gennaio MI
il calcolatore Bollettino Unitario del Consiglio di Fabbrica della Lagomarsino
LA CONDIZIONE DELLA DONNA NELLA SOCIETAI La lotta della donna per inserirsi nella nostra società ha due aspetti fondamentali che si contrappongono fra loro. Mentre nel campo professionale non ha avuto difficoltà ad inserirsi, in quanto ha dimostrato di possedere competenza e responsabilità, non ha ricevuto eguale riconoscenza, poichè le è sempre stata negata la parità con l'uomo. Infatti a parità di fatica e di responsabilità, la società stessa le nega la parità contrattuale. Nel campo operativo viene discriminata con categoria più bassa, inferiore salario, relegandola ad un sottoprodotto schiavistico, in rapporto alla sua responsabilità. Questa discriminazione ci sembra tanto più illogica, se si pensa che essa ricopre un duplice ruolo nella società, affiancando la propria attività nei luoghi di lavoro alle responsabilità di educatrice e di madre. Inoltre la donna trova un difficile inserimento nella vita politica sociale, per cui è costretta a battersi (e non le mancano l'iniziativa lo spirito di lotta, come la storia ci insegna) per abbattere vecchi pregiudizi e preconcetti, a battersi contro una società che la vuole relegare, ancora ai giorni nostri in condizione di arretratezza, facendola apparire come un oggetto d'uso, prettamente casalingo. Il vecchio mito che vuole la donna soltanto come fattrice o come un'esecutri-
ce di lavori domestici, rinchiusa nello stretto ambito matrimoniale, è uno dei miti più duri da sfatare. Oggi quasi tutte le donne sono inserite nel lavoro di fabbrica, il che aggiunge peso e responsabilità impedendo loro di adempiere con piena soddisfazione ai loro compiti, vuoi sul lavoro, vuoi tra le pareti domestiche. Infatti questa società che tutto pretende, mancando completamente di strutture sociali (asili nido, scuole materne, attività parascolastiche) fa pagare alla donna di persona il suo inserimento nel mondo produttivo. Così le si rimprovera di non condurre una vita di comunità, di essere indifferente ai problemi sindacali e politici. Con un orario di lavoro massacrante, con tutto il carico sociale (figli, casa, famiglia) che non le lasciano il tempo materiale di soddisfare i suoi bisogni intellettuali e morali, può una donna aver voglia di accostarsi #a dei problemi che non siano di ordine contingente? Noi sosteniamo che la donna debba lavorare un massimo di sette ore giornaliere per poter fruire di maggior tempo libero a vantaggio anche di un arriccRimento culturale e per meglio potersi inserire nella vita sociale. Questa società di consumi, ce,dina e retrograda non permettendo alla donna l'inserimento nella vita
pubblica, dimostra di essere ancorata ad antiche concezioni, che volevano la donna inferiore all'uomo. Oggetto solo di bramoso possesso, elogiata solo per la sua bellezza, o per le sue qualità di fattrice di numerosa prole. I tempi però sono cambiati, la donna è pronta a battersi per far valere il principio di eguaglianza sia nel campo del lavoro che nella società. Per rivalutare la sua umanità, uguale in tutto e per tutto all'uomo ,e per prendere il posto che le spetta nella società moderna.
In Italia i fitti più alti della C.EE (Comunità Economica Europea) I lavoratori italiane, pagano gli affitti più alti della C.E.E., ciò risulta da una recente indagine dell'istituto di statistica della comunità. E' un altro primato negativo che si aggiunge ai più bassi salari alle imposte dirette più pesanti, al reddito più basso, alla disoccupazione più alta in Italia che negli altri Paesi della Comunità. Per un affitto, in Italia una fa. CONTINUA IN ULTIMA