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Escavatore19

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LOTTA DI CLASSE E PROVOCATORI

La democrazia, la libertà di espressione e di organizzazione dentro e fuori dai luoghi di lavoro, la conquista di un miglior benessere è costata ai lavoratori in generale e alla classe operaia in particolare immensi sacrifici e tremendi lutti; compagni di lavoro più anziani di me, che lavorano ancora ricordano benissimo.

E' storia recente, storia degli anni 50 e 60, quando la polizia di Scelba sparava nelle piazze sui lavoratori; Reggio Emilia, Avola, Battipaglia e tante altre città, dove i lavoratori morti sulle piazze li contiamo a centinaia, sono state teatro di cruenti lotte.

Erano gli anni bui, erano gli anni dove il padrone, grazie anche alla divisione sindacale, faceva il padrone in assoluto e niente lo poteva contrastare, cottimi intensivi, licenziamenti, chiusure di fabbriche e mobilità dei lavoratori dentro e fuori dei luoghi di lavoro, avvenivano quotidianamente senza che nessuno fosse in grado di contrastarlo. Per i lavoratori non c'erano nè leggi nè diritti, umiliati e sfruttati per 10-12 ore al giorno, sabato e domenica compresi, e quando si riusciva a organizzare uno sciopero con manifestazioni allora c'era la polizia di Scelba che nel nome del popolo italiano caricava e sparava sui manifestanti; per il proletariato era giorno di lutto, un altro operaio era stato ucciso.

I fatti esposti sopra non li ho citati per fare della facile retorica (anche se sono stati espressi in modo semplice e schematico), ma per richiamare l'attenzione di chi continuamente parla in nome del proletariato quando non ha niente da spartire con esso.

La classe operaia anche se aveva mille motivi per scendere armata nelle piazze e sempre rifuggita dal farlo e neppure una volta, nella sua lunga storia, dalla fine della guerra di liberazione in poi è successo che un lavoratore, un operaio, abbia per una volta, una volta soltanto portato con sè un'arma, un bullone, un sasso e tanto meno martelli o chiavi inglesi, attrezzi di lavoro molto usoti dai metalmeccanici.

La classe operaia ai suoi appuntamenti per i problemi da risolvere si è sempre presentata armata dei propri ideali, convinta della giustezza delle proprie rivendicazioni e pagando prezzi sempre altissimi per ogni passo fatto in avanti.

I lavoratori in difesa del diritto di scioperare e di manifestare il proprio dissenso o consenso su questo o quel problema, su questo o quel governo, hanno sostenuto lotte

esemplari contro i padroni, contro i fascisti, smascherando disegni eversivi, provocatori infiltrati e falsi profeti dell'ultima ora.

Dopo la guerra di liberazione la classe lavoratrice, che aveva dato con la lotta armata un contributo determinante per la sconfitta del fascismo, è stata determinante anche nel contribuire alla nascita dello stato democratico, ed ha adottato come strategia per la soluzione dei problemi politici ed economici il terreno delle lotte democratiche ed è rimasta fedele a questa strategia anche quando gli altri sparavano nelle sue file dimostrando nei fatti che questa per la classe operaia è la carta vincente. E' bene dirlo e ribadirlo per togliere le ragnatele dal cervello di certi personaggi che stanno all'interno anche del sindacato, quando sostengono che venerdì, 9 settembre, i lavoratori impegnati nel servizio d'ordine del sindacato alla fine della manifestazione, dopo il discorso del Segretario della CGIL, Luciano Lama, che parlava a nome delle tre confederazioni, CGIL-CISL-UIL, hanno aggredito e picchiato dei giovani che disturbavano la manifestazione; queste sono accuse infamanti e spudorate menzogne che dimostrano poca conoscenza e poco rispetto per i lavoratori.

Migliaia di lavoratori hanno visto le provocazioni dei P. trentottisti e di altri esagitati che gridando slogans proletari col volto mascherato hanno prima aggredito e poi picchiato con chiavi inglesi i veri proletari.

La classe operaia e le sue organizzazioni in questo momento hanno di fronte compiti e responsabilità enormi, sia per la gravità della situazione che riguarda la crisi economica che pesa sulle spalle dei lavoratori e delle masse popolari in modo ingiusto, che per la difesa delle libertà democratiche, strumenti necessari per avanzare sulla via del progresso sociale, di conseguenza è indispensabile che la classe operaia aumenti la vigilanza e la combattività onde respingere le provocazioni e garantire il raggiungimento degli obiettivi che si è prefissa; ed è per questo che venerdì in piazza del Duomo centomila lavoratori erano presenti ad ascoltare il Segretario della Federazione unitaria CGIL-CISL-UIL.

La possente forza dei lavoratori è al servizio della democrazia e del paese per creare condizioni migliori per tutti; i lavoratori non hanno mai fatto provocazioni e non inizieranno adesso, ma risponderanno colpo su colpo ad ogni tentativo di ricacciarli indietro. C.d.F. - F.M.C.

L ESCAVATORE U)

150 ORE Scuola di classe

Sono passati molti anni da quando I'FLM ha strappato ai padroni la possibilità del diritto allo studio per i lavoratori con i corsi di 150 ore. Quella che era stata ritenuta una scommessa, ha trovato invece la conferma della sua validità con l'estensione anche ad altre categorie con i contratti successivi.

Indubbiamente il primo periodo è stato quello della sperimentazione; essa ha avuto parte preponderante nella verifica di un progetto ideale con la realtà concreta. Realtà che significava, nella pratica, l'incontro-scontro tra interessi, cultura, comportamenti estremamente diversi: quello del lavoro e della scuola.

I corsi di alfabetizzazione (elementare) e dell'obbligo (media) furono il terreno di sperimentazione di problemi grossi ed irrisolti, ereditati dal passato: quello della didattica e dei suoi metodi, dei programmi e dei suoi contenuti, delle materie e relativi libri di testo.

Insomma una rivoluzione. Si studiava l'italiano, la storia, la geografia, la matematica in maniera completamente diversa dalla « tradizione »: prevaleva l'interesse « proletario », la cultura « proletaria ».

In tutti questi anni molti sono stati i lavoratori che vi hanno partecipato: di tutte le età, estrazione sociale, di tutti i sessi.

Ed in definitiva non può che essere un bilancio positivo anche se, oggi si registra un ritorno alla « tradizione scolastica » con richieste esplicite di « voler studiare », « di volere la licenza ».

Sono tendenze di una fase di stanca che tuttavia non possono far riaffiorare negli insegnanti come nei lavoratori « vecchie concezioni », « vecchie tradizioni •, « vecchi ricordi » di una scuola, di un modo di insegnare e di imparare non più adeguato ai tempi.

Le 150 ore sono la scuola dei lavoratori! UNA SCUOLA DI CLASSE!

Ma da un paio d'anni oltre la scuola elementare e media, all'interno dei corsi 150 ore, sono stati istituiti anche i CORSI MONOGRAFICI.

Bisogna premettere che questo è uno sbocco logico e corretto in quanto, essendo le 150 ore una conquista contrattuale permanente di diritto allo studio (e quindi all'AGGIORNAMENTO CULTURALE dei lavoratori), ne veniva che una volta conseguita la licenza elementare e media la validità della conquista contrattuale moriva da sola per mancanza di sviluppo, di un progetto a più vasto raggio.

I CORSI MONOGRAFICI sono la risposta, il progetto futuro delle 150 ore. Essi rispondono in modo conseguente alla esigenza di AGGIORNAMENTO CULTURALE sia per quei lavoratori che già hanno partecipato a corsi di elementare o media, sia per quei lavoratori che, pur avendo il titolo di studio, intendano approfondire la propria conoscenza, la propria cultura.

I corsi monografici (che si tengono all'Università) toccano i vari argomenti: da quelli più strettamente sindacali a quelli politici; da quelli teorici a quelli di costume; da quelli di storia a quelli di tecniche di organizzazione del lavoro, ambiente, salute, nocività ecc.

I CORSI MONOGRAFICI SONO LA NUOVA OCCASIONE DEI LAVORATORI, DEI CONSIGLI DI FABBRICA PER APPROFONDIRE LE PROPRIE CONOSCENZE, LA PROPRIA CULTURA; PER INCIDERE NELLA REALTA' DELLA FABBRICA, DEL QUARTIERE, DELLA SOCIETA'.

(Nel prossimo numero del giornalino, presenteremo l'esperienza di un lavoratore ad un corso monografico).

RIFLESSIONI AMARE

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ANCORA SULLA SALUTE IN FABBRICA

Sono molto contento leggendo il giornale del C.d.F. « L'escavatore » che era stato toccato l'argomento: LA SALUTE.

Comunque grazie a chi lo ha scritto perchè mi ha dato lo spunto per parlare del mio reparto: 104 in comproprietà con il 103, sì perchè l'ufficio (oddìo cosa ho detto!) la cabina è in comproprietà tra Officina e Montaggio.

CABINA O « UFFICIO

Incominciamo a dire come si sta lì dentro. Una buona volta mi volete spiegare a chi tocca la pulizia e cioè scopare e vuotare i cestini?

Come abitanti effettivi in questa cabina si dovrebbe essere in 5 persone, ma alle volte siamo in 8-9-10.

Sopra di noi una stanza è occupata dal C.d.F., l'altra da lavandini e gabinetti. Quando piove ci vuole la barca: l'acqua mista a piscia scende dai vetri!

I miei vicini elettricisti non stanno meglio, anzi quel buco oltre ospitare gli scarichi deve fare da ufficio con disegni, magazzino, officina, autoricambi.

L'ingresso è gratuito: quando c'è Berardelli?!?

CORRIDOI CON STRISCE GIALLE

Nonostante i documenti che dicono che è vietato lasciare materiale, carrelli, mi capita spesso o di fare Io slalom o di dover cambiare percorso.

Come così capita che invece di scopare verso dove può passare la motoscopa il materiale scopato resta nel corridoio. Così come stiamo risolvendo il problema del carrello elevatore quando ha le batterie scariche: mettere

solo le batterie sotto carica. (Anche se non si capisce chi lo debba fare o forse se non convenga addirittura spostare il tutto in manutenzione. - Nota della redazione).

LA FABBRICA COME PISCINA

lo mi ricordo venerdì 8 luglio quando verso le 17 è scoppiato il temporale. Il lunedì 11 luglio c'erano ancora tre dita di acqua. Abbiamo visto in seguito che l'acqua nei reparti aumentava continuamente. Forse dobbiamo ringraziare i temporali che hanno fatto vedere fognature vecchie e capannoni lasciati andare alla malora. Insomma io da che parte devo uscire quando piove?

MENSA

Nella saletta degli impiegati vi sono aspiratori con cerotti. Sono malati? Zanzariere molto sudice e qualcuna rotta. Vetri quasi sempre sporchi con tre dita di polvere. Nella sala grande i ventilatori non vanno. Il sig. Lino spalla destra di cavaliere Pellegrini dice non li attacca perchè buttano polvere essendo sporchi. Si vede che per pulirli ci vuole la testa di uno scienziato. Cosi come la storia del detersivo per pulire il pavimento? Conseguenza devo essere accompagnato al tavolo e poi, quando ho finito, al corrimano della scala.

Consiglio di fabbrica, come siete dei mostri nel preparare gli scioperi, impegnatevi anche nel salvaguardare la salute e poi la gente avrà la forza e la volontà di fare anche gli scioperi purchè siano necessari.

Augurandovi buon lavoro a tutti.

Dieci infortuni al minuto

Dieci infortuni sul lavoro ogni minuto secondo in una giornata lavorativa calcolata mediamente in otto ore, dieci « omicì bianchi » ogni 24 ore. Questo il consuntivo che si ricava dai dati forniti dall'ISTAT e dall'INAIL. La gravità di questo fenomeno risulta ancor più evidente ove si consideri che nel corso dell'anno rimangono infortunati oltre il 16 per cento dei lavoratori subordinati occupati nell'industria e nell'agricoltura.

Negli ultimi anni il ritmo degli infortuni sul lavoro in Italia e stato in media di I milione 600.000 l'anno (di cui 4-5.000 mortali e circa 60.000 con esito di inabilita permanente. Il grafico, che pone in relazione gli indici degli infortuni sul lavoro e degli investimenti negli ultimi cinquant'anni, dimostra come l'incremento degli infortuni (decuplicati in mezzo secolo) sia stato superiore a quello degli investimenti. Ciò mette in rilievo che il processo di accumulazione capitalistica e il progresso tecnico si sono svolti sinora senza tenere conto della protezione del lavoro e che, evidentemente, tra gli investimenti stessi ben poco è stato dedicato alla prevenzione degli incidenti.

.gU INFORTUNI 1000 INVESTIMENTI 900 Indice 1920=100 800 700 600 500 400 300 200T 100 1920 '25 '30 '35 '40 '45 1100 l .,..i 1. . L I. . '50 '55 '60 '65 '70 J

LAVORO ESTERNO: INVESTIMENTI, ORGANICO E COSTO DEL LAVORO...

In occasione della riunione trimestrale avuta tra la direzione aziendale e l'esecutivo del Consiglio di Fabbrica sono stati forniti i dati 1976-1977 relativi al lavoro dato all'esterno.

Pur essendo parziali in quanto non sono comparativi settore per settore, ma soltanto sui totali 1976-1977, pur mancando precise informazioni sui criteri di scelta da parte aziendale di QUANDO, COME e PERCHE' dare lavoro all'esterno (tranne in casi specifici evidenti) si possono già fare alcune valutazioni della tabellla qui riportata.

Le ore di lavoro inviate all'esterno periodo gennaio-agosto 1977 sono state complessivamente 4866,83 contro le 8770 circa per lo stesso periodo del 1976. In una parola il 56% in più circa le ore lavorate all'esterno nel 1976 rispetto al 1977. Due i reparti interessati al lavoro esterno: officina meccanica e carpenteria.

OFFICINA MECCANICA — Su un totale di 4866 ore ne ha da sola 3416, il 70%!! Di questo il 34°/o determinate da lavorazioni di torni semiautomatici, il 14% tornio parallelo; 19°/o trapani.

CARPENTERIA — In questi otto mesi le ore di lavoro esterno sono 1470. Il 34°/o saldatori; il 30% carpentieri e il 24°/o pantografisti.

Questi i dati, nudi e crudi, da cui mancano per la loro più approfondita valutazione informazioni come:

l'organizzazione del lavoro del reparto montaggio;

l'influenza del lavoro esterno sulla qualità della produzione;

i ritardi che lavori errati all'esterno provocano all'interno della fabbrica;

il conseguente rallentamento nella consegna delle macchine;

gli straordinari 1976-1977; l'organico 1976-1977.

Al di là di tutto questo comunque vi sono due punti fermi che possono essere rivendicati dal Consiglio di Fabbrica:

La corretta linea della politica degli investimenti che ha fornito il maggiore contributo all'abbassamento delle ore complessive del lavoro dato all'esterno: l'acquisto del nuovo pantografo in carpenteria e del nuovo tornio OTITO in officina meccanica.

La lotta per nuove assunzioni che possono ulteriormente abbassare il lavoro esterno. L'esempio più lampante (ma non unico) è quello della assunzione del trapanista:

LA DIREZIONE DICE CHE NON NE TROVA! mentre i disoccupati vecchi e giovani fanno la fila al collocamento, si iscrivono alle liste speciali, aspettano... mentre la direzione continua a spendere soldi in inserzioni senza trovare e ritardando le assunzioni.

Interessante sarebbe inquadrare in modo preciso quanto certe scelte influiscono sul COSTO DEL LAVORO e che i padroni vogliono scaricare ad una » responsabilità » operaia!

Inoltre due punti più squisitamente politico-sindacali:

1) La lotta contro il lavoro nero, quelle officine-officinette senza diritti, livelli, paghe e condizioni di lavoro molto spesso al di sotto dei contratti acquisiti.

2) La maggiore capacità e potere di contrattazione del consiglio di fabbrica e dei lavoratori della FMC nell'impedire un indebolimento qualitativo (professionalità degli operai) e quantitativo (numero dell'organico in forza).

c.d.c.
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Ore lavorative

date in conto lavorazione

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1977

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REPARTO DI SORDI

Da una recente indagine fatta nel reparto « carpenteria », abbiamo rilevato che, 25 lavoratori circa, ricevono dall'INAIL l'indennità per malattia professionale (sordità o abbassamento dell'udito).

Il grado di sordità dei lavoratori in oggetto, parte da un minimo del 210/a , che è la percentuale più bassa riconosciuta dall'INAIL come malattia professionale, a forme più gravi di sordità come: diminuzione dell'udito, in alcuni casi, del 75% da un orecchio e del 25-300/0 dall'altro orecchio, riducendo la capacità uditiva del lavoratore fino a una percentuale del 50-600/a

E' ovvio e necessario sottolineare che le forme più gravi si riscontrano nei lavoratori più anziani, quelli cioè che lavorano da molti anni o, da tutta una vita in un ambiente rumoroso come è appunto il reparto carpenteria.

In detto reparto il rumore di fondo rilevato dai Tecnici della Clinica del Lavoro raggiunge gli 80-86 decibel; quindi un lavoratore del reparto carpenteria è sottoposto per 8 ore al giorno (escluso l'intervallo per la mensa), ad una rumorosità continua di 86 decibel; la rumorosità di questo reparto raggiunge punte di 115 decibel prodotte dagli scalpelli pneumatici, dalle mole flessibili, dai colpi di martello e di mazza, e dalla caduta di lamiere provocata dal taglio alla cesoia.

Diventa a questo punto chiaro per tutti (meno forse per qualcuno Celia Direzione), che l'orecchio, organo sensibilissimo e indispensabile del corpo umano, sottoposto per tanti anni a forte e assordante rumore, perde buona parte della sua sensibilità e rimane irrimediabilmente e gravemente sordo.

Considerato che l'udito è uno dei cinque sensi del corpo umano nel quale risiede l'equilibrio statico, che l'orecchio è un organo delicatissimo perchè le sue varie parti sono innervate nei nervi cranici, che l'udito inoltre dà all'uomo maggior sicurezza, ed equilibrio e armonia alla sua vita, si comprende come la perdita o la menomazione grave di uno dei cinque sensi condizioni enormemente la vita sociale dell'uomo. Lascio ai lavoratori il compito dl trarne le conclusioni.

CHIAREZZA PER LE MALATTIE PROFESSIONALI

La Corte costituzionale ha sancito che è illegittima la discriminazione nei confronti dei lavoratori colpiti da malattia professionale, ai quali l'Inail liquida la rendita per invalidità permanente solo nel caso in cui la riduzione delle capacità lavorative sia superiore al venti per cento. La sentenza è importantissima; essa apre infatti la possibilità a tutti coloro, che si son visti respingere domanda di rendita Inail per malattia professionale non indennizzabile, di far riesaminare il proprio caso: se il danno sarà superiore al dieci per cento. la rendita dovrà esser corrisposta.

La decisione della Corte costituzionale infatti ha affermato che non è accettabile una diversità di trattamento tra infortunio sul

lavoro (indennizzabile con un danno di almeno l'11 per cento) e malattia professionale (per la quale, come si è detto, la legge richiede almeno un danno del 21 per cento), dal momento che in entrambi i casi l'inabilità permanente è conseguenza di uno stesso rischio lavorativo. Poiché il rischio è il medesimo e le conseguenze possono essere le stesse. anche il trattamento tendente ad indennizzare il lavoratore deve esser uguale.

Coloro che si trovassero quindi nelle condizioni previste ora dalla sentenza, possono rivolgersi al Patronato Inca-Cgil. presso le camere del Lavoro, per chiedere consigli ed, eventualmente. per promuove-i re nuova azione nei con-fronti del'irrail.

LETTERA APERTA AL GRANDE MANITU'

Un « mostro » si aggira alla FMC. Se lo volete vedere. sopravvissuto alle ere del bronzo, del ferro e dell'acciaio venite al reparto montaggio. Lo vedrete muoversi lentamente, soffocato da una nuvola nera che spiraleggiando (non sempre verso l'alto) gli aleggia attorno, in un rumore di guerra e sempre teso alla sopravvivenza, sino all'ultimo respiro. E' privo ormai di energie, è sempre scarico, fa fumo, perde, non frena, insomma è quasi in coma. Anche sulla sedia elettrica non reagirebbe forse quasi più, tanti e tali sono i suoi acciacchi.

Insomma assomiglia a certi pensionati che ostinatamente non vogliono andare in pensione.

Milioni spesi in « manutenzioni », per essere sempre più agonizzante l'anno successivo. Lettere di capi-reparto al grande manitù ad invocare (a dire il vero, senza troppe danze propiziatorie, forse necessarie, data la grande altezza di SUA ALTEZZA) « investimenti produttivi ».

VENITE A VEDERE IL MOSTRO!

IL CARRELLO ELEVATORE DEL REPARTO MONTAGGIO! il cucciolo barbaro

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A PROPOSITO DI ASTUZIE

/ lavoratori della F.M.C. in seguito alla rapina a mano armata delle buste paga avvenuta qualche mese fa, vengono retribuiti con assegni circolari; molti lavoratori hanno scelto il c/c. Sia la prima forma di pagamento nonchè la scelta del c/c è stata fatta da parte dei lavoratori con grande senso di responsabilità al fine di evitare il ripetersi dei fatti sopra detti e i pericoli che questi comportano per il personale. Evidentemente al capo del personale, dott. Barbara, di questa sensibilità dei lavoratori non gliene frega niente e spiego il perchè: alcuni lavoratori trovano difficoltà nel cambiare gli assegni circolari presso i commercianti e bottegai della zona, specialmente quando il giorno di paga cade in venerdi; essendo le banche chiuse al sabato il lavoratore si trova nell'impossibilità di fare gli acquisti necessari per la famiglia (la spesa).

Il C.d.F. venuto a conoscenza di queste difficoltà ha dato mandato all'esecutivo di discutere con la Direzione la soluzione a questo problema. La Direzione, nella persona del dottor Barbara, anzichè tenere nella giusta considerazione la sensibilità dei lavoratori, per aver accettato senza tanti patemi d'animo, la nuova forma di retribuzione, ha risposto in modo negativo alla proposta del C.d.F. di anticipare di un giorno, cioè al giovedì, il pagamento di stipendi e salari, qualora i giorni di paga cadessero in venerdì o in sabato.

Il capo del personale non solo rifiutava la richiesta del C.d.F. ma tentava con grande astuzia di prendere quattro piccioni con una... forse( lava: come?... proponendo al C.d.F. un accordo aziendale che definirlo scandaloso si rischia di offendere... certi socialdemocraticicristiani.

Cito tre dei nove punti dell'accordo che stava tanto a cuore al dottor Barbara: (gli altri punti erano solo riempitivi).

L'accordo riguarda soltanto gli operai (chissà perchè?) che percepiscono assegni circolari a saldo o in acconto delle loro competenze.

A validità fino a dicembre 1978. Nel frattempo gli interessati provvederanno ad aprire un conto corréhie presso una delle banche convenzionate o convenzionabili.

7) La possibilità di anticipazione dell'erogazione è subordinata all'effettuazione di ore straordinarie da parte dell'ufficio retribuzione, marcatempi, centro elaborazione e perforatrici. Le ore straordinarie saranno preventivamente comunicate. (Grazie).

Il C.d.F. rispondeva alla Direzione con un suo comunicato che è stato affisso alle bacheche: in detto comunicato il C.d.F. dichiara materia di vertenza interna il rifiuto della Direzione a risolvere il problema e la ritiene responsabile delle conseguenze.

La Direzione dopo il comunicato del C.d.F. anticipava come richiesto il giorno del pagamento senza accordo.

In sintesi: quali erano i quattro piccioni che il dottor Barbara si prefiggeva di prendere con una fava?

1) Svilire e mortificare con questo accordo il ruolo del C.d.F.

21 Ritornare alla pratica dello straordinario con il beneplacito del C.d.F.

Obbligare tutti i lavoratori é fare il conto corrente.

Risparmiare gli interessi bancari ritardando i pagamenti.

Morale: io sono convinto che il dottor Barbara un piccione almeno in questa occasione lo ha preso senz'altro. (Faccia attenzione ai cacciatori).

ÙPARTACO

Quasi un milione diquintali lepesche finite sotto le ruspe

Ecco le cifre dello distruzione in Emilia-Romagna

Anche quest'anno abbiamo avuto l'ormai sistematica e inutile distruzione di frutta e prodotti ortofrutticoli, predisposta dall'AIMA per smaltire l'eccesso di produzione.

A questo punto ci si chiede: la produzione è effettivamente eccessiva, o siamo di fronte a un problema di cattiva distribuzione e prezzi troppo alti? Non sarebbe possibile inviare la frutta ritirata dal mercato alle scuole, agli ospedali, agli ospizi, come consumo aggiuntivo? O incentivare la produzione di conserve? Proprio recentemente gli alimentaristi della CGIL CISL UIL hanno lamentato la mancanza di frutta per lavorazione industriale.

A parte la cattiva educazione alimentare, il surplus di frutta è dovuto agli eccessivi prezzi al dettaglio: si arriva spesso a decuplicare i prezzi alla produzione, rendendo così inaccessibile l'acquisto di certi prodotti ortofrutticoli a larghi strati della popolazione.

I dati relativi all'utilizzo della frutta in eccesso sono sempre stati tenuti gelosamente nascosti dall'AIMA. Siamo ora riusciti ad ottenere quelli che riguardano l'Emilia Romagna, una delle tre regioni italiane in cui la distruzione di prodotti ortofrutticoli è più consistente: queste cifre possono quindi dare un quadro abbastanza orientativo della situazione italiana. Rispetto a quasi un milione di quintali di pesche distrutte nella stagione '76-'77, solo 15 mila quintali sono stati devoluti in beneficenza. Non è quindi illogico supporre che la distruzione di frutta faccia il gioco di chi vuole, per fini speculativi, mantenere alta la tensione fra domanda e offerta.

Annata Frutta Beneficenza Distruzione (quintali) (quintali) Alimentazione Animale (quintali) Distillazione (quintali) Totale (quintali) l 1972/73 Pere 2.615,401 8.143,81 40.038,28 373.184,24 421.981,73 %eche 4.687,051 45.902,73 188,70 20.739,50 71.518,08 Male 177,30, — 14.685,35 1.218,00 16.080,65 ( 1973/74 Pere 39.820,81! 2.768,00 158.511,561.800.802,422.001.902,79 Mele 14.377,521 — 19.593,11 102.950,37 138.881,00 Pesche ' ? i ? 4 4.429,38 1974/75 Pere 31.444,14 20.657,95 177.210,911.326.963,411.556,276,41 Pesche 10.673,99 128.686,34 2.335,46 — 141.695,79 Mele 6.918,52 — 90.705,59 229.761,41 327.385,52 Pomodori — 51.055,04 — — 51.055,04 1975/76 Pere 23.568,46 1.744,84 83.760,921.402.264,031.511.330,25 Pesche 1.056,95 170.442,57 679,25 38.506,58 210.685,33 Mele 35.238,76 2.419,97 39.841,651.734.460,801.811.961,18 Pomodori 407,00 356.548,80 1.264,04 — 358.217,84 Cavolfiori — — 8.846,74 — 6.848,74 1978/77 Pesche 15.271,91 977.655,49 861,061.029.933,122.023.722,18 Pomodori 20,00 89.008,56 — — 69.028,56 £

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