Notiziario Sindacale
n 5 - luglio 1971
Bollettino unitario del Coffsiglio di fabbrica - Cassina de Pecchi GTE
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n 5 - luglio 1971
Bollettino unitario del Coffsiglio di fabbrica - Cassina de Pecchi GTE
Sabato 3 luglio, nella sala « Delegazioni » del Comune di Cassina Pecchi, si è tenuto un incontro organizzato dalle OO.SS. FIM - FIOM, con le delegazioni del PCI di Cassina e Bussero, PSIUP di Cassina. DC di Bussero, PSI di Busserro. PCI della G.T.&E, C.d.F. della G.T.E. Il tema dibattuto, come è noto, era quello degli asili nido.
I lavoratori della G.1.&E e le loro organizzazioni sindacali, nonostante l'indifferenza della direzione aziendale che cerca di ignorare il più possibile questo argomento, stanno portando avanti e coordinandO le iniziative già prese in alcune città della Provincia e in alcune zone di Milano. Tutti sappiamo cosa cuol dire mancanza di asili. Vuol dire:
-- affidare il bambino ad estranei o a persone anziane, sorvolando i problemi dello sviluppo mentale, educazione prescolastica e igiene del bambino; assottigliare la busta paga di una grande fetta di salario (dalle 30 000 alle 50 000 lire circa); abbandono totale o temporaneo del lavoro da parte della lavoratrice madre.
Avere asili comunali significa: assistenza sanitaria con personale specializzato; inserimento del bambino in una vita comunitaria che ne favorisce lo sviluppo mentale senza distinzione di classe; difesa del salario in quanto servizio so Pale gratuito; salvaguardia del posto di lavoro
della iavoratrice madre Questi ultimi sono i pun .;he i lavoratori della G.T.&E. si prefiggono di raggiungere.
Fin dal 1950 nel nostro Paese esiste una legge (la 860), per la tutela della maternità e dell'infanzia, la quale obbliga i datori di lavoro che occupano nella propria azieada più di 30 donne coniugate, inferiori ai 50 anni di età, a costruire l'asilo nido in Azienda oppure a partecipare al finanziamento di altri asili.
Chiaramente ia predetta legge è superata dalla diversa situazione sociale attuale. Non solo, ma la stessa legge è stata allegramente evasa, con la complicità dell'Ispettorato del Lavoro e con l'aiuto dell'ONMI, che ha preferito accettare contributi « una tantum » di scarsa entità.
La maggior parte delle aziende si ,è adeguata a questo sistema, e fra queste non poteva mancare la nostra G.T.&E. che per ben 10 anni ha pensato di eludere i propri obblighi verso i lavoratori.
Ora vogliamo gli asili nido pagati dai padroni e dagli speculatori. Ci dobbiamo battere per avere una sanatoria dell'evasione della legge 860. Questo è un primo obiettivo, per il quale dobbiamo mobilitarci subito. I padroni dovranno versare inoltre un contributo per tutti i dipendenti, senza distinzione di sesso (la maternità interessa i due coniugi ed è un fatto altamente sociale), poiché il nido è un servizio sociale che interessa tutta la clas-
se laviOtrice. Questi contributi, aggiunti ,ai fingnziamenti pubblici, dovranno costituire un fondo per l'istituzione dell asilo nido. -
La gestione di tale asilo sarà affidata agli enti locali, con !a partecipazione dei lavoratori, superando cosi ogni struttura di ordine burocratico.
Siamo convinti che non esistono diversita di opinioni su un problema che trova tutti concordi nei ritenere di fondamentale importanza la costruzione di nuovi asilinido. Ci rivolgiamo per questo anche ai lavoratori di tutte le altre aziende della zona sollecitando la loro collaborazione.
Sono un lavoratore studente. E fino a qiu, nessuno troverebhè nulla da ridire: ma frequento l'Università. E a questo punto qualcuno potrebbe arricciare il naso, colto dai soliti pruriti: « beh, va bene l'istruzione, il diploma per guadagnare qualcosa di più; ma la laurea... se al mondo ci fossero solo
laureati chi guiderebbe i tram..., qualcuno deve pur fare l'operaio... ». Ma ancora: sono iscritto ad una facolta di scienze. Da queste colonne ora è mia intenzia'ne esporre cosa succede all'Università. Innanzi tutto cì vado abbastanza raramente, poichè per noi studenti « a tempo perso », (cioè lasciato libero dalle 9 di lavoro quotidiano) le occasioni di seguire qualche corso serale sono ben rare: da due mesi a questa parte sono, infatti, praticamente nulle, perché i Professori hanno sospeso l'attività didattica. Premetto che, durante questi 2-3 mesi, io ho pagato regolarmente le tasse scolastiche, e loro hanno preso regolarmente lo stipendio, perché, « fortunatamente » l'Università non è un'industria. O, per lo meno, non lo è nel senso stretto della parola.
I Professori hanno sospeso l'attività didattica perché giudicavano insostenibili le richieste degli studenti: ad esempio, la richiesta che alcuni esami venissero preparati e sostenuti dai « gruppi a, cioè da più studenti insieme.
Ammesso (e non concesso) che questa « insostenibilità » non sia dovuta al tradizionale, congenito orrore per le innovazioni (che sono tali da noi, non in università straniere), o che non sia dovuta al timore di non essere capaci di valutare il lavoro del gruppo; ebbene, mi chiedo il perché di tanto timore quando, nel mondo del laxofoe della ricerca, il compito del singolo viene sempre più sostituito col lavoro di « equipe », cioè di gruppo.
Intanto, la sospensione dell'attività didattica ha causato la non corresponsione del presalario agli studenti: i soldi che tutti paghiamo (con la Vanoni, etc. etc.), sono « covati » dallo Stato (che, magari, medita di farne nascere un contributo speciale per I'A.N.A.S., settore della pubblica amministrazione ove, non essendoci studenti, va ovviamente tufo bene...).
Finalmente però, ad un certo punto, interviene il Governo: non con una commissione di studio, non con il Ministro, per indagare e tentare, almeno tentare, di risolvere la situazione. No: interviene con il Prefetto. Questore e qualche migliaio di poliziotti. In questo modo il Ministro, evidentemente dimentico di quando le Università europee erano territorio inaccessibile a qualsiasi esercito e polizia,
(come le chiese e i conventi), ha pensato di risolvere la questione universitaria.
Un telegramma, un diktat (come l'anno scorso, in giugno, per la questione dei professori della Media unificata), ed ora dorme tranquillo. Chi vuole, vada pure all'Università: due alla volta al massimo, perché in 3 si fa già « corteo non autorizzato », quindi giù manganellate; ed in aula zitti, niente domande, perché se non è « provocazione », e giù altre manganellate. Bene, questa è la normalizzazione. Città studi pullula di agenti, e l'ordine « regna sovrano », con buona pace del ministro. Fortunatamente non è così, questa « Normalizzazione » non funziona: c'è sì qualche studente che cede all'invito al crumiraggio, e tenta l'esame (confidando molto, nella benevolenza che, evidentemente, il professore — crumiro a sua volta — mostrerà verso il « pecorone » recuperato. Costui, senza dubbio, farà carriera nel suo lavoro, possibilmente in una industria: « libero pensatore », indefesso boicottatore di scioperi, instancabile assente alle assemblee, fedele critico — ad uso della direzione, — delle rivendicazioni dei compagni di lavoro, degli « altri », cioè, di quelli che oggi, aumentando ulteriormente i loro sacrifici, dicono no alle « normalizzazioni » coi carabinieri. Dicono no oggi alla polizia nelle scuole, come diranno no domani alla polizia nelle fabbriche...: perché mi sembra evidente il nesso tra studenti e lavoratori, tra scuola e lavoro; nesso che si ripete nel binomio repressione nella scuola - repressione nelle fabbriche.
Siamo così al a dunque », al noccioln della questione: Perché gli studenti sono in lotta?
Non per prendere una laurea più facile: perché — posso assicurare i « benpensanti » —, che sarebbe molto più facile seguire regolarmente i corsi, rispettando l'ordine gerarchico di tipo medioevale, che regna nell'Università. Gli studenti lottano perchè sia cambiata l'attuale scuola, ad ogni livello: perché essa è stata fatta dai pa-
droni, ed è gestita dai padroni, innanzitutto per i loro figli, quindi per coloro che accetteranno e rinforzeranno il loro sistema; perché è una scuola per preparare (spesso per piegare) i giovani e forgiarli alla futura gestione del potere nelle aziende. Gli studenti lottano perché tutti i figli dei lavoratori possano studiare, col presalario e col cambiamento del sistema di insegnamento e di esame, che, dalle Elementari all'Università, perpetua la antica (ma non per questo necessariamente immortale) divisione tra ricchi e poveri, tra dominanti e dominati.
E lottano anche per abolire la mentalità e l'abitudine all'obbedienza servile e priva di critica al superiore, abitudine che viene inculcata con l'attuale ordinamento scolastico per fornire impiegati crumiri e paurosi alle fabbriche.
Per questi motivi chiediamo che la polizia torni a cacciare rapinatori, assassini invece che sindacalisti e studenti: perché se ci abitueremo alla presenza dei carabinieri nell'Università, ci abitueremo anche alla loro presenza nelle fabbriche: niente assemblee, rivendicazioni, scioperi, perdita di quel diritto alla conquista della dignità cui tutti aspiriamo.
L'ordine regnerà sovrano (il « loro » ordine): ed il resto sarà silenzio. Se lotte operaie e studentesche e l'« autunno caldo », espressioni di un unico movimento di massa, sarebbero sepolti.
La scuola continuerebbe a formare disuguaglianza, e dall'università uscirebbero ancora laureati simili a quel Giudice che, pochi mesi fa, a Milano, dovendo giudicare il danno subito da un ragazzo investito da un auto, dall'alto della sua carica di Magistrato (indipendente ed imparziale, naturalmente), in nome del Popolo italiano (ma quale popolo?) ha sentenziato: a ...essendo il giovane figlio di un manovale,
è presumibile che da grande faccia anch'egli il manovale... »!
E' per mantenere quest'« ordine », voluto dai padroni e legalmente sancito da questi magistrati, che la polizia occupa le università. Ed è contro questo stato di cose che gli studenti si battono nelle scuole, e noi lottiamo nella fabbrica.
Si è conclusa, poche settimane fa ,la lotta integrativa dei lavoratori della Fiat, i quali hanno approvato, nell'assemblea, il testo dell'accordo stipulato dai Sindacati e i rappresentanti di Agnelli.
E' un grande fatto, e di grandi conseguenze per tutto il movimento dei lavoratori italiani.
Innanzitutto perché è una prova del consolidamento delle organizzazione sindacali nella più grande fabbrica italiana: se si pensa che fino a pochi anni fa, fino al 1969, alla Fiat si muoveva solo il SIDA, — il sindacato del padrone, — se si pensa che le 3 federazioni FIM, FIOM, UILM vedevano i propri iscritti, i propri attivisti perseguitati e licenziati, anno dopo anno, si comprende bene come questi 3 anni abbiano pesato nella crescita del movimento sindacale, nelle fabbriche dove esso era già presente e dove non c'era, sia nelle piccole fabbriche come, appunto, alla Fiat (che dire poi della Zanussi e le sue fabbriche del Veneto, regione dove la lotta dei lavoratori non aveva mai raggiunto tale intensità?)
Invece ogai le oraanizzazioni sindacali della FIAT. forti del sostegno di tutti í lavoratori, hanno sconfitto il padrone, sverqoanato il sindacato oadronale, isolando i vari grunnetti r.he, — « rivoluzionari » sulla pelle dei lavoratori —, vonliono cimentarsi nelle loro avventure verbali che poi chiamano, col petto gonfio. « lotta di classe ».
Una affermazione del Sindacato, quindi, che rafforza tutta la classe operaia per affrontare le future
lotte.
Una affermazione ottenuta in un momento in cui il padronato italiano, con a fianco le forze reazionarie presente nel governo e i topi di fogna fascisti, si muove per impedire che il grande slancio unitario nel 68-69 prosegua ancora nel 71 e porti i lavoratori ad affrontare serie sconfitte il prossimo contratto. Il padronato e le forze politiche avversarie dei lavoratori vogliono fiaccare, ricacciare indietro il movimento sindacale, per non aumentare i salari, per non rivedere le qualifiche, per non abolire i cottimi, per non fare le riforme.
Questo disegno dei Padroni non è stato sconfitto del tutto ma non ha per niente vinto; e la vittoria della FIAT è un punto di vantaggio per i lavoratori, per tutti i lavoratori, in questa lotta lunga e difficile.
Perrché l'accordo conquista maggiori salari agli operai Fiat.
Assicura la ricomposizione delle mansioni (pensiamo che operai della FIAT compiono operazioni della durata di 3 secondi, da ripetere 20 volte al minuto, — 200 volte all'ora, — adesso il tempo minimo viene portato a 3 minuti!) riduce il margine di sfruttamento mediante il cottimo. Assicura i passarmi di categoria a 20.000 operai.
Corporta uno studio e una azione sull'ambiente di lavoro che permetta di affrontare il nroblema della salute nelle fabbriche e significa un primo pezzo di riforma sanitaria!
Obiettivi importanti, validi per Ditti i lavoratori e sonratiitto una vitoria dei lavoratori della FIAT che diventa una vittoria per tutti i lavoratori italiani.
Giulivo come l'uomo nero dei nostri incubi infantili, sulla cresta dei risultati elettorali in Sicilia, è apparso tra noi: veste tutto di nero, e da lontano sembra una grossa macchia d'inchiostro di china sullo sfondo dei bianchi tavoli da diseano tra i quali si aggira.. Certo, solo lo sguardo fiero, attraverso le lenti degli occhiali, non ha risentito dell'incuria del tempo: ora una fiorente pancetta gli renderebbe difficile il salto attraverso il cerchio di fuocp, salto che gli permetteva, 30 anni fa, di essere il primo
della classe. Veste di orbace, i giorni feriali; e la domenica, per andare a messa, si mette in testa il Fez.
Veste tutto di nero, e sembra una macchia d'inchiostro di china. Invece è solo un fascista. Con questa gente non occorre usare « lamette » per grattare la macchia: basta guardarli imitare Junio Valerio, vestiti come corvacci, vestiti da Zorro, per coprirli di ridicolo.
Questi sono personaggi senza dubbio un po' patetici, ridicoli, — al limite —, se non fossero dei fascisti, dei seguaci di dottrine antioperaie, antidemocratiche, nemiche della libertà.
Non è certo questa persona ìn sé a turbare i sonni dei democratici. Siamo certi, anzi che sappia essere ottimo padre di famiglia. Ma quanti buoni padri di famiglia hanno, nel '21, invocato « l'uomo foret »!?
Quanti figli affettuosi, mariti esemplari oggi sfilano per Milano a fianco dei picchiatori missini, intruppati dalle bislacche « maggioranze silenziose »?!?
Nostro compito è quindi sì la denuncia di questi cupi « baubau » in sedicesimo; ma è soprattutto la continua, instancabile vigilanza democratica; la sola che riesca ad impedire le tristi trame eversive dei vari Lorenzo, Borghese e di ogni altro rifiuto fascista.
Da alcuni mesi ormai, sono in corso contatti « particolari » tra gli addetti dell'Ufficio del Personale e i vari dirigenti, o comunque capi sezione, per determinare le note « valutazioni sul merito » dei lavoratori impiegati.
Secondo un eufemimo caro ai padroni, la fabbrica sarebbe una grande famiglia; non è esatto; è più appropriato dire che la fabbrica è una grande orchestra.
Tutti possono verificare la veridicità di questa definizione, ogniqualvolta capiti di ascoltare, in reparto, un trombone: del padrone, appunto. Proprio nei giorrni scorsi ci è giunta al riguardo una lettera che riguarda un episodio che ha visto quale protagonista un personaggio molto noto in G.T.E.: la figura slanciata, il naso nobilmente aquilino, lo sguardo vivido ed attento, il portamento austero, il volto atteggiato ad aristocratico distacco: questo il ritratto a « memoria » del Nostro.
Ci è giunta notizia che il suddetto signore, rivolgendosi ad alcuni compagni in reparto, abbia chiesto loro se avessero ottenuto un alloggio dopo aver partecipato al grande sciopero nazionale per le riforme e per la casa. Lo sap-
piamo, è già difficile sorridere alle buone battute; figuriamoci alle cretinerie. Ma il nostro uomo era evidentemente convinto di dire una spiritosaggine, nell'interpretare la politica dei padroni. Eh sì; perchè se è vero che i padroni ed i loro governi non perdono occasione di riprendere gli operai che, — cattivelli, — invece di « produrre » si permetterebbero di chiedere le riforme, e di scioperare quando si vedono ingannati, i loro galoppini non trovano requie nel propagandare, amplificare, banalizzare ogni ideologia antioperaia; e tra i tanti, è pur possibile imbattersi in un galoppino ormai un po' asmatico, ansante per le molte primavere; un trombone un po' sfiatato. Ma che volete: la natura ha le sue leggi: e come la coscienza della classe operaia cresce, così col tempo, anche gli orsi si sdentano, ed il loro artiglio diventa sempre più il patetico ricordo dei tempi più fortunati.
E' dell'ultima ora la notizia che il Pretore di Caserta ha emesso una sentenza che diffida la direzione della GTE da ulteriori violazioni dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori.
Ecco i fatti: 1) mentre le 00. SS. sono in vertenza per il riconoscimento del CdP dello stabilimento di Marcianise, un non meglio identificato « Gruppo indipendente » indice elezioni di C.I.; la direzione GTE, « maternamente », acconsente. - 2) La C.I. viene votata da una cinquantina di persone su 700; ma che importa la partecipazione? La sua funzione è quella di servire fedelmente il padrone, non di rappresentare gli operai.
- 3) Così investita di « materna » autorità padronale, la novella « rappresentanza aziendale », (nel senso che rappresenta l'azienda, il padrone), chiede ed ottiene di indire un'assemblea retribuita: il tutto allegramente in barba allo Statuto
dei lavoratei,secondo il quale è il Sindacato dei lavoratori, il Sindacato unitario, i I Sindacato di classe, che, intepretando le spinte e i?, esigenze della base operaia, indice l'assemblea di fabbrica.
Ora, noi non sappiamo chi sia stato l'inventore di questa pagliacciata antioperaia; nè d'altronde ci interessa. Quel che è certo è che ne risponde, in quanto responsabile, il capo del personale Zanovello. Ed un'altra cosa è certa: forse è possibile tentare, — ma invano, come s'è visto, — manovre antioperaie nel Sud; forse a Marcianise è possibile tentare di introdurre in fabbrica un SIPA od una c.i.s.n.a.l. fascista. Ma è certo che la provocazione reazionaria, il gioco d'azzardo a Milano non passa. Che non venga in mente a nessun « piccolo Cesare » di bruciarsi a Milano non iniziative inconsulte. Perché Milano è stata e continuerà ad essere la tomba del fascismo.
modo in cui avvengono è abbastanza facilmente descrivibile: le persone soprannominate si riuniscono e decidono gli aumenti e lo sviluppo delle carriere dei dipendenti impiegati della GTE, avendo, a quanto pare, come obiettivo principale quello di non far sapere a nessuno degli interessati nulla d iquanto viene lì deciso.
E' chiaro che questo modo di agire è molto dannoso ai dipendenti: la segretezza del « processo » (o « scrutinio » come si vuole chiamarlo) ha infatti 2 facce: blocca ogni richiesta di aumento o di passaggio di categoria, con la scusa che ora tutto è in discussione negli altri uffici; esclude i lavoratori interessati da ogni confronto con i propri capi sia sugli aumenti e i passaggi di categoria, sia sulla prospettiva del proprio lavoro, che è evidentemente, un elemento decisivo delle determinazioni di aumenti o passaggi nel futuro.
non esclude per niente invece aumenti e passaggi ottenuti con la solita arma delle dimissioni o conces-si ed elargiti per ragioni clientelari; (si può constatare cne quanto è avvenuto in questi mesi lo dimostra).
Alla fine se ne ricava un giudizio estremamente negativo, ancora prima che si conoscano i risultati del « processo » di massa in corso, sia sulla pretesa di migliorare le condizioni dei dipendenti sia alla pretesa « scientifica » del « nuovo metodo » che appare invece solo un sistema per mettere barriere ad ogni unione dei lavoratori.
Questo appare quindi, da queste prime esperienze, il giudizio negativo che il Sindacato ha espresso alla Direzione sia sul metodo che sui contenuti.
E giusta appare la richiesta di avvicinare. questi momenti di decisione sugli aumenti e sullo sviluppo della qualificazione del lavoro.
A noi, il fatto che le decitoni si spostino semnre di più verso l'alto, verso l'ufficio del personale, non interessa in quanto modifica gli equilibri di potere tra l'ufficio del personale e le direzioni; ci interessa invece. perchè dovunque sì sposti la sede principale di decisione ,essa comunque si allontana dagli impiegati.