Fed. Regionale
CGIL-CISL-UIL
Lombardia
Coord. Energia:
F.L.M.-Chimici, Filcea, Federner, F.L.E., Ricercati
Nucleari, UILPEM
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Fed. Regionale
CGIL-CISL-UIL
Lombardia
Coord. Energia:
F.L.M.-Chimici, Filcea, Federner, F.L.E., Ricercati
Nucleari, UILPEM
* no ai colpi di mano ministeriali
*no alle decisioni frammentarie sul piano no alla riduzione dei livelli occupazionali no alle ristrutturazioni striscianti no agli aumenti tariffari
MARTEDI' 10 FEB. p.v.
durante la mattinata con
MAN IFESTAZ ION E in VIA CARDUCCI 1/3
si alla discussione parlamentare del piano
si all'addozione completa del piano
si allo sviluppo occupazionale
I> si al pieno utilizzo delle risorse
si ai finanziamenti democratici del piano
BOLLETTINO COORDINAMENTO REGIONALE LOMB. SETT. ENERGIA FEBBRAIO 1976Da questo numero, sulla vertenza interver= ranno diverse "voci", che preciseranno come la stessa procede ed é vista nelle diverse realtà del movimento:
SEGRETARIO PROVINCIALE DELLA F.L.E. MILANESEIl piano energetico di Donat Cattin, isolato tentativo di programmazione da troppo tempo a questa parte, è rimasto un documento di "buone intenzioni" e già come tale era stato anche troppo apprezzato. Esso contiene alcuni elementi fortemente negativi in merito almeno a due questioni.
Prima questione: il piano prevede il finanziamento a carico pressocchè totale del cittadino utente travolgndo vessatoriamente la tariffa conquistata con l'azione del dicembre 74. Seconda questione: il metodo di approvazione a stralcio del piano (il giallo del CIPE) ri dà fiato alle polemiche degli industriali tagliati fuori, fa scontrare frontalmente le clientele di un ministro,(quello dell'Industria)con le clientele di un altro (quello delle PP.SS.), scopre improvvisa urgenza di chi, nel Governo e sull'energia, non si era mai mosso; dietro queste scorie polemiche, questo metodo che di fatto esclude il Parlamento e impedisce così i giusti emendamenti che, in materia ad esempio di fonti alternative, di piano di raccordo, ruolo dell'ENEL si sarebbero senza dubbio manifestati. La sopraggiunta crisi di governo, ora è chiaro, non cambia affatto anche nel settore dell'energia i connotati di una situazione precaria, ma li aggrava ulteriormente. Anzi diventa motivato il sospetto di chi, come taluni nel sindacato, consideravano il piano di Dant Cattin un documento con provocazioni tali che lo facessero respingere, addebitando ai criticile responsa bilità del rifiuto d4 affrontare in termini operativi la crisi energetica. I lavoratori si trovano ora di fronte a una fase comunque diversa del confronto sull'energia. Il Governo aveva legato le sorti del piano di Donat Cattin a quel programma a medio termine nel quale lo stesso Governo è poi inciampato. In prospettiva esiste il pericolo che tutto, dalla energia al-Mezzogiorno, svansica come il progetto 80, il piano Pierracini di passate legislazioni, ma nell'immediato esiste il pericolo che ci siano accordi sulle formule di gover no per uscire dalla crisi di governo e non confronti di forze politiche e sociali per dare soluzione ai pròblemi reali come quello appunto dell'energia.
Ecco allora, come ai lavoratori, agli elettrici in particolare, ai quali come agli elettro meccanici, ricercatori e petrolieri, va ascritto il merito almeno di aver strappato un pia no si richiede di trarre dagli sviluppi di questa situazione alcuni effetti realmente anti Crisi. Ecco allora come sul problema dell'energia, uno dei cardini delle prospettive occu-pazionali di grandi masse, bisogna che si misurino le forze che escono con una formula dall'attuale crisi di Governo o, al peggio, si misurino le forze che vanno ad un eventuale con fronto elettorale. Questo è la rilevanza politica che assume oggi la vertenza energia. Anche per questi motivi, pure nel sindacato ci sono stati vuoti di iniziative ed incomprensioni. Le prudenze unitarie, per chiamare diplomaticamente le mancanze di autonomie da posi zioni di governo registrate ancora nei sindacati elettrici antiunitari non aiutano certo là continuità di una vertenza che abbiamo detto politica, e sono, per i lavoratori, elemento di demoralizzazione.
C'è-però un altro motivo che tutto interno al sindacato che lotta, non permette un decollo completo della vertenza: la carente immediatezza della stessa. In un contratto, ad esempio tutto è chiaro; chiro l'oggetto del contendere, chiaro il ruolo della controparte, chiaro è il 'nostro ruolo del sindacato. Esiste una tradizione una esperienza, una capacità dirigente nostra.
Nella vertenza energia i tempi non sono consueti, articolate le controparti, articolati noi stessi, la problematica sfuggente, tutto ciò appanna la capacità dirigente anche di un sindacato di classe. Un elemento per dare immediatezza già con la lotta del IO febbraio è allo ra quello di richiamare le controparti alle loro responsabilità ; è vergognoso che su questo problema l'ENEL taccia o sfugga, il ministro competente (ma chi poi rappresenta) sordo o au toritario, il Parlamento inutile, aggirato, svuotato!.
segue a pag. 7.
La delibera del CIPE del 23 dicembre 1975 sembra avere approvato "il piano operativo quinquennale elaborato dall'ENEL ed esposto nel capitolo 3° del piano energetico". Tale delibera (sulla cui stessa natura, cioè sul suo carattere più o meno vincolante, il Governo deve un chiarimento) avrebbe, pertanto, stralciato dal programma a suo tempo presentato dal Ministro dell'Industria la parte relativa al solo programma elettrico. Risultano indecise tutte le altre questioni di politica energetica quali i problemi della regolamentazione del mercato degli idrocarburi e della ristrutturazione del comparto petrolifero, quelli della ricerca nucleare, quelli relativi al ciclo del combustibile, quelli concernenti il risparmio dell'energia e le fonti energetiche complementari (energia solare, geotermia, energia dai rifiuti solidi e dal carbone del Sulcis), quelli infine di una politica dei prezzi e delle tariffe nel settore e il ruolo delle PP.SS. (e dell'ENI in particolare) nel campo della politica di approvvigionamento delle materie prime energetiche (petrolio, metano, uranio).
In questa situazione ogni politica programmatica nel settore viene di fatto meno. Le spinte corporative e gli interessi di categoria e di gruppo sembrano prevalere, insieme alla logica della lottizzazione del potere.
Rimangono del piano soltanto le intenzioni di spesa e la prospettiva di acquisire tecnologia e produzioni americane, usando il denaro pubblico del fondo di dotazione e l'aumento automatico e massiccio delle tariffe elettriche.
Di fronte a questi fatti le Organizzazioni sindacali dei lavoratori ribadiscono la necessità di varare un programma energetico globale, articolato e coerente, (per il quale il documento presentato dal Ministro dell'Industria costitùisce un punto di partenza). In questa ottica, per le OO.SS. non è accettabile l'impostazione della delibera del CIPE del 23 dicembre scorso perchè, rendendone esecutiva una parte soltanto, spezza l'unità del piano energetico che assume un carattere di fatto solo elettronucleare mentre, attribuisce all'ENEL un potere che deve spettare alle Autorità della Programmazione.
Vanno dunque immediatamente rese esecutive le commesse per le prime quattro centrali nucleari, va rapidamente attuata la legge 880 per la costruzione delle centrali termiche convenzionali, va garantita l'utilizzazione delle fonti di energia interne con particolare riferimento al carbone sardo e, intanto, va portato immediatamente in Parlamento il progetto di piano energetico nella sua intera portata.
Il sindacato, infatti ritiene indifferibile, ormai, la definizione da parte del Governo e del Parlamento di una politica energetica che nel medio termine ridimensioni l'attuale pressochè totale dipendenza del Paese dal petrolio(e dalle compagnie petrolifere internazionali) e favorisca contestualmente - attraverso l'acquisizione di nuove tecnologie e Lin maggiore impulso alla ricerca applicata - la diversificazione delle fonti energetiche complementari e alternative fra cui il sindacato considera preminente, ma non unica quella nucleare.
PIÙ in particolare il piano rivendicato dalle 00.SS. dei lavoratori deve essere:
pienamente operante anche nel settore petrolifero; credibile sotto il profilo finanziario, dei fabbisogni energetici e dei tempi di realizzazione e messa in esercizio delle centrali núcleari;
diretto a razionalizzare i consumi e a risparmiare energia, nel quadro di una modifica qualificata del modello di sviluppo; immediatamente operativo, in modo da produrre pronti effetti sul piano produttivo, occupazionale e della politica degli approvvigionamenti; dotato di strumenti legislativi adeguati.
Più In particolare in ordine ai problemi relativi agli idrocarburi, le 00.SS. ribadiscono le seguenti rivendicazioni: l'instaurazione di nuovi rapporti di scambio ("accordo di sviluppo") con i Paesi produttori dl petrolio e di metano al fine di garantire un flusso adeguato di risorse energetiche e, al contempo, l'equilibrio della bilancia dei pagamenti; uno stretto controllo sulla attività delle compagnie petrolifere multinazionali e dei raffinatori privati italiani; un maggiore controllo sull'ENI e il rafforzamento del suo ruolo nel settore che non metta in pericolo il carattere integrato delle attività produttive dell'Ente di stato; una politica dei prezzi, non subordinata al principio del floor price e allineata ai costi reali e non a quelli spesso fittizz i , denunciati dalle imprese petrolifere; la riorganizzazione e razionalizzazione dell'intero comparto che salvaguardi comunque l'occupazione complessiva; una politica mineraria nazionale (idrocarburi, uranio, carbone) che punti al massimo utilizzo delle risorse interne già individuate, alla accelerazione della ricerca in atto e da iniziare e, per quanto concerne il carbone, alla costituzione immediata di un ente di gestione delle miniere.
In ordine Invece ai problemi dell'energia elettr.Ja vanno ricordate: le richieste di un programma termico convenzionale aggiuntivo di 2.000 MWe per coprire i presumib:li fabbisogni di energia elettrica per gli anni '81-'82-'83-'84; la richiesta di una carta nazionale dei siti tecnicamente valida; un piano finanziario fondato su una puntuale analisi dei costi delle singole centrali e correlato agli effettivi tempi tecnici di realizzazione e messa in esercizio delle centrali elettronucleari, nonchè ai fabbisogni energetici fondatamente prevedibili per il prossimo decennio; l'indicazione degli strumenti necessari per realizzare una "gestione attiva delle licenze" e la fissazione dei
tempi sufficienti a permettere un graduale sviluppo e qualificazione della base produttiva dell'industria elettromeccanica pesante soprattutto tramite la ricerca; una politica di collaborazione europea nel campo delle nuove fonti di energia; il decentramento dell'ENEL e l'adeguamento della rete distributiva; il controllo degli autoproduttori di energia elettrica ed il loro coordinamento con la produzione elettrica dell'ENEL; l'adeguamento del piano quinquennale del CNEN agli obiettivi qui indicati.
Le 00.SS. riconfermano, infine, l'urgenza di costituire un organo che accentri le funzioni attualmente disperse fra numerosi Ministeri e coordini l'attività degli enti e degli operatori del settore. A questo proposito le 00.SS. ritengono necessario che tale organo abbia carattere collegiale e non sia fornito di poteri politici di competenza del Governo e del Parlamento, il quale ultimo deve provvedere a meglio espletare le proprie funzioni di indirizzo e di controllo tramite la costituzione di una Comraissione interparlamentare per i problemi energetici.
E' alla luce di queste richieste, delle rivendicazioni presentate sulle tariffe elettriche e sui prezzi del metano, nonchè delle altre esigenze espresse nei documenti a suo tempo presentati al Governo e al Parlamento (e confermate al Convegno di Ariccia) che il sindacato ha esaminato e criticato la proposta di piano energetico presentata dal Ministro dell'Industria, ha deciso di aprire su di esso il confronto con le forze politiche democratiche, gli organi regionali ed il padronato, nonchè ha fissato per il 10 febbraio prossimo una giornata di mobilitazione e di lotta nel settore secondo quanto deciso nel recente Convegno di Ariccia.
Roma, 21 gennaio 1976
il coordinamento regionale lombardo del l'energia riunitosi il 26.1.76, alla presenza del Segreta io confederale Sergio Garavini ha esaminato la situazione elativa al piano energetico anche in considerazione del le recenti misure valutarie, prese dal Governo che hanno ulteriormente messo in luce la gravità della crisi più gene ,-ale attualmente in atto nel nostro Paese. Le misure valu carie, se non accompagnate da profonde Ãcelte, da attuarsi anche e soprattutto nel settore energetico, come da tempo indicate dall'intero"Movimento sindacale, rischiano di tra ,ursi in rialzo generale dei prezzi, in una ripresa dramma ,ica dell'inflazione con la conseguente riproposizione dei vecchi meccanismi di sviluppo. In questo quadro, il coordina mento regionale lombardo ritiene positiva la decisione della Federazione nazionale CGIL-CISL-UIL di proclamare per il 10 febbraio una giornata di lotta attorno ai problemi ener getici come risposta anche sul piano generale, che si affia nca cosi alla giornata del 6 febbraio. Questa decisione dimostra anche come il Movimento sindacale sappia ripropor re, in questo difficile momento, l'intreccio delle verten ze per un rilancio e un nuovo sviluppo produttivo definito con le vertenze di Rimini e gli attuali rinnovi contrattua li. Nel settore energetico le scelte che vanno delineandosi a livello generale possono avere gravi conseguenze sull'approvvigionamento delle materie prime, sui loro prezzi, sui livelli delle tariffe elettriche, sulla salvaguardia dei livelli occupazionali delle industrie elettriche e sul grado di autonomia tecnologica, mentre non si pongono verso il recupero degli squilibri attualmente esistenti nel campo della distribuzione energetica.
Pertanto il 10 febbraio a Milano si terrà una grande manifestazione, b in concomitanza con quelle che si terranno a Genova, Roma e Napoli a cui z parteciperanno elettromeccanici, elettrici, lavoratori del settore petro- P lifero e ricercatori per riproporre con forza gli obiettivi che in mate- p ria energetica sono stati già espressi da tempo al Governo. d
A livello regionale si terrà , entro breve tempo, un convegno sindacale d sul problema petrolifero, si andrà ad un ulteriore confronto con le for- Q Q ze politiche, partecipando, fra l'altro, al convegno per le localizzazio- d ni sull'asta del Po promosso dalle regioni. t
li prossimo coordinamento prenderà in esame la situazione aziendale pre- d sente nel settore, con particolare riferimento alle industrie elettromec- c caniche.
E' vergognoso perchè così si ufficializza che le controparti non sono al tavolo delle tratta tive, i potenti del petrolio e dell'elettromeccanica, non contrattano, ci mandano Enti pubblici e ministri a rappresentarli al tavolo. Se ha queste caratteristiche la lotta che ci im pegna il giorno IO p.v:, dopo la settima di lotta e la manifestazione alla Breda, è un momeD to di una vertenza di lungo termine parallela a quella dei contratti, ma non legata alle medesime scadenze e conclusioni.
Di questo bisogna'essere convinti. Abbiamo infine bisogna di una grande fiducia. Non da tutle le crisi il movimento operaio esce sconfitto. Se nella sfida dì oggi, se in questa duris— sima aggressione l'organizzazione tiene e con grinta sa ribattere colpo su colpo si può usci re anche con un cambiato rapporto di forza.
Il compito gravoso della classe operaia è quello oggi dì salvare sè stessa e il Paese per es sere più dirigente e meno subalterna e una parte, minima se si vuole di questo ruolo va asse guata anche con la vertenza energia ai lavoratori elettrici. A loro, a questo comparto del movimento in lotta, un compito particolare: quello,di risollevare dal fango quella bandiera della nazionalizzazione che dirigenti all'interno e forze della conservazione all'esterno vi hanno scaraventato.
La prospettiva nel contratto e nello.sciopero del IO p.v. è quella allora di fare dell'Ente, uno strumento per lo sviluppo del Paese e non più un agente del capitalismo monopolistico di stato congeniale alla crisi e compare dei liquidatori di fabbrica.
Questo è il momento di operare nell'ENEL per recuperare l'Ente e per far "crescere e formarsi una nuova generazioni di dirigenti democratici, capaci, efficenti ed onesti. * * * * *
E' immediatamente necessario qui richiamare che la vertenza energia non è avulsa e staccata dalle lotte contrattuali e non è fuori galla stessa crisi di governo. Infatti siamo al centro e non casuale di una crisi politicgArmai tutti sanno determinata dalla precarietà dei Provvedimenti economici (così detto piano a medio termine) di segno contrario rispetto a quelli indicati e rivendicati dal movimento sindacale. Quindi la ripresa dell'iniziativa sindacale nel settore energia contestualmente alla lotta contrattuale, mira, attraverso ob biettivi specifici, a modificare la politica economica del governo per indirizzarla a svi: luppare quei settori chiave e di prospettiva che, non solo salvaguardino i livelli occupazionali, ma ne permettano la loro espansione contrastando così il disegno in atto di semPlice restaurazione del vecchio meccanismo di sviluppo.
Pertanto la vertenza energia è rivendicata in un contesto di politica economica ritenuta dal sindacato come essenziale per uscire dalla crisi economica e dalla stessa attuale crisi di governo.
Questo è nella sostanza il significato di fondo del rilancio della vertenza energia anche se dobbiamo aggiungere che-il lungo trascinarsi stancamente della vertenza, dopo un passato di fasi alterne di alti e di bassi, dopo i diversi incontri con il governo a fronte del fatto che il piano preso in esame dal CIPE non ha accolto minimamente le nostre proposte di mo difica al piano stesso e che il sindacato quindi è stato pressochè uditore inutile - qual -. Che legittimo interrogativo si one circa il senso ed il significato della ripresa dell'iniziativa sindacale in questo settore. Anche se giustamente deve essere messo in evidenza che l'avere oggi un piano che regola l'intera materia energetica non è il frutto dell'intraprendenza e della solerzia della burocrazia ministeriale, ma il risultato della pressione e delle lotte dei lavoratori, tuttavia è però necessario recuperare tutte le incertezze e i ritardi che hanno caratterizzato il passato e passare dalla fase degli incontri a quella del la vertenza vera e propria.
Pertanto lo sciopero a carattere nazionale del IO febbraio non può solamente essere vissuto come il punto di arrivo di una fase, ma deve essere il punto di partenza della fase decisiva Per la positiva conclusione della vertenza.
Quindi, partendo dal modo con cui il CIPE ha approvato il piano energetico si devono riproporre nella loro piena validità e chiarezza gli obbiettivi da tempo avanzati dal movimento sindacale:
innanzitutto deve essere chiaro il nostro NO al metodo adottato dal CIPE (al di là dei moltissimi subbi circa la sua effettiva decisione) cioè è necessario ribaltare la politica della spartizione di competenze, perchè questa linea spezza la logica fondamentale, organica e programmatica del piano caratteristica essenziale per ricondurre ad unità le contraddizioni che vi sono in campo energetico, per controllare i grossi interessi che sono all'interno di questo "affare del secolo".
Chiediamo inoltre l'avvio dei lavori per le quattro centrali nucleari già decise, il completamento della legge 880 con la costruzione delle centrali termoelettriche mancanti, il varo di un piano aggiuntivo di centrali tradizionali previo esame più credibile dei reali fabbisogni di energia rispetto a quelli contradditori forniti dai diversi Enti.
Queste prime decisioni rispondono da una parte a far fronte all'immediato fabbisogno di ener gia del Paese, e dall'altra, attraverso il pieno utilizzo di tutte le capacità produttive dell'industria manifatturiera del Paese a salvaguardare i livelli occupazionali paraddossalmente minacciati anche in questo settore che da tutti è ritenuto di grandi prospettive.
Fatte queste prime scelte bisogna riportare in Parlmento, sede più pertinente ed in grado di sciogliere tutti i nodi ancora irrisolti di questa aggrovigliata matassa del piano energetico: ruolo dell'ENEL, ENI e CNEN; mezzi finanziari; carta nazionale degli insediamenti delle centrali; fonti alternative di energia; scelta delle filiere; autorità di programmazione. Queste sono le scelte di fondo che devono essere fatte se vogliamo realmente operare quel salto di qualità sul piano dell'autonomia tecnologica dell'industria manifatturiera,della porogettazione e della ricerca.
Come viene in evidenza, queste scelte per le loro implicanze, le conseguenze e la portata ne cessÃtano di ben altre decisioni di quelle generiche ed incerte del CIPE, ma devono vedere interessati e coinvolti tutti i centri politici del Paese e tutto il movimento sindacale. Per dare evidenza politica a questo programma, per sostenere questa importante batttaglia è necessario che a partire dallo sciopero nazionale del IO p.v. si sviluppi una lotta senza so luzioni di continuità con momenti di unificazione all'interno del movimento.
E' inoltre necessario che la fabbrica ridiventi il punto centrale della lotta per contrastare la ristrutturazione in atto. E' pure indispensabile andare rapidamente, prima dei previsti incontri con i gruppi parlamentari del Senato e della Camera ad un confronto, anche a li vello locale, con i partiti politici per una franca verifica sulle posizioni che sappiamo di verse da quelle del sindacato relativamente a talune importanti questioni.
Ed infine il rilancio di questa vertenza deve trovare nei coordinamenti nazionali e regionali il centro dell'iniziativa sindacale, affidando ad essi tutte le prerogative decisionali di gestione della vertenza e della lotta.