LA CLASSE LAVORATRICE E LA CRISI ECONOMICA
Quello che stiam o attraversando è senza dubbio uno dei momenti più difficili, dovuto alla crisi in atto, e che viene ulteriormente aggravato dalla contradditoria posizione assunta da alcuni protagonisti della vita politica italiana.
Essi seminano elementi di confUSione con lo scopo di disorientare le grandi masse e distogliere dal grande dibattito che si svolge nel paese per un nuovo indirizzo politico ed economico.
E' senza dubbio positiva l'intesa raggiunta dai sindacati con la Confindustria siglata nei giorni scorsi; essa costituisce un contributo concreto di grande importanza per la lotta contro l'inflazione e la recessione, per ottenere dei risultati positivi nell'interesse di tutto il paese.
E' fuori di dubbio che ancora una volta è la classe lavoratrice ad essere chiamata a sopportare un peso notevole per contribuire in modo tangibile a migliorare la situazione attuale, ma questi sacrifici esigono una svolta politica ed economica che ponga la classe lavoratrice a protagonista delle scelte.
Per realizzarle è necessaria la mobilitazione popolare attorno ad una linea di severità e di cambiamento che deve vedere impegnati i poteri pub-
ESCAVATORE - - • 4 febbraio 1977
blici di fronte alla crisi con iniziative serie e rigorose sul controllo dei prezzi e contro l'accaparramentodei beni di consumo di prima necessità .
La scelta innanzitutto, di un allargamento e rinnovamento dell'apparato produttivo, di un nuovo orientamento della produzione e dei consumi, la ispirazione a scelte civili e morali, di un crescente e consapevole impegno della popolazione nel lavoro produttivo e nello sforzo diretto a elevare la produttività dell'economia nazionale.
Questa scelta deve tradursi in obiettivi precisi per un nuovo clima ideale e morale che è condizione essenziale per il successo dello sforzo volto a superare la crisi.
Ma ciò non potrà diventare realtà operante senza che si modifichino la base materiale della società , i rapporti economici e sociali, il meccanismo di sviluppo dell'economia, la distribuzione della RICCHEZZA E DEL POTERE.
Bisogna tenere sempre presente che non si realizzano programmi avanzati per la ripresa economica con maggiore giustizia se non si concretizza con altrettanto impegno la lotta in difesa della democrazia.
Come si inquadra allora la vertenza nella nostra fabbrica, di fronte alla situazione generale in cui versa il Paese?
Dalle lotte del '69 la classe lavoratrice aveva registrato notevoli conquiste di. carattere normativo ed economico, queste conquiste erano strettamente legate ad un impegno ben preciso assunto da parte padronale di creare nuovi posti di lavoro, rinnovare ed ampliare le strutture produttive, vuoi per far fronte alla riduzione dell'orario di lavoro e alla conquista delle 40 ore settimanali, vuoi per contribuire a sanare almeno in parte la piaga della disoccupazione; inoltre c'è il fatto che neanche sul problema dell'ambiente di lavoro, grandi miglioramenti si sono verificati, per tutelare la salute dei lavoratori.
Poi i signori padroni bestemmiano al nostro indirizzo accusandoci di assenteismo.
Di qui lo squilibrio e la contraddizione: da una parte la crisi che ci investe come cittadini lavoratori, costretti a fare i salti mortali per rincorrere i prezzi e dunque la tendenza a richieste salariale che favoriscono i padroni con l'inflazione; dall'altra il pericolo delle dequalificazioni generalizzate, causato dal decentramentro produttivo, cioè lavoro nero che suona minaccia diretta al nostro potere contrattuale, oltre al pericolo(della difesa) del posto di lavoro, causato dal mancato investimentg non adeguando l'azienda a far fronte a costi e concorrenza esistenti sul mercato.
Invece, ancora una volta, ci scontriamo con mentalità superate e provocatorie che vogliono risolvere il problema del decentramento e della organizzazione produttiva ricorrendo solo agli straordinari.
Nessun paese progredito basa le risorse produttive ed economiche ricorrendo al supersfruttamento dell'uomo.
Dunque occorre respingere con energia il tentativo di consentire la strategia di un ritorno alle politiche arroganti, tendenti a far arretrare i lavoratori delle loro conquiste.
Affermare con forza e consapevolezza nell'unità che le scelte dibattute nelle varie assemblee, sono scelte concrete e giuste che pongono il mostmento dei lavoratori su un piano di capacità nell'individuare la strada da imboccare per uscire dalla crisi interna ed esterna; ciò significa anzitutto che i lavoratori conquistano il diritto di gestire le scelte per rinnovare e stabilizzare l'economia del paese.
Il motivo per il quale il padronato nella nostra fabbrica pretende di gestire ancora una volta da solo il futuro di 500 lavoratori è dimostrato dal fatto che esso non vuole riconoscere gli errori del passato.
Ancora più grave è il tentativo di speculare sulle necessità economiche dei lavoratori: questa vecchia politica, infatti, favorirebb+ncora una volta il suo esclusivo profitto, e per contrg i lavoratori non avrebbero nessuna garanzia per la conservazione del posto di lavoro.
LAVORATORI, siamo chiamati a dare una risposta di consapevolezza e di presa di coscienza sui grandi problemi del momento; questa lotta deve segnare una svolta in senso positivo onde avviare un discorso nuovo, dentro e fuori della fabbrica, che concretizzi le legittime aspirazioni ad una maggiore giustizia per i lavoratori e far pesare sempre di più la nostra forza nella FABBRICA E NEL PAESE.
202 ii/ZON/ P/ L/C,20/PAZ/0/Yf
f/NAUP/ DOPO C__.A MANO LI0ER8 hyre moég/7/970 zitz-ó/9/v..
IL CONSIGLIO DI FABBRICA
COSTO DEL LAVORO ED EVASORI FISCALI
3o anni di governo democristiano hanno contribuito in modo determinante a fare dell'Italia un paese a forte diseguaglianze sociali le quali sono la causa dell'attuale situazione economica, sociale e strutturale del momento.
Se andiamo ad esaminare come è tori creano nel nostro paese, notiamo si, secondo una tabella ISTAT, fra esse ve ne te: imprenditori, dirigenti e professionisti.
distribuita la ricchezza che i che dividendo la popolazioni: in sono 3 altamente privilegia-
Queste tre categorie di cittadini che sono appena percepiscono o si appropriano del 9% di tutto il reddito tengono una parte ragguardevole, il 15% del patrimonio nazionale. Per contro constatiamo che i lavoratori, categoria produttiva che ricchezza e che rappresenta più del 30% dei cittadini, possiede il 17,6% del patrimonio ed il 28,1% del reddito nazionale.
Da questa indagine è facile dedurre delle conclusioni: la prima distribuzione della ricchezza in Italia è fatta in un modo che umilia gente che più lavora; la seconda è che gran parte delle ricchezze vrebbero essere investite per produrre nuovi posti di mano in ricchezza patrimoniale controllata sempre più siti e speculatori che operano spregiudicatamente sui tori; alimentari, abitativi, assicurativi, ecc...
Tutto questo invita ad una riflessione su quanti in questi ultimi tempi concentrano la loro attenzione sul costo del lavoro in Italia, che è tamente importante, ma essi perdono di vista tutti li: quante sono le forze di lavoro, quante quelle di gran lunga le forze produttive, tutti gli i cittadini vengono tassati.
Quanti dottor Aloisi passano quotidianamente la accumulati sulle spalle dei lavoratori italiani
lavorail 4% degli italiani nazionale e decrea la appena è che la la che doquesti squilibri
c laslavoro, si trasforda gruppi di parasprezzi nei vari setcersocia-
terziarie che superano inutili e in qual modo frontiera con i miliardi considerati assenteisti? paese; è per cambiare
Questi sono i veri nodi da sciogliere nel nostro questo stato di cose che la nostra lotta deve essere indirizzata soprattutto sulla necessità che la classe lavoratrice partecipi alla guida del paese, per realizzare le riforme e far pagare le tasse al padronato e agli speculatori; grandi assenteisti nel pagare le tasse.
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F.M.
Enti
Scuola dell' obbligo e "Colloqui aziendali " o meglio risposta a Raimondo Malgaroli
Durante l'anno puntuale arriva l'autunno, se è più caldo o meno, si verifica dalla temperatura e spesso da quella che il padronato impone.
E' strano invece, che il padronato oggi trova tra pseudo culturati non, chi, costantemente dedito al servilismo, è disposto ancora a farsi portavoce di teorie ipocrite e inattuali.
"Colloqui aziendali;' già altre volte ha tentato dj travisare la realtà e l'obiettività su vari problemi, fra essi ve ne era uno importante, quello della salute in fabbrica, strettamente legato alla divisione del lavoro.
Le forze lavoratrici hanno ampiamente dimostrato la totale responsabilità che i padroni hanno avuto in questo campo, da quando hanno inventato questo sistema di sfruttamento a tutt'oggi. E' fuor di dubbio che questi problemi, mai risolti, sono certamente da attribuire anche al tipo d'istruzione data a quelli che erano destinati a svolgere i lavori più faticosi.
Ora questo foglio aziendale torna all'attacco e rispolvera addirittura vecchie politiche secondo le quali spetta a certi personaggi, (a quanto pare), di teorizzare sul problema della scuola, su quale deve essere il grado d'istruzione da dare ai giovani, o a certi giovani e a seconda del grado sociale cui essi appartengono.
A questo punto i lavoratori, armati della propria esperienza e senza che li sfiori l'idea di scomodare il Dio della Bibbia o i vari Lubanca, trovano agevole rispondere e contestare certi discorsi anacronistici sulla scuola e cosa si diceva agli albori della civiltà , sul lavoro e sulla sua suddivisione.
Ma chi sono costoro che credono di stabilire chi deve andare a scuola e chi no, per quanto tempo e cosa devono impare?
Questi tracotanti santoni sono rimasti fermi agli antipodi, da quello che scrivono, sembra che abbiano fatto scarso profitto dello sviluppo culturale della classe lavoratrice e nell'insieme, di tutto il paese, se si permettono addirittura di confrontare quale era la scuola dell'obbligo dei ragazzi della comunità primitiva, con i privilegi (secondo loro), dei ragazzi di oggi.
La cultura e l'istruzione oggi rappresentano una delle condizioni essenziali per organizzare meglio la società moderna.
Sviluppare le idee, la tecnica, nuovi e più efficienti metodi nella organizzazione del lavoro, significa produrre le risorse sufficienti per la comunità in condizioni più umane, compresa la costruzione di una società più a misura dell'uomo moderno.
La divisione del lavoro nella società capitalistica, è la forma più perfetta dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo; come si spiegano altrimenti le migliaia e migliaia di morti sul lavoro? E il crescente e spai
ventoso numero di malattie professionali ereditate dai lavoratori nelle fabbriche, nelle miniere e in quasi tutti i luoghi di lavoro?
Vi è una sola risposta: è sempre e soltanto colpa di questo tipo di organizzazione del lavoro e della sua suddivisione.
O si pensa forse che questo debba essere il prezzo da pagare per la sopravvivenza dell'uomo? no, è solo il risultato dell'insaziabile sete della politica dello sfruttamento e del profitto, compreso il lavoro nero, di cui i padroni sono responsabili, essendo sempre alla ricerca sfrenata di facili guadagni.
Nei tempi antichi, quando i primitivi scoprirono che i tronchi degli alberi galleggiavano sull'acqua, costruirono le prime rudimentali barche perchè capirono che al largo la pesca era più abbondante. A quei tempi, procurare i viveri per sfamare tutta la comunità , era già un duro lavoro. Eppure, vi erano già dei furbi (o culturati), per i quali il lavoro era troppa fatica e si organizzarono così bene da mandare altri, i meno istruiti, a pescare dall'alba al tramonto , per due pesci al giorno.
A questo tipo di culturati si deve risalire per individuare i primi sfruttatori, i quali già allora erano interessati a lasciare i più nell'ignoranza.
Da quei tempi ad oggi molte cose sono cambiate, certo non tutte, proprio perchè è mancata, nei tempi scorsi, la conquista ed il pieno diritto allo studio, specialmente nel nostro paese. Questo ritardo ha causato troppe ingiustizie ed arretratezze che sono ormai secolari e in cambio si sono riprodotti in gran numero esseri profetizzanti sventure per il nostro paese, se ai ragazzi di oggi si dà troppa istruzione.
Arricchire il bagaglio culturale dei giovani, è un traguardo di ogni paese civile e forse per il nostro, vi è una ragione di più per trattenerli a scuola, perchè a causa di necessità economiche, essi vengono avviati, troppo spesso ancora giovanissimi ed impreparati, a lavorare e morire a meno di 15 anni. Altro che il sinonimo "lavorare é vivere"!! vivere deve voler dire lavorare, non studiare per essere poi disoccupati nè prendere alcuna professionalità !!
Questi omicidi sono talmente ricorrenti in casa nostra, che ci pongono allo stesso livello di paesi meno progrediti. Nella società moderna l'istruzione, la cultura, rappresentano un diritto di tutti alla emancipazione, e non il privilegio di pochi, tenendo conto soprattutto che non devono servire per attestarsi, (come succede oggi), su una scala sociale ritenuta di prestigio, ma uno strumento per inserirsi, preparati, nella vita e nella società .
Occorre dunque, una scuola che fornisca una competenza professionale, ma anche una preparazione culturale che dia autonomia di idee e azione ad ogni giovane e che non costituisca un'area di parecheggio, mascheratura della disoccupazione. Nell'istruzione delle nuove generazioni, la società potrà garantirsi basi più solide di sviluppo e progresso sociale. Come mai, tra i paesi europei, siamo uno degli stati con un tasso di analfabetismo più alto! E' questo il risultato dello sforzo morale e culturale che ha fatto la classe dirigente passata e presente.
La mancata istruzione, le riforme di strutture mai realizzate, la scarsa ricerca scientifica, oggi nella nostra economia hanno un peso altamente negativo; basti pensare che per le nostre molteplici attività , in 30 anni, abbiamo importato migliaia di brevetti, di cui circa 9 mila solo dagli Stati Uniti, più di 4 mila dal Giappone, oltre 3 mila dalla Gema-
nia Occidentale ed il nostro paese è così indietro che ne ha prodotti in questo periodo meno di 50.Dunque, se le cose stanno così, è inutile che certi moralisti avanzino simili proposte; se essi sono orientati ad indirizzare i propri figli a non valorizzare lo studio ed a mandarli in cerca di bacche, facciano almeno in modo che non prendano la via della Brianza, vi sono zone da evitare. Che i più suderanno volentieri per istruire i loro figli è certo, mentre scarsi saranno quelli che seguiranno i campioni di vecchie e sepolte mentalità . O il vostro poco illuminato discorso dovrebbe riguardare l'altro popolo, quello da mandare a lavorare e morire a meno di 15 anni, in barba al sinonimo°1avorare è vivere?""
Dall'attuale classe dirigente, arroccata su poltrone rivestite di pelle umana e dai suoi culturati, i lavoratori per primi non si lasceranno incantare. Il tempo dei patrizi è finito! Delusi, siete forse stanchi? Più realismo se non volete che le strutture ormai corrose di questa società vi crollino addosso. Lavoratori, lottare e battere le tendenze a limitare l'istruzione. Sconfiggere la scuola tradizionale Gentiliana che ha avuto solo il compito di preparare èlit destinate a dirigere l'economia del paese solo per proprio profitto.
Questo è un capitolo importante per la storia del movimento dei lavoratori e deve vedere tutti impegnati per la conquista di una scuola moderna ed efficiente.
Facciamo dell'emancipazione di tutto il popolo l'asse portante della società , per umanizzare e valorizzare l'opera dell'uomo che lavora e vive
R.D.
LE FABBRICHE AMMALATE
Di questi tempi si sente parlare spesso di fabbriche ammalate. Cosa si nasconde in realtà sotto questa parola, dove si potrebbe benissimo rispondere di intervenire con una terapia adeguata ed evitare così il contagio? Riflettendo bene si scopre poi che si tratta di aziende gestite male, e definite rami secchi da eliminare e molte di esse fanno parte del gruppo
E.G.A.M. che significa soldi della comunità . Si tratta di ristrutturarle e modificare il tipo di produzione, ma per ora c'è il pericolo di lasciare sul lastrico migliaia di lavoratori. Riuscire a capire le vere ragioni non è cosa da poco, perchè quando funzionavano, altri incassavani i miliardi. Tra queste fabbriche sembra ve ne siano alcune che hanno attinenza con il nostro _tipo di lavoro tramite il loro prodotto; se fra di esse ve ne sono che attraversano momenti difficili, quali ripercussioni potrebbe avere il rilancio della produzione industriale nel nostro paese , e per quel che ci riguarda nella nostra fabbrica?
Come potrebbero i lavoratori intervenire su queste situazioni di confusione e mettere a fuoco le cause che le determinano?
Non sono contraddizioni se si parla tanto di rilancio della produzione orn.
industriale, e specialmente di quella positiva per il risanamento della nostra economia? Per contro si richiedono ai lavoratori grandi sacrifici senza che vi siano chiare garanzie su un nuovo indirizzo degli investimenti, e cosa ancora più grave, lasciare ancora una volta la gestione di questi sacrifici agli stessi uomini che hanno affondato e messo in agonia l'economia del nostro paese.
Facendo un tentativo di confronto, anche la nostra fabbrica sta subendo una malattia quasi cronica, se pensiamo alla cattiva organizzazione ed alle difficoltà che essa ha determinato con risultati negativi sulla produzione. Perchè noi lavoratori assieme al Consiglio di Fabbrica non prendiamo l'iniziativa di organizzare una conferenza di produzione, in modo da ricercare le cause che hanno determinato tante anomalie nella nostra fabbrica? I lavoratori scopriranno la necessità di riconoscersi come protagonisti e non lasciare che nella FMC tutte le scelte passino sopra la testa dei lavoratori.
NOTIZIE UTILI DAL PATRONATO
.E1 da tenere conto che nell'azienda nasca l'esigenza di sviluppare parallelamente al rapporto di lavoro la necessità della teressi e dei diritti dei lavoratori, sia quelli ni dell'ambiente di lavoro, sia sulla nocività e
tutela globale degli inrelativi alle condiziosul rischio delle lavorazioni, e quelli pertinenti agli aspetti previdenziali. Tutto ciò accade spesso dal comportamento illecito del padronato, con l'omissione delle misure preventive e, in molte occasioni, con l'evasione contributiva.
L'azione dei luoghi di lavoro non può limitarsi ad un fatto puramente diagnostico e di generica denuncia, ma deve trovare forza nella concretezza dell'iniziativa e nella ricerca di risultati tangibili, onde evitare la monetizzazione. Per azione si intende iniziative che impongano al padronato il rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti.
Visti questi aspetti sarebbe utile richiamare l'attenzione dei lavoratori> 8
lavoratore
Un
e in particolare degli impiegati, che spesso hanno dimostrato scarso interesse, e che molte volte hanno gli stessi problemi degli operai. Questi punti di interesse comune sono rappresentati ad esempio dal recupero dei contributi previdenziali, omessi dalle ditte dove gli interessati hanno lavorato precedentemente, ricorrendo ai patronati sindacali, che o-' perano su un vasto campo nel recupero dei diritti dei lavoratori, fra essi citiamo i seguenti: recupero contributi omessi - domanda di pensionericonoscimento di contribuzioni figurative (per periodo di maternità e puerpero, per malattia ed infortunio) - trasferimento posizioni assicurative. Si eff.!ttuano anche ricorsi presso gli istituti con i quali i lavoratori sono convenzionati (I.N.A.M.) che a volte per vari motivi contestano il riconoscimento della malattia e del suo pagamento.
Sorgono problemi da superare anche nei confronti dell'I.N.P.S. e della I.N.A.I.L. che non tutte le volte pagano nella giusta misura i periodi di infortunio, o che creano delle difficoltà nel riconoscimento delle (reddite) per infortunio o per malattia professionale.
Anche quest' anno i lavoratori presenti alle iniziative culturali
Al Teatro la Scala di Milano, per la stagione d'opera e balletti 1976-1977, ai lavoratori sono stati riservati 12 spettacoli, di questi, come 6 tradizione, uno sarà dedicato per le celebrazioni della festa del 1° maggio alle Organizzazioni Sindacali.
Seguendo un criterio presumibilmente di gradimento le dieci serate d'opera e balletto sono state ripartite in due gruppi (A e B). Alla nostra fabbrica sono stati assegnati n.4 biglietti per gli spettacoli del gruppo A. Riportiamo di seguito l'elenco delle ra2 presentazioni con a fianco i nomi dei lavoratori sorteggiati:
OTELLO di G.Verdi - 5 gennaio 1977 -
IL BARBIERE DI SIVIGLIA di G.Rossini
19.1.1977
MOSE' E ARONNE di A.Schonberg -
11.2.1977
44 DON JUAN e RIVOLTA DI SISIFOballetti
27.5.1977
5. ASCESA e ROVINA DELLA CITTA' DI MAHAGONNY di B.Brecht -13.6.1977
Teatro Lirico
Sigg.Peschi" Artilli
Sigg.Di Trani - Guastini
Sigg.Corneo - D'Alonzo
Sigg.Maerna - Ripamonti
- Sigg.Moleri Mineo
Inoltre in tutti i teatri comunali (Lirico, Dell'Arte, Piccolo Teatro) ai lavoratori é dedicato un ,nutrito calendario di rappresentazioni. Il prezzo dei biglietti per ogni spettacolo é di L.1.950 senza limiti di posto.
Di seguito diamo il programma dei prossimi spettacoli:
4.2.77 "IL MANDATO" di N.Erdman Teatro dell'Arte
18.2.77 "LA FANTESCA" di G.B.della Porta Teatro dell'Arte
25.3.77 "LE BALCON" di J.Genet Piccolo Teatro
15.4.77 "LA FORESTA" di A.Ostrowskj Teatro dell'Arte
22.4.77 "IL CONSIGLIO D'EGITTO" di L.Sciascia - Teatro Lirico
Cté inoltre la possibilità per i lavoratori, per tutto il perio do degli spettacoli, di usufruire dei biglietti ridotti in questi spettacoli per gruppi EXXXXX non inferiori di 8 persone.
I lavoratori attraverso i Consigli di Fabbrica possono avere biglietti ridotti di L.2.000.= per tutti gli spettacoli in programma al Salone Pierlombardo ed al Teatro Uomo.
Attualmente al Pierlombardo é in scena fino al 13 febbraio "IL MISANTROPO" di Moliére - Coop.Teatro F.Parenti ed al Teatro Uomo fino al 20.2.1977 "UNA MADRE - VASSA ZELESNOVA" di M.Gorkij - Coop.Teatro Uomo di R.Maiello.
Visto il vivo interesse e partecipazione a questi spettacoli da parte dei lavoratori cercheremo di tenere informati per quanto riguarda i prossimi spettacoli ele novità apportate.
Nell'ambito delle iniziative culturali, dopo l'accoglienza positiva per la "Mostra del libro" svolta per la prima volta nei locali della Mensa il dicembre scorso ci riproponiamo, tenendo conto dei suggerimenti dei lavoratori, di attuarne una successiva nel mese di aprile.
Parenti in un suo tipico atteggiamento.