Sintesi AUSI della relazione di Ruggero Ravenna al Seminario della Federazione nazionale CGIL-CISL-UIL sui rinnovi contrattuali e la riforma del costo del lavoro e del salario
Ariccia, 16/17 maggio 1978
PREMESSA
Il Seminario ha come punto di riferimento le decisioni dell'assemblea dell'Eur sulla politica generale del sindacato e quelle specifiche sulle politiche contrattuali. In modo particolare si tratta di sviluppare e precisare le indicazioni della Assemblea dei delegati sui rinnovi contrattuali, sulla struttura del costo del lavoro e del salario e sulle connessioni tra politica contrattuale e gestione del mercato del lavoro. La discussione di oggi e di domani ha come scopo la elaborazione comune ed unitaria di una linea della Federazione che permette di governare in modo rigoroso e coerente la fase dei rinnovi e la contrattazione aziendale .e territoriale.
Pertanto la segreteria della Federazione non ha inteso introdurre il dibattito con uno schema rigido e definito in tutte le sue parti, ma propone: la individùazione di precisi obiettivi strategici a cui fare riferimento nella preparazione delle piattaforme; alcune proposte sugli istituti contrattuali, talvolta anche con delle alternative, sulle quali verificare i punti di convergenza tra le varie strutture. Le indicazioni contenute nella relazione dovranno essere verificate alla luce degli obiettivi generali, valutandone la coerenza e la compatibilità, in modo che il dibattito possa avviarsi verso la fase decisionale che si avrà con la convocazione del Comitato direttivo unitario previsto per il 21 e 22 giugno p.v.
1. IL RAPPORTO TRA CONTRATTAZIONE E SVILUPPO
a) La scelta strategica della Federazione unitaria.
Una pura e semplice politica di redistribuzione del reddito all'interno della fascia dei lavoratori occupati, per quanto ispirata ai principi dell'egualitarismo, si ridurrebbe ad un tentativo velleitario ed astratto di razionalizzazione qualora perdurassero le condizioni di
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Direttore responsabile: Walter Galbusera.
stagnazione, se non di recessione, del sistema economico. Sarebbe un grave errore da parte nostra (ed una grossolana forzatura da parte degli altri) stralciare le linee di politica contrattuale della più generale impostazione del documento approvato dall'assemblea dei consigli generali e dei delegati di Roma.
b) Gli obiettivi del movimento sindacale ai quali rapportare l'iniziativa contrattuale.
In estrema sintesi, possono essere così richiamati i tre obiettivi fondamentali ai quali — in base alla piattaforma dell'Eur — il movimento sindacale intende rapportare l'iniziativa contrattuale:
la ripresa dello sviluppo come strategia di classe del movimento sindacale ed esigenza generale della società italiana.
E' questa l'indicazione di fondo della prima parte della piattaforma dell'Eur; essa costituisce il motivo centrale del confronto politico e sociale che il movimento sindacale intende portare avanti nel paese;
la riqualificazione del sistema economico che si fondi su: cambiamento del modello prevalente dei consumi e sulla modificazione dell'organizzazione del lavoro, cogliendo contemporaneamente gli obiettivi del miglioramento delle condizioni di lavoro, del miglioramento della produttività e della efficienza aziendale e dell'intero apparato produttivo; la partecipazione dei redditi tra le varie categorie e tra i lavoratori come fondamento di una strategia di classe. Da una simile scelta, che rafforza il carattere unitario del movimento sindacale, dipende la capacità della contrattazione di divenire un fattore dinamico della politica economica. Da essa, tra l'altro, dipende in larga misura la definizione di una nuova gerarchia dei consumi che ponga comunque in primo piano quelli sociali e che per quelli privati tenga conto dei caratteri e della struttura del nostro rapporto verso l'estero.
Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 344 del 28 settembre 1971.
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Il programma di Governo e le condizioni necessarie per l'avvio di una politica di programmazione.
Le risposte che il governo ha dato, con la definizione del suo programma, alle esigenze poste dal sindacato non possono essere considerate soddisfacenti.
La definizione adeguata della strumentalizzazione e degli obiettivi concreti di sviluppo economico. E' questo il nodo fondamentale della politica economica sul quale è urgente uscire dalla genericità e dall'immobilismo per cercare le necessarie e nuove condizioni di operatività. Tale operatività è legata ad una utilizzazione rigorosa degli strumenti che la legislazione programmatica nei vari settori mette a disposizione. Centrale è in essa la gestione della legge di riconversione industriale in funzione di una linea di ripresa produttiva e di crescita della base occupazionale.
I punti di attacco per una politica di riqualificazione del sistema economico.
C'è una ragione che ci induce ad una sottolineatura ulteriore dell'importanza della programmazione per settori ed è il rapporto che in essa noi possiamo stabilire tra sviluppo e contrattazione: l'elaborazione dei piani, alla quale il sindacato intende partecipare, consentirebbe una definizione non astratta del rapporto tra rivendicazioni e risorse reali. Una valutazione a livello complessivo della politica economica appare improbabile se non proprio impossibile, mentre essa appare ben altrimenti realizzabile a livello settoriale una volta definiti il percorso e le dimensioni effettive della politica di programmazione. E' chiaro che l'avvio di una politica di sviluppo crea condizioni del tutto nuove di agibilità delle scelte della Federazione in tema di mobilità.
Altro punto fondamentale del programma governativo è, come abbiamo detto, l'impegno alla programmazione triennale della spesa pubblica. E' questo uno snodo decisivo per una politica di sviluppo, ma anche il presupposto per ogni azione di effettiva riforma dello Stato.
riali rapportate alle indicazioni contenute nei piani di settore e nella politica di programmazione nel territorio. Ciò presuppone la realizzazione delle norme contenute nella prima parte dei contratti relative a diritti di informazione e delle indicazioni di riforma dei servizi e della Pubblica Amministrazione per saldare le politiche di investi-mento ed occupazionali del sindacato a livello aziendale con i piani settoriali ed i programmi regionali di sviluppo.
La seconda esigenza da realizzare è l'intervento sindacale sui processi di riconversione produttiva e di riforma della Pubblica Amministrazione. Ciò significa il controllo sulla dislocazione e sulla qualità e quantità della occupazione e sulla organizzazione del lavoro operando una saldatura reale tra iniziativa dei lavoratori occupati e le varie segmentazioni del mercato del lavoro.
Il terzo risultato che dobbiamo respingere è la direzione reale della manodopera salariale e dei suoi riflessi nella distribuzione del reddito tra i vari gruppi sociali e tra i lavoratori. Incidere in questa direzione significa operare sostanziali inversioni nella politica economica attraverso una politica fiscale ed un controllo del sistema dei prezzi che colpisca le zone parassitarie, speculative ed improduttive e riequilibri il livello dei redditi tra lavoro dipendente e non. Significa però operare nel contempo scelte fondamentali nella distribuzione dei redditi tra i lavoratori (occupati, disoccupati, pensionati, ecc.) attraverso la riforma del salario e del costo del lavoro.
3. CONTRO LE SPINTE CORPORATIVE E SETTORIALI
Le rivendicazioni che tendono a privilegiare questo o quel settore del mondo del lavoro si pongono in alternativa alla linea della Federazione CG IL-CISL-UI L e rappresentano un obiettivo elemento di rottura dell'unità di classe del movimento.
Affinché la richiesta dello sviluppo programmato diventi il momento di un confronto sociale e politico a Più alto livello è necessario che gli elementi di controllo sindacale della condizione produttiva e della forza .lavoro non vengano abbandonati, ma utilizzati in Modo dinamico finalizzandoli all'allargamento della base produttiva del Paese.
Ciò comporta una operatività reale in due direzioni: riprendere e sviluppare il confronto con il governo ed i centri di direzione pubblica sugli aspetti generali di politica economica e produttiva, quale la politica fiscale, il controllo dei prezzi, l'orientamento e l'incentivazione degli investimenti, la gestione dei regimi di sicurezza sociale, l'indirizzo d'insieme della politica monetaria e creditizia;
utilizzare la contrattazione categoriale, territoriale ed aziendale come sede per determinare, attraverso Piattaforme rivendicative coerenti, scelte imprendito-
Analoga condanna la Federazione esprime verso quelle forme di lotta (mancata assistenza negli ospedali, interruzioni improvvise di servizi pubblici, rifiuto della assistenza gratuita da parte di medici convenzionati ecc.) che provocano non solo disagi gravi tra le masse popolari, ma rappresenta la giustificazione di chi richiede provvedimenti tendenti a limitare l'esercizio del diritto di sciopero. La segreteria della Federazione ha già espresso il proprio parere su questo argomento: siamo decisamente contrari ad ogni intervento legislativo, ma convinti sostenitori della necessità di determinare, in modo formale e certo, criteri di comportamento nelle lotte che debbono riguardare l'insieme del sindacato unitario.
La segreteria della Federazione si impegna a presentare delle proposte, relative ai criteri per l'autoregolamentazione dello sciopero, da affidare alla delibera formale del Comitato direttivo prima del periodo festivo. A tale riguardo un apposito gruppo di lavoro è stato nominato due settimane orsono. Sin da ora intendiamo però chiarire che i criteri sulle forme di lotta si baseranno sull'autonomo ed esclusivo giudizio del sindacato con esclusione di qualsiasi intervento esterno.
2. LE LINEE DI POLITICA CONTRATTUALE
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I rinnovi contrattuali sono quindi una fase necessaria della moderna strategia salariale e normativa che il sindacato vuole portare avanti e quindi devono essere rinnovati alla loro scadenza naturale. Un loro rinvio appare funzionale ad una visione del sindacato come operatore puramente salariale e non coglie tutti gli elementi qualitativi che sono alla base della strategia e dell'azione del movimento. Riforma del costo del lavoro e del salario, superamento degli squilibri retributivi, parità operai-impiegati, nuovo rapporto tra salario diretto ed indiretto, contrattazione della nuova professionalità, riduzione dei limiti attuali della manovra contrattuale ed annullamento delle difficoltà che hanno ritardato l'applicazione della prima parte dei contratti sono strettamente legati al realizzarsi di un confronto contrattuale nelle categorie e nelle aziende alla scadenza prevista.
SALARIO
a) Collegamento tra riforma e rinnovi contrattuali.
Gli elementi che poniamo alla base della riforma del costo del lavoro e del salario possono essere così riassunti:
la esigenza di una riduzione del peso dei prelievi para-fiscali sul salario diretto che determina, nel nostro paese, l'assurda situazione del coesistere di una busta paga la più bassa d'Europa e di un costo del lavoro orario tra i più alti d'Europa. Ciò pone problemi complessi al movimento sindacale: da quello dell'equilibrio del Fondo Pensioni dei lavoratori dipendenti dell'INPS a quello delle conseguenze sul sistema fiscale del trasferimento degli oneri di malattia sul bilancio dello Stato. Appaiono anche chiare le interdipendenze tra processi di riforma (Servizio sanitario nazionale, riforma dell'INPS), riforma fiscale e modifica della struttura del costo del lavoro;
la necessità di determinare condizioni di chiarezza sul guadagno annuo del lavoratore per permettere una reale opera di perequazione dei trattamenti;
Il "Seminario" deve essere l'occasione di un dibattito per una più precisa verifica delle indicazioni che l'Assemblea dell'Eur ha espresso in merito agli oneri contrattuali. Vogliamo ricordarle:
la realizzazione di un responsabile contenimento delle rivendicazioni e la definizione dello scaglionamento degli oneri contrattuali nell'ambito della vigilanza dei contratti;
la ricerca di soluzioni contrattuali che consentano la riduzione delle ripercussioni della crescita delle retribuzioni dirette sul costo complessivo del lavoro, in correlazione alle modifiche previste con la riforma del salario;
la salvaguardia della connessione tra i livelli salariali ed i trattamenti di malattia, gravidanza ed infortunio. Si tratta di definire quella che potremmo chiamare la "crescita complessiva dell'onere contrattuale" e nello stesso tempo i livelli di perequazione che intendiamo realizzare fra le varie categorie. Dovremo anche tener conto delle conseguenze della riforma della struttura del salario.
la realizzazione di un diverso rapporto tra salario diretto e salario indiretto, a favore del primo, che realizzi un trattamento maggiormente legato alla realtà professionale e produttiva del lavoratore e aumenti lo spazio contrattuale del sindacato sul salario;
la rivalutazione della parte iniziale della carriera che coincide con l'età in cui si hanno maggiori carichi familiari;
la riduzione degli automatismi dai contratti: sia di quelli collegati alla anzianità che legano il lavoratore alla realtà aziendale e quindi ne ostacolano la mobilità, sia di quelli che moltiplicano gli effetti della scala mobile, determinando conseguenze differenziate di questo meccanismo di tutela egualitaria dei lavoratori;
la definitiva parità del trattamento tra operai ed impiegati, prevedendo anche la eliminazione delle norme della legge del 1924 sull'impiego privato che assegnano all'impiegato il ruolo di collaboratore del datore di lavoro;
I diritti di informazione
Orario di lavoro
Ferie
Inquadramento unico, qualifica funzionale, nuova professionalità
Organizzazione del lavoro
Rivendicazioni sociali e ambientali
Normativa operai-impiegati
Occupazione giovanile — contratti di formazionelavoro
150 Ore
I) Pubblico impiego
m) Intervento giudiziario di conciliazione e arbitrato
la liberazione di risorse che possano essere riutilizzate nella costruzione di una condizione retributiva e normativa dei lavoratori più perequata e più rispondente ad una politica salariale moderna'. Altri concetti fondamentali che devono presiedere alla riforma del costo del lavoro e del salario sono la intangibilità dei trattamenti maturati, la interdipendenza delle normative attraverso le quali si costruiscono i trattamenti retributivi e quindi la gestione contrattuale delle conseguenze della riforma.
Coinvolgimento di tutti i settori.
L'iniziativa parlamentare sulla giungla retributiva.
Possiamo ricordare alcuni punti essenziali della nostra presa di posizione:
i dati rilevati nell'indagine parlamentare non sono omogenei e spesso assunti in modo acritico e ciò rende talvolta non validi i raffronti;
è da rilevare, per il suo significato politico, la mancanza, nel nostro paese, di una valutazione dei
4. RINNOVARE I CONTRATTI ALLA LORO 7. RIFORMA DEL COSTO DEL LAVORO E DEL SCADENZA
5. IL COSTO DEI RINNOVI CONTRATTUALI E RAPPORTO CON LA SITUAZIONE ECONOMICA
6. I CONTENUTI DEI RINNOVI CONTRATTUALI
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livelli dei redditi da lavoro non dipendente che pure hanno grande importanza nella nostra società. Ciò ha provocato la convinzione diffusa che il settore dei lavoratori dipendenti sia la causa unica della distorta distribuzione del reddito in Italia;
le situazioni più macroscopiche, anche se limitate, che furono alla base del cosiddetto scandalo della "giungla" (trattamenti privilegiati di alcuni gruppi, contratti con conseguenze "esplosive" per alcuni dirigenti ed amministratori ecc.) sono rimasti fuori da ogni indagine e da ogni valutazione delle cause e delle entità;
il prelievo fiscale, che viene indicato dalla Commissione Parlamentare e dalla relazione del CNEL, non può essere ritenuto il solo strumento per il riequilibrio di queste situazioni;
la federazione respinge ogni predeterminazione burocratica o autoritaria delle linee di politica salariale e retributiva che la contrattazione collettiva deve invece determinare in modo autonomo;
per quanto riguarda i cosiddetti poteri di "indirizzo" in materia retributiva da affidare al Parlamento e la proposta di "quadri alternativi di compatibilità" nell'ambito dei quali dovrebbe essere affidato al CNEL il compito di approfondire la politica salariale, la Federazione CGIL-CISL-UIL ha ribadito che la determinazione di coerenze di comportamenti del movimento sindacale in materia contrattuale, in un quadro di programmazione, non può che essere il risultato dell'autonoma determinazione dello stesso. Così come essa ribadisce la sua avversione ad ogni ipotesi che trasformi il CNEL in un organismo di mediazione surrettizia dei conflitti sociali, affidandogli poteri sia pure indicativi in ordine alle politiche salariali, alle compatibilità economiche.
diretto su tutti i cittadini, in modo particolare per i redditi più alti. Alla luce di questa nostra posizione esprimiamo la insoddisfazione del sindacato per il recente provvedimento di fiscalizzazione approvato dal governo. Esso, pur nella sua positività per il lavoro femminile, non risponde alla esigenza, manifestata anche dal ministro Scotti, di un piano organico di trasferimento degli oneri di malattia allo Stato. Sul piano previdenziale la Federazione conferma la validità della norma legislativa che prevede l'autosufficienza e quindi l'equilibrio del Fondo INPS per le pensioni dei lavoratori dipendenti ed il suo finanziamento attraverso il contributo parafiscale rapportato ai salari e agli stipendi. L'attuale situazione deficitaria dell'INPS che deriva dalla gestione dei lavoratori autonomi (commercianti, artigiani, coltivatori diretti) deve essere ripianata con modifica delle contribuzioni di queste categorie e con eventuali interventi dello Stato, così come proposto dalla Federazione CGIL-CISL-UIL. In conseguenza della opzione di cui sopra va ribadita la intangibilità delle norme relative all'aggancio dell'80% tra pensione e retribuzione e quella dell'adeguamento automatico delle pensioni al costo della vita ed al livello dei salari.
Ciò determina l'assunzione da parte del sindacato della responsabilità del rapporto tra spesa per le pensioni ai lavoratori dipendenti ed entrate contributive. Quindi anche dell'eventuali conseguenze sui livelli salariali diretti dalle modificazioni dei contributi previdenziali. Obiettivo da realizzare è quello di evitare l'ulteriore innalzamento degli oneri contributivi.
Sulla base di questa valutazione il sindacato ha avanzato proposte tendenti alla eliminazione di abusi e di posizioni di privilegio. Inoltre ha impostato una azione tesa alla lotta contro le evasioni contributive attraverso la riscossione unificata dei contributi. Ciò dovrebbe determinare il sostanziale pareggio del Fondo lavoratori dipendenti fino al 1981.
d) Carichi parafiscali e contributi previdenziali
Vanno riconfermate I,e posizioni espresse dal sindacato relative al totale passaggio al Bilancio dello Stato degli oneri di malattia e di quegli oneri impropri che oggi pesano sulla busta paga (tubercolosi, maternità, ecc.). In questa direzione deve essere data attuazione alla legge n. 815 del 9 ottobre 1971, che prevede (art. 18) la presentazione da parte del governo di un piano quinquennale di fiscalizzazione degli oneri sociali a Partire dal 1° gennaio 1978. Attraverso il piano, il problema del trasferimento a carico dello Stato degli oneri sociali non diviene un provvedimento congiunturale, magari legato agli scatti della contingenza, ma una modifica strutturale del costo del lavoro, una sua reale e permanente riduzione che presuppone la distribuzione degli oneri relativi alla socializzazione di alcuni rischi del singolo cittadino sull'insieme dei redditi e non sulla retribuzione dei lavoratori dipendenti. Inoltre tale piano si collega in modo diretto alla riforma del sistema di assistenza malattia e all'attuazione del servizio sanitario nazionale per tutti i cittadini, di cui è sempre più urgente la realizzazione anche ai fini di una più alta produttività della spesa sanitaria.
piano, necessariamente, deve prevedere anche i modi e i tempi di reperimento delle entrate e quindi la r ideterminazione delle aliquote del prelievo fiscale
Sulla linea della perequazione, va realizzata progressivamente la omogeneizzazione dei trattamenti globali di pensione dei lavoratori dei settori pubblici e privati, soprattutto per quanto riguarda la base di calcolo delle pensioni e il sistema di scala mobile.
e) Salario diretto e differito
Nel quadro di una ristrutturazione del salario fondamentale diviene la qualificazione e l'aumento del salario diretto facendolo attestare, anche nel nostro paese, ai livelli europei attraverso la diminuzione del salario indiretto. In questa direzione è necessario determinare una retribuzione che riassorba ogni forma di erogazione in denaro o in natura non più giustificabile nella realtà italiana e soprattutto nella nuova ipotesi di struttura salariale.
Da varie parti viene sostenuta la tesi della fissazione di un salario minimo di riferimento eguale per tutti i settori, sul quale costruire in ogni categoria lo sviluppo professionale e retributivo. Conseguentemente a questa impostazione viene anche sostenuta l'esigenza di stabilire per legge l'istituzione di un salario minimo garantito, quale tutela essenziale del lavoro in tutte le sue forme e quale eventuale riferimento per i trattamenti di disoccupazione e di cassa integrazione guadagni.
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f) Automatismi — Scala mobile
Le recenti vicende hanno dimostrato la validità della linea seguita dal movimento sindacale tesa a salvaguardare la scala mobile, nella sua essenzialità, come strumento di garanzia verso l'inflazione e per il condizionamento della politica finanziaria e fiscale del potere pubblico.
L'efficacia del salario collettivo, determinato attraverso la scala mobile, ha permesso di evitare spinte corporative e settoriali e mantenere l'impegno del movimento sui problemi generali dello sviluppo. In questo contesto il sindacato esprime la volontà di giungere alla unificazione delle differenti periodicità oggi esistenti (3 mesi per l'industria, il commercio, l'agricoltura ed i servizi; 6 mesi per il Pubblico impiego). Vengono indicate due soluzioni: o 3 mesi per tutti o la determinazione di un livello intermedio. Da alcune parti del movimento si propone inoltre una verifica del paniere a base delle rilevazioni del costo della vita per evitare che la sua obsolescenza giustifichi periodiche richieste di modifica da parte del governo.
Scatti di anzianità. La scelta fondamentale alla base della nostra iniziativa resta l'obiettivo egualitario dell'unificazione dell'istituto tra i lavoratori e tra le categorie per quanto riguarda la base di calcolo, il numero degli scatti e il loro valore.
Per quanto concerne la quantità e la qualità degli scatti diverse sono le ipotesi presenti nel movimento, ma tutte si muovono partendo dalle scelte perequative ed egualitarie prima ricordate.
Una prima indicazione la troviamo nella proposta di generalizzazione di cinque scatti al 5% per tutti i lavoratori, valutando il livello indicato mediamente rispondente all'attuale onere economico globale per l'istituto.
La seconda indicazione è quella di stabilire gli scatti di anzianità in cifra fissa articolata per fasce di qualifica, rinegoziabili nei rinnovi contrattuali, in valore eguale per settori omogenei nella fase di avvio e con misure omogenee tra le varie categorie.
Una ulteriore indicazione è quella che prevede una disciplina omogenea relativa ai nuovi scatti di anzianità con la mutualizzazione dell'istituto dandogli una sequenza di 4 o 5 scatti, legati all'anzianità di lavoro. Gli scatti dovrebbero maturare dal 20° anno di età o dall'ingresso al lavoro con scadenze biennali e commisurati in valore assoluto, prevedendo una unica scala parametrale per tutti i lavoratori.
Infine troviamo la indicazione per un trasferimento a salario diretto del valore complessivo degli scatti con quote di riassorbimento annuale.
Problema generale che si presenta per ogni proposta formulata è quello della indicizzazione o meno degli scatti. Attualmente alcune categorie prevedono l'indicizzazione, altre no. Dobbiamo ricordare che su questo argomento è tuttora aperta la controversia con la CISPEL e tener presenti gli orientamenti che in Parlamento sono strati espressi contro la indicizzazione.
riforma sostanziale di questo istituto di cui si possono sin d'ora indicare le finalità egualitarie e le caratteristiche generali: l'unificazione dei criteri di calcolo con un accantonamento di 30/30 della retribuzione mensile in ragione d'anno; una base di calcolo uguale per tutti i settori; un limite massimo maturabile di 10 mensi lità.
Riguardo ai criteri di computo e rivalutazione delle mensilità, diverse sono le ipotesi presenti nel dibattito. Vi sono proposte che si muovono verso una loro indicizzazione — dopo la completa maturazione — pagata ai tassi di interesse bancario o all'andamento del prodotto interno lordo; altre che affidano la rivalutazione alle sedi contrattuali; comunque viene escluso il ripristino della scala mobile nella base di calcolo come forma di indicizzazione. Riguardo alle somme maturate eccedenti il tetto della riforma sono ipotizzabili diverse soluzioni: una prima che prevede il loro accantonamento in un fondo mutualistico extra-aziendale in funzione di sostegno sociale dei lavoratori; una seconda che prevede il loro trasferimento al fondo pensioni lavoratori dipendenti; una terza che propone il loro riutilizzo all'interno della struttura salariale. Va altresì risolto il problema se calcolare i 10 anni di anzianità maturata in base ad una anzianità teorica di 40 anni o se invece le 10 annualità coincidono con i primi 10 anni di lavoro, come è ancora aperta la scelta tra anzianità d'azienda o anzianità di lavoro.
Mensilità aggiuntive. Registriamo nel movimento la proposta del contenimento delle mensilità in un massimo di 13 o 14 e la richiesta di usufruire delle mensilità aggiuntive in diversi periodi dell'anno su richiesta del lavoratore. Ciò potrebbe evitare l'immissione sul mercato di grandi masse finanziarie in occasione della fine dell'anno e quindi le conseguenti tensioni inflazionistiche che si registrano in tale periodo.
In questa prospettiva diviene necessaria la modifica graduale della base di calcolo nel Pubblico impiego per il quale la 13nna viene calcolata solo su una parte della retribuzione..
Assegni familiari. Il movimento sindacale è impegnato, dopo aver raggiunto l'unificazione dei trattamenti economici, a raggiungere anche l'unificazione normativa tra i vari assegni familiari e l'aggiunta di famiglia prevista per il pubblico impiego. Mentre è largamente sentita l'esigenza di una rivalutazione degli assegni familiari, da parte di alcuni settori del movimento sindacale si sostiene l'opportunità di ritornare a forme di indicizzazione degli stessi, come era previsto in accordi sindacali antecedenti agli anni '60 e che stabilivano la devoluzione di 1 punto ogni 5 di contingenza a rivalutazione degli assegni stessi.
g) Salario differito — Indennità di anzianità
E' ormai consolidata all'interno del movimento sindacale la convinzione che occorra pervenire ad una
La mobilità non può che rappresentare il passaggio da un lavoro ad un altro, e non può che essere gestita in rapporto ad indicazioni aziendali e settoriali di riconversione e ristrutturazione tendenti a migliorare la qualità e l'efficienza dell'apparato produttivo e della singola azienda. Analogamente dovrà avvenire nel pubblico impiego collegando la mobilità ai processi di
8. PROBLEMI DELLA MOBILITA' E COLLEGAMENTO CON GLI ISTITUTI CONTRATTUALI
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riforma (Enti disciolti o in via di scioglimento) e finalizzandola ad una maggiore efficienza della Pubblica amministrazione.
Occorre mantenere il carattere contrattuale dei rapporti che intercorrono con il padronato sulla gestione della mobilità, sia nella fase della determinazione e dei processi di riconversione e ristrutturazione, sia in quella della determinazione delle conseguenze sul numero e la qualità dei lavoratori occupati e sia in riferimento al reimpiego dei lavoratori per i quali è previsto il trasferimento ad altra attività.
Nella fase di attesa della nuova occupazione per i lavoratori interessati ai processi di ristrutturazione e riconversione che vengono attivati sulla base della legge n. 675, deve essere mantenuto il loro rapporto formale con l'azienda di provenienza. Nel quadro di una gestione dinamica della politica attiva della manodopera e della unificazione degli strumenti di governo del mercato del lavoro che si dovrà realizzare nell'Ente regionale per la politica attiva della manodopera è necessario procedere ad una ristrutturazione della cassa integrazione guadagni.
Per evitare il permanere e l'estendersi della pratica del cosiddetto "lavoro nero" tra i lavoratori in C.I.G., oltre alla limitazione temporale si possono proporre altre soluzioni quale l'impiego dei lavoratori in C.I.G. in occupazioni a tempo determinato presso Enti locali, per servizi di pubblica utilità, studiando le forme più opportune di integrazione salariale che potrebbero essere versate dagli enti che usufruiscono di tale manodopera. E' indispensabile, infine, giungere all'estensione della C.I.G. a tutti quei settori (artigianato, commercio, turismo) che sono attualmente scoperti prevedendo l'armonizzazione degli interventi e la copertura economica come per i settori già coperti dall'istituto. La esigenza di una gestione della mobilità nel pubblico impiego ha posto e pone problemi rilevanti che devono essere superati soprattutto tenendo conto della esigenza del riutilizzo dei lavoratori che operano negli enti investiti da processi di riforma e del personale dell'apparato pubblico centrale e periferico coinvolto nel decentramento, a livello regionale dello Stato italiano. L'impatto tra dipendenti pubblici con stati giuridici e trattamenti economici diversi crea momenti di difficile gestione anche per il sindacato che deve però puntare al superamento, in tempi brevi, degli elementi di squilibrio che oggi si registrano. Particolare attenzione va rivolta alle conseguenze che si sono create con la istituzione dei Ruoli unici del Personale dimesso dalle amministrazioni liquidate o in via di liquidazione. Si tratta di decine di migliaia di lavoratori che dovranno essere riutilizzati.
La Federazione si batterà con determinazione contro quelle forze che con l'esasperata difesa dei propri interessi particolari intendessero stravolgere il significato ed il valore della politica contrattuale. Gli obiettivi che noi abbiamo posto alla base di questa impostazione e le forme di autoregolamentazione che intendiamo definire a questo fine sono la garanzia della capacità di fare dei rinnovi contrattuali un elemento importante per il progresso del paese. Abbiamo considerato positivamente l'intervista del ministro del lavoro del 10 maggio scorso. L'On. Scotti, con le sue dichiarazioni e con la precisazione successiva, ha espresso posizioni da noi condivise. Riteniamo giusto ricordarle:
il rifiuto di ogni regolamentazione legislativa del diritto di sciopero e la fiducia nell'autoregolamentazione;
l'impegno del governo alla omogeneizzazione dei trattamenti nel P.l.;
la polemica con i sindacati autonomi e con i dirigenti pubblici che li hanno incentivati;
l'impegno alla lotta contro la giungla dei trattamenti, causa di disarticolazioni nella società. Perplessità e riserve dobbiamo invece esprimere per quanto riguarda il giudizio del ministro sulla parte relativa agli oneri contrattuali, concepiti soprattutto come semplice recupero del costo della vita e non come parte di una azione più complessa, legata alle modifiche della struttura salariale ed alle necessarie risposte di fronte ai mutamenti tecnologici ed organizzativi dell'apparato produttivo.
10. LA POSIZIONE DEL PADRONATO
9• L'ATTEGGIAMENTO DEL GOVERNO
Atteggiamenti di chiusura o anche di semplice mediazione da parte del governo rappresenterebbero una risposta sbagliata, capace di provocare conseguenze non controllabili sul piano economico e sociale. Riteniamo invece che il potere pubblico abbia la Possibilità di esercitare — nel rispetto dell'autonomia delle parti sociali — un ruolo fondamentale di orientamento a sostegno di una fase nuova e più avanzata dei rapporti contrattuali nel nostro Paese.
Mentre il sindacato si apre ad un confronto di vasta portata con le altre forze politiche e sociali, la confindustria sembra ricercare un proprio "specifico", tornando a concepire, nel nome della "centralità dell'impresa", la politica economica come sommatoria delle politiche aziendali. Dobbiamo rilevare la gravità dell'assenza nella relazione confindustriale di ogni riferimento alla linea di Cambiamento di cui il paese ha bisogno per uscire veramente dalla crisi e alle modificazioni strutturali necessarie nel sistema dei consumi e nell'apparato produttivo. Di fronte a questa esigenza appaiono del tutto inadeguate le richieste di centralità dell'impresa e di rilascio di una sorta di mandato fiduciario alla classe imprenditoriale. Queste furono le caratteristiche fondamentali dell'impresa negli anni '50-60 e ad esse vanno in larga parte riferite le distorsioni di fondo della nostra economia, di cui stiamo pagando le conseguenze. La piattaforma dell'Eur smentisce nella sostanza e nella forma le affermazioni del dottor Carli e rappresenta la proposta globale alla quale egli non ha dato risposta e che ha come punto centrale il Mezzogiorno e le zone di sottosviluppo economico e sociale. Per la parte relativa ai rinnovi contrattuali il presidente della confindustria sembra mettersi sotto l'ala protettrice del governo e delle dichiarazioni del presidente del consiglio senza indicare la linea e gli obiettivi verso i quali la sua organizzazione intende muoversi. Mutamenti sui carichi parafiscali, conseguenze sul sistema fiscale, perequazione dei trattamenti tra le categorie, parità ope-
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rai-impiegati, nuova professionalità e riparametrazione, riforma del costo del lavoro, regime degli oneri ecc. chiamano in causa il padronato italiano in prima istanza. Le soluzioni che debbono essere adottate sono legate al confronto tra sindacato e controparti e non è possibile subordinarle alle decisioni del governo. Significherebbe di fatto rinunciare a quella autonomia contrattuale che è inalienabile patrimonio del movimento sindacale nel nostro paese. Ma soprattutto potrebbe significare il tentativo di alcuni settori industriali di giungere a soluzioni accentrate e verticistiche dei rinnovi contrattuali che distruggerebbero possibilità di manovra qualitativa sugli istituti e sulle strutture dei contratti. Magari per poi chiedere interventi legislativi sugli elementi più stridenti della attuale situazione. Noi auspichiamo una più immediata e approfondita valutazione delle posizioni del sindacato da parte padronale, consapevoli che il confronto sarà difficile, ma che esso potrà essere positivo se non verranno poste condizioni pregiudiziali e non si tenteranno manovre per il recupero impossibile dei vecchi rapporti di potere.
I 1 . IL COORDINAMENTO DELLA CONTRATTAZIONE E L'AUTONOMIA DELLE CATEGORIE
Il problema dei rapporti tra le confederazioni e quindi tra la Federazione unitaria e le categorie ha rappresentato nei mesi scorsi argomento di un ampio dibattito. Crediamo che esso sia servito a realizzare elementi positivi di chiarimento e soprattutto la consapevolezza che il movimento sindacale, senza rinunciare alla articolazione dei livelli di contrattazione, deve realizzare una direzione reale delle sue politiche rivendicative, anche di quelle contrattuali.
Il documento dell'Eur si pone chiaramente in questa direzione quando "respinge ogni ipotesi di gestione centralizzata" dei contratti, ma indica la "esigenza di un reale coordinamento confederale delle politiche contrattuali per garantire una linea unificata dei contenuti rivendicativi".
La segreteria della Federazione ritiene che il risultato che ci siamo prefissi possa essere ottenuto attraverso: il coinvolgimento di tutte le strutture del sindacato nella determinazione della strategia contrattuale. Primo momento di questo coinvolgimento è il nostro seminario e successivamente il formale pronunciamento del Direttivo della Federazione sugli obiettivi generali dei prossimi rinnovi. Tali obiettivi dovrebbero essere considerati vincolanti per le strutture categoriali, locali ed aziendali con l'impegno a raggiungerli in tempi prefissati a cominciare dai prossimi rinnovi contrattuali;
uno stretto rapporto tra Federazione unitaria e categorie nella fase di elaborazione delle piattaforme e durante la consultazione tra i lavoratori. In caso di contrasti tra Federazione e categorie la segreteria o le categorie potranno chiedere un esame dei contenuti delle proposte di piattaforma da parte del Direttivo unitario. La determinazione concordata, tra confederazioni e Federazioni di categoria nel loro complesso, attraverso la verifica del comitato direttivo unitario, del momento, dei modi e degli argomenti sui quali realizzare una iniziativa confederale. Essa potrà investire:
i problemi aperti con il governo (problemi para-fiscali, interventi legislativi di sostegno e di generalizzazione delle decisioni contrattuali, ecc.);
con il padronato per interventi su istituti generali.
Comunicato della Federazione unitaria sull'aumento dei fondi di dotazione per le partecipazioni statali
Il governo, così come previsto nel programma votato dal parlamento, si appresta a stanziare 1.750 miliardi per aumentare i fondi di dotazione degli enti di gestione delle aziende a partecipazione statale.
L'aumento dei fondi di dotazione doveva servire a finanziare nuovi investimenti nel Mezzogiorno. Allo stato delle cose, al contrario, i 1.750 miliardi serviranno in gran parte solo a tamponare i deficit finanziari delle aziende a partecipazione statale lasciando.peraltro inalterate le cause di fondo che sono alla base dei deficit.
La Federazione unitaria ribadisce che:
1) il risanamento finanziario delle partecipazioni statali deve avvenire nella chiarezza e nella esplicitazione del fabbisogno necessario nel contesto di un riordino complessivo del sistema. Chiarezza ed esplicitazione che deve riguardare la trasparenza dei bilanci e la definizione della politica finanziaria degli enti;
il contributo dei fondi di dotazione alla copertura di una parte del fabbisogno finanziario complessivo deve essere strettamente correlata a precisi programmi di nuovi investimenti e all'intervento su ben individuate e motivate situazioni aziendali in difficoltà; i programmi di investimento delle partecipazioni statali non possono essere visti al di fuori delle decisioni che si appresta ad assumere il Cipi per quanto riguarda i piani di settore.
In conclusione il sindacato richiama il governo al rispetto degli impegni presi e all'avvio di un rigoroso processo che a ricominciare dall'assegnazione dei 1:750 miliardi faccia sì che il sistema delle partecipazioni statali costituisca lo strumento primario della riconversione e dell'ammodernamento del sistema industriale; e che quindi non continui ad essere un'area in cui impossibile è la programmazione e il controllo dei risultati.
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