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Notiziario IBM

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Notiziario per i lavoratori della B.

Dibattito sulle proposte del C.d.F. per perseguire obiettivi sociali più avanzati

Il consiglio di fabbrica la cui funzione principale è quella di essere centro di direzione politico-sindacale all'interno della azienda, dopo uno studio sui documenti apparsi sulla struttura salariale della IBM ITALIA, in accordo con i rappresentanti dei lavoratori delle altre sedi e filiali IBM, ha concretizzato in alcuni punti le sue proposte per perseguire obiettivi sociali più avanzati.

Queste proposte non sono una piattaforma rivendicativa già definita, sono solo proposte che dovranno essere ampiamente dibattute nelle assemblee di reparto che verranno tenute secondo il calendario indicato.

I punti sui quali si articolerà il dibattito sono i seguenti:

Riconoscimento del consiglio di fabbrica e suo regolamento.

Premio di produzione - II premio di produzione scade come è noto il 31 dicembre, per il suo rinnovo il consiglio di fabbrica ritiene che base di discussione nelle as-

semblee debba essere una richiesta di L. 280.000 pari cioè ad una mensilità, essendo questa cifra la media degli stipendi dei lavoratori IBM.

— Minimo aziendale - Questa proposta ha come obiettivo di ridurre il potere di sperequazione che la politica IBM esercita tuttora tra i lavoratori; difatti la IBM assume in categorie basse e con stipendi minimi per aver poi modo di ricattare al massimo i lavoratori attraverso l'aumento di «merito».

Come tutti avranno rilevato dal documento « analisi salari » la fascia stipendi (esclusi i dirigenti) va da L. 70.000 a L. 820.000 con la massima concentrazione di lavoratori attorno alle 190.000 lire.

Tenendo conto che la media degli stipendi è di L. 280.000 risulta evidente che la gran parte del monte stipendi va alla minor parte dei « lavoratori » (capi, sistemisti, professionali e qualche ruffiano).

Pertanto si propone di fissare il minimo aziendale a L. 170.000 che

è la media degli stipendi della categoria con retribuzione più bassa. Inoltre è utile ricordare che le categorie più basse come retribuzione oltre ad avere una retribuzione iniziale miserabile hanno anche una dinamica retributiva minima.

Contratti a termine - Il fenomeno è di vaste proporzioni a Milano ed è vergognoso che una azienda come la IBM che ha la pretesa di presentarsi come sostenitrice dei valori umani, non abbia nessun scrupolo a tenere molte persone in condizioni di insicurezza sociale ed economica.

Eliminazione della C categoria impiegati.

Le assemblee verranno tenute nelle sedi e filiali IBM di tutta Italia. Al termine si terranno assemblee generali nelle singole sedi per discutere l'esito delle assemblee di reparto.

Le assemblee verranno convocate con cartelloni affissi agli albi sindacali.

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Sabato 15 maggio il consiglio di fabbrica ha approvato il seguente documento:

CONSIGLIO DI FABBRICA I. B, M.

E' la struttura di base del sindacato unitario.

E' composto dai delegati eletti su scheda bianca nelle assemblee di reparto od ufficio e dai membri dei direttivi zonali e/o provinciali e/o nazionali delle organizzazioni sindacali presenti in fabbrica.

Le sue riunioni, come le riunioni delle commissioni che il consiglio deciderà di istituire, sono aperte a tutti i lavoratori con diritto di parola ma non di voto.

LA FUNZIONE DEL CONSIGLIO

E' QUELLA DI:

Essere organo di direzione politico-sindacale all'interno della fabbrica, per elevare la coscienza sociale dei lavoratori tramite una corretta informazione da realizzarsi attraverso la creazione di un giornale autonomo e la gestione delle bacheche, e contribuire con ampio dibattito alle scelte del sindacato unitario.

Elaborare le linee di politica rivendicativa, e gestire le lotte aziendali.

Controllare la corretta applicazione della norma contrattuale e delle leggi in vigore.

-- Sostenere gli scioperi proclamati a livello provinciale e/o nazionale dalle organizzazioni sindacali, contribuendo con propri documenti od osservazioni in merito alla situazione che ha determinato l'agitazione.

Rendere continua la possibilità di partecipazione diretta alla elaborazione delle scelte sindacali a tutti i livelli, ribadendo la necessità improrogabile della formazione dei consigli di zona, provinciali e nazionali dei delegati di fabbrica.

Eleggere l'esecutivo e costituire delle commissioni di lavoro per realizzare praticamente i compiti sopra specificati e quelli che dovessero sorgere.

Resta inteso che ogni sua decisione non potrà essere in contraddizione con le decisioni e le

linee politiche emanate dalle organizzazioni sindacali a tutti i livelli attraverso i loro organismi, ciò è indispensabile per combattere ogni forma di corporativismo aziendali-

stico che è contro lo spirito di classe dei lavoratori.

Il consiglio di fabbrica

Vimercate, 15 maggio 1971.

Sabato, 29 maggio, il consiglio di fabbrica ha approvato il seguente documento:

ESECUTIVO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA

Ha come compito la realizzazione pratica delle decisioni del C.D.F.

L'esecutivo si riunisce su richiesta di almeno due (2) dei suoi componenti.

Quando richiesto da almeno il 15 per cento dei delegati convoca il C.D.F. indicandone l'ordine del giorno.

Esso deve comunque convocare il C.D ogni mese, anche se non viene richiesto.

Redige i verbali delle riunioni del consiglio e li distribuisce a tutti i delegati.

Costituisce un punto di riferimento per la direzione, attraverso il quale mettersi in contatto con il C.D.F.; il motivo della convocazione dovrà essere comunicato a tutti i delegati.

Nel caso inverso, quando ne-

cessita ai lavoratori prendere contatto con la direzione, è compito del C.D.F. formare una delegazione che si rechi in direzione, fermo restando che l'esito dell'incontro dovrà essere comunicato a tutti i delegati e che al consiglio è demandata ogni decisione in merito alla trattativa.

L'esecutivo svolge lavoro di segreteria e di coordinamento.

—L'esecutivo viene eletto dal C.D.F. e resta in carica per un massimo di sei (6) mesi. Il C.D.F. ha la possibilità di far decadere l'esecutivo o un suo componente in qualsiasi momento. Resta inteso che l'esecutivo uscente deve dare la propria consulenza al nuovo esecutivo.

L'esecutivo è composto da sette (7) delegati.

Il consiglio di fabbrica Vimercate, 29 maggio 1971.

Il dollaro si ferma qui
Herald Tribune di Parigi)
(dall'International

Lavoratori della I. B. M.

da circa 6 mesi il nuovo Consiglio di fabbrica è stato eletto e forse a molti questo periodo sarà parso un periodo di scarsa presenza da parte di questo organismo nella fabbrica di Vimercate, e di scarsa attenzione ai problemi sollevati dalla condizione che i lavoratori vivono.

E' stata però una fase necessaria per l'insediamento del Consiglio stesso come realtà politica nella fabbrica in grado di superare i limiti dei vecchi •organismi e di creare le basi per un proficuo lavoro nell'immediato futuro.

Durante il periodo trascorso il Consiglio di fabbrica si è dato uno statuto: non troppo rigido per evitare il pericolo della burocratizzazione e neanche troppo labile per evitare quello non meno pericoloso dello spontaneismo. Sono state inoltre formate alcune strutture di lavoro ristrette al minimo indispensabile per garantire un funzionamento razionale del Consiglio.

Di tutto ciò forniamo una copia, sia perchè riteniamo doverosa l'informazione di tutti i lavoratori soprattutto su argomenti importanti quale è appunto lo statuto del Consiglio, sia perchè ci attendiamo una discussione volta a migliorare il nostro lavoro, nella convinzione che la partecipazione del maggior numero possibile di lavoratori sia la migliore garanzia per rendere più efficaci e più democratiche le istanze di base del Sindacato Unitario.

Ma tutto ciò che si è fatto può avere un valore ed una efficacia poco più che formali se il C. di F. non viene riconosciuto come l'unico organismo rappresentativo dei lavoratori IBM da parte della direzione, la quale ad onta delle sue pretese di essere all'avanguardia nelle politiche del personale, si trova ormai in ben scarsa compagnia con quelle aziende che ancora non riconoscono questa nuova realtà politica.

Una conferma di ciò va ricercata anche nei recenti contrasti sorti per le condizioni ambientali del cosiddetto “ temporany building » (capannoni di latta) e per il problema del calendario lavorativo 1972, do-

ve la direzione non ha voluto riconoscere nei delegati di reparto degli interlocutori rappresentanti dei lavoratori che li hanno eletti, riproponendo la logica della » porta aperta » che, se ha dato qualche soddisfazione ai singoli individui, non è mai riuscita a risolvere un problema collettivo.

Ma più si andrà avanti e i problemi verranno al pettine, anche per una loro naturale scadenza (a dicembre scade il premio di produzione) più il riconoscimento del C. di F. diventerà una esigenza vitale per tutti i lavoratori della IBM, poichè in mancanza di esso non esistono più organismi adatti a portare avanti una politica rivendicativa di fabbrica, la tutela dei diritti acquisiti dai lavoratori nelle lotte passate,. la linea di promozione politica dei lavoratori IBM come com-

ponenti, e non certo di scarsa importanza, della moderna classe operaia.

Il riconoscimento del C. di F. è la premessa necessaria ed indispensabile per poter affrontare i problemi nostri interni di fabbrica e di carattere generale con piena possibilità di risoluzione positiva, nella misura in cui i lavoratori tutti daranno un contributo efficace in valido sostegno al C. di F.; senza di esso ogni possibilità di miglioramento sarebbe vanificata in partenza.

Il C. di F. indirà delle assemblee di reparto per stabilire una migliore conoscenza ed approfondimento di questi argomenti coi lavoratori, per potere elaborare collettivamente una linea che ci porti ad una soluzione positiva di questo importante problema.

RELAZIONE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA DELL'11-9-71

E' stato approvato il seguente documento:

COMPITI ED AUTONOMIA DELLA COMMISSIONE STAMPA.

La commissione stampa ha il compito di:

Gestire le bacheche ed il giornale aziendale.

Redigere e stampare i volantini e le comunicazioni del C. di F.

Organizzare la distribuzione e la affissione sulle bacheche del materiale sindacale.

Nello svolgimento dei suoi compiti la C.S. deve esprimere autonomamente le linee del C. di F.

La C.S. esporrà tutti i documenti che le perverranno come libera espressione di ogni singolo lavora-

tore o di gruppi tralasciando o meno il nome dello scrivente ed aggiungendo eventualmente un commento che esprima le linee del consiglio di fabbrica.

Tali documenti saranno esposti sulle bacheche disponibili.

La C.S. è eletta dal C. di F. in concomitanza alle elezioni dell'esecutivo e ne ha la stessa durata; i suoi componenti sono rieleggibili.

La C.S. può essere revocata dal C. di F. nel caso che la sua linea si discosti da quella del consiglio.

L'aumento non te lo posso dare, ma ben volentieri 11 offro un biglietto per la partita.

L'INDIFFERENZA

A chi si crede « fuori dalla mischia »; a chi sostiene che il pericolo fascista non lo riguardi; a tutti gli assenteisti, dedichiamo queste pagine di Antonio Gramsci, scritte nel carcere fascista ove fu fatto morire.

E' invero la molla più forte della storia. Ma a rovescio. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto di valore generale può generare non è tutto dovuto all'iniziativa dei pochi che fanno, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perchè alcuni vogliono che avvenga, quanto perchè la massa dei cittadini abdica alla sua volontà e lascia fare, e lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada può tagliare, e lascia salire al potere degli uomini che poi solo un ammutinamento può rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia è appunto l'apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fkti maturano nell'ombra, perchè mani non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora. I destini di una epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati di piccoli gruppi attivi, e la massa dei cittadini ignora. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento, e allora sembra che la fatalità travolga tutto

e tutti, che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, una eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto, e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo, chi indifferente. E quest'ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe che apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli è irresponsabile. E alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno, o pochi, si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere di uomo: se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere; la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno, o pochi, si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticirTno, del non aver dato il loro appoggio morale e materiale a quei gruppi politici ed economici, che, appunto per evitare quel male, combattevano, di procurare quel tal bene si nroponevano. Costoro invece preferiscono parlare di fallimenti di idee, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Continuano nella loro indifferenza, nel loro scetticismo. Domani ricominceranno nella loro vita di assenteismo da ogni responsabilità diretta o indiretta. E non è a dire che non vedano chiaro nelle cose, che non siano capaci di prospettarci delle bellissime soluzioni dei problemi più attualmente urgenti, o di quelli che vogliono più ampia preparazione, e

più tempo, ma che sono altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è conseguenza di una curiosità intellettuale, non di pungente senso d'azione, che non ammette agnosticismi ed indifferenze di nessun genere. E bisogna perciò educare questa sensibilità nuova, bisogna farla finita con i piagnistei inconcludenti degli eterni innocenti. Bisogna domandar conto a ognuno di come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. Bisogna che la catena sociale non pesi solo su pochi, ma che ogni cosa che succede non sembri dovuta al caso, alla fatalità, ma sia intelligente opera degli uomini. E perciò è necessario che spariscano gli indifferenti, gli scettici, duelli che usufruiscono del poco bene che l'attività di pochi procura, e non vogliono prendersi la responsabilità del molto male che la loro assenza dalla lotta lascia preparare a succedere.

ULTIMO AVANZO DI UNA STIRPE INFELICE •
ANTONIO GRAMSCI

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