UN INCONTRO IN... CONTROLUCE
Fare una cronaca affrettata dell'incontro avvenuto il 15 novembre scorso a Brescia con i maggiorenti dell'azienda, magari con un volantino od un cartello, voleva dire non avere il tempo per esaminare attentamente quanto è stato detto dai nostri interlocutori e di conseguenza non essere in grado di dare ai lavoratori tutti gli elementi di giudizio. Inoltre alcune dichiarazioni fatteci dovevano essere confrontate con situazioni già esistenti o che stavano per concretarsi.
Non dobbiamo mai dimenticare che i nostri dirimpettai hanno dalla loro parte la cultura, un'organizzazione efficiente, il potere di dare e di non dare quello che chiediamo. Inoltre sono in pochi e decidono in fretta e quello che ci dicono in certe occasioni ha sempre lo scopo di penetrare nelle nostre coscienze di gente semplice predisposta, in un certo senso, ad ascoltarli quasi con deferenza... Pensano di essere in grado di metterci in conflitto tra noi facendo nascere nel nostro intimo dubbi ed incertezze: è il solito attentato all'unità dei lavoratori!
Bene, per una volta tanto (si fa per dire) non vogliamo essere deferenti e chiediamo venia per la nostra scortesia... Visto che le risposte dateci avevano tutte la pretesa di essere molto chiare, ci siamo messi in testa di sottoporle all'« esame finestra »... e vedere se
sono chiare per davvero!
Da parte nostra è stato fatto presente che in ambedue gli stabilimenti (Milano e Brescia) la costante diminuzione dell'organico degli operai conseguente alla mancata sostituzione dei dimissionari e di chi va in pensione crea una flessione del livello occupazionale che non può non preoccupare. Inoltre, da tempo, è stato fatto rimarcare la quasi inesistenza degli « aiutanti macchina » (futuri operai specializzati). Brescia, in questo campo, ha una situazione migliore in quanto la scuola professionale aziendale ogni anno « sforna » giovani da inserire nel processo produttivo mentre da noi a Lambrate è constatabile che per i motivi sopra enunciati l'età media degli operai occupati tende continuamente a salire. Questo è un indice che gli esperti definirebbero molto negativo.
La risposta dataci, più o meno, è stata questa: — il livello occupazionale è rimasto pressoché uguale. E' pur vero che non sono stati assunti nuovi operai, ma in compenso sono stati assunti nuovi impiegati. E' un segno, questo, che dimostra in modo concreto che si vuol dare l'avvio al potenziamento della ricerca tecnica per raggiungere gradatamente l'autonomia della progettazione. In tal senso la sensibile diminuzione delle « tangenti » che i vari licenziatari esteri hanno accettato nel rinnovare gli
impegni di collaborazione sta ad indicare la crescita dei nostri uffici tecnici. Deve essere chiaro, nello stesso tempo, che con la prospettiva di un 1974 poco rassicurante non si può pensare a rinforzare l'organico operaio e, tantome. no, credere possibile la realizzazione di una scuola professionale anche a Milano la quale creerebbe manodopera specializzata che aziende concorrenti, in un secondo tempo, si accaparrerebbero. E' un problema che va risolto con la crescita professionale che deve avvenire nell'ambito aziendale mediante la « mobilità ». Per ora, comunque, il momento di crisi consiglia la stasi dell'organico operaio. —
Una risposta chiara, per l'appunto... però, esaminiamola controluce come si fa con le radiografie: c'è una macchia, un dubbio: la scelta aziendale di sviluppare l'organico impiegatizio a spese di quello operaio è una scelta contingente oppure una scelta definitiva? Non ci è stato detto quale delle due ipotesi abbia informato Io stato maggiore dirigenziale e questo è motivo di preoccupazione. Secondo noi i fatti che si vedono e si sentono stanno ad indicare che l'azienda ha scelto la seconda delle ipotesi prospettate: pur se con qualche difficoltà il « portafoglio ordini ' per il 1973 è abbastanza vicino all'occorrente. L'acquisizione delle commesse, però, non è stata priva di difficoltà, sia per la diverCONTINCA IN
sificazione del prodotto che si dovrà costruire rispetto a quello tradizionale, sia per le commesse che per scelta politica sono state acquisite in perdita (sono dichiarazioni dell'azienda). Per noi ciò vuol dire che, in ogni caso, la « stessa quantità di lavoro produttivo » sarà fatta da un organico operaio ridotto e, quindi, da meno persone. In antitesi abbiamo l'aumento dell'organico impiegatizio (improduttivo) che fa aumentare i costi. Non è detto, tra l'altro, che i due fatti riescano ad equilibrarsi e quindi a non incidere negativamente sull'andamento competitivo. Resta comunque il maggior sfruttamento degli operai. Dobbiamo anche dire che chi possiede eccellente professionalità, scolastica o ziendale che sia, interessa sernore le aziende concorrenti le qual non farebbero certo il « distinguo » sul come uno l'ha acquisita. Investire poco per la crescita professionale delle maestranze operaie vuol dire scarsa manodopera specializzata nel futuro.
Contemporaneamente il progresso tecnologico delle macchihne utensili merita molta attenzione. Può anche essere che le due cose (scarsa professionalità futura e progresso tecnologico delle macchine utensili) non camminino assieme per puro caso. ma che invece il loro « gemellaggio siame se » sia il risultato di una scelta cosciente fatta tempo fa dai... soliti noti!
Un problema che riguarda da vi> cino i lavoratori di Lambrate è il calo notevole della costruzione delle presse per l'industria automobilistica ed il fatto che la MECFOND di Napoli (IRI-Finmeccanica) costruisce lo stesso genere di macchine poteva far pensare ad un » dirottamento » delle commesse verso quell'azienda.
— In effetti — ci è stato detto — l'IRI con lettera del 28-9-70 dava mandato alla FINSIDER (.che stava trattando l'acquisto del Meccanico) per lo sviluppo della costruzione di macchinario industriale. Il che creava (e crea tutt'ora) problemi di rapporto con altre aziende dell'IRI. Costruire le presse da una sola parte era stata la prima idea che, però, ad una successiva verifica si è dimostrata illogica in nuanto ognuna delle due aziende ha i suoì equilibri da mantenere.
La verità è che non costruiamo presse perché la concorrenza straniera ci taglia fuori.
In presenza di questa situazione pesante ci si è sforzati di trovare soluzioni alternative per impegnare il settore della carpenteria.
La più importante di queste alternative è la costruzione di impianti per colata continua che, oltre ad essere progettati autonomamente, presentano anche caratteristiche tecniche interessanti per il mercato. In seconda linea vengono i forni elettrici, i montanti ed i basamenti delle alesatrici.
Va deto che i montanti ed i basamenti delle alesatrici vengono costruiti in struttura saldata non tanto per scelta aziendale, ma quanto perché l'evoluzione tecnologica è così orientata.
Certamente queste alternative comportano un certo squilibrio di carico di lavoro tra i vari reparti rispetto alla tradizione (problema già rilevato in precedenza). Altre strade di sviluppo saranno aperte in seguito alla costituzione, molto prossima, del « centro di progettazione » che avrà sede a Milano. Il campo di applicazione sarà principalmente quello del macchinario per la fabbricazione dei tubi i quali hanno una tecnologia suscettibile di continua evoluzione. Settore altrettanto importante è quello delle macchine utensili, anch'esso in continua evoluzione che però presenta non trascurabili problemi logistici. Si prevede una crisi nel settore del macchinario per laminati piatti in quanto gli impianti esistenti nel mondo producono il doppio del fabbisogno. In questo settore bisogna impegnare la ricerca nel ramo delle regolazioni e degli automatismi, unico sbocco
consentito dall'attuale mercato. Sarebbe comunque scandaloso, nella situazione italiana, se il 5° centro siderurgico di Gioia Tauro non venisse assegnato, per la sua realizzazione, al nostro gruppo. I lavoratori dovrebbero premere in tal senso (forse con lo sciopero?).
Il nuovo centro siderurgico darebbe ossigeno ad una situazione pesante, chiusa da tre fattori: costi del lavoro in aumento, credibilità insufficiente nei nostri confronti da parte dei nostri probabili clienti (in particolare quelli del Sud America), concorrenza scorretta (damping) dei Giapponesi. Quest'ultimo fattore è una « grana » mondiale; per noi lo è in modo particolare. Il Giappone, oltre ai costi bassi di produzione, beneficia di un intervento finanziario adamping» (smorzamento) governativo, difficile da valutare nella sua consistenza. In campo europeo, per far fronte a questa situazione non certo sostenibile a lungo termine, è stata presa l'iniziativa di dire ai Gaipponesi: fate pure la concorrenza, ma senza « damping » altrimenti ci metteremo tutti a fare la stessa politica, senza contare che esiste la scappatoia dei dazi doganali... L'Europa industriale è in attesa della risposta. —
Fare delle nostre considerazioni su questa seconda parte, molto più politica della prima, non è difficile. L'imbarazzo è dovuto alla scelta dell'argomento, anche perché sono concatenati uno all'altro. Bene, cominciamo dal 5° centro siderurgico. Certamente l'acquisizione di questo impianto per noi delI'INNSE (così ci chiamiamo dal primo dell'anno) ci sta bene e, perché no7 potremo premere a livello politico perché le cose prendano una certa piega, ma rispetto alla pesante situazione italiana, alla quale i maggiorenti fanno spebso riferimento, è una terapia seria? Noi diciamo che è un pannicello caldo! Il Sud va curato dando vigore all'agricoltura in odimi luogo con l'irrigazione (da otto anni si aspetta il via). Inoltre occorrono industrie meccaniche di trasformazione che affianchino lo sviluppo dell'agricoltura. Il 5° centro siderurgico non guarirà il SUD, anzi, in un certo senso, potrà aggravare i suoi mali. E se il SUD resta ammalato continuerà a pesare sull'economia nazionale e quindi anche sui lavoratori del NORD! I costi salgono anche in ragione del persistere dr certe scelte che han-
DALLA PRIMAno palesemente un carattere propagandistico e non certo l'impegno politico per la rimozione di vecchie tare. Ci piace parlare anche della scarsa credibilità che godiamo all'estero, specialmente nel SUD AMERICA. Che il fatto sia vero non lo mettiamo in dubbio. Abbiamo detto che ci piace parlare dell'argomento non a caso, ma perchè avendo in tasca un paio di puntini vogliamo metterli al loro posto... I ritardi per lo sciopero non sono tutto. C'è dell'altro, molto più importante. Bisogna tornare al tempo del « bum», al periodo quasi romantico dell'Orinoco. Di quel periodo, qui all'Innocenti, parlano anche i muri! Poca serietà (allora si diceva « furberia »), scandali e sconti favolosi a fine fornitura... Dobbiamo dire altro? Eppure si tenta, ancora una volta, di addebitare al lavoratori lo scarso credito che godono i « condottieri ■.
E' necessario ricostruire la credibilità e con essa la fiducia, non solo degli altri, ma soprattutto la nostra che abbiamo visto... evaporare, per esempio, una firma ministeriale (era di un sottosegretario) che sottoscriveva l'impegno assunto da un « capitano d'industria » di fronte a seimila e più dipendneti, « capitano » che abbandonava il ponte di comando quasi alla chetichella! Ed ora, a contatto di gomito, abbiamo dei padroni inglesi: altro capitale straniero che entra in Italia: è un modo moderno per fare del colonialismo. E i lavoratori subiscono.
Esaminiamo il « damping » giapponese: problema di tutti e, si dice, in particolare dell'Italia... E' evidente, anche se sottinteso, l'addebito che si tenta di fare ai lavoratori italiani che « vogliono essere pagati meglio e quindi provocano il rialzo dei costi ». A parte questa vecchia storiella (era buona ai tempi di Cappucceto Rosso) ci poniamo di primo acchito una domanda quasi banale: se i lavoratori giapponesi sono notoriamente più sfruttati e peggio pagati degli altri come mai è necessaria l'azione di « damping » per rendere i costi competitivi? Evidentemente la retribuzione dei lavoratori non gioca quel ruolo così importante che si vuol dare ad intendere. Se l'Europa industriale vuol coalizzarsi contro i giapponesi deve prima guardarsi bene negli occhi. In questo caso l'IRI può avere un ruolo non indifferente visto che PUÒ essere considerata uno dei colossi. L'im-
portante è che faccia la sua parte rispettando la sua funzione sociale. Ciò vuol dire, se le parole debbono essere seguite dai fatti, che i lavoratori debbono contare sempre di più con la partecipazione democratica alle scelte aziendali, importanti o di poco conto che siano! Sappiamo che questa è una musica che i timpani di alcuni non vogliono sentire, ma vogliamo suonarla ugualmente visto che abbiamo deciso, « una tantum », di essere scortesi...
La nostra insoddisfazione nasce dalla constatazione che i lavoratori vengono informati sempre dopo! La vita aziendale è fatta di problemi che richiedono soluzioni immediate, a breve termine, a lungo
termine ed in molti casi anche soluzioni di riserva. Molti di questi problemi vengono intuiti dai lavoratori, altri sono divulgati da « radio scarpa », altri ancora vengono vissuti direttamente, ma tutti hanno un comun denominatore: le scelte fatte per dargli una soluzione interessano sempre e comunque i lavoratori! E' una logica piana, inconfutabile che giustifica pienamente la richiesta di partecipazione.
Non vale niente dare delle risposte a scelte già avvenute!
Vuoi dire non voler cedere quella parte di potere necessaria per ricostruire, letteralmente, la fiducia dei lavoratori.