antifascismo
io impegno dei lavoratori
I consigli federali delle tre confederazioni sindacali CISL, CGIL, UIL si sono riuniti ed hanno deciso di cdtituire il nuovo sindacato unitario e di classe nel 1973.
Questo è un grande risultato perchè sono state battute le forze che manovrano contro l'unità sindacale. Queste forze erano e sono annidate in alcuni settori sindacali (socialdemocratici della UIL), in tutte le forze padronali, tra quelle formazioni politiche che hanno sempre osteggiato nelle parole e nei fatti l'unità sindacale. Ora che andiamo a fare l'unità organica dei sindacati democratici più che mai dobbiamo essere chiari con tutti i lavoratori spiegando come deve essere l'unità sindacale e a cosa deve servire. La stragrande maggioranza dei lavoratori vogliono un Sindacato unitario autonomo e di classe. Ma in concreto cosa significa sindacato unitario, autonomo e di classe? Prima di tutto il sindacato autonomo non è il sindacato neutrale; da quando esistono i lavoratori e í padroni non c'è mai stato nessuno di neutrale!
Chi diceva o dice di essere neutrale è uno sciocco perchè un lavoratore non ha lo stesso interesse del padrone e viceversa, questo ci dice la realtà!
Dunque in tutti i campi il sindacato non è neutrale ma deve fare l'interesse dei lavoratori, ma oggi quali sono gli interessi dei lavoratori? Com'è possibile fare gli interessi dei lavoratori? Quali sono i fondamentali interessi? L'interesse dei lavoratori è di lottare
contro il fascismo; la nostra Costituzione è antifascista, contro il fascismo di ieri e di oggi, contro i finanziatori e i mandanti.
L'interesse dei lavoratori è di lottare per le riforme! Oggi non è più sufficiente lottare per migliorare il salario, ma, se vogliano rendere buone e stabili le nostre con-
dizioni, dobbiamo lottare per riformare le strutture economiche e sociali per rendere più giusta la società. La manifestazione dei 300 mila antifascisti a Roma, la manifestazione dei 100.000 lavoratori milanesi per le riforme hanno indicato da che parte bisogna andare.
Coscienti si Coscienti no !
Sono le 20,30 di un giorno qualunque del 1971, gli operai, i lavoratori italiani sono distesi nelle loro case dopo una giornata di lavoro, si incollano al televisore (unico svago, purtroppo, di molti operai) e ti vedono un ministro che con aria impegnata e grave ti annuncia che la nazione e l'economia sono in crisi per colpa (a sentir lui) dell'ormai famoso autunno caldo, dei molti aumenti (sempre secondo lui) del calo della produzione all'interno della fabbrica.
A questo punto la massa comincia a chiedersi cosa può aver fatto di tanto orribile per sentirsi addossare la colpa dell'attuale situazione, una colpa che esiste da anni. ma è dovuta alla negligenza di chi è al potere e del nostro intero sistema nazionale logoro e rubaticcio. Il ministro assume un'aria pa-
terna ed esorta tutti i lavoratori italiani a prendere coscienza della situazione perchè sio, aumentata la produzione, per far sì che l'economia si rimetta in sesto. Certi discorsi preparati con così delicata voce possono anche colpire la mente dell'italiano medio e cioè di quell'italiano che è rimasto un italiano « suddito » alla quale sfugge il vero significato della parola repubblica. lo personalmente ho sentito questo discorso e come ope raio con tanti anni di esperienza mi sono sentito in dovere di gridare tramite • Il Puntello di non credere alle balle di quel ministro, perchè altro che balle non ha detto e ve lo dimostro!!! Intanto lui ha chiesto all'italiano di prendere coscienza, niente di più falso e ipocrita: preghi invece
DALLA PRIMA
che l'operaio resti sempre ignorante e che non si renda mai veramente conto di cosa c'è in realtà al di sopra del suo lavoro, che non si renda mai conto delle magagne e delle camorre così grosse che non basterebbero tutti i vagoni delle FF.SS. per trasportarle.
Un operaio cosciente non è bene accettato nelle fabbriche dove l'operaio più apprezzato è l'operaio mulo, cioè l'operaio che lavora e non si chiede mai nè perchè nè per come; questo tipo di operaio lavora le sue ore su una macchina e se gli cWedete in che cosa consiste il suo lavoro non sa cosa rispondere. Alla direzione piacciono quegli operai che sembra che non abbiano nè casa nè figli e che lavorano fino a tardi durante la settimana, vengono il sabato, e perchè no, anche la domenica. Nella nostra ditta ci sono gli operai, quelli del carico-scarico, che fanno 1011 ore al giorno, manutentori che ne fanno 11-12; ecco, questi tipi di operai sono gli operai ben visti dalla direzione... che queste ore siano lavorate con coscienza... son ben visti dai capi-reparto perchè permettono anche a loro di fare straordinari, non lo sanno forse gli operai che anche gli impiegati della Ponteggi fanno gli straordinari? Come vedete dove c'è meno coscienza e più ignoranza c'è più ben volere da parte di chi comanda. Riprendendo il discorso di quel ministro che spera che l'operaio prenda coscienza, si vede come operaio cosciente intenda un mulo completo di para-occhi e non certo l'operaio che fa veramente il suo dovere con coscienza (nelle ore lavorative) senza buffarsi gli straordinari. Il vero operaio cosciente nelle fabbriche è oggetto di una guerra fredda spietata da parte della direzione e se ti azzardi a rispondere alle provocazioni c'è il licenziamento in tronco.
Concludendo, la presa di coscienza bisogna che ci sia ma da parte di quelli che stanno al disopra di noi, non bisogna credere ai falsi profeti comuffati da ministri che entrano nelle nostre case tramite la • loro » RAI a piangere sulle miserie provocate da loro stessi, e che si rendano conto una volta per tutte che la media di intelligenza dell'operaio (incredibile ma vero) è aumentata fino a capire che il marcio sta su .e non Certo giù.
GLI STRAORDINARI, IL RUFFIANO E LA TV
Bisogna proprio dire che la Ponteggi Dalrnine è una fabbrica modello!
Questa opinione è sostenuta dalla direzione che anzi vorrebbe che gli operai ragionassero e lottassero sempre di meno per una fabbrica sempre di più a modello dei padroni.
Ma non solo dalla direzione. Vi sono infatti i ruffiani che non perdono un'occasione per sottolineare la propria vocazione forcaiola. In questi ultimi tempi è accaduta in particolare una vicenda che pur nella sua drammaticità sconfina nel grottesco e conferma la cattiva presenza di questi avvoltoi dei lavoratori.
C'erano degli operai che, a causa del salario basso e del carovita in aumento, chiedevan di fare degli straordinari. II ruffiano di turno, poichè ha salde radici in posto di responsabilità e forse affascinato dalle gambe e dalla pancia nuda dell'attrice di turno alla TV, ha risposto: • Io vi faccio fare gli straordinari se voi fate una colletta e mi regalate un televisore ».
E prontamente fu fatto!
Ruffiano imprevidente! Ti regalarono la TV in bianco e nero quando avresti potuto avere la TV a
colori!
Come ruffiano sei un dilettante, un inesperto, dovresti cambiare mestiere. Infatti un ruffiano di professione avrebbe ottenuto molto di più e avrebbe magari preteso un complesso giradischi, registratore, radio, TV stereofonici, magari liquidati dalla Lesa dove i lavoratori lottano per garantire il posto di lavoro.
Vedete!
Se i ruffiani nel nostro paese fossero veri ruffiani probabilmente la LESA non chiuderebbe perchè potrebbe produrre radio e TV per gli operai che dopo le regalano ai ruffiani.
Ma attenti ruffiani! Il ruffiano non è insostituibil,e, non c'è bisogno che sia per forza Tizio, Caio, Sempronio; a volte il ruffiano fa la fine degli altri... a fare straordinari.
E vogliamo dire una cosa anche a quei lavoratori che hanno regalato la TV con 1°, 2°, e anche 3° programma; un programma... straordinario: basta con queste umiliazioni!
La strada per migliorare è un'altra, è l'unità, la lotta dei lavoratori per consolidare le proprie condizioni.
In Smd America "CL ROTIAMO" i quel toro che attira die tro di sì le bestie fin dentro al macello. Lui però conosce una piccola uscite, dalla quale riesce a fuggire„ mentre l* altre basti* vengono macellata. Però - ATTEAZIOUC, O auFFTAMI! - quando •el rullano* invecchia, gli uomini spostano l'uscita di sicurezza, e emek ~Che ,e1 rubano' CI LASCIA LA PELLE!!!NOCIVITA' E COMITATO SANITARIO
Nonostante in questo giornaletto si continui a parlare di nocività, di malattie e di infortuni provocati dall'ambiente e dal lavoro nocivo, il problema passa quasi inosservato da tutti glt operai. Cosa aspettiamo a renderci conto che l'ambiente di lavoro, i ritmi stessi li dobbiamo controllare noi, che per il padrone noi siamo considerati merce che serve a produrre altra merce, che l'ambiente ed il lavoro nocivo servono al capitalista solo per trarre più profitto possibile!
Aspettiamo forse che la disorganizzazione nei reparti produca altri mutilati? che i sanitari si incrementino di padri di famiglia malati? O aspettiamo che il rumore assordante di troppi macchinari nei capannoni ormai diventati piccoli, ci martelli il cervello, tanto o diventiamo sordi o i nostri nervi cedono e diventeremo tutti nevrastenici. Dobbiamo proprio credere che pur essendo coscienti di questa lenta e massiccia distruzione della nostra salute siamo contenti di diventare uomini di .pulizia perchè lavorare nei reparti ci verrà proibito per causa di salute?
Ci auguriamo di no!
Allora diteci perchè nessuno propone qualche soluzione alla nocività che imperversa nei nostri reparti. Vi siete ad esempio chiesti perchè gli operai continuano a fare dei fuochi che riscaldano poco e fanno tanta nocività?
II perchè di questi fuochi non è, come si sente mormorare, che gli operai con quella scusa si riposano di più; no! è perchè la nostra direzione si ricordi di riparare le caldaie che servono per il riscaldamento proprio in inverno, risparmiando così tutti i soldi della nafta. (Ma facendo accendere tanti falò).
Pseudoaspiratori che di aspiratori hanno solo il nome, il rumore che cresce di giorno in giorno, tanto che nel reparto LAM ci si deve parlare tramite gesti e urla disumane, e dopo il turno ci si trova intontiti, i ritmi che non permettono quelle pause necessarie per conservare la salute durante le lavorazioni. E noi per combattere questo cosa abbiamo fatto?
Troppo poco! Quanti operai sanno che ci sono le tabelle di Mac. che sono il massimo sopportabile
di nocività nelle fabbriche e che queste tabelle non vanno superate! Quanti operai sanno che la luce ha un'importanza vitale all'interno delle fabbriche, che la mancanza di luce può provocare la tubercolosi ossea, il rachitismo, malattie della pelle di vario tipo, che il fumo provoca l'asma bronchiale, la silicosi, la tubercolosi ed altre malattie dell'apparato respiratorio. Certo gli operai che sanno questo sono molto pochi, ma anche quelli che lo sanno fanno poco per tutto questo stato di cose. Il Consiglio di fabbrica ha deciso di fare veramente qualcosa. E' prima di tutto necessario rafforzare il comitato sanitario formatosi per iniziativa dei lavoratori più sensibili al problema sanitario, ma questo è solo un primo passo.
E' ora necessario far avere a tutti i lavoratori un questionario dove descrivere il posto e le condizioni di lavoro, questionano che verrà poi esaminato da lavoratori e medici insieme, che con la loro competenza medica ci potranno aiutare. Non deve mancare la collaborazione di tutti i lavoratori. Non si deve più aspettare di arrivare al massimo di nocività, ma bisogna agire prima che si arrivi a questo màimo ed è chiaro che
spetta a noi, lavoratori, contribuire al lavoro del consiglio di fabbrica e del comitato sanitario.
E' necessario impegnarsi al massimo perchè il posto di lavoro sia veramente e solo un posto di lavoro e non una fonte di malattie. Dopo che si sarà fatto il primo passo e cioè il questionario, si potrà arrivare ad un registro dei rischi, delle condizioni sanitarie, delle condizioni dell'ambiente e del lavoro, ad una collaborazione fattiva con il costituendo comitato sanitario locale che sarà istituito dal consiglio di zona insieme ai rappresentanti dei lavoratori, dai medici, dai cittadini che abitano in questa zona, per una trasformazione delle strutture sanitarie, per arrivare alla riforma sanitaria.
Terminiamo queste poche righe con una notizia che forse non tutti gli operai sanno. Infatti rendiamo noto che in base allo statuto dei lavoratori spetta ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali analizzare come si presenta rambiente e il lavoro che c'è nella fabbrica. Questo statuto dovrebbe essere più letto da tutti i lavoratori specie i giovani, ne vale la pena perchè riporta cose utilissime riguardanti i nostri diritti.
Un operaio
L' esito della lotta aziendale e il Consiglio di Fabbrica
Abbiamo appena terminato una lotta aziendale molto importante per tutti i lavoratori della ponteggi. Ci sono stati aspetti positivi e aspetti ancora negativi, tuttavia la lotta nel suo complesso è stata molto positiva. Sotto l'aspetto dell'aumento del salario, tramite i vari punti, le conquiste ratificate sono soddisfacenti anche se come tutti sappiamo difendere il salario e lo stipendio è un problema che esce dalla fabbrica per toccare i temi del carovita, dei servizi ecc.
La seconda grossa questione proposta con la lotta era la salute e come i lavoratori avrebbero potu-
to conquistare condizioni tali in fabbrica da sani e non malati.
La rivendicazione dei lavoratori è stata precisa: il comitato sanitario formato da rappresentanti dei lavoratori stessi; • rifiuto della pariteticità del vecchio comitato antinfortunista (direzione e lavoratori) che ha dimostrato di non poter funzionare non tanto per cattiva volontà ma perchè molto diverse erano le proposte dei lavoratori da quelle della direzione. Non siamo arrivati al comitato sanitario e questa è una insteicienza che va superata con l'azione presente e la lotta futura, parten-
DALLA TERZA
do da quegli incontri che avremo con la direzione sul problema dell'ambiente di lavoro e della salute. La terza questione messa in ballo con la lotta era il riconoscimento del consiglio di fabbrica. Noi sappiamo che in questo periodo molte fabbriche sono in lotta per questo obiettivo, difficile quanto necessario da raggiungere. Si è conquistato un discreto pacchetto di ore non sufficiente ma che costituisce un primo passo positivo. Ma vi è un'a ltra cosa da dire in merito alla lotta che abbiamo sostenuto: che si è partiti bene e si è finiti bene, che si è partiti uniti e si è finiti uniti. Ciò è molto importante perchè pone le basi di conquiste più avanzate e di una maturazione dei lavoratori anche se ci sono sempre problemi e arretratezze. Questa lotta considerata assieme alla rielezione del consiglio di fabbrica apre un nuovo periodo per i lavoratori della ponteggi. Si pone infatti il problema di come possiamo fare funzionare questo consiglio di fabbrica, di cosa deve essere il consiglio di fabbrica.
Come organismo del nuovo sindacato unitario, il consiglio di fabbrica ron può portare avanti delle proposte qualsiasi 'e quindi il delegato stesso non può anche lui portare avanti sue proposte personali, ma si deve consultare con il consiglio di fabbrica in modo che ci sia una politica unitaria che non lasci spazio a rivendicazioni corporative di un solo gruppo di operai, e che realizzi l'unità dei lavoratori dell'azienda.
E' quindi necessario un comitato che diriga e coordini i lavori del C.d.F., dei delegati stessi, un co mitato esecutivo di 4 o 5 persone.
Ma torniamo ai comoiti dei delegati e di riflesso del C.d.F. Il delegato deve portare le proposte del sindacato, discutere sui problemi dei lavoratori, informare con tempestività i suoi compagni sulle decisioni che si prendono. documentarsi e studiare i problemi stessi degli operai; deve essere un elemento vivo del suo gruppo, contribuendo poi alla stesura del puntello con articoli e suggerimenti non solo sui problemi aziendali, ma anche sui problemi delle riforme che interessano la zona circostante.
Un delegato
L'inverno ci regala le prime ed abbondanti piogge (soprattutto a Milano). I lavoratori delle fabbriche svolgono il loro dovere al riparo delle intemperie. Perciò l'acqua che il buon Dio manda non deve allarmare gli operai; questo vale per gli stabilimenti adeguati per l'inverno ma non certo per la ponteggi poichè ogni qualvolta piove ci ritroviamo pieni di acqua da tutte le parti. Le canaline della raccolta dell'acqua dei tetti sono ormai vecchissime e perciò in evidente corso di putrefazione ed allora l'acqua cc 'i ritroviamo per terra all'intern , dei reparto con grande pericolo oltretutto per gli operai che lavorano vicino agli innumerevoli cavi elettrici gettati a terra già pericolosi di per sè. Questo accade in tutti i reparti e la direzione ne è al corrente ma come al solito -è insensibile alle necessità degli operai, anche più evidenti. Gli operai della ponteggi sono così abituati à stare in mezzo all'acqua che ormai non ci fanno più caso, borbottano, imprecano, bestemmiano e niente più; se guardiamo bene come viviamo le nostre ore più lunghe all'interno della ditta dobbiamo parlare dei nostri servizi igienici: cinque cessi per tutti gli operai con la tuta, tre per il rep. LAM (sempre sporchi). Vengono puliti una volta al giorno, ma si può assistere a degli spettacoli da volta-stomaco (ma la colpa ricade come sempre sull'operaio incivile) ma è vero che tre cessi per 200 operai di cui uno fuori uso (non scende acqua) da un anno, sono assolutamente insufficienti. Nei reparti c'è una barca di vetri rotti, i portoni per la maggior parte del giorno sono aperti provocando correnti d'aria dannosissime alla salute dei lavoratori (e poi ci si chiede il perchè
di tanti mutuati) senza poi contare l'umidità dovuta all'acqua piovana che entra nei reparti. Quando nei muri si legge: • Vognamo una fabbrica più umana » non è una frase fatta ma è una denuncia di una situazione che purtroppo esiste nella nostra fabbrica, una realtà da cambiare per rendere più umano il lavoro.
Ma perchè la direzione non provvede?
Perchè il direttore o altri non vengono nei reparti?
Si renderebbe così conto (ma forse lo sa già) del pericolo e del disagio che si crea all'interno dei reparti.
Per la manutenzione dei reparti si potrebbe usare il ricavato dal rame vecchio che cadrebbe come il cacio sui maccheroni anche per la manutenzione annuale dei servizi igienici (gabinetti).
Dopo il rumore fatto per una certa vendita di rame (una minima parte fu destinata agli operai della manutenzione), stavolta la vendita è stata fatta in silenzio e senza alcun soldo alla manutenzione. Con quei soldi che sono residuati delle lavorazioni si potrebbero risolvere molti problemi tra cui la riparazione delle canaline dell'acqua sui tetti per evitare che gli operai lavorino con i piedi in un palmo di acqua.
Un operaio