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Consiglio di fabbricaFLM42

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consiglio di fabbrica

etalmeccanici milano

Pubblichiamo il documento di lavoro sulla riforma della struttura del salario, predisposto dall'Ufficio sindacale nazionale per le politiche contrattuali", al fine di iniziare, secondo le decisioni assunte anche dal Consiglio Generale F.L.M., la discussione di merito nelle strutture sindacali e tra i lavoratori.

agenzia di informazione sindacale

LM F
. 42
piazza Umanitaria,
5
ANNO VI GENNAIO 1978
della FLM milanese 1

STRUTTURA DEL SALARIO E POLITICA SALARIALE

I TERMINI DEL PROBLEMA

La linea di riforma della struttura del salario, fatta propria dagli ultimi Congressi, sta suscitando più polemiche che ipotesi concrete. La ragione di ciò sembra non solo su ambiguità metodologiche, ma nel mancato chiarimento dell'asse politico e rivendicativo che dovrebbe guidare, da qui ai prossimi anni, le scelte di politica salariale. Infatti il riferimento alla rimozione di squilibri interni alla struttura retributiva è presente anche in quanto vorrebbero la riduzione del costo del lavoro come principale via di gestione della crisi economica e sociale.

I termini del problema sono abbastanza noti, ma li richiamiamo in breve.

La politica economica del governo e il costo del lavoro

La posizione che ispira la politica economica del governo (e l'accordo programmatico) è quella già sperimentata nel '76/'77 e annunciata dai vari Andreatta e Fuar (vedi art. Andreatta, del 19/11/76 del Corriere della Sera: gli errori della sinistra sul costo del lavoro; le stesse posizioni sono state di recente ribadite). In sostanza la linea è quella di usare la politica del bilancio (contenimento del deficit pubblico) per controllare il saldo dei conti con l'estero e di ridurre la dinamica dei costi interni (principalmente da lavoro), per mantenere i livelli di occupazione (accrescimento/mantenimento dei livelli di competitività). A prescindere dall'attacco al sindacato, è assai dubbio che questa linea abbia un fondamento anche teorico (vedi ad es. n. 1 del bollettino CREL, "il costo del lavoro e la politica economica dopo la lettera d'intenti").

Ad ogni modo i quattro obiettivi principali che la politica del governo indica come prioritari (contenimento della inflazione, superamento degli squilibri dei costi con l'estero, risanamento della finanza pubblica, ripresa degli investimenti privati) convengono tutti nella direzione del contenimento del costo del lavoro.

La via è quella nota dell'aumento della pressione fiscale e tariffaria, dei fitti medi, dei prezzi controllati; in secondo luogo si sconta che un'aumento delle quote di profitto a spese della massa salariale sia la condizione necessaria e sufficiente (indipendentemente dai livelli di utilizzo della capacità produttiva e della domanda interna) per accrescere gli investimenti (1).

(1) In particolare la "relazione previsionale" per il '78 ipotizza una crescita monetaria del 15% (quindi una crescita reale nulla) dei costi del lavoro, affidata ai soli meccanismi della contingenza.

La politica retributiva del sindacato, il costo del lavoro, la competitività

La guerra dei dati statistici, a sostegno dell'aumento della dinamica abnorme del costo del lavoro è ripresa, con varie acrobazie contabili, anche nella recente "Relazione previsionale e programmatica". E' opportuno per nostra chiarezza, che la critica a questi dati non sia scissa da una valutazione positiva della politica

retributiva sottostante, condotta dal sindacato negli ultimi anni. Vale la pena di esaminare insieme i due aspetti del problema.

Politica retributiva del sindacato

I dati a disposizione non sono completi né trasparenti, ma possono essere certamente messi a confronto.

In linea di massima la politica retributiva nella industria, a partire dal '71 e con più forza negli ultimi anni segue queste direttrici:

la dinamica complessiva è in gran parte indipendente dai livelli di produttività;

l'andamento delle retribuzioni minime contrattuali, della contrattazione aziendale tendono a ridurre i differenziali fra regioni, settori produttivi e dimensione d'azienda, fra qualifiche, fra operai e impiegati, fra uomini e donne almeno per le voci retributive note e controllate; l'amplificazione del punto di contingenza a 2.389 lire accentua questa tendenza;

le retribuzioni lorde superano gli aumenti del costo della vita (ma il fisco si occupa di ridimensionare gli aumenti).

La comparazione di alcuni dati possono illustrare queste tendenze.

1) Guadagno medio mensile per operaio, comprensivo di tutti gli elementi (fonte: Ministero del Lavoro, aziende sopra i 10 addetti; costruzioni sopra i 5 addetti).

Variazioni percentuali 76/71

Tassi complessivi metalmeccanica manifatturiera

Tasso annuo composto

a) metalmeccanica

+ 5,4

Commento: per le retribuzioni lorde di fatto, degli operai i dati possono fornire un'idea della dinamica monetaria e reale dal '71 al '76.

I dati ufficiali disponibili per gli impiegati non con, sentono comparazioni dinamiche, se non per i minimi retributivi.

2) Guadagno medio mensile per operaio: analisi del differenziali di categoria. (Elaborazione su dati del Ministero del Lavoro).

nostre elaborazioni * 1971 1976 metalmeccaniche e mezzi 148.932 350.683 di trasporto industria manifatturiera 136.129 330.469 * il dato a fine '76 è stimato Monetari Reali + 135,47 +
+ 142,76 +
+
23,6
27,4
19,2
2

Commento: sia pur con lentezza e con diversi ritmi per gruppo d'industria, i differenziali in media tendono a ridursi.

Indici del costo del lavoro nei settori industriali fatto = 100 il costo del totale delle industrie manifatturiere.

Occorre tener presente che una dinamica salariale accentuata e riduzione dei differenziali (che implicano controllo del salario di fatto) sono strettamente connessi. La esperienza passata (vedi 1951/61) mostra che ad una dinamica salariale modesta corrisponde una accentuazione delle differenze fra settori ed aziende, in base al cosiddetto "slittamento salariale", che significa che se il sindacato non controlla il salario, il padrone ne approfitta. Si può quindi affermare che la politica egualitaria ha pagato, che il volontarismo e il coordinamento delle politiche retributive hanno migliorato la situazione pre '69.

I dati dell'inchiesta sulla giungla retributiva (vedi relazione Lettieri a Viareggio), si muovono verso conclusioni complessive non differenti, pur mettendo ancora in luce rilevanti differenze retributive fra operai ed impiegati, il cui significato esamineremo in seguito.

In sintesi si sono difesi e migliorati i livelli di vita, si è puntato ad una generale politica di perequazione, forzando le naturali tendenze del "mercato del lavoro", che avrebbero portato in direzione opposta. Tutto ciò si è riflesso sulla dinamica del costo del lavoro, visto dal punto di osservazione padronale.

Dal '70 al '76 il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato, in moneta nazionale, del 133,5% (tab. 5), contro un aumento del costo della vita del 101,6°/0; il costo del lavoro per occupato dipendente è aumentato, secondo la Banca d'Italia, del 176,5% nello stesso periodo. A questi dati di incremento in moneta nazionale si riferisce correntemente la polemica antisindacale.

E' noto che la manovra del tasso di cambio ha più che recuperato la cosiddetta competitività. Il padronato ha giocato nell'equivoco di scambiare gli incrementi per i livelli assoluti, ha fornito i dati in moneta nazionale piuttosto che in moneta comparabile a livello europeo. In realtà (tab. 4) il costo orario del lavoro nell'industria, nell'ultimo biennio ha avuto incrementi percentuali mediamente minori di quelli di altri paesi. Le distanze tra livelli assoluti si sono quindi mediamente accresciute, anche per i diversi livelli di partenza.

Commento: una riprova dell'affermazione precedente è determinabile anche dall'analisi dei differenziali relativi al costo del lavoro per operai ed impiegati, in una sorta di "fotografia" del 1975.

Nel '76 la concomitanza della svalutazione e della ripresa dei livelli produttivi ha portato ad una riduzione del 10% del costo per unità di prodotto, unica in tutti i paesi europei. E' evidente che una scelta recessiva, a meno di forti cadute dell'occupazione, fa cadere la produttività del lavoro e aumenta i costi per unità di prodotto. Assumendo per assurdo il terreno avversario, si vede come proprio dalla recessione nascano inflazioni e svalutazioni.

Gruppi di industrie 1971 1976 (primi 6 mesi) Estrattive 116,9 113,2 Alimentari 99,8 111,4 Tessili 79,0 77,53 Metalmeccaniche e mezzi trasporto 109,4 103,9 Chimiche 126,2 128,4 Diverse 88,72 88,3 Costruzioni 87,17 95,1 Elettricità gas acqua 191,3 166 in complesso 100 100
INDAGINECAMPIONARIADELMINISTERODELLAVORO (1975) Settori Costo medio orario operai Costo medio mensile impiegati Costo medio annuo operai impiegati Industria chimica 113 110 124 Costruzione macchine e di materiale metallico 97 94 102 Costruzione macchine per ufficio e per elaboratori dati 108 112 137 Costruzione elettrica ed elettronica 96 94 93 Costruzione auto e Pezzi staccati 105 104 103 Costruzione altri mezzi di trasporto 95 94 98 Industria alimentare e bevande 105 106 110 Industria tessile 83 94 80 Pelli e cuoio 92 "115 99 Gomma e plastiche 124 112 115 TOTALE 100 100 100
COSTO DEL LAVORO
Germania Francia (76/74) (76/74) (valori in Unità di Costo Europeo = UCE) Paesi Regno Italia Bassi Belgio Unito Danimarca 1974 4,80 3,30 3,00 5,00 4,50 2,40 4,80 1975 5,20 4,20 3,50 5,70 5,50 2,70 5,30 1976 5,51 4,60 3,54 6,17 6,16 2,77 6,00 (14,8%) (39,4%) (18%) (23,4%) (36,8%) (15,4%) (25%) Ws. 3
NELL'INDUSTRIA DI ALCUNI PAESI DELLA CEE

Le vie per un ridimensionamento del costo del lavoro

Il dato di ambiguità e non chiarezza è nel fatto che, intendendo il problema alla maniera di Andreatta, "l'obiettivo di contenimento del costo del lavoro può essere conseguito operando soprattutto su quel vasto cuneo che si frappone tra costo del lavoro per l'azienda e busta paga per l'operaio: oneri sociali, festività, assenteismo, indennità di quiescenza, oltre che da meccanismi di "pulizia" della scala mobile. Siamo quindi sul piano del rapporto fra salario diretto ed indiretto, oggetto del paragrafo seguente. Nel quadro della politica economica in corso, già la difesa degli attuali livelli di vita dei lavoratori, oltre che dell'occupazione pone grossi problemi. Se questi livelli debbono essere difesi, migliorati, diminuiti e di quanto, non è quesito risolvibile alla sola riforma del salario, senza un chiarimento salariale complessivo. Infatti

Tabella 6

STRUTTURA DEL COSTO DEL LAVORO NELL'INDUSTRIA MANIFATTURIERA 1975 (Ministero del Lavoro) (Elementi del costo in percentuale del costo totale)

Operai + Operai Impiegati Impiegati

termini del dibattito attuale sembrano male impostati, anche dal punto di vista del metodo. Com'è noto i punti principali si riferiscono: all'aumento della quota di salario (o retribuzione) diretto rispetto a quello indiretto o differito; ad un aumento della quota del salario contrattato rispetto a quello legato ad automatismi retributivi (contingenza, scatti di anzianità, quiescenza). In base alle tabelle 6 e 7 si può visualizzare per l'industria e più in dettaglio per l'operaio metalmeccanico, l'insieme di elementi che concorrono a formare la retribuzione diretta, quella indiretta ed il totale costo del lavoro.

Tabella 7

STRUTTURA DEL COSTO DEL LAVORO OPERAIO NEL SETTORE METALMECCANICO (1975)

Retribuzione diretta

Paga base

di contingenza

11,2 16,2 23,5 14,2 13,9 33,7 2,5 1,5 13,9 15,2 16,3 18,2 14,2 13,9 19,6 2,6 1,6 -3,7 17,7 16,4 3,7 17,7 16,4 2,8 4,66 3,30 5,04 2,65 0,30 0,05 0,30 2,43 4,14 22,3 0 30,7 0 100,00
Distanze rispetto all'Italia 1974 160 110 100 1975 148 120 100 1976 155 129 100 Costi salariali per unità di valore aggiunto lordo a prezzi costanti nell'industria, compresa edilizia. Variazioni 1970/1976 166 150 80 160 163 157 77,1 151 174 174 78 169 in moneta nazionale 39,5 75,6 133,5 in UCE 59 61 38,5 Variazioni rispetto l'anno precedente moneta naz. 1974 8,0 15,7 20,3 1975 7,8 16,9 32,3 1976 in UCE 1974 -1,1 11,6 4,3 6,9 9,5 8,0 1975 7,8 23,7 24,6 1976 -0,8 -2,2 -10,1 56 59 136 75,5 68,5 63,5 39,5 72
Germania Francia Italia Paesi Bassi Belgio Regno Unito Danimarca
e superminimi aziendali EDR Totale retribuzione diretta 22,8 13,49 0,78 7,60 2,28 46,97 Retribuzione indiretta Elementi del costo Salario diretto + premi e gratifiche regolari Altri premi e gratifiche Totale retribuzione connessa al lavoro Retribuzione per giorni non lavorati Contributi a carico del datore di lavoro Altre spese COSTO TOTALE 47,8 8,8 56,5 11,4 29,6 2,5 100,0 52,7 9,2 61,9 10,2 26,3 1,6 100,0 49,3 8,9 58,2 11,0 28,6 2,2 100,0
Indennità
Scatti di anzianità Cottimo
Ferie Festività
Tredicesima mensilità
Premio di produzione e premi speciali Assemblee Rappresentanze sindacali Lavoratori studenti
Indennità di anzianità Totale retribuzione indiretta
assicurativi e previdenziali TOTALE COSTO 4
Trattamento malattia e infortunio
Contributi

Questo primo approccio non sembra molto fecondo di indicazioni operative. Esso mostra che il possibile esperimento da indiretta - a diretta riguarda in sostanza il premio di produzione ed altri premi e l'indennità di anzianità.

Ogni fiscalizzazione degli oneri sociali migliora quindi le percentuali relative alla retribuzione diretta.

Si capisce quindi come lo scomputo della contingenza dall'indennità di quiescenza, l'abolizione per il '77 delle festività, la parziale fiscalizzazione degli oneri sociali di quest'anno finanziata con l'IVA, abbiano "migliorato" la struttura del salario alzando la percentuale relativa alla retribuzione diretta.

Inoltre il più rilevante degli automatismi (la contingenza), oltre che gli scatti, si trova nella retribuzione diretta.

Ragionando nei termini di percentuale si dovrebbe concludere che l'adozione di scatti diminuirebbe il salario diretto, quella dell'anzianità lo aumenterebbe.

Ma l'informazione relativa alle percentuali non ci dice nulla sui livelli assoluti, né migliorerebbe la percentuale di retribuzione diretta.

Il problema ci sembra vada posto in termini diversi; più legati alle logiche e prospettive di politica contrattuale

che a quella della modifica della struttura del costo del lavoro.

IL PROBLEMA FISCALE

Innanzitutto c'è un problema di natura fiscale importante nel discorso del costo del lavoro, retribuzione diretta ed indiretta e come tale va trattata. Il problema della fiscalizzazione degli oneri a carico del datore non può essere risolto gravandolo di ulteriori oneri fiscali e contributivi la retribuzione diretta/indiretta (che, ricordiamolo, è al lordo), almeno fino a certe fasce di reddito.

Il rapporto retribuzione netta/lorda e di circa l'87,7% per 4,375 milioni annui; dell'84,4% per 6,25 milioni; dell'81,8% x 7,875 milioni; del 78,5% x 10,5 milioni; del 74,0% per 18,37 milioni; del 70,3% per 30,73 milioni. Molti altri paesi europei, ad un rapporto più basso oneri sociali/costo del lavoro, corrisponde un più sfavorevole rapporto retribuzione netta/retribuzione lorda. Se all'estero l'azienda paga meno oneri sociali il lavoratore paga più oneri sociali e fiscali in percentuale della retribuzione in quanto gode di minori detrazioni. Questo è evidentemente un problema da collegare alla

onte: Centro per lo Studio dei problemi dell'Economia del Lavoro - Università Bocconi.

DISTRIBUZIONE PERCENTUALE ONERI DI SICUREZZA SOCIALE E ONERI FISCALI SU REDDITO LORDO Retribuz. lorda Nazioni % oneri di sicurezza sociale a carico lavoratore % oneri fiscali sulla retribuzione al netto della riten. previd.li Rapporto retribuzione netta retribuzione lorda L. 2.055.000 L. 3.425.000 L. 4.795.000 L. 6.165.000 I F G B O G.B. I F G B O G.B. I F G B O G.B. I F G B O G.B. 7,8 11,4 16,0 9,7 22,3 5,5 7,8 11,4 16,0 9,7 22,3 5,5 7,8 11,4 16,0 9,7 22,3 5,5 7,8 11,1 16,0 9,6 22,3 4,4 5,0 3,7 3,7 6,8 8,9 2,8 17,0 6,7 0,3 11,4 12,5 8,5 22,7 9,1 2,2 14,1 15,1 13,1 25,6 92,2 88,6 84,0 85,8 77,7 91,0 88,8 88,6 78,3 82,2 75,5 78,4 86,1 88,2 74,4 79,0 71,1 73,0 88,8 86,8 72,1 76,7 67,5 71,1
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difesa del potere di acquisto della retribuzione netta diretta o indiretta che sia, (vedi tabella allegata).

Il problema della fiscalizzazione è complesso, anche per la crisi della finanza pubblica. L'aumento di imposizione diretta nei surredditi superiori agli 11/12 milioni può fruttare qualcosa (750/1.000 miliardi). Si può pensare ancora ad una certa progressività anche della contribuzione sociale dei più alti livelli di reddito alla imposizione sulle rendite finanziarie all'aumento selettivo dell'IVA, ma soprattutto al recupero dell'evasione fiscale e contributiva. Non certo ad operazioni di trasferimento di onere sociale datore di lavoro (per via fiscale), alla retribuzione, perché con ciò aumenterebbe sì la retribuzione diretta lorda in percentuale, ma diminuirebbe quella netta in assoluto e in percentuale.

PERCHE' SI PONE LA QUESTIONE DI UNA RIDEFINIZIONE DELLA POLITICA SALARIALE

Il giudizio sulla politica salariale realizzata negli ultimi 10 anni è sostanzialmente positivo se rapportato ai parametri dell'uguaglianza e del miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.

D'altro canto le stesse analisi della Commissione Coppo mettono in evidenza la contraddizione tra la capacità di governo sindacale dove c'è stata una lunga pratica della contrattazione e la incapacità di governo sindacale (marcata anche dalla presenza di sindacati autonomi) dove ve ne è stata poca. E' questa la condizione in cui si trovano soprattutto i "mercati protetti" (servizi, banche, parastato) e dove vi sono le più ampie sperequazioni. E' in questa area, dunque, che si impone una riflessione circa i contenuti della politica contrattuale e i livelli stessi di contrattazione da sviluppare con un confronto tra tutte le componenti del movimento sindacale.

Ciò non esonera dal rilevare che anche nell'ambito del settore industriale la politica salariale e la stessa struttura del salario presentano limiti non secondari dovuti:

al ruolo dell'inflazione — la contingenza tutela solo parzialmente strati non marginali degli occupati e dei pensionati ma nonostante ciò essa è vicino al 50% della paga contrattuale con riflessi sulla rivalutazione degli scatti che divaricano ulteriormente i differenziali intercategoriali e delle paghe di fatto;

al peso degli oneri sociali — la loro incidenza, come si è visto, funziona da pesante tassa sull'occupazione e anche se in via non prioritaria, sono un incentivo all'evasione contributiva, all'utilizzo del doppio lavoro e del lavoro a domicilio;

all'emergere della questione della mobilità interaziendale — questa funziona, in questa fase di crisi, senza alcun controllo pubblico e sindacale per fasce consistenti di qualificati e specializzati mentre non esiste per i meno qualificati o i dequalificati, allargando la forbice tra condizioni e prospettive degli uni e quelle degli altri — comunque l'attuale struttura degli scatti e della quiescenza può diventare un ostacolo ad una mobilità interaziendale controllata;

alla non piena utilizzazione dell'inquadramento unico — la situazione attuale registra un sistema di automatismi nei passaggi di categoria compiuto ed uno sviluppo piuttosto contenuto del rapporto modifica dell'organizzazione del lavoro — dinamica professionale.

Questi possono essere individuati come alcuni dei principali motivi che ci obbligano a ridefinire una politica salariale. Questione tra l'altro presente nel padronato. La Confindustria, nella lettera inviata al Governo ed alla Federazione CGIL-CISL-UIL.

A sua volta la Federmeccanica nel corso del Convegno di Firenze ha prospettato l'ipotesi di contrattare annualmente gli aumenti salariali, abolendo scatti e contingenza ed assegnando alla contrattazione aziendale il compito di rivalutare la professionalità sulla base del rendimento e di un uso elastico della forza-lavoro. Se a queste posizioni si assommano le proposte contenute nelle conclusioni della Commissione Coppo (che configurano una sorta di trasferimento alla legge dell'autorità contrattuale del sindacato) si può comprendere che è urgente oltre che necessario definire una linea globale di politica salariale. Essa deve riguardare sia la struttura del salario e la sua dinamica, sia i rapporti ed i reciproci ruoli dei vari livelli di contrattazione (confederale, categoriale, aziendale); soltanto così è possibile contrastare le tendenze padronali e salvaguardare l'autonomia e il potere contrattuale del sindacato.

GLI OBIETTIVI DI FONDO DELLA POLITICA SALARIALE

La definizione degli assi portanti della politica salariale può essere così articolata: intervento sulla distribuzione del reddito, interna all'area del lavoro dipendente (sia privato che pubblico), tra occupati e pensionati e tra questi e i disoccupati; riduzione del rapporto oggi esistente tra retribuzione diretta ed indiretta e/o differita; controllo della dinamica del mercato del lavoro, per evitare che questa si frantumi in centinaia di sottomercati come sembra essere la tendenza attuale; cambiamento delle condizioni effettive di lavoro, per allargare la possibilità di rendere dinamico il rapporto tra professionalità e organizzazione del lavoro.

In relazione a queste prospettive, l'intervento non può essere che su quattro fronti:

quello extra salariale, relativo alla questione degli oneri sociali e del fisco da una parte e delle pensioni dell'equo canone, delle tariffe pubbliche e dei prezzi amministrati dall'altro;

quello degli istituti salariale confederali, relativo alle questioni della parità operai-impiegati, della contingenza, della CIG, degli scatti e indennità di anzianità; lo s.m.i.g. (salario minimo intercategoriale);

quello degli istituti salariali di categoria, relativo ai minimi contrattuali, alla parametrazione professionale, alla dinamica della mensilità:

quello degli istituti salariali aziendali, relativo al, controllo dei salari di fatto, per categoria e per settore produttivo.

Su ciascuno di questi terreni conviene soffermarsi per individuare prospettive di impegno.

a) Le questioni extra salariali ma che comunque si impattano con il salario sono:

gli oneri sociali, per i quali non occorrono soluzioni congiunturali di fiscalizzazione come fin'ora si è fatto

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ma un programma di relativo ridimensionamento del loro peso. Occorre, cioè, definire un piano di trasferimento graduale a carico del bilancio dello stato di una parte degli oneri, a partire da quelli relativi alle prestazioni sanitarie e finalizzati all'occupazione nel mezzogiorno, giovanile e femminile; il fisco, ferma restando l'attuale impostazione sui redditi bassi e medio bassi, si può prevedere un incremento delle aliquote per i redditi medio-alti, la tassazione degli interessi bancari, l'introduzione dell'imposta patrimoniale; ma ai fini della copertura di bilancio anche della fiscalizzazione selettiva e programmata occorre puntare sul recupero delle evasioni fiscali e contributive;

le pensioni, acquisendo la possibilità di godere effettivamente di mensilità equivalenti a quelle percepite negli ultimi anni di carriera, di poterle godere senza attendere molti mesi e di elevare i minimi, nel quadro di una revisione generale del sistema pensionistico, come proposto dalla Federazione CG I L-C ISL-U I L; l'equo-canone, le tariffe pubbliche e i prezzi controllati, cioè l'insieme di alcune fasce di protezione dei redditi da lavoro medi e bassi dell'inflazione che se viene in qualche modo meno accrescerà inevitabilmente la pressione sul salario.

b) I problemi che dobbiamo affrontare in quanto intrinsecamente di natura confederale sono:

la parità impiegati-operai, sul piano normativo, andan2 do al superamento della legge del 1924 e delle categorie speciali operaie;

la contingenza, è da escludere una sua revisione per l'insieme dei lavoratori anche se si pone in prospettiva un problema di omogeneità tra settore privato e settore pubblico del lavoro dipendente; nell'immediato,.occorre difendere l'aggancio di questa alle pensioni e sostenere un processo di avvicinamento del meccanismo di contingenza del pubblico impiego a quello del settore privato;

la C.I.G., che si intende usare solo come integrazione salariale dei lavoratori posti in "parcheggio" in base alla legge sulla riconversione industriale; riconfermare un suo uso in funzione di sbocchi occupazionali e di risanamenti aziendali convincenti; l'indennità di anzianità, per la quale l'operazione più consistente è stata con l'accordo con la Confindustria del febbraio 1977 lo sganciamento della sua dinamica dalla contingenza. Per essa è ipotizzabile una trasformazione sulla base delle ipotesi indicate appresso; gli scatti di anzianità, per i quali un'operazione di omogeneità intercategoriale rappresenta un reale avanzamento delle condizioni di uguaglianza dei trattamenti retributivi; tale omogeneizzazione deve tenere conto da un lato del differente ruolo che gli scatti di anzianità hanno nel settore pubblico del lavoro dipendente (dove non vi è la contrattazione integrativa) e nel settore Privato; dall'altro del complicato intreccio tra professionalità e anzianità tra salario automatico e contrattato, tra mobilità e mercato del lavoro.

Le ipotesi di una omogeneizzazione sono indicate appresso e vanno rapportate alle scelte che si compiono sugli istituti contrattuali indicati di seguito:

lo SMIG, cioè la definizione di un salario di riferimento minimo intercategoriale valido per la tutela delle Posizioni più deboli contrattualmente e a tutti gli altri

fini assicurativi pensionistici, ecc.

c) Ai fini della definizione di una politica salariale adeguata agli obiettivi di fondo indicati in precedenza, gli istituti contrattuali di categoria assolvono ad un ruolo essenziale. I problemi che si aprono sono:

un omogeneo livello salariale di ingresso tra le varie categorie dell'industria che comporta una scelta strategica tra le varie categorie a partire dalle rivendicazioni dei prossimi rinnovi contrattuali;

il mantenimento o meno del rapporto 100-200 che è una questione conseguente all'obiettivo di redistribuire meglio la professionalità lungo la scala parametrale e di consentire alla contrattazione aziendale di realizzare un controllo dei salari di fatto: in quest'ambito occorre risolvere:

la questione della 3a categoria per l'addensamento degli operai in questa categoria;

la questione del 5 S, nel senso che comunque con questo rinnovo contrattuale occorre giungere ad una definizione (eliminazione o trasformazione in categoria);

la questione di una nuova scala parametrale, in quanto con l'assorbimento in paga base di 103 punti di contingenza in base all'accordo interconfederale del 1975, quella definita dal contratto del 1973 non regge più;

la definizione di criteri di maggiore elasticità della mobilità professionale, partendo dalle esperienze fatte con la contrattazione di questi anni.

d) Infine, occorre definire un orientamento per la contrattazione aziendale i cui problemi sono:

il trasferimento nella remunerazione mensile delle erogazioni eccedenti la tredicesima mensilità e la quattordicesima erogazione (o equivalenti);

la perequazione settoriale interaziendale in riferimento anche all'orientamento espresso dal C.G. del 3/5 novembre scorso in merito alla gestione della prima parte dei contratti;

il controllo dei salari di fatto per contrastare la tendenza agli aumenti di merito;

il controllo del salario nell'area della piccola e piccolissima azienda;

indennità paghe di posto, altre voci aziendali per le contraddizioni che comportano;

il fatto che l'intreccio fra operai e impiegati sui salari di fatto non esiste se non al I°, al l° e, in parte, al III° livello.

I PROBLEMI DELLA PEREQUAZIONE SU SCATTI E INDENNITA' DI ANZIANITA'

Occorre discutere su delle ipotesi, rispetto alla indennità di anzianità e agli scatti, cercando sia di cogliere il maggior numero di problemi che ciascuna di esse comportano, sia di essere coerenti con le scelte di fondo.

INDENNITA' DI ANZIANITA'

La critica a questo istituto si fonda su alcune considerazioni:

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c) retribuzione media di categoria L. 494.690; incidenza scatti 4,1%.

La prima ipotesi esaminata con le tabelle successive riguarda una percentuale del 5% su paga base e contingenza, per un massimo di 5 scatti per operai ed impiegati.

L'aumento "secco" medio per gli operai sarebbe di 37.200 lire, che opererebbe però solo nel caso di una rivalutazione immediata della quota per scatti. Si deve inoltre tener conto che gli operai avrebbero, rispetto alla normativa attuale, 1 scatto in più. Nel tempo quindi l'onere sarebbe maggiore. Supponendo che il numero medio di operai con più di 3 scatti maturati sia il 30% del totale, occorre allora calcolare un onere supplementare pari ad un terzo circa di scatto a testa per operaio, pari a circa 5.200 lire. Simmetricamente, questa ipotesi comporterebbe una perdita di guadagni per mancate aspettative rispetto alla situazione attuale, solo per gli

CALCOLO ONERE SCATTI

impiegati che hanno maturato (o matureranno) più di 5 scatti. Supponendo che questi siano in media il 50%, con un numero medio di 8 scatti maturati, la perdita "pro capite" per impiegato, sarebbe di 1,5 scatti, pari a circa 28.000 lire ogni impiegato. Fra guadagni operai e perdite impiegatizie, si avrebbe un aumento medio a testa di 28.320, che significa un onere medio fra il 5,7 e il 6,3% (vedi tab.).

In sintesi, se si valuta questa ipotesi nel tempo, secondo valori attuali, si può dire che l'onere complessivo sulla retribuzione, sarebbe fra il 5 e il 6%; questo onere porterebbe ad un guadagno medio per operaio fra 1'8% e il 9%, ed una perdita per impiegato fra il 4 e il 5%.

Evidentemente sono da valutare sia i tempi dell'operazione, sia gli eventuali meccanismi di indennizzo per le perdite equivalenti al ridimensionamento delle aspettative.

Ipotesi n. 1 - n. 5 scatti al 5% su paga base e contingenza

Calcolo guadagni delle aspettative (1 scatto in più). Si suppone che il numero medio di operai con più di 3 scatti sia de; 30%)

16.000 x 0,33 = 5.200.

Complessivo guadagno medio per operaio = L. 42.000.

Onere % su G 1. op. = 100/0 x 42.000; onere su G 1. op. x 37.200 = 8,8%.

Onere % su G 2. op. = 9,2% x 42.000; onere su G 2. op. x 37.200 = 8%.

Impiegati - Calcolo perdite delle aspettative (si suppone che il numero di impiegati con più di 5 scatti sia del 50010, con una media di 8 scatti; si avrebbe una perdita pro capite per impiegato di 1,5 scatti, pari al 7,5% su paga base e contingenza, equivalente a 28.000 in media pari ad una perdita sulla retribuzione complessiva fra il 4,5 e il 4,9%). Calcolo onere 42.400 x 0,80; complessivo 28.000 x 0.20.

Ipotesi n. 2 - n. 5 scatti al 5% su paga base

OPERAI BASE di calcolo B Maggiorazione percentuale (M) Ammontare attuale scatti (S) Nuovo ammontare (BxM = S.1) Differenza (51 - S) Pesi per livello 1 2 3 4 5 300.902 315.612 329.862 358.173 5 15 15 15 2.220 7.020 7.500 8.000 15.400 47.342 49.479 53.725 12.820 40.322 41.979 45.725 13,5 49,8 24,4 11,4 37.200
OPERAI BASE di calcolo B Maggiorazione percentuale (M) Ammontare attuale scatti (S) Nuovo ammontare (BxM = 5.1) Differenza Pesi % (51 - 5) peso % x liv. 2 3 4 5 IMPIEGATI 148.000 156.000 167.000 180.000 5 15 15 15 2.220 7.400 5.180 7.020 23.400 16.400 7.500 25.050 17.550 8.000 27.000 19.000 Maggiorazione per aspettative (0,33 scatti) 13,5 49,8 24,4 11,4 15.314 + 2.574 17.888 2 3 4 5 5S 6 148.000 156.000 167.000 180.000 205.000 220.000 10 20 21 21 21 21 30.400 14.800 - 15.600 64.000 31.200 - 32.800 69.754 35.070 - 34.684 78.069 37.800 - 40.269 83.319 43.050 - 40.269 93.758 46.200 - 47.558 Maggior perdita per aspettative 8,3 10,4 15 31,3 17 13,8 - 37.860 - 28.000 - 65.860 Nel
10
complesso + 1.138 come onere medio + operai + impiegati

Ipotesi n. 3 - Scatti in cifra fissa su due fasce:

Totale onere medio complessivo = 26.029

La seconda ipotesi considerata, riguarda 5 scatti al 5% sulla sola paga base, per operai ed impiegati.

In questo caso gli operai avrebbero un aumento medio a titolo di scatti di 15.300 lire circa, che sale a 17.900 se si tiene conto dello scatto in più rispetto al numero attuale. Su questa base si avrebbe un guadagno medio in più, per gli operai fra il 3,6 e il 4,2% della retribuzione media complessiva, a seconda del parametro G 1 o G 2.

Per gli impiegati si avrebbe una perdita media, comprese le aspettative di 65.860 lire. In complesso l'onere medio a testa, per operai ed impiegati, sarebbe di 1.138 lire. In sostanza questa ipotesi avrebbe:

una funzione perequativa se si vuole legare gli scatti ai livelli paga base;

nel tempo non avrebbe praticamente oneri, perché trasferirebbe una ingente quota di scatti agli operai dagli impiegati.

C'è da tener conto che per gli impiegati, questa ipotesi porterebbe in media una perdita sulla. retribuzione fra il 10,6 e l'11,6%. •

Tutti questi valori di stima sono "attuali", nel senso che il ragionamento è fatto ai rapporti attuali fra le varie voci retributive. E' evidente che, slegando gli scatti dalla contingenza, la quota scatti si svaluterebbe e perderebbe Peso rispetto alla retribuzione complessiva, a misura del ritmo di accrescimento dei prezzi e della contingenza rispetto al complesso della retribuzione; si rivaluterebbe invece nell'ipotesi di aumento della paga base, sia per conglobamento della contingenza maturata che per rinnovi contrattuali.

La terza ipotesi riguarda la valutazione degli scatti in cifra fissa, secondo due fasce, una per operai di L. 15.000 per scatto, l'altra per impiegati di L. 20.000 per scatto.

Potrebbe essere un'ipotesi di mezzo, meno drastica delle Precedenti.

Per gli operai si avrebbe un guadagno medio di L. 33.519 che sale a L. 38.519 se si tiene conto, come in precedenza, delle aspettative (1 scatto in più rispetto a quelli attuali); in valore attuale, ciò rappresenterebbe un onere medio sulla retribuzione operaia fra il 9 e 1'8,3% (parametri G 1 e G 2). Per gli impiegati, fino a 5 scatti maturati, subirebbero una perdita solo il 6° e il 7° livello; tutti gli altri guadagnerebbero qualcosa. A questo calcolo aggiungiamo, come nei casi precedenti, la perdita pro capite media per mancate aspettative, pari a 28.000 I ire.

Risulta per gli impiegati una perdita media di 23.900 lire, fra il 3,8/4,2% della retribuzione media complessiva.

L'onere minimo complessivo per operai ed impiegati sarebbe tra il 5,3/5,7%, sempre ai parametri attuali. E' evidente che, ipotizzando un parziale sistema di indennizzi per mancate aspettative, questa ipotesi costituirebbe, con un modesto aggravio dell'onere complessivo, di scontentare il meno possibile gli impiegati, rappresenta una fase di trapasso verso una maggiore perequazione. Inoltre la cifra fissa può essere periodicamente ricontrattata, evitando quindi il sommarsi dell'automatismo della contingenza con quello degli scatti.

Vi è inoltre il problema del rapporto fra l'operazione degli scatti (perequazione operai-impiegati) e quello che avviene rispetto alla composizione dell'attuale busta paga, relativamente ai parametri ed alla dinamica salariale.

Un primo problema è rappresentato dall'operazione di conglobamento dei 103 punti della vecchia contingenza che impone una ridefinizione della scala parametrale. Le integrazioni salariali che questo riassetto parametrale esige pongono il problema se utilizzare parte degli scatti oltre il livello massimo stabilito. Inoltre, se si vuole mantenere nel tempo il rapporto 100-200 occorrerà fare

L.
x 'Sperai L. 20.000 x impiegati max 5 scatti max 5 scatti OPERAI (5.1) (5) (Si - S) Pesi 2 3 4 5 IMPIEGATI 15.000 45.000 45.000 45.000 (5 1) 2.220 12.780 13,5 7.020 37.980 49,8 7.500 35.500 24,4 8.000 37.000 11,4 Calcolo guadagni per aspettative + 33.519 L. 5.000 Guadagno medio per operaio Totale + 38.519 2 3 4 5 5S 6 7 40.000 80.000 84.000 84.000 84.000 84.000 84.000 30.400 9.600 8,3 64.000 16.000 10,4 69.754 14.246 15 78.069 5.931 83.319 681 31,3 17 93.758 - 10.439 13,8 99.008 -25.447 4,17 Calcolo perdita per aspettative = + 4.068 - 28.000 Totale -23.932
15.000
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una serie di riparametrazioni, che di volta in volta riequilibrino l'appiattimento che l'operazione di perequazioni sugli scatti provoca nella scala parametrale.

Anche per questi aggiustamenti si pone la questione se assorbire le quote di salario relative a scatti, superiori al livello massimo stabilito per questo istituto. Su questo problema, ferme restando le posizioni già dichiarate dalla F.L.M., occorre ora misurarsi su ipotesi concrete, che individuino sia l'entità ed il tipo di oneri da fiscalizzare, sia le fonti di finanziamento, sia i tempi dell'operazione. Ma è comunque da tener presente che se esiste un problema di rapporto fra oneri sociali/costo del lavoro/retribuzione, c'è contemporaneamente un problema di rapporti fra retribuzione lorda e netta. Non si può pensare di migliorare il primo, peggiorando il secondo.

Il problema dei prezzi

E' ovvio che la relazione tra livello dei prezzi e dei salari esprime il potere d'acquisto del salario stesso, come retribuzione netta (dedotta l'incidenza del fisco e degli oneri sociali). Per una più corretta valutazione della

situazione italiana, occorre tener presente che, a parità di retribuzione (espresse cioè in moneta omogenea), i livelli dei prezzi negli altri paesi europei sono generalmente più alti; salari equivalenti al tasso di cambio, hanno cioè negli altri paesi una traduzione più debole in "beni salario", proporzionale al maggiore livello dei prezzi degli stessi; secondo uno studio della Comunità Europea, le differenze che misurano il dislivello• dei prezzi, come minor capacità d'acquisto di salari equivalenti sarebbero stati (nel '75) del:

Germania + 34% Belgio + 24% Olanda + 23% Francia + 31% Questi dati, fermi al '75, dovrebbero essere modificati a sfavore dell'Italia nel '76 e '77, per il maggior tasso di inflazione relativo al nostro paese; mostrano anche però che incrementi percentuali identici nei prezzi relativi (o saggi di inflazione comparati) accrescono in realtà le distanze assolute tra i livelli dei prezzi di vari paesi (se il pane costa in Italia 350 lire e in Germania 500 (diff. 150 lire), un aumento in entrambi i paesi del 10% porta la differenza a 165 lire (550 — 385). Si spiega cioè la maggior velocità dei prezzi (e dei salari) in Italia, come accrescimento percentuale, partendo dai diversi livelli assoluti.

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