I' escavatore PTTOBRE 19P2
Giornale del consiglio di Fabbrica - Link Belt
IL FASCISMO UCCIDE ANCORA Ormai il caso lo sanno tutti e non c'è bisogno di riscriverne la cronaca. Un fascista, spalleggiato, naturalmente, da compari, prima minaccia di morte e poi assassina a coltellate un giovane lavoratore, un antifascista. Il fatto è avvenuto a Parma, la città legata alle eroiche battaglie dell'Oltretorrente Contro le squadracce di 50 anni fa. L'accoltellatore proviene dalle file del MSI. Dicono che l'hanno espulso tre giorni prima. Ma a chi credono di darla a bere? Che siamo di memoria corta in Italia, purtroppo, è ben noto. Però -a incitare i « camerati » allo scontro fisico è stato l'on. Almirante, e quello non l'hanno espulso dal MSI e nessuno l'ha ancora dimenticato (tranne forse quei tutori della legalità repubblicata che dovevano esaminare se il discorso del neo-duce fosse o meno penalmente perseguibile). Così oggi all'istigazione a delinquere è seguito puntualmente l'atto di delinquenza concreto. Insomma la realtà è questa: 1) il fascismo è in fase aggressiva; questa fase s'inserisce con molte funzioni (di intimidazione, di provocazione, di copertura) entro un'aggressione generale della classe dirigente contro la classe lavoratrice, per svuotare del tutto le conquiste precedenti, per portarla a trattare il rinnovo dei contratti da condizioni di debolezza, per farle subire buona buona il peso del periodo di crisi e di trasformazioni che il neocapitalismo attraversa, il peso degli errori che i dirigenti politici, finanziari e industriali hanno commesso a livello interno e internazionale. 2) Dunque il fasci-
smo è uno strumento direttamente antioperaio. Non c' ètroppo da stupirsi che sia tornato a insolentire dopo la batosta del 25 Aprile. E' anzi abbastanza naturale, visto che i padroni son rimasti gli stessi e liberi di fare il loro gioco e sarebbero fessi se non lo facessero. Fessi allora noi, che glielo lascia-
mo fare, che non siamo stati capaci di strappargli il potere e di instaurare il socialismo? Ma questa posizione è troppo schematica e semplicistica. Se la Resistenza ha portato a una rivoluzione democratica e non a una rivoluzione socialista, ciò è dipeso da condizioni oggettive e soggettive, come: rapCONTINUA IN 4•
Nessun spostamento se il lavoratore rifiuta Nessun lavoratore può essere spostato o cambiato di mansione se non è d'accordo. E' questo il succo di una sentenza emessa dal Pretore di Milano dott. Pietro Federico, con la quale viene condannata la Società Rhodiatoce alla riassunzione di un impiegato che si era rifiutato di cambiare mansione. Nella sentenza il Pretore aggiunge che l'integrazione al posto di lavoro dell'impiegato ingiustamente licenziato « può avvenire in via breve a mezzo dell'ufficiale giudiziario con l'ausilio se del caso, della forza pubblica, senza uso di ulteriori formalità ». Il Pretore afferma poi che per ogni mutamento di mansioni occorre il consenso del dipendente, così come è previsto dallo Statuto dei Lavoratori. Il lavoratore, prosegue la motivazione della sentenza, può altresì trovare giustificazione nel rifiuto a cambiare le mansioni anche nell'articolo 1460 del codice civile
« qualora non vi sia equivalenza tra le nuove mansioni e le ultime effettivamente svolte ». Nel giudicare l'equivalenza di mansioni ma anche di quello che abbraccia tutta la persona nella sua individualità psicosociologica ». Gli interessi dell'impiegato della Rhodiatoce erano difesi dall'avvocato Franco D'Ancona dell'Ufficio Legale della CISL milanese.
E' morto il compagnoViolato Antonio nostro compagno di lavoro e di battaglie sindacali e sociali. La sua prematura e tragica scomparsa ci ha profondamente rattristato. Alla famiglia e alla vedova le più sentite condoglianze del Consiglio di Fabbrica e della Redazione.