Situazione trattative
Nell'ultimo incontro tra le Organizzazioni Sindacali e i rappresentanti del padronato che si è svolto il giornolf-11-1972 non si è recepita la volontà di entrare nel merito delle richieste dei lavoratori.
Per quanto ci riguarda la Federmeccanica ci propone di mettere in discussione la contrattazione articolata e l'assenteismo, sostenendo che occorre porre termine alla conflittualità permanente e che bisogna utilizzare di più gli impianti, sull'assenteismo intende eludere lo Statuto dei Lavoratori, instaurando delle commissioni paritetiche coinvolgendo il Sindacato al fine di controllare i lavoratori e i medici.
Il Sindacato dei Lavoratori ha ribadito che il problema dell'assenteismo non può essere risolto con misure burocratiche o repressive, ma modificando le condizioni di lavoro che provocano tante malattie e infortuni.
La presa di posizione contro la effettuazione degli scioperi durante le trattative, giustamente respinte dalle organizzazioni Sindacali è stata un'altra pregiudiziale della Federmeccanica.
Per quanto riguarda l'inquadramento unico la controparte ha detto no alle cinque categorie, sostenendo motivi giuridici, organizzativi e psicologici, fra l'altro ha detto gli impiegati si sentirebbero frustrati dall'essere incasellati nello stesso livello degli operai », il NO
inoltre viene esteso agli altri punti, mobilità - declaratorie uniche, ecc.
I Sindacati hanno fra l'altro fatto presente che un reale inquadramento unico porterebbe ad avere una massa di lavoratori più qualificata che risponde alla esigenza di espandere e qualificare la produzione.
Anche le trattative con l'Intersind dopo un inizio interessante è andata via via peggiorando, per questo anche le aziende a partecipazione statale seguiranno il programma di scioperi come nelle aziende private.
Una manifestazione nazionale dei metalmeccanici a Milano indetta per il 22 novembre sarà un momento importante di risposta per battere l'intransigenza padronale, la mobilitazione deve essere continua sia sull'azione articolata e sui suol momenti generali.
In questo quadro l'impegno del Consiglio di Fabbrica deve essere portato ad iniziative con assemblee capillari nei reparti e negli uffici per un rapporto di chiarezza ed unitario nel portare avanti la lotta per le conquiste del nuovo Contratto e per le Riforme sociali.
del Consiglio di Fabbrica
ORGANISMI SOCIALI AZIENDALI
Una realtà aziendale come la Ercole Marelli inevitabilmente pone al suo interno dei problemi sociali, meno presenti sicuramente in fabbriche di media o piccola dimensione.
Anche se i servizi sociali presenti in fabbrica sono ormai conosciuti e stati largamente propagandati anche dalla recente campagna per l'assunzione di personale..., ci pare utile qui richiamarli per avere il quadro della situazione e ricercarne poi gli sbocchi operativi d'intervento, che coinvolgano tutti i lavoratori e lo stesso Consiglio di fabbrica.
Occorre inoltre fare una premessa: per ora è utile fare delle considerazioni di carattere generale sui servizi esistenti, impegnandoti suctettviaméhtè a fare una
nalisi approfondita nel merito di ogni servizio e le sue prospettive. Servizi esistenti (in ordine alfabetico):
- Asilo - Assistente Sociale - Colonie - Cral - Fai - Farmacia - Infermeria - Mensa.
Dal quadro della situazione verifichiamo ora le attuali possibilità d'azione da parte del consiglio di fabbrica. A parte alcuni interventi su dei problemi specifici riguardanti diversi servizi, sono limitate sostanzialmente a: FAL - MENSACOLONIE.
E' utile precisare subito che, fatta eccezione del FAL e senza entrare nel merito di ogni servizio per la premessa fatta prima, di fatto anche in questa azione vi sono dei grossi limiti, che si scontrano anch'essi sul filone Condutto-
re di tutti i servizi: la gestione a senso unico (è sottointeso da che parte...). Emerge quindi l'esigenza di rivendicare un diritto, già del resto acquisito anche legalmente, che lo Statuto dei Lavoratori riconosce ai lavoratori ed alle loro organizzazioni in merito ai problemi sociali all'interno della fabbrica.
Infatti, gli articoli 9 - 11 - 12 dello Statuto dei Lavoratori, delineano le possibilità d'intervento così specificate:
Articolo 9 - Tutela della salute e integrità fisica;
Articolo 11 - Attività culturali ricreative e assistenziali;
Articolo 12 - Istituti di Patronato.
Nella strutturazione della propria attività, il consiglio di fabbricà costituendo la commissione Problemi Sociali, si propone di affrontare, con il contributo della stessa e dei lavoratori, la problematica dei servizi sociali all'interno della fabbrica nella logica dello statuto dei lavoratori, che apre ad una prospettiva di partecipazione dei lavoratori e delle loro organizzazioni alla gestione democratica dei servizi sociali.
Si tratta quindi, volendo fare una sintesi, di « rivendicare alla controparte • tali possibilità date dallo Statuto, cioè: la gestione democratica dei servizi sociali esistenti e l'inserimento di nuovi (vedi Istituti di Patronato).
inoltre, stabilire le nriorità d'intervento sui servizi attuali, FALMensa - Cral - ecc., accompagnate da una analisi sulle esigenze presenti in onni servizio.
A tale riguardo, contributi specifici attraverso Io stesso giornale aziendale da parte dei lavoratori posRnno essere un'ulteriore spinta al dibattito fra i lavoratori e alla rirPrca delle soluzioni possibili. nuesto è un primo modesto contributo.
Riva Roberto (delegato della Commissione problemi sociali)Federazione ponte per I' unità
Il patto federativo fra C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. se lo si deve considerare uno strumento transitorio così come è espresso nel documento costitutivo delle 3 confederazioni, il primo atto da compiere è che tutti i consigli di fabbrica e i lavoratori di ogni categoria ne discutano l'i'mportanza organizzativa e soprattutto i temi di politica sindacale in rapporto al momento che attraversiamo e della sua prospettiva di lotta per risolverli.
Il momento che attraversiamo è caratterizzato da un attacco a fondo portato avanti dal padronato e dalle forze politiche reazionarie — che dura ormai da oltre due anni, — il cui obiettivo è quello di: a) indebolire la struttura organizzativa di base dal sindacato (i Consigli di Fabbrica); b) il suo potere di contrattazione; c) il diritto di sciopero; e di conseguenza indebolire i presupposti della stessa democrazia nel nostro paese.
Gli strumenti che parte del padronato adopera — coalizzato con alcune forze politiche — sono: il ricatto economico mediante il ritardo, lo sciopero, degli investimenti tecnologici. l'evasione — la esportazione — dei capitali all'estero, i licenziamenti e la cassa inteorazione oltre alle bande e provocazioni fasciste (che sono foraqgiatè allo scopo di portare terrore, paura ai lavoratori ed alla nopolazionel per attaccare le istituzioni democratiche.
Di fronte a questa situazione, che il oadronato ha creato con obiettivi precisi di recupero dei marciini di profitto deqli anni precedenti sia all"interno delle fabbriche sia all'esterno, abbiamo di concerto un atteaaiamento del noverno dove regala 900 miliardi poli industriali rimborsando il 4% deli'IGE suoli impianti non ancora ammortizzati. E' 'questo un fatto che ci deve far pensare seriamente.
La nostra risposta e la nostra azione la dovremo imnostare, prima di tutto in modo da collegarci strettamente con le conquiste fatte negli anni passati e dandoci pre-
cisi obiettivi unitari, validi per tutto il movimento sindacale, partendo dai tre grandi temi più importanti: Occupazione, Riforme, Contratti.
Le lotte fatte dai Chimici, quelle degli Edili, e il dibattito che si è svolto fra i Metalmeccanici nel definire la piattaforma contrattuale abbiano dimostrato il peso e la volontà unitaria, non soltanto a livello della categoria, ma a livello più generale su quei temi che pone il patto federativo come risposta a questa situazione.
E' necessario però che la Federazione sappia collegare strettamente (come è avvenuto corvi° sciopero generale della Lombardia) i Consigli di fabbrica e le altre nuove strutture unitarie del Sindacato con le rivendicazioni contrattuali che hanno un carattere generale come l'orario, il salario e con gli obiettivi di riforma impostando vere e proprie piattaforme articolate settore per settore su: occupazione, riforme di struttura e prezzi.
Questo è il modo migliore di rispondere a tutte quelle forze che, per un verso o l'altro, vorrebbero
che il processo unitario si bloccasse o addirittura retrocedesse e naufragasse.
Bisogna dire che vi è chi, con il pretesto del patto federativo, in merito ai delegati al Consiglio di fabbrica vorrebbe riportarci alle polemiche ed alle discussioni vivaci di qualche anno fa, per le quali abbiamo trovato positive soluzioni politiche appunto anche sulle minoranze. Si ritiene però che questo fatto debba costituire un ulteriore momento di chiarimento — non tanto sugli schemi storici di ogni organizzazione — ma come impegno e sforzo unitario sui problemi dei lavoratori e della loro unità.
Insieme ai lavoratori dobbiamo discutere con chiarezza sul patto federativo dando un contributo alla sua comprensione come strumento transitorio per l'unità organica. Sarà solo in base al rapporto che sapremo instaurare con tutti i lavoratori che possiamo superare le attuali difficoltà nella costruzione dell'unità sindacale e andare avanti.
FRIGERIO FERDINANDO (delegato del Comitato Esecutivo)
La stagione dei contratti
Sono stati i lavoratori chimici a dare il via alla « stagione dei contratti » e l'intransigenza padronale li ha costretti ad effettuare oltre 150 ore di sciopero, una cifra indicativa dell'asprezza di uno scontro che ha avuto le caratteristiche tipiche di scontro di potere. Il padronato chimico infatti, se sul piano economico-produttivo è tutt'altro che unito sul piano sindacale ha trovato un momento » unificante » nel proposito e tentativo di conquistarsi via libera per i processi di « ristrutturazione » che implicano così come il padronato li intende massicce contrazioni dei livelli di occupazione.
La Montedison costituisce un tipico esempio di questa linea, ed è proprio partendo dalla Montedison che ci si può rendere conto che la strategia padronale non ubbidisce a. motivazoini settoriali, ma a un disegno globale che va al di là dei settori chimici. La Montedison infatti è un gruppo polisettoriale e l'operazione di amputazione dei cosidetti rami secchi si estende sia agli stabilimenti chimici che ai tessili (numerosi i casi come il cotonificio Valle di Susa) sia a quelli metalmeccanici: persino nel settore distributivo del grumo (Stenda, Drop. Pavesi - Autogrill) l'attacco all'occupazione è in atto.
Come si risponde a questo attacco alla Montedison ed altrove?
Si può affermare, rovesciando lo strumentale ragionamento di chi Invita a non avanzare rivendicazioni, siano esse salariali o normative. ouando il posto di lavoro è in pericolo, l'occupazione si tutela vincendo la battaglia per i contratti.
Cerchiamo di prefiqurare l'ipotesi opposta: un padronato vincente. che sia riuscito a liquidare la contrattazione in fabbrica a umiliare le nuove strutture di democrazia operaia — i delegati — i consigli di fabbrica ed instaurare un rapporto rigidamente autoritario.
Ciò costituirebbe la premessa per far cadere quelle « rigidità » e quei vincoli che, sia pure parzialmente limitano la possibilità di uno sfruttamento intensivo dei lavoratori che apra la strada alla libertà di licenziare.
Il linguaggio sindacale è spesso difficile, e i non addetti ai lavori, settori non marginali di opinione pubblica, a volte non sono messi in condizione di comprendere appieno le motivazioni di fondo delle lotte dei lavoratori, la propaganda padronale può trovare in questa incomprensione, occasioni di penetrazione.
Cerchiamo quindi di esemplificare, magari in modo approssimativo, che cosa sono, che cosa rappresentano le » rigidità » che abbiamo citato.
LE ORE 40
Caso tipico, l'orario di lavoro. L'applicazione integrale e rigida delle 40 ore non è solo un obiettivo che tiene conto della esigenza di riposo e di tempo libero, è altresì un modo attivo di impedire che il ricorso sistematico agli straordinari (cioè ad una forma di sfruttamento intensivo, mascherata da qualche vantaggio salariale) consenta alla azienda di contrarre i propri oraanici, cioè di non creare nuove occasioni di lavoro o addirittura di provocare nuova disoccupazione.
Un analogo discorso vale per il rSontrollo dei tempi e dei ritmi di lavoro, per i quali è essenziale la fiaura del delegato di reparto o di gruppo omogeneo.
Si tratta di esempi spiccioli, se vogliamo, ma idonei a far comprendere come la tutela e la estensione dei diritti sindacali nelle conouiste dell'autunno 1969 e la realizzazione di nuovi traguardi di potere. siano essenziali per impedire che passi la linea padronale.
LO SCONTRO
U'ultima considerazione rivolta a chi crede in buona fede che i padroni siano con l'acqua alla gola nella impossibilità di concedere qualsiasi miglioramento pena il tracollo delle imprese.
La Confindustria, per bocca autorevole del suo vice presidente, responsabile dei rapporti sindacali, ha chiarito che poichè qualche onere lo si deve sopportare, essa ritiene preferibile aumentare i salari piuttosto che accogliere rivendicazioni che incidano sui rapporti di potere.
Se non bisogna dare molto credito alla « disponibilità salariale » del padronato, risultano comunque chiari i termini dello scontro. Respingendo questa strategia i lavoratori si battono non solo per qualche soldo in più (anche se ne hanno bisogno, perchè i prezzi crescono vertiginosamente) ma soprattutto per obiettivi di libertà e di dignità. E' questo il senso civile, democratico, di classe della » stagione dei contratti » che stiamo vivendo.
Giuseppe Sarich (delegato del. T.S.)FATTURATO 1971 ERCOLE MARELLI
Il quotidiano « Il Sole 24 ore » del 29-10-1972 ci ha dato la possibilità di valutare l'attività dell'Ercole Marelli nel 1971 rispetto al 1970, con dato riferito al 31.12-1971:
Dalla tabella che riportiamo integralmente in questa pagina si rilevano subito i risultati positivi conseguiti sia per il fatturato che per il costo del lavoro, rispetto al numero dei dipendenti. Infatti l'importo del fatturato globale al netto di I.G.E. e I.U.T. è aumentato del 17,36%, il costo del lavoro totale è aumentato del 4,9%, mentre il numero dei dipendenti è diminuito der 7,43% passando da 7.310 dipendenti a 6.767. Ciò sta a dimostrare ancora una volta che con la diminuzione dell'occupazione ed un aumento del ritmo di lavoro è possibile sviluppare la produzione. Questo è in contrasto con quanto abbiamo sempre sollecitato e cioè:
Indirizzare lo sviluppo verso nuovi investimenti per aumentare l'occupazione.
Utilizzare tecnologie più avanzate per avere ulteriori risul-
tati positivi, atte a salvaguardare la salute e l'integrità fisica del lavoratore.
L'obiettivo specialmente in questa fase di ristrutturazione aziendale deve essere la difesa del posto di lavoro per tutti i dipendenti. Un ultimo significativo dato è il
medio costo del lavoro per dipendente, in aumento nel 1971 del 13,81, rispetto il 1970, è da rilevare che il fatturato globale medio è aumentato del 26,78°/o.
Ciò significa che i margini di profitto sono sempre e costantemente alti.
E' in vigore dal 18 gennaio del corrente anno 1972 la nuova legge per la tutela della maternità. L'elemento innovativo di fondo rispetto alla precedente legge — che forse rappresentò una grande conquista per tutto il movimento sindacale e democratico italiano — è dato dal fatto che oggi, tutte le lavoratrici di tutti i settori, hanno diritto ad essere tutelate ed assistite (sebbene con alcune differenziazioni) in caso di maternità.
Vediamo, in questa nota, di fornire alcuni elementi fra i più importanti contenuti nella nuova legge.
Dall'inizio della gestazione e fino ad un anno di età del bambino è fatto divieto all'azienda di licenziare la lavoratrice, che ha diritto ad essere riassunta purchè, entro 90 giorni dalla data del licenziamento, presenti una documentazione che comprovi che af momento del licenziamento era in stato di gravidanza.
La lavoratrice in stato di gravidanza o puerperio può essere sospesa solo nel caso in cui venga sosoesa l'attività di tutta l'azienda o di un reparto che abbia autonomia funzionale.
LA DURATA DI ASSENZA OBBLIGATORIA
dal lavorò è di 5 mesi di cui 2 prima del parto e 3 dopo.
ESISTE ANCHE
un periodo di astensione facoltativa dal lavoro dopo il parto della durata di 6 mesi che, a tutti gli effetti, non può essere considerato sosoensivo del rapporto di lavoro.
A tutte le lavoratrici in assenza obbligatoria prevista dalla legge, prima e dopo il parto, viene corrisposta una indennità maternità giornaliera pari all'80 per cento della retribuzione.
Durante il periodo di assenza facoltativa dopo il parto, alla lavoratrice verrà corrisposta a partire però dall'i gennaio 1973 una indennità pari al 30 per cento della retribuzione. Alle lavoratrici in assenza facoltativa prima dell'I gennaio 1973 continuerà ad essere corrisposta l'indennità di disoccupazione.
LAVORI INSALUBRI O FATICOSI
Durante tutto il periodo di gestazione e fino a sette mesi dopo il parto è vietato adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento di pesi, ma anche a tutti, in genere, quei lavori che siano pericolosi, faticosi o insalubri.
La lavoratrice ha diritto a 2 ore di permesso retribuite giornaliere anche senza allattamento e cumulabili.
Il permesso si riduce ad un'ora quando l'orario giornaliero di lavoro è inferiore alle 6 ore.
ANTICIPO DEL PERIODO DI ASTENSIONE OBBLIGATORIA DAL LAVORO E SUO INDENNIZZO
In precedenza, i periodi di astensione obbligatoria anticipata, venivano considerati alla stregua di una comune malattia e retribuiti come tali. Con la nuova legge sono previsti due tipi di anticipo di assenza obbligatoria.
Il primo tipo ha la durata di 1 mese e la lavoratrice può usufruirne se è occupata in lavori che in relazione all'avanzata gravidanza siano da ritenersi gravosi o possano pregiudicare la gravidanza stessa.
Il secondo tipo che può essere costituito da uno o più periodi la cui durata è stabilita caso per caso dall'Ispettorato del lavoro, spetta quando: sorgano complicazioni nella gestazione; preesistano forme morbose che possano aggravarsi a causa
della gravidanza; esistano condizioni di lavoro o di ambiente che possano nuocere alla salute della donna e del bambino; la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni. La retribuzione spettante alla lavoratrice in questi due tipi di anticipo di assenza obbligatoria, è pari all'80 per cento della retribuzione.
IN CASO DI MALATTIA
DEL BAMBINO DI ETA' INFERIORE
AI 3 ANNI
La lavoratrice ha diritto a rimanere a casa ma putroppo senza percepire retribuzione. Le assenze sono computate nell'anzianità di servizio, ma non per le ferie e la tredicesima mensilità. Il certificato medico che attesta la malattia del bambino può essere redatto da un medico di libera scelta della lavoratrice.
Lo spazio non ci consente di porre in risalto considerazioni di valore più generale sulla nuova legge. Potremo riprendere l'argomento anche su richiesta dei nostri lettori. Ci preme ricordarè tutti i delegati, aí C.d.F., agli attivisti sindacali, che tutte le norme della precedente legge sulla maternità sono abrogate; che con l'entrata in vigòre della nuova legae sono fatte salve in ogni caso, le condizioni di maggior favore stabilite da regolamenti, leggi, contratti e da ogni altra disposizione (esempio: anche condizioni migliori conquistate a livello di azienda).
Salute e ambiente
La riforma sanitaria a livello nazionale che già nella scorsa legislatura è stato un argomento che ha Interessato tutto l'arco politico in tutti i settori, impegnando pure i sindacati e i Consigli di Fabbrica ponendolo come Istituto di contrattazione sulla piattaforma aziendale e ottenendo in linea di massima, riconoscimento di partecipazione allo studio di rilevazione della nocività e rumorosità nell'interno delle fabbriche dalla Clinica del lavoro e dall'E.NP.I« E' una base fondamentale di garanzia per la salute pubblica.
Lasciando fermo per il momento questo problema, è nostro interesse porre il problema del medico a tempo pieno in fabbrica. Un punto mai toccato alla E. Marelli, nella quale ancor oggi è vigente l'usanza vecchia. Oggi, con nuove disposizioni che anche l'INAM ha diramato, si prevede che ogni medico che opera nella fabbrica. per evitare episodi di favoritismo nell'ambito in cui opera, non vi siano suoi assistiti; inoltre deve disimpegnare questo servizio e assicurare nel suo ambulatoria un orario che consenta l'assistenza dei suoi assistiti anche a domicilio.
Perciò, prima di fare un commento, vorrei lasciare libero il lettore di esprimere un suo giudizio dopo aver esaminato il quadro che qui sotto riporto, frutto di un'indagine da parte di medici direi onesti e liberi professionisti pronti ad accettare una riforma ben studiata in ogni forma di sanità che garantisca la salute in fabbrica e fuori.
Cominciamo nel distinguere e nel far capire come intendiamo riforma sanitaria a livello locale e nazionale.
MEDICINA PREVENTIVA
MEDICINA DIAGNOSTICA
MEDICINA RIABILITATIVA
MEDICINA PREVENTIVA (che deve proteggere l'individuo sano da ogni causa dl malattia)
.Medico dell'individuo sano del luogo di lavoro scolastico delle abitazioni individuale e alimentare ecologia
(Indagine di massa - profilassi a mezzo vaccinazioni, ecc.)
A mio avviso rientrano in questo gruppo anche le competenze del medico di fabbrica che può diagnosticare ogni forma o inizio di malattia o di contaminazione da agenti che esistono nell'ambiente di lavoro e si possono sviluppare (solventi, acidi, polveri nocive, ecc.), come bronchiti asmatiche, ulcere, sindromi dermatologiche, ecc.
MEDICINA DIAGNOSTICA e curativa (che deve diagnosticare e curare lo ammalato)
Medico di base
Medico curante delle persone ammalate (diagnosi e cure)
La buona preparazione di questo Medico riduce sensibilmente i ricoveri in luoghi di cura.
Si ha così una sicurezza sanitaria risparmio di medicinali, si vince II comparaggio del ricettario per il quale spesso certi Medici sono interessati a ordinare questa anziché quella medicina che darebbe più garanzia perchè proviene da un buon, Istituto che spende anche nelle ricerche, cioè in parole povere previene e cura la salute del malato; ma questa medicina gli lascerebbe nessun margine di guadagno, ma gli consentirebbe di agire secondo coscienza.
3) MEDICINA RIABILITATIVA
Medico che deve reinserire il conva-
lescente nelle migliori condizioni dl recupero funzionale
Medico dei postumi di malattia
Centri di terapia fisica, massaggi, climatoterapia, fangoterapia, ginnastica in senso lato (vascolare, ortopedica, respiratoria).
Riassumendo e dando atto che ogni medico deve operare nel suo campo senza essere assillato da altri impegni; deve collaborare nell'ambito informativo fra il Medico del campo preventivo, fra Medico di base o curante e Medico specializzato alla riabilitazione del malato.
Solo così avremo una salute assicurata al 99 per cento in tutte le forme e in tutti campi, ed avremo un'assistenza più che altro buona e con poca spesa.
CUGUTTU SALVATORE
Esteso a tutti il beneficio dei 7 anni di guerra?
Saranno presto estesi a tutti gli ex combattenti i vantaggi della legge n. 336 del 24 maggio 1970; legge che è al centro dell'interesse e di polemiche, per tanti operai e impiegati?
In sostanza la legge in questione riconosce per ora ai soli statali e parastatali ex combattenti ed equiparati, un'anzianità unica di 7 anni agli effetti del collocamento in pensione e della indennità di liquidazione. Per gli invalidi (ex combattenti statali e parastatali) l'abbuono di anzianità agli effetti della pensione e liquidazione è di 10 anni.
A tale proposito è stata presentata nel mese di agosto alla Camera la proposta di legge che estende agli ex combattenti dei settori privatistici (aziende di iniziativa privata ed a partecipazione statale) i « benefici combattentistici già accordati ai pubblici dipendenti con la legge n. 336.
Facendo, in questo modo, partecipi di tali agevolazioni tutti gli ex combattenti si verrà a correggere la grave ingiustizia perpretata nei confronti di molti lavoratori che non hanno il vantaggio dl appartenere al pubblico impiego.
Ricerchiamoiveriresponsabilideiprezzi
(Padroni - grossisti - speculatori intermediari - Stato)
In questi mesi l'aumento dei prezzi ha avuto un andamento pauroso, taglieggiando i già magri salari e stipendi dei lavoratori e dei pensionati, questo lo conferma anche l'ISTAT (l'Istituto di Statistica Statale). Secondo l'organo pubblico di statistica il costo della vita è aumentato per i lavoratori dipendenti (operai impiegati), rispetto al luglio 1971 del 5,2% solo per le spese alimentari, mentre l'incremento generale è maggiore del 6,3%.
Vediamo un po' chi sono i responsabili di questo andamento e la leva dei prezzi chi la manovra. Primo responsabile è il padronato, nel suo insieme, per recuperare e aumentare i profitti, poi grossisti, speculatori intermediari, Stato.
Secondo, l'incremento dei prezzi è pressocchè continuo da un mese all'altro, a dimostrazione che si tratta di una caratteristica costante del sistema e del meccanismo e di chi lo manovra e non tanto di variazioni particolari.
ALCUNI ESEMPI LO DIMOSTRANO
Prezzi alimentari, nel loro insieme, aumento del 6,3%.
In particolare: Carne, rispetto al luglio 1971, all'ingrosso ha avuto un incremento del 21,9%, mentre l'aumento al dettaglio è stato del111%, per gli ortofrutticoli si è avuto in più 10.9%, all'ingrosso, mentre al dettaglio l'incremento è stato del 7,5°/o.
TELEFONI:
Le bollette dei telefoni, comprensive dei nuovi aumenti previsti dal comitato interministeriale dei prezzi, saranno salate, glí abbonati maggiormente colpiti sono quelli che hanno apparecchi in duplex + 100%; singolo + 147%; quindi le aziende e le banche + 57%.
ZUCCHERO:
Un chilo di zucchero in Italia costa L. 265. E' un primato. In Francia lo pagano meno, 200 lire; Olanda 185 lire, in Inghilterra 160 lire.
Probabilmente non esiste prodotto alimentare in Italia nel quale siano così bene riassunte tutte le radici del carovita.
Lo zucchero rappresenta un affare d'oro per gli industriali e lo Stato.
Vediamo alcuni numeri di come si forma il prezzo record di questo prodotto: 65 lire ai • baroni dello zucchero » per la trasformazione della bietola, 23 lire per finanziare le ristrutturazioni, 32 lire allo Stato, per imposta di fabbricazione, inoltre una tassa — che lo Stato mette per il trasporto e la fabbricazione — pari a circa 12
lire complessive, il resto va al coltivatori di bietola.
Tutto questo mette la bieticoltura in crisi, contemporaneamente l'Italia importa zucchero dagli altri Paesi per circa quattro milioni di quintali l'anno.
L'impostazione e la battaglia che si deve affrontare sul piano sindacale, in occasione delle lotte contrattuali, è quella di giungere alla costruzione di obbiettivi di riforma, articolandoli a livello locale, con delle precise piattaforme sulla piena occupazione e prezzi. Due problemi questi che si collegano strettamente alla riforma agraria e della distribuzione
Scuola in cifre
Alunni (anno scolastico 1972/73)
Alunni che vanno a scuola in locali precari •
che frequentano i doppi e tripli turni
che vanno a scuola in locali sovraffollati