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Notiziario GTE6

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Notiziario Sindacale

ollettino unitario del Consiglio di fabbrica - Cassina de Pecchi GTE

ENGELS, contro il cretinismo politico

L'ingenuità ed il candore di talune iniziative infantili, il più delle volte inducono al sorriso indulgente chi per otto ore lavora all'altoforno od alla trancia; ma quello che gli operai proprio non tollerano è l'insipienza volgare di chi, sciacquandosi la bocca con parole più grandi di loro, si ostinano nella più nera ignoranza, non fosse che della storia del movimento operaio.

A costoro, quindi, ed a tutti i presenti e futuri proclamatori di settimane rosse (?) », un compagno operaio del 1434 ha indirizzato la lettera di questo brano di Engels, scritto a commento di alcuni eventi occorsi in Spagna nel 1871.

(da: Marxismo ed AnarchismoMarx Engels, Editori Riuniti)

Gli alleanzisti non potevano Persistere nella ridicola posizione in cui erano cacciati con la loro « abile » politica elettorale, altrimenti avrebbero perduto per sempre il loro dominio sull'Internazionale spagnola. Dovevano agire, almeno per salvare le apparenze. Ciò che doveva salvarli era lo

DALLA FABBRICA LUNITA SINDACALE DALLE LAtTT'E IL POI tRE DEI LAVORATORI

sciopero generale.

LoSciopero generale è nel programma di Bakunin la leva per mezzo della quale si compie la rivoluzione sociale. Un bel mattino tutti gli operai di tutti i rami dell'industria di un paese, o meglio, del mondo intero, cessano il lavoro, e in questo modo, al massimo in quattro settimane, costringono le classi possidenti o a sottomettersi umilmente o ad attaccare gli operai, in modo che questi avrebbero allora diritto di difendersi e, cogliendo l'occasione, di rovesciare tutta la vecchia società. Il progetto è ben lungi dall'essere nuovo: i socialisti francesi, e dopo di essi i socialisti belgi, hanno inforcato fin dal 1848 questo cavallo di parata, che è tuttavia di origine inglese. Durante il rapido e violento sviluppo del cartismo, che seguì la crisi del 1837, tra gli operai inglesi si predicava, fin dal 1839, il « mese sacro », la sospensione del lavoro su scala nazionale, suscitando una tal eco tra gli operai, che nelle fabbriche della

Inghilterra del nord, nel luglio 1842, essi tentarono di realizzare. la cosa. Anche nel congresso della Alleanza, a Ginevra (V settembre 1873), lo sciopero generale ebbe una grande parte; tutti però convennero che a questo scopo era necessaria un'organizzazione perfetta della classe operaia e una cassa ben fornita.

E qui appunto casca l'asino! Da una parte i governi, specialmente e incoraggiati dall'astensione politica, non lasceranno andar così avanti nè l'organizzazione, nè la cassa dei lavoratori; e, d'altra parte, gli avvenimenti politici e gli arbitri delle classi dominanti determineranno il successo del movimento di liberazione degli operai molto prima che il proletariato riesca a darsi una organizzazione ideale e un fondo di riserva così importante. E, se li avesse, non gli occorrerebbe la via indiretta dello sciopero generale per raggiungere lo scopo.

Avanti verso I' unità di
i lavoratori
tutti
dicembre 1971 n. 7
a D i )a Ia Ie e
F. ENGELS

ATTIVITA' DEL COMITATO

PERMANENTE ANTIFASCISTA GTE

Il comitato antifascista della GTE, ha voluto partecipare alle manifestazione che s; sono svolte ín tutta Italia contro il fascismo nel mese di novembre, con una mostra di fotografie che ricotruissero i principali momenti della ascesa al potere del fascismo e delle lotte popolari e della classe operaia per la difesa prima, e per la riconquista poi, delle libertà democratiche.

La mostra è stata anche una risposta ai fascistelli locali, per mostrare loro che tutti conosciamo, le radici da cui vorrebbero rinascere, e i frutti che il loro albero ha dato.

Quello che è importante da fare è che in questi ultimi mesi i fascistelli hanno abbandonato le loro velleità di presentarsi come « sindacato » in fabbrica, e hanno solo tentato di fare avvicinare alla

fabbrica, furtivamente di notte, alcuni loro foglietti, contro il sindacato, e contro le elezioni del Consiglio di Fabbrica.

Questo risultato è stato ottenuto per la giusta azione svolta dal Consiglio di fabbrica, dal Comitato antifascista, e dalla grande unità dei lavoratori, nei mesi scorsi, rivolta a ricacciare indietro e annullare i primi tentativi di organizzazione dei fascisti.

L'azione svolta in GTE si è collegata positivamente all'azione nazionale contro il fascismo che è culminata con la grandiosa manifestazione a Roma del 28 aprile, alla quale hanno partecipato anche compagni della GTE.

Alcuni risultati di questa grande mobilitazione si stanno ottenendo:

— l'apertura dell'inchiesta a Milano per stabilire se (!) il msi è

una ricostruzione del partito fascista, vietata dalla costituzione (e i fascisti, come è loro costume, mettono bombe intimidatorie sotto le finestre dei magistrati)

— l'arresto di fascisti armati a Padova, dopo anni di lebere scorribande.

Quello che è certo è che la lotta contro il fascismo deve essere una lotta costante del movimento dei lavoratori, perchè la lotta contro il fascismo è la lotta contro tutte le forze del padronato che con ogni mezzo tentano di opporsi all'avanzata dei lavoratori e alle loro richieste, giungendo anche a mettere in discussione la democrazia del nostro paese quando la avanzata dei lavoratori mette in pericolo secolari strapoteri padronali.

ODORE DI FUMO Milano antifascista contro il neofascismo

Ottobre 71, una domenica mattina, a Milano.

Probabilmente siamo più di quarantamila, e sfiliamo in un unico corteo, Solo apparentemente frazionato da striscioni che recano nomi diversi: Alfa Romeo, il Giorno, Pirelli, Quartiere Gallaratese, ACLI, Partito Comunista, Movimento studentesco, e molti altri. Molti striscioni, altrettanti gruppi riuniti in un unico corteo dalla medesima parola d'ordine: NO AL FASCISMO.

Molti, troppi, ritengono che la frase « no al fascimo » sia logora ed assumono nel sentirla rieccheggiare, una espressione annoiata, nauseata quasi, e si affretta-

no a spiegarci che il « pericolo fascista » non esiste più (...c'è la costituzione che vieta la ricostituzione sotto qualsiasi aspetto e norme del partito Nazionale fascista...) ; che al massimo c'è la necessità di un po' d'ordine, e che non si può chiamare fascisti quegli individui che aspirano a tale ordine.

Quanta ipocrisia, nei loro discorsi, puntualmente riportati dai giornali conservatori, quando sospirano « ordine » come se sognassero pace, benessere, giustizia, libertà...: e fingono di non sapere (oppur4 hanno dimenticato, ed è ugualmente grave) che il loro ordine è quello delle carceri ove i

detenuti politici sono murati vivi o torturati bestialmente, oppure buttati da una finestra durante lo interrogatorio, l'ordine che regna in paesi la cui polizia e la « guardia civile » sono impiegate per spingere, con la baionetta sui fucili, milioni di lavoratori nelle fabbriche e nelle miniere ad essere sfruttati senza possibilità di ribellione.

E questo « ordine » raggiunge il massimo livello di perfezione nei i:tecimila campi di sterminio funzionanti durante l'ultima guerra mondiale, i cui nomi più famosi sono Auschwitz, Mauthausen, Dachan, Trebluika; perchè solo con un « ordine » quasi perfetto han-

L'

no potuto uccidere —Spogliare dei denti di metallo, dei capelli per tare materassi, della pelle per lampadari — bruciare, incenerire quasi undici milioni di donne, bambini, uomini, vecchi, soldati prigionieri. Undici milioni di uccisioni di tipo « industriale » (cioè non morti sotto ai bombardamenti o in battaglia).

Per farci un'idea di quello che successe sotto il fascismo meno di 30 anni fa, immaginiamo di essere presi, tutti noi dello stabilimento di Cassina, e di essere incolonnati in mensa come per il pranzo: quindi di essere uccisi uno ad uno (con un colpo di rivoltella alla nuca o con gas asfissiante diffuso dagli aereatori). Poi, di essere spagliati dei denti d'oro e dei capelli, qualche volta anche di un po' di pelle, e quindi di essere portati in un altro settore (per esempio, al Lazzaretto), e li infilati nei forni crematori.

Usciremmo perciò dallo stabilimento sotto forma di mangime per i polli, concime, materassi di capelli, paralumi di pelle, metalli preziosi...

D'accordo, l'immagine è macabra; ma non è finita qui, poichè per raggiungere il totale della « produzione » bisognerebbe ripetere l'operazione 5.000 (cinquemila volte), 11 milioni di esseri sterminati equivalgono a 5 mila volte lo sterminio dei lavoratori della GTE di Cassina...

Queste cose non possono, non debbono essere dimenticate, e perchè ciò non avvenga ci siamo riuniti in questo corteo antifascista.

Partiamo da via Mascagni, e attraversiamo piazza S. Babila. Oggi non c'è nessuna di quelle facce di teppisti che spesso bazzicano questa zona: forse perchè per le loro « discussioni » a base di « olalà », catene e manganello amano essere dieci contro uno, e quindi stamane dovrebbero essere circa in mezzo milione, quindi hanno scantonato, in attesa di riapparire come avvoltoi contro qualche isolato studente o sindacalista, o semplice ignaro passante.

Il corteo imbocca corso V. Emanuele, sullo sfondo spicca il Duomo, e qualcuno dice che gli sembra di andare a mesa, NO, non si va a messa: si va a gridare il NO! di una società che aspira ad essere che rifiuta la presen-

za di un leccapiedi dei nazisti, di un fucilatore di italiani al soldo degli sterminatori tedeschi.

Una distinta signora, abbondantemente impellicciata, il classico tipo che la nostra Televisione ci sciroppa nei teleromanzi come « tipica » madre di famiglia italiana (famiglia con un reddito mensile di mezo milione di lire, naturalmente), tende braccio e mano, insultando in particolare quattro partigiani che le sfilano davanti: un vecchietto che pedalava al nostro fianco balza, con insospettata agilità, dalla bicicletta, afferra la stugida per il visone, ma viene fermato dal servizio d'ordine del corteo prima di poterle dare quattro schiaffoni. Francamente me ne dispiace, perchè penso che la distinta signora abbia dei figli, che sottoporra purtroppo, alla sua squallida « educazione »; con la faccia gonfia, almeno per qualche giorno tale ...diseducazione sarebbe stata sospesa.

Giriamo intorno al Duomo, ed è consolante notare che parecchie persone, applaudendoci, riprendono il nostro slogan: anche per loro, quindi, Milano antifascista deve essere la tomba del fascismo. Durante il corteo avevamo visto molti carabinieri attorno a noi, in via Larga, in Galleria, ed un elicottero militare ci sorvolo da 1 ora; ma via Dante e bloccata completamente da poliziotti e carabinieri in assetto di guerra: sono pochi quelli con scudo visiera e candelotti fumogeni, la maggioranza ha bene in mera pistole e moschetti. Temono che si vada a « disturbare » (cioè a portare di peso in Piazzale Loreto) il denlitato fascista che oggi, in fondo a via Dante, tiene un comizio.

Il nostro corteo. davanti alle lapidi di centinaia di fucilati dai fascisti, torna verso il Duomo, ed io ne esco per andare a curiosare nel comizio fascista. Mentre percorro via Dante, sento le prime parole dell'oratore. Forse sono suqnestionato. perchè sono percorso da un brivido di paura: mi è parso di riudire frasi come « Achtunq Pchtunq, il comando di occupazio-

ne nazista comunica che '1 lioni di uomini saranno fucilati in nome dell'ordine fascista... ».

Attorno all'oratore (ahimè, povera Italia!) vi sono 4 o 5 mila persone: qualche vecchietto sfoggia un monocolo che mi ricorda qualche generale fascista. Anzi sono molti a mostrare la « caramella » all'occhio: che sia il nuovo distintivo del fascismo? (sul palco c'è anche MONOCOLO D'ORO).

I giovani hanno tutti l'aria di aver fretta: molti sono giunti da Roma col biglietto di Italia-Svezia (nel pomeriggio a S. Siro) in tasca, offerto gratuitamente dalla sezione romana del partito fascista.

Comunque mi conforta il fatto che sono poche persone: picchiatori giunti da Roma per la partita, sottoproletariato Brianzolo al soldo di industriali di Varese giovani in maxi-cappotto e la « erre moscia » e vecchi nostalgici, messi insieme, non supereranno il migliaio di individui. Gli altri sono tutti poliziotti: sono così attenti a cogliere eventuali provocatori che si scordano di arrestare l'unica persona da mettere in galera, cioè l'oratore fascista.

Me ne vado per non aumentare il numero dei presenti: ho ascoltato frasi come « ordine, corporazioni. Italia, Italia » (che sia già cominciata la partita?) ancora ordine.

Queste parole e la vista della grossa fiamma dipinta sul palco mi fanno ricordare alcune righe scritte da un sociologo di nome Danilo Dolci: Auschwitz sta fioliando nel mondo, ed i figli, pur diversi. gli assomigliano: Non sentite l'odore del fumo!

L'.,,kmento non te lo posse dare, ma ben . olenberi offro un bleberto per la partita.

Strane vicende, quelle che segnano la vita dei capi del personale: la loro carriera è una perenne ascesa nella scala delle quotazioni dirigenziali; come del resto sarebbe nella logica delle cose; ma quel che ci lascia del tutto gsterefatti è che, contrariamente a quanto sarebbe legittimo aspettarsi, i meriti di carriera dei capi del personale sono i siluramenti.

Infatti capita spesso di assistere al naufragio clamoroso di uno di questi burocrati...; capita di darlo... per spacciato sul mercato dirigenziale, per poi vederlo volteggiare, — novella araba fenice, — in cieli sempre più alti.

Pare insomma d'aver a che fare, più che con dei dirigenti d'azienda, cc.n certi alti ufficiali che per essersi compromessi in ogni genere di scandali (vedi SIFAR) per « punizione » vengono promossi aí gradi superiori.

E' quanto è accaduto in GTE negli ultimi tempi; sarà utile a questo proposito ripercorrere insieme la storia dei passati due anni. Sul finire del 1969, il nostro giornale sindacale dì fabbrica, il RADAR, annunciava che a breve scadenza sarebbe giunto in fabbrica il nuovo capo del personale Zano-

vello. Di lui il RADAR produsse un curriculum dettagliato, completo di prove fotografiche Dicevamo allora: compagni, stiamo ben attenti: questo signore ha costruito la sua fortuna dí giannizzero sulla pelle degli operai della Vanzetti; al suo attivo vi sono le « grandi epurazioni » di sindacalisti dalle fabbriche, negli anni difficili del Sindacato; soprattutto, dicevamo, ci risultano di lui orientamenti politici inequivocabili ed allarmanti. Sul finire del 1971 ci giunge no-

tizia che il capo del personale Zanovello se ne sta andando. A noi certamente non è dato di conoscere la motivazione ufficiale del siluramento, nè ci interessa. Noi ci atteniamo scrupolosamente ai fatti, in modo che ciascuno tragga le proprie conclusioni: varrà la pena ricordare che durante la gestione Zanovello si è avuto il tentativo di smantellamento notturno della HOPT di S. Giovanni; che a Marcianise è entrato in fabbrica un « Sindacato di comodo » Scopertamente padronale; e che, buon ultimo alla GTE si è tentato negli ultimi mesi di dar spazio ai fascisti della cisnal; tentativi falliti. si obietterà; d'accordo — ma solo grazie alla vigilanza operaia che ha sempre saputo rispondere, colpo su colpo a queste maldestre e goffe manovre, tra l'altro decisamente « demodèes ».

Conclusione: se quello che è giunto al capo del personale Zanovello non è un siluro, è certamente qualcosa che lascia un senno inequivocabile suoli abiti: la forma di una scarpa. Ciononostante. l'ex capo del personale Zanovello andrà a dirigere la S.P. Elettronica. Che se ne voglia fare una altra Vanzetti?

coNtratta2 coNq i..00cuA arstra u uis hl a o Non toccaM BRAVO 10 A POSTO E ZITTO, ieri
rgIGNoR MAESTRO LUI DICE CHE NON SI DEVE SCIOPERARE E‘. VERO CHE E' UN FASCISTA? ZITTO! DIMMI LA POESIA ! LA VISPA TERESA GRIDAVA Lo HO PRESA C HO PRESA

Al giornale sindacale di fabbrica UNA LAVORATRICE CI SCRIVE:

Ho letto con molta soddisfazione sulle bacheche del Consiglio di Fabbrica, un ordine del giorno sugli asili nido. Sono contenta che a livello nazionale l'UDI, le organizzazioni sindacali e ipartiti della classe operaia stiano conducendo una battaglia per la conquista di un così importante servizio sociale che è quello degli asili nido.

In questa ditta, vi sono molte marntiecostrette a lasciare a balia, a persone che poco conoscono, i loro figli, che a volte sono trascu-

rati per la mancanza totale di cognizioni sui metodi educativi da adottare, e pagando inoltre una grossa fetta del salario.

La mancanza di asili nido, comporta ai bambini, limitazioni di spazio e di libertà nei loro giuochi, e alle mamme uno stato di apprensione che lasceranno solo quando sapranno i loro bambini al sicuro e ben curati.

Questi problemi non avranno più ragione di esistere con la creazione di asili nido che assicurano al bambino una compagnia co-

stante per i loro giochi e nello stesso tempo una sorveglianza discreta e attenta da parte di persone a conoscenza dei più moderni criteri di educazione infantile.

Con questa premessa ogni mamma potrà guardare con sicurezza all'inserimento dei figli nel mondo d'oggi e nella scuola di domani.

Spero che questa battaglia si concluda felicemente sia per una avanzata dei lavoratori e principalmente della donna lavoratrice, e sia per le lavoratrici della GTE al fine di ottenere un asilo nido per i propri figli.

NON SA PIU' COSA FARE

Non sa più cosa fare la nostra direzione per dividerci e metterci l'una contro l'altra.

Questo esempio lo troviamo al reparto 1620.

In questa linea vengono controllati i lavori vari della produzione, le ragazze che controllano questi pezzi devono segnalare per iscritto su un quaderno enorme, tutto ciò che trovano sotto le basette una per una, errore per errore, nome cognome di chi le ha fatte etc...

Noi naturalmente sapendo la procedura del lavoro quando arrivano da noi per le riparazioni, immaginerete il nostro stato d'animo verso queste ragazze, sia per il fatto che dovremo perdere del tempo (e intanto il cottimo corre) sia per il timore di qualche cicchetto.

Per la minima sciocchezza quasi ci avventiamo sulla ragazze. Ma è loro la colpa? NO. E nemmeno, credo, del caporeparto che non penso sia in grado di porre in at-

to qualsiasi suo desiderio. Ma naturalmente è della nostra beneamata direzione che emana questi ordini, lo scopo è più che chiaro: fare delle discriminazioni in campo salariale e di simpatia, ma soprattutto ripeto per metterci la una contro l'altra.

Dovrà essere qualche ORSO che dovremo « Somare » per porre fine al nostro malcontento, e non le ragazze che bene o male eseguono degli ordini impartiti loro.

dal 1517

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C'E UNA 512A.p4A SCUSI CONMI 554-C10." ALL'ULTIMO P14140 DELLA
(disegno di Vannini)
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LA BICICLETTA, ovvero Parisi è ora di finirla !

E' proprio vero: esiste gente che non ha il minimo rispetto di sè stesso. Come accade all'Ing. Parisi. Nonostante tempo fa noi avessimo pubblicato su questo stesso giornale un articolo di drastica stroncatura delle sue iniziative antinfortunistiche, — quelle tali luminarie, palline colorate e caramelle di premio, — il Nostro, con supremo sprezzo del ridicolo, ha installato il suo tabellone luminoso.

Oggi stesso si è accesa la prima lucetta rossa: un operaio, siccome la fabbrica è luogo di divertimento, ha «distrattamente» messo la mano in fallo e si è inforturato.

E per questo motivo che non

pcssiamo esimerci dal dire: dia gior senso di decenza nel trattare retta a noi, ing. Parisi. Abbia magun tema tanto tragico come gli infortuni sul lavoro. Lo diciamo solo per lei, ci creda.

Daltronde cosa si aspetta da quella lucetta lampeggiante? Si aspetta forse che l'operaio infortunato guarisca di incanto? O forse che l'operaio infortunato venga punito dall'ostracismo dei suoi stessi compagni? Ma no, lei sogna ben altro: la sua fabbrica ideale è quella in cui i gesti degli operai siano funzione esclusiva dei cineamatismi volanti delle macchin e e delle parabole delle schegge.

E,Se la sua carriera non subirà

intralci, siamo certi che fra breve vedremo gli operai muoversi in modo a dir poco strano: a dipresso come degli spastici.

Ma nessuna paura, non saranno affatto malati: semplicemente avranno, — finalmente , — imparato a muoversi tra le SUE macchine, senza farsi male.

E' vero, la produttività sarà paurosamente calata, ma che importa? Nessuno più si farà male e, quel che è più importante, non si sarà stati costretti ad introdurre quelle noiose modifiche alle macchine.

Modifiche che avrebbero, — che stupidaggine!, — impedito agli operai quella ginnastica: che fa poi così bene alla salute.

Lei lo sa: va in bicicletta!

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