LUCIO DE CARLINI
Segretario generale della C. d. L.
a cura del Consiglio di fabbrica FLM dai lavoratori IRT-FIRT
![]()
a cura del Consiglio di fabbrica FLM dai lavoratori IRT-FIRT
Il Congresso della OGIL e quelli che lo hanno preceduto, in particolare quelli milane si sia della FIOM che della OGIL, ha deciso sul tema della struttura del salario di iniziare una fase per modificarla.
Questa fase politica e sindacale, passa necessariamente attraverso : il dibattito e l'approfondimento sia, degli organi dirigenti della Federazione OGIL CISL UIL, sia so prattutto da parte di tutte le strutture di fabbrica e di tutti i lavorat3ri.
La prima questione quindi è quella della partecipazione — sulla base di dati, di ama lisi, di una conoscenza oggettiva della situazione — dell'intero movimento sindacale.
Non possiamo dividerci tra chi ha fretta di modificare la struttura del salario e chi non ha fretta.
Sia la OGIL come la CISL,che la UIL hanno riconosciuto che questo è un tema importan_ te da affrontare, vi sone ancora_delle differenze di tempi, queste differenze non de_ vono ostacolare la piena partecipazione dei lavoratori a questa fase di dibattito.
— PERCHE' MODIFICARE LA STRUTTURA DEL SALARIO ED IL COSTO DEL LAVORO ?
Perchè oggi la struttura del salario così come è in particolare nel rapporto tra sala rio .iretto e oneri riflessi è ostacolo alla occupazione nell'industria e in generale.
Quando diciamo questo, pensiamo alla diversità che si è accresciuta negli ultimi anni anche grazie all'inflazione, fra struttura del salario italiana e struttura del salario in tutti gli altri paesi, capitalisti o socialisti che siano.
Non c'è in nessun paese del mondo un peso degli oneri riflessi che sia superiore al salario diretto, e così è invece in Italia.
Ed è vero ci nel sistema fiscale degli altri paesi capitalistici, tasse e impo ste sulle cifre d'affari e sui profitti, sono superiori a quelli italiani, e se si somma quindi il costo del lavoro in quei paesi e la tassazione, la differenza non è grande. Ma questo è un argomento in più, perchè? Perchè con una fiscalizzazione di fat to degli oneri sociali, lo stato e il suo intervento nelreconomia ha una maggior pos sibilità di graduare le proprie priorità, cosa che oggi invece non ha, perchè gli oneri vanno direttamente e in particolare alla Previdenza Sociale; vanno alla Previdenza So_ ciale, non dimentichiamolo, a coprire il deficit di gestione di altre categorie, com_ mcrcianti, artigiani, e in particolare.00ntedini e coltivatori diretti.
L'obbiettivo più grosso e più rilevante non è quello di una diminuzione del costo del lave ro, è quello di un rapporto di verso tra oneri diretti e one ri indiretti. In questo modo non è che noi proponiamo che tutto vada in sAario diretto con pericoli inflazionistici tremendi, la diminuzione del costo del lavoro c'è, ma deve essere sostituita (altrimenti le entrate dello stato si ri_ durrebbero) da una imposizione fiscale superiore a quella at_ tuale sulle cifre d'affari, sul fatturato, sui profitti di im presa.
La struttura del sala_ rio che noi vogliamo rag giungere, è una struttura che premia la prestazione lavorativa e la vita lavo rativa di un operaio, di un impiegato piuttosto che l'anzianità e la fedeltà ad una azienda, questi so ne i due cardini principa li.
Tutti sappiamo che è falso che il lavoratore più diventa anziano più rende, è esattamente il contrario, oltre una cer_ ta età, voglio dire quel_ lo che il lavoratore dà (3)
che è sempre moltsimo, è minore rispetto certi perio di della sua vita lavorati_ va. Noi dobbiamo cioè, se il salario è una misura, come cbve , ssere, della prestazio ne affettiva, e non dclnan zi..2ità di lavoro, premiare quella età lavorativa che el tre tutto corrisponde anche all'età di maggiori bisogni del lavoratore e della sua fa miglia.
No~ non dobbiamo prelliare la fedeltà all'azienda rispetto alla possibilità e al dirit_ to di poter scegliere la mi gliore occasione lavorativa;
indipendentemente dalla azien da. In realtà oggi il sistema dell'anzianità, maggiormente nel pubblico impiego rispetto al privato, maggiormente per gli impiegati che per gli ope rai, ma anche per gli operai e anche nel settore privato, lega progressivamente con la età i lairoratore a quella. de terminata azienda. Noi pensia mo che il diritto del lavora tore di scegliere dove presta re la propria attività lavora tiva venga di fatto impedito. Quindi un diritto alla mobili tà individuala-non contratta_ ta collettivamente dal siste_ ma attuale degli scatti di an zianità e anche dalla matura_ zione anno per anno dell'inden nità di quiescenza. Bisogna garantire il diritto alla mobilità individua]e. Questi sono i èue obbiettivi della struttura del salario e del costo del lavoro. Se perse guiamo questi due obbiettivi si capisce anche quali sono gli istituti che vengono in discua_ sione; gli scatti di anzianità e l'indennità di quiescenza. Ai Congressi, in particolare quello della CGIL, noi abbiamo individuato gli obbiettivi fi_ nali e cioè quale dovrebbe es_ sere secondo noi la più giusta struttura del salario. E* ai anche questo perchè dobbiamo far discutere i lavoratori an che su questa giusta struttura del salario e costo del lavoro, ma quello che è in discussione come raggiungere questi obbiet tivi, con quale meccanismo rag giungerli.
Qui è aperta la discussione. Io mi pronuncio, pronto a cara_ biare idea se nel dibattito si evidenziasse un altro meccani_ amo, fossi reso convinto dal dibattito che ci sono altri mec canini per raggiungere quella struttura del salario che abbia mo individuato al Con dresso. Il meccanismo è quello di un progressivo congelamento e in parti_ colare per l'indennità di quiescenza, di un parziaa( le trasferimento in salario rio diretto dei trattamen_ ti in ~re.
Se noi pensiamo che, battu ta che sia anche nel mi_ gliore dei modi l'inflazio ne in atto da tre anni, co munque un andamento di sva lutazione del valore della lira attorno al 10% per i
re tra scala mobile, scatti di anzianità e indennità di quiescenza.
In questo modo il movimento sindacale non ha più autono mia di rivendicazione salaria 1e
Bisogna eliminare anche un al tro dubbio che può venire ai lavoratori: noi non pensiamo di toccare ulteriormente la scala mobile dell'industria che è la scala mobile più giu sta, noi abbiamo ritoccato e sfrangiato le scale mobili per verse, non pensiamo più ades_ so di ritoccarle per quel che riguarda in particolare la ca_ denza.
Ci sono ancora in giro nel pa dronato gente che ci chiede la cadenza di 6 mesi invece di 3.
Ma non toccare la scala mobile così come viene data ogni 3 me si come aumento salariale di retto a seconda dell'andamento della contingenza, non signifi ca non toccare certi suoi effet ti moltiplicatori su certi isti tuti.
Fra 5 o 10 anni noi non po_ tremo andare ancora a dei rinnovi di sole 10 o 15 mila lire, cioè solo del 3% del monte salari aziendale o dei salario individuale.
prossimi anni è prevedibi_ che qui noi dobbiamo sapere le, congelare una parte che vogliamo costruire una dei diritti maturati, non struttura del salario che di togliere i diritti matura fatto non diminuisca il co_ ti e anche la definizione sto del lavoro ma diminuisca attuale di questi diritti gli automatismi che impedì_ maturati per gli scatti di scono la rivendicazione sala anzianità, ma cogelarla ai riale. valori attuali e non ripro porzionarla anno per anno, mese per mese, tre mesi per tre mesi, all'andamento del la scala mobile, è già do po 5, 6, 10 anni una dirai_ nuzione di questi istituti sul salario del lavoratore, Questo è un meccanismo chia ro, un meccanismo semplice, siaaa pronti a un meccani._ smo di questo genere.
Un meccanismo di questo ge_ nere deve essere però anche in parte modilicato, in par ticolare per il rapporto tra operai e impiegati, da modi_ fiche che, nell'arco dei rin novi contrattuali devonn in_ tervenire.
E questo perchè? perchè se noi, in particolare gli ira_ piegati' e il pubblico impie go, togliamo di fatto con questo congelamento una par te sul salario, di scagi e indennità di quiescenza fin ne lavoro, addirittura per la quiescenza trasferendone una parte sullo stipendio, noi dobbiamo anche riflette re, nei rinnovi contrattua li, agli attuali livelli pa_ rametrali.
Noi dovremo chiedere molto di più, è impensabile — e bi sogna chiarirlo agli stessi padroni — che noì si pensi ad una riduzione del costo del lavoro che discende da un congelamento progressivo, comunque da un minor peso di certi istituti contrattuali come scatti e quiescenza e non pensare di sostituire al minor peso di questi istitd_ ti, in particlare per i lavo ratori impiegati e il pubbli co impiego più direttamente toccati — certi maggiori au_ menti salariali o degli sti_ pendi e anche a certi ritoc_ chi della scala parametrale.
L'importante è che noi alla fine di questo periodo, che può essere di 5 o di 10 anni si riconquisti una autonomia di rivendicazione salariale, cosa che francamente non ab_ biamo più.
Ad ogni 20 lire di salario in più che si strappa con i rinnovi contrattuali ogni 3 anni o con piccoli adeguamea ti fisiologici del Premio di Produzione, corrispondono 80
Non possiamo pensare di con gelare via via una parte de gli scatti o della quiescen za e mantenere a livello pa rametrale da 100 a 200. An lire che vengono al lavorato
Questo è il meccanismo del con_ celamento e nessun altro. yon c'è da togliere diritti ma turati e anche definizioni con_ trattuali degli scatti o della indennità di quiescenza.
Pensiamo che già oggi, nel 1977 un congelamento è in atte per l'indennità di quiescenza, non c'è molto da rivedere secondo me, a questo proposito, se; que, sto meccanismo continua per qualche anno ancora, il peso della quiescenza viene già a dí minuire.
Anche questo dobbiamo ripeter celo ., tra noi.
Non vuol dire che lo regaliamo per 10 anni al padrone, dobbia • mo sapere, e il padronato deve sapere, che di qui a un paio d anni in particolare ai prossimi rinnovi contrat tuali, quando valuteremo il risparmio che c'è sta to in termini di costo del lavoro con due anni di non incidenza della scala mobile sulla inden nità di quiescenza, noi dovremo, ad es. nell'im postazione delle rivendi cazioni salariali per il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici, chiedere di più in salario diret_ to. Io credo che sarebbe veramente folle non dire con chiarezza ai lavora_
a u )er le )a di [le me ifi ffet issi con_ ma con lla 1977 er non do quei o a (11; :er .amo ibia leve d
tori che quello che in_ cidiamo su certi istitu_ ti che non corrispondono agli interessi veri dei lavoratori, così come og gi sono, e non cime era_ no 20 anni fa, debba e.s sere un regalo e non deb ba essere sostituito da una maggiore dinamica sa lariale, quella vera, quella seria, quella che oltre tutto noi possiamo contrattare, rivendicare con una politica di pere quazione tra settore e settore che sono gli au menti salariali nei rin_ noni contrattuali.
— PERCHE' L'ATTUALE STRUT
TURA DEL SALARIO E' INI QUA ?
Non è iniqua così tanto per il padronato, ri :pct to a quanto lo è per la .clàsse operaia : perchè invece che tassare sul prodòtto reale in preva lenza sulle cifre d'affa ri, sul fatturato, sui profitto. di impresa, la impresa viene tassata per il livello di occupa zione.
Cioè, l'attuale struttura del salario che consente evidentemente allo stato di incamerare molti fondi attraverso i contributi previdenziali, assistere ziali, etc., in realtà è un sistema di tassazione dell'occupazione, non del prodotto reale, questo è profondamente ingiusto: è per questo che uno ci pen sa prima di assumere. Bisogna anche ragionare freddamente, chi deve assu mere ci pensa perchè quel lavoratore non gli costa in quanto salario, ma in quanto occupato in più che gli determina ogni 100 lire di salariAleltre 120 lire di oneri indixetti.
Su questo bigogna riflette re è una tassa sull'occupa zione l'attuale struttura del salario.
Non - un sistema fiscale a favore delle innovazioni tecnologiche, della maggio re produzione e così via, è un sistema fiscale che fa pagare un prezzo altissimo agli occupati in più, d'al_ tronde grazie anche all'ire_ flazione, grazie alla crisi
generale che sono le cause fondamentali delle difficol tà dell'economia italiana, però quando pensiamo come è cresciuto il settore del la voro non protetto, quindi del salario non protetto, quindi del costo del lavoro così come oggi è evaso, una delle cause è anche l'attua le struttura del costo del lavoro.
Non c'è paese d'Europa che abbia avuto negli ultimi 2
3 anni, e parecchi paesi europei hanno avuto una cri si, non dico come la nostra anzi qualcuno come l'Inghil_ terra anche superiore alla nostra, che abbia avuto una espansio ne del lavoro nero, del lavo 2o non assistito, cioè del la voro che è un risparmio per il padrone e per l'imprendi_ tore, perchè non paga gli one ri indiretti come in Italia. L'attuale struttura del costo del lavoro non solo è una tas
sa sull'occupazione, ma è un potente acceleratore del se_ condo mercato del lavoro; quello non coperto previden, zialmente, non assistito sin dacalmente, non difeso contrat tualmente.
Non c'è quindi solo una ragio ne di razionalizzazione della attuale struttura del costo del lavoro, c'è un interesse diretto del movimento sindaca le ad esercitare un maggior controllo, progressivamente anche su quella fascia che si è:allargata di lavoro nero, di lavoro a termine, di secon do mercato del lavoro che è particolarmente cresciuta in questi ultimi 2_c 3 anni. Quindi c'è un interesse di clas se oltre che un interesse gene_ rale del paese ad avere una struttura del costo del lavo :o che sia assimilabile agli aLcri paesi e non sia progres sivamente sempre più diversa.
V indubbio che la OGIL è l'organizzazione che ai suoi congressi ha definito meglio i pro pri obbiettivi in tema di modifica della struttura del costo del lavoro. CISL e UIL, non solo ne hanno parlato anch'essi, hanno riconosciuto che bisogna andare ad una modifica pro fonda della struttura del costo del lavoro e della struttura del salario ma seno state me_ no precise negli obbiettivi da raggiungere e soprattutto nei tempi per raggiungere questi obbiettivi.
A fine Ottobre si riuniranno i tre Consigli Generali a livello nazionale, a livello milanc se ci incontreremo ovviamente prima, come Consigli Generali della Camera del Lavoro, unione e Camera sindacale.
Noi abbiamo intenzione in queste occasioni, non solo di discutere del processo unitario de gli organismi del patto federativo e così via, ma di discutere anche un piano di attività confrontando le risoluzioni dei rispettivi congressi, che hanno molto in comune, ad esempio tutte hanno con maggiore o minore precisione Ai obbiettivi e di tempi, definito che la mo difica della struttura del costo del lavoro è uno degli obbiettivi dell'azione sindacale prossima.
he
Noi vogliamo c a questi appuntamenti di fine ottobre, preceduti da una fase larga di dibatti to e di informazione, come può essere questa iniziativa vostra, si debba definire non tan_ to il tutto, ma quali sono i grossi titoli di modifica della struttura del costo del lavo ro e come raggiungerli. Su questo dico alcune cose:
li raggiungiamo affidando ai prossimi rinnovi contrattuali , categoria per categoria isola ta, la modifica dell'attuale struttura del costo del lavoro?
li raggiungiamo can un accordo interconfederale, o meglio, con accordi di settore, settore privato e settore pubblico?
li raggiungiamo con un intervaito legislativo? e cioè con un Parlamento che modifica, in particolare per il pubblico impiego la struttura del costo del lavoro?
Su questo io non ho ancora opinioni mie precise.
L'importante è definire gli obbiettivi e il meccanismo poer raggiungerli, poi valutare , questo è un problema di tattica sindacale.
L'essenziale quindi a ottobre è che si abbia una impostazione generale relativamente a : quale struttura del costo del lavoro e del salario vogliamo; su quali istituti contrattuali quindi inci:lere; attraverso quali meccanismi operare questa incisione; attraverso quali punti di contrattazione raggiungere questi obbiettivi.
Questa è l'importazione generale, la linea, è una linea che definiti questi capisaldi, de ve essere larghissimamente e probabilmente portando via qualche mese, discussa da tutte le istanze e da tutte le strutture del movimento sindacale.
La proposita della CGIL sottolinea ~attutito la necessità di unificare la gestione della prima parte dei ~libretti, dell'intervento sull'organizzazione del lavoro e delle politiche salariali e previdenziali, che non possono essere considerate carne momenti separati, ma che devono essere sempre più definiti come espressione di una politica unitaria e coerente.
Si deve giungere ad una ali-composizione del ciclo protchittivo, all superai-mento del lavoro nero e precario, al controllo e al miglioramento della condizione del lavoro, nella prospettiva di ricomporre il livello decisionale con quello operativo, il lavoro manuale con quello intellettuale.
L'attuale struttura del costo del lavoro, rende sempre più difficile per il sindacato avere una propria politica salariale e governare àl salario di fatto. Quesito è dovuto principalmente alla sproporzione fra il salario diretto e quello differito, e alla estesnsione degli automatismi salariali.
Tl peso degli oneri sociali sul costo del lavoro comprime il salario diretto ed è una delle cause che determina il ricorso al lavoro nero e precario, mentre gli automatismi collegati all'anzianità deterrninano forti sperequazioni fra i diversi settori e le diverse categorie.
E' necessario perciò modificare sostanzialmente il rapporto fra salario diretto, indiretto ed oneri sociali, ope-
La struttura del salario nel nostro paese, dice la Cisl, ha assunto ormai caratteristiche tali da imporre anche al sindacato problemi di riprospettazioni e riconsiderazioni critiche. Essa appare sempre più complessa sia all'interno di ogni specifica categoria contrattuale, sia fra le varie categorie contrattuali di uno stesso settore.
Un peso sempre maggiore vanno assumendo le componenti automatiche dà incremento salariale, con l'effetto di ridurre e comunque condizionare Cc area > del salario contrattato a livello nazionale ed aziendale, che in ogni caso costituiscono un ostacolo ad una distribuzione del reddito basata sul principio dell'egualitarismo e su un più giusto rapporto tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.
Altri fattori di squilibrio sono presenti nel rapporto esistente tra salario diretto, indiretto e differito, e nella sproporzionata incidenza degli oneri sociali.
E' necessario a questo punto impostare un progetto di politica salariale che permetta di costruire un reale cambiamento dell'attuale struttura; confermando sempre la validità della scala mobile come strumento di difesa dea salario reale.
STRUTTURA DEL COSTO DEL LAVORO
La Cisl respinge la strumentalizzazione operata sulla questione del costo del lavoro e rivendica una politica fiscale che incida sulla distribuzione del reddito attraverso meccanismi di accertamento e di prelievo fiscale che pongono finalmente sullo stesso ,piano e nelle stesse condi-
La UIL ritiene che i recenti interventi in materia di contenimento della dinamica del costo del lavoro rappresentino un limite immodificabile alle disponibilità del movimento operaio per quanto riguarda la ristrutturazione di alcuni elementi della retribuzione.
Occorre superare quindi la impostazione governativa che mira a confinare il problema del costo del lavoro al puro e semplice intervento sul salario, isolandolo dal contesto più ampio di intervento su fattori economici più generali. e sul recupero di produttività derivante da nuove organizzazioni del lavoro e della produzione.
I miglioramenti delle condizioni economiche dei lavoratori non devono essere visti in termini di remunera-
mando contemporaneamente la trasformazione degli istituti contrattuali relativi e salvaguardando i benefici economici acquisiti.
STRUTTURA DEL COSTO DEL LAVORO
II salario diretto deve essere elevato a circa id 70-8096 del costo del lavoro. Questo si può realizzare attraverso una politica fiscale più rigorosa verso i redditi di impresa e di capitali, e con una progressiva, parziale e selettiva fiscalizzazione ideglii oneri sociali.
STRUTTURA DEL SALARIO
Bisogna realizzare per tutti i settori, sia pubblici che privati, una struttura salariale uniforme che assicuri la trasparenza e l'onnicomprensività, che si basi su un numero uguale di mensilità e su voci retributive definitive
E' necessario inoltre trasformare (istituto degli au-
menti periodici di anzianità in modo da ridurre complessivamente il peso degli scatti di anzianità sul salario complessivo, placcandoli su una percentuale del 25-2.596, che sia raggiungibile in un periodo di circa 10 anni per anzianità di lavoro.
Queste modifiche, assieme al conglobarnento della contingenza pregressa e alla graduale unificazione dello stipendio base, devono essere effettuate in modo dia ricostruire un ventaglio pararnetrale che garantisca la corrispondenza del salario di fatto ai valori professionali.
INDENNITA' DI ANZIANI, TA', QUIESCENZA E BUONUSCITA
Bisogna modificare (11~ istituto in modo tale da corn-1, putarlo per ~lenita di le-1 varo su un numero di mensilità non inferiore a 10,12.
zioni i redditi da capitale, da lavoro autonomo e da lavoro dipendente.
Bisogna attuare inoltre, una progressiva e programmata riduzione della incidenza degli oneri sociali sul costo del lavoro.
STRUTTURA DEL SALARIO
Le pensioni pio basse, i loro meccanismi e tempi di pagamento vanno riviste, fissando un tetto massimo per le pensioni più elevate.
Questa revisione va fatta in modo tate da accrescere il salario diretto, per realizzare un corretto equilibrio fra salario che cresce per anzianità e salario che cresce per effetto della negoziazione e dell'anzianità.
Va rivalutato il lavoro manuale, arricchendone i contenuti professionali e i livelli retributivi.
Resta acquisito che l'intervento sugli istituti degli scatti e delle indennità di fine lavoro deve essere perequativo, deve salvaguardare i diritti acquisiti e non può perciò significare abolizione.
Gli scatti di anzianità devono essere uguali per operai ed impiegati, come numero e come percentuale, restando sempre legati all'anzianità di lavoro attraverso forme di muitualizzazione.
L'indennità di fine lavoro deve essere commisurata per tutti ami Urla mensilità per anno di servizio.
zione individuale, ma come crescita complessiva dei livelli di vita della collettività, attraverso la conquista di disponibilità sempre maggiori di mezzi e di servizi di carattere sociale.
STRUTTURA DEL SALARIO
La struttura retributiva deve essere finalizzata a ricondurre ad omogeneità trattamenti diversi fra loro e sperequati, ma legati a riferimenti comuni. In questa prospettiva anche la retribuzione deve essere uniformata agli obiettivi prioritari sul terreno sociale (servizi).
Riconfermato il valore della spinta egualitaria, è necessario correggere tutte quelle impostazioni e quei comportamenti, riferiti alla gestione dell'inquadramento professionale, che ignorano il nesso che esiste fra retribuzione e prestazione, e fra
queste e la qualificazione professionale.
La riqualificazione collettiva della professionalità resta obiettivo primario, e va realizzata intervenendo sull'organizzazione del lavoro e sui processi produttivi, impostando una politica attiva della manodopera e una nuova politica previdenziale ed assistenziale. Gli automatismi devono essere trasformati salvaguardando una effettiva remunerazione della professionalità, le esigenze di carattere collettivo, e una omogenea tutela sociale dei lavoratori.
Gli oneri sociali, che oggi scaricano sulla produzione costi che dovrebbero essere in parte ripartiti sulla collettività, devono essere raccordati ad iniziative per moralizzare e per razionalizzare 'tutto il ,sistema delle mutue
e della previdenza sociale, prevedendo per essi una graduale, complessiva fiscalizzazione.
Tutti i tentativi di sterilizzazione della scala mobile vanno respinti: l'integrità di questo istituto è l'asse portante della politica salariale. per la sua funzione perequante ed egualitaria. - è
La salvaguardia di tutt" diritti acquisiti, la trasfeirì mazione del legame di anzi nità aziendale in anziani di lavoro, il reddito annu garantito in agricoltura, nella prospettiva di una sostanziale comparabilità fra salari agricoli ed extra agricoli, il raggiungimento di una uniformità di trattamenti fra operai ed impiegati, sono obiettivi irrinunciabili per difendere e fare avanzare l'attuale trattamento economico.
Nella manifestazione del 14 Giugno 4 di noi portavano cartelli con scritto " SENZA LE
DONNE NELLA PRODUZIONE NON SI DIFENDE L'OCCUPAZIONE "
Sappiamo infatti purtroppo che le donne sono sempre state considerate dai padroni come manodopera di riserva da impiegare più o meno a seconda dell'andamento dell'economia .
Sappiamo bene come ad es, in tempo di guerra le donne hanno sostituito gli uomini anche in lavori, che nel dopo guerra col crescere della disoccupazione , sono diventati improvvisamente troppo pesanti per le deboli forze femminili .
Siamo deboli o forti a seconda dei bisogni non certo nostri , ma di chi comanda Quando nella produzione la manodopera cresce, chi ha in mano le leve del pot,xe ,usa ogni mezzo per convicerci che il nostro posto è a casa e che i bambini senza la mamma crescono male .
Al contrario , nei momenti di espansione, fanno di tutto per convincere che i bambini e la casa sono secondari e più importante è la produzione ! In questo caso il risultato è che il lavoro per noi diventa doppio perchè chi ci vuole lavoratrici non si preoccupa troppo di creare le condizioni affinchè possiamo esserlo senza sobbarcarci la doppia fatica della fabbrica e della casa .
QUALI SONO ALLORA I NOSTRI VERI BISOGNI ?
Le lotte di migliaia di donne per il loro posto di lavoro sembrano dimostrare chiaramente che non siamo disposte a tornarcene a casa per lasciare il posto ai disoccupati . Ma la questione non si chiude qui, non basta avere il posto di lavoro è importante conquistare le condizioni perchè la vita che il lavoro ci costringe a fare sia meno dura • chi meglio di noi che viviamo in prima persona i disagi di questa situazione può capire quali sono queste condizioni ?
ORGANIZZARSI E LOTTARE PER AVERE DEI MIGLIORAMENTI ALLE NOSTRE CONDIZIONI IN FABBRICA
FUORI F ' UN COMPITO CHF SPETTA A NOI .
'Con l'ultima piattaforma abbia mo anche conquistato la rotazione per mansioni elettriche dei montaggi in mobile e per riparatori elettrici . Perciò attualment-e i lavorato ri addetti a queste mansioni effettuano la rotaione in base a precisi meccanismi che gli interessati conoscono .Pertanto alla IMPERIAL non esistono, oggi, altri tipi di rotazione. LO RIPETIAMO PER LA MILLESIMA VOLTA ;
QUALUNQUE ALTRO SPOSTAMENTO NON E' LA ROTAZIONE ;
QUALUNQUE ALTRO SPOSTAMENTO NON E' STATO CONCORDATO CON IL C.d.F. ;
QUALUNQUE CAPO CHE SPOSTANDO LAVORATRICI AFFERMA :
" L'AVETE VOLUTA VOI LA ROTA ZIONE " , E'UNO CHE NASCONDE LA PROPRIA INCAPACITA' E IRRESPONSABILITAI DIETRO DISONESTI SOTTERFUGI.
Lavoratrici,lavoratori, venerdi 9 Settembre in P.zza Duomo,dopo il discorso del Segretario generale della Federazione unitaria CGIL-CISL-UIL Luciano Lama alla imponente manifestazione dei lavoratori milanesi che lottano per investimenti e occupazione,sono avvenuti alcuni tafferugli pro vocati da gruppi ani-detti "Autonomi".
La pronta reazione di tutti i lavoratori manifestanti,ha respinto con forza questa ulteriore azione provocatoria che mirava a far de generare la manifestazione.
A questo proposito l'esecutivo del C.diF. della Imperial ha pronta mente inviato alla stampa il seguente comunicato:
"L'ESECUTIVO DEL C.DI.F. DELLA IMPERIAL A NOME DEI DUEMILA LAVORA
TORI ESPRIME FERMA CONDANNA PER L'AZIONE TEPPISTICA CHE SI E' TEN
TATO DI METTERE IN ATTO CONTRO LA MANIFESTAZIONE UNITARIA DEI LAVORATORI MILANESI CHE PARTECIPANDO IN MASSA ALLO SCIOPERO ED AL COMIZIO DEL COMPAGNO LUCIANO LAMA,DIMOSTRAVANO LA LORO DETERMINA
ZIONE DI LOTTA PER L'OCCUPAZIONE ED IL RINNOVAMENTO DEL PAESE.
TALI METODI SQUADRISTICI SI PROPONGONO DI SCORAGGIARE LA PARTECI
PAZIONE DEI LAVORATORI ALLE INIZIATIVE DI LOTTA CHIARO OBIETTIVO, QUESTO,DELLE FORZE CONSERVATRICI E REAZIONARIE".
Milano,12 Settembre 1977
C.DI.F.
Lo spazio che mi è stato concesso su questo APRISCATOLE di fine estate, e se volete di inizio autunno, è poco ma sufficiente per riportare anche se in modo stringato, due episodi avvenuti prima delle vacanze e dei quali è protagonista , come sempre, la crema della nostra Direzione del personale ( che per motivi esclusivamente di spazio e leggibi— lità , ben s'intende , indicheremo con D.P. ) : Personal Director e con A.D.P. l'assisten te Personal Director .
C'era una volta , alcuni mesi fa, una irrevocabile decisione di licenziamento di una la— voratrice . Si va in Tribunale e dopo un batti e ribatti, chiama in causa di quischiama in causa di là , il medico, il responsabile, chi più ne ha più ne metta .... la lavoratr ce con il Sindacato vince la causa . E qui succede la cosa più ridicola , grottesca ( mi vien da piangere perfino ) . Perchè è stata licenziata la lavoratrice ? Per fare un esperimento : questa la conclusione del D.P. , per mettere alla prova un istituto e il suo operato in questi dt imi anni .
Perfetto , incredibile DP I Ora si licenzia per fare degli esperimenti , per—dio I
Lei è segno di un grosso riconoscimento da scienziato con la speranza che le venga asse— gnato anche un laboratorio ( all'estero ben s'intende ) dove ella possa procedere con mezzi più idonei allo sviluppo di questa scoperta . Il " calo di giugno " ci ha portato, oltre alla mietitura del grano, anche ad un 'altra scoperta : più scientifica ancora . Due nostri lavoratori che svolgono mansioni diverse per soddisfazione personale e per vedere se esisteva la possibilità di un miglioramento personale , si sono recati dell'A.
D.P.( al secolo alcuni individuano come OTTOX ) per chiedere la verifica del loro mansio natio e di conseguenza del loro 40 livello spiegando che il loro lavoro varia dal manova laggio ( termine in uso nelle multinazionali ) al maneggio dei soldi .
Beh I Sapete la risposta arguta, mozzafiato senza mezzi termini dall'A.D.P. ? " CARI LA—
VORATORI, QUANDO FATE I MANOVALI SIETE DI 30 LIVELLO, QUANDO MANEGGIATE I SOLDI SIETE DI 50 LIVELLO .... QUINDI 3+5 = 8 DIVISO 2 ( I LAVORATORI SONO DUE ) = 4 VEDETE, FIGLIOLI, CHE IL 40 LIVELLO E' IL VOSTRO PERFETTO INQUAADRAMENTO
Benissimo A.D.P. I La proporremo per il premio " Pitagorino d'Ore " in quanto ha saputo trasformare l'opinione in matematica . Vedo capo assistente che la matematica la conosce bene, non se l'è dimenticata ; mentre invece si è dimenticato, e ben preso, le sue origi— ni, quando fuori dalla fabbrica era con i lavoratori in sciopero per strappare quel tanto che le lotte di allora ci permettevano . M a alla fine non è cambiato molto, caro signore, da allora : ora lei non è più fuori dalla fabbrica è dentro e cerca sempre, con rinnovata grinta, di strappare qualche cosa ma ai lavoratori però I
IL CUCULO
Non. solo perché da sette anni oantiamo insieme e perché ognuno di noi lo fa fin da bambino.
Non solo perché abbiamo ricevuto col latte materno un'eredità da coltivare, sviluppare e difendere.
Non solo perché abbiamo percorso ogni luogo della nostra patri& arrivando al grande teatro allo stesso modo che alla piazza, o"ella fabbrica, o alla scuola.
Non solo perché, nel nostro lungo cammino per la grande Patria latinoamericana, siamo andati raccogliendo nei nostri strumenti e nel nostro corpo la forza del suolo aspro, dell'uomo silenzioso, del monte irragiungibile del vento cantore.
Non solo perché la vita ci diede come strumento di lavoro una chitarra e come grido una canzone.
Stiamo cantando qua, soprattutto adesso, perché. le nostre voci sono la testimonianza di molte voci spente o imbavagliate nella nostra patria. Soprattutto adesso, perché siamo un grido dl libertà e siamo qui per dire quello che cerchiamo, perché lottiamo.
Stiamo cantando qui, perché è necessario che il nostro canto porti oggi altre armonie. Deve cantare con noi e per sempre l'allegro amico, H combattivo compagno Victor Jara.
Devono vedere attraverso i nostri occhi coliaro che caddero per conquistare la luce. Alzare I nostri pugni con quelli che scontano con dignità una condanna che pretende di mettere le grate al pensiero, tenere in prigione H passo della storia.
Dobbiamo vincere i-1 tempo della battaglia dell'oblio, perché H giorno della giustizia popolare arriverà e sarà inesorabile. Conterrà il pianto delle nostre donne, la fame dei nostri bambini, avrà la forza di migliaia di gole represse, di migliaia di speranze troncate, di migliaia di mani che non suoneranno una chitarra, die migliaia di occhi che non vedranno la nuova vita, di migliaia di labbra che non bacieranno il futuro.
lo non prendo la chitarra per ottenere un applauso io canto della differenza che c'è tra il certo e il falso altrimenti, non canto.
(Violeta Parra) INTI-ILLIMANI