Skip to main content

Prisma1

Page 1

RINNOVATO IMPEGNO

E' trascorso non ricordiamo più quanto tempo dalla pubblicazione dell'ultimo numero di questo periodico, tanto comunque da illudere alcuni di essere riusciti a mettere a tacere l'unica nostra voce, anche se modesta.

Durante la lunga interruzione del dialogo che, sin dal primo numero, ci eravamo impegnati a mantenere vivo con tutti i lavoratori sono accaduti /atti importanti, noti e meno noti, di cui sarebbe stato utile dare notiba per consentire a tutti i dipendenti di seguire più attentamente le vicende di cui, in maniera più o meno sentita, erano protagonisti. Le ragioni di questo lungo intervallo vanno attribuite in parte all'impegno dedicato dai nostri collaboratori alla interminabile ultima vertenza, ed in parte alla esitazione di alcuni a fare di « Prisma » un giornale unitario.

Ora, grazie soprattutto all'azione di coesione svolta dal Coordinamento Nazionale, le perplessità, le esitazioni sono state superate e l'impegno unanime ed unitario è di riprendere con maggiore puntualità e con più larga partecipazione il dialogo a suo tempo interrotto.

Sempre, da queste stesse colonne, abbiamo esaltato quella crescita della

coscienza politico-sindacale che in que- sti ultimi anni i lavoratori della Olivetti hanno dimostrato di aver raggiunto ( e non soltanto perchè in quasi tutte le filiali esiste ormai un organismo sindacale). Tuttavia non sarà mai superfluo richiamare i lavoratori ad una costante, attenta partecipazione ai fatti della vita aziendale se si vuole evitare che quel tanto o poco che fin qiii è stato conquistato venga neutralizzato dalla accentuata politica reazionaria della nostra azienda.

Se è vero che Partecipazione altro non significa che esercizio concreto del potere da parte dei lavoratori, questi ultimi vanno messi iella condizione di esercitare effettivamente la forma più elementare di potere: la conoscenza. E questo vostro giornale vuol contribuire appunto all'esercizio di un maggiore potere effettivo nei confronti di chi, anacronisticamente, ritiene di poter fare i conti senza i lavoratori.

Esiste dunque un nesso indissolubile e dialettico: da un lato non può nascere stimolo a conoscere la realtà aziendale ed extraziendale se mancano gli strumenti per tentare di trasformarla e, dall'altro, potrebbe apparire pleonastico se non addirittura mistificatorio promuovere inziatíve, porsi obiettivi senza porre i lavoratori nella condizione di conoscere la realtà su cui intervenire.

Da queste convinzioni oltre che dalla delicatezza della situazione sindacale aziendale, dalla controffensiva del padronato in generale per arginare il cammino dei lavoratori verso obiettivi di maggior potere, deriva il nostro impegno rinnovato di contribuire a raf-

Al Seminario Olivetti di Ariccia

Impedire la ristrutturazione e contrattare I' organizzazione del lavoro

Nei giorni 23 e 24 giugno si è tenuto ad Ariccia il Convegno Nazionale delle Filiali Olivetti, che ha visto la partecipazione di 70 delegati in rappresentanza dei venditori, STAC e amministrativi. Riportiamo di seguito uno stralcio del documento conclusivo e del comunicato emessi al termine dei lavori.

Il Convegno ha esaminato a fondo l'ipotesi di piattaforma rivendicativa proposta dalle Federazioni Sindacali Nazionali dei Metalmeccanici per il prossimo rinnovo di contratto. Questo esame è stato svolto alla luce dell'attuale contesto economico e politico nazionale che vede un attacco politico di ampia portata contro le strutture organizzative e le capacità di contrattazione della classe lavoratrice. Questo attacco si rivolge in particolare nei confronti dei CF, della contrattazione articolata, del diritto di sciopero, dell'occupazione. E' in questo contesto nazionale che si colloca la politica sindacale che la Olivetti mette attualmente in atto: ad Ivrea rifiuta il riconoscimento del CF, a Massa ha usato la cassa integrazione in funzione antisciopero e, nella recente vertenza degli stabilimenti, ha rifiutato la contrattazione e l'incontro con i sindacati sui temi evidenziati dalla piattaforma rivendicativa ívi presentata, temi riguardanti principalmente aspetti relativi all'organizzazione del lavoro. E', l'organizzazione del lavoro, il punto centrale dell'ipotesi di piattaforma per il rinnovo contrattuale e, per la contrattazione degli aspetti ad essa relativi, è fondamentale la funzione dei CF. Il coordinamento nazionale riconosce quale aspetto prioritario dei problemi presenti nella organizzazione commerciale Olivetti la contrattazione della

forzare il movimento sindacale, di intervenire su tutti i problemi che investono le condizioni di lavoro, nel momento in cui il padrone tenta di accelerare il processo di ristrutturazione per un più intenso sfruttamento dei lavoratori.

Organizzazione del lavoro nelle diverse forme costituite dalla mobilità interna, dalle forme incentivanti, dalle qualifiche professionali. Per la risoluzione di questi problemi il contratto deve rappresentare un punto di partenza e di attacco a problemi che da anni affrontiamo nelle Filiali ed in relazione ai quali va mantenuta e difesa la possibilità di ulteriore contrattazione che parte dalle acquisizioni contrattuali, contrattazione che veda nei CF e nell'autonomia di scelta delle forme di lotta i punti di partenza e di forza L'ipotesi di piattaforma contrattuale presentata dai sindacati nazionali verrà discussa Filiale per Filiale. La consultazione, in corso presso tutti i luoghi di lavoro della categoria metalmeccanica, dovrà fornire gli elementi mediante i quali si perverrà alla piattaforma definitiva.

In ordine ai problemi rivendicativi ed organizzativi, il Coordinamento nazionale ribadisce che per quanto riguarda la motorizzazione e le questioni STAC su cui le trattative sono state interrotte, sentite le assemblee dei lavoratori, le posizioni del Coordinamento non possono essere mutate. Il coordinamento tiene a precisare che è sempre disponibile alla ripresa delle trattative se l'azienda dimostrerà la volontà di modificare la propria posizione, che è l'unico ostacolo ad una rapida soluzione dei problemi. Inoltre è stato deciso:

a) che il documento approvato dal convegno sia discusso dai CdF e dai lavoratori nell'ambito della consultazione per la definizione della piattaforma rivendicativa del contratto metalmeccanici. Tale discussione dovrà essere effettuata da parte dei CdF in riunione congiunta laddove esista più i un CdF

Ma perchè tutto questo sia possibile è necessario che i Consigli di Fabbrica, i Coordinamenti Regionali, i lavoratori tutti si sentano, superando posizioni preconcette e divergenze ideologiche, direttamente interessati alla sopravvivenza di questo giornale.

Informiamo che questo numero l'avremmo diffuso già nel mese di luglio se motivi tacnici, indipendenti dalla nostra vo l ontà, non ce lo avessero impedito. Vi preghiamo perciò di scusarci se qualcuno degli argomenti trattati non risulterà del tutto aggiornato.

nell'ambito cittadino, e quindi da parte di tutti i lavoratori in, assemblea. I CdF vengono inoltre impegnati a portare alla discussione ed alla approvazione dei lavoratori l'appello per l'unità sindacale lanciato dalla conferenza dei delegati di Brescia; che vanno intensificate le iniziative a livello regionale soprattutto per rafforzare i rapporti tra le varie filiali in vista della vertenza contrattuale e per avviare dei contatti con i lavoratori delle concessionarie dell'Olivetti e delle imprese di apppalto e consulenza, allo scopo di individuare obiettivi rivendicativi comuni; che tutti i CdF si impegnino a collaborare con i compagni responsabili del « Prisma », perchè il giornale esca con continuità. Il Coordinamento inoltre, in rapporto all'effettuazione irregolare delle paghe respinge la motivazione aziendale che ciò dipenda dalle lotte dei lavoratori del centro elettronico di Ivrea e denuncia invece come ciò dipenda dal fatto che ad altri lavori del Centro Elettronico vengono assegnate maggiori priorità che non alle paghe dei lavoratori e che tutto questo non costituisce altro che una manovra — che l'azienda mette in atto ogni qualvolta gli addetti al Centro Elettronico sono in lotta — che ha il chiaro intento di dividere i lavoratori. Infine si porta a conoscenza che vengono organizzati corsi sindacali estivi. Si invitano inoltre i consigli di Fabbrica a prendere in considerazione — compatibilmente con la disponibilità di posti — la partecipazione ai corsi sindacali estivi, che vengono organizzati in diverse località. Su questo ultimo punto gli interessati possono chiedere notizie alla redazione del giornale.

NELLE ALTRE PAGINE

- The Olivetti Girl

Dipendenti blasonati

Per il prossimo Contratto

Unità non unione

Un soldino per il cannone

Gli indifferenti

La piattaforma rivendicativa

Tl Vietnam chiama

Direttore Responsabile: Leonardo Banfi

Redazione: Consiglio di Fabbrica Olivetti Via Camperio, 1 - Tel. 86.90.131

Supplemento a « Il lavoratore metallurgico »

PRISMA
ANNO IV N. 1 - SETTEMBRE '72 - PERIODICO A CURA DEL COORDINAMENTO NAZIONALE UNITARIO OLIVETTI
4

UNITA' E NON UNIONE VOGLIONO I LAVORATORI

BARRIERE ARTIFICIOSE IMPEDISCONO L' UNITA' ORGANICA

Nuove difficoltà sono venute sorgendo nel cammino per l'unificazione sindacale. Non si tratta della prima volta e le iniziative in questa direzione muovono sempre dagli stessi settori. Già nella estate dello scorso anno i sindacalisti della UIL militanti nella socialdemocrazia e nel partito repubblicano riuscirono a determinare una maggioranza nel Comitato centrale ostile all'unificazione. Sembrava loro di aver posto in tal modo la parola fine all'unità organica. Nell'autunno erano costretti a rimangiarsi le decisioni dell'estate e ad accettare o meglio a subire, sia pure con molte riserve, le decisioni dell'assemblea dei tre Consigli generali che fissava per il febbraio del 1973 la conclusione del processo unitario e la nascita di una unica Confederazione. Perchè nel 1971 il tentativo dei socialdemocratici e repubblicani fallì? Il motivo di fondo è che essi si trovarono isolati nel movimento sindacale. Fu a questo punto che nella riunione dei Consigli generali trovandosi di fronte ad uno schieramento comprendente CGIL, CISL e la minoranza della UIL, anche i socialdemocratici e i repubblicani, si videro costretti ad accettare, sia pure con riserve, l'ipotesi della unificazione entro il febbraio del 1973.

Nel maggio di quest'anno hanno ritentato, negli stessi termini di allora, in manovra precedentemente fallita. Da ciò la decisione assunta nel CC della UIL, con la stessa maggioranza di un anno fa, di non mantenere fede agli impegni assunti ai Consigli generali. La nuova decisione si basa sulla prospettiva di trovare questa volta più larghi consensi all'interno della CISL. Bisogna avere presente che, data la linea politica che seguono, il peso dei socialdemocratici e repubblicani non deriva tanto dalle loro posizioni nella UIL, ma dalla possibilità che queste posizioni hanno di trovare un seguito all'interno della CISL. L'esperienza di tutti questi anni ha dimostrato che, quando questo appoggio manca, ai dirigenti socialdemocratici e repubblicani non resta che accodarsi al movimento unitario, spesso senza neppure la possibilità di esercitare un'azione di condizionamento. Questa volta essi hanno potuto contare su un più largo appoggio alle loro posizioni all'interno della CISL, e ciò non per ragioni sindacali, ma politiche.

Sul piano strettamente sindacale, infatti, nulla è accaduto nei sei mesi che ci separano dalla riunione di Fi-

PER I VENDITORI

renze dei Consigli generali, che spingesse a rimettere in discussione le decisioni. Anzi sono stati sei mesi nei quali i fatti hanno dato ragione a quelle decisioni. L'unità di azione si è consolidata. Hanno cominciato a funzionare nuove forme di organizzazione (centri operativi comuni, agenzie ed organi di stampa). Soprattutto, ed è un elemento molto importante di riflessione, la politica unitaria ha superato la prova, obiettivamente non facile, di una aspra competizione elettorale politica. Nel corso della battaglia elettorale i sindacati hanno potuto esprimere unitariamente una loro posizione autonoma sui grandi problemi del paese che sono stati temi delle elezioni, e l'acutezza dello scontro politico non ha in nessun modo inciso sul piano sindacale nei rapporti unitari tra i lavoratori. Si è giunti al punto che sette giorni prima del voto, in occasione della manifestazione del 1° maggio, i dirigenti sindacali hanno potuto parlare in modo unitario a centinaia di migliaia di lavoratori, senza che da nessuna parte si sia potuta levare un'accusa di strumentalizzazione elettorale della iniziativa dei sindacati.

Se occorreva una prova che un sindacato unitario può essere autonomo dai partiti, senza rinunciare ad una propria posizione sulle grandi questioni del paese, questa prova le elezioni l'hanno offerta ed è stata brillantemente superata. Nè fatti nuovi sono emersi nell'orientamento dei lavoratori. I primi congressi si scioglimento di organizzazioni della CGIL e della CISL -hanno visto a favore dell'unificazione non solo l'unanimità nella CGIL, ma quasi ovunque larghissime maggioranze nella CISL. Ed allora su cosa hanno fatto calcolo i dirigenti socialdemocratici e repubblicani della UIL? Su un fatto politico, esterno al movimento sindacale, sullo spostamento a destra che, in modo particolarmente accentuato nei primi mesi di quest'anno, si è verificato nella politica della DC e sulla speranza che ciò avesse determinato mutamenti all'interno della CISL.

Il Consiglio generale della CISL ha avuto infatti un andamento profondamente diverso da quello che ebbe lo scorso autunno l'assemblea di Montecatini.

E' difficile intendere tutte le motivazioni che possono avere spinto la CISL a qussta posizione. Senza dubbio vi e stata la preoccupazione, compren-

sibile, che ormai, dopo la posizione della maggioranza della UIL, andare avanti sulla via tracciata a Firenze avrebbe portato non già ad un unico sindacato ma ad un nuovo pluralismo. Si è intravisto il pericolo che socialdemocratici e repubblicani potessero, contrapponendosi al processo unitario, costituire il nucleo di una seconda Confederazione capace di raccogliere anche una parte delle attuali forze della CISL. E' senza dubbio questa preoccupazione che ha influenzato anche una parte delle forze più unitarie della CISL.

A questo punto che fare? Si tratta di continuare a tessere, pazientemente, la trama unitaria, consapevoli che di fronte ad una situazione nuova occorre sapere identificare nuovi terreni di azione se si vuole garantire il processo unitario. La situazione va affrontata senza impazienza, ma anche senza scoraggiamenti, sapendo che i fattori di fondo che operano per l'unità, nonostante le ultime vicende non si sono indeboliti, ma anzi sono venuti rafforzandosi. Rimane la volontà di giungere alla unificazione di grandi masse lavoratrici e la coscienza che ogni avanzata sulla via dell'unità accresce il potere contrattuale dei lavoratori, sia nei confronti dei padroni che del governo. E' cresciuta, nella pratica dell'unità d'azione, l'esperienza della collaborazione tra lavoratori, militanti e dirigenti sindacali delle tre Confederazioni. Ci si è conosciuti meglio; equivoci sono stati dissipati; vecchie, spesso artificiose barriere sono cadute. Programmi comuni sono stati elaborati a tutti i livelli della vita sindacale. Nella strategia delle riforme è stata identificata, da parte di tutte e tre le Confederazioni, la base per un'azione generale comune. L'autonomia dei sindacati dai partiti, questione essenziale in una situazione di pluralismo politico dei lavoratori, è venuta meglio chiarendosi ed ha retto alla prova della campagna elettorale. In molte aziende sono sorti i Consigli di fabbrica che rappresentano già sul piano organizzativo, un embrione di sindacati unificati. La vita democratica di base si è sviluppata ed è cresciuta, organizzandosi prevalentemente su basi unitarie. Vi è quindi un enorme patrimonio unitario. Si va al rinnovo dei contratti ed alla ripresa dell'azione per le riforme. Due battaglie strettamente connesse tra di loro poichè difficilmente si può ipotizzare un successo della lotta con-

Primo bilancio delle iniziative del nuovo Consiglio di Fabbrica

Da molti mesi orinai II C.d.F. della Area Commerciale di Milano è una realtà operante. ll trapasso dalla lunga gestione della Commissione Interna alla nuova struttura sindacale era stato caratterizzato tra la fine del '71 e l'inizio del '72, da una situazione d; immobilismo per polemiche e malintesi.

L'obiettivo primario era quello di rafforzare il Consiglio come struttura di base e di garantire la partecipazione di tutti i lavoratori.

Si è inteso inoltre affermare l'autonomia dei diversi livelli di contrattazione.

La contrattazione aziendale deve rispondere alla esigenza permanente di difesa dei lavoratori nei confronti della permanente iniziativa padronale tendente alla intensificazione dello sfruttamento. Ciò significa affermare il diritto dei lavoratori e quindi dei delegati e del Consiglio a contestare e contrattare tutti gli aspetti che investono le condizioni di lavoro.

Nello spirito di quanto detto precedentemente, il giorno 14-6-72 l'Area Commerciale di Milano ha attuato uno sciopero con l'adesione pressochè totale dei dipendenti. Tale manifestazione di unità va apprezzata in quanto garantisce una forza ed una maggior affermazione per tutte quelle azioni

che i lavoratori intraprenderanno tramite il loro Consiglio di Fabbrica.

Dopo alcuni mesi dalla sua formazione ed a seguito di assemblee tenute nei gruppi omogenei il C.d.F. ha intrapreso le prime discussioni con la Azienda; ne è scaturita quindi una richiesta di incontro formalizzata nei seguenti argomenti: Accessibilità alla consultazione dei dati statistici dell'Area Commerciale di Milano: organici - mansionicategorie ecc.

Applicazione e sviluppo dell'accordo del “ Maggio '71 » Ufficializzazione per i settori: Software - Sistemi - Mansioni 49 - 15 - 43 - Synthesis e Riprografi - Capi Intermedi delle: normative per le mansioni e le retribuzioni; valorizzazione professionale; inquadramento aziendale.

Riconoscimento in base all'accordo '71 della 1' càtegoria ad un dipendente (omissione del nome) in base al suoi' lavoro svolto.

Esamina delle possibilità di conseguimento delle gare e dei traguardi per le fasce incentivate interessate nel periodo fino al 31-7-'72, dato il ripercuotersi di fatti imprevedibili e contingenti.

Ufficializzazione all'inizio di ogni

anno dell'entità e della modalità di assegnazione della gratifica riguardante le mansioni non incentivate, quali:

Capi Intermedi - Sistemisti - Programmisti - Telescriventi - ecc.

Riconoscimento di una gara di gruppo, a livello sperimentale, sulla fascia 06 per uno o più gruppi.

Sintetizziamo le risposte aziendali relative ai punti precedenti:

L'Azienda rispondeva ai vari punti come segue: Difficoltà di fornire i dati statistici in quanto ritenuti riservati; tranne che per le informazioni di cambiamenti strutturali o di nuove mansioni per le quali verrà data tempestiva comunicazione al C.d.F.

- 4) Le risposte evasive ed unilaterali a fronte di tali richieste sono poi state le principali cause dell'agitazione dell'Area Commerciale di Milano. La Direzione prende atto della segnalazione del C.d.l. ed in considerazione dell'atipicità del lavoro svolto dal dipendente in oggetto, si riserva di valutarne il corretto inquadramento.

5) Assegnazione delle Gratifiche. L'eterno argomento caro ai sognatori è stato chiarito così bene che ci auguriamo non sia più motivo di illusioni dato che è e rimane ad esclusivo giudizio dell'Azienda; è stata co-

trattuale se non viene oggi inquadrato in un'azione sindacale volta a determinare un nuovo indirizzo di politica economica che miri ad accrescere e a garantire l'occupazione, ad affrontare il problema meridionale, a combattere l'inflazione e l'aumento dei prezzi. Battaglie di questo tipo non possono essere nè impostate, nè gestite se non in un modo unitario, ed in forme che travalichino la semplice unità d'azione. Del resto, già oggi, il dibattito in corso per la elaborazione delle piattaforme contrattuali si sviluppa tra i lavoratori in sedi comuni, come se i lavoratori fossero già membri di un unico sindacato. Avremo quindi nel vivo degli scontri dell'autunno un momento di esaltazione di ulteriore sviluppo di tutto il patrimonio unitario. Esistono quindi le condizioni per riprendere il discorso unitario, isolare e sconfiggere ancora una volta le forze che mirano a bloccare il processo unitario.

Naturalmente occorre fornire nuovi obiettivi, che tengano realisticamente conto delle difficoltà insorte. In questo senso si è mossa la CGIL nel suo ultimo Comitato direttivo, con la proposta deliberata in modo unanime di una federazione-ponte.

La proposta offre le condizioni per un nuovo dibattito ed un confronto nel movimento sindacale. Essenziale è che non rimanga soltanto un dibattito di vertice, ma che ne siano protagonisti i lavoratori. L'esperienza di questi anni ha infatti insegnato che sola quando si è realizzata la partecipazione dei lavoratori il processo unitario ha compiuto passi innanzi sicuri. E ciò non accade perchè, come alcuni erroneamente pensano, i lavoratori siano per loro natura unitari mentre le ragioni della divisione prevarrebbero nei gruppi dirigenti.

Sarebbe un errore pensare che le posizioni emerse nel Comitato centrale della UIL, le incertezze del Consiglio generale della CISL non riflettano anche problemi presenti tra i lavoratori. Ma la partecipazione dei lavoratori è essenziale proprio perchè non vi è un lavoratore astratto, ma solo lavoratori storicamente determinati dalla loro collocazione sociale, dalle loro esperienze, dalle loro convinzioni politiche e concezioni generali della società. Senza un dibattito che abbia un carattere di massa non cresce una nuova coscienza dei lavoratori, ma di dà basi solide all'unità. Non è un caso che laddove è stato più limitato, ivi il processo unitario è più arretrato sia alla base che ai vertici. Un grande terreno di azione si apre quindi per tutti coloro che non vogliono arretrare di fronte alle difficoltà, ma continuare ad operare per giungere all'obiettivo di un unico grande sindacato dei lavoratori italiani.

municata inoltre, per quel che riguarda i Capi Intermedi, la garanzia della acquisizione del 50 per cento sul valore dell'anno precedente e che comunque i parametri obiettivi che la determinano saranno portati regolarmente a conoscenza degli interessati nella prima metà dell'anno in corso. La Direzione fa presente inoltre che i giudizi, per una valutazione soggettiva della gratifica, risultano da una valutazione congiunta dei Direttori di filiale, della Direzione di Area e della Direzione del Personale.

6) II concetto di base della richiesta è talmente avanzato e progressista da non poter essere accettato da un'azienda che oggi possiamo definire la punta avanzata della Confindustria. Rimaneva a questo punto .un ulteriore pressante impegno del C.d.F. relativo alla valutazione della ristrutturazione della Filiale Sistemi avvenuta lentamente dall'inizio dell'anno.

Gli accordi e le risposte dell'Azienda al riguardo le riassumiamo brevemente:

Collaborazione nell'organizzazione del lavoro burocratico o di suPPnr" to professionale della Filiale (creazione di una commissione tecnica). Istruzione e formazione differenziata delle due mansioni (42 - 36) Si' stc3TiFsotram-ulEaDziPo ne a rotazione di corsi a spese dell'Azienda per la conoscenza e l'apprendimento della lingua in- p glesee:r Sistemista (off-line): livello IO" a, se;

CONTINUA 114 9"

mirato termia eco-. e a mtare ware Bato esnon a che "azio't° in iattai lai lai un el vimosviT riÌre e 'orze uniuovi ente quesuo proe di per nel è tito oni. esti old zioario ciò rroano ranei le tra7S imo TaTaNon la'al›ro 20soun na Sii to, to le er re re vo ra aa rti a a

MILANO - OSLO - NOVARA - MILANO

GIUBILATI CON STILE

I DIPENDENTI BLASONATI

Con una cerimonia in un grande albergo di Milano l'intero staff dirigenziale e l'organico al completo della filiale clienti speciali hanno porto il saluto di commiato al Dr. Sergio Bonapace, il quale lascia la direzione della filiale di Milano, dopo cinque anni di cordiale collaborazione, per assumere quella della nostra consociata norvegese. A sostituirlo è stato chiamato il Dr. Della Cagnoletta della filiale di Novara.

Apparentemente potrebbe sembrare un normale avvicendamento, ma in realtà non lo è perchè questo « cambio di guardia » ha provocato un vivo malumore, mascherato per ora con un certo « fair play »; che difficilmente verrà smaltito.

L'Area commerciale di Milano città comprende, oltre la filiale Clienti Speciali, una filiale Sistemi e sette altre periferiche con altrettanti direttori ed una quarantina di capi intermedi complessivamente. Quindi un potenziale di capacità da cui si sarebbe potuto attingere agevolmente e « pescare » l'elemento da insediare nella filiale Clienti Speciali Si è preferito, non noi certamente, importare il nuovo direttore che, proprio perchè « nuovo », non è in discussione.

Perchè? Si possono dare diverse spiegazioni, ma una sola potrebbe bastare: perchè evidentemente nessuno dei « magnifici sette » è ritenuto poi tanto magnifico e con i « numeri » necessari per gestire al meglio una filiale grossa come quella Speciale di Milano. In sovrappiù potremmo aggiungere che Probabilmente la scelta è caduta su Della Cagnoletta perchè questi « garantirebbe una più fedele intesa con il capo area ».

Non vogliamo spezzare una lancia in favore dei direttori perchè ci dividono interessi e posizioni opposte. In altre occasioni, da queste stesse colonne, abbiamo tentato un discorso aperto nei loro confronti, richiamandoli ad un esame concreto, realistico della loro posizione all'interno dell'Azienda e della loro collocazione nella sfera gerarchica.

Dicevamo, tra l'altro, che la loro autonomia gestionale era ed è più apparente che reale e che la loro sudditanza nei confronti del più immediato superiore è più marcata che non quella del neo zonista nei confronti del direttore.

THE OLIVETTI GIRL

UNA "MALATTIA" ANCHE PER LA MUTUA

Dicevamo anche che i direttori sono, per l'Azienda, dipendenti come tutti gli altri e quindi strumenti su cui far leva più direttamente per attuare e portare avanti la politica del massimo profitto

Numerosi esempi, noti non solo a noi, dimostrano che quando un individuo non risponde più a certe caratteristiche viene emarginato senza badare troppo se si tratta dell'ultimo venuto di un blasonato. Solo lo stile è diverso.

Queste non sono malevoli considerazioni o il tentativo di strumentalizzare una situazione nemmeno tanto insolita. Non è colpa nostra se accadono di queste cose. Non ci limitiamo a sottolinearle perchè rimangano più a lungo impresse.

Ciò che noi vogliamo cogliere è la « morale » che questa storiella ha, come tutte le brave storie di questo mondo e, cioè, che l'Azienda attua le sue scelte sempre in maniera unilaterale, ignorando che vi può essere un rapporto dialettico più democratico, ignorando la sensibilità e la personalità dello individuo, dimenticando che i tempi sono mutati e non sempre l'intervento discriminatorio è accettato con rassegnazione. In altri termini l'Azieyda vuole riai fermare tutta la sua autorità, anche quando sa bene di compiere atti impopolari. Perchè, se così non fosse, nel caso in questione avrebbe potuto, con una mossa tattica diversa, rivalutare sul piano psicologico non soltanto i vari direttori, ma anche la folta schiera di capi intermedi, i quali si son visti preclusa la possibilità di accedere alla direzione di una filiale e, ciò che è più grave, hanno avuto la conferma definitiva che la mansione di capo intermedio non ha ormai altri sbocchi. Noi avremmo chiamato alla filiale Speciale uno dei sette direttori e, nella faliale resasi libera, un capo intermedio.

Sappiamo che non avremo mai al nostro fianco la categoria dei direttori, tuttavia vorremmo che prendessero coscienza di come stanno ormai le cose e si decidessero quindi ad affrontare i loro problemi con maggiore intesa tra loro ed a discuterli apertamente con la Azienda, rinunziando alle iniziative individuali, ai mugugni e alle riunioni segrete.

I RISULTATI DI UN QUESTIONARIO

E' stato distribuito agii impiegati Olivetti di Milano un questionario di cui riassumiamo brevemente in tabella alcuni risultati, mentre ci riserviamo di analizzare Più dettagliatamente la situazione generale degli impiegati.

Dalla tabella risulta che alla Olivetti gli impiegati donne sono più del doppio degli uomini: il 61% delle donne sono inquadrate in IV e III categoria, il 200/o in li categoria: quindi quasi la totalità delle donne è relegata ad un lavoro esecutivo, precostituito e di routine, mentre il 400/o degli uomini sono inquadrati in I e I Super e il 40% in Il categoria: questo ci porta a intendere che è una ti categoria « aperta ».

Evidentemente è un sistema di caste chiuso in cui la casta più piccola è la più previlegiata, un previlegio tanto più avvilente per il genti! sesso in quanto non è héppure basato su valori di merito o di scolarità, ma solo su abitudini ataviche, sulla etntiderazione che in fondo non sono altro che donne.

Bella, elegante, efficiente e tanto attaccata alla sua macchina per scrivere da trasportarsela personalmente da un ufficio all'altro in caso di trasloco.

Questa l'immagine della perfetta segretaria offerta da una brillante campagna pubblicitaria studiata dalla Olivetti Americana per rilanciare sul mercato statunitense le macchine per scrivere elettriche Olivetti.

Per una volta le femministe d'oltre oceano, nell'invadere per protesta la sede Olivetti di Park Avenue (dove peraltro sono state accolte ad aperitivi e pasticcini), non si sono scagliate contro un bersaglio macroscopico e d'effetto, ma contro un'immagine che è tanto connaturata alla nostra cultura da non venire quasi più discussa: la impiegata come somma algebrica dì una persona di sesso femminile e di una macchina per scrivere.

Da angelo della casa la donna si è trasformata in angelo dell'ufficio. Mette in bella copia (a macchina, si intende) gli appunti del « padremaritoprincipale », prende informazioni e prenotazioni per i suoi viaggi, gli porta il caffè il mattino, respinge, protettiva e gelosa, le telefonate meno gradite. E archivia, riordina, paga fatture, ma soprattutto batte a macchina grandi quantità di documenti, appunti, lettere. Otto ore al giorno tra un sorriso e l'altro.

Ha venticinque anni ma ne avrà trenta, quaranta, presto cinquantacinque e niente sarà cambiato per lei. E' inquadrata in terza categoria (ma ha attraversato la quinta e la quarta), da due anni aspetta la seconda, perchè ha un diploma, perchè ha un'intelligenza e una capacità professionale. I passaggi di categoria si fanno solo a febbraio (o a marzo o a dicembre).

Ma a febbraio non hanno ritenuto

che le sue funzioni meritassero la seconda categoria. E il suo titolo di studio, naturalmente, vale solo se è attinente al lavoro che svolge. Ma la azienda glie lo ha offerto solo tardi, quasi ricattatoriamente e non senza averle proposto un compromesso.

Quando poi la lavoratrice sta per arrivare al sospirato passaggio di categoria, ecco che, o sorpresa, si ammala di « maternità ». E l'azienda le toglie ogni speranza, se qualche speranza poteva ancora nutrire, di avere un lavoro interessante, motivante, qualificato.

La maternità, che, come è noto, a differenza della calvizie, non capita mai agli uomini, è una tara, un problema, un tradimento nei confronti dell'azienda.

L'impiegata esce per sette mesi dal processo produttivo. Che produca un altro bene (anche a voler ragionare in termini da antico romano), e cioè la « prole », la continuità del mondo degli affetti, del lavoro, della cultura, non interessa affatto. La maternità è un fatto assolutamente privato, è « malattia » infatti per le mutue che assistono i lavoratori.

Ora è lavoratrice madre, ha una casa, con servizi rigorosamente privati (niente lavanderie comuni, non si parla poi di cucina o di guardaroba centralizzati). Ha i bambini — che vengono trasportati come fagotti il mattino presto al nido — se c'è posto — dalla nonna (e guai quindi a chi hala sfortuna di essere orfana).

La sera, mette a letto i bambini, lava i piatti e, alla fine, se ce la fa, si sprofonda nella lettura del giornale. Il marito o compagno legge più giornali, va al consiglio di zona, al cinema. al bar o dall'amica.

Lo stesso accadrà domani.

Vietnam chiama

E' uscito IL VIETNAM CHIAMA a cura di Flm Fiom Ullm informazioni immagini poemi della lotta eroica del popolo vietnamita

una carta gigantq del Vietnam del sud per seguire la liberazione del paese

SOMMARIO

Perché questo libretto - presentazione

Com'è il Vietnam - i fiumi, le montagne, le foreste, la popolazione

La lotta per l'indipendenza - 1000 notizie storico-politiche dalla prima aggressione giapponese alla attuale guerra U.S.A.

Una nazione antica

La.conquista coloniale

La ricerca di forme nuove di lotta

L'indipendenza

La prima guerra di liberazione

La seconda guerra di liberazione

La guerra speciale

La guerra locale

1968

Cambogia e Laos

La lotta sindacale

Poesia di lotta - la volontà di lotta del popolo vietnamita nei versi di Ho Ci Minh e di altri poeti che hanno combattuto Bibliografia essenziale

Categorie attuali Donne Uomini Totale Consulente 0,62% 1,24% 1,86% I super 0,00% 3,11% 3,11% 3,73% 9,94% 13,67% 21,74% 13,04% 34,78% lil 34,16% 5,59% 39,75% IV 6,83% 0,00% 6,83% Totale Generale 67,08% 32,92% 100,00%
ACQUISTATE IL LIBRO ! x er E1 00 0 l ire p e r
1ottava pagina dedicata a1 VIETNAM

QUALI SONO E COME FUNZIONANO

LE NUOVE STRUTTURE SINDACALI UNITARIE

OGNUNO E' IMPEGNATO A SALVAGUARDARLE E A POTENZIARLE

A distanza di poco più di un anno dall'accordo sui diritti sindacali raggiunto dopo una lunghissima vertenza, che aveva visto impegnati i 5.700 lavoratori delle filiali, della Direzione Commerciale Italia e della Pubblicità, riteniamo necessario fare il punto sulle nuove strutture sindacali di base, venuti si a creare proprio in conse-guenza di detto accordo. Non vogliamo, almeno per ora, discutere della validità o meno dell'accordo nei suoi contenuti perchè riteniamo, per la sua importanza, di dedicare un discorso a parte.

Vogliamo invece dare alcune note informative sulle nuove strutture sindacali e sui compiti di ognuna per evitare che si diano diverse interpretazioni alla composizione ed alla funzione di questi nuovi organismi di base. Elezione del C.d.F.

sua composizione

Il C.d.F. è costituito da delegati di gruppo omogeneo eletti su scheda bianca e revocabili in qualunque momento. Inoltre il C.d.F., quale organismo di direzione politica e di verifica della linea sindacale all'interno della azienda « deve concentrare, utilizzare difendere tutte le risorse politiche sindacali presenti nella azienda, al fine di garantire la massima incisività ed iniziativa sindacale per tutti i lavoratori sul luogo di lavoro ».

Potrebbe verificarsi che una persona, sindacalmente valida e in grado di dare un contributo di ulteriori esperienze nell'ambito del consiglio di tabbrica, non venga eletta a rappresentanza del gruppo omogeneo di cui fa parte, vuoi perchè nel gruppo omogeneo vi sono elementi altrettanto validi, vuoi per una minore sensibilità sindacale dei componenti un dato gruppo omogeneo, vuoi ancora per l'esiguità numerica di un dato gruppo.

In questi casi, sempre riconoscendo ai lavoratori il diritto insopprimibile di eleggersi liberamente i propri rappresentanti, il C.d.F. può valutare, autonomamente o attraverso una consul-

tazione di assemblea, l'opportunità o meno di cooptare gli elementi che ritiene possano essere utili all'attività sindacale del consiglio stesso.

Componenti il C.d.F.

Il numero dei componenti il C.d.F. varia a seconda dell'organico della filiale, come si può rilevare dagli allegati all'accordo sui diritti sindacali.

Ma al di là di quanto previsto da quell'accordo, ciò che importa innanzitutto è valutare quali sono le nostre effettive esigenze di rappresentanza numerica e poi tener conto di quanto la Azienda ci riconosce.

Per esempio, se per una determinata filiale sono previsti otto membri, non è detto che il C.d.F. debba essere costituito necessariamente dal numero indicato dall'Azienda: i membri riconosciuti dall'Azienda saranno otto, ma il C.d.F. potrà essere composto di nove, dieci, dodici e comunque di tanti quanti sono realmente necessari a garantire a tutti i gruppi una adeguata rappresentanza sindacale. Inoltre non dimentichiamo che il Sindaca. to non fa distinzioni fra delegati riconosciuti e non.

Compiti del C.d.F.

Il C.d.F. è il sindacato in Azienda e pertanto ha le prerogative che una volta erano esclusive del sindacato.

Tratta problemi locali (di filiale), gestisce accordi, garantisce la tutela dei diritti di tutti i dipendenti, indice assemblee, gestisce le lotte sindacali, ma investe il Coordinamento Nazionale di quei problemi che abbiano risvolti e implicanze più generali. Non vi è alcuna norma che limiti il campo di interesse, di dibattito e di azione del C.d.F. In generale esso può trattare problemi che riguardano i lavoratori, sul luogo di lavoro e nella società. Questa prerogativa va conservata, mentre va sostenuta l'esigenza di difendere le nuove strutture unitarie di base da ogni tentativo di regolamentazione che la Confindustria va proponendo per ingabbiare e limitare l'au-

DAL DIBATTITO SULLA PIATTAFORMA

Era nostra intenzione riportare almeno in sintesi le risultanze dei dibattiti sulla ipotesi di piattaforma tenuti nelle varie filiali Olivetti, ma ragioni di spazio ce lo impediscono. Ci limitiamo perciò a riportare le conclusioni scaturite dalla consultazione tra ì lavoratori della Direzione Commerciale Italia del settore Pubblicità.

INQUADRAMENTO UNICO

Il dibattito verte soprattutto sull'automaticità o meno dei passaggi di categoria.

Premettiamo che noi all'Olivetti abbiamo chiesto l'eliminazione della IV categoria l'anno scorso, in quanto effettivamente non c'era diversificazione fra i lavori di IV e quelli di III, ma era solo un modo dell'azienda per dividerci ulteriormente. Con una lotta aziendale abbiamo ottenuto, come compromesso, il passaggio automatico dalla IV alla III entro due anni; pertanto nel nuovo inquadramento noì chiediamo l'eliminazione della II categoria prevista, (altrimenti faremmo un passo indietro).

Riteniamo che il nodo centrale resti sempre l'organizzazione del lavoro sia perchè attraverso questa potremmo riuscire ad ottenere un lavoro meno alienante in prospettiva, e perchè pensiamo che sia l'unico strumento con il quale i lavoratori possono crearsi dei momenti di controllo dell'organizza-

zione del lavoro e quindi di potere.

Insomma, non condividiamo il concetto di automaticità nei passaggi di categoria perchè, o si chiede un salario uguale per tutti, ma è un assurdo, o si va a finire tutti in un'unica categoria che è altrettanto insensato perchè sarebbe un'uguaglianza formale che lascerebbe inalterata l'organizzazione del lavoro e quindi la dequalificazione, le divisioni esistenti.

Per procedere in questa direzione vorremmo delle declaratorie che permettessero poi ai Consigli di Fabbrica, attraverso le singole contrattazioni az;endali, di dare un nuovo senso alle categorie ed evitare il pericolo di un travaso di vecchie mansioni che svilirebbero quello che significa per gli impiegati inquadramento unico.

Declaratorie quindi che non cristallizzino una situazione di fatto e non avallino l'attuale organizzazione delle industrie, ma che prevedano degli sbocchi facilitando la professionalità con corsi, rotazioni, ricomposizioni, in vista di una crescita che deve venir riconosciuta al di là dell'utilizzo che ne fa l'azienda.

Rifiutiamo poi l'ipotesi che prevede la divisione dell'attuale III in due livelli.

PARITA' NORMATIVA COMPLETA OPERAI IMPIEGATI

SALARIO GARANTITO subitt col

tonomia che, anche attraverso la conquista dei diritti sindacali, i lavoratori vanno rafforzando.

Esecutivo del C.d.F. diritti sindacali prevedono nel C.d. F. uno o più membri di esecutivo, « con funzioni di coordinamento » (testo dell'accordo).

Anche qui vanno distinte ancora una volta quelle che sono le nostre esigenze, dal significato che talvolta la Direzione tenta di attribuire al ruolo dell'esecutivo.

Dove il C.d.F. è molto ampio, l'esecutivo può costituire una necessità organizzativa, per .un migliore funzionamento del C.d.F. stesso. Dove invece il C.d.F. è composto da un numero ristretto di delegati, la funzione di un esecutivo non ha ovviamente alcun senso. Ma dal momento che l'Azienda richiede che comunque nella lettera che invia il Sindacato, per il riconoscimento del C.d.F., sia indicato chi è o chi sono i membri dell'esecutivo, occorre evitare che il membro dell'esecutivo divenga l'unico interlocutore della Direzione. Dove si presenta tale rischio, è necessario stabilire norme di funzionamento del C.d.F. (che possono essere messe per iscritto e ufficializzate), le quali stabiliscano la collegialità del C.d.F. in tutte le occasioni di contatto con l'Azienda.

Coordinamento Regionale

E' la struttura organizzativa che consente un effettivo collegamento e scambio di informazioni e di esperienze tra le varie filiali. A tutt'oggi si svolgono periodicamente riunioni di Coordinamento Regionale in PuglìaAbruzzo - Umbria - Toscana - EmiliaMarche - Lombardia - Piemonte - Veneto. Attraverso il Coord. Regie le filiali hanno modo di far presenti i loro problemi che, per le medesime fasce e settori, si presentano talvolta con caratteristiche diverse da filiale a filiale: hanno modo inoltre di verificare più immediatamente eventuali non

corrette interpretazioni di norme contrattuali, di accordi, di retribuzione o di incentivazione. Per quanto riguarda le gare di vendita, ad esempio, c'è sempre qualche direttore di filiale che vuoi dare ad ogni costo una impronta 'personale, a danno naturalmente dei venditori.

Coordinamento Nazionale

In occasione del convegno sindacale delle filiali tenutosi a Roma a fine settembre del '71 fu stabilita la composizione del Coordinamento Nazionale in 23 persone, in rappresentanza di Milano - Torino - Genova - Verona - Bologna - Firenze - Roma - Napoli - BariPalermo - Catania. In seguito il C.N. è stato integrato da un rappresentante della Sardegna, per cui attualmente il C.N. è composto di 24 membri. Sono 24, e non 10, 15 o 50, perchè questo è il numero da noi ritenuto indispensabile per costituire un organismo di direzione e di coordinamento sindacale a livello nazionale, efficiente e Quindi efficace.

Ma l'Azienda riconosce un Coordinamento Nazionale composto di 17 membri ai quali rimborsa le spese di trasferta solo in occasione di trattative e limitatamente a 5 trasferte l'anno.

Il C.N. tratta problemi organizzativi, riassume le istanze generali, elabora e vara piattaforme, coordina le azioni rivendicative, cura la pubblicazione del giornale, provvede all'invio di circolari e documentazioni, tratta con la Azienda problemi dei dipendenti di tutta l'organizzazione commerciale Italia.

Quanto abbiamo detto brevemente ci auguriamo sia sufficiente a chiarire alcuni dubbi che da alcune parti ci erano stati segnalati circa la composizione e le funzioni della nostra nuova struttura sindacale. Tuttavia, poichè il giornale serve anche a questo, ove vi fosse l'esigenza di ulteriori chiànmenti, saremo lieti di rispondere in maniera più dettagliata.

far pagare direttamente al padronato alcuni costi sociali significa far saltare poi più facilmente le resistenze a livello generale.

contratto. Non riteniamo materia unificante da rimandare a lotte interconfederali. Vorrebbe dire non farne niente.

RESPINGIAMO CON FORZA ogni ipotesi di scaglionamento degli oneri contrattuali per le Piccole Aziende che costituirebbe dì fatto il blocco della lotta articolata per la maggioranza dei lavoratori che sono occupati in fabbriche di piccola o media dimensione contraddicono la sempre dichiarata volontà del Sindacato di non precostituire limite alcuno alla iniziativa rivendicativa della classe operaia. In secondo luogo questa ipotesi produrrebbe una accentuazione della tendenza dei grossi complessi industriali a ristrutturare il ciclo produttivo attraverso l'uso della piccola azienda come reparto distaccato dell'azienda madre, nel quale procedere ad un intensificato sfruttamento della forza lavoro.

LOTTE SOCIALI - RIFORME

Le lotte sociali non vanno rimandate ad altro momento. Il fallimento della strategia delle riforme è dovuto anche al fatto che non si sono gettate le basi embrionali del discorso per poi allargarlo a livello generale. Dovremmo darci obiettivi parziali da inserire nella piattaforma rivendicativa perchè il padronato controlla anche la rendita, la società nel suo insieme; quindi

Uno degli obiettivi potrebbe essere quello di far pagare i trasporti al padronato. A ogni lavoratore che usa il mezzo pubblico per recarsi al lavoro deve essere rimborsato il prezzo del trasporto. L'efficienza del servizio andrà invece discussa con gli enti locali, le regioni, ecc.

SANITA': copertura delle spese non previste dall'INAM.

COSTO DELLA VITA: si difende il salario non soltanto controllando i prezzi. Dovremmo rivendicare la mensa gratuita per tutti. Dove il numero dei lavoratori non giustificasse l'istituzione di una mensa si potrebbero realizzare mense interaziendali; spacci all'interno dell'azienda, in locali appositamente adibiti, con vendita di alimentari che vengono dalle Cooperative e quindi con prezzi controllati; libri e tasse scolastiche pagati ai figli dei lavoratori e ai lavoratori studenti.

Queste sono soltanto alcune indicazioni. Quello che conta è darci obiettivi concreti, anche se necessariamente parziali, che i lavoratori sentano vicini, raggiungibili, e che, contemporaneamente, permettano di gettare le basi per una lotta più generale e avanzata sulle riforme. Inserire questi punti di carattere sociale nella piattaforma ci permetterebbe inoltre di crearci ii;ò vaste alleanze e quindi andremmo allo scontro contrattuale con lin rapporto di forze a noi più favorevole.

EMERSE VALUTAZIONI E PRECISE INDICAZIONI è a e t. t, Zt R e si si g

Odio gli indifferenti

Odio gli indifferenti: Credo come Federico Hebbel che « vivere vuol dire essere partigiani N. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e partigiano. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perchè inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costrutti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all' indifferenza, all' assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perchè alcuni vogliono che avvenga, quanto perchè la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la sto, non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perchè non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio do-

Necessità di raccordare le rivendicazioni con scelte politiche e sociali generali

vere, se avessi cercai() di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.

Odio gli indifferenti anche per ciò. che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la-mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrificio; e colui che stia alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perchè non è riuscito nel suo intento.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

UN SOLDINO PER IL CANNONE

...Anzitutto l'operaio deve negare recisamente qualsiasi solidarietà col giornale borghese. Egli dovrebbe ricordarsi sempre, sempre, sempre, che il giornale borghese (qualunque sia la sua tinta) è uno strumento di lotta mosso da idee e da interessi che sono in contrasto coi suoi. Tutto ciò che stampa è costantemente influenzato da un'idea: servire la classe dominante, che si traduce ineluttabilmente in un fatto: combattere la classe lavoratrice...

Ma il bello, cioè il brutto, sta in ciò: che invece di domandare quattrini alla classe borghese per essere sostenuta nell'opera di difesa spiegata in suo favore, giornale borghese riesce a farsi invece pagare... dalla stessa classe lavoratrice che egli combatte sempre. E la classe lavoratrice paga puntualmente,. generosamente. Centinaia di migliaia di operai, danno regolarmetite ogni giornò

il loro soldino al giornale borghese, concorrendo così a creare la sua potenza.

...Bisogna dire e ripetere che quel soldino buttato là distrattamente nella mano dello strillone, è un proiettile consegnato al giornale borghese che lo scaglierà poi al momento opportuno, contro la massa operaia.„

Le scadenze contrattuali arrivano puntuali come le stagioni, delle quali, con largo anticipo, si tenta di stabilire se saranno più o meno favorevoli. Un milione e mezzo di lavoratori metalmeccanici hanno già iniziato a sondare il terreno per cercare di prevedere, attraverso le reazioni del padronato di fronte a vertenze aziendali, gli ostacoli artificiosi per rallentare il processo di unità sindacale, la svolta politica reazionaria ed altri sintomi poco incoraggianti, se si troveranno a sostenere un autunno più o meno « caldo » di quello di tre anni fa.

Sempre, il rinnovo del contratto nazionale di categoria ha rappresentato un momento importante, l'apice di tutta l'azione contrattuale, ma quello di quest'anno richiede, forse anche nostro malgrado, tutta la nostra attenzione perchè cade in una situazione politica e sindacale diversa da quella che aveva caratterizzato il rinnovo dell'autunno scorso.

E' necessario tenere bene presente che stiamo vivendo un periodo in cui la situazione politica mostra sempre più chiaramente i sintomi di una involuzione reazionaria e il padronato, con il processo di ristrutturazione in atto, attacca i livelli di occupazione, i diritti sindacali e che, pertanto, il rinnovo del contratto diventa anche l'occasione per respingere ogni manovra antioperaia e per rilanciare in avanti la tendenza e l'aspirazione di un miglioramento generale della condizione dei lavoratori.

La consultazione ed il dibattito sono iniziati da tempo, ma riteniamo che sarà necessario un approfondimento dei temi che impegneranno seriamente non solo i lavoratori, ma l'intero movimento sindacale. Sarà necessario compiere delle scelte di contenuto e di strategia che tengano conto anche della situazione politica, sociale ed economica in cui il rinnovo del contratto nazionale verrà a cadere.

Esistono già delle indicazioni per una ipotesi di piattaforma: inquadramento unico, salari, parità operai-impiegati, organizzazione del lavoro, appalti, lavori a domicilio, ecc. Si tratta, è chiaro, di primi sommari orientamenti su di un appuntamento sindacale, che vedrà impegnati in prima persona milioni di lavoratori e che potrà influenzare anche positivamente la situazione politica ed economica del paese, hno a provocare un mutamento di rotta dell'attuale politica.

Ma, onde si eviti il pericolò di lasciarsi prendere da facili ottimismi e si ripetano alcuni errori di valutazione commessi nell'autunno del '69, sarà bene considerare il rinnovo contrattuale in una visione strategica più generale che coinvolga, in forma più diretta, i più larghi strati sociali e le forze politiche democratiche. Perchè un rinnovo contrattuale non è mai un problema esclusivo dei lavoratori interessati di-

rettamente a quel contratto, ma è problema che investe di riflesso il lavoratore, l'artigiano, il commerciante, la casalinga e cosa via.

Nel '69 le lotte contrattuali hanno rappresentato il più alto momento della lotta operaia nel nostro paese, ma hanno rappresentato anche l'occasione, da parte del padronato, per tentare una azione di rivalsa che va al di là del recupero dei costi del contratto. Alla conquista di un maggior salario, alla riduzione dell'orario di lavoro, al riconoscimento dei diritti sindacali il padronato ha risposto con un'azione di recupero sull'insieme delle classi lavoratrici, prima con l'aumento dei prezzi, e la nostra Azienda può far testo, e poi con l'attacco diretto ai livelli di occupazione.

I limiti di quella grande esperienza rischiano oggi di essere esasperati oltre che dalla situazione politica, che non lascia sperare in una evoluzione in direzione delle classi lavoratrici, anche dal processo di ristrutturazione in atto ormai in tutte le aziende capitalistiche.

Secondo noi è necessario porre finalmente in termini politici il problema dell'unità di classe, nel momento in cui, per la forza che la classe lavoratrice saprà ancora dimostrare, è ancora possibile ottenere risultati positivi.

Si presenta quindi l'occasione per affrontare il problema su una linea coerente con i contenuti più avanzati dell'esperienza sindacale e politica di questi anni. Lasciarsi sfuggire questa occasione o rimandare il tutto a dopo il rinnovo dei contratti, come nel '69, significherebbe questa volta doverlo affrontare in una situazione certamente più difficile.

Insistiamo nel sottolineare che è necessario arrivare alla scadenza del contratto associando ad obiettivi rivendicativi di categoria un movimento, che allarghi lo schieramento sociale impegnato nella lotta all'insieme dei lavoratori dell'industria, dei contadini, dei lavoratori di attività terziarie, degli studenti, individuando temi unificanti e svolgendo un'azione di divulgazione e di dibattito dei contenuti rivendicativi a tutti i livelli.

In questa prospettiva acquista grande rilievo politico l'impegno per costituire, anche a livello di zona, strumenti unitari di organizzazione delle forze sociali interessate, estendendo al di fuori dell'azienda la struttura dei consigli.

Dunque le scelte rivendicative vanno raccordate con le scelte politiche e sociali attraverso iniziative articolate, ma collocate nel quadro di un disegno generale. Queste, secondo noi, le linee da seguire se si vuole arrivare ad una definizione rapida e positiva delle prossime lotte contrattuali. Diversamente si corre il rischio di lottare a lungo per un piatto di lenticchie,

krriva no.... i nostri

PER IL PROSSIMO CONTRATTO

Con poco coraggio il tardivo "mea culpa"

Sul numero 4 di « Notizie Olivetti » del maggio scorso abbiamo letto la relazione del Consiglio di amministrazione tenuta all'assemblea degli azionisti, riunita per l'approvazione del bilancio del 1971.

Per i dettagli vi rimandiamo alla lettura del mensile dell'Azienda. Qui ci limiteremo a sottolineare i dati più significativi.

Per esempio: anche il '71 ha fatto registrare un aumento di fatturato del 6,8 per cento rispetto al 1970, anno in cui l'utile era stato di 6 miliardi e mezzo circa. E' un dato che non può che farci piacere, ma ci induce ad una riflessione: il '71 è stato migliore del '70 e questo del '69. Se andassimo indietro negli anni sapremmo che ogni anno è stato migliore del precedente.

E allora come la mettiamo con i piagnistei e le lacrime versate sulle sciagure provocate dagli aumenti contrattuali? Nella relazione nessun accenno alle conseguenze che l'autunno caldo prima e le vertenze degli stabilimenti e dell'organizzazione commerciale poi avrebbero provocato.

Vi sono invece ammissioni che ci piace sottolineare perchè confermano finalmente quanto più volte abbiamo sostenuto.

Noi operiamo, dice la relazione, in un settore in cui la concorrenza si fa sempre più accentuata anche a causa della introduzione di nuove tecnologie, che consentono forti riduzioni di prezzo. Questo significa che con tutto il chiasso propagandistico che si fa intorno a questa azienda illuminata, si cerca di mascherare « l'oscurantismo » che in realtà da un decennio la caratterizza. E poichè non si è avuto il coraggio di rivoluzionare per tempo le tecniche produttive sfruttando quel patrimonio creativo e di esperienza di cui l'azienda si fa vanto, per fronteggiare sul piano della produzione e dei prezzi l'invasione della concorrenza, si è pensato bene di aumentare i prezzi

di tutti i nostri prodotti. Se costano di più •vuol dire che sono migliori.

Dobbiamo però concedere un'attenuante perchè non è del tutto vero che l'azienda non effettua trasf ormazioni di struttura, solo che lo fa con « dolcezza », in uno spirito altamente sociale ed umanitario. Insomma non fa la rivoluzione altrimenti sarebbe costretta a far fuori un po' di lavoratori. Baciamo le mani. E poi non dimentichiamo, dice sempre la relazione, che la nostra azienda ha il dovere di contribuire a salvare questa Patria « irreqiueta », e, nel complesso, fallimentare, anche se non se lo meriterebbe, visto che non ci ha mai dato una mano di sostegno.

Questa storia dello Stato italiano che non agevola in maniera adeguata la nostra azienda è stata trattata ampiamente, molti mesi fa, in un articolo del nostro presidente apparso sul settimanale « L'Espresso ».

In quell'articolo erano contenuti alcuni temi riportati poi nella relazione del consiglio di amministrazione, con particolare risalto a quello relativo alla insensibilità dello Stato italiano nei confronti della situazione Olivetti venutasi a creare proprio in conseguenza del massiccio attacco delle case concorrenti, che le hanno tolto una fetta sostanziale del mercato nazionale ed europeo. In sostanza si rimproverava il Governo di non favorire e proteggere questa azienda, che per certi versi rappresenterebbe l'orgoglio nazionale per aver tenuto alto il prestigio dell'industria italiana.

E' mortificante scoprire che un'azienda sana, e che ha operato da sempre in uan condizione di monopolio, si riduca a battere cassa alla stregua di quelle aziende improvvisate e male amministrate, rivelando così l'innata vocazione di « questuante » 'dell'italiano in difficoltà.

Ma ritornando alla relazione dobbiamo dire purtroppo che essa rivela tut-

ta la superficialità e la mancanza di coraggio dei nostri padroni, perchè da una parte ammettono le difficoltà in cui è venuta a trovarsi l'azienda, ma dall'altra non parlano delle responsabilità e delle cause reali che hanno determinato la perdita di buona parte del mercato. Si tacciono alcuni errori di progettazione e di produzione; si tace, ad esempio, che parecchi anni fa una cosa giapponese si era offerta di produrre per la Olivetti calcolatrici elettroniche non scriventi. Era una occasione che non si doveva lasciar correre: non ci troveremmo oggi a dover parare colpi da ogni parte. Quando tra qualche anno saremo forse in grado di fronteggiare adeguatamente la concorrenza, ci accorgeremo di avere le « giapponesi » anche sotto il nostro letto. Intanto si rispolvera la gloriosa Divisumma 24.

Malgrado tutto questo (sono sempre argomenti contenuti nella relazione) la nostra azienda non ritiene di dovere deviare dalla via tracciata, ma di continuare, • coerentemente a sbagliare diciamo noi, perchè l'organizzazione commerciale è tanto brava e forte che ancora una volta riuscirà a raggiungere i traguardi prefissati ed a salvare quindi la baracca.

In parole povere questo significa che, anche se è vero che siamo in ritardo di qualche anno rispetto al tipo di produzione della concorrenza, non c'è da preoccuparsi perchè, con i venditori che si ritrova, potrebbe produrre anche fumo in bottiglia.

Quest'ultima ammissione ci fa onore. Però la storia che siamo bravi solo quando l'azienda ha bisogno di noi e siamo invece dei « rompiscatole » quando siamo noi a rivendicare qualche diritto o a chiedere, proprio sulla base delle argomentazioni portate dal consiglio di amministrazione, di migliorare ad esempio le gare, gli incentivi, non ci quadra molto. Coerenza chiediamo, signori. Non disinvoltura.

La nuova legge sulla maternità

E' in vigore dal 18 gennaio 1972 la nuova legge per la tutela della maternità.

L'elemento innovativo di fondo rispetto alla precedente legge — che rappresentò una grande conquista per tutto il movimento sindacale e democratico italiano — è dato dal fatto che oggi tutte le lavoratrici di tutti i settori, hanno diritto ad essere tutelate ed assistite (sebbene con alcune differenziazioni) in caso di maternità.

La nuova legge si integra con la regolamentazione aziendale Olivetti in parte modificandola e in parte migliorandola.

In particolare il periodo di assenza retribuito al 100 per cento rimane pari a 9 mesi e mezzo, ma inizia 2 mesi prima del parto e termina 7 mesi e mezzo dopo. Inoltre a partire dal 1° gennaio 1973 è prevista la possibilità di una assenza di un mese e mezzo (fino a raggiungere 9 mesi dopo il parto) con una retribuzione pari al 30 per cento dello stipendio. Alle lavoratrici in assenza facoltativa prima dell'i gennaiò '73 continuerà ad essere corrisposta la indennità di disoccupazione.

Inoltre la legge prevede le seguenti disposizioni a favore delle lavoratrici madri:

DIVIETO DI LICENZIAMENTO

I aimureal Agraberpii rierliar7-u-ranrmiui m, 1,,,-- mia. mrer ,........_•%a; o...11. ,tdi írnRadwrealler iiiruir- no..--,....-~—....» ,..... r• i solUmui/regrork4arie •„...Trer„zw c,,Menz.«tra ikiMIIP

4. ANTICIPO DEL PERIODO DI ASTENSIONE OBBLIGATORIA

111111WOLIEd 40/M. 4 Ar"'"^ ...~1% illi "'"wriair• l glimi i014~ ISAill"." M a r irorr • N V"Irg,....: illOW gal/rilVt4riallel7iii.2"Ar .gnub"

Albrarepar esagm122,a.„,1101"1141_!11"4111/"42-2-j-TZtargarofiligjr Allagariligagra0711~0"7;2:•la,,,,,,Abo~re...2-# min1111, vimai»,4417,...Nomiliwk.0-145, -"1 "----v44 eznemw rVikt_krf..._--11.---airk,11111:.-.......bOv.r0~,„.12 : -, 70..„„„—mocaudirt„,,,„.........."~ „,„ wiloogrimarIaiummemir tralivaimiiiiiiiimi..„~avivritzpigilglogilip now , >.ein."menrigafogool:WICALIA92"ihrokinis&10 0.00......— mie .ofinrooramm.41,00...............---- i...off «,--,.....................~mem afillinTR4 0immaiiir-a•ing.~~rmiligegionaysig r •kirmi."110.1111111F- e-ZMmingleam000..•'//////~/ggnimmi. .4„24 ljkleingillinnaimii.~,i1....:=7:%110 jrbeiggra~~~~,APripie9 iir,,K;s•Ofer-•'•Am.-erlillzaarownr i 1!Iiiitogiai0OT"TEC,,r, IWN i i 1011.70:- ARI ---Tz-z-tgrj...5 9 , 4razr airr.i. iti33.1" e-79! " 5 eir - 545g; »:411,000, Mi=1%or. . Coig:'t Ai 9/0 V*444 Ille 2 5-5-23,W•Sfri neiP.: %-dne "04 fe.,"", imi.d...-~z- -00 4409-00400•Ainfologlior 031 4, 4, .,...4%*•...ey....-taistrolose~•~00'11110105011111' l'e,,,%1Nonlifiri b..1101111.-451111~00•0 E1111.1.0110111111 1riai "V -,,.."'wArlh.f 1 r or . .0•00"0nolilviat..- ,...., _. ..........

DAL LAVORO E SUO INDENNIZZO

In precedenza, i periodi di astensione obbligatoria anticipata, venivano considerati alla stregua di una comune malattia e retribuiti come tali. Con la nuova legge è previsto invece che la astensione può essere costituita da uno più periodi la cui durata è stabilita caso per caso dall'Ispettorato del lavoro e spetta quando:

Dall'inizio della gestazione e fino a un anno di età del bambino è fatto divieto all'azienda di licenziare la lavoratrice. Per impedire il licenziamento non è necessaria la presentazione del certificato medico ma basta la oggettiva condizione dello stato di gravidanza. Nel caso in cui la lavoratrice fosse stata licenziata in stato di gravidanza, essa ha diritto ad essere riassunta purchè, entro 90 giorni dalla data del licenziamento, presenti una documentazione che comprovi che al momento del licenziamento era in stato di gravidanza.

DIVIETO DI SOSPENSIONE

La lavoratrice in stato di gravidanza puerperio può essere sospesa solo nel caso in cui venga sospesa l'attività di tutta l'azienda o di un reparto che abbia autonomia funzionale.

ala si:- willai z rii" e•miii ~a* 1:01*

MEI ~ftp t4faalimorou.- -I ~46, ..ii".0040«eiggrAwAr 1..•••••••11 ilfir

laghi rellairriMallijg"1152""1"110 I fINOWSOWIEW

MI altilkip„'!faelaalreffill#5,"11.1"111"b' 40".0 01•IWII

IM%abeogisioar4amarjaillegillninaidllifi 0--,!IrdWAI, letikeerimilLmillarjoinfteggifireavanilliallaimpetr LA 11120:1.1§1911Wainiriliallagglingeetalarl~ir 1.11‘11LinliraerlianfiLLIMIMmillantimawiipeittrvarauwAlliM 1"06.5.1 1 11702"nall a 11111110.1111105"F 20.02.-;7, MaiiiiiIIMALgrararlrall iiimianirja winallIMigigig limp giagauremenCialiiiiiiiiiniihming 1, seragar 111111111"waier • lualmnivilldir Ofie I itrar iadatoggrain /11111~1/2~ 51111/11I wierairi~aniir PANumas iiiirragawmgaillIMmitt am -or--I

lir

Integrati nel "sistema".

sorgono complicazioni nella gestazione; preesistano forme morbose che possano aggravarsi a causa della gravidanza; esistano condizioni di lavoro o di ambiente che possano nuocere alla salute della donna e del bambino. La retribuzione spettante alla lavoratrice in questi due tipi di anticipo di assenza obbligatoria, è pari all'80 per cento della retribuzione.

5. IN CASO DI MALATTIA DEL BAMBINO DI ETA' INFERIORE

AI 3 ANNI

La lavoratrice ha diritto a rimanere a casa ma purtroppo senza percepire retribuzione. Le assenze sono computate nell'anzianità di 'servizio, ma non per le ferie e la tredicesima mensilità. Il certificato medico che attesta la malactia del bambino può essere redatto da un medico di libera scelta della lavoratrice. a cura dei Consigli di Fabbrica

3. PERIODI DI PERMESSO RETRIBUITI DAL DATORE DI LAVORO

La nuova legge stabilisce che gli attuali periodi di permesso (due periodi di riposo giornalieri di un'ora ciascuno) potranno essere ora cumulabili nel corso della giornata (esempio: uscire 2 ore prima, oppure entrare al lavoro 2 ore dopo) e potranno essere usufruite fino a quando il bambino non ha compiuto il primo anno di vita.

Ciò che è poi particolarmente innovativo e importante è dato dal fatto che questi permessi debbono essere concessi sia che la lavoratrice allatti il suo bambino naturalmente, sia che lo allatti artificialmente.

Il permesso si riduce di un'ora quando l'orario giornaliero di lavoro è inferiore alle 6 ore.

NELLA RELAZIONE DEL BILANCIO '71
_....1,..10....
1,11,
/ / L / / 7
a«.
1//6,246

DOPO IL DIBATTITO TRA I LAVORATORI SI APPORTERANNO MODIFICHE - MA...

SU QUESTI PUNTI DOBBIAMO MOBILITARCI PER L' IMMINENTE BATTAGLIA CONTRATTUALE

L'Assemblea nazionale dei delegati di fabbrica e dei quadri sindacali, riunitasi a Brescia nei giorni 29-30-31 maggio scorso, ha discusso ed approvato una prima ipotesi di piattaforma per il rinnovo del contratto di lavoro di 1 milione e mezzo di lavoratori me talmeccanici.

Le proposte contenute nella piattaforma si propongono di corrispondere alle esigenze espresse dai lavoratori nel corso delle lotte di questi ultimi anni, e di riassumere in essa la legittima spinta ad una condizione di lavoro nell'azienda, e di vita nella società, tesa ad elevare la dignità e l'esistenza di chi con il lavoro è fonte di ricchezza per il Paese. Ma non solo: i metalmeccanici sanno di porre rivendicazioni ed obiettivi che si propongono di imprimere una svolta democratica nella vita economica e sociale del Paese, il cui sviluppo e ripresa sono condizionati alla avanzata della esistenza di vita di milioni di lavoratori e delle loro famiglie.

INQUADRAMENTO UNICO

Tutti i lavoratori metalmeccanici vengono inquadrati in una unica scala parametrale, composta di cinque nuove categorie, con nuove declaratorie uniche per operai, impiegati e categorie speciali.

In linea generale, per avere un punto di riferimento rispetto alla situazione in atto definita dal C.C.N.L. 8-11970 l'ipotesi può così configurarsi:

1" cat. - operai 5", 4', 3'; cat. - operai qualificati, impiegati 4' e 3', C.S. 2'; 3' cat. - OS, impiegati che rientrano nella nuova declaratoria professionale intermediaria tra la 3' e la 2'; — 4' cat. - impiegati di 2' cat., 1" C.S. e operai a pìù atto livello di specializzazione che rientrano nella nuova declaratoria professionale; cat. - impiegati di 1" e 1' super. E' da verificare se la 5' categoria Può osb,,r- sdoppiàta in due coefficienti di cui il più alto sia conseguibile automaticamente.

l'inquadramento unico implica la modifica dell'attuale struttura della retribuzione attraverso il conglobamento nella paga base di una quota delle parti variabili del salario (incentivazione, superminimi, ecc.). Questo conglobarnento consente anche l'assorbimento di una parte degli oneri derivanti dai nuovi parametri.

Mobilità

Il nuovo inquadramento rientra nella strategia sindacale che punta al controllo ed alla modifica dell'organizzazione del lavoro. Una mobilità professionale sottoposta alla contrattazione h ai controllo collettivo dei lavoratori costituisce un punto essenziale dello inquartramento unico.

ipotesi ‘,),

per il Passaggio fra le categorie si farà riferimento nella contrattazione aziendale a criteri di professionalizzazione basati suite rotazioni, sulla ricomposizione e i'arricchimento delle mansioni e la forma2aone professionale, ecc.

ipotesi b): in tema di mobilità è Presente .una 'seconda ipotesi, che, oltre ae assumere i criteri dí professionalizzazione sopra indicati, propone la rivendicazione di almeno un passaggio automatico, per anzianità, nelle categorie più bas. se Formazione professionale, lavoratori-studenti, apprendisti Affermazione del diritto allo studio ed alla formazione professionale per tutti i lavoratori, mediante il riconoscimento di un monte-ore retribuito (es.: 150 ore ogni tre anni).

Su tutta la materia che riguarda la formazione professionale, i lavoratoristudenti e l'apprendistato si propone di individuare attraverso la consultazione ed il dibattito di appositi gruppi di lavoro i punti rivendicativi più appropriati.

SALARIO

La richiesta di aumento retributivo dovrà essere formulata in misura uguale per tutti. Contemporaneamente si procederà agli aggiustamenti retributivi necessari per realizzare la nuova scala unica parametrale. Lo sventagliamento parametrale che ne deriverà dovrà essere, in linea di massí-

ma, ridotto nei limiti di 100-200.

Le differenziazioni per età dovranno essere superate.

La consistenza dell'aumento in cifra sarà determinata in sede di formulazione definitiva della piattaforma ri• vendicativa.

Mensilizzazione

L'inquadramento unico implica la mensilizzazione del salario. In questo quadro le indennità di malattia ed infortunio devono essere garantite ed anticipate dall'azienda.

Garanzia del salario

Per quanto concerne la garanzia del salario mensile a fronte di riduzione di orario si prospettano due ipotesi: ipotesi a):

tenuto conto del carattere generale degli istituti che presiedono all'integrazione del salario, affrontare la materia per una sua generale revisione insieme con le altre categorie attraverso una contrattazione interconfederale; ipotesi b): affrontare la questione in sede di contratto di categoria.

ORARIO DI LAVORO

Consolidamento delle 40 ore setti• manali su 5 giorni mediante: abolizione delle deroghe previste nel contratto del '69; riduzione del numero delle ore straordinarie settimanali e annue consentite dai C.C.N.L. 8 gennaio 1970 (fissazione anche di un limite annuale per il C.C.N.L. Confindustria); istituzione dell'obbligo di recupero delle ore straordinarie prestate entro un limite di tempo prestabilito (entro la settimana successiva oppure entro quattro settimane, eccetera); orario contrattuale di 40 ore anche per i discontinui.

Ferie

PARITA' NORMATIVA

Parità piena operai-impiegati con tre scaglioni e incremento del numero delle ferie nelle seguenti misure:

4 settimane per anzianità fino al decimo anno;

5 settimane per anzianità oltre il decimo anno.

La settimana si intende di 5 giorni di 8 ore ciascuno; sono fatte salve le condizioni di miglior favore acquisite.

Inoltre aprire un dibattito sull'attualità di una ipotesi di concentrazione di una parte delle festività infrasettimanali per concorrere a costruire due nuovi periodi di ferie a Pasqua e a Natale.

Anzianità per la parte pregressa, nel contratto a PP.SS. eliminazione dello scaglione ante 1948 come per il contratto privato; avvicinamento del trattamento degli operai a quello degli impiegati mediante l'istituzione di un nuovo scaglione con due misure:

per anzianità fino a 10 anni 120 ore (al posto delle 48 ore per il primo anno e delle 88,30 per quelli successivi previste dal contratto con i privati e delle 100 ore previste dal contratto Partecipazioni Statali);

per anzianità oltre i 10 anni 170 ore (al posto delle 130 ore e delle 150 ore previste rispettivamente dal contratto privato e dal contratto Partecipazioni Statali).

APPALTI

Per tutti i lavori in appalto connessi con ciclo produttivo ed attinenti alla manutenzione con carattere di continuità, con la sola esclusione della costruzione o modifica strutturale degli impianti, abolizione dell'appalto medesimo ed assunzione diretta dei lavoratori nell'organico dell'azienda committente.

Per i casi eccezionali o transitori di presenza dell'appalto che non rientrano nell'obbligo della assunzione in organico, deve essere complessivamente garantito ai lavoratori un trattamento economico e normativo corrispondente a quello dell'azienda appaltante.

LOTTE SOCIALI

La battaglia contrattuale deve essere direttamente collegata alla lotta generale per una linea di politica economica e per una politica sociale che affermi quelle riforme di struttura che

la stessa attuale congiuntura economica e politica rendono indilazionabili.

Ciò significa che l'intero movimento deve proporre, parallelamente alle rivendicazioni contrattuali, obiettivi di lotta generali che devono essere definiti dall'insieme delle categorie e delle Confederazioni.

Per condurre avanti con reale incisività questa battaglia, occorre una precisa selezione degli obiettivi, che tenga conto della loro maggiore o minore indilazionabilità sul piano politico oltre che economico. La maggiore prorità va, in questo quadro, attribuita a: Io sviluppo dell'occupazione e del Mezzogiorno; il contenimento dei prezzi; la rivalutazione delle pensioni.

E' cioè indispensabile impostare subito un'azione nei confronti del governo e degli Enti pubblici, secondo le seguenti linee: per l'occupazione e il Mezzogiorno, confronto con il governo e le Partecipazioni Statali, sui programmi di investimento nel Mezzogiorno, sui loro tempi di attuazione e sui livelli di occupazione che — zona per zona e settore per settore -- vi corrisponderanno; per i prezzi, confronto con il governo per garantire: modalità di attuazione della riforma fiscale approvata (IVA) che evitino l'aumento dei prezzi dei beni di più largo consumo, interventi a sostegno di iniziative degli Enti locali nella distribuzione all'ingrosso e al minuto dei principali prodotti agricoli, mantenimento del blocco delle tariffe dei servizi pubblici e dei prezzi controllati; per le pensioni, confronto con il governo per assicurare la rivalutazione dei minimi e la perequazione rispetto alle altre categorie del salario dei' lavoratori agricoli.

I metalmeccanici, ribadendo la fondamentale importanza del contemporaneo perseguimento di tali obiettivi, rispetto a quelli del rinnovo contrattuale, esprimono la loro convinzione che essi non potranno essere raggiunti senza l'impegno di lotta di tutto il movimento dei lavoratori; su queste basi è necessario che le Confederazioni assumano la direzione politica di questa battaglia e la gestione delle trattative con la controparte pubblica.

Nello stesso tempo non possono essere trascurati e subordinati alle lotte contrattuali, ma devono PI contrario essere messi in valore e potenziati, ì movimenti che sono stati sviluppati, a livello territoriale, per le riforme della scuola, dei trasporti, sanitaria e della casa.

Un rafforzamento del momento di direzione politica di queste lotte, ed un maggiore impegno per una loro generalizzazione devono cver luogo con un'ulteriore specificazione degli obiettivi:

per la scuola, gratuità degli studi per- i figli dei lavoratori (tasse, libri, ecc.); per i trasporti, gratuità del trasporto casa-lavoro e casa-scuola; per la salute, realizzazione dell'USL a partire dalle indicazioni emerse nelle lotte per l'ambiente in fabbrica;

A TUTTE LE FILIALI

Contrariamente a quanto indicato nel ciclostilato col quale si chiedeva, tra l'altro, di indicare il numero di copie del giornale che ogni filiale si impegnerà a vendere, precisiamo che il giornale va distribuito a tutti i dipendenti gratuitamente.

d) per la casa, attuazione della legge del 1971 per i risultati che consente di raggiungere le prime iniziative significative per la definizione dell'equo canone.

DALLA SECONDA

per Sistemista EDP: corsi collettivi (3 settimane) e conseguentemente partecipazione a Seminari - Fiere Visite all'estero.

Sorvoliamo sul criterio valutativo riservato ad un dipendente che è di natura squisitamente unilaterale.

Allineamento retributivo riservato a quelle situazioni disarmoniche da effettuarsi anche in più anni, data la possibilità di intervento notevolmente limitata nell'anno in corso.

Gratifica differenziata per le due mansioni, seppur con un congruo aumento nell'anno, con discrezionalità aziendale nell'assegnazione da O al 100 per cento.

Garanzia salariale: non può essere ufficializzato il livello della mari• sione in quanto sarebbe necessariamente minimo (nota a parte: non dovrebbero avvenire tagli sulle retribuzioni nei passaggi da fasce incentivate a mansioni non incentivate). Il dipendente può richiedere una comunicazione scritta al cambiamento della mansione (valida anche per altri settori).

Sbocchi di carriera (nella speranza che non si traducano nella ricerca di etichette) con proiezioni orizzontali, diagonali e verticali cosi espresse:

Sistemista Off-Line

Marketing

Capo Gruppo Contabili

Sistemista EDP

Marketing Capo Settore Sistemi Considerazioni

Evidentemente tutto il discorso della professionalità, anzichè essere basato sull'organizzazione del lavoro e sul concetto di crescenti autonomie o responsabilità gestionali, viene imperniato sul potere illuminante di certi prodotti, che evidenziano inoltre la grande sensibilità dell'Azienda verso questa Il Line Aziendale, tale quasi da farla apparire una novella Consociata.

Al di là di questa cronistoria vi è la constatazione muffosa, che si abbia a che fare con un'Azienda che specula sulle risposte evasive mentre alimenta i colloqui individuali atti a circuire tutta una massa di lavoratori, illudendoli o intimidendoli e, nella lusinga, paternalisticamente pugnalandoli. Poichè appena essi si agitano, affiora la seguente definizione Aziendale: Il datore di lavoro ha il diritto di richiedere che vengano svolti dal dipendente tutti i compiti che possono rientrare nella mansione affidatagli, con la sola eccezione ovviamente di compiti che dovessero risultare in contrasto o del tutto estranei alla mansione che il dipendente è tenuto a svolgere come consuetudine ■. (Aggiungiamo che una volta anche la « schiavitù » era consuetudine adquisita).

Tuttavia contiamo sul contributo volontarioche ognuno di noi ha il dovere di versare per alleviare le spese che il Sindacato sostiene per stamparlo.

Sarà compito dei colleghi del Consiglio di Fabbrica della filiale raccogliere il contributo e inviarlo alla redazione del giornale.

il vieériam

Il frutto dell'odio

Hai mai visto un popolo che smette di crescere?

Hai mai visto un popolo che smette di spingersi avanti?

Tu, piccolo, cresci nel tempo vietnamita,

tu scavi trincee nel profondo di te, tu costruisci il paese nel tuo cuore.

In quella trincea sotterra l'odio feroce e il frutto che nascerà, piccolo, sarà l'amore.

Le illustrazioni di questa pagina sono state riprese dal volume « Il Vietnam chiama pubblicato a cura della FIOM-FIM-UILM e distribuito al prezzo di mille lire. La somma raccolta sarà utilizzata per la costruzione di un Politecnico nel Vietnam del Nord. Il volume può essere richiesto presso le sedi dei sindacati metalmeccanici.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE OLiv1rI PER IL

VIETNAM

IL COORDINAMENTO NAZIONALE OLIVETI' SI UNISCE ALLE

PROTESTE CHE DA OGNI PARTE PROVENGONO CONTRO LA BAR

BARA AGGRESSIONE CONDOTTA DAGLI USA NEL VIETNAM.

ESPRIME LA PIENA SOLIDARIETÀ' ALLA LOTTA DI TUTTO IL

POPOLO VIETNAMITA, LOTTA CHE E' DI ESEMPIO E DI RIFE

Il nostro soggiorno nella Repubblica Democratica del Vietnam è stato breve, ma resta un'esperienza sconvolgente e indimenticabile.

Certo, anche per le conferme che vi abbiamo trovato, parlando con i compagni dei sindacati del Nord-Vietnam, con i rappresentanti del Fronte Nazionale di Liberazione del Sud, con militanti e semplici lavoratori, visitando i luoghi in cui si ricostruiva con tutti i mezzi una economia sconvolta dalla guerra ed oggi nuovamente sottoposta ai più spietati bombardamenti degli aerei americani: intendiamo dire la determinazione assoluta di un popolo di proseguire la lotta di liberazione sino alla vittoria, la coscienza delle proprie forze, e al tempo stesso l'impegno incessante di conquista politica e ideale nei 05nfronti degli alleati e degli avversari, l'immensa fiducia ne! dialogo e nell'azione politica come fattori decisivi di una guerra di popolo che sa trovare i suoi amici anche nel campo nemico. • La classe operaia americana con le sue grandi tradizioni di lotta si risveglierà presto o tardi » ci diceva con caparbietà un di rigente della Federazione dei Sindacati della R.D.V.

Ma non solo per questo.

Il nostro soggiorno a Hanoi, a Hai Phong, a Ouam-Nin, a Thai Nguyen ci ha anche permesso di cogliere tangibilmente fatti ed esperienze che fuoriescono dalla visione schematica che i nemici e anche molti amici del Vietnam talvolta portano con sé.

Il fatto, per esempio, che lo sforzo di guerra che impegna certamente ogni lavoratore Vietnamita del Nord (con le centinaia di migliaia di uomini del Sud che vivono nella RDV e che attendono la liberazione dei loro territori), si basa su di un colossale rimescolamento delle esperienze e delle funzioni degli uomini e dei gruppi sociali. Ogni anno nuove leve lasciano la fabbrica e i campi per andare a combattere e sono sostituite nella produzione da leve più giovani, maschili e femminili, che prenderanno successivamente il loro posto. Ogni anno centinaia di migliaia di uomini e di donne cambia lavoro, esperienza e formazione culturale. Si spezza così ripetutamente ogni cristallizzazione in funzioni e in casta. Il dirigente industriale è un ex-operaio e un futuro combattente. Il dirigente sindacale è un ex-combattente destinato provvisoriamente a quella responsabilità e che domani sarà chiamato a ritornare alla produzione o nell'esercito di liberazione. L'operaia è una ex-contadina e una futura studentessa.

Il fatto che ogni cosa distrutta venga ricostruita in « un altro modo » in un modo nel quale si somma l'astuzia del combattente e l'ingegnosità del costruttore.

Ma anche il fatto che la tragedia delle 'distruzioni, della morte, della barbarie, dell'aggressione, del costo che comporta la guerra di liberazione non vengano affatto « stoicamente » ignorati ma vissuti con triste consapevolezza. L'uomo conta nel Vietnam; non è un'eroica formica. Non abbiamo mai visto tanta fierezza nella voce e negli occhi dei compagni che ci par-

(strofa di una canzone composta dagli - studenti di Saigon)

RIMENTO PER TUTTI COLORO CHE NEL MONDO LOTTANO CON— TRO LO SFRUTTAMENTO E L'IMPERIALISMO. ESORTA I LAVO—

RATORI DELLE FILIALI, DEGLI STAC E DI TUTTE LE ALTRE

SEDI A PARTECIPARE ALLE MANIFESTAZIONI ED ALLE INI—

ZIATIVE CHE NELLE DIVERSE CITTÀ' VERRANNO ASSUNIS CONTRO LA RECRUDESCENZA DELL'AGGRESSIONE.

lavano dei bombardamenti in una fabbrica o in una città, di quando potevano dirci « Per fortuna abbiamo avuto poche perdite umane ».

La guerra di liberazione chiede in realtà un enorme tributo di vite umane, di uomini che vogliono vivere e che amano la vita, di uomini che sanno ben misurare la sofferenza, e ai quali « costa » impegnarsi senza riserve in una lotta che ritengono giusta.

Ed è qui che ci• sembra di dover sottolineare le grandi responsabilità ciel movimento operaio internazionale e della stessa sinistra italiana.

La grande offensiva che le forze di liberazione stanno sostenendo in queste settimane a prezzo di duri sacrifici non mette soltanto in crisi la strategia della « vietnamizzazione » e la politica di Nixon. Essa suona anche come dura critica per tutte le forze che nel passato si sono schierate a fianco del popolo vietnamita e che hanno riconosciuto nella sua lotta un fattore decisivo di emancipazione nel loro proprio paese.

L'offensiva delle forze di liberazione aveva certamente, anche nei suoi tempi, una logica che attiene alla strategia militare. Ma non ci può essere dubbio sul fatto che essa è stata anche, ed è, un fatto politico di immensa portata.

Con il loro nuovo sacrificio i compagni Vietnamiti del Nord e del Sud hano inteso spezzare quello che rischiava di diventare una situazione di stallo e di illusione: le false promesse di Nixon, l'inganno contenuto nella vietnamizzazione e negli impegni di ritiro « irreversibile » delle truppe americane, i tentativi del governo americano di isolare i negoziatori della RDV e del GRP del Sud-Vietnam portavano insensibilmente l'opinione americana — ma non solo quella — a ritenere che ormai, in qualche modo, la fine della guerra del Vietnam era acquisita e che la soluzione positiva di un negoziato era solo questione di tempo.

E' anche contro questo allentamento della tensione da parte delle forze che vogliono la pace nel Vietnam, è anche contro l'acquetarsi della battaglia degli uomini che in America come in Europa credono nella causa del Vietnam libero che le truppe dell'armata di liberazione sono scese in campo. E' anche per risvegliarci dal torpore e da una delega, più o meno incosciente, alle diplomazie di vertice che cadono oggi migliaia di combattenti davanti a Hué, ad An loc o davanti a Quantum. E' anche per questo che le popolazioni del Vietnam del Nord pagano il prezzo terribile della nuova ondata di bombardamenti.

Non si tratta quindi di ammirare i combattenti dell'esercito di liberazione e di affidarci alla loro straordinaria capacità di resistenza e di iniziativa. Non è questo che ci chiedono. Si tratta, oggi, con i fatti, con tutti i mezzi di cui possiamo disporre, di rispondere al loro appello.

Prima di abbracciarci, l'ultimo giorno della nostra permanenza ad Hanoi il 4 febbraio scorso, il direttore della fabbrica meccanica di Hanoi, un exoperaio di Saigon e un combattente della lotta contro i colonialisti francesi ci disse coh semplicità: « Non dimenticatevi di noi ».

Era questo che voleva dire.

fed Ull cis uni ch( ma le. nid (sc tut fori ser nei anc sin dol Iav ess dei gio sin cla: fic2 e d dac cati i h mai C tra lavi res sto C cati qua rate intE no ter(

IL VIETNAM CHIAMA di G. BENVENUTO, P. CARNITI, B. TRENTIN

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook