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Meccanico4

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mecca ico

LA SCHEDA PROFESSIONALE

Il passaggio dal 4" al 5" livello sarà attuato sulla base di schede personali che tengano conto, come r;ferito fondamentale, il livello di professionalità acquisito con l'anzianità A.

Con questa nota a pagina 4 delr- l'allegato al testo di accordo del 13 maggio 1972 si sanciva l'istituzione delle schede professionali.

Parecchio è trascorso da quella data e i primi risultati si stanno valutando in questi giorni. L'attesa di questi, il bisogno di chiarire i contenuti e la funzionalità della scheda hanno creato la necessità di questo articolo sul quale si dovrà sviluppare il dibbatito.

Questo scritto è la sintesi di alcuni incontri avuti con i lavoratori, i delegati del 4" capannone ed alcuni componenti l'esecutivo che hanno maggiormente contribuito alla stesura delle varie bozze delle schede professionali, relative al loro settore produttivo.

E' chiaro che sebbene si faccia riferimento alle schede dei lavoratori del 4° capannone il discorso vale, nelle sue forme generali, anche per gli operai del 3" capannone.

Le schede infatti, anche se diverse, per logiche ragioni di differente mansione, hanno come parte

comune alcuni criteri fondamentali.

Analizziamo insieme la scheda degli operai:

COME E' FATTA

La scheda è suddivisa in parti ben distinte schematizzate come segue:

una parte anagrafica in cui si raccolgono data di nascita, di assunzione, il curriculum scolastico ecc....

notizie inerenti agli impieghi precedenti

— una parte relativa ai lavori svolti in diversi settori

una parte relativa ai lavori attualmente svolti

una parte relativa ai lavori sal tuari svolti superiori rispetto alle mansioni del livello di appartenenza

una parte finale riassuntiva delle precedenti in cui si espone un giudizio qualitativo e quantitativo sui lavori svolti dal lavoratore stabilendo così il profilo professionale.

COME FUNZIONA

— consegna della scheda in bian-

co dall'ufficio personale, tranne la parte anagrafica, al capo reparto (ufficio)

compilazione in tutte le sue parti da parte del capo prima verifica dei giudizi e delle mansioni fatta dal de:cgato di reparto e dall'esecutivo battitura a macchina della scheda all'ufficio manodopera. consegna personale della scheCONTINUA IN 2

SOMMARIO :

- La scheda professionale

- Industria macchine utensili

- CRAL : sezione

Bocciofila

- Anziani

1973
NOVEMBRE
tiff 4
CUSTGLI gi tistreku INNOCENTI MEihNICO SANTRISIFtligi
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GIORNALE UNITARIO CONSIGLI RICA DELLA INNSE-MILANO (Supplemento al «Metallurgico»)
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DALLA PRIMA

da al lavoratore fatta dal capo reparto (ufficio) eventuale contesta;ione della scheda da parte del lavoratore ritiro della scheda dal capo reparto (ufficio).

PERCHE' LA SCHEDA

La necessità di riuscire ín qualche modo a contrattare con il padrone i passaggi di qualifica fece scaturire come strumento la « commissione paritetica ».

I casi di operai che per anni rimanevano fermi nella stessa categoria, il differente inquadramento di alcuni di essi aventi le stesse mansioni erano problemi che la commissione doveva risolvere. Inutile rimarcare il significato che le qualifiche per determinati settori produttivi (auto-lambretta) avevano come elemento di divisione tra gli stessi operai, cosa invece che i livelli, dell'inquadramento unico, seppure in modo limitato hanno mutato sia tra operai che tra impiegati. Ma, a parte queste specificazioni già ampiamente conosciute, ciò che a noi interessa ricordare è che la commissione non ha mai funzionato, da essa non sono mai scaturiti passaggi.

La « pariteticità » da cui il nome della commissione, cioè la composizione in numero uguale dei rappresentanti della C.I. e della Direzione, non permetteva in nessun modo di giungere alla soluzione di casi controversi.

Bastava a un solo componente della Direzione esprimere un giudizio negativo, oppure presentare delle perplessità sulle attitudini professionali dell'operaio che tutto il meccanismo si inceppava.

Nascevano contestazioni, violenti scontri verbali, ma il passaggio non arrivava proprio perchè dovevano essere tutti i rappresentanti di essa ad esprimere un parere favorevole.

E' evidente la facilità con cui i rappresentanti della Direzione, magari giocando sul significato da .attribuire a un termine trovassero ogni volta delle giustificazioni per

affossare ogni discussione.

La commissione si trovava ad operare in periodi in cui, all'interno della fabbrica, non esisteva una mobilitazione sulla quale poter contare per smuovere situazioni stagnanti per cui l'operaio si trovava isolato dai propri compagni.

Eventuali passaggi, se arrivavano, erano per lo più da considerarsi non tanto come effettivo riconoscimento di mansioni bensì il riconoscimento alla costanza e alla fedeltà verso il capo.

La scheda nasce da queste nnn felici constatazioni; sta poi ai iPv o ra to r i farne di essa uno strumento efficace.

so perchè la scheda degli operai basandosi sulla « professionalità » si supporta su un elemento fragile. continuamente eroso dai nuovi processi tecnologici.

E' indubbia la validità di essa come già detto, nel risolvere quei oasi di sperequazione fra parità di mansioni svolte e diverso inquadramento nei livelli retributivi dei lavoratori. Mette in evidenza i casi di quegli operai fermi da anni nello stesso livello per i quali o attraverso criteri di rotazione nelle mansioni o attraverso meccanismi di retribuzione automatica (mobilità orizzontale) si deve dare uno sbocco.

Facilita il problema dell'inserimento nell'inquadramento unico e serve come prova per i casi di contestazione.

Il discorso si fa qui semplice e complesso nello stesso tempo.

Semplice perchè la scheda risolve senz'altro dei problemi immediati di sperequazione, comples-

Infine la scheda, nell'intento del C.d.F., dovrebbe essere un documento permanente e non fine a se stesso. Essa accompagnerà il lavoratore nell'interno della fabbrica nel suo sviluppo professionale. Si

METTI A TERRA IL " BARBA " PRIMA CHE LUI METTA A TERRA TE' .
COSA-SERVE A FARE

dovranno registrare tutte le diverse mansioni svolte dall'assunzione fino all'abbandono della fabbrica.

PER GLI IMPIEGATI

Questa a grandi linee la scheda degli operai, per gli impiegati invece occorre disgiungersi dai criteri con cui si è operato per gli operai. E' necessario ribadire subito che tale distinzione di valutazione è nata non per lasciare, se ancora esistono, delle demarcazioni fra operai ed impiegati ma perchè studiando la situazione impiegatizia, la commissione di studio si è trovata di fronte a due aspetti dell'organizzazione del lavoro ben definite.

Mentre per gli operai del Meccanico è ancora oggi possibile parlare di « professionalità » intesa ancora come mestiere dell'operaio capace di risolvere un intero arco di operazioni, con un certo grado di discrezionalità di scelte, per l'impiegato oggi dobbiamo rilevare una sempre maggiore dequalificazione rispetto alla professionalità intesa alla vecchia maniera (vedi il giornaletto di ottobre sull'analisi degli impiegati).

Ciò cosa vuol dire? Mentre per gli operai la professionalità oggi resiste, ma non è lontana la data in cui le macchine a controllo numerico, una volta risolti grossi problemi di organizzazione, soppianteranno le macchine utensili tradizionali relegando l'operaio a Semplice manovale per il carico e

lo scarico dei pezzi, l'impiegato è già stato svuotato dei contenuti con cui si misura la professionalità definita dal padrone. Quali sono allora i nuovi termini della professionalità impiegatizia? Prima di dare tale risposta dobbiamo sgombrare il terreno dalle credenze di chi vuole considerare l'impiegato improduttivo solo perchè non esegue materialmente il pezzo.

In pratica per il padrone se gli impiegati fossero realmente di troppo, avrebbe già trovato il sistema di eliminarli o di ridurli invece ci sono, e per il fatto che esistono ed aumentano servono alla moderna organizzazione del lavoro.

Il ruolo odierno dell'impiegato (e qui rispondiamo alla domanda) è quello, in massima parte, di attutire, eliminare le frizioni che giornalmente la parte « rigida » dell'organizzazione del lavoro gli pone innanzi.

La parte strutturalmente rigida dell'organizzazione del lavoro è composta dagli operai, per quanto essi nella nostra fabbrica abbiano ancora un certo grado di elasticità nell'esecuzione del loro lavoro.

Ma per meglio chiarire i concetti sopra esposti consideriamo per esempio, quanti degli impiegati si riconoscono ancora nella etichetta (disegnatore, preventivista, dattilografa) che dovrebbe in teoria esplecitarne le mansioni. Crediamo nessuno.

L'impiegato svolge tutta una serie di compiti non inerenti alla denominazione professionale data

dal padrone, compiti di coordinamento, di eliminazione di errori che se non svolti bloccano tutta la struttura organizzativa.

La fungibilità, la capacità cioè di sostituire il collega ammalato o in ferie è un altro elemento a favore della professionalittà intesa nei termini nuovi.

Il lavoro dell'impiegato tranne alcune aree ben definite non è più un lavoro solo strettamente personale bensì il prodotto ultimo uscente è un prodotto frutto dell'interazione fra i vari componenti di un gruppo. Ecco perchè la scheda che il C.d.F. propone r.v gli impiegati non sarà solo una scheda individuale ma anche di gruppo che dovrà tener conto di tutti i compiti inerenti il gruppo per ottenere il prodotto finale.

Esisteranno evidentemente delle differenziazioni tra í vari componenti il gruppo tali però da non giustificare differenze macroscopiche, per cui all'interno di esso vi sarà un livello base sotto il quale nessuno dovrà scendere.

Riassumendo, i postulati dai quali dovranno emergere le schede impiegatizie sono:

— il rifiuto di una scheda-mansionario-individuale;

i criteri di « professionalità » imperniati sulla valutazione complessiva delle attività dell'impiegato;

una scheda di • gruppo » come elemento di valutazione collettiva.

L'INDUSTRIA ITALIANA DELLE

In data 9 ottobre 1973 si è svolta a Roma la riunione conclusiva di una serie di incontri tra la segreteria nazionale della FLM e le delegazioni dei C.d.F. delle aziende dei gruppi FINSIDER (Innocenti Santeustacchio e FINMECCANICA (Mecfond, CMI, SAIMP) aventi come obbiettivo l'analisi della situazione del settore delle aziende produttrici di macchine utensili. Nei diversi incontri si è preso in esame lo sviluppo e la situazione attuale del settore che può essere riassunta in modo schematico nei seguenti punti:

a) Il settore delle macchine utensili in Italia.

La produzione mondiale di macchine utensili è concentrata su un piccolo numero di paesi produttori che coincidono con i maggiori paesi industrializzati. Tra questi l'Italia pur essendo al 70 posto tra i produttori di macchine utensili ha una percentuale molto bassa (6,42 per cento) rispetto alla produzione globale mondiale rimanendo molto staccata da: USA, Germania, Giappone... maggiori produttori.

b La struttura del settore.

11 settore non arriva a 100.000 addetti la maggior parte dei quali è dispersa in un gran numero di unità produttive (4023) sicchè la dimensione media degli stabilimenti risulta essere molto bassa (24 addetti). Questo è il risultato di una evoluzione nel decennio 61-71 che ha visto un considerevole sviluppo del settore. Il prevalere di queste imprese di piccole dimensioni, concentrate per il 90% al Nord è abbastanza tipico e non costituisce, in assoluto, un fenomeno negativo. L'industria delle macchine utensili che si era risollevata

dalla crisi che l'aveva drammaticamente colpita negli anni 64-65 sta attraversando dal 1971 un periodo difficile.

Le cause di fondo all'origine del fenomeno sono principalmente:

La caduta degli investimenti interni.

Le difficoltà insorte con il commercio con l'estero.

Il primo punto si commenta da solo. il secondo ricade nella logica del mercato capitalista per cui nell'ambito dei paesi produttori la esportazione e quindi il profitto tende a decrescere quanto minore è la potenza economica del paese interessato. La potenza economica determina anche l'esportazione di macchinari a più alta qualità con maggiore contenuto tecnologico quindi con maggior profitto.

L'Italia essendo un paese con una esportazione che possiamo definire tradizionale (fresatrici, torni, alesatrici) ha difficoltà di concorrenza non avendo un settore con caratteristiche di prestigio. Non può effettuare profitti tali da permettere ricerche, studi e quindi tecnologie più avanzate.

Non sono perciò gli scioperi degli operai ma precise regole del capitale internazionale ed una Thesistentee politica di intervento delle PP.SS. nel settore a determinare la crisi.

c) Il ruolo delle PP.SS.

I ruolo delle PP.SS. nel settore è stato assai più di liquidazione delle potenzialità di sviluppo esistenti, che non di impegno per stimolarne la crescita. Così, anche in quest'ultimo periodo, si sono ridotte le specializzazioni produttive della FMI-Mecfond (Napoloi, 1.300 addetti) concentrando la sua attività nel campo delle presse per auto di licenza Danly (USA) e subor dinandola alla politica di mercato della Fiat; si è ridotta l'attività nel settore macchine utensili della INNSE (Milano e Brescia, circa 4000 dipendenti); si è lasciata deteriorare la situazione della SAIMP (Padova, circa 600 addetti) che produce torni, frese e rettifiche su licenza Olivetti; si è trascurata la NUI di Genova che dovrebbe produrre utensili. L'impegno nella ricerca è stato praticamente nullo; e negativo è stato l'impegno a svi-

-...A e LttìikLts al fir sí tICINléii7fr1;i f0R4ro GA \ *
MACCHINE UTENSILI

luppare le produzioni a monte: fonderie, acciai speciali e leghe.

Il parco macchine.

Secondo un rapido esame in base ai risultati ISTAT (Istituto Centrale di Statistica) si può sintetizzare che il processo di innovazione ed investimenti è stato molto più forte per le aziende di piccole dimensioni, si mantiene intorno alla media per le aziende di medie dimensioni è in ritardo per le grandi aziende.

Come esempio esplicito basti rammentare la situazione della INNOCENTI SANTEUSTACHIO in cui il 36% del parco macchine è inferiore come data di installazione al 1955, il 43% è compreso tra il 1956 e il 1965, il 21% va dal 1966 al 1973. Ma il quadro si fa ancora più drammatico se consideriamo che mentre nel quinquennio 66-70 le nuove macchine installate sono state 42 negli ultimi tre anni solo 8 sono state le macchine installate, un calo quindi netto dell'81% negli investimenti di macchinario.

A questi dati si aggiungano 37 macchine destinate allo stabilimento in Brasile, la diminuzione di 75 posti di lavoro, nell'arco di due anni e si avrà un quadro completo della situazione di una industria che dovrebbe avere un ruolo trainante e di avanguardia nel settore delle macchine utensili.

L'iniziativa della Fiat

Mentre le PP.SS. dichiarano ufficialmente, per bocca dell'IRI, che il settore delle macchine utensili è « investito da una generale e difficile crisi che impone una ristrutturazione delle strutture produttive private oltre all'affermazione di un nuovo quadro di sviluppo della domanda, anche attraverso un'adeguata politica di commesse pubbliche » (nota stampa dell'11.11.72) e intanto mettono a CIG (Cassa Integrazione Guadagni) buona parte dei lavoratori (350) della MEC FOND per mancanza di ordini, è in atto nel settore, su iniziativa della FIAT, un importante processo di ristrutturazione. Si tratta dell'iniziativa nota sotto il nome di « gruppo Rossi » che sembra dover portare alla realizzazione dr un gruppo integrato e specializzato di fabbriche in grado di fornire (in

tutto o in parte) impianti per la costruzione di mezzi di trasporto, a un livello competitivo di avanzamento tecnologico.

Si tratta, come si può vedere, di questioni di notevole portata, che devono essere attentamente valutate per individuare sia gli obbiettivi di una azione diretta a contrastare l'iniziativa della FIAT ed a orientarla in altro senso. Occorre perciò creare una possibile mobilitazione per un più deciso intervento delle PP.SS. che modifichi, in particolare, le condizioni attuali di fortissimo squilibrio territoriale, avviando nuove iniziative nel mezzogiorno e potenziando quelle esistenti.

Questa l'analisi dalla quale è scaturito il documento da presentare all'IRI in cui, ribadendo i punti sopra citati, si precisano dei chiari impegni:

le scelte produttive devono essere tali da difendere ed allargare i livelli occupazionali specialmente nelle aree del Meridione, tali scelte devono essere indir izzate verso il potenziamento delle produzioni oggi prevalenti e in particolare verso quelle legate alla trasformazione dei prodotti agricoli e delle macchine utensili.

la definizione di nuove scelte produttive e dei conseguen-

ti investimenti deve trovare basi concrete in una profonda revisione della politica commerciale del settore.

gli obbiettivi enunciati non potranno essere perseguiti senza l'individuazione di precise strutture di coordinamento. E' necessario perciò che l'IRI si dia strutture capaci di superare gli elementi di distorsione e squilibrio che cleri"vano dal differente inquadramento (FINSIDER e FINMECCANICA) delle aziende considerate.

A proposito di anziani...

L'iniziativa di alcune persone (tra le quali il dott. Avarone) sta tentando di dar vita al Gruppo Lavoratori Anziani che dovrebbe avere, come finalità precipua, quella di promuovere un maggior rispetto per i lunghi anni trascorsi in azienda e quindi « capire meglio » i problemi dei lavoratori anziani. La presenza del dott. Avarone tra le fila dei promotori dovrebbe assicurare (pensano i più furbi) l'appoggio morale e finanziario — soprattutto quello finanziario della direzione...

In queste cose, però, è bene vederci chiaro. Cominciamo col dire che la direzione, da noi interpellata, ha dichiarato di non sapere niente di niente. Potrebbe anche essere vero. In questo caso la presenza del dott. Avarone non garantirebbe nulla. Noi siamo convinti, però, che in certi ambienti non sí muove foglia che Barba non voglia... per cui dichiarare di non sapere nulla è la vecchia furba maniera per evitare le responsabilità, presenti o future che siano! In ogni caso il dott. Avarone non può garantire proprio nulla!

Certo che ad alcuni farebbe piacere ricevere una medaglietta e qualche foglio da diecimila, magari durante una buona cenetta consumata in compagnia (si fa per dire) dei maggiorenti aziendali i quali, a turno, tra gli schiocchi delle bottiglie di spumante inneggerebbero ai valori morali della fedeltà all'azienda. Il tutto nella degna cornice dei soliti lacchè pronti a fare da « claque » agli accenti più o meno enfatici della retorica dei « comandanti »...

Non fa nulla, se qualche giorno appresso, il capo o il dirigente più vicino (anche loro presenti alla bella cerimonia) ti sussurrano all'orecchio: — Ma quando te ne vai? Non vedi che fai fatica a tenere il passo? —

Questa è una realtà che l'ipocrisia di certe iniziative rende più cruda e che le medagliette ed i paternalistici premi non riescono a nascondere.

Non è quindi possibile credere a certi feticci quando ci sentiamo di-

re dalla direzione che un anziano lavoratore con tutte le carte in regola e con più di vent'anni di esperienza aziendalé » deve maturare ancora per qualche mese » prima di avanzare di livello!

E perchè mai le 1000 ore di extra liquidazione vogliono farle morire con quelli che le hanno acquisite a titolo personale? Forse che i giovani assunti oggi non saranno gli anziani di domani?

Quindi la politica giusta per i lavoratori anziani non è quella delle medagliette che in fondo tende a far dimenticare i problemi degli istituti sociali, nati con la suddivisione della Innocenti S.G.

Se la direzione vuoi meglio riconoscere gli anziani può farlo, senza

paternalismo, contribuendo in misura maggiore al fondo FAIPO. Inoltre potrebbe riconoscere ai lavoratori andati in pensione durante i primi mesi dell'anno quei vantaggi conquistati col nuovo contratto di lavoro!

Tutto questo dimostra che è da sprovveduti, anche se in buona fede, credere che un'associazione come quella che si vuol creare non sarà « manovrata » per fini dí politica sindacale. La solerzia con la quale alcuni. noti lecca-lecca vanno a caccia di adesioni alla costituenda associazione ne è una riprova: vuoi dire che « qualcuno » ha suggerito l'« operazione anziani » e la voglia di essere graditi alle alte sfere li fa trottare.,.

5rAMAffINA NON VADO AL LAVORO... VIENI QUA.. CARA... CARO...fl PRE60.. BASTA DEVI ANDARE AL LAVORO, ... FARAI TARDI... CUE510 PERO 51 CHIAMA

CRAL: Sezione Bocciofila

La "vecchia" politicadel paternalismo e del ruffiano valgono ancora per la "nuova" direzione

Questa vignetta, posta nei blocchetti dei buoni mensa, ci fa pensare a quanti hanno applicato per anni alla lettera e anche oltre... il principio di riferire « tutto » al capo, diventando degli « ottimi collaboratori ».

Questi onesti benpensanti hanno veramente riferito tutto: dal numero dei lavoratori iscritti al sindacato al modo di pensare di questo o quel collega. A volte sono stati testimoni oculari di incidenti sul lavoro e hanno riferito, ovvio, sulle colpe del lavoratore nell'incidente.

Grazie alle lotte sindacali, però, queste persone hanno perso il loro prestigio: ora, se vanno a riferire al capo che qualche loro collega osa pensare col proprio cervello, si sente rispondere che deve aggiornarsi con la « linea Boario ».

Non si lamentino, poi, certi signori... La « legge del Menga » vale sempre! Forse oggi è meno violenta perchè si è scoperto il burro...

La Sez. Bocciofila del CRAL INNSE Milano ha iniziato quest'anno l'attività in ritardo.

Nella prima assemblea tenuta il 2-9-73 presenti iscritti e simpatizzanti è stato concordato un programma limitato, causa il poco tempo a disposizione per la chiusura dell'annata.

Per inaugurare l'attività è stata indetta una gara amichevole con gli amici di Brescia e precisamente il giorno 22 settembre.

Malgrado il limitato numero dei partecipanti (22) la manifestàzione, conclusa con la vittoria dei Bresciani si può definire riuscita per la cordialità manifestata dagli amici di Brescia.

La giornata si è chiusa con un pranzo offerto dalla Sez. Bocciofila

Per dar modo poi agli appassionati delle boccie nell'ambito dell'azienda di cimentarsi agonisticamente è stata indetta la gara sociale, aperta agli iscritti e simpatizzanti.

La gara giocata sui campi del bocciodromo Duina, ad eliminatoria individuale, si è conclusa sabato 20 c.m. con la vittoria del sig. Campagnari Adriano Uff. Tecnico che ha battuto di stretta misura il sig. Parena.

Anche questa manifestazione può definirsi riuscita per il buon numero dei partecipanti e l'entusiasmo agonistico.

S. Eustacchio.
Il presidente della SEZIONE BOCCIOFILA
riferite su ogni incidente od inconveniente!

Basta con gli eccidi e massacri !

VERTENZA CON IL GOVERNO

Accordo. su : pensioni, assegni familiari,disoccupazione

ComunicatoFeder.CGII.-CISLUIL

La segreteria della Federazione CGIL, CM % al termine della trattativa, ha emesso un comunicato in cui si afferma che « l'accordo costituisca — con- le sue luci le sue ombre — un risultato importante. Esso si colloca coerentemente nella politica globale del sindacato che si basa sulla priorità della politica dei prezzi e sull'azione antiflazionistica, delle riforme e dello sViluppo dell'occupazione e dei

redditi nel Mezzogiorno. A queste priorità — come è stato deciso dalle organizzazioni sindacali nelle loro assisi congressuali e da/ Comitato direttido della Federazione CGIL, CISL, UIL — saranno subordinate e politicamente coordinate tutte le scelte del movimento sindacale a tutti i livelli, dall'azienda alle Confederazioni. Con queste motivazioni l'accordo sarà sottoposto alle assemblee dei lavoratori ».

Per le pensioni minime dei lavoratori dipendenti si passa dalle attuali 31.6501, 33.750 alla-misura unica di 42.950 lire commisurate per il 1974 al h7,75% deLsalario medie di tatto dei lavoratoci della industria.

SOLIDARIETA' CON IL CILE
SANTIAGO DEL CILE — Una immagina del ■ golpe va, a sospetto a costretto a terre, le mani dietro la nuca, un'arma puntata addosso.
PENSIONI Adesso dal 1.1-74 Aumento LavOratori dipendenti oltre i 65 anni 33.750 42.950 9.200 Lavoratori dipendenti sotto i 65 anni 31.850 42.950 11.300 Lavoratori autonomi . 25.300 34.800 9.550 Pensioni sociali . . . 19.000 25.850 6.850
DISOCCUPATI
ASSEGNI FAMILIARI , , Per Il coniuge * carico . 4.150 8.000 3.840 Per 01011-figlIQ a Carico . 5.720 8.000 8210 ik Per ogni genItte* I Carico . 2.340 2.340 .--
' indennità giornaliera . 400 ' 90re koo

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