Notiziario Sindacale
únitario del Consiglio di fabbrica - Cassina de Pecchi GTE n. 2
DEROGA , ORARIO DI LAVORO
Il contratto di lavoro, alla pag. 28, sotto la voce « norme transitorie », si esprime in questi termini: « per le situazioni aziendali che richiedano un graduale adeguamento della capacità degli impianti e della organizzazione della produzione Per adeguarsi al normale orario settimanale di settore, sono consentite deroghe transitorie entro la vigenza del contratto, da definire e regolamentare tra le parti in sede provinciale ».
Questo è quanto !a stessa Confindustrià ha sottoscritto all'atto
della stipulazione dell'accordo del 1969. Ora, su queste poche precise parole, non c'è molto da equivocare. Queste norme, transitorie, eescludono molto chiaramente ogni strumentalizzazione dell'istituto della deroga scopi produttivistici: nel senso che non è consentito di usare della deroga nè per sopperire a carenze produttive, nè per incrementare il fatturato. Tanto meno, poi, è prevista l'istituzionalizzazione a livello di condizione permanente della deroga all'orario di lavoro. Riteniamo, pertan-
Il compagno Giorgio Salvini è stato eletto al Consiglio Regionale, per il Partito Comunista Italiano. La redazione del giornale, a nome di tutti i lavoratori della G.T.E., esprime al compagno Salvini l'augurio fraterno di buon lavoro.
to, utile ricordare da queste colonne lo spirito che ha. animato il sindacato dei lavoratori nell'aver voluto puntualizzare in modo così circostanziato e restrittivo questa disposizione dell'accordo: questa norma è il presupposto necessario di ogni riforma di struttura.
L'aver ottenuto le 40 ore significa aver lasciato lo spazio. a nuovi posti di lavoro, a parità di produzione; il che significa aver posto Mano al problema della disoccupazione,al problema della emigrazione: esterna ed interna. Significa aver introdotto il criterio di una diversa e nuova politica di disloca-
DALLA PRIMA
zione degli investimenti, tesa all'indirizzo della produzione industriale verso le zone meno sviluppate del paese.
Da queste considerazioni è facile trarre che la lotta per le riforme inizia, — e non potrebbe essere diversamente, — proprio dalla fabbhca.
Per questi motivi, che investono tutta l'azione e tutta la realtà politica italiana, noi dobbiamo assumere responsabilmente l'impegno di imporre il rispetto del contratto di lavoro; consapevoli che nelle mani di tutti i lavoratori è l'avvenire della classe operaia.
Costruire il Sindacato della classe operaia
L'unità del movimento di massa popolare si è rivelato quale unico strumento determinante per dare un reale scossone alle classi dominanti. Infatti le lotte dell'autunno e le nostre ultime hanno dimostrato una unità dí classe tendente non solo a rivendicazioni economiche, ma a strappare più potere, in un modo mai verificatosi dal dopoguerra ad oggi.
Andando ad analizzare queste ultime lotte risulta chiaro che quando il movimento ha degli obiettivi avanzati, per i quali il lavoratore ha potuto discutere unitariamente per dibatterne tutti gli aspetti, rivendicando alla controparte delle richieste precise, si è poi ritrovato a marciare con una unità dí azione e di intenti, senza troppi ripensamenti, ritrovando una vera unità di classe di tutti i lavoratori.
Una unità che si è ritrovata nel momento dell'azione e che bisogna ora mantenere viva, per arrivare ad una vera ed unica unità organica dei lavoratori nel sindacato di classe.
Quindi si può rilevare che tutto il mondo del lavoro in generale
ha capito la necessità di dover trovare una unità politica su tutti i problemi che interessano allo stesso modo tutti i lavoratori: a prescindere dalle loro ideologie politiche al fine di battere il capitale; di qui la necessità di conquistare attraverso le lotte di classe, nuovi strumenti a livello di fabbrica, per ricostruire dalla base il sindacato nuovo, democratico, che sia la reale espressione unitaria dei lavoratori.
Il lavoratore, ín poche parole vuole partecipare, elaborare, essere protagonista delle scelte.
Un'ultima cosa vorremmo puntualizzare - l'unità di classe è obiettivo a livello politico e d'azione; non è con gli atti puramente formali che si modifica la struttura del sindacato.
La strada dell'unità è stata aperta, ed in parte percorsa.
Ma sarebbe una pia illusione pensare che sia un cammino facile.
Questa è la ragione che ha indotto le Segreterie Nazionali e Provinciali a non dar luogo ad una forma di tesseramento unitario solo formalmente: come il rilascio della tessera unica. Tessera unica che in ogni caso non riuscirebbe a superare le divergenze politiche che di fatto esistono e che richiedevano ben altro impegno dialettico.
Certo, oggi il patriottismo di corrente non ha più motivo d'essere: oggi al movimento operaio è sufficiente l'iscrizione al Sindacato, indipendentemente dalle sigle FIOMFIM-UILM.
Questa sì è una iniziativa politica seria, presa in senso autenticamente unitario.
Noi perciò la facciamo nostra con l'impegno di operare con sempre maggiore impegno, per il raggiungimento del sindacato di classe
han-
In questo senso i lavoratori no unitariamente maturato il concetto che l'unità sindacale non può e non deve essere la somma formale degli apparati esistenti ma, deve essere un sindacato di tipo nuovo, nel quale ogni lavoratore, in prima persona possa essere partecipe al dibattito ed alla elaborazione di nuove strategie, e qui il contributo di ognuno deve essere determinante.
Ora qui si tratta di dover dire che bisogna fare l'unità sindacale oggi a tutti i costi, ma bisogna che sin d'ora il sindacato in generale si collochi in una posizione nuova rispetto ai precedenti schemi e strutture•, che prenda atto favorevolmente del fatto che la realtà operaia è in continuo, costruttivo fermento; che tenga conto che il movimento operaio chiede la soluzione di sempre più avanzate rivendicazioni.
Lo straordinario
In altra parte del nostro giornale di fabbrica viene trattato il tema dell'orario di lavoro e della deroga. Qui vogliamo parlare di quella ben nota forma di supersfruttamento e di malcostume, conosciuta col nome di straordinario: non già quello eccezionale, previsto e regolamentato dal contratto; ma quello indiscriminato, abitudinario, bovino. E qui varrà la pena di parlarci chiaro una volta per tutte; in modo che non sussistano dubbi al riguardo, e ciascuno sia consapevole e responsabile di propri atti.
Che il padrone faccia uso dello straordinario per il proprio tornaconto economico e politico, è un fatto che, — almeno nella logica
borghese, — è rigorosamente conseguente a tutta la tematica dello sfruttamento del lavoro salariato. Ma che in questa stessa logica si facciano coinvolgere, più o meno ingenuamente, persino dei lavoratori, questo è veramente aberrante.
Analizziamo quali motivi inducano il padrone a richiedere la prestazione straordinaria, passando poi all'esame dei meccanismi che riescono ad ottenebrare la coscienza di classe di coloro che cadono in questa abile, — e quanto abile!, — trappola.
Iniziamo subito col dire che un'ora di straordinario, al padrone, viene a costare molto meno di un'ora di lavoro normale; consideriamo poi che se l'obiettivo economico del capitale è di incrementare la produzione, al padrone risulta più comodo ricorrere al super-sfruttart,voto del personale già a disposizione, piuttosto che allo stanziamento di nuovi fondi per l'adeguamento degli impianti e degli organici.
Il che non solo toglie fior di lavoro ai 616.000 disoccupati italiani, ma lascia inalterata la struttura produttiva. Non dimentichiamo che al padrone interessa solo di spremere plus-valore all'operaio; quando invece alla classe operaia sta a cuore l'efficienza e la modernità della fabbrica, che un giorno sarà sua di diritto.
E procediamo soffermandoci sulle obiezioni più frequenti che gli « abitué ». dello straordinario cercano penpsamente di portare a loro giustificazione. Si sente dire:
« cosa faccio il sabato, se non vengo a lavorare? » Ed ancora: « con lo stipendio che ho non riesco a vivere come vorrei ». Il che è anche vero, ma con sostanziali riserve e puntualizzazioni; perchè badate, compagni: queste giustificazioni sono sì penose, ma non certo infondate; in quanto il sistema capitalistico ha, da una parte, inaridito lo spirito di queste persone, retrocedendoli alla funzione di « macchine per produrre », prive della minima scintilla di fantasia, prive di ogni desiderio di vita e di interesse, per la famiglia; dall'altra la società dei consumi a tal punto ha condizionato questi poverini, da far apparire loro come irrinunciabile il lavoro straordinario, — che ormai varrebbe la pena di chiamare ordinario, — per poter comperare « l'otto e cinquanto motore de dré ».
Sappiamo benissimo, d'altronde,
che il salario è comunque basso, ma per questo c'è l'azione collettiva di tutti i lavoratori; cit la lotta a livello sindacale e politico: e lo abbiamo ben visto.
Se guardiamo i danni che lo straordinario causa all'economia e pensiamo con quali volgari espedienti il padrone faccia leva su alcuni lavoratori per coinvolgerli nel suo gioco, non possiamo che sentire tanta pena per queste inconsapevoli, — o consapevoli, — vittime del consumismo più idiota.
Ma la nostra azione non deve fermarsi al compianto; dobbiamo dialogare con queste persone; dobbiamo convincerle dell'assurdità della loro posizione; dobbiamo portarle alla realtà nuova che si sta creando nel paese: dobbiamo conquistarle al sindacato di tutti i lavoratori.