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Tribuna sindacale10

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Discusso nelle assemblee I' esito negativo dell' incontro con la direzione - confermati gli obiettivi di lotta

Orario pieno in tutto il Gruppo

Salvaguardia dell' occupazione

Diversificazione produttiva

I risultati dell'incontro del 20 gennaio con la Direzione meritano di essere valutati con attenzione da parte di tutti i lavoratori. Essi ci pongono infatti alcuni grossi problemi e ci devono costringere ad un approfondimento sui risultati dell'azione fin qui svolta e sulle prospettive che abbiamo di fronte nel Gruppo Siemens.

Ad un primo e sommario esame infatti la situazione potrebbe sembrare, anche per la presenza di notizie sempre più allarmanti di altre aziende, non molto grave' secondo i piani della Direzione dal 1. febbraio dovrebbero rimanere "soltanto" 350 lavoratori in Cassa Integrazione (meno del 10 %degli occupati nel Gruppo )e per "sole" otto ore la settimana.

Se però appunto si esamina più approfonditamente la situazione si scoprono vari motivi di preoccupazione.

1 - All'ACF si riprende l'orario normale, ma non si è fatto fino ad oggi nulla di concreto, se non introducendo nuove macchine per recuperare margini di produttività, per diversificare la produzione. La prospettiva dell'Azienda è ancora evidentemente quella di puntare su una futura ripresa del mercato.

2 - All'ACE il mantenimento della Cassa Integrazione non risponde più a reali esigenze di ristrutturazione, ma consente da una parte di rinviare la data di nuove assunzioni per il rimpiazzo del turn-over, dall'altra serve alla Direzione per tentare di disporre a suo piacimento della mano d'opera sia per trasferimenti, sia per l'allargamento del doppio turno.

3 - All'OQA il mantenimento della Cassa Integrazione, in deroga a quanto previsto dall'accordo, non si accompagna a nessuna modificazione di ordine produttivo, per cui anche lì si attendono ipotetiche riprese di mercato. Per tutte le altre Sedi l'Azienda ha rifiutato di entrare nel merito del discorso riguardante gli organici.

Ecco dunque i problemi che siamo chiamati ad affrontare: occorre continuare la battaglia sulla diversificazione produttiva, il che vuol dire, però, tentare anche un approfondimento di quello che questa vuol dire a Cavenago; se lasciamo carta bianca alla Siemens corriamo il rischio di non avere nessun reale allargamento della base produttiva, ma solo sostituzione di un relè superato con uno più avanzato tecnologicamente.

Occorre mantenere una ferma rigidità per quanto riguarda spostamenti e trasferimenti e, nello stesso tempo, dobbiamo incalzare l'Azienda per favorire la diversificazione.

E questo richiede un alto livello di maturità da parte dei C.d.F.

Segue in ultima

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febbraio
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76 BOLLETTINO UNITARIO DEL COMITATO D COORD. F L M DELLA SIEMENS ELETTRA ACE
Giovedì 5 febbraio a Milano nuovo incontro Direzione - Coordinamento

IL CONTRATTO NON E' UNA LITURGIA

A molti lavoratori, in modo particolare a coloro che non seguono da vicino le vicende politiche e sindacali e pur non essendo contrari alla linea del Sindacato, vengono coinvolti in modo passivo dalle iniziative di lotta, può sembrare che la vertenza contrattuale abbia una sua liturgia, che segua cioè modalità già stabilite e codificate, dalle quali nessuna delle controparti— sindacato e padronato — possa prescindere.

C'è infatti la discussione nelle fabbriche per la definizione della piattaforma, c'è il contemporaneo fuoco di sbarramento da parte dei padroni che utilizzano giornali - televisione, ecc'., per dimostrare che le richieste sono insopportabili. C'è l'invio della piattaforma, il primo incontro, la rottura o l'aggiornamento delle trattative, il pacchetto di ore di sciopero, un nuovo incontro, altre ore di sciopero, finchè dopo qualche mese l'accordo viene raggiunto.

Ora questa potrebbe effettivamente sembrare una liturgia alla fine della quale c'è comunque l'Ite Missa est, la firma del nuovo contratto: ma così non è !

Occorre infatti ricordare come la lunga lotta del 1969 fu causata dalla volontà del padronato di resistere alla innovative richieste che venivano avanzate da quel grande e per molti aspetti inatteso movimento che scosse l'Italia e dalla volontà di misurarne fino in fondo la forza e la capacità di durare.

Occorre ricordare anche come nel 1973, una volta firmato il contratto, fu lo stesso Umberto Agnelli ad affermare che la vertenza avrebbe potuto essere risolta qualche mese prima. Ma a quel tempo eravamo in presenza del Governo Andreotti - Malagodi, in piena strategia della tensione, di fronte cioè ad un vasto ed articolato tentativo di ricacciare indietro sul piano politico e sindacale l'intero movimento dei lavoratori, tentativo che non poteva certo vedere assente il padronato.

Le lotte di questo rinnovo contrattuale si preannunciano certamente lunghe, l'incertezza della situazione politica non ne favorisce certo una rapida conclusione, ma questo dipende indubbiamente dalla resistenze di un padronato che non intende vedere messo in discussione il ruolo dominante che esso esercita, non solo all'interno delle Aziende, ma nelle scelte economiche imposte al Paese.

Battuta questa resistenza politica avremo mente la trattativa-fiume finale e la firma del contratto, le dichiarazioni che " il contratto è oneroso ma "; questo però non sarà la logica conclusione di una liturgia, ma il frutto della lotta che milioni di lavoratori avranno sostenuto in tutto il Paese, il risultato di una intelligente azione politica, che avrà isolato l'avversario e raccolto attorno ai metalmeccanici tutte le forze che aspirano a risolvere i problemi delle masse popolari italiane. Come è stato per gli ultimi contratti.

Aperta la sottoscrizione per l' Innocenti e le altre fabbriche occupate

L'invio delle lettere di licenziamento ai lavoratori dell'Innocenti ha ricevuto una immediata risposta con lo sciopero dei metalmeccanici milanesi e con la grande manifestazione del 28 gennaio. Diventa ora urgente portare a termine la sottoscrizione lanciata dalla Fed. CGIL-CISL-UIL per il sostegno ai lavoratori dell'Innocenti e a quelli delle altre fabbriche minacciate di licenziamenti per consentire loro di continuare la battaglia in difesa del posto di lavoro.

Per questo primo mese alla Siemens le sottoscrizioni verranno raccolte dai delegati, reparto per reparto, mentre continua la pressione nei confronti della Direzione perchè, nei prossimi mesi, effettui direttamente la trattenuta dalla busta paga. Maggiori informazioni saranno date dai Consigli di Fabbrica.

ADERIAMO TUTTI ALLA INIZIATIVA.

2.

COSTITUITE CINQUE COMMISSIONI DI LAVORO

Il Coordinamento nazionale ha deciso di dare vita ad alcune commissioni di lavoro, allo scopo di uniformare e di promuovere l'attività dei singoli C.d.F. sui diversi problemi che oggi si pongono all'interno del Gruppo Siemens Elettra - ACE.

Le commissioni istituite sono cinque, formate da un rappresentante per ogni Consiglio e ognuna di esse fa capo ad un membro della Segreteria del Coordinamento. Esse riguardano: l'inquadramento professionale, l'ambiente di lavoro, le 150 ore, la condizione femminile, la redazione di Tribuna Sindacale Unitaria.

E' chiaro che queste commissioni potranno funzionare nella misura in cui ad esse corrisponderanno in ogni C.d.F. altrettanti gruppi di lavoro chiamati ad operare a discutere, ad affrontare i problemi, coinvolgendo gli altri delegati e tutti i lavoratori.

Dalla buona attività di queste commissioni, dalla loro capacità di sintetizzare in proposte unitarie per tutto il gruppo le varie realtà aziendali, dipende in buona parte la possibilità di una corretta direzione da parte del Coordinamento e l'affermarsi di un costante rapporto democratico fra questo e i Consigli.

A cura di alcune Commissioni pubblichiamo articoli sugli orientamenti che esse intendono darsi per la loro futura attività.

INQUADRAMENTO UNICO. LAVORARE SUBITO PER ESSERE PRONTI AD APPLICARE IL NUOVO CONTRATTO

Una delle conquiste maggiori del contratto del 1972 è stata senz'altro quella dell'inquadramento unico.

Questa conquista, strappata con dure lotte, sminuita e osteggiata sempre dal padronato per la linea di classe che esprime nell'intreccio dei livelli professionali tra operai e impiegati, nelle ricomposizioni delle mansioni e nel passaggio automatico dal 2. al 3. livello, non sempre è stata tradotta poi in risultati soddisfacenti a livello di fabbrica.

Infatti, uno dei limiti che anche noi come gruppo Siemens Elettra - ACE non siamo riusciti a superare totalmente mella applicazione dell'inquadramento unico, è stata l'incapacità di saper imporre dei profili professionali uguali per tutto il gruppo e la scarsa preparazione (anche perchè era un problema nuovo) e individuazione di settori e profili professionali che non combaciavano completamente con i profili contrattuali.

Questo ha lasciato spazio alla Direzione di agire ancora secondo

la vecchia logica del passaggio "a chi merita e a chi no".

Riuscire ad approfondire e superare questi problemi è compito della Commissione Inquadramento Unico che è sorta in questi giorni a livello di gruppo.

Pertanto è opportuno che i vari componenti della commissione comincino nei C.d.F. e nei reparti a discuterne e a preparare coi lavoratori delle schede per individuare ed approfondire le mansioni specifiche che questi lavoratori svolgono.

Soprattutto nei settori impiegatizi bisogna recuperare la fiducia nei lavoratori con la discussione e facendo capire che soltanto con l'unità di tutti i lavoratori è possibile ottenere dei risultati, altrimenti si lasceranno aperte nuove spaccature che alla lotta dei lavoratori non servono.

Bisogna lavorare subito e andare a individuare i settori che coincidono con i nuovi profili che sono nelle richieste contrattuali per trovarci pronti ad applicare quanto nel contratto si conquista.

Stratificazione della scolarità in Italia (1971)

Estendere I' utilizzo del diritto allo studio

Sono ormai trascorsi tre anni da quando la norma contrattuale che prevede un tempo retribuito di studio - 150 ore - non è ormai solo sulla carta una semplice fonte di legittimo orgoglio, ma è soprattutto la volontà di voler incidere concretamente nell'allargamento della base sociale della scuola e nell'utilizzazione della forza lavoro.

Una caratteristica della scuola pubblica italiana, che la spinta alla scolarità di massa non ha qualitativamente mutato, è la sua incapacità di rendere operante il dettato costituzionale dell'obbligo scolastico e il suo automatismo nel selezionare secondo classi sociali.

Tutti hanno oggi la possibiltà (enormemente aumentata rispetto alla meno recente storia dell'unità d'Italia) di arrivare più avanti con gli studi, ma c'è sempre un punto, ancora assai precoce, oltre il quale le cose sono congegnate in modo tale che per il figlio di lavoratori o di povera gente la vita degli studi diventa difficile o impossibile.

Con le 150 ore il ritorno a scuola non viene concepito come strumento di mobilità individuale (per fuggire dalla fabbrica, per diventare impiegato, ecc....) ma come strumento di mobilità collettiva, nel senso che la crescita culturale generalizzata tende al superamento di tutte le forme di lavoro generico, dequalificato, subalterno.

Il sindacato ha elaborato una proposta articolata ed intelligente che guarda da un lato ai bisogni concreti della classe operaia, dall'altro all'attuale stato della scuola italiana e ai problemi della sua riforma.

CGIL - CISL - UIL hanno rivendicato innanzittutto corsi annuali di recupero dell'obbligo scolastico di durata media 400 ore, ai quali possono iscriversi, indipendentemente da precedenti titoli di studio, coloro che abbiano compiuto il 16. anno di età, tenuti dagli stessi insegnanti che poi costituiranno le commissioni d'esame.

Stima dell'utilizzazione delle 150 ore da parte dei metalmeccanici (1974/75t76)

Vista l'importanza che le 150 ore hanno assunto nella strategia del sindacato si è avvertita, nei vari C.d.F. della Siemens Elettra, l'esigenza di istituire una commissione delle 150 ore per poter incidere più efficacemente nell'utilizzazione di questo tempo retribuito per lo studio e per intervenire anche sul tema analogo dei lavoratori studenti, quei lavoratori cioè che a titolo individuale frequentano corsi seriali di diverso grado e tipo.

Questa commissione, formata da un delegato di ciascun C.d.F. già nella prima riunione di dicembre è pervenuta a delle considerazioni che vale la pena di segnalare : Nella nostra società molti lavoratori che hanno usufruito delle 150 ore in corsi della scuola dell'obbligo hanno superato per diversi motivi questo tetto e si vedono trattenute le ore in eccesso sulla busta paga. In considerazione che, nell'attuale piattaforma del contratto, sono state richieste 250 ore retribuite,che in diverse altre aziende le ore in più sono state abbuonate, e , tenendo presente che da una nostra stima è stato utilizzato solo il 14 % dell' intero monte ore a disposizione, riteniamo che la cosa con un pò di buon senso possa essere superata.

Si è avvertita anche la necessità di affidare ad un delegato di ogni C.d.F. la responsabilità dell'informazione sull'utilizzazione delle 150 ore.

La mancanza di dati sull'uso delle 150 ore presso le Filiali e specialmente all'ACE di Sulmona ci impone a breve termine un collegamento con la periferia per concordare una linea di condotta comune.

Diventa inoltre necessaria la modifica dell'accordo del 14/5/1970 che prevede facilitazioni e premi per i lavoratori-studenti, subordinate però al fatto che le discipline di studio siano " strettamente attinenti all'interesse della Società".

Questa clausola, che ha permesso notevoli discriminazioni nei confronti dei lavoratori, è evidentemente superata.

Lo stesso contratto nazionale non fa alcun riferimento all'interesse delle aziende. D'altra parte lo stesso significato di " premio " andrebbe modificato in quello di " rimborso spese " ed il valore di tale rimborso adeguato agli attuali costi di frequenza.

Una nuova riunione della commissione delle 150 ore si avrà all'inizio di febbraio.

4 150 ORE
Monte ore potenziale 64.350.000 100 Monte ore utilizzato per l'obbligo 14.700.000 22,8 Monte ore utilizzato per seminari universitari 6.000.000 0,9 Totale monte ore utilizzate 15.300.000 23,7 Totale monte ore non utilizzate 49.050.000 76,3
Laureati 1,8 Diplomati 6,9 Licenz.media 14,7 Licenz.elementare 44,2 Senza titolo 27,2 Analfabeti 5,2

Le lotte delle masse femminili decisive per cambiare la società

E' la prima volta che all'interno del Gruppo Siemens si affronta questo argomento, sia perchè finora non erano mai stati organizzati gruppi di lavoro, sia perchè nemmeno le Organizzazioni Sindacali avevano saputo dare a questo problema l'importanza che merita.

Noi crediamo invece che sia necessario studiare e discutere con le lavoratrici i problemi che esse hanno, proprio in quanto donne e dipendenti, sia all'interno della fabbrica, sia in famiglia. Non sempre tutte noi sappiamo chiarirci i motivi del disagio e delle frustrazioni che proviamo, ma è innegabile che essi derivano in gran parte dalle difficoltà che un doppio lavoro, prima in fabbrica e poi in casa comporta; in genere tra l'altro entrambi non danno molte soddisfazioni.

La stragrande maggioranza di noi, sia impiegate che operaie, svolge un lavoro di routine, ripetitivo ed alienante, che in ogni caso permette di esplicare solo al minimo le proprie capacità.

Al lavoro si aggiunge poi la fatica di condurre una casa, fatica ritenuta un dovere da svolgere gratuitamente; se esistono figli, il problema del loro affidamento durante il giorno è spesso drammatico.

Nonostante il numero elevato di donne lavoratrici, si continua a considerare il lavoro femminile come una occupazione momentanea, come qualcosa di aleatorio, poichè è opinione corrente che la donna sia essenzialmente madre e casalinga. In questa ottica i mezzi di comunicazione di massa (radio, televisione, cinema, ecc...) ci presentano i modelli femminili ed in questo senso è indirizzata tutta l'organizzazione del lavoro. Così, invece di aiutare la donna, di alleviarle le fatiche dopo il lavoro, di occuparla anche inposti qualificati, la si sottoutilizza e sfrutta fin che c'è bisogno, per poi, all'approssimarsi delle

crisi economiche, restituirla al suo ruolo di casalinga. Ma oltre a questi problemi è importante secondo noi affrontare anche quelli che finora sono stati considerati "privati", ma che invece sono comuni a moltissime di noi.

I problemi della parità con l'uomo, della famiglia, della maternità, dell'aborto, della educazione dei figli.

Ultimo, mq non meno importante, ci sembra il discorso sull'impegno politico e sociale della donna. E' innegabile infatti che, purtroppo, molte di noi non sono minimamente impegnate, sia per ragioni di tempo che per una atavica tradizione, nei problemi sindacali e sociali, sia nella fabbrica che nel quartiere dove viviamo.

E' stato detto sopra che questa commissione si propone l'obiettivo di una presa di coscienza delle donne dei loro problemi, di uno scambio di opinioni, della ricerca delle cause del nostro ruolo e di una sua modifica; tuttavia crediamo che non sia giusto escludere gli uomini da queste discussioni, nè tantomeno isolarci dagli altri lavoratori, poichè siamo convinte che anche se la lavoratrice deve affrontare problemi che le sono specifici come tale, essa è innanzitutto parte di quella classe lavoratrice che, uomini e donne, si mobilita e lotta per realizzare gli obiettivi sindacali e sociali che si è preposta.

Come é già stato illustrato durante le assemblee, ogni C.d.F. ha eletto al suo interno i membri che compongono le commissioni e i responsabili delle stesse a livello di gruppo, ma per tutte le commissioni, e soprattutto per quella femminile, è fondamentale la partecipazione di base delle lavoratrici, con la proposta di ulteriori argomenti che si ritiene importatnte discutere, affinchè come si è detto, essa diventi un punto di incontro e un momento di analisi e dibattito costruttivo.

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UTILIZZARE PRESTO E BENE I SOLDI DEI DISTRIBUTORI DI CAFFE'

In alcune fabbriche (ACF-OQA-Gorla Siama) i lavoratori hanno conquistato il diritto di usufruire di una percentuale sul prezzo dei prodotti di distributori automatici disposti all'interno dei reparti ed hanno deciso di affidare la gestione di questi fondi al Consiglio di Fabbrica.

E' chiaro che, acquisito un diritto, occorre utilizzarne i vantaggi, per cui si pone con urgenza il problema di una utilizzazione di questi fondi che alcuni C.d.F. da troppo tempo tengono depositati in banca.

Crediamo quindi sia giunto il momento di affrontare con serieta' il problema e sottoponiamo alla discussione fra i lavoratori e fra i Consigli di Fabbrica alcune proposte:

1 - La gestione dei fondi dovrebbe essere affidata al Coordinamento del Gruppo. In questo modo si potrebbe dare vita ad iniziative di piu' ampio respiro, si eviterebbero doppioni, non si disperderebbero energie e soldi in troppe direzioni. Affidare la gestione dei fondi al Coordinamento comporta pero' alcuni problemi che vanno affrontati francamente e senza reticenze: ci si troverebbe infatti di fronte ad un diverso contributo da parte delle fabbriche; alcune, addirittura, non hanno al momento nessun fondo a disposizione. Ma nel ripartire le iniziative si puo' tenere conto di queste disparita'. Inoltre le sedi che non dispon gono di finanziamenti potrebbero in altro modo equilibrare la loro compartecipazione(sottoscrizíone, quota annua, ecc.)

2 - Dare incarico al Coordinamento di predisporre, sulla base delle attuali disponibilità finanziarie e di quelle prevedibili per il 1976, un programma di iniziative da sottoporre alla discussione nelle assemblee dei lavoratori.

Per quanto riguarda i contenuti di queste iniziative, noi riteniamo che esse debbano soprattutto orientarsi, per il momento, su temi di carattere culturale e di impiego del tempo libero. Solo successivamente sarà possibile assumersi l'impegno della creazione di un vero e proprio CRAL aziendale.

Una delle esigenze emerse nelle prime discussioni è, ad esempio, quello di dare vita ad una biblioteca che riguardi, ovviamente, non soltanto pubblicazioni di carattere politico-sindacale. Sarebbe inoltre abbastanza facilmente possibile programmare, in prossimità degli stabilimenti, cicli di proiezioni di film che si prestino alla discussione fra i lavoratori. L'organizzazione di gite, con finalità culturali , potrebbe essere un ulteriore campo di intervento .

Queste sono soltanto alcune considerazioni che intendono favorire lo svilupparsi di un dibattito tra i lavoratori affinchè si giunga ad operare rapidamente.

Sarà compito dei Consigli di Fabbrica sintetizzare la discussione e mettere il Coordinamento in condizione di assumere le conseguenti decisioni.

ANCHE LA SIEMENS DEVE VERSARE 60 MILIONI

Contribuzioni sociali - passi avanti verso l' impiego dei fondi aziendali

La capacità di sapere collegarei propri interessi a quelli più generali del Paese e di lottare per affermarli è un patrimonio che il movimento operaio ha ormai acquisito e che consente alla classe operaia di proporsi come forza dirigente nazionale.

La conquista dell' 1 % del monte salari per contribuzioni sociali, da versare da parte delle aziende a Enti pubblici per la messa in opera di servizi sociali ( asili nido - mense interaziendali - trasporti ecc.) , a disposizione di tutta la collettività, è un importan- 6

te aspetto di questa volontà dei lavoratori e del Sindacato di corrispondere alle esigenze primarie di tutta la cittadinanza.

Anche nel Gruppo Siemens, con l'ultima piattaforma aziendale, si è riusciti a strappare all'azienda la cifra di 60 milioni da utilizzare entro l'anno sociale 1975/ 76.

Ma vediamo ora di fare il punto della situazione circa l'utilizzazione di questi fondi.

Poichè si registrano carenze e ritardi del movimento sindacale, difficoltà e a volte resistenze da parte delle Amministrazioni Comunali a utilizzare questi fondi, ma soprattutto perchè le aziende interpongono tutta una serie di ostacoli per non versare i soldi, si è ancora lontani da una utilizzazione genera lizzata delle contribuzioni.

Per quanto ci riguarda bisogna poi tenere presente che le fabbriche e le sedi del gruppo si trovano dislocate in ben cinque zone sindacali; il Coordinamento pertanto ha deciso che, se possibile, i 60 milioni saranno ripartiti alle singole zone, ma che, se questa ripartizione dovesse impedire l'impiego di una parte dei soldi, questi dovranno essere versati tutti alle zone dove i progetti sono in fase più avanzata.

A Sulmona il discorso è ancora fermo, ma la recentissima costituzione di una giunta di Sinistra, che pensiamo più sensibile alle richieste dei lavoratori, dovrebbe consentire di affrontare rapidamente un intervento unendo le contribuzioni della Siemens a quelle della Fiat.

Per la zona di Vimercate, in cui ha sede I'ACF di Cavenago, si stanno stringendo i tempi ed è prevista per il 7 febbraio la riunione di ben 23 Comuni della zona per la formazione di un Comitato per la gestione dei fondi, ammontanti a circa 300 milioni.

Il campo di intervento, su cui si è orientati ad operare di preferenza, è quello dei trasporti. La realtà milanese è certamente più complessa da coordinare, ma anche qui la costituzione della nuova Giunta apre maggiori possibilità ed è infatti aperto un confronto che vede coinvolti Giunta, Consigli di zona, Organizzazioni sindacali per la definizione di un piano di utilizzo a livello cittadino per la costruzione di asili di quartiere, mense interaziendali ecc. Da questo quadro appare evidente che passi avanti si vanno effettuando anche se in misura del tutto insufficiente. ['chiaro che i gravi problemi sociali del Paese possono essere risolti soltanto con precise scelte a livello nazionale che privilegino i consumi sociali e che consentano a Regione, Provincie, Comuni di poter contare su maggiori finanziamenti da destinare ad opere sociali, ma è altrettanto chiaro che non ci possiamo permettere il lusso di buttare soldi faticosamente conquistati.

Il Coordinamento del Gruppo dovrà seguire dunque con attenzione il procedere delle iniziative in corso, stimolarlo ove necessario e vigilare perchè la Siemens non cerchi scappatoie per non versare i soldi.

Positivo bilancio dell' attività sindacale all'

ufficio di Genova

"I lavoratori ed il C.d.F. della TORRINGTON occupata ringraziano per la sensibilità e la solidarietà dimostrata in questo frangente cosi delicato, nel quale 530 famiglie di lavoratori difendono il diritto al lavoro e lottano per la sicurezza del la economia genovese. Convinti che la nostra lotta è di tutti, cogliamo l'occasione per porgere i nostri saluti."

Con queste parole i lavoratori della Torrington, la fabbrica a capitale americano che produce aghi per macchine tessili, occupata dal giugno del 1975 per impedirne la smobilitazione, hanno espresso la loro riconoscenza a noi come a qunti, aderendo alla iniziativa della FLM nazionale, si sono fatti partecipi della loro battaglia, versando un contributo mensile che consentisse di reggere la lotta nei tempi necessari.

Queste stesse parole testimoniamo oggi e confermano ad un anno circa dalla costituzione del C.d.F. di Genova, la nostra volontà di scendere in campo , nella misura in cui le nostre forze ce lo consentono, a fianco dei lavoratori genovesi, coscienti che la difesa del posto di lavoro, il superamento della crisi, la giustizia sociale restano termini privi di contenuto se non sono sorretti dalla partecipazione di tutti.

Un bilancio di questo primo anno di attività appare quindi senz'altro positivo, non solo sul piano del dibattito e della maggiore conoscenza dei temi che impegnano il movimento sindacale e dei rapporto con gli altri lavoratori, ma anche per l'attività svolta all'interno dell'azienda che ci ha visto impegnati, per esempio in questi ultimi tempi, intorno ai problemi della sicurezza sul posto di lavoro.

Un sereno confronto con la Drezione circa le richieste dei lavoratori del magazzino per la dotazione di mezzi più idonei e sicuri per le operazioni di carico e scarico della merce, ha assicurato, da parte della Direzione stessa, l'impegno di far entrare il funzione entro breve tempo un moderno carrello sollevatore.

Pertanto non ci resta che augurarci di conseguire per il futuro sempre migliori risultati lungo la strada che abbiamo intrapreso, nella certezza che il nostro lavoro possa preludere ad una sempre più stretta collaborazione con tutto il Coordinamento.

DURE LOTTE ALL' ACE

contro i trasferimenti

selvaggi

I lavoratori dell'ACE sono impegnati in un duro scontro per impedire l'uso selvaggio della mobilità. La direzione che, in occasione dell'incontro del 20 gennaio, non aveva voluto comunicare al Coordinamento i programmi per I'ACE, nè affrontare il discorso di nuove assunzioni, intende ora effettuare ben 160 trasferimenti, per 86 dei quali si tratterrebbe di passare addirittura dal turno normale al doppio turno.

Sono state effettuate diverse ore di sciopero ed assemblee che hanno costretto intanto la direzione ad anticipare la fine della Cassa Integrazione: delle rimanenti 200 persone in Cassa Integrazione, 140 riprenderebbero l'orario normale il 20 febbraio; gli altri 60 alla fine dello stesso mese.

Forse la Siemens non si attendeva questa reazione dopo la disponibilità che, in particolare all'ACE, abbiamo dimostrato nei mesi scorsi; è chiaro che la direzione, scambiando questa nostra disponibilità per debolezza, ha commesso un grave errore.

Dí questo dovrà tenere conto per presentarsi all'incontro del 4 febbraio con posizioni radicalmente mutate.

Dalla prima

Dobbiamo assolutamente impedire il calo degli organici anche tra gli impiegati e questo vuoi dire sapere intervenire in ogni reparto per costringere l'Azienda a rimpiazzare i dimissionari, superando così ritardi che ancora permangono nel rapporto impiegati - delegato - Consiglio di Fabbrica.

E' necessario sapere organizzare forme di lotta diversificate: per le fabbriche in Cassa Integrazione vale l'indicazione dell'entrata comunque in fabbrica, ma si dovranno prevedere anche momenti di lotta nelle altre unità produttive.

A Sulmona, in particolare, bisogna sapere legare la battaglia all'ACE con quella più generale per l'occupazione, tenetando di costruire un rapporto diretto con i disoccupati.

Tutto questo richiede intelligente capacità di direzione da parte del Coordinamento.

Siamo convinti che avremo queste capacità, che riusciremo ad impegnarci su tutti i fronti che abbiamo davanti: lotte generali, contrattuali, aziendali; fronti diversi che però hanno un unico denominatore comune: la battaglia per imporre la salvaguardia e lo sviluppo dell'occupazione, per battere il disegno padronale di piegare il movimento dei lavoratori e di ricacciare il nostro Paese indietro negli anni, facendolo diventare più povero e sempre più subordinato alle economie più forti del mondo capitalistico.

GLI INVE411MENtfl 50NO CONGELALI E LA PRODUZIO NE E CROLLALA.

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