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in cui alcune lotte operaie trovino uno sboc co positivo, nel negare la funzione del sindacato come organizzazione storica della classe lavoratrice.
Certo è ben lungi da noi il pensare che l'at tuale Governo, del quale fanno anche partè partiti e forze decisamente ostili alla politica delle riforme e di conseguenzaall'eman cipazione e al progresso della classe lavoratrice, intervenisse nella qiiestione senza la nostra lotta e la nostra mobilitazione.
Infatti non abbiamo mai reclamato unicamen te la solidarietà degli altri lavoratori, dei partiti, degli Enti locali, ma soprattutto la loro partecipazione concreta e attiva alla nostra lotta, sui temi che questa proponeva.
L'ampia documentazione in nostro possesso non lasciava dubbi sulla natura dell'attacco che il padrone portava in fabbrica. Meoni rappresentava per la Confindustria una delle migliori carte da giocare contro i lavoratori*e le loro conquiste contrattuali e contro la lotta per le riforme.
Ecco perchè la nostra lotta è la lotta di tut ti, abbiamo quindi chiamato lavoratori, studenti, cittadini a parteciparvi.
Bollettino a cura dei Consigli di Fabbrica della Lesa
ABBIAMO VINTO UNA BATTAGLIA -LA LOTTA CONTINUA-RAFFORZARE L'UNITA' E L'ORGANIZZAZIONE PER UN DIVERSO SVILUPPO PRODUTTIVO.
Decine e decine di milioni frutto di sottoscrizioni nelle fabbriche ci hanno permesso di resistere, delegazioni di cittadini e di C. I. I in Prefettura, scioperi e manifesta zioni di solidarietà, ordini del giorno in no stro favore e di condanna della Direzione votati all'unanimità al Consiglio Comunale di Milano, alla Provincia , alla Regione e in decine e decine di Comuni della Lombar dia. Forti di questo vasto fronte unitario e partecipe alla lotta siamo andati agli incentri governativi. Sterili e inconsistenti le posizioni della Direzione e della Confindustria avanzate in sede ministeriale, basa te sulle richieste del prestito e dei licenziamenti senza nessuna garanzia di prospet tiva per l'azienda, valide e documentate le nostre posizioni che si rifacevano oltre che al diritto al lavoro sancito dalla Costituzione, ai risultati delle Commissioni di Studio che fornivano valide alternative alle scelte padronali.
Così abbiamo vinto la prima fase di una lotta dura non priva di provocazioni: il criminale tentativo incendario di una canaglia del M. S. I. a Saronno; l'aggressione e il pestaggio ai danni di un giovane attivista del P. C. I. in Corso XXII Marzo che distribuiva nostri volantini operata da una cinquantina di teppisti della vicina sede del M. S. I.; lo sgombero degli stabilimenti operato dalla polizia, puntello e strumento di un sistema che non può dare al lavoratore serenità e sicurezza.
La lotta continua.
Con il ritiro degli 801 licenziamenti e la garanzia dell'intervento governativo si è conclusa una prima fase della lotta.
La: sconfitta e lo smacco .per padroni e Confindustria sono pesanti; per la prima volta un prestito governativo viene concesso ad una azienda previo cambio del gruppo dirigente che i lavoratori hanno dimostrato essere incapace e totalmente asservito alle scelte del padrone.
Proprio per queste la nostra vigilanza e la nostra organizzazione in fabbrica devono rafforzarsi.
Questi primi giorni di lavoro dimostrano che l'attuale direzione non ha del tutto abbandonato i suoi piani e le sue manovre.
Nulla si è fatto per riorganizzare la rete di vendita, non si sono assunti piazzisti
per la collocazione degli elettrodomestici, fonovalige e registratori. Questo può signi ficare che si intende riproporre a chi suben trerà alla direzione dell'azienda un piano — sia pur modificato ma identico nella sostan za a quello per ora accantonato cercando di dimostrare che esiste realmente una crisi di mercato.
A tutto ciò noi opponiamo la forza della nostra unità organizzata nel sindacato, e maturata nella lotta (unica garanzia per impor re scelte a noi favorevoli).
Per noi lavoratori della Lesa l'esperienza dell'occupazione è stata una scuola nella quale abbiamo compreso nel loro pieno significato le parole UNITA' E LOTTA DI CLASSE, la lotta di coloro che sono uniti, compagni dalle stesse condizioni di sfruttati. Si è avuto conferma di ciò con un aumento nelle iscrizioni aI sindacato del 100% (stabilimento di Milano).
A bbiamo salvato il posto di lavoro e il futuro dell'azienda la quale detiene ancora però il primato dei salari e degli stipendi più bassi del settore, delle sperequazioni salariali, delle qualifiche inadeguate alle mansioni svolte. Questo andazzo deve cambiare!
Di pari passo con la ripresa aziendale in termini di resa produttiva devono migliorare le condizioni economiche e normative dei lavorat ori della Lesa. P erchè questo si realizzi è necessario che da parte nostra si abbandoni l'illusione di poter migliorare la propria condizio ne di lavoro cercando di risolvere il pro prio problema staccandolo da un contesto generale, da una realtà che di fatto non
avvalla siffatte illusioni. L'individualismo favorisce il gioco della direzione che è quello "vecchio ma sempre valido" di dividere ed imperare.
La strada che dobbiamo seguire è quella di valorizzare e responsabilizzare il delegato di reparto e di ufficio investendolo dei problemi del reparto, delle esigenze e diritti che intendiamo reclamare. Così tutta la problematica di fabbrica diventa patrimonio del Consiglio di Fabbrica e lo pone in grado di elaborare piattaforme ri vendicative valide per singoli reparti o per tutti i lavoratori dell'azienda.
Tutto ciò è possibile alla Lesa S. p. A. azienda nella quale LA GIUSTA LOTTA DEI LAVORATORI costituirà, ne siamo sicuri, la premessa per il raggiungimento di questi obiettivi.
sa lingua, fare gli stessi gesti e, mentre sfilavamo davanti ad essa, ha toccato con mano la propria sconfitta.
La nostra unità non ha fatto paura solo alla direzione della Lesa, ma bensì al padronato italiano. Il padrone che sempre ha cercato di creare divisioni interne nelle fabbri che fra operai e impiegati, che sempre ha cercato di far nascere fra loro anche piccole differenze, oggi ha tremato. La nostra direzione sa di essere isolata. Non ha più l'appoggio degli impiegati in quanto in loro è crollato il mito del padrone inteso come "papà buono". La Lesa è ritor nata ad essere una grande famiglia, alla cui testa esiste solo l'unità dei lavoratori. Rientrando nei nostri reparti, nei nostri uffici ci siamo sentiti di nuovo parte integrante della fabbrica. Disoccupandola abbiamo fatto in modo che la nostra fabbrica si trasformasse da momento di lotta a momento di lavoro.
IL RIENTRO
Oggi 6 luglio, dopo 71 giorni di occupazio ne, riapriamo i cancelli della fabbrica. Si tolgono gli striscioni su cui è scritto "fabbrica occupata", le bandiere, si cancellano le scritte, spariscono così tutte le tracce che hanno testimoniato ora per ora, giorno per giorno la nostra lunga e dura lotta. Alle 13 siamo tutti adunati davanti al portone. Formiamo un gruppo omogeneo: non c'è più la divisione fra cate goria impiegati e categoria operai. Siamo tutti uniti e insieme entriamo a testa alta, cantando e inneggiando alla nostra vittoria. Siamo ancora noi i veri protagonisti della fabbrica. Noi che per 71 giorni abbiamo dato le direttive alla lotta, noi che ogni giorno abbiamo maturato la nostra unità e conseguenza abbiamo sviluppato in noi una nuova forza che resta l'unica garanzia sulla quale oggi e in futuro dobbiamo veramen te contare. Entrare in fabbrica, senza la certezza di ricevere lo stipendio a fine me se, è stata da parte nostra una dimostrazio ne di forza e non di viltà.
La direzione della Lesa, oggi si è resa con sapevole della nostra unità, ha potuto vedere gli operai e gli impiegati parlare una stes
E' con animo fiducioso e sereno che noi guardiamo all'avvenire. Domani ci sarà una nuova direzione, la quale sarà sempre nostro avversario. Spetterà a noi e in misura della nostra forza e unità a fare in modo che essa faccia alcune scelte anzichè altre. Infatti se il padrone vede davanti a se una massa compatta di lavoratori non può più fare buono o cattivo tempo. Noi lavoratori della Lesa con la nostra volontà abbiamo sal vato la fabbrica. Il nostro padrone "Cav. del lavoro" Nello Meoni, che ha sempre tenuto in poca considerazione i suoi lavoratori, oggi deve inchinarsi davanti a noi.
Il suo deve essere un inchino di umiltà e di rispetto per 2000 lavoratori verso i quali si è reso debitore di due mesi di stipendio. E i 2000 oggi rientrano a testa alta, ancora con le tasche vuote, ma con gli animi traboccanti di forza e con la consapevolezza di avere lottato non solo, per la salvezza del posto di lavoro, ma anche per altri lavoratori sopra i quali sarebbe passata una certa linea padronale, se il disegno di ristrutturazione di Meoni fosse avvenu to.
Una impiegata di Milano.
RAFFORZA
ISCRIY/77 AL S1NDACATo
DALLO STABILIMENTO DI TRADATE
ORGANIZZAZIONE
E' certo che molte persone si sono meravigliate dell'esito positivo della lotta alla Lesa. In effetti portare avanti 71 giorni di occupazione di fabbrica, considerando la poca coscienza sindacale e politica dei lavoratori e la scarsa organizzazione interna,sembrerebbe una impresa impossibile. Ma quando ci si unisce nella lotta per la difesa dei propri diritti si capiscono molte cose.
I dubbi che prima ognuno di noi si teneva dentro di se, diventano realtà concreta con tro cui combattere tutti insieme se se ne vuole uscire vittoriosi. Si impara così poco a poco cosa vuole dire coscienza di classe, ci si rende conto che se non si è tutti uniti il padrone vince. Si capisce dopo una lotta così dura come occorra crearci degli strumenti che mettano in evidenza le contraddizioni all'interno della fabbrica.
Per noi della Lesa si tratta di rafforzare quella unità e quella coscienza sindacale e politica nate dalla lotta, presupposti per una reale garanzia dei nostri diritti.
Occorre dunque che tutti i lavoratori partecipino alla creazione e alla gestione di quelle strutture sindacali che ancora mancano (delegati, Consiglio di Fabbrica più efficiente) come prima risposta alla crescita di una coscienza collettiva della forza operaia, diretta conseguenza della lotta e per una reale democrazia all'interno della fabbrica.
Il Consiglio di Fabbrica di Tradate
FACCIAMO POLITICA
Per quei lavoratori che hanno partecipato alla lotta, apparirà evidente come la poli tica sia importante. Infatti ci siamo rivolti agli organi politici perchè intervenis sero, ci siamo pure rivolti agli organi po litici dei vari Comuni perchè ci aiutassero. E' chiaro quindi come ogni nostra azione venga condizionata (nella misura in cui noi siamo forti) dalle tendenze politiche dei va ri organismi. Analizzando ad una ad una le posizioni assunte dai vari Comuni nei nostri confronti, vediamo come esse siano per alcuni l'opposto di ciò che noi vole
vamo. Questo denota una totale mancanza di coscienza politica e sindacale da par te di molti Consigli Comunali ed una scarsissima autonomia da parte degli stessi di fronte agli organi superiori (vedi delibere bocciate dal Prefetto).
Appare quindi evidente come per noi lavoratori cambiare le cose voglia dire fare po litica. Cioè partendo da una base che ci accomuna (coscienza di classe) portare all'esterno ed all'interno della fabbrica quei discorsi alternativi al sistema capitalistico, per il miglioramento della condizione operaia e della società.
Un lavoratore di Tradate
DALLO STABILIMENTO DI SARONNO
LA CRESCITA DI COSCIENZA SINDACALE E POLITICA
Cari colleghi e colleghe, la prima vittoria (conquista del posto di lavoro, garanzia di intervento della società finanziaria) ottenuta dopo 71 giorni di occupazione non deve indurci ad un rilassamento ma deve fungere da stimolo, perchè altri problemi ci attendono.
Infatti non dobbiamo dimenticarci che all'atto dell'occupazione abbiamo stilato una piattaforma che siamo intenzionati a far valere e che riusciremo a conquistare solo se saremo uniti.
Inoltre questa occupazione è servita a far maturare noi stessi e le nostre coscienze sia sindacalmente sia politicamente ( perchè dobbiamo ricordarci che la lotta da noi portata avanti non è stata solo la nostra lotta ma la lotta di tutti i lavoratori, infatti se la linea padronale prefissata fosse pas sata su noi lavoratori della Lesa molto pro babilmente avrebbe intaccato anche gli interessi dei lavoratori delle altre fabbriche. Per concludere pensiamo di non dover accantonare l'esperienza di lotta acquisita, ma dobbiamo cercare di rafforzarla di più maturando le nostre coscienze giorno per giorno parlandone fra noi, raccontandoci le recripoche esperienza di lotta vissute in questi 71 giorni, per far si che l'attuale direzione o quella che le succederà, troverà una classe lavoratrice cosciente e ben preparata e disposta a far volere e rispettare i propri diritti e le proprie esigenze. Due lavoratrici