UN GIORNALE, PERCHE'
Lavoratori della Schindler: con questa prima edizione nasce il giornale di fabbrica che il C.d.F. si era impegnato di fare mettendolo come punto — art. 6 — nello statuto del C.d.F. Dopo un ampio dibattito si è unanimamente convenuti di dare corpo a questo giornale informativo per dare a tutti i lavoratori conoscenza di tutto quello che avviene sia nell'interno della fabbrica, sia nel campo nazionale ed internazionale, nel mondo sindacale e politico di interesse per tutti i lavoratori. Questo giornale nasce come periodico mensile; esso raccoglie tutto il materiale a disposizione per portarlo a conoscenza di tutti con parole chiare e senza doppio senso in modo che leggendo non si debba cadere in inganno, dando modo a tutti di trarne delle conclusioni evidenziate dalla verità di ogni fatto. A cosa serve questo tipo di informazione? E' subito detto: esso serve da coordinamento a tutte le forze lavorative dell'azienda per dare un impronta unitaria del mo-
vimento sindacale su comuni accordi e capacità di lotta per rivendicare i diritti e la libertà che ognuno di noi auspica nell'interno della fabbrica.
Questo giornale serve a tenere informati costantemente sul lavoro che svolge il C.d.F., su tutto ciò che avviene nel mondo del lavoro, come operano i padroni nei nostri confronti, quali sono le scelte di lotta o di difesa che fa il sindacato con la spinta della base lavoratrice, cosa si proietta nell'avvenire nel rapporto tra padroni e lavoratori, quali saranno le scelte dei programmi nelle lotte per le riforme che riguardano lo Stato ed il governo, quali priorità avranno queste riforme, infine serve a dare una spinta dinamica per il progresso nel campo dell'occupazione e delle ristrutturazioni nella fabbrica di cui noi siamo il perno centrale e senza di noi essa non potrebbe esistere.
L'importanza di questo giornale sta nel fatto che ogni suo articolo darà forme di dibattito tra i lavo-
ratori e sarà motivo di critica cosciente dando le possibilità al C.d.F. ed ai sindacati stessi di fare delle scelte giuste; sarà un punto di forza questo invito alla partecipazione di tutti i lavoratori in un rapporto di critica armoniosa che darà forza al movimento inducendo il padrone al rispetto delle leggi e dei diritti che i lavoratori hanno conquistato con dure lotte, con sacrificio e sangue, pagando con la vita gli attacchi padronali per mano di terzi o per trascuranza delle norme antinfortunistiche per il lucro di qualche lira. Chi legge questo giornale attentamente deve rendersi conto che ha in mano uno strumento atto a salvaguardare il posto di lavoro, per un avvenire migliore non solo per noi ma anche per i nostri figli.
Una difesa dunque per la nostra famiglia e solo leggendolo con serietà e buona volontà si può capire la sua forza.
Infine si Invitano tutti i lavoratori alla collaborazione, che può essere effettuata inviando critiche o notizie naturalmente di una certà validità per dare sempre più forza a questo strumento di informazione e di progresso.
Bollettino del Coordinamento Schindler - novembre 1972-n. 1
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La mobilitazione e la lotta dei lavoratori è riuscita ad avere giustizia e a far rispettare Io Statuto dei Lavoratori. La sentenza e le valutazioni del Pretore confermano chiaramente il comportamento antisindacale e repressivo della direzione Schindler.
Il Pretore ordina alla resistente (alla SCHINDLER) di cessare immediatamente i comportamenti indicati in narrativa e di desistere dall'adottare eventuali comportamenti analoghi; ordina alla resistente di rimuovere immediatamente tutti gli effetti dei comportamenti in questione; condanna la resistente alle spese di giudizio, liquidate in L. 200.000 complessive.
Milano, 9 novembre 1972
Il Pretore Romano Canosa
Dagli estratti riportati viene fuori un atteggiamento della direzione Schindler ancorata ad una visione paleocapitalistica dei rapporti sociali, in cui il sindacalista diventa, per questo semplice fatto, il mestatore che ha come unico scorgo quello di distruggere l'azienda, l'attività rivendicativa diventa una attività che di sindacale ha soltanto il nome, mentre in realtà. il suo fine principale è quello politico del sovvertimento del sistema, l'organo rappresentativo unitario dei lavoratori è definito il a cosidetto CdF •. la crescita politica dei lavoratori che naturalmente si verifica euando più intensa è la Dartecinazione alle lotte rivendicative e che il consiglio di fabbrica si era proposto di promuovere viene assurdamente stravolta ed interpretata come un tentativo da parte dei sindacati di trattare i dipendenti come dei sottosviluppati (nello schema: se hai bisogno che la tua crescita politica sia promocsa e favorita da un organo collettivo da te eletto. allora sei un sottosviluppato •!!!), il CdF è visto come un organo per l'imnrìaionamento della libertà inteliet_ tuale morale e fisica di tutti i lavoratori.
Sono tutte queste affermazioni dalle orlali trasuda un livore antisindacale ed una avversione viscerale verso la costituzione e l'a-
zione in fabbrica di organi rappresentativi delle maestranze, quali si sperava non esistessero più nel mondo industriale contemporaneo. Ma tant'è la Schindler evidentemente vagheggia un mondo assai diverso da quello esistente e ha tutto il diritto di vagheggiarlo, per quanto desueto possa essere.
Ciò che, al contrario, la Schindler non può fare è di cercare di attuare le sue idee in fabbrica, aizzando i suoi dipendenti contro i loro rappresentanti sindacali, parlando di disegni politici di distruzione della azienda del tutto assurdi, diffamando i sindacati. In questo caso, la mannaia di cui all'art. 28 non può non operare.
Il bombardamento psicologico cui i dipendenti sono stati sottoposti contro i loro naturali ranoresentanti costituisce invero un con?portamento che non può non rendere obiettivamente più difficile l'attività del proselitismo, partecipazione ed azione sindacale nelle f-,bbriche in questione, agendo sui lavoratori meno avvertiti come un notevole strumenta (li nressione e di dissuaSione dall'intervenire attivamente nella vita sindacale.
Sono oneste difficoltà di nrovenienza sindacale, che si angiunanno a quelle naturali che crini azione rivendicativa in fabbrica nregenta. che l'art. 28 dello Statuto dei lavoratori mira a rimuovere. quali che siano gli aspetti sotto cui esse si nrpsentino (discriminazioni. trasferimenti. licen7 ;prripnti interventi vPrhali o scritti della direzione ecc.).
Avvisi del tipo di quelli sopraindicati vanno pertanto dichiarati antisindacali; l'azienda per il futuro dovrà astenerci totalmente dal farne invio ai suoi dipendenti.
I, secondo fatto denunciato dai ricorrenti concerne l'affissione di un avviso nella bacheca, nel quale le maestranze erano informate che era stato preparato un diario scolastico al prezzo di L. 300 e che erano aperte le prenotazioni per il
suo acquisto. Questo avviso era stato rimosso dalla direzione con la motivazione che esso non riguardava materie di interesse sindacale e del lavoro. Per accertare se l'avviso in questione riguardasse o meno la materia sindacale, è necessario esaminare il testo (diario) di cui era annunciata la pubblicazione, apparendo ovvio, che qualora questo testo investisse comunque problemi attinenti al mondo del lavoro, la sua reclamizzazione non potrebbe non essere ritenuta pienamente legittima. Basta sfogliare il diario per rendersi conto del notevole peso dato in esso alle vicende aziendali, sotto vari profili. In ogni sua pagina, è infatti, contenuta una nota che informa intorno ai congressi sindacali, alla storia del movimento, alla natura dei contratti collettivi ecc. Queste note tendono a dare un quadro di tutta la vita sindacale che, per guanto sommario, non per questo è meno utile per i figli dei lavoratori i quali possono così fin dai banchi di scuola, cominciare a conoscere, e in modo non deformato, le vicende del mondo del lavoro. in un quadro assai meno idilliaco ' di quello adoperato da pubblicazioni analoghe circolanti sul r—ercato. Che per i sindacati questa a educazione • introduttiva possa essere assai utile è impocsibile negarlo. che di questa utilità al sindacato, e soltanto al sindacato, spetti nani valutazione è altrettanto indubbio. I a rimozione del cartello in questione da parte della dire7; ",14 ' sembra, pertanto. del tutto illegittima. Resta infine da esaminare la posizione del Lattuada e le con'estazioni fattegli nella lettura 29.9.1972.
La prima accusa è di aver disorezzato una precisa norma aziendale che vieta di tenere comizi durante la mensa aziendale
Il giudicante non vede di che cosa possa essere imputato il Lattuada, posto che parlare in pubblico in mensa, al cospetto di al-
GIUSTIZIA
E' FATTA
tri dipendenti, non sembra proibito da alcuna norma (le aziende, in base alle norme vigenti in tema di fonti del diritto, non hanno potere di creare « norme ).
Per ciò che concerne le accuse relative alla vicenda del diario, la illegittimità è tutta nel comportamento della direzione e non in quello del Lattuada.
Anche l'accusa di aver manifestato il disprezzo per la norma che a vieta le assemblee di lavoratori in azienda durante uno sciopero a è del tutto insostenibile tenuto conto del fatto che non esiste alcuna a norma • che vieti un comportamento del genere, ma, semmai, soltanto delle interpretazioni giurisprudenziali, tutt'altro che univoche, che concernono questa materia.
Al riguardo il giudicante ritiene che l'assemblea possa essere convocata anche durante uno sciopero, non essendovi sbarramenti normativi di nessun tipo e tenuto conto del fatto che, sonrattutto in presenza di scioperi di breve durata. l'assemblea è utilissima perchè i lavoratori possono riunirsi per esaminare collettivamente. nella loro immediatezza, i risultati ottenuti e decidere sul da farsi. L'art. 20 dello Statuto afferma che i lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera. fuori dell'orario di lavoro. nonché durante l'orario di lavoro. in questo caso nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione.
Non si vede come questa disnosizione. che prevede la nossibilità di riunirsi senza limitazione. aualora la riunione non cada durante l'esoletamento della attività lavorativa. possa venir meno in rasi nei quali l'esistenza di una attività lavorativa in corso è a priori esclusa (scioperi, ecc.).
Resta infine da esaminare l'ultima contestazione. che ben nuò essere definita come il « rifiuto del pentimento a. La totale illegittimità di una contestazione di auesto tino. adatta niù ad un convento che ad una fabbrica. è così evidente che non mette conto soffermarvisi. Pertanto. anche il comportamento '1,'lIa resistente nei confronti del RAS i attuarla deve ritenersi ispirato da antisindacalità.
Gli impiegati piattaforma
Del tutto superfluo, in questa sede, soffermarsi ancora sulla presenza decisiva, nel movimento sindacale, dei larghi strati di impiegati che costituiscono un anello determinante del piano produttivo industriale moderno.
Del tutto comprensiva, quindi, che degli impiegati si sia occupato e si occupi sistematicamente il sindacato.
Ciò che, invece, è niente affatto inopportuno mostrare — rispondendo implicitamente alle baggianate che, provenienti dall'esterno della avanguardia politica del movimento, accade di sentire — è come questa piattaforma sia di particolare interesse per gli impiegati.
Che l'attuale piattaforma contenga dei punti rivendicativi per gli impiegati è facile rilevare dal semplice confronto con la piattaforma dell'ormai mitico autunno del '69, che tanto entusiasmò questi lavoratori.
Ma il particolare interesse che tali punti rivestono non può apparire che alla luce di una visione politica d'insieme che sarà bene aver presente: pena il non riuscire a cogliere il significato della piattaforma.
E veniamo al dunque: occorrerà rilevare, innanzittutto, che l'aumento salariale si suppone interessi tutti gli impiegati, salvo forse qualche uomo-milione, che in
e la
ogni caso non può far testo.
Di uguale interesse, per gli impiegati, è poi l'ipotesi di inquadramento unico come drastica riduzione delle categorie e come criterio d'assegnazione, al livello relativo, basato sulle capacità attuali e potenziali del lavoratore.
Ma c'è di più. Ed intendiamo riferirci alla rivendicazione delle 150 ORE •.
Purtroppo la scarsa fortuna di massa di questo essenziale punto della piattaforma è tanto più grave quanto più è vasta la sua portata politica.
Portata politica che investe il diritto allo studio dei giovani lavoratori; il diritto all'aggiornamento professionale di tutti, e perciò il buon diritto del sindacato di incidere, tramite l'apertura di questa breccia, sulla purcellizzazione del lavoro.
Senza contare il principio essenziale, che con le 150 ore di formazione professionale avremo acquisito un punto secondo il quale il sindacato avrà dimostrato la propria capacità di direzione nel porre obiettivi rivendicativi direttamente collegati al problema della scuola e delle sue strutture.
E tutto ciò non ci sembra poco anche se. naturalmente non è tutto e di problemi ne restano ancora molti.
La Redazione
DIFESA DEI DIRITTI SINDACALI E DELLE
LIBERTA' DEMOCRATICHE
Lavoratori, da diverso tempo la direzione attua una sua politica personale reazionaria ed intimidatoria, questa politica è contro i diritti sindacali e le libertà democratiche che i lavoratori si sono conquistati dopo dure lotte. Ouesta situazione si può definirla di intimidazione di vecchia data e nefasta memoria.
Diminuzione del personale vuole dire uguale lavoro con meno personale e quindi più profitto, ridur-
re i tempi di produzione significa più profitti per il padrone, le lettere di richiamo di scarso rendimento, dl sospensione dopo anni di lavoro significano che la direzione è passata dal paternalismo al capitalismo vero e proprio. Ecco che non esiste più in fabbrica il vecchio paternalismo, ma il capitalismo che mette sullo stesso piano l'uomo e la macchina, l'uomo esiste solo per essere
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sfruttato e per trarne del profitto, quando il padrone vede che dal lavoratore non può più trarne del profitto, in quel momento ogni giorno ogni ora è buona per ritrovarsi sulla strada « Noi dobbiamo lottare affinchè questo non accada più ».
Questi sono i principali diritti conquistati dai lavoratori:
1) Il diritto al lavoro. 2) il diritto di sciopero. 3) Il diritto alla contrattazione articolata. 4) Il diritto che i rappresentanti siano ricevuti dalla direzione durante l'orario di lavoro, e il rispetto da parte della Direzione nei confronti dei componenti stessi. 5) I diritto di affissione nel rispetto dello statuto dei diritti dei lavoratori e del C.C.N.L. 6) II rispetto totale del C.C.N.L. 7) Il rispetto totale dello Statuto dei diritti dei Lavoratori.
Lavoratori ogni volta che la direzione dovesse attaccare uno di questi nostri diritti dobbiamo rispondere unitariamente e tempestivamente sia a Novate che a Concorrezzo QUESTI DIRITTI NON SI TOCCANO.
Certi magistrati emettono sentenze a favore del padronato pur sapendo che violano leggi sancite dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori.
Vogliono limitare il diritto di sciopero o concordarlo a suo piacere, ci provino a toccare il diritto di sciopero e poi vedremo la reazione a livello nazionale di tutti i lavoratori.
I padroni ricattano i lavoratori che vogliono scioperare • se scioperi non farai più straordinari «, « se scioperi non avrai più aumenti di merito ■. Ci rendiamo conto che il lavoratore non fa le ore straordinarie perchè gli piace fare 9-10 ore al giorno oppure 60 ore alla settimana, accetta perchè è costretto da chi controlla il potere.
Fino a quando II lavoratore permetterà che il padrone gestisca la sua vita e quella della comunità?
Come abbiamo detto prima il solo fine del padrone è di ricavare da ogni persona il massimo profitto all'interno della fabbrica e nella società ». Ma riteniamo che i lavoratori si debbano battere fino in fondo per conquistare il diritto di partecipazione democratica e alle scelte di programmazione economica, riforma dei prezzi, case, scuole, ospedali, asili nido, trasporti. Rivendichiamo queste scelte perchè i lavoratori sono la stragrande maggioranza della popolazione attiva, tanto è vero che ogni lavoratore mantiene altri due cittadini che non lavorano.
Dobbiamo essere tutti uniti perchè il sindacato conquisti sempre più potere in fabbrica, affinchè il profitto padronale venga reinvestito nell'ambito aziendale per migliorare le condizioni di lavoro e non che il guadagno vada all'estero per altre vie buone per il padrone, ma a discapito della classe lavoratrice. dobbiamo essere tutti uniti nell'azione e nel sindacato. Noi chiediamo la partecipazione attiva dei lavoratori per la difesa delle libertà sindacali e dei diritti conquistati.
Taluni padroni si servono della teppaglia fascista, • ABBIAMO LA NOSTALGIA DEL PASSATO REGIME, DICONO LOR SIGNORI ■. Vogliono picchiare i lavoratori; vogliono creare un clima di terrore in fabbrica; vogliono creare un clima di terrore nelle scuole, nella società; vogliono distruggere la Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza; abbiamo versato tanto sangue e dati tanti morti per essere liberi e non permetteremo che dei padroni per dei loro fini. che sono quelli di fare retrocedere la classe operaia, di dividerla di creare paura e terrore per poi ricavarne del profitto distruggano il Paese.
Parliamoci chiaro, se il padrone nana i fascisti, e le forze giù retrive del governo li difendono è perché il loro interesse è di avere i lavoratori deboli, sottomessi, divisi, perchè potranno fare quello che gli pare e piace, licenziare. diminuire i tempi di lavoro, diminuire il valore del salario aumentando i prezzi, coloro che sono morti per darci la libertà. la democrazia si rivoltano nelle tombe. non aspettiamo che ritornino loro per liberarci. Noi lavoratori forti
dei nostri diritti sindacali e democratici, vogliamo dire a questa teppaglia da fogna: basta; perchè ne abbiamo nel passato e presente le tasche piene. Forti dei nostri diritti sindacali e democratici che sono giusti e legali sotto tutti gli aspetti giuridici costringiamo i padroni a cedere, non sarà una cosa facile ma lottando uniti e senza tregua lo scopo sarà raggiunto e avremo una più ampia democrazia nell'ambito aziendale e maggiore potere sindacale. Il nostro obiettivo è quello di tutelare i diritti e le libertà sindacali dei lavoratori in modo democratico.
Vogliamo sì lavorare, ma in ambienti dove ogni operaio possa dire la sua sindacalmente, e tenere aperto ogni dialogo quando che è aperto ogni dialogo senza avere il timore di rappresaglie padronali. Ed è quindi necessario che ci sia il massimo di impegno e l'immediata ed energica mobilitazione di tutti, per respingere gli attacchi della direzione alle conquiste già fatte, e per conquiste nuove e più avanzate all'interno della fabbrica.
Il C.d.F.
RICHIESTE FATTE ALL'AZIENDA PER MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI LAVORO
Appena formato il nuovo C.d.F. eletto democraticamente dai lavoratori ci si è messi al lavoro per individuare tutte quelle anormalità che dovevano essere corrette per migliorare le condizioni di lavoro e salvaguardare la salute del lavoratori. Dopo un intenso esame della situazione si è venuti alla determinazione di tali fatti ed è stata presentata una lista di provvedimenti da risolvere tecnicamente, oltre a dei problemi già esistenti messi in discussione dal C.d.F. prima esistente. E' stata stipulata una lista di lavoro così concepita.
Ambiente di lavoro più sano, come temperatura dell'officina, esalazioni di fumo dove ci sono i saldatori, esalazioni di fumi e smog carichi di piombo dove c'è la verniciatura, messa a punto dí aspiratori in alcune macchine a Novate, acqua non potabile a Concorrezzo,
La diradane • gll operai devono cooperare... • Noi diamo gli ordirli • voi don vite ubbidirci • I
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ritocchi per aereazione in sala stampa, sollevatori in alcuni reparti dove è particolarmente gravoso il sistemare su macchine i pezzi pesanti, gru trasportatore nel reparto elettrico, per un più facile lavoro meno dispendioso di tempo e più sicuro contro un pericolo infortunistico, una protezione sempre al reparto controllo elettrico dove si lavora con corrente capace di causare gravi danni agli addetti a tale lavoro, una sistemazione ed una più accurata manutenzione nei servizi igienici in officina, una più corretta responsabilità dei pullman che trasportano i lavoratori dai vari punti all'azienda e che per trascuratezza arrivano in ritardo e per questo detti lavoratori perdono parte del loro stipendio o salario oppure devono effettuare dei recuperi, acqua calda nelle docce dei lavoratori.
Abbiamo anche presentato oltre ai vecchi nomi una nuova lista di lavoratori che per il lavoro che svolgono dovrebbero essere nelle categorie superiori come era stato preso in accordo dal precedente C.d.F. Questi nomi dovevano essere esaminati e se nel frattempo erano veramente tecnicamente maturati avrebbero dovuto essere passati di categoria.
Di tutta questa mole di lavoro cì si è impegnati a fondo e si è arrivati dopo varie discussioni ad lin colloquio con i rappresentanti la direzione e dopo dibattiti che ne volte hanno avuto grottesche soluzioni si è arrivati ad accettare un accordo ma solo su alcuni punti rimanendo in sospeso per altre cose della massima importanza e qui è dovere sniegare oliali sono stati i casi risolti e quelli non risolti.
Risolti: I acalia calda nelle docce, Il si invita l'ENPI per il controllo degli impianti di aspirazione saldatura, 111 inventario annuale, convenute le date di inventario e di recupero, IV argano al reparto aggiustaggio, V bombola ossigeno in infermeria (manca data), VI per il reparto elettrico stanno anorontando il sistema protettivo. VII per il trattamento malattia I' azienda corrisnonderà il 90 per cento circa dell'importo da lei dovuto.
Perchè alcuni di questi punti sono stati risolti è subito detto: sono i punti meno costosi, meno qualificanti, che interessano soprattutto l'azienda la quale denuncia una
grave carenza nel conoscere alcuni degli aspetti più positivi, per la salvaguardia dei lavoratori ed anche per discutere e concedere queste piccole cose ha impegnato un tempo assai lungo.
I punti non risolti sono quelli che oltre ad un aspetto tecnico che impegna un certo ambiente di studio e di cultura, comporta una certa spesa anche se detta spesa viene poi assorbita mettendo i lavoratori in condizioni di lavoro migliore e perciò di miglior rendimento.
Perchè l'azienda quando è stata presentata questa lista di lavoro ha impiegato così tanto tempo in discussioni che poi sfociavano in un nulla di fatto?
Perchè soppiamo che di fronte a noi vi sono delle persone che studiano appositamente certe strategie di scelta politica nel modo di condurre le trattative, portarci a delle conclusioni negative, creando malcontento che torna a loro favore, innervosendo i lavoratori e dividendoli, inoltre sapendo dell'avvicinarsi del rinnovo del contratto metalmeccanici ci ha impe-
dito di portare quelle informazioni e quella preparazione psicologica per affrontare con forze la lotta per il contratto, ma tutto questo noi abbiamo cercato in parte di ovviare facendo in modo di unire gli uni con l'altro problema in modo che al momento opportuno si abbia ad arrivare alla meta senza spaccature.
Tirando le conclusioni di tutto quanto è successo si può affermare quanto segue: l'azienda segue una sua politica mettendosi sulla negativa. Da parte nostra in questi ultimi tempi non abbiamo calcato la mano per fare una pressione sui lavoratori, per non creare degli scioperi sebbene uno di questi scioperi è venuto da solo e spontaneo e questo certamente ha allarmato non poco la direzione, ma sappiamo che ora incomincia la lotta per il contratto ed è il momento di dare tutto con l'unità che si addice a delle persone coerenti coi propri interessi e responsabili della propria capacità di lotta invitando anche i più riluttanti che per paura rinunciano ad un benessere che gli spetta di diritto ma che non ottiene se non collabora dando più spinta alla lotta.
La logica padronale
Se si vogliono fermare i licenziamenti....
debbono ridurmi le aiutarmi a competasse per.... rare nuove macchine....
più moderne ed efficenti....
che faranno aumentare la produzione.... con meli) lavoratori occupati!
La direzione usa ormai sistematicamente le rappresaglie sindacali nei confronti del Consiglio di Fabbrica e dei lavoratori.
I momenti salienti di queste rappresaglie sono stati i 45 licenziamenti dell'anno scorso, l'attacco ai componenti del C.d.F. ai quali fu impedito di svolgere attività sindacale • esempio di avere collegamenti fra loro e con i lavoratori per arrivare più recentemente alla denuncia nei confronti di due membri del C.d.F. e il ricorso alle minacce di provvedimenti disciplinari verso coloro che avessero ostacolato la politica della direzione.
La direzione Schindler ha fatto una scelta precisa nei rapporti con i componenti del C.d.F. e con i lavoratori. La prima scelta è stata questa: quali rapporti doveva tenere con la nuova struttura che i lavoratori si erano conquistati con lo statuto dei diritti dei lavoratori. Questa conquista aveva affiancato alla ormai vecchia struttura della C.I. la nuova, le Rappresentanze Aziendali Sindacali, certamente se il nuovo organismo avesse lavorato all'interno della fabbrica come la C.I. la direzione poteva attilare ancora la sua politica paternalistica, fatta di aumenti di merito discriminati all'insegna del suo detto • Il Padron son mi e fo quel ca voci mi .. In compenso la direzione accettava sempre la discussione durante le ore di lavoro, era una cosa inaudita si poteva andare due o tre volte al giorno in direzione, si poteva parlare con il direttore generale però alla fine risultava sempre immancabilmente che la direzione non voleva fare niente perchè i problemi, sosteneva, dovevano essere risolti a livello generale e non a livello aziendale.
Invete tutto questo non è successo. Il nuovo organismo ha cominciato a porre problemi, quali l'ambiente di lavoro, premio di produzione. Voleva contrattare il cottimo e tutto quello che interessava i lavoratori, ma non voleva solo discutere, voleva vederli realizzati
Le rappresaglie sindacali
per migliorare le condizioni dei lovoratori all'interno della fabbrica.
Tutto questo alla direzione non andava, era troppo abituata a pensare al suo detto sopra citato.
I lavoratori cara direzione non sono disponibili a permettere che chi ha ragione siano sempre le stesse persone. Ecco allora che la direzione inventa un nuovo gioco: mette i lavoratori in cassa integrazione, e da quel giorno attua una tale repressione sindacale contro coloro che difendono gli interessi dei lavoratori e contro i lavoratori stessi licenziandone 45. Ecco il vero volto della direzione E' UN PADRONE • che non vuole vedere perdere i propri privilegi, che apre fabbriche in tutto il mondo non per dare lavoro a chi ha voglia di lavorare, ma per trarne del profitto e basta.
I lavoratori muoiono nelle fabbriche, prendono la silicosi, lavorano con ritmi impressionanti, la tensione nervosa crea nei favoratori gli esaurimenti nervosi, cosa glie ne importa, tanto trova subito da rimpiazzarlo, ma quando i lavoratori lottano per migliorare le condizioni di vita all'interno delle fabbriche questo il Padrone non Io ouò noi-mettere, i lavoratori debbono subire mai reclamare mai lottare, ecco allora la repressione. Il Padrone prende le commesse le porta negli altri stabilimenti nei paesi sottosviluppati ,oppure fascisti. dn"e i lavoratori sono intimoriti dai tiranni, cos il Padrone chiude le fabbriche e mette sul lastrico migliaia di famiglie, Questa è repressione contro i lavoratori.
I padroni con questi atti mira ad indPholire il mcwirnentn sindacale all'interno della fabbrica, colpendo i rappresentanti dei lavoratori cercann di incutere timore e paura nei lavoratori. Ecco che r'iora si spiega, anche alla Schindier, il perchè dell'attacco portati a Tienao e Lattuada. Il perchè del licenziamento di Veronelli di MPnnino e della Sig. Bertoli Tina.
La direzione con auesti atti sta tentando di fare perdere la fiducia
che i lavoratori hanno nel C.d.F. e nei sindacati. Adesso capiamo il perchè ad ogni nostro volantino la direzione risponde con un controvolantino, perchè vuole creare ali' interno dei lavoratori dubbi e confusione, diffamando i rappresentanti dei lavoratori e i sindacati. La direzione spera che i lavoratori si stacchino da chi difende i loro interessi. Sia chiaro per tutti « NON SARA' MAI UN PADRONE A DIFENDERE GLI INTERESSI DEI LAVORATORI » ma saranno i lavoratori che risponderanno alla direzione, sappiamo noi chi difende gli interessi dei lavoratori, abbiamo lottato assieme contro la cassa integrazione, contro i licenziamenti, lotteremo ancora assieme per il contratto, per le riforme, per respingere il disegno preciso della direzione che va contro gli interessi della classe lavoratrice. La lotta che noi abbiamo iniziato per respingere le rappresaglie sindacali sarà lunga e dura, con questo noi non vogliamo dire che non finirà mai, ma vinceremo e faremo rientrare i nostri compagni licenziati ingiustamente quando riusciremo a collegarci con tutte le forze disponibili, uniti con i lavoratori della zona di Vímercate, partendo dallo sciopero generale della zana, facendo di ogni manifestazione per il rinnovo del contratto un momento di incontro dei lavoratori delle altre fabbriche con i lavoratori della Schindler. Investendo i due comuni, la provincia, la regione, l'opinione pubblica attraverso i giornali. Investendo del problema dei licenziamenti i parlamentari della Brianza. Isolando la direzione per fargli capire che non è con la forza che otterrà dai lavoratori la pace aziendale ma discutendo serenamente e riconoscendo il C.d.F. quale rappresentante dei lavoratori. Noi siamo per sedersi a un tavolo e trattare.
Ma se la direzione usa sistematicamente la repressione contro i lavoratori, i lavoratori risponderanno con tutte re anni' democratiche in loro possesso.
Lettera dalla Sicilia: questa è la mafia
Caro direttore, mi scuserai se vengo ad importunarti, ma quanto ti dirò a mio avviso è così importante che non va minimamente sottovalutato e poi i fatti che ti narrerò sono di tanta gravità che rimordono la coscienza di qualsiasi persona onesta.
Tu sai che da alcuni anni a questa parte lo Stato italiano e la CEE, per sollevare le sorti di questa nostra martoriata agricoltura sempre in crisi, onde mantenere i prezzi comunitari, danno alle aziende agricole dei contributi o integrazioni. In Francia, questa integrazione viene data sulla vite ed il governo francese a mio avviso in maniera molto intelligente invece di dare contribuiti in maniera clientelare e discriminata come da noi, li ha dati a tutti quei coltivatori che con idonei mezzi hanno e stanno trasformando in modo produttivo le loro aziende.
I Italia tu sai che l'integrazione del prezzo viene data sull'olio prodotto e sul grano duro. In questa Italia dove l'agricoltura va male più che in altri Paesi, la politica governativa continua sugli espedienti, così come è avvenuto con i due piani verdi, per i quali sono stati stanziati 1600 miliardi, per aiuti alle piccole aziende; ma quel denaro è stato dato agli agrari parassiti, che invece di trasformare le terre hanno ritenuto più produttivo investire questo denaro in case a Palermo,
alimentando così mafia e speculazione edilizia.
Identica cosa avviene oggi con l'integrazione, anzi le co-e se vanno peggio; infatti con questo modo balordo di dare denaro i ricchi, gli agrari e i mafiosi si arricchiscono sempre più mentre i poveri coltivatori diretti e Ai braccianti diventano sempre più poveri; poiché in questa società balorda l'agricoltura non è in crisi per gli agrari, giacche per loro rende.
Nella mia esperienza sindacale, in ogni comune dove sono andato, alla fine di ogni riunione mi sono sentito chiedere notizie sulle pratiche di integrazione dell'olio e del grano dagli stessi lavoratori amareggiati, che mi hanno riferito casi eclatanti di disonestà e ladrocinii.
Casi di agrari che non piantando un chicco di grano fanno domanda di integrazione per milioni, casi di agrari che fanno risultare boschi di rovi piantati a grano, ma a questi signori però nessuno mai va a controllare se hanno o no seminato i feudi, se hanno dichiarato it falso, mentre a quasi tutti i contadini nel mese di aprile arrivano lettere dell'ESA o dell'AIMA con le quali gli si ingiunge di recarsi al comune un giorno fissato con certificato catastale, foglio di mappa ed altri, per incontrarsi con degli ispettori dell'ufficio scrivente e con questi recarsi sul posto dichiarato nella denuncia 'di semina e vedere se è seminato o
/IRA POCO SZADRAs IL CONTRATTO DI LAVO/Q0, BASOGNERAZ INIZIARE. I CONTAT2 IL 0. GRAZIE. GRETA, LA MIA SPINA NEL CUORE
no. Spesso i certificati costano più di quanto il lavoratore dovrà ricavare, poi magari la commissione non viene. Se non viene al contadino viene mandata un'altra lettera nella quale gli si dice, « visto che lei ha dichiarato un ettaro seminato e che dai nostri controlli ne risulta mezzo, la denuncia di raccolto la faccia per mezzo ettaro e.A MA e PESA il controllo lo hanno fatto da Palermo, dimezzando il 'terreno seminato veramente dai lavoratori. In questo modo si coprono le magagne degli agrari; di quegli agrari che non versano una lira di contributi per i braccianti, che non presentano i piani colturali, che finanziano le squadracce fasciste e che l'indomani del 13 giugno '71 poterono dire alla DC torna a destra, fai saltare la legge sul collocamento e quella sui fitti agrari; e la DC li servì a dovere alleandosi con i liberali e annacquando la legge Cipolla-De Marzi.
Altri casi più vergognosi di quelli che ti ho narrato, avvengono; per gli agrari anche i boschi di sughero fanno olive; si arriva a fatti di vera mafia. Nella provincia di Palermo vi sono alcuni loschi individui proprietari di ~CIci e no. che hanno sguinzagliato per i comuni, quando non lo fanno personalmente, gente senza scrupoli che avvicina i coltivatori diretti e i piccoli proprietari convincen-
BISOGNA 0-1Q LASCI PER UN PO' LA MIA FZOU_S IN CARAGE.
SI POTREBBE INIZIARE CON LA RIDUZ I ONQ DELLEORQ DI LAVORA E. LICENZI UN PO' DI PERSONALE.
doli a dichiarare una cifra « x » di olive in base agli alberi, facendo poi risultare di averla comprata loro stessi e così quando arriva il denaro dell'integrazione lo dividono a metà tramite l'emissario. Ti spiego con un esempio. Poniamo il caso che un lavoratore abbia 250 alberi di olive; ogni albero può fare chilogrammi 50 di olive, anche se non li produce, dichiarano che l'amico ha comprato chilogrammi 12.500 di olive, ottenendo così un milione di integrazione. Detta cifra va divisa a metà. Quando arriva il vaglia arriva l'intermediario. assieme si va al banco si ritira il denaro e all'uscita si divide; se non paga gli capita qualcosa in campagna (la casa bruciata o alcuni alberi tagliati). Può dirgli che il denaro non è arrivato. ma loro Io sanno o sono già a conoscenza prima dello stesso interessato, grazie al segreto bancario sanno pure quando al lavoratore è stata accreditata la somma. Ti sembra fantasia? No, è realtà, questo avviene nella nostra Sicilia, dove la mafia invece di andare scomparendo aguzza l'ingegno e dove grazie a una politica disonesta, gli agrari e i mafiosi si arricchiscono e i braccianti e i coltivatori diretti falliscono ed emigrano. Grazie dell'ospitalità e cari saluti.
GREGORIO SILVESTRI ( responsabile della zona di Termini Im della Federbraccianti )
... E. CHE. INCOMINCI AD INDOSSARE- VESTITI SMUNTI.
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QUANTI HzugLE.M1 VITALI PULSANO NEL CUOREDI UN CAPITANO D'INDUSTRIA.
. E. CHE. LA-MIA (Ani."
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?(7.F342J-ARE. DI GRAVE CRISI DEL. SETTORE..
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Cronaca sul viaggio ed il raduno dei lavoratori di Milano a Reggio Calabria per la conferenza del sud indetta dai sindacati.
Ci troviamo alla stazione Garibaldi alle ore 13 del 21-10 con partenza alle 13,45 circa 1000 persone, già un'altro treno è partito da poco con altrettante persone, tutta gente che sa quello che vuole, molti sono meridionali emigrati qui al Nord per trovare una occupazione, Io spirito è alto sebbene si sappia cosa si va incontro perchè il giorno prima erano state collocate in quella città alcune bombe in sedi di sindacato e di partito naturalmente di marca fascista, perchè a Reggio Calabria il fascismo ha trovato in un momento di contrasto il suo covo e con pochi fanatici che minacciano morte e manganellate riescono ad intimorire la maggioranza della popolazione inerte che fascista non è e chiede lavoro e riforme sotto la guida di istituzioni democratiche.
Quello che si vede e si sente prima di partire è bellissimo, gente che parla di progresso, di lavoro, di società evoluta, si vedono bandiere sindacali, cartelli ed anche megafoni perchè le nostre armi tono la voce, il fischietto ed il lavoro.
Si parte con puntualità, il treno è confortevole, tutti seduti, ognuno ha un posto per sedere e per dormire, i pasti al sacco sono ottimi e così anche sul treno vi è una armonia di cordialità nessuno è estraneo perchè sono uniti come l'unità lo vuole.
Così il viaggio prosegue bene fino a Roma senza incidenti si arriva alle ore 23 e quasi tutti si è nella cuccetta per dormire.
Gli organizzatori che noi eloniamo in particolare per la loro bravura, serietà e responsabilità cosciente ci avvisano prima di non gridare slogans troppo duri ma restare sui temi sindacali per far si che non si creino disordini e punti di battibecco con estranei durante le soste nelle stazioni
Come si diceva arrivati a Roma Tihurtina arriva la notizia che poco oltre Roma sono saltati i binari, che è stato colpito un convoglio partito da Reggio Emilia e che vi sono stati feriti ma non aravi.
Questo naturalmente più che demolire le nostre forze le ha stimnlate ancora di più e così quando dono alcune ore di attesa i sindacati ci hanno suggerito che non si poteva proseguire tutti unanima-
mente si decideva di arrivare a tutti i costi a Reggio Calabria e che non era certamente lo scontro fisico che i fascisti volevano a farci tornare indietro.
Si parte da Roma con oltre sei ore di ritardo ormai si sa che quando giungeremo noi non vi saranno più le 50.000 persone circa che sono potute arrivare e così c'è il pericolo numerico da superare; i cinque treni provenienti dalle varie porvincie del Nord comunque continuano la loro marcia verso Reggio Calabria ma con cautela perchè nel frattempo sulla linea ferroviaria vengono trovati altri ordigni esplosivi che vengono fatti scoppiare altrove.
Finalmente arriviamo. Il nostro treno viaggia vicinissimo ad una strada principale della città tutti noi presi dal furore degli attentati ci affacciamo ai finestrini gridiamo slogans sindacali, cantiamo inni dei lavoratori, sono esposte le bandiere rosse e tricolori, si inneggia all'unità tra nord e sud, diciamo alla gente del luogo che non li abbiamo dimenticati, si vede gente che saluta col pugno chiuso, si vede qualcuno ma in automobile salutare da fascista. Naturalmente c'è reazione verso questi ultimi, allora gli slogans diventano pesanti. Sono le ore diciotto circa, incomincia ad imbrunire e dopo 28 ore di viaggio siamo anche un po' stanchi ma l'ardore ci fa venire una tale forza che nessuno ìn quel momento ci avrebbe fermati.
Scesi dal treno abbiamo fatto la nostra dimostrazione sfilando in
corteo tutti uniti che praticamente è come se avesse continuato quella dei 50.000 ormai assenti ed anche se numericamente eravamo pochi i fascisti hanno avuto paura di uscire allo scoperto e così abbiamo visto il vero volto di quella città, è stato un momento commovente sfilare in mezzo a due imponenti ali di folla applaudente e che gridava slogans ormai diventati noti a tutti e fra questi il più sentito (nord-sud uniti nella lotta). Finita la dimostrazione siamo rientrati in stazione e qui in attesa della partenza per il ritorno vi è stato uno scambio di vedute con tanti lavoratori di tutte le regioni del nord del sud sui problemi per portare il lavoro a tutti senza discriminazione.
Al ritorno in tutte le grandi città dove il convoglio si fermava compresa Roma ci hanno applauditi ed hanno inneggiato all'unità dei lavoratori di tutta Italia.
Tutti questi fatti che certamente la stampa tutta anche quella sovversiva ha dovuto scrivere con parole di elogio per quanto i lavoratori tutti hanno dato come contributo condannano apertamente la politica fascista-padronale.
Questo nostro articolo partico. lareggiato vuole dimostrare ed invitare tutti i lavoratori operai ed impiegati della Schindler ad unirsi per una lotta contro il sovversismo padronale fascista che tenta di inserirsi nelle file democratiche dei lavoratori per disunirle e distruggere così una forza di potere al servizio della propria famiglia e del proprio Paese.
PORTIAMO A CONOSCENZA DI TUTTI LO STATUTO CHE IL CONSIGLIO DI FABBRICA SI E' DATO PER UNA MAGGIORE FUNZIONE ORGANIZZATIVA E PER UNA DISCIPLINA
INTERNA A CUI SONO TENUTI TUTTI I SUOI COMPONENTI. COMPITO DI OGNI SINGOLO LAVORATORE E' VERIFICARE L'ATTUAZIONE DI QUESTO STATUTO.
STATUTO del C.d.F.
te Dinodi ala nie te niù ). 1è n :r•-
DA CONSERVARE
della SCHINDLER di Concorezzo
Art. 1 - CONSIGLIO DI FABBRICA
Il Consiglio di Fabbrica è l'organismo sindacale unitario di fabbrica e istanza di base del Sindacato Unitario, strumento dell'iniziativa rivendicativa e politica dei lavoratori dentro e fuori dalla fabbrica nell'ambito delle linee politiche del sindacato stesso.
Esso è composto dai delegati democraticamente eletti da tutti i lavoratori di ogni gruppo omogeneo.
Compiti e funzioni. - Il Consiglio di Fabbrica imposta l'azione rivendicativa e la gestisce, dirige la politica sindacale nella fabbrica.
Ricerca la sintesi unificante dei problemi che riguardano tutti i lavoratori, risponde a quelli specifici di reparto o di gruppo; li affronta decidendo e coordinando l'azione di mobilitazione dei lavoratori interessati.
Inoltre il Consiglio di Fabbrica promuove le iniziative necessarie per la sensibilizzazione e la crescita politica dei lavoratori, contribuisce efficacemente per la concreta partecipazione di essi alle scelte politiche ed alle decisioni della azione del Sindacato sui problemi generali.
Il monte ore annuo previsto dall'accordo 16.5.'72 (comprensivo anche delle ore spettanti secondo contratto ai RAS), sarà gestito collegialmente dal C.d.F. in modo che ogni delegato possa svolgere la propria attività e i propri compiti.
Il Consiglio di Fabbrica rimarrà in carica 18 mesi.
Art. 2 - STRUTTURE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA
a) Il Consiglio di Fabbrica per assicurare un efficace coordinamento della sua attività ed un rapido collegamento tra i delegati elegge nel suo ambito un Esecutivo.
b) I compiti dell'Esecutivo sono operativi e funzionali quindi limitati all'attuazione delle decisioni prese dal Consiglio di Fabbrica e dall'assemblea generale dei lavoratori.
c) Il Comitato Esecutivo è composto da 5 membri. I membri dell'Esecutivo possono essere sostituiti in ogni momento dal Consiglio di Fabbrica. Si Hafferma comunque il criterio della verifica periodica non oltre i 6 mesi dei componenti dell'Esecutivo ìn modo da realizzare con la rotazione una più ampia responsabilizzazione dei delegati medesimi.
d) Il Consiglio nomina di volta in volta delle commissioni operative per lo studio e l'approfondimento di specifici problemi in relazione alle esigenze contrattuali ed organizzative; inoltre in occasione di trattative, procederà alla designazione della delegazione composta di delegati.
e) Il C.d.F. ove ne ravvisi la necessità, ha facoltà di cooptare al suo interno quei lavoratori che possono dare valido contributo all'attività del Consiglio stesso.
II numero delle cooptazioni non dovrà superare il 10 per cento il numero dei delegati eletti.
Art. 3 - IL DELEGATO
a) Il delegato è l'espressione diretta e democratica del gruppo omogeneo.
Rappresenta la forza dell'unità del gruppo, la capacità di risposta pronta all'iniziativa padronale, il punto di riferimento politico. Esercita un potere di controllo e d'intervento sulle condizioni di lavoro nella squadra, nel reparto e nell'ufficio. E' altresì impegnato sui problemi di tutta la fabbrica e di tutti i lavoratori, svolge un'azione di direzione ed esprime una sintesi politica costruita insieme agli altri delegati; perciò il delegato deve mantenere continuo rapporto sia con l'assemblea di reparto, sia con il Consiglio di Fabbrica, sia con la Assemblea Generale.
Elezione del Delegato. - L'elezione del delegato avviene su scheda bianca, con voto diretto e segreto, da parte di tutti i lavoratori iscritti e non iscritti appartenenti al gruppo omogeneo.
Nel caso nessun lavoratore ottiene nella votazione un numero di voti pari o superiore al 50 per cento più uno dei lavoratori presenti, si procederà al ballottaggio fra i primi due che hanno riportato il maggior numero di voti.
Ogni lavoratore è elettore ed eleggibile.
Il Comitato Elettorale nominato dal Consiglio di Fabbrica garantirà la corretta procedura ed il regolare svolgimento delle elezioni dei delegati. Revoca e sostituzione del delegato. - Il delegato di gruppo omogeneo è sostituibile in qualsiasi momento.
Il 50 per cento del reparto, ufficio o il gruppo omogeneo possono chiedere la revoca del delegato, motivandone le ragioni al Consiglio di Fabbrica e le discuterà col gruppo omogeneo.
La sostituzione del delegato dimissionario dalla Azienda o del Consiglio di Fabbrica o revocato dai lavoratori, dovrà avvenire da parte dei lavoratori del gruppo interessato, attraverso una nuova elezione fatta con le modalità sopra descritte.
Art. 4CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA
Il Consiglio di Fabbrica viene convocato su decisione del Comitato Esecutivo, su richiesta del Sindacato e da almeno 1/4 dei delegati.
Il Consiglio di Fabbrica si riunisce ordinariamente una volta al mese e tutte le volte che si ritiene necessario.
Ad ogni riunione del Consiglio i delegati devono essere preventivamente portati a conoscenza delordine del giorno.
Le riunioni del Consiglio sono presiedute da un presidente nominato di volta in volta, il quale ha il compito di dirigere il dibattito.
Le decisioni del Consiglio di Fabbrica saranno prese a maggioranza assoluta (50 per cento più 1) dei partecipanti.
E' facoltà del Consiglio far partecipare alle riunioni lavoratori che non ne fanno parte, con diritto di parola ma non di voto.
Art. 5 - L'ASSEMBLEA
L'assemblea generale è il momento di partecipazione dei lavoratori alle decisioni ed al controllo dell'azione sindacale dentro e fuori la fabbrica. L'assemblea di reparto o di gruppo è lo strumento
o
fondamentale di conoscenza e di elaborazione dei problemi, di dibattito e di confronti di tutte le opinioni e pertanto occasione importante per la crescita politica dei lavoratori.
L'assemblea viene convocata dal Consiglio di Fabbrica o dal Sindacato.
Art. 6 - GIORNALE DI FABBRICA
a) Il Consiglio di Fabbrica, per sviluppare tra i lavoratori la formazione, l'informazione, il dibattito, decide di dar vita ad un proprio Comitato di Redazione di Stabilimento, di Tribuna sindacale unitaria bollettino sindacale del Comitato di Coordinamento SCHINDLER.
Esso deve essere una tribuna aperta al confronto fra tutti i lavoratori e le Organizzazioni Sindacali.
Art. 7APPROVAZIONE E MODIFICA DELLO STATUTO
a) Lo Statuto deve essere approvato dal Consiglio di Fabbrica con una maggioranza qualificata di 2/3 dei delegati.
Le proposte di modifica dovranno essere sottoposte alla verifica del Consiglio di Fabbrica e per essere approvato dovranno ottenere la maggioranza dei 2/3 dei delegati e dalla maggioranza dell'assemblea generale dei lavoratori.
ri
DIRIGENTI RAPPRESENTANTI AZIENDALI
SINDACALI UNITARI
Veronelli Enrico - Lobello Gabriele - Radice Agostino - Colombo Alessandro - Pirola Adriano - Lattuada
Giuseppe - Carzaniga Stefano - Maggi Luigi - Tiengo Romeo - Angelozzi Franco - Brambilla Giorgio - Mariani Giovanni - Villa Antonio - Viola Angelo.
ESECUTIVO DEGLI ORGANISMI
DIRIGENTI DELLE RAPPRESENTANZE
SINDACALI AZIENDALI UNITARIE
Latuada Giuseppe - Villa Antonio - Carzaniga Stefano - Angelozzì Franco - Tiengo Romeo.
COMMISSIONE QUALIFICHE
Veronelli Enrico - Radice Agostino - Brambilla Giorgio.
COMMISSIONE AMBIENTE DI LAVORO
Viola Angelo - Colombo Alessandro - Pirola Adriano.
COMMISSIONE COTTIMO
Pirola Adriano - Maggi Luigi - Tiengo Romeo.
COMITATO DI COORDINAMENTO UNITARIO
Lobello Gabriele - Maggi Luigi.
COMMISSIONE REDAZIONE GIORNALE DI FABBRICA
Veronelli Enrico - Mariani Giovanni - Maggi Luigi.
LA NUOVA LEGGE SULLA MATERNITA'
E' in vigore dal 18 gennaio del cOrrente anno la nuova legge per la tutela della maternità. L'elemento innovativo di fondo rispetto alla precedente legge — che forse rappresentò una grande a conquista per tutto il movimento sindacale e democratico italiano — è dato dal fatto che oggi, tutte le lavoratrici di tutti i settori, hanno diritto ad essere tutelate ed assistite (sebbene con alcune differenziazioni) in caso di maternità.
Vediamo, in questa nota, di fornire alcuni elementi fra i più importanti contenuti nella nuova legge.
1) Divieto di licenziamento
Dall'inizio della gestazione e fino ad un anno di età del bambino è fatto divieto all'azienda di licenziare la lavoratrice. Per impedire il licenziamento non è necessaria la presentazione del certificato medico ma basta la, oggettiva condizione dello stato di gravidanza.
Nel caso in cui la lavoratrice fosse stata licen-
ziata in stato di gravidanza, essa ha diritto ad essere riassunta purchè, entro 90 giorni dalla data del licenziamento, presenti una documentazione che ,comprovi che al momento del licenziamenti) era in stato di gravidanza.
Se il licenziamento fosse stato attuato dall'azienda, anche prima della data in cui va in vigore la nuova legge e cioè il 18 gennaio 1972, se non sono trascorsi 90 giorni dalla data del licenziamento, il licenziamento deve essere revocato, purchè a quell'epoca si possa sempre provare che la lavoratrice era incinta.
Divieto di sospensione
La lavoratrice in stato di gravidanza o puerperio può essere sospesa solo nel caso in cui venga sospesa l'attività di tutta l'azienda o di un reparto che abbia autonomia funzionale.
Lavori insalubri o faticosi
o n e o 31 il
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Durante tutto il periodo di gestazione e fino a o
sette mesi dopo il parto è vietato adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento di pesi, ma anche a tutti, in genere, quei lavori che siano pericolosi, faticosi o insalubri.
Per l'organizzazione sindacale la pericolosità, la faticosità, la insalubrità, non possono essere stabilite con regole generali, valevoli per tutte indistintamente le lavoratrici, ma debbono essere riferite alla situazione ed alla determinazione soggettive della singola lavoratrice.
La legge prevede che nei casi sopraindicati come nel caso in cui sia accertato dall'Ispettorato del lavoro che le condizioni di lavoro o ambientali siano pregiudizievoli alla salute della donna, le lavoratrici vengano spostate ad altre mansioni anche inferiori, mantenendo però invariata la qualifica e la retribuzione.
4) Durata del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro
Rispetto alla legge precedente vi è una modifica: la durata di assenza obbligatoria prima del parto è oggi di due mesi; dopo il parto è oggi di tre mesi (la legge precedente stabiliva 3 mesi prima del parto; 2 mesi dopo il parto).
Per le lavoratrici in stato di gravidanza che hanno iniziato il periodo di astensione obbligatoria prima. del 18 gennaio 1972 della durata di 3 mesi prìma del parto — come stabiliva la vecchia legge — si specifica che questo periodo di assenza non viene interrotto dalle nuove disposizioni. E resta comunque valido che dopo il parto, il periodo di assenza obbligatoria è di 3 mesi.
Le lavoratrici che erano a casa prima della
I diritti della lavoratrice madre
entrata in vigore della nuova legge (18 gennaio 1972), al compimento del secondo mese di assenza dopo il parto, debbono inviare alla azienda una lettera raccomandata in cui comunicano che rimangono assenti « a sensi di legge » senza specificare se si tratti di assenza obbligatoria o facoltativa.
• •
Durata del periodo di astensione facoltativa dal lavoro dopo il parto.
Questo periodo è della durata di 6 mesi e non è considerato sospensivo del rapporto di lavoro. Indennizzo per il periodo di assenza obbligatoria e facoltativa
A tutte le lavoratrici in assenza obbligatoria prevista dalla legge, prima e dopo il parto, viene corrisposta una indennità maternità giorngiera pari all'80 per cento della retribuzione.
Nei casi in cui, o per esigenze organizzati:v contingenti dell'azienda o per particolari ragioni di carattere personale della lavoratrice, l'ora-t-16 medio effettivamente praticato risulti inferiore a quello previsto dal contratto di lavoro della categoria, dovrà essere comunque garantito il minimo di ore contrattuali.
Durante il periodo di assenza facoltativa dopo il parto, alla lavoratrice verrà corrisposta a partire però dall'i gennaio 1973 una indennità pari al 30 per cento della retribuzione. Alle lavoratrici in assenza facoltativa prima dell'l gennaio '73 continuerà ad essere corrisposta l'indennità di disoccupazione.
Periodi di permesso retribuiti dal datore di lavoro
La nuova legge stabilisce che gli attuali periodi di permesso (due periodi di riposo giornalieri di un'ora ciascuno) potranno essere ora cumulabili nel corso della giornata (esempio: uscire 2 ore prima; oppure entrare al lavoro 2 ore dopo) e potranno essere usufruite fino a quando il bambino non ha compiuto il primo anno di vita.
Ciò che è poi particolarmente innovativo e importante è dato dal fatto che questi permessi debbono essere concessi sia se la lavoratrice allatti il suo bambino naturalmente, sia che lo allatti artificialmente.
Il permesso si riduce ad un'ora quando l'orario giornaliero di lavoro è inferiore alle 6 ore.
Anticipo del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro e suo indennizzo
In precedenza, i periodi di astensione obbligatoria anticipata, venivano considerati alla stregua di una comune malattia e retribuiti come tali. Con la nuova legge sono previsti due tipi di anticipo di assenza obbligatoria.
Il primo tipo ha la durata di 1 mese e la lavoratrice può usufruirne se è occupata in lavori che in relazione all'avanzata gravidanza siano da ritenersi gravosi o possano pregiudicare la gravidanza stessa.
Il secondo tipo che può essere costituito da uno o più periodi la cui durata è stabilita caso per caso dall'Ispettorato del lavoro, spetta quando: sorgano complicazioni nella gestazione; preesistano forme morbose che possano aggravarsi a causa della gravidanza; esistano condizioni di lavoro o di ambiente che possano nuocere alla salute della donna e del bambino;
la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni.
La retribuzione spettante alla lavoratrice in questi due tipi di anticipo di assenza obbligatoria, è pari all'80 per cento della retribuzione.
9) In caso di malattia del bambino di età inferiore ai 3 anni
La lavoratrice ha diritto a rimanere a casa ma purtroppo senza percepire retribuzione. Le assenze.-sono computate nell'anzianità di servizio, ma rAorit per. I,e- ferie e la tredicesima mensilità. Il cerlifisait9 medico che attesta la malattia del bambing,p0 essere redatto da un medico di libera spaltallt lavoratrice.
Lo spazio' non ci consente di porre in risalto considerazioni di valore più generale sulla nuova legge. Potremo riprendere l'argomento anche su richiesta dei nostri lettori. Ci preme ricordare a tutti i delegati, ai CdF, agli attivisti sindacali, che tutte le norme della precedente legge sulla maternità sono abrogate; che con l'entrata in vigore della nuova legge sono fatte salve in ogni caso, le condizioni di maggior favore stabilite da regolamenti, leggi, contratti e da ogni altra disposizione (esempio: anche condizioni migliori conquistate a livello di azienda)?
PORTIAMO A CONOSCENZA DI TUTTI LO STATUTO CHE IL CONSIGLIO DI FABBRICA
SI E' DATO PER UNA MAGGIORE FUNZIONE ORGANIZZATIVA E PER UNA DISCIPLINA
INTERNA A CUI SONO TENUTI TUTTI I SUOI COMPONENTI. COMPITO DI OGNI SINGOLO LAVORATORE E' VERIFICARE L'ATTUAZIONE DI QUESTO STATUTO.
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Art. 1 - CONSIGLIO DI FABBRICA
a) Il Consiglio di Fabbrica è l'organismo sindacale unitario di fabbrica e istanza di base del Sindacato Unitario, strumento dell'iniziativa rivendicativa e politica dei lavoratori dentro e fuori dalla fabbrica nell'ambito delle linee politiche del sindacato stesso.
Esso è composto dai delegati democraticamente eletti da tutti i lavoratori di ogni gruppo omogeneo.
b) Compiti e funzioni. - Il Consiglio di Fabbrica imposta l'azione rivendicativa e la gestisce, dirige la politica sindacale nella fabbrica.
Ricerca la sintesi unificante dei problemi che riguardano tutti i lavoratori, risponde a quelli specifici di reparto o di gruppo; li affronta decidendo e coordinando l'azione di mobilitazione dei lavoratori interessati.
Inoltre il Consiglio di Fabbrica promuove le iniziative necessarie per la sensibilizzazione e la crescita politica dei lavoratori, contribuisce efficacemente per la concreta partecipazione di essi alle scelte politiche ed alle decisioni della azione del Sindacato sui problemi generali.
c) Il monte ore annuo previsto dall'accordo 16.5.'72 (comprensivo anche delle ore spettanti secondo contratto ai RAS), sarà gestito collegialmente dal C.d.F. in modo che ogni delegato possa svolgere la propria attività e i propri compiti.
d) Il Consiglio di Fabbrica rimarrà in carica 18 mesi.
Art. 2 - STRUTTURE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA
Il Consiglio di Fabbrica per assicurare un efficace coordinamento della sua attività ed un rapido collegamento tra i delegati elegge nel suo ambito gn Esecutivo.
I compiti dell'Esecutivo sono operativi e funzionali quindi limitati all'attuazione delle decisioni prese dal Consiglio di Fabbrica e dall'assemblea generale dei lavoratori.
Il Comitato Esecutivo è composto da 3 membri I membri dell'Esecutivo possono essere sostituiti in ogni momento dal Consiglio di Fabbrica. Si riafferma comunque il criterio della verifica periodica non oltre i 6 mesi dei componenti dell'Esecutivo in modo da realizzare con la rotazione una più ampia responsabilizzazione dei delegati medesimi.
d) Il Consiglio nomina di volta in volta delle commissioni operative per lo studio e l'approfondimento di specifici problemi in relazione alle esigenze contrattuali ed organizzative; inoltre in occasione di trattative, procederà alla designazione della delegazione composta di delegati.
e) II C.d.F. ove ne ravvisi la ne_-,essità, ha facoltà di cooptare al suo interno quei lavoratori che possono dare valido contributo all'attività del Consiglio stesso.
Il numero delle cooptazioni non dovrà superare il 10 per cento il numero dei delegati eletti.
Art. 3 - IL DELEGATO
a) II delegato è l'espressìone diretta e democratica del gruppo omogeneo.
Rappresenta la forza dell'unità del gruppo, la capacità di risposta pronta all'iniziativa padronale, il punto di riferimento politico. Esercita un potere di controllo e d'intervento sulle condizioni di lavoro nella squadra, nel reparto e nell'ufficio. E' altresì impegnato sui problemi di tutta la fabbrica e di tutti i lavoratori, svolge un'azione di direzione ed esprime una sintesi politica costruita insieme agli altri delegati; perciò il delegato deve mantenere continuo rapporto sia con l'assemblea di reparto, sia con il Consiglio di Fabbrica, sia con la Assemblea Generale.
Elezione del Delegato. - L'elezione del delegato avviene su scheda bianca, con voto diretto e segreto, da parte di tutti i lavoratori iscritti e non iscritti appartenenti al gruppo omogeneo.
Nel caso nessun lavoratore ottiene nella votazione un numero di voti pari o superiore al 50 per cento più uno dei lavoratori presenti, si procederà al ballottaggio fra i primi due che hanno riportato il maggior numero di voti.
Ogni lavoratore è elettore ed eleggibile.
Il Comitato Elettorale nominato dal Consiglio di Fabbrica garantirà la corretta procedura ed il regolare svolgimento delle elezioni dei delegati. Revoca e sostituzione del delegato. - Il delegato di gruppo omogeneo è sostituibile in qualsiasi momento.
Il 50 per cento del reparto, ufficio o il gruppo omogeneo possono chiedere la revoca del delegato, motivandone le ragioni al Consiglio di Fabbrica e le discuterà col gruppo omogeneo.
La sostituzione del delegato dimissionario dalla Azienda o del Consiglio di Fabbrica o revocato dai lavoratori, dovrà avvenire da parte dei lavoratori del gruppo interessato, attraverso una nuova elezione fatta con le modalità sopra descritte.
Art. 4CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA
Il Consiglio di Fabbrica viene convocato su decisione del Comitato Esecutivo, su richiesta del Sindacato e da almeno 1/4 dei delegati.
Il Consiglio di Fabbrica si riunisce ordinariamente una volta al mese e tutte le volte che si ritiene necessario.
Ad ogni riunione del Consiglio i delegati devono essere preventivamente portati a conoscenza delordine del giorno.
Le riunioni del Consiglio sono presiedute da un presidente nominato di volta in volta, il quale ha il compito di dirigere il dibattito.
Le decisioni del Consiglio di Fabbrica saranno prese a maggioranza assoluta (50 per cento più 1) dei partecipanti.
E' facoltà del Consiglio far partecipare alle riunioni lavoratori che non ne fanno parte, con diritto di parola ma non di voto.
Art. 5 - L'ASSEMBLEA
L'assemblea generale è il momento di partecipazione dei lavoratori alle decisioni ed al controllo dell'azione sindacale dentro e fuori la fabbrica. L'assemblea di reparto o di gruppo è lo strumento
c)
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fondamentale di conoscenza e di elaborazione dei problemi, di dibattito e di confronti di tutte le opinioni e pertanto occasione importante per la crescita politica dei lavoratori.
L'assemblea viene convocata dal Consiglio di Fabbrica o dal Sindacato.
Art. 6 - GIORNALE DI FABBRICA
a) Il Consiglio di Fabbrica, per sviluppare tra i lavoratori la formazione, l'informazione, il dibattito, decide di dar vita ad un proprio Comitato di Redazione di Stabilimento, di Tribuna sindacale unitaria bollettino sindacale del Comitato di Coordinamento SCHINDLER.
DIRIGENTI RAPPRESENTANTI
AZIENDALI SINDACATI UNITARI
MORO ROBERTO
GAFFORELLI ENRICO
MARTINI ALFREDO
MAINOLDI CARLO
BAGLIONI PAOLO
CREMONESI LUIGI
PAGANIN VALERIANO
MAGISTRELLI MARIO
PAPA ANGELO
DIRETTIVO
GAFFORELLI ENRICO
MORO ROBERTO
MARTINI ALFREDO
Esso deve essere una tribuna aperta al confronto fra tutti i lavoratori e le Organizzazioni Sindacali.
Art. 7APPROVAZIONE E MODIFICA DELLO STATUTO
a) Lo Statuto deve essere approvato dal Consiglio di Fabbrica con una maggioranza qualificata di 2/3 dei delegati.
Le proposte di modifica dovranno essere sottoposte alla verifica del Consiglio di Fabbrica e per essere approvato dovranno ottenere la maggioranza dei 2/3 dei delegati e dalla maggioranza dell'assemblea generale dei lavoratori.
COMMISSIONE QUALIFICHE
MARTINI ALFREDO
GAFFORELLI ENRICO
PAPA ANGELO
COMMISSIONE COTTIMO
MORO ROBERTO
MAINOLDI CARLO
MAGISTRELLI MARIO
COMMISSIONE AMBIENTE LAVORO
PAGANIN VALERIANO
CREMONESI LUIGI
BAGLIONI PAOLO
COMITATO DI COORDINAMENTO UNITARIO
GAFFORELLI ENRICO
MAINOLDI CARLO
LA NUOVA LEGGE SULLA MATERNITA'
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E' in vigore dal 18 gennaio del corrente anno la nuova legge per la tutela della maternità. L'elemento innovativo di fondo rispetto alla precedente legge — che forse rappresentò una grande conquista per tutto il movimento sindacale e democratico italiano — è dato dal fatto che oggi, tutte le lavoratrici di tutti i settori, hanno diritto ad essere tutelate ed assistite (sebbene con alcune differenziazioni) ín caso di maternità.
Vediamo, in questa nota, di fornire alcuni elementi fra i più importanti contenuti nella nuova legge.
1) Divieto di licenziamento
Dall'inizio della gestazione e fino ad un anno di età del bambino è fatto divieto all'azienda dì licenziare la lavoratrice. Per impedire il licenziamento non è necessaria la presentazione del certificato medico ma basta la, oggettiva condizione dello stato di gravidanza.
Nel caso in cui la lavoratrice fosse stata licen-
ziata in stato di gravidanza, essa ha diritto ad essere riassunta purchè, entro 90 giorni dalla data del licenziamento, presenti una documentazione che .,comprovi che al momento del licenziamento era in stato di gravidanza.
Se il licenziamento fosse stato attuato dall'azienda, anche prima della data in cui va in vigore la nuova legge e cioè il 18 gennaio 1972, se non sono trascorsi 90 giorni dalla data del licenziamento, il licenziamento deve essere revocato, purchè a quell'epoca 'si possa sempre provare che la lavoratrice era incinta.
Divieto di sospensione
La lavoratrice in stato di gravidanza o puerperio può essere sospesa solo nel caso in cui venga sospesa l'attività di tutta l'azienda o di un reparto che abbia autonomia funzionale.
Lavori insalubri o faticosi
Durante tutto il periodo di gestazione e fino a
sette mesi dopo il parto è vietato adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento di pesi, ma anche a tutti, in genere, quei lavori che siano pericolosi, faticosi o insalubri.
Per l'organizzazione sindacale la pericolosità, la faticosità, la insalubrità, non possono essere stabilite con regole generali, valevoli per tutte indistintamente le lavoratrici, ma debbono essere riferite alla situazione ed alla determinazione soggettive della singola lavoratrice.
La legge prevede che nei casi sopraindicati come nel caso in cui sia accertato dall'Ispettorato del lavoro che le condizioni di lavoro o ambientali siano pregiudizievoli alla salute della donna, le lavoratrici vengano spostate ad altre mansioni anche inferiori, mantenendo però invariata la qualifica e la retribuzione.
4) Durata del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro
Rispetto alla legge precedente vi è una modifica: la durata di assenza obbligatoria prima del parto è oggi di due mesi; dopo il parto è oggi di tre mesi (la legge precedente stabiliva 3 mesi prima del parto; 2 mesi dopo il parto).
Per le lavoratrici in stato di gravidanza che hanno iniziato il periodo di astensione obbligatoria prima del 18 gennaio 1972 della durata di 3 mesi prima del parto — come stabiliva la vecchia legge — si specifica che questo periodo di assenza non viene interrotto dalle nuove disposizioni. E resta comunque valido che dopo il parto, il periodo di assenza obbligatoria è di 3 mesi.
Le lavoratrici che erano a casa prima della
diritti della lavoratrice madre
entrata in vigore della nuova legge (18 gennaio 1972), al compimento del secondo mese di assenza dopo il parto, debbono inviare alla azienda una lettera raccomandata in cui comunicano che rimangono assenti « a sensi di legge » senza specificare se si tratti di assenza obbligatoria o facoltativa.
Durata del periodo di astensione facoltativa dal lavoro dopo il parto.
Questo periodo è della durata di 6 mesi e non è considerato sospensivo del rapporto di lavoro. Indennizzo per il periodo di assenza obbligatoria e facoltativa
A tutte le lavoratrici in assenza obbligatoria prevista dalla legge, prima e dopo il parto, viene corrisposta una indennità maternità giornaliera pari all'80 per cento della retribuzione.
Nei casi in cui, o per esigenze organizzative contingenti dell'azienda o per particolari ragioiii di carattere personale' della lavoratrice, l'orarió medio effettivamente praticato risulti inferiore a quello previsto dal contratto di lavoro della categoria, dovrà essere comunque garantito il minimo di ore contrattuali.
Durante il periodo di assenza facoltativa dopo il parto, alla lavoratrice verrà corrisposta a partire però dall'i gennaio 1973 una indennità pari al 30 per cento della retribuzione. Alle lavoratrici in assenza facoltativa prima dell'i gennaio '73 continuerà ad essere corrisposta l'indennità di disoccupazione.
Periodi di permesso retribuiti dal datore di lavoro
La nuova legge stabilisce che gli attuali periodi di permesso (due periodi di riposo giornalieri di un'ora ciascuno) potranno essere ora cumulabili nel corso della giornata (esempio: uscire 2 ore prima; oppure entrare al lavoro 2 ore dopo) e potranno essere usufruite fino a quando il bambino non ha compiuto il primo anno di vita.
Ciò che è poi particolarmente innovativo e importante è dato dal fatto che questi permessi debbono essere concessi sia se la lavoratrice allatti il suo bambino naturalmente, sia che lo allatti artificialmente.
Il permesso si riduce ad un'ora quando l'orario giornaliero di lavoro è inferiore alle 6 ore.
Anticipo del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro e suo indennizzo
In precedenza, i periodi di astensione obbligatoria anticipata, venivano considerati alla stregua di una comune malattia e retribuiti come tali. Con la nuova legge sono previsti due tipi dr anticipo di assenza obbligatoria.
11 primo tipo ha la durata di I mese e la lavoratrice può usufruirne se è occupata in lavori che in relazione all'avanzata gravidanza siano da ritenersi gravosi o possano pregiudicare la gravidanza stessa.
11 secondo tipo che può essere costituito da uno o più periodi la cui durata è stabilita caso per caso dall'Ispettorato del lavoro, spetta quando: sorgano complicazioni nella gestazione; preesistano forme morbose che possano aggravarsi a causa della gravidanza; esistano condizioni di lavoro o di ambiente che possano nuocere alla salute della donna e del bambino; la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni.
La retribuzione spettante alla lavoratrice in questi due tipi di anticipo di assenza obbligatoria, è pari all'80 per cento della retribuzione..
9) In caso di malattia del bambino di età inferiore ai 3 anni
La lavoratrice ha diritto a rimanere a casa ma purtroppo senza percepire retribuzione. Le assenze.-sono computate nell'anzianità di servizio, ma don per. le-ferie e la tredicesima mensilità. Il cerPfkato medico che attesta la malattia del bambinchp0 essere redatto da un medico di libera scòltadellà,. lavoratrice.
Lo spazio' non ci consente di porre in risalto considerazioni di valore più generale sulla nuova legge. Potremo riprendere l'argomento anche su richiesta dei nostri lettori. Ci preme ricordare a tutti i delegati, ai CdF, agli attivisti sindacali, che tutte le norme della precedente legge sulla maternità sono abrogate; che con l'entrata in vigore della nuova legge sono fatte salve in ogni caso, le condizioni di maggior favore stabilite da regolamenti, leggi, contratti e da ogni altra disposizione (esempio: anche condizioni migliori conquistate a livello di azienda )?