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Uniti si vince16

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Vertenza energia

Il confronto si è tenuto il 24 maggio 1976 a nome del Consiglio di Fabbrica, su relazione del compagno Perfetti. Hanno dato il proprio contributo di approfondimento al tema oltre ai partiti, di pagno De compagno compagni compagno

cui produciamo il proprio pensiero in questo giornaletto, il comMeo della F.L.M. Provinciale, il compagno Biondi dell'Italtrafo, Manfredi del T.I.B.B. e Rainone della Breda Termomeccanica; altri del C.d.F. della Ercole Marelli e un intervento di sintesi del Girola della F.L.M. di S esto.

Relazione del comp. Perfetti

La convocazione di una riunione del C.d.F. con la presenza delle Forze Popagna elettorale, si inquadra nelle indicazioni dell'ultimo Direttivo della con il resoconto del dibattito, nel momento in cui si sta svolgendo la camlitiche Democratiche e la pubblicazione in un numero speciale del giornale

Federazione CGIL-CISL-UIL per una presenza autonoma ma attiva del sindacato anche in questo delicato momento della vita politica del nostro paese. L'invito che abbiamo rivolto ai partiti ha il senso di cogliere questa occasione elettorale per porre al centro del dibattito i temi essenziali della situazione economica e della ricerca di soluzioni adeguate per contrastare il continuo degradare della situazione.

I temi trattati in questa riunione, la situazione del settore energetico, crediamo abbiano in sè alcuni elementi di riscontro collegabili con la più0. generale situazinne di crisi.

Bollettino del Consiglio di Fabbrica della Ercole Marelli - giugno 1976
C.d.F. T.I.B.B.,
IL C.d.F. A CONFRONTO CON I PARTITI D.C.,P.C.I., P.S.I., D.P. ALTRI PARTECIPANTI: F.L.M. MILANO,
BREDA TERMOMECCANICA I TALTRAFO

Ci riferiamo alla situazione occupazionale nell'industria elettromeccanica che va sempre più deteriorandosi, all'incapacità da parte del padronato privato e pubblico a svolgere in modo nuovo il proprio ruolo imprenditoriale, ma più in generale ci riferiamo all'assenza di ogni riferimento programmatico a livello del paese che fosse in grado di guidare e condizionare lz uno sviluppo armonico del settore energetico in tutti i suoi risvolti.

E' in questa situazione che il sindacato ha aperto una vertenza con il Governo ponendo al centro delle proprie rivendicazioni il problema della programmazione e delle scelte necessarie per una nuova politica di approntamento e di utilizzo delle fonti energetiche.

L'iniziativa e la lotta dei lavoratori ha portato ad un primo risultato positivo quello di aver fatto assumere questa necessità al Governo attraverso la presentazione di un "Piano Energetico Nazionale".

Il piano ministeriale si presenta nel suo insieme in modo svincolato da precisi riferimenti ai fabbisogni energetici, cioè pone come strumento strettamente settoriale senza individuare come le previsioni di consumo esposte nel piano si colleghino alle necessità specifiche dei vari comparti dell'economia nazionale (agricoltura, industria, servizi, ecc.)

Per questo motivo abbiamo affermato che questo piano è un piano elettronucleare. Questa affermazione trova conferma nelle successive delibere del CIPE, e non ultima nell'iniziativa che avrebbe assunto il Ministro Donat Cattin per l'assegnazinne di lettere di intento per la costruzione di altre 8 centrali elettronucleari dopo le prime 4 già assegnate, senza arrivare su questo importante strumento al dibattito in Parlamento sulla cui necessità vi è un orientamento comune di tutte le forze sociali e politiche.

Per quanto riguarda gli approvigionamenti delle materie prime energetiche rivendichiamo la più ampia diversificazione possibile, abbiamo tutti presente cosa ha significato in questi anni la pressocchè totale dipendenza dai prodotti petroliferi dove è diventato ormai indispensabile vincolare le compagnie multinazionali, individuando gli strumenti necessari, alle indicazioni pur presenti nel piano di una politica"d'accordi di sviluppè" con i paesi produttori nel senso di arrivare a rapporti di scambio che raggiungano il pareggio valutario. Alcune cose per quanto riguarda gli approvigionamenti possono essere fatte anche nel nostro paese, in primo luogo eliminando gli sprechi e razionalizzando i consumi, ma anche utilizzando e ricercando tutte le possibilità anche se limitate nel settore idrico, geotermico, del carbone.

Per quanto riguarda la costruzione di centrali elettriche rivendichiamo assieme alla definizione delle questioni collegate con la scelta nucleare un immediato piano aggiuntivo 2000 MWE di centrali termoelettriche alfine di coprire i buchi energetici previsti dal piano per gli anni '78-'79 senza dover ricorrere a importazioni dall'estero di energia elettrica. Nel settore nucleare è indispensabile che le scelte si informino alla necessità di un progressivo svincolo dai monopoli internazionali che oggi guidano il settore. A questo scopo è necessaria una piena utilizzazione di tutti i centri di ricerca esistenti CNEN centri ENEL ecc. ed un loro rapido potenziamento e coordinamento negli indirizzi. Per il futuro riteniamo importante la nostra partecipazione a livello europeo alle ricerche sui reattori veloci e quelle sul trattamento e riprocessamento del combustibile che devono però essere inserite in un processo di scambi che permettano l'utilizzazione dei risultati ottenuti a tutti gli enti impegnati in questa attività. 2 l>

Un grave problema collegato con la costruzione di centrali sia tradizionali che elettronucléari è quello della localizzazione che riteniamo non possa essere affrontata con una logica impositiva come fanno il,piano e le successive delibere CIPE ma pensiamo debba essere positivamente risoltocon la utilizzazione delle strutture esistenti per raggiungere i più alti livelli di sicurezza possibili e facendo riferimento alle programmazioni regionali e comprensoriali di sviluppo in modo da non arrivare a stravolgimenti delle realtà territoriali dove dovranno essere installate le centrali. In questo modo si deve arrivare a formulare una "carta dei siti" a livello nazionale che sappia individuare una equa distribuzione su tutto il territorio e le possibili soluzioni alternative.

Per il finanziamento del piano rifiutiamo la logica dell'aumento automatico e indiscriminato dalle tariffe che riteniamo debbano essere rapportate alla necessità di un corretto funzionamento economico dell'ENEL. Inoltre rifiutiamo la logica degli aumenti indiscriminati in quanto mettono in discussione quei limiti di salvaguardia dei consumi sociali recentemente conquistati con un accordo sindacale.

Dobbiamo dire però che la parte più carente della proposta di piano energetico è quella riguardante la situazione del settore elettromeccanico in quanto manca ogni analisi della situazione attuale e di conseguenza è assente ogni indicazione e vincolo per un suo rilancio ad ampliamento .

Gli elementi che emergono analizzando, seppure sommariamente, lo stato dell'industria elettromeccanica pesante sono la sua debolezza e frantumazione strutturale, assieme allo stretto legame di tutto il settore alle licenze delle multinazionali, che hanno svolto un'azione paralizzante di ogni iniziativa che tendesse ad un loro uso attivo per l'incapacità del padronato a ricercare un proprio ruolo che sapesse guardare oltre gli interessi immediati. La presenza di un consistente comparto di industria pubblica non ha saputo modificare questa realtà ma si è posto sostanzialmente in posizione subordinata agli interessi della licenziataria per una spartizione concordata del mercato interno con l'industria privata. In questa condizione è chiaro che sarebbe stato illusorio pensare alla possibilità di una proiezione di questo settore sui mercati internazionali se non in modo saltuario utilizzando gli interspazi di mercato benevolmente concessi dalle licenziatarie.

Le centinaia di piccole e medie aziende che ruotano attorno alle realtà più significative, in assenza di ogni intervento politico, hanno sempre più svolto un ruolr, di punto di riferimento delle grandi aziende per l'assorbimento delle punte di produzione e subendo pesantemente ai primi accenni di crisi.

Oggi è in atto nel settore un profondo processo di ristrutturazione che in assenza di ogni vincolo da parte del piano segue unicamente la logica del massimo profitto aziendale in una battaglia fra i grandi gruppi per la acquisizione della maggior fetta possibile delle commesse elettronucleari, battaglia che è condotta per la maggior parte sulla base di ricatti occupazionali e della ricerca di collegamenti clientelari.

Uno degli strumenti che crediamo essenziali per guidare e orientare questo processo di ristrutturazione e la necessità di una gestione corretta delle commesse da parte dell'ENEL che non può limitarsi alla funzione di ente erogatore di fondi ma deve saper utilizzare questi strumenti per vincolare le aziende sulla strada della ricerca progressiva e di autonomia tecnologica e per quanto riguarda le piccole e medie aziende incentivarne lo svincolo dai gruppi più consistenti per arrivare a consorzi fra aziende omoge-.

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nee sulla base di parità di possibilità per poter svolgere un proprio ruolo imprenditoriale, è per questi motivi che siamo contrari ai modi di assegnazione delle prime 7 centrali assegnate praticamente col metodo "chiavi in mano" ai gruppi guida dell'industria praticamente alla "W" e "GE". Questi sopra esposti, se pur sommariamente, sono gli orientamenti che il sindacato è andato sviluppando in questi anni su questo importante problema che pensiamo sarà fra i primi che dovranno essere affrontati dal nuovo Parlamento dopo le elezioni del 20 giugno è per questo motivo che chiediamo ai Partiti Democratici i loro orientamenti e i loro impegni programmatici.

DEMOCRAZIA CRISTIANA

Non vi è dubbio che era sentita la esigenza di un piano complessivo sull'energia. Un piano per valorizzare al massimo le risorse interne, per creare condizioni di minore rischio p'r auanto concerne il petrolio, per: cercare alternative di medio e di lungo periodo.

Sul primo punto bisogna tenere presente che solamente il 20 per cento circa della nostra produzione è basata su risorse interne, particolarmente quelle idrauliche. Bisogna quindi migliorare questa percentuale pur tenendo conto, ragionevolmente, che i miracoli non sono facilmente realizzabili.

Sul problema della energia idraulica pesa inoltre la difficoltà ad accentuare lo sfruttamento, dei bacini con gli inevitabili rischi sul piano ecologico ed idrologico. Tuttavia è urgente un piano di lungo periodo in questa direzione.

Sul fronte del petrolio, bisogna prendere atto della nostra dipendenza dal mercato estero con tutte le conseguenze sul piano politico e su quello economico. 4

Le hluitinì-z.tonòli

Per attenuare questo fenomeno, bisogna sviluppare la collaborazione a livello europeo come punto di garanzia e stabilire rapporti con il terzo mondo produttore su basi paritarie, così come fu intuizinne di Mattei a suo tempo. Sviluppare quindi la collaborazione sul piano della ricerca e produrre beni di investimenti utili a quei paesi oltre alla capicità di produrre servizi necessari alla loro vita ed il loro sviluppo.

Accanto a questi filoni bisogna creare valide alternative di medio e lungo periodo. Per il lungo periodo bisogna puntare sulla ricerca, particolarmente nel settore della con un piano coordinato ed integrato a livello europeo.

energia solare,

A medio bisogna invece puntare sullo sviluppo della energia nucleare.

Quindi il piano nucleare del governo è quanto mai opportuno ed urgente; si potrà discutere sul piano tecnico e sulle sue dimensioni e possibilità concrete di finanzia-

mento. Ma sul piano della validità politica e della sua urgenza sarebbe follia politica metterlo in discussione, magari in maniera strumentale e permanente.

Pertanto una discussione del futuro parlamanto sul problema è senza dubbio utile e necessaria, soprattutto per individuarne le linee di tendenza produttive, i condizionamenti internazionali, la possibilità di sviluppare la nostra industria, un suo eventuale ridimensionamento

DEMOCRAZIA I PROLETARIA

D.P. ritiene che sia necessario ar rivare ad un piano energetico na, zionale che risponda alle reali esi genze e che renda il nostro paese sempre più autonomo dagli interessi delle multinazionali USA. Partendo da ciò, Democrazia Proletaria, dà un giudizio fortemente negativo al piano energetico governativo, perchè nel mentre non corrisponde ai bisogni energetici reali e non affronte i pre"_Pmi dell'occupazione del settore, eí lega sempre più agli interessi delle multinazionali americane, eliminando qualsiasi possibilità di autonomia tecnologica e politica del nostro paese, andando a rastrellare migliaia di miliardi attraverso l'aumento delle tariffe elettriche.

Infatti, facendo previsioni dei consumi futuri, volutamente sbagliati (oggi finalmente tutti lo riconoscono), il governo vuole imporre un numero di centrali nucleari (20) da installare nel nostro paese in tempi limitati (dieci anni) per cui de-

quantitativo, l'aggancio al problema del suo finanziamento. Sarebbe però un errore arrestarne il suo corso, anche per non rimettere in crisi interi settori industriali e non essere come coloro che predicano la necessità di allargare la base produttiva ed occupazionale e poi, per non bene compresi motivi ideologici o di interesse, lavorano per fabbricare, invece di centrali utili e necessarie, disoccupati.

vono essere consegnate col sistema "chiavi in mano", il che significa che soltanto una piccola parte di esse verrebbe ad essere costruita in Italia (coma la centrale del Caorso), smentendo così l'affermazione per cui ton lec2O'ceAlrali si darebbe una risposta al problema della occupazione. Inoltre, il piano energetico democristiano è un piano soltanto nucleare, che non prevede una reale diversificazione delle fonti di energia e che quindi ci lega alle multinazionali del settore, come in precedenza eravamo legati alle multinazionali del petrolio. Infine, così come è formulato il piano governativo, viene a costare complessivamente 20/30 mila miliardi (alcuni studiosi affermano anche 40 mila), una cifra pazzesca che distoglierebbe investimenti in altri settori dell'economia che possono assorbire maggiore occupazione, finalizzata alla soddisfazione di bisogni sociali e colletivi, come quelli che il sindacato aveva indi-o.

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viduato a Rimini (trasporti, agricoltura, edilizia, ecc.), e che sono anche settori che mediamente consumano poca energia e ai quali sono collegate molte delle produzioni oggi in crisi.

Da queste schematiche consideraziono D.P. ritiene che il piano governativo debba essere radicalmente modificato (in Parlamento e nel paese) e mhe si debba giungere ad un piano energetico che preveda da una parte, l'eliminazione degli sprechi - base dell'irrazionale sistema capitalistico - e dall'altra una reale diversificazione delle fonti di energia: geotermica, idroelettrica, energia solare, da rifiuti, oltre che l'energia nucleare. Quest'ultima deve essere portata avanti però partendo da un rilancio e da una riqualificazione della ricerca, che permetta di operare scelte tecnologiche sia per l'immediato (graduale autonomia attraverso una "gestione attiva" delle

PARTITO SOCIALISTA ITALIANO

Grande è l'importanza di iniziative come quella oggi in corso: attraverso le conferenze di produzione 'come attraverso dibattiti impegnati aperti sulla base di piattaforme ela-

licenze), sia in prospettiva (scelta del reattore nucleare CANDU-CIRENE), che ci porti ad una massima autonomia tecnologica e politica. Inoltre, D.P. ritiene che si debba andare ad una revisione degli enti di gestione ENEL,CNEN, ENI...) del piano energetico e del suo finanziamento, che può venir da una radicale riforma fiscale, finalmente colpendo i grossi evasori e coloro che esportano i capitali( e rifiutandogli aumenti delle tariffe elettriche.

D.P. ritiene che le richieste avanzate dai lavoratori con la "VERrtNZA ENERGIA" potranno essere soddisfatte soltanto se il 20 giugno vi sarà un profondo mutamento politico, una forte avanzata delle sinistre, che consenta la costituzione di un governo delle sinistre unite, che estrometta la D.C., responsabile della grave crisi in cui ci troviamo.

borato dai consigli di fabbrica la classe operaia dimostra la sua capacità di assumere la funzione di nuovo gruppo dirigente del paese. Dirigere il paese non significa innanzitutto indicare come uscire dalla gravissima crisi della società italiana, ciò che non potrà avvenire senza un mutamento profondo negli obiettivi, nella composizione del gruppo dirigente, nel modo di governare il paese.

Mutamenti profondi negli obiettivi: quel che è chiaro è che non si 4 esce dalla crisi se non si modificati.

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profondamente la struttura della nostra economia.

L'ipotesi di fondo su cui si è lavorato in questi anni, ipotesi già da tempo contestata dal movimento operaio e che è ormai si è dimostrata totalmente errata, era che l'energia restasse per sempre abbondante e a buon mercato.

Oggi sappiamo che non è così e che non potrà più essere così, almeno per un lungo periodo di tempo e che quindi non ha senso parlare di ripresa se non si modificano profondamente gli orientamenti economici, non solo rinunciando a uno sviluppo trainato dalla motorizzazione privata,ma più in generale orientando l'intero sviluppo economico verso il soddisfacimento dei grandi bisogni collettivi.

E' importante quindi che il movimento sindacale abbia aperto la "vertenza energia" anche se si tratta ancora di vedere come la si vuole portare avanti.

C'è una questione - emersa anche recentemente nella relazione del Consiglio di Fabbrica - e che vale la Pena di riprendere e di sviluppare.

Nella relazione si constatava che non si è andati avanti nella realizzazione degli obiettivi di nuovi investimenti, di occupazione, di ama. pliamento della base produttiva. La relazione parla di "gestione difensiva degli accordi". Guardiamo la

realtà.

Noi abbiamo in Italia un grande movimento sindacale, forte e maturo, capace di tenere con forza straordinaria, di difendere ogni fabbrica e ogni posto di lavoro. Qual'è il punto debole di questo pur così forte movimento operaio?

Il punto debole sta nella impossibilità di proiettare oltre la fase difensiva la difesa del posto di lavoro. E cioè quando si parla di nuovi investimenti, di nuova occupazione, si parla in realtà di politica economica e quindi di questioni che finiscono col superare la portata delle lotte sindacali.

Nasce quindi l'esigenza di dare alle lotte uno sbocco sul terreno più propriamento politico e non si è riusciti sinora a soddisfare questa esigenza.

Ecco perchè noi socialisti riteniamo che oggi su tutti sovrasti appunto la questione dello sbocco politico delle lotte, e quindi dei n nuovi programmi, e del gruppo dirigente del paese che va profondamnte rinnovato.

E' stato ed è questo il senso della nostra proposta dell'alternativa che non vuole essere un momento di ulteriore divisione ma anzi, al contrario, un processo di aggregazione di un nuovo blocco di forze politiche e sociali che intendono governare il paese.

MARIA ARVALI

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

Come al solito, anche per le questioni del piano energetico, occorsa re valutare l'attuale situazione cercando di cogliere quanto sinora ha ottenuto l'azione, la lotta dei lavoratori, del loro sindacato unitario e delle forze politiche del movimento dei lavoratori e delle sinistre.

E' innegabile che la richiesta di un piano energetico che contenesse anche un piano per lo sviluppo del-

la produzione di energia nucleare, è una richiesta per cui da anni si battono le sinistre e le organizzazioni sindacali.

Una battaglia, la" vertenza energia", che ha ripreso vigore alcuni anni dopo la nazionalizzazione dell'ENEL, quando cioè ancora imperava il centro-sinistra, quando sulle questioni energetiche si puntava, soprattutto da parte dei governi, sul petrolio (per i noti motivi dei finanziamenti sotto banco) e però anche a livello politico si riuscì a ricomporre una unità delle forze popolari che col centro-sinistra voluta rompere (unità che era stata alla base dell'avvio della battaglia per la nazionalizzazione dell'energia elettrica).

Questa ripresa dei rapporti unitari diede i suoi frutti, sia a livello politico che sindacale; la crisi petrolifera del '73 confermò come il movimento operaio avesse visto giusto nella questione dell'energia.

Nell'autunno del '75 il Ministro Donat Cattin, presentò un piano che chiamava "energetico" ma che è insufficiente, in pratica è solo un piano nucleare. Erano però affermati i due principi per cui si battevano le sinistre: la necessità di un piano e la volontà di compiere la scelta nucleare.

Certo, il piano di Donat Cattin, non è una cosa decorosa. Affrontare degnamente la gigantesca problematica del piano energetico richiede ben altro: richiede soprattutto una discussione fra tutti gli operatori economici, gli scienziatie i tecnici, le organizzazioni sindacali dei lavoratori: prendere da soli le decisioni elettoralistiche come fa Donat Cattin, oggi poi, significa solo sdhditare ancora più il Governo.

Per questo i comunisti hanno chiesto il dibattito in Parlamento e"il libro bianco" sulle questioni della energia, dove venissero raccolte e valutate le opinioni di tutti gli

interessati.

E poi occorre costruire il consenso della maggioranza degli interessati alle scelte che si faranno, per poterle realizzare davvero.

Si tratta di questioni grosse: decine di migliaia di miliardi di investimenti, decisimi di risparmio di energia, conquista di autonomia tecnologica; conseguenze che il piano deve delineare sul futuro dei consumi energetici e quindi sul modello di sviluppare dell'economia del nostro Paese.

Obiettivi da scegliere bene, perchè per realizzarli non bastano poche settimane ed una delibera di un ministro; occorre il consenso che garantisca del lungo impegno, che, in pratica, tutti gli italiani do vranno sostenere. Occorre cioè anche per questo tema, che poi è tra i fondamentali per lo sviluppo economico, una larga unità tra le forze sociali, una larga unità tra le forze politiche.

La capacità, a questo proposito, del partito della Democrazia Cristiana, sono nulle, e questo è sotto gli occhi di tutti, anche su questo tema.

I centri di potere della D.C. (le PP.SS., l'ENEL, l'ENI) sono oggi letteralmente incapaci di svolgere il loro ruolo. A livello politico, la D.C. è immobilizzata, incapace, divisa. In breve: il governo e gli strumenti attuali vanno rinnovati: va tagliato il predominio della Democrazia Cristiana.

Anche per questo occorre un nuovo modo di governare, che metta fine alle discriminazioni anticomunista, alla prepotenza democristiana, che si basi sulla più ampia unità.

Anche per il piano energetico occorre un nuovo governo formato senza discriminare il P.C.I. e che comprenda le forze capaci di rompere il dannosissimo monopoli+emocristiano del potere. Fino ad oggi non si è potuto fare perchè si voleva discriminare il PCI: oggi tutti vedono come ciò è necessario.

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