Ndiziario Sindacale Unitario a cura did CONSIGLIO di FABBRICA.
novembre 1972
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Ndiziario Sindacale Unitario a cura did CONSIGLIO di FABBRICA.
novembre 1972
I punti in cui si articola la piattaforma rivendicativa sono noti: inquadramento unico operai-impiegati con Possibilità di passaggio a categorie superiori, anche grazie ad agevolazioni per la formazione professionale; parità normativa operai-impegati per quanto riguarda le ferie, l'indennità di anzianità, ecc.; abolizione degli appalti; controllo dell'ambiente di lavoro; settimana lavorativa di 40 ore con rigida limitazione degli straordinari; aumento retributivo (18.000 lire mensili) uguale per tutti.
La risposta della Confindustria a queste richieste è stata un NO finemente articolato in varie sfumature: NO perchè costa troppo, NO perchè improponibile, NO perchè in contrasto con la filosofia dell'iniziativa privata (è il caso della richiesta dell'abolizione degli appalti), NO perchè in Italia si lavora troppo poco... Anzi, è stata preparata una serie di controproposte: nessuna riduzione di orario di lavoro, solo, per sfruttare meglio gli impianti, si può sostituire il sabato con un giorno libero fluttuante dal lunedì al sabato per non fermare due giorni consecutivi la produzione: la creazione di una commissione di indagine sull'assenteismo operaio; l'eliminazione della conflittualità permanente (cioè, una volta firmato il contratto, state buoni per tre anni); la « razionalizzazione • delle ferie, ecc.
Unico punto su cui la Confindustria si è detta disposta a trattare è l'aumento retributivo: comunque esclude assolutamente che tale aumento possa essere uguale per tutti.
Questo dimostra che, nonostante vengano presentati piagnucolando i costi iperbolici delle nostre rivendicazioni, non sono le spese pecuniarie che spaventano la nostra controparte (sui soldi sono sempre disposti a trattare), ma sono le questioni normative, e sopra tutto sono le richieste di uguaglianza fra le categorie. Infatti, tali richieste vanno contro la politica tradizionale imprenditoriale, che accarezzando l'individuo (paternalismo) o dando privilegi a determinate categorie (corporativismo), ha sempre cercato di stroncare sul nascere qualunque unità fra persone
che hanno tutte gli stessi problemi: i problemi del lavoratore dipendente al quale è vietata quella libera iniziativa tanto sbandierata e lodata dai suoi padroni.
E' necessario che tutti si convincano del carattere generale di queste considerazioni: non sono discorsi che riguardano solo l metalmeccanici e il loro contratto (e tanto meno sono discorsi che riguardano solo gli operai « perchè, come si sente dire, per gli impiegati non c'è niente »). Il punto principale che viene discusso in pratica in occasione del rinnovo contrattuale dei metalmeccanici è se si vuole o no dare inizio a una riforma generale della società, se si vuole eliminare quella sorta di servitù della gleba che ancora esiste (se uno nasce manovale, resta manovale tutta la vita), se si vogliono o no accorciare le distanze fra le classi sociali: i prezzi aumentano nella stessa misura per tutti, ma per la Confindustria gli aumenti di stipendio devono essere differenziati, in modo da dare di più a chi ha già di più.
Questo discorso di carattere generale acquista una concretezza particolare nel momento politico attuale, che è un momento di restaurazione, di svolta involutiva che mira a congelare (questa è l'intenzione del governo) ogni spinta riformatrice per garantire un certo periodo di « tranquillità » alla classe imprenditoriale, in modo che possa ripetere gli anni '50 con tutte le loro inconOVienze: forti consumi inutili e costosi (TV a colori, per esempio), che diano luogo a forti profitti e scarsi servizi sociali, appoggio a tutto quel tipo di iniziative dar pochi, maledetti e subito che hanno arricchito tanti improvvisatori e di cui stiamo ora scontando le conseguenze con licenziamenti, chiusure e liquidazioni di fabbriche.
Ci troviamo quindi di fronte ad un'alleanza dl fatto fra controparte e potere ufficiale: per questo la Confindustria può permettersi di non prendere nemmeno in considerazione la piattaforma sindacale e di proporre una sorta di « contratto punitivo » che ridimensioni le condizioni del lavoratori a prima del '69.
Per questo bisogna essere preparati a una lotta particolarmente dura; e auesta lotta può essere condotta solo servendosi dell'unica arma di cui i lavoratori possono disporre nei confronti dei potere economico, cioè la massa.
Con questo numero veniamo a mantenere la promessa di dare seguito e continuità al nostro notiziario, abbiamo lasciato trascorrere un periodo di temp un po' lungo, non per mancanza di volontà, ma perchè, come potete immaginare, per fare « anche » un notiziario di fabbrica, occorre tempo a disposizione, una penna facile e molta collaborazione. Siamo ben lieti che a questo numero abbiano concorso diversi lavoratori coi loro scritti e suggerimenti; a tutti questi il nostro grazie e un invito per tutti a fornirci materiale da pubblicare, perchè tutti devono collaborare per la riuscita del nostro notiziario. Daremo qui brevi cenni del lavoro svolto dal C.d.F. e dall'Esecutivo durante questo periodo trascorso.
Il C.d.F. ha tenuto varie riunioni, nelle quali ha trattato problemi di carattere Aziendale e contrattuali, con ampie e proficue discussioni tra i suoi componenti. L'Esecutivo da parte sua, ha risolto problemi individuali e collettivi dei lavoratori tramite frequenti incontri col responsabile dell'Ufficio Personale rappresentante la Direzione (daremo eventuale relazione esauriente dei lavori del C.E. in un numero unico a fine anno). L'Esecutivo .si è pure incontrato nel mese di luglio con la Direzione Generale per uno scambio informativo sulla situazione aziendale; ha presieduto sta tuttora portando a termine con la commissione preposta, il Regolamento e il nuovo Statuto del F.I.M. I.R. (si presume, per il mese di dicembre, di sottoporli alle maestranze per la discussione). Siamo nella fase iniziale della lottà per il contratto e rivolgiamo a tutti i lavoratori della Riva Calzoni un caldo appello all'unità e alla partecipazione a questa lotta affinchè, rafforzata e consolidata, la categoria possa piegare le intransigenti posizioni assunte dalla Federmeccanica al tavolo delle trattative.
L'Esecutivo
L'Assemblea di martedì 24 ottobre, convocata per manifestare civilmente ma con fermezza lo sdegno per il ritorno del fascismo ai metodi squadristici, ha constatato purtroppo da parte di alcuni delle reticenze.
Offenderemmo l'intelligenza di questi se indugiassimo nella condanna al fascismo nel suo essere, nei suoi scopi e nel suo agire. Ci si consenta di ricordare che esso nacque anche e sopra tutto per colpa di quanti credettero che « altri » avrebbero manifestato e difeso i diritti civili e sociali di tutti, senza avvertire l'elementare dovere di rispettare se stessi gli altri e porsi quindi con dignità sopra e contro la sopraffairme e la violenza.
A cinquant'anni di distanza dal suo « avvento • al potere, la storia tende a ripetersi ed è assurdo nascondere la propria corresponsabilità pensando o sperando che i tempi siano mutati tanto da considerare impossibile il ritorno degli affossatori di ogni libertà e di ogni dignità.
La democrazia si .consolida esercitandola ed il par-
tecipare alle assemblee, l'aderire alle manifestazioni, il dialogare con l'avversario, esalta l'uomo veramente democratico; rifiutarsi al colloquio, chiudersi in se stessi, non può essere considerata semplice indolenza o insulso scetticismo ma pura e semplice connivenza.
Il fascismo, sia pure in sembianze diverse, è al potere in vari Stati a noi vicini geograficamente e culturalmente, egli si insinua corrompendo ed ingannando ovunque ed è tempo di prendere coscienza per urlare il proprio NO, tondo ed assoluto ai tentativi di ripristinare un regime abbietto e criminoso. l « distinguo » e le titubanze, anche se legittime, non hanno mai opposto grandi resistenze ai violenti e non hanno mai fatto storia. Bisogna decidersi a difendere la democrazia (che, malgrado le sue lacune, è pur sempre la forma più civile di convivenza) o abdicare alla dittatura ed alla ragion di stato: quindi al NULLA!
Rivolgiamo perciò un appello all'unione di tutti per combattere con le armi civili della democrazia quello che ormai è più di un ipotetico pericolo.
Pur rifuggendo dal far nostro il concetto « chi non è con noi è contro di noi • ci pare giusto affermare che chi non sente l'esigenza morale dí sconfessare palesemente l'operato del moderno e tristo squadrismo, si pone, inequivocabilmente, contro il buonsenso contro la democrazia appunto perchè accetta di fatto, passivamente, il sopruso, la corruzione, la violenza.
L'assemblea di fabbrica si sviluppa in due partì: la relazione e la discussione.
Quasi sempre la relazione Viene trattata da persone preparate, le quali parlano per un arco di tempo mai tanto breve, comunque non tanto lungo da impedire la discussione.
Al termine della relazione, viene aperto il dibattito qui l'assemblea si fa muta; ogni partecipazione attende che il solito coraggioso esca e dica le Quattro parole che il più delle volte restano solo tali, ma che hanno il pregio di rompere il pesante silenzio: dopo di che si ode un gran stridore di sedie, i cavalli mordono il freno e se la svignano, prima che l'assemblea venga dichiarata chiusa. Qui è d'obbligo una constatazione: l'assemblea è un istituto che non funziona nella realtà della nostra azienda.
ll rischiò di un'assemblea che non funziona è che prima o poi venga esautorata, ed è questo un rischio molto concreto nel momento attuale in cui assistiamo a un sistematico riflusso del metodo assembleare dopo lo sviluppo forse smodato degli anni scorsi. Per fare esempi concreti, si guardino la scuola e le università, dove le assemblee, garantite per regolamento, vengono di fatto puntualmente vietate.
Prima che ci venga la tentazione di disertare l'assemblea o comunque di lasciare che vengo svuotata dei suoi contenuti originali, analizziamo i motivi che ne impediscono il funzionamento.
I motivi sono i seguenti:
1) Istintiva riluttanza dei lavoratori a manifestare idee o comunnue a parlare in pubblico, perchè non ne sono stati abituati e temono di non esserne in grado.
2) Mancanza di tempo per poter formulare proposte alternative e sufficientemente ponderate alla relazione. Infatti, ogni intervento nelle assemblee tenute fino ad oggi è generalmente frutto di improvvisazione.
Visti i mali, proponiamo i seguenti rimedi: Alcuni giorni prima di ndire un'assemblea, il consiglio di fabbrica deve rendere noto l'ordine del giorno onde permetterne la discussione fra i delegati ed il proprio gruppo.
Bisogna creare gruppi di studio che sviluppino una discussione sull'ordine del giorno; le conclusioni saranno esplicate in assemblea da un esponente di ciascun gruppo di studio.
Naturalmente questo metodo non è applicabile nei casi in cui l'assemblea viene convocata in seguito ad
avvenimenti contingenti. Ma per noi l'assemblea deve essere un metodo, un sistema, non una mobilitazione: l'assemblea deve cioè costituire il sistema di informazione e il luogo di espressione abituale dei lavoratori nei confronti dei problemi quotidiani e non solo dei grandi problemi occasionali o periodici (rinnovo dei contratti, crisi o chiusura di industrie, provocazioni politiche, ecc.). E' quindi possibile creare dei gruppi di studio a cui tutti possano accedere liberamente per portare il proprio contributo su problemi ben delineati: solo così i lavoratori arriverebbero preparati all'assemblea.
Queste innovazioni occorre renderle operanti al più presto affinchè il lavoro delle assemblee, durante l'attuale rinnovo contrattuale, sia efficace.
Portiamo a conoscenza l'accordo del 21 aprile 1972 avvenuto tra la Direzione e l'Esecutivo del C.d.F.
A seguito della trattativa intercorsa tra la Direzione della Società e l'Esecutivo del Consiglio di Fabbrica si conviene quanto segue:
A partire dall'1-4-72 gli « ad personam • in atto verranno conglobati nella paga oraria.
Agli operai che non fruiscono attualmente di « ad Personam » verrà riconosciuto un aumento di paga di L. 10 orarie.
Agli operai con « ad personam » inferiore a L. 10 verrà aumentata la paga oraria di tale importo, con assorbimento dello « ad personam » goduto.
La Direzione dichiara la sua disponibilità per l'esame di quei casi concreti di sperequazione che l'Esecutivo le sottoporrà.
Agli operai di 28 Categoria con paga oraria inferiore a L. 515 verranno accordati alla scadenza di ogni semestre di attività aumenti orari di L. 15 fino al raggiungimento della paga anzidetta, a meno che tale limite venga raggiunto in un periodo più breve.
La paga iniziale per la 2a Categoria viene fissata in L. 440.
Le variazioni dei minimi contrattuali verranno riportate in cifra sugli importi di cui sopra.
Gli aumenti decorrono dal 1-4-72, con applicazione immediata per' gli operai con almeno un semestre di effettivo lavoro dalla data di assunzione o da quella di promozione.
Per gli operai la cui anzianità in 2R categoria sia già superiore a 2 anni la paga oraria di L. 515 potrà essere raggiunta entro il 1-4-73, con decorrenza del primo aumento dal 1-4-72.
Possono essere eccettuati casi particolari che verranno esaminati con il Consiglio di Fabbrica.
Viene considerato turnista l'operaio che, su richiesta della Direzione, svolga il suo lavoro alternativamente con orario diurno e notturno.
Agli operai turnisti sarà corrisposto per il lavoro a turni un compenso extra di L. 40 orarie. Detto compenso assorbe quello per lavoro abbinato finora in atto.
Il compenso sopraindicato verrà corrisposto anche alle guardie notturne ed agli altri operai che dovessero svolgere la loro attività soltanto in orario notturno.
Dopo aver preso in esame le osservazioni formulate dal Consiglio di Fabbrica sulla situazione ambientale dei reparti Molatori e Lavorazione Ferro la Direzione ha illustrato il programma di miglioramenti deliberato, specificando quanto già attuato e quanto di prossima realizzazione.
Rendiamo pure noto il Regolamento datato 26-1-72 redatto dalla Direzione in base all'accordo aziendale stipulato all'Assolombarda il 13-12-1971 riguardante l'ambiente di lavoro, cambiamento di mansioni per malattia ed infortunio; l'Esecutivo si era riservato ove si fossero verificati dei casi, di discuterne con la Direzione la soluzione, per cui al Regolamento ha espresso parere positivo per il punto « a » e negativo per il punto « b ». Questo punto non corrisponde alle aspettative ed allo spirito con cui ci eravamo trovati a discutere in sede di trattative, era logico che tali casi venissero discussi con la Direzione e quindi conclusi con una certa positività per il lavoratore, anche se detta tabella è ripresa da un accordo controfirmato pure dalle Organizzazioni Sindacali, niente ci vieta di esprimere il nostro giudizio negativo per una serie di ragioni. Primo: consideriamo una sfortuna ed una disgrazia eventuali riduzioni di capacità fisiche e psichiche da parte del lavoratore e quindi riteniamo che eventuali decurtazioni di salario siano una forma punitiva nei confronti della menomazione del lavoratore.
Gruppo di studio del Laboratorio IdraulicoSecondo: noi riteniamo che il lavoratore già colpito fisicamente e moralmente non abbia a subire anche una decurtazione del salario indipendentemente dalla sua anzianità di lavoro. Questo era lo spirito che ci animava, pertanto, l'Esecutivo ritiene negativo questo punto del Regolamento e si riserva di ridiscuterlo con la Direzione.
CAMBIAMENTI DI MANSIONI RESI NECESSARI DA RIDOTTA CAPACITA' LAVORATIVAACCERTATA E DICHIARATA DA ISTITUTI SPECIALIZZATI DI DIRITTO PUBBLICO (nel caso Riva dall'ENPI).
Rendendosi necessari cambiamenti di mansione per i motivi di cui sopra l'azienda procederà come appresso indicato:
a) Riduzione di capacità lavorativa conseguente ad infortunio sul lavoro od a malattia professionale. All'operaio verrà conservato il trattamento economico in atto mediante un'indennità di passaggio che comprenderà: la minor paga oraria stabilita per la nuova mansione rispetto alla paga oraria precedente; la differenza tra cottimo e quota fissa economisti in caso di passaggio da lavoro a cottimo a lavoro ad economia; l'eventuale paga dí posto, nella misura in cui esista un diverso trattamento tra la precedente mansione e la nuova.
b) Riduzione di capacità lavorativa, e conseguente necessità di cambiamento di mansione, dovuta ad altri motivi.
In questo caso all'operaio verrà riconosciuta un'indennità di passaggio secondo la tabella sottoriportata: per anzianità di almeno 5 anni: 50% per anzianità di almino 10 anni: 60% per anzianità di almeno 15 anni: 70°/o per anzianità di almeno 20 anni: 80% per anzianità di almeno 25 anni: 90% per anzianità di almeno 30 anni: 100% per ogni anno intermedio intero le percentuali di cui sopra saranno aumentate scalarmente del 2 %.
Le indennità di passaggio di cui sopra verranno assorbite dagli:
importi eventualmente corrisposti per pensioni di infortunio (nel limite massima di 1/3 delle pensioni stesse)
importi eventualmente corrisposti per pensioni di invalidità (nel limite massimo di 2/3 delle pensioni stesse).
Agli effetti della liquidazione dell'indennità di anzianità si prenderà a base la media dei tre anni migliori della carriera dell'operaio.
Caro Amico e Compagno, Sono un delegato di reparto, perdoni il disturbo, è per motivi di carattere contrattuale e di giustizia sociale che oggi mi rivolgo a Lei per parlare dell'egoismo dell' a arrivato ».
L' arrivato » fa apparire capacità fregare il prossi-
mo, l'a « arrivato » crede che lo sciopero sia lo strumento degli incapaci, ma è un grave errore il suo, l' • arrivato » con molta facilità passa sopra ai principi, all'amicizia, alla scelta politica che liberamente ha fatto.
lo ci giurerei che un giorno non lontano, l'uomo di buona volontà riuscirà a creare un'opinione pubblica contraria a queste prodezze dell' « arrivato » e lo costringerà a recitare il mea culpa, perchè è peccato sfruttare il compagno di lavoro tutte le volte che la categoria deve rinnovare il proprio contratto di lavoro, quando è impegnata per il rispetto dei diritti dell'uomo, per costringere forze governative, qualunque esse siano, ad impegnarsi a risolvere problemi che vanno dalla scuola alla sanità, dalla casa ai prezzi e alla pieneoccupazione, per lo sviluppo delle aree meridionali dove più urgente si pone il problema dell'occupazione e spesso a questi problemi se ne aggiungono altri.
L' « arrivato • non si sente più neanche un cristiano di quantità, la bontà non costa niente, ebbene anche questa a volte viene a mancare.
Un delegato che è partito onestamente se ne accorge, o si adegua o si ritrova a combattere su molti fronti. Ma è poi così difficile essere meno egoista?
A mico e compagno, neanche la mia persona è digiuna di egoismo, ma mi creda, non è poi così difficile per me volere il bene anche di coloro che devo momentaneamente contraddire e penso che lo sarà ancora meno per Lei, se si propone il vero bene comune, se farà questa scelta, perchè poi in verità l'uomo si salva per la sua rettitudine e vedrà che le cose cambiano di molto e senz'altro in meglio per tutti i lavoratori.
Antonio Sellerio