affrontare alla radice la difficoltà dell'equilibrio dei nostri conti con l'estero e la carenza di servizi e beni sociali. E' in questo modo, inoltre, che si dà una risposta concreta all'inflazione.
I piani di settore costituiscono lo strumento per adeguare l'intervento nell'industria a questi obiettivi generali di sviluppo e, quindi, per dimensionare i finanziamenti rispetto a quelli negli altri settori sopra ricordati. Tutto ciò è possibile se puntuale è l'approntamento e il coordinamento della politica di programmazione (che dovrà essere espresso dal piano triennale).
Questi orientamenti complessivi del Sindacato, ed in particolare le scelte di sviluppo relative all'industria, allo stato delle cose, non sembrano recepite dal Governo. In un documento consegnato dal Ministro dell'Industria nel corso dell'incontro tra Governo e Federazione Unitaria del 10 luglio scorso, si parla infatti di 75.000 posti di lavoro in meno come effetto dell'applicazione dei piani di settore nei prossimi tre anni, mentre 280.000 posti di lavoro in più nell'industria si prevedono come effetto di nuovi finanziamenti che dovrebbero essere stanziati a favore della GEPI e per iniziative "sostitutive" e per "nuove iniziative di sviluppo" sulla 675 (legge di riconversione) e la 183 (legge per il Mezzogiorno), assolutamente non precisate o determinate.
Qualunque siano le motivazioni, sembra chiaro che questa ipotesi ha come scopo preminente il guadagnare un maggior spazio finanziario discrezionale, senza alcun riferimento al quadro delle risorse generali disponibili nel piano triennale e delle conseguenti utilizzazioni.
Se quest'ultima ipotesi è quella più probabile, l'operato del Ministero dell'Industria è fortemente censurabile. Esso invece di motivare fondatamente le proprie esigenze presenta ipotesi non documentate che possono suscitare speranze che andrebbero poi inevitabilmente deluse, creando disorientamento nell'opinione pubblica e, in ultima analisi, si risolverebbero in una operazione esclusivamente mistificante.
Rispetto all'ambito di azione della GEPI, la Federazione Unitaria ribadisce che è essenziale che essa assolva, a differenza di quanto avviene oggi, ai suoi compiti istituzionali che sono quelli di risanamento di aziende in difficoltà e di creazione di attività sostitutive per la manodopera che si rendesse così disponibile.
Più complessivamente la Federazione Unitaria è seriamente preoccupata dei provvedAenti di politici industriale che agli effetti pratici trovano attuazione e degli esiti occupazionali previsti dalle attuali elaborazioni dei piani settoriali.
La Federazione Unitaria ritiene più che mai necessaria
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una politica economica programmata orientata ad una crescita elevata e stabile come base della crescita occupazionale entro e fuori il settore industriale.
Da qui la necessità di trovare un continuo e stretto collegamento tra politica economica programmata e politica industriale.
Con questa coerenza la fiscalizzazione degli oneri sociali deve essere collocata nel quadro di un riassetto complessivo della fiscalità e di una finalizzazione dell'intervento; la ristrutturazione finanziaria dei grandi gruppi chimici deve avvenire entro scelte chiare per quanto riguarda i loro assetti proprietari e produttivi.
L'aumento dei fondi di dotazione delle Partecipazioni Statali deve essere collegato a piani di investimento e di ristrutturazione chiaramente definiti da parte delle aziende pubbliche; e non debbono aver luogo i finanziamenti chiesti al 'buio' dal Ministero dell'Industria.
Solo così si può evitare una manovra di politica industriale che si diriga indiscriminatamente e a pioggia sulle attività industriali per favorire, in ultima analisi, i grandi gruppi industriali.
La Federazione Unitaria, prima di entrare nel merito di specifiche valutazioni rispetto ai programmi finalizzati, che costituiscono un primo giudizio sui programmi finora inviati,:
riafferma la validità della scelta di programmazione settoriale in continuo collegamento con la politica programmata;
rivendica l'adeguamento dei programmi finalizzati alle osservazioni sindacali;
sollecita la consegna di tutti i piani previsti nella delibera del CIPI del 24 febbraio 1978;
si oppone alla erogazione di fondi non legati a criteri coerenti con gli obiettivi della 675;
chiede il confronto sui singoli piani.
LE INIZIATIVE
Su queste basi, e per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sopra ricordati, la Federazione Unitaria promuove una serie di iniziative, di movimento e di lotta.
La Federazione Unitaria, nel momento in cui nei termini previsti dalla 675 e per un impegno preso nei confronti del Paese invia al CIPI le proprie valutazioni in merito ai singoli piani di settore, sugli stessi richiede un confronto con il Governo.
La Federazione Unitaria, sugli stessi obiettivi, ha già richiesto un confronto con la Confindustria; l'Intersind, I'ASAP e la Confapi.
Per illustrare ed approfondire la posizione sindacale sui piani di settore si invitano le categorie e i regionali confederali a convocare assemblee su base provinciale sui luoghi di lavoro.
Per sostenere il confronto con il Governo e le controparti padronali pubbliche e private sarà definita, come deciso dal Direttivo unitario, una fase di lotte a partire dal mese di settembre, il coordinamento delle quali verrà assunto dalla Federazione Unitaria nazionale e le cui modalità verranno definite a livello regionale.
Entro il mese di Settembre è anche convocata l'assemblea nazionale dei coordinamenti di settore che avrà il compito di valutare lo stato del confronto con il Governo e con il Padronato pubblico e privato e i modi come articolarlo rispetto ai grandi gruppi industriali, alle associazioni industriali territoriali e alle Regioni.
Roma, 3/8/1978
RIUNIONE DELL'ESECUTIVO DELLA C.E.S.
VIENNA 22/23 giugno 1978
Il Comitato esecutivo ha discusso il documento di lavoro della CES riguardante la seconda Convenzione di Lomè.
L'esecutivo è del parere che la nuova convenzione ACP/CE dovrebbe indicare in modo chiaro che non deve essere considerata disgiunta dagli sforzi intrapresi per stabilire un nuovo ordine economico e sociale.
L'esecutivo ha inoltre sottolineato:
che tutti gli stati membri della CEE devono applicare il tasso di aiuto internazionale (0,7% del PIB per aiuto allo sviluppo) ed operare per un'armonizzazione più spinta dell'insieme della politica di sviluppo degli stati membri della CEE;
che i diritti umani fondamentali, i diritti sindacali e le norme di lavoro devono essere esplicitamente inclusi
nei criteri che precedono ogni impegno della convenzione;
che le parti sociali devono essere consultate regolarmente nel corso delle contrattazioni per il rinnovo della convenzione.
L'esecutivo ha adottato il progetto di presa di posizione della CES quale base delle proprie attività e per la contrattazione della convenzione di Lomè.
Il comitato esecutivo ha adottato la relazione riguardante l'obbligo di informazione per i gruppi multinazionali nei confronti dell'opinione pubblica, dei lavoratori e dei loro sindacati, nonché i loro obblighi relativi alla pubblicazione dei bilanci annuali. Tale relazione deve essere considerata come facente
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parte del programma di attività CES in materia di multinazionali.
Il Comitato esecutivo della CES ha deciso di organizzare il proprio III Congresso statutario dal 14 al 18 maggio 1979 a Monaco di Baviera.
Risoluzione dell'esecutivo C.E.S. sulla situazione economica
"Il comitato esecutivo si è congratulato con i capi di stato e di governo dei nove paesi della comunità per la decisione presa di adottare, nel corso della loro riunione del mese di luglio a Brema, una strategia comune di rilancio della economia.
Il Comitato esecutivo ha sottolineato con forza che la piena occupazione deve rappresentare l'obiettivo primo della politica di rilancio e che le altre politiche
della strategia comunitaria devono essere concepite in modo da contribuire al raggiungimento di tale obiettivo.
La politica economica comunitaria deve dimostrare la volontà di tutti i governi di costruire una nuova era socio-economica che permetta il raggiungimento della piena occupazione.
L'esecutivo della CES, che ha discusso le politiche dell'occupazione, monetaria, economica e commerciale, presenterà le proprie rivendicazioni ai capi di stato e di governo in occasione del vertice di Brema". Nel corso del vertice mondiale che avrà luogo a Bonn nei giorni 16 e 17 luglio, la CES sosterrà tali rivendicazioni per giungere ad una migliore situazione dell'occupazione.
Le decisioni adottate da questi due vertici saranno certamente oggetto di discussione nel corso di una prossima riunione tripartita delle comunità.
Il comitato esecutivo sottolinea inoltre positivamente la decisione adottata dal comitato dei ministri del consiglio d'Europa, di indire nel corso del primo trimestre 1979, una conferenza tripartita.
Dichiarazione della CGIL CISL UIL sugli avvenimenti di Praga
Roma 19 agosto 1978
Dieci anni sono trascorsi da quando le truppe del Patto di Varsavia, con la sola eccezione della Romania, ponevano fine con la forza al processo di rinnovamento politico, sociale, economico che si stava sviluppando in Cecoslovacchia.
reazione del movimento sindacale italiano fu allora e resta li dura condanna.
._..a democratizzazione della vita politica, lo sviluppo della Partecipazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze sindacali a tutti i livelli, la restaurazione delle libertà individuali , e il rifiorire del pluralismo delle idee, pur restando nel quadro del sistema economico e sociale esistente in Cecoslovacchia, costituivano un'esperienza viva ed originale che avrebbe potuto, qualora non fosse stata stroncata con la forza delle armi, avere un significato ed una portata ben al di là dei confini entro i quali si era espressa. Non per nulla tutto il movimento Operaio internazionale guardò con grande partecipazione e profondo interesse politico alla Primavera di Praga. La sdegnata protesta contro la repressione di questo tentativo ed i valori che esso rappresentava avrebbe dovuto essere un'occasione di meditazione ed un monito solenne per i dirigenti sindacali e politici cecoslovacchi. Così come è stata un punto di riferimento e di riflessione per l'insieme del movimento operaio e sindacale internazionale. La federazione CGIL-CISL-UIL considera quindi estremamente grave che i dirigenti politici e sindacali subentrati a quelli espressi legittimamente dal popolo e dai lavoratori cecoslovacchi nella primavera del 1968 non ne abbiano tenuto alcun
conto e che, al contrario, una dura repressione abbia colpito e colpisca i tentativi compiuti da intellettuali, semplici cittadini e lavoratori, di affermare libertà previste non solo dalla stessa Costituzione cecoslovacca, ma anche dagli accordi solennemente sottoscritti ad Helsinki. Inoltre i diritti acquisiti dai lavoratori attraverso la costituzione dei consigli operai e la democratizzazione dei sindacati vengono sistematicamente disattesi e numerosi lavoratori hanno perso il posto per averli sostenuti.
La federazione CGIL-CISL-UIL ribadisce, quindi, in questa occasione, il proprio impegno a sostenere in tutte le sedi nazionali e internazionali, i principi universali di libertà, di democrazia, di partecipazione dei lavoratori alla direzione della società, cui si era ispirata anche la Primavera cecoslovacca, e a sostenere in concreto la loro applicazione in Cecoslovacchia e in ogni altro Paese in cui siano negati o limitati.
Questo impegno intende dirigersi soprattutto nei confronti dei lavoratori cecoslovacchi cui i lavoratori italiani sono legati dalla comune partecipazione alla lotta contro il nazifascismo, per la libertà e la democrazia in Europa, e da una profonda solidarietà di classe. La Federazione CGIL, CISL e UIL esprime la propria solidarietà con i lavoratori colpiti da misure repressive a causa delle loro idee in Cecoslovacchia, e decide di assumere nelle prossime settimane le iniziative opportune per diffondere l'informazione tra i lavoratori e concretizzare la sua solidarietà coerentemente con i principi internazionalistici cui si ispira la sua azione.
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Avviata la discussione sul rinnovo del contratto
15/17 giugno - RIMINI: CONFERENZA NAZIONALE DELLA F.L.M.
6/7 /8 luglio - SEMINARIO NAZIONALE F.L.M. AL CIOCCO
Commissioni nazionali incaricate di approfondire i singoli temi
Prima parte del C.C.N.L.
Agostini Italia
Amelio Laveto
Buzzigoli Loda
Gamba Luceti
Guarino Mazzone
I mberti Mazzetti
Marabese
Mecozzi
Pirani
Pugliese
Tamburini
Inquadramento unico salario
Alvisi
Angeletti
Bon
Bruno
Cerlini
Orario di lavoro
Agrillo
Barba gallo
Beretta
Bizoglio
Binochini
Degli Esposti
Caputo
Damiano
Fanzaga
Lucchesi
Manetta
Chinassi
Massaro
Palma
Pesce
Piva
Marchiani
Morini
Pedò
Tapparo
Tiboni
Pizzinato
Serafino
Stoppini
Torreggiani
Virgili
5 settembre - RIUNIONE DELLE SUDDETTE COMMISSIONI
6/7 settembre - RIUNIONE DELLA SEGRETERIA NAZIONALE F.L.M.
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