tr buna s ndacae . . un aria t aprile 1978
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E' un momento di grande tensione questo che l'Italia sta vivendo.
Quanto è accaduto giovedì 16 Marzo con il rapimento dell'on. Aldo Moro, presidente della D.C., e la barbara uccisione dei cinque agenti della scorta, rappresenta un salto di qualità dell'azione terroristica ed un fatto di eccezionale gravità nei confronti della democrazia.
Democrazia che da un decennio con la strategia della tensione interna e internazionale, continua a subire violenti attacchi da parte delle forze reazio narie. La strage di Piazza Fon tana, i tentativi di "golpe", Piazza della Loggia, 1' "Italicus", non sono che i momenti più significativi e di triste memoria di questa strategia,che sempre ha trovato nella classe operaia, nei lavoratori,nelle loro organizzazioni, nei partiti democratici, una barriera difficilmente superabile.
Questa democrazia, pur con tutti i limiti e le contraddizioni che la caratterizzano,ra2 presenta un patrimonio conquistato col sangue di tanti lavo ratori, e un prezioso terreno Per lo sviluppo della lotta per trasformare la società e quindi essa va difesa contro chiunque cerchi di abbatterla.
Giovedì c'è stata la dimostra zione dí tutto questo. Appena si è sparsa la voce di quanto era accaduto, la mobilitazione
è stata generale, le piazze so no state invase da milioni di lavoratori che avevano ben chia ro che quanto era accaduto in mattinata era contro di loro, contro le loro conquiste,contro la loro unità e libertà.
L'intento dei terroristi di creare sfiducia nello Stato e nelle istituzioni, dí determinare tensione e paura fra le masse, di provocare reazioni violente su cui innescare la 7 spirale della repressione auto ritaria, magari con il ricorso a leggi speciali ed antidemocra tiche, questo intento è stato per il momento battuto dal gran de sussulto unitario che si è avuto nel Paese. Sussulto che a Milano si è ancora ripetuto dopo l'assassinio dei due giovani del Centro Sociale "Leoncavallo" colpiti da una mano di chiara impronta fascista.
Di fronte a questi fatti è necessario far crescere la con sapevolezza in tutti, che le leggi speciali non servono,che il terrorismo prospera e rag-
giunge i suoi obiettivi sfruttando gli effetti disgragatori della crisi,le debolezze e le connivenze (vedasi servizi segreti, ecc.) dello Stato. Per sconfiggerlo è necessario perciò affrontare definitivamente i gravi problemi della crisi economica e sociale.
La mobilitazione della classe operaia e dei lavoratori de ve essere straordinaria e non tanto,sia ben chiaro, per sostituirsi alle istituzioni,che anzi possono e devono funziona re meglio di quanto hanno fatto in passato ma perchè la stra tegia dell'eversione e della provocazione è contro i lavora tori e le loro prospettive uni tarie. Inoltre lottare per il rafforzamento della democrazia e delle istituzioni, contro la crisi dello Stato, significa lottare per i propri interessi di classe e non a favore di quelli che hanno male usato e abusato del potere loro affida togli. E questo i lavoratori l'hanno capito.
Dopo diversi mesi si sono concluse positivamente le trattative per i problemi dei lavoratori trasfertisti e lavoratori studenti.
Come si ricorderà, questi due problemi erano inclusi nella piattaforma aziendale dello scorso anno, ma non furono risolti in sede ministeriale, ma rinviati a dopo le ferie. In questi 6 mesi che ci separano dall'accordo, gli incontri con la Direzione hanno assunto spes so un carattere di sfida da par te della Direzione per cercare in tutti i modi di non risolvere i problemi posti nella piattaforma aziendale.
Vediamo ora cosa dicono gli accordi:
Trasfertisti
Forse non tutti i lavoratori del Gruppo sanno che alla Siemens Elettra ci sono circa 400 lavoratori trasfertisti e che per la prima volta i problemi di questi lavoratori sono regolati da un contratto aziendale. Finora era la Direzione che ogni anno metteva un comunicato che regolava la materia ed i lavora tori dovevano solo accettarlo.
La conquista più grande è costituita dal fatto che (an che se in via sperimentale, ma interessa già la metà dei lavoratori) sarà la Siemens a mettere a disposizione dei lavoratori le proprie vetture (FIAT 127, 3 porte) e non com'è sempre avvenuto, che i lavoratori dovevano adoperare la propria vettura per recar si in trasferta. Non c'è obbligo di riportare l'automez zo in sede ogni volta terminato il servizio ed inoltre ogni due anni circa la vettu ra verrà sostituita da una nuova
L'aumento del costo della vi ta verrà contrattato ogni sei mesi con le rappresentanze sindacali e verrà sta bilito come suddivisione sui pasti e pernottamento
Viene portata a parità di trattamento la trasferta per i lavoratori del 2-3-4 livel lo entro il 1.1.79 in tre scaglioni
Si estende la possibilità di usufruire di mezzi di trasporto come treni ed aerei anche ai lavoratori del 5 livello, previo accordo con i responsabili aziendali.
Esistono ancora delle lacune su al 'ni punti dell'accordo, ma è opportuno sottolineare come, essendo stata questa la prima contrattazione con la Direzione, ci siano ancora dei problemi non risolti, come per esempio le visite mediche dopo una trasferta all'estero, ecc. Il coordinamento ritiene che da questa esperienza si possa continuare nel futuro a cercare di mettere il lavoratore trasferti sta nelle migliori condizioni e senza rischi per svolgere un la voro così importante.
Lavoratori studenti
L'ultimo accordo a levello di gruppo risale al 1970 e tutti avranno notato come in questi ultimi anni questo problema abbia avuto da parte del Sindacato un notevole interessamento e com'è cambiata la parte normati va del diritto allo studio.
Con il contratto nazionale del 1973 si sono istituite le 150 ore e il lavoratore studente è stato visto come un lavoratore che vuole arricchire il proprio bagaglio culturale per se stesso soprattutto e non secondo i fini dell'azienda, com'era avve nuto fino a qualche anno addietro.
'Era doveroso pertanto cambiare anche il nostro accordo di gruppo e cercare di aggiornarlo secondo le norme contrattua li.
La Direzione, negli incontri svolti, ha cercato di introdurre la vecchia logica che tutti i permessi e le agevolazioni
erano concesse solo ai lavorato ri che sceglievano un indirizzo che avesse delle attinenze con le produzioni della Siemens. Su questo problema ci si è scon trati più volte con la Direzione e alla fine, però con una formulazione non troppo chiara, è passato il principio da noi sostenuto.
Si è inoltre modificato il premio annuale per i "promossi", che nel nuovo accordo viene dato in buono-libri e pagamento del 75% delle tasse scolastiche per tutti i lavoratori che abbiano frequentato almeno 6 mesi di scuola.
Rimangono invece inalterati i permessi giornalieri, annuali ed i premi di diploma e laurea.
Ferie e Festività
Si è stabilito il calendario annuale dell'orario di lavoro comprendente le 7 festività ed il periodo feriale.
Per quanto riguarda le sette festività si è trovata una intesa soddisfacente con la Direzione che va nella linea trac ciata dalla FLM Nazionale, cioè di contrattare a livello di fabbrica le suddette festività come periodo di fe_ie in aggiunta alle 4 settimane contrattuali o come periodi di chiusura collettiva durante le feste natalizie o pasquali.
L'intesa con la D, ezione prevede l'utilizzo di 4 festività per fare delle chiusure collettive al 25 Aprile ed a Natale; le rimanenti 3 festività vengono aggiunte in con ferie annuali.
In merito alle ferie il Coordinamento non ha potuto trovare un accordo con la Direzione, in quanto questa, senza precise giustificazioni, ha voluto imporre la chiusura dei vari stabilimenti con un giorno in più oltre le due o tre settimane.
.Quale bilancio si nuò trarre dai due incontri che abbiamo avuto con la Direzione nei giorni 8 e 21 marzo?
A che punto siamo circa l'applicazione dell'accordo di luglio? Qual'è il modo migliore per man tenere e rafforzare la ns. ini: ziativa nei confronti dell'Azienda?
Sono queste le domande alle qua li in questa fase siamo chiamati a rispondere; non sono quesiti facili, proprio perchè la situazione generale del Gruppo si presenta complessa e contrad ditoria.
stero.
Per l'ACF l'Azienda ha finalmen te riconosciuto che la ristrut: turazione in atto mette in discussione i livelli di occupazione. Questo riconoscimento è la condizione necessaria per trovare delle soluzioni. Per ora l'Azienda propone l'introduzione di una lavorazione aggiuntiva nel campo delle lampade di segnalazione che occuperà 50/60 persone e la disponibilik_ a produrre per magazzino qualora non riuscisse a realizzare altre iniziative analoghe.
persone, qualora le trattative con altre aziende non approdassero a risultati concreti.
Nel. corso dell'incontro del 21 Marzo la Direzione ci ha sottoposto una nota informativa sulla situazione del Gruppo e dei singoli stabilimenti che segna altrimenti un passo avanti rispetto all'analoga nota consegnataci a Luglio ed a quanto ri feritoci a Novembre '77. Schematicamente possiamo cosa riassumere questi passi avanti. Innanzi tutto c'è un quandro ge nerale che presenta una costan: te diminuzione delle ore di Cas sa Integrazione, anche in anticipo cipo sui tempi previsti; in secondo luogo c'è una disponibili tà nuova dell'Azienda ad affro71 tare nel merito i problemi.: si veda tutta la discussione sulla C.I. all'OQA che si è conclusa con il ritiro da parte della Di rezione della C.I. per il reparto trasformatori. Per quanto riguarda i singoli stabilimenti dobbiamo registrare una situazione migliorata e con prospettive di una certa tranquillità per la Goria Siama soprattutto, ed in una qualche misura(per 1100A. L'Azienda ha cioè accolto, certo molto timidamente, la nostra rivendicazio ne relativa, oltre che ad una 7 maggiore autonomia produttiva, ad una maggiore autonomia commerciale che consenta uno sbocco dei ns. prodotti anche all'e
Per l'ACE di Sulmona il quadro non si è di molto spostato rispetto a prima, anche se ci sono affermazioni/inulto impegnative della Direzione circa la pos sibilità che entro breve tempo si trovi una collocazione a Sul mona degli ormai famosi 190 lavoratori previsti dall'accordo. Viene inoltre ribadito l'impegno a trasferire produzioni dal.. la Germania all'ACE per garantire l'occupazione a queste 190
Se è vero che questi passi avari.. ti ci consentono un giudizio meno negativo sulla situazione generale del Gruppo, è anche vero che rimangono gravi le ne. preoccupazioni circa il futuro dell'occupazione all'ACE ed all'ACE In sostanza si !int') dire che quan to la siemens nrnnene ancora del tutto insufficiente a -Irantirci il, niootto dell'accordo. Riguardo all'ACE la Siemens deve decidere rapidamente: o è in grado di sciogliere entro poche settimane la riserva sull'esito delle trattative con aziende terze oppure, non illudendosi di poter trascinare la questione all'infinito, deve operare gli investimenti necessari a garantire ai 190 una occupazione produttiva all'inter-
no della fabbrica. Noi senza preclusioni per la prima soluzione, riteniamo sia però possibile privilegiare questa seconda ed in questo senso intendiamo operare. Una cosa è certa, nel prossimo incontro previsto per il mese di maggio la Siemens ci dovrà dare una risposta definitiva.
L'ACF presenta la situazione più grave e preoccupante. Qui possiamo dire che la Siemeno dopo anni ha partorito il Topolino: 50/60 posti di fronte agli oltre 200 necessari.
D'altronde è assurdo pensare di potere reggere a lungo aumentando le scorte di magazzino.
E' Quindi necessario che accanto alla produzione aggiuntiva dei pulsanti e delle lamrade prevista se ne aggiungano altre e che quindi vengano stretti i tempi delle scelte relative.
Dando per scontato che i mutamenti intervenuti nelle posizio ni della Direzione sono il frut to della ne. iniziativa, del ns. impegno, e che senza di questi a quest'ora staremmo a contare a centinaia e centinaia le perdite di posti di lavoro, risulta evidente che solo mantenendo viva e costante questa iniziativa riusciremo ad acquisire le garanzie definitive circa il rispetto dell'accordo .
Il primo impegno è quindi quello di mantenere alta la consapevolezza del fatto che i problemi sono ben lontani dall'essere risolti, e questa consapevolezza deve essere presente ana ohe in quegli stabilimenti che vedono concretamente migliorare la loro situazione.
Occorre poi mantenere la Direzione sotto il ns. incalzare impedendole di sottrarsi al tavolo delle trattative per poter verificare continuamente il suo atteggiamento.
D'altra parte è necessario ritor mare ad avere= un confronto conle forze politiche per sollecitarne di nuovo un intervento a sostegno della ns. lotta. Per questo si terranno incontri con i partiti sia a Milano che a Sulmona. Per mettere a punto più compiutamente questo aspetto e per valutare complessivamente lo stato della vertenza sono convenuti i Consigli di Fabbrica e suecer. 4 vrimente il Coordinamento Wenale.
L'8 marzo non è una ricorrenza ma l'occasione per prendere coscienza.
Questo è uno degli slogans più usati dal movimento femminile durante le manifestazioni per "la giornata della donna". Ma diamo un'occhiata all'interno delle nostre fabbriche e dei no stri uffici per verificare come le donne hanno vissuto questa giornata, che effetti ha prodot to su di loro rispetto alla varie iniziative che come sindaca to abbiamo attuato. Potrebbe es sere utile per un lavoro futuro da portare avanti come lavoratrici.
In questa fabbrica si è avuta la dimostrazione che laddove non esiste una presenza massic cia di donne che si facciano carico delle tematiche femmini li le iniziative sono estremamente povere e di stampo tradì zionale.
In via Amadeo difatti in occasione dell'8 marzo si è avuta solo la rituale distribuzione della mimosa.
E' evidente che ancora per mol ti le questioni femminili non fanno parte, nella loro specifi cità,di quella battaglia più generale che oggi come movimen to sindacale dobbiamo portare avanti con vigore.
In questo stabilimento, che ve ide una massiccia presenza di la voratrici, la giornata della donna è coincisa con un blocco dei cancelli fatto in occasio4
ne di un incontro con la Direzione. Questa coincidenza di lotta ha una volta di più messo in evidenza uno dei temi cen trali della lotta delle donne: il diritto all'occupazione, co me condizione necessaria per l'emancipazione e l'autonomia. Nonostante le donne fossero im pegnate sui cancelli della fab brica per dare un giusto risal to all'importanza di questa giornata hanno preparato una mostra con manifesti riguardan ti la tematica della famiglia, l'occupazione e la parità. Inoltre è stata promossa una vendita straordinaria di libri sulla questione femminile che ha riscosso un notevole interes se.
In questa realtà è accaduto un fatto molto positivo: per la prima volta è stata indetta una assemblea che ha visto una partecipazione massiccia di lavoratrici e lavoratori. Nel corso dell'assemblea sono stati dibattuti i temi della donna inserita nel mondo del lavoro con accenni alla recente legge di parità e vedendo l'occupazione come primo elemento di emancipazione. Sono anche state rilevate le scriminazioni che ancora oggi sono presenti all'interno dei posti di lavoro e nei confronti della donna e la difficoltà dell'entrata nel mondo del lavo ro in un momento di crisi come questo dove, in presenza di 13.9.( chi posti, la precedenza viene' data agli uomini relegando la
donna al ruolo storico di casa linga.
Altri interventi hanno messo in evidenza la necessità di un mutamento del ruolo della donna anche rispetto al suo priva to ed alla famiglia. In questo contesto un interesse particolare va posto anche sul discorso della violenza vista come prevaricazione che la donna ha subito per secoli all'interno della famiglia dove, per condizionamenti culturali e sociali le è sempre stata negata la possibilità di una partecipa zione attiva alla vita sociale. Il frutto di questa immagine su balterna e distorta è anche la drammatica pratica della violen za fisica sulla donna, che è proprio sintomo di una società consumistica e a misura d'uomo. Inoltre è stata espressa ferma condanna rispetto alla recenti Proposte del "Movimento per la vita" in materia di maternità che sono state giudicate offen sive per la dignità della donna. Infine nel corso dell'assemblea è scaturita la necessità di costituire la commissione femmini le del sindacato aperta a tutte le lavoratrici.
SEDE
Per la giornata della donna la commissione femminile ha prepa rato una mostra che ha suscita to notevole interesse. All'allestimento della mostra hanno
Partecipato numerose lavoratri le stesse che di solito
Prendono parte alle riunioni della commissione femminile che si è costituita circa un anno fa.
E' stata inoltre indetta una assemblea che ha visto una par tecipazione viva ed appassiona ta dei lavoratori e delle lavo ratrici. La caratteristica di questa assemblea, dovuta anche ad un metodo di impostazione nuovo, ha consentito un dibattito franco anche su temi deli cati quali la sessualità, la contraccezione e l'aborto che difficilmente sono oggetto di approfondite discussioni all'in terno delle fabbriche. Al di là delle differenti opinioni espres se su questi temi, va registrato il dato estremamente positivo di essere riusciti ad iniziare un dibattito anche su questioni che finora sono state di gestione esterna alla fabbrica.
Infatti se siamo convinti che la specificità dell'essere donna comprende l'arco di tutta la sua vita, le sue battaglie ed i suoi problemi a volte drammatici devono essere portati in tutte le istanze sociali.
ACE (Sulmona)
Anche all'ACE l'8 marzo ha coinciso con un momento di lotta per l'occupazione. L'assemblea con sciopero che si è tenuto in quella giornata è stata natural mente anche caratterizzata dalla problematica femminile. Lo stesso era del resto avvenuto nelle assemblee che si erano te nute nei giorni precedenti sui problemi specifici della salute, alle quali avevano partecipato compagne e compagni del coordinamento e la responsabile nazio nale dell'ufficio lavoratrici della CGIL.
Il quadro generale del modo in cui le donne della Siemens han 5
no vissuto questa giornata è da considerarsi senz'altro positivo. Dimostra , da una parte , un interesse sempre maggiore nei confronti dei problemi riguardanti la propria condizione, dall'altra, la consapevolez za di non dover e poter delegare ad altri la lotta per la risoluzione di tutte le questioni di cui oggi le donne sono prota goniste in prima persona.
Inoltre va rilevato un nuovo modo di porsi rispetto ai problemi, un nuovo modo di discutere assie me agli altri.
Poco a poco sembrano cadere le barriere di timidezza che impediscono alle donne meno abituate a parlare in pubblico ad esprimersi e sembra invece prevalere la convinzione che tutte sono in grado di portare un proprio contributo d'esperienza e di pensie ro da mettere in discussione con le altre.
Quindi occorre adoperarsi perchè nascano, dove già non esistano, le commissioni femminili del sin dacato aperte a tutte le lavoratrici,perchè con questo strumento aumenti la coscienza e la con sapevolezza del nuovo ruolo di donna protagonista nella società. Con questo è chiaro che se l'eman cipazione delle donne deve passare attraverso una loro crescita, va anche detto che per la risoluzione dei temi che esse propongono è tutto il movimento sindacale che se ne deve far carico perchè queste battaglie risultino vincen ti. Battaglie che pongono si un ruolo diverso delle masse femminili, ma che gettano anche le ba si per una vita diversa e più giusta per tutti.
LAVORATRICI DELLA MENSA:
Uno dei problemi non risolti nell'accordo del luglio scorso riguarda il passaggio dalla 2° alla 3°.categoria per le lavora trici addette al servizio di mensa.
Su questa questione, che in al tre aziende ha trovato una giusta soluzione, la Direzione del la Siemens ha sempre opposto una chiusura totale ed intransigente.
Ad avviso del Consiglio di Fabbrica della Sede é necessario riproporre questa rivendicazione, non solo perchè sembra ormai anacronistica una discriminazione tra lavoratori addetti alla produzione e lavoratori addetti ai servizi, per cui ai primi é garantito il passaggio automatico fino alla 3° categoria ed agli altri no, ma soprat tutto di fronte allo stesso modo di agire dell'azienda.
In questi ultimi mesi, infat ti, la Siemens ha spostato al servizio mensa diverse lavoratrici provenienti dalle fabbriche, lavoratrici inserite alla 3° categoria. Questo ha determinato un ulteriore discriminazione per cui a parità di mansioni non corrisponde più parità di qualifica.
Ma proprio questo tipo di spo stamenti pone la Direzione in forte contraddizione rispetto alla sua posizione.
Infatti: o la Siemens ritiene che le mansioni del servizio mensa possono corrispondere alla 3° categoria ed allora deve passare tutti gli addetti a tale categoria oppure, se così non fosse, la Direzione dovreb be riconoscere di aver collocato dei lavoratori a mansioni di contenuto professionale inferio re alla loro categoria d'appar
tenenza. Questo fatto sarebbe però in netta violazione dell'art. 13 dello Statuto dei La voratori che, a tutela della professionalità del lavoratore, vieta questa possibilità.
Sulla base di queste considerazioni occorre costringere la Azienda a dare finalmente una soluzione positiva al problema.
E' chiaro però che non ci si può affidare unicamente allo aspetto giuridico, ma che occorrerà, se la Direzione non vorrà mutare posizione, sostenere anche con la lotta questa rivendicazione.
Alle lavoratrici della mensa, che proprio per il tipo di servizio che svolgono,hanno un potere contrattuale molto ridotto, dovrà andare, allora, la comprensione e l'impegno solidale di tutti i lavoratori.
La necessità di stringere i tempi per arrivare ad avere al più presto qualche punto di ri ferimento certo sulle cause della morte di alcune lavoratrici dell'ACE, ha portato finalmente all'avvio dell'indagi ne sull'ambiente di lavoro e sui lavoratori.
Il forte ritardo con cui si è iniziata l'indagine, rispetto al tempo in cui si sono verificati i primi decessi, deri va certamente da alcune nostre responsabilità (del Coordinamento e del Sindacato), nel senso che abbiamo forse posto più attenzione al raggiungimento degli accordi con l'Azien da che non alla loro gestione concreta.
Questo fatto testimonia una ancora insufficiente capacità di mobilitazione sulla questio ne della salute, una difficoltà a dare continuità alla nostra iniziativa superando i li Miti della risposta emotiva di fronte a questo o quel tragico evento e forse, addirittura, Una sottovalutazione generale di un problema che si presenta con aspetti tanto drammatici da non poter essere gestito con la quotidiana "routine", ma che richiede invece uno sforzo straordinario da parte di tutti: lavoratori, delegati, consigli, sindacato.
Naturalmente abbiamo trovato sulla nostra strada gli ostacoli posti dall'Azienda tesi a ritardare ed a condizionare l'effettuazione dell'indagine.
Soprattutto però ci siamo trovati ad affrontare un problema, quello della medicina preventiva e della tutela della salute nei luoghi di lavoro, sostanzialmente nuovo per i compagni di Sulmona che non po tevano contare su rilevanti esperienze precedenti.
Lo stesso Laboratorio Chimi co dell'Aquila, l'unica struttura pubblica, non essendo ancora creati gli SMAL, a cui si potesse affidare un'indagine scientifica, non disponeva, così come non dispone tuttora, di attrezzature adeguate e di personale specializzato in questo tipo di intervento. E' stato quindi necessario creare una équipe di tecnici (due medici, due chimici, un ingegnere impiantista) che potesse collaborare con il Laboratorio Chimico; la formazione di questa équipe ha richiesto naturalmente un periodo di tempo, anche perchè su questa questio ne l'azienda ha tentato di intervenire per condizionare la composizione.
Si è trattato poi di predisporre e concordare con la Direzione un programma di intervento preciso e dettagliato che impedisse il sorgere di contestazioni durante la fase di esecuzione dell'indagine, anche questa questione ha comportato una fase prolungata di studio da parte nostra e di di scussione con l'Azienda.
Queste fasi preparatorie so
no ora completate e quindi il problema principale che si pone oggi è quello della gestione corretta dell'indagine, che ve da una partecipazione diretta dei lavoratori e dei delegati. Allo scopo di utilizzare le esperienze effettuate in questo campo dai lavoratori di Cavenago (all'ACF si è tenuto negli anni scorsi un'indagine mol to approfondita e che ha permes so poi la soluzione dei diversi problemi di ambiente di lavoro) alcuni delegati dell'ACF si sono recati a Sulmona per coadiuvare il lavoro del C.d.F. dell'ACE; è anche in previsione un incontro dell'équipe con i medici dello SMAL di Milano.
Stiamo anche tentando di recuperare il ritardo che ancora abbiamo nel coinvolgimento, attorno a fatti di questa gravità, dell'intera città di Sulmona, delle sue forze politiche, degli enti locali. Per questo si terranno una serie di incontri della FLM e del Consiglio dell'ACE con i partiti, onde sollecitare un'autonoma iniziativa per verificare quali misure mettere in atto per creare nella città un clima di mobilitazione che faciliti il raggiungi mento di risultati positivi. Consiglio di fabbrica del l'ACE è impegnato alla stesura di un "libro bianco" su tutta la vicenda, da rendere pubblico da consegnare alla Commissione Sanità della Camera e del Se nato, alle quali il Coordinamen to nazionale del Gruppo ha chie sto un incontro.
Riteniamo che questa serie di iniziative, accompagnate naturalmente dalla vigilanza dei lavoratori all'interno della fabbrica e dal loro impegno a sostenere l'indagine in corso, posi ,o costituire le premesse indispensabili per giungere pri ma all'individuazione delle cau se di nocività e, quindi, alla loro eliminazione, a salvaguardia della salute dei lavoratori e delle lavoratrici dell'ACE.
La composizione attuale del Re parto A120 é il risultato della fusione di due reparti: A110 e A120; tale fusione é sta ta attuata nel 1975 sulla base di un processo di radicale ristrutturazione dei settori pro duttivi accompagnato da una disgregazione del fattore umano, cioè dei lavoratori.
Queste due linee operative, Per giungere a compimento, 'presuppongono la sottomissione completa dei lavoratori e quin di l'utilizzo degli strumenti tradizionali del ricatto e del la paura. Si sono avuti così licenziamenti e trasferimenti di segretarie, trasferimenti di personale dalla Filiale di Torino senza il consenso dei lavoratori interessati e con il mutamento delle loro mansio ni. L'obiettivo era, e rimane, evidente: o la sottomissione docile oppure le dimissioni.
Le situazioni però cambiano P cambia il grado di consapevolezza dei lavoratori, per cui se qualche anno fa potè passare il trasferimento di un tecnico dei controlli numerici all'ufficio traduzioni (con le conseguenti dimissioni "volontarie"del lavoratore) oggi lo stesso tentativo, messo in att --' confronti di un
ingegnere addetto al coordinawn to e alla progettazione di impianti, trova una ferma e compatta risposta di tutto il reparto.
Questo diverso modo di collocarsi dei lavoratori mette in crisi in maniera irreversibile tutta una concezione autoritaria e repressiva di gestione del rapporto di lavoro che ha nel capo del reparto A120 un esponente di punta. Questa con cezione autoritaria entra, allo ra, in conflitto anche con la stessa efficienza produttiva del reparto per il crescere delle insoddisfazioni e per lo stato di incertezza sul significato del proprio lavoro che si diffondono tra i lavoratori.
I lavoratori del reparto A120 non si sono però limitati a rispondere con lo sciopero al tentativo repressivo condot to contro l'ing. Pedrotti, ma hanno anche avviato una rifles sione accurata sulla situazio ne generale del reparto, sulla organizzazione dellavoro, sugli organici, sulla formazione pro fessionale, elaborando un documento che il Consiglio di Fabbrica della Sede ha inviato alla Direzione.
Sulla base di tale documento il Consiglio di Fabbrica inten-
de allargare l'indagine anche ai reparti più direttamente connes si all'attività del Reparto A120, in primo luogo col reparto disegnatori, in modo da ricavare delle proposte concrete da avanzare alla Direzione. Un primo risultato, frutto dell'unità che si é registrata in tutta la Sede(anche le diverse forze politiche hanno emes so un comunicato unitario), sem bra comunque raggiunto: il tentativo discriminatorio e repres sivo nei confronti dell'ing.Pedrotti é, per il momento, rientrato. Non si può naturalmente escludere che la Direzione torni nuovamente alla carica, magari con manovre più subdole e meglio congegnate; non si illuda , comunque, di poter passare/ troverà ancora una volta la fer ma risposta di tutti i lavoratori.
Non riusciamo a capire cosa possa significare questo atteg' giamento intransigente della Direzione nel non voler accettare la nostra proposta che era simile a quella degli anni scorsi. Se la Direzione ha voluto ribadire in questo modo che alla fine chi comanda è sempre lei, le ricordiamo che in materia di ferie il contrae to prevede che queste debbono essere concordare con i Rappresentanti Sindacali e che i lavoratori non possono accettare decisionei unilaterali.
Il gruppo dirigente della FIOM-CGIL della Sit Siemens con questo documento politico intende aprire fra gli iscritti nella fabbrica un serio e franco dibattito, partendo dal ruolo del sindacato, dalle sue scelte politico-strategiche dai suoi metodi di lotta democratiche, sui problemi del terrorismo e della violenza politica, sull'attacco alle istituzioni democratiche ed al movimento dei lavoratori in primo luogo, sugli interventi necessari per isolare attraverso l'iniziativa di massa le forze eversive.
Tale esigenza è emersa alla Sit Siemens sulla base di una serie di fatti avvenuti negli ultimi anni ed in particolar modo nell'ultimo periodo. Sulla base di questi fatti l'assemblea degli iscritti FIOM di Castelletto , convocata per ratificare un provvedimento disciplinare (espulsione) di un iscritto, ha deciso di procedere ad un ampio dibattite fra i lavoratori iscritti alla FIOM-CGIL.
Il dibattito ha lo scopo di: analizzare le radici della violenza in generale ed in particolare alla Sit Siemens e valutarne le conseguenze per l'insieme dei lavoratori, per l'intero Paese, per la vita stessa del Sindacato; contribuire allo sviluppo dell'iniziativa unitaria del sindacato, perchè la difesa ed il consolidamento delle istituzioni democratiche sia saldamente ancorata innanzitutto nelle fabbriche, attraverso la mobilitazione di massa ed il coinvolgimento di tutti i lavoratori;
- fare chiarezza sui comportamenti individuali e sulle regole di vita democratica interna dell'organizzazione sindacale.
Il sindacato unitario e di classe vive della partecipazione e del consenso dei lavoratori e dei suoi iscritti che si esprimono tramite la iscrizione volontaria senza discriminanti ideologiche e religiose, attraverso regole di vita democratica, fissate dalloStatutoed attuate nei suoi organEmi di base e decisionali, quali i consigli, le assemblee, i comitati direttivi, ecc. Il dissenso è parte integrante della vita democratica del sindacato quando è espresso all'interno delle regole democratiche e inteso come momento di battaglia politica ed in quanto tale è finalizzato al raggiungimento delle sintesi unitarie e alle conseguenti decisioni ed iniziative.
Il movimento sindacale in tutte le sue componenti si ispira ai principi di libertà, di democrazia e di pluralismo, principi conquistati nella lotta di liberazione e sanciti dalla Costituzione repubblicana.
Le lotte condotte negli ultimi 30 anni contro ogni tentativo eversivo (legge truffa, governo Scelba, governo Tambroni, tentativi di golpe fascista); contro la speculazione fondiaria, edilizia, evasioni,ecc. la solidarietà ai popoli in lotta per la libertà (Algeria, Cuba, Vietnam, ecc.), testimoniano della natura di classe del Sindacato e della sua volontà antifascista, anticapitalista e antimperialista.
Chi non si riconosce in questi principi e usa metodi di violenza individuale e di gruppo si pone fuori dal sindacato di classe.
Da sempre il movimento del lavoratori si batte per la propria emancipazione scegliendo come terreno dell'azione di classe la libertà e la demo crazia, riempiendone gli spazi vuoti e lottando per la loro integrale applicazione ed estensione in modo tale da permettere sempre più il ruolo
protagonista dei lavoratori. La storia insegna che le classi dominanti per conservare i propri poteri e i plopri privilegi sempre sono ricorse ad ogni mezzo, anche quello della violenza aperta e dall'illegalità per opporsi a questa avanzata democratica sopprimendo ogni libertà (da ultimo la tragedia cilena).
A chi vuole interpretare la storia distorcendone gli insegnamenti ricordiamo che:
la classe operaia per opporsi a questi attacchi liberticidi contro la violenza armata che tendeva a soffocare ogni libertà, in prima fila si è battuta con ogni mezzo (la resistenza knegna) per il ripristino delle libertà fondamentali;
Non siamo oggi in questa situazione ed è per questo che il movimento dei lavoratori, il sindacato, le forze politiche conseguentemente democratiche affermano il ripudio di ogni forma di violenza nella lotta politica e sindacale e ribadiscono il principio delle lotte di massa sul terreno della democrazia, delle regole democratiche e civili, con altrettanta fermezza diciamo che come nel passato a chi vorrà in futuro attaccare frontalmente in modoviolento le conquiste fondamentali della classe operaia e del paese che ancora una volta i lavoratori si batteranno in prima fila e con ogni mezzo per la loro difesa.
Nel momento politico attuale nel quale più acuti diventano i conflitti di classe, anche in relazione alla rottura degli equilibri capitalistici nazionali ed internazionali preesistenti, l'avversario di classe per opporsi ad ulteriori avanzamenti politici, economici, civili e sociali dei lavoratori, oltre ad utilizzare il ricatto economico, l'aumento del costo della vita, l'evasione fiscale, i licenziamenti, la disoccupazione, lo svuotamento della funzione e del ruolo delle aziende a pp.ss., il tentativo di togliere e modificare i diritti acquisiti, l'accentuazione della divisione tra Nord-Sud, occupati-disoccupati, giovani-anziani, uomini-donne, ecc. utilizza le armi della strategia della tensione, l'attacco alle istituzioni democratiche, la tesi degli opposti estremismi per rilanciare la logica delle leggi speciali e la generalizzazione delle forme di repressione antipopolare ricacciata dalla mobilitazione, dalla partecipazione di massa all'indomani di atti criminosi fascisti dal '68 in avanti (strage Piazza Fontana e della Prefettura di Milano, Italicus, Brescia, Reggio Calabria, ecc.).
Si è sviluppata e si sviluppa in questo ambito, in particolar modo dopo la rottura degli equilibri politici da anni esistenti(Referendum sul divorzio del 1974, 15 Giugno 1975 e 20 Giugno 1976) la recrudescenza del terrorismo e della violenza politica su forme e su basi ideologiche nuove (BR e NAP).
Metodi e finalità di gruppi eversivi quali le Brigate Rosse e i NAP fondati sul presupposto del caos, sulla creazione e diffusione della paura e della confusione tra l'opinione pubblica, mirano infatti indiscutibilmente a frenare le possibilità di uno sviluppo e di un esito positivo delle lotte democratiche e di massa, per la trasformazione del Paese.
In quanto tali costituiscono una minaccia per il movimento dei lavoratori e il sindacato, che hanno scelte di condurre le lotte sul piano democratico, perchè solo nella democrazik. la classe lavoratrice può avere la forza unitaria per determinare gli indispensabili presupposti per fa3
re avanzare il Paese verso un nuovo modello di sviluppo economico e sociale, rispondente ai bisogni delle grandi masse.
Il dibattito che si svilupperà in Siemens non dovrà e non potrà essere solo una concessione ristretta al nostro campo di azione, ma deve diventare momento di partecipazione di lavoratori e di popolo per un progetto che serva a progredire sulla strada della giustizia sociale, isolando e battendo qualsiasi provocazione. Ma proprio per questo occorre fare un riferimento, seppure sommario, alle vicende criminose che si sono verificate all'internodella nostra fabbrica a partire dal 1969 con l'incendio della macchina del Dott.Leoni, col sequestro dell'Ing. Macchiarini, con l'incendio in diverse epoche di 12 macchine di dirigenti Siemens sia ad alto che medio livello, con il ritrovamento sul tetto dell'attrezzeria dello stabilimento di S.Siro ed al 4° piano dei laboratori di Castelletto di autoparlanti con registratori incorporati che trasmettevano parte dell'interrogatorio del giudice Sossi allora sequestrato, con la sparatoria contro le case Siemens di Via Gavirate sino ad arrivare agli attentati rivendicati da "Prima Linea" (?) contro un capo reparto del C.T.P. ed all'incendio di Seguro del 19 Giugno 1977.
di queste e altre azioni esterne alla Linea, sono stati
In tutti questi anni ed a seguito fabbrica, salvo o con lo estranei, nel semdi stabiVia MonteroNELLA FAB-
che che
degli arrestati (come è latitante) lavoravano
2 lavoratori: Muscovich
Isa, Besuschio, in quelle realtà; e Villa (di cui C.d.F.) sono attualmente in carcere accusaarmata".
C.d.F. hanno peraltro già chiesto che con che si svolgano i procedimenti
le ultime due rivendicate da Prima trovati volantini ed opuscoli delle B.R. in certe aree della fabbrica, a volte si è giunti addirittura ad inserirli negli armadietti invio di questo materiale a casa di lavoratori del tutto provocatorio tentativo di coinvolgerli. Le aree della fabbrica nelle quali sono stati rinvenuti sono state pre e solo: i laboratori di ricerca di Castelletto e la parte limento di S.Siro adiacente a Via Tempesta ed all'inizio di sa, CIO CI FA PRESUMERE UNA SCARSA RAMIFICAZIONE DELLE B.R BRICA ED INDIVIDUARE LE ZONE NELLE QUALI OPERAVANO. Non si può dimenticare che alcuni Zuffada, Ferioli ed Allunni come non si può dimenticare il secondo era delegato del ti di "associazione a banda Su questo il Sindacato e il urgenza si faccia piena luce sui fatti e giudiziari con regolarità (a correttezza. Ancor più importante è il fatto che alcuni di questi si sono infiltrati, per coprirsi strumentalmente, nelle strutture democratiche del sindacato quale il C.d.F. Vale la pena inoltre dire che oltre alle infiltrazioni nel consiglio di fabbrica è necessario tenere in considerazione il metodo di azione politica che punta a strumentalizzare la giusta rabbia degli strati più emarginati dei lavoratori ed a seguire, individualmente, per il reclutamento, i giovani di un certo livello culturale, immaturi politicamente, ma con una visione "romantica ed eroica" della lotta di classe attraverso tempi graduali: prima con l'indottrinamento, poi con azioni semplici come attaccare autoadesivi, poi ancora depositando volantini ecc., fino alla loro dedizione completa alla" violenza ed alla lotta armata"; le BR davano un certo senso "legale" al loro discorso
politico nelle assemblee utilizzando organizzazioni come ASSEMBLEA AUTONOMA e similari.
Sottolineare questo significa per noi una grande attenzione a non permettere più che sia compromesso il ruolo del sindacato e degli stessi lavoratori che non solo non hanno niente da spartire con tali posizioni aberranti, ma anzi lottano per la difesa della democrazia e per il suo allargamento ed in questo ambito per rimuovere alla radice le cause che hanno portato alla disgregazione economica, sociale e morale attuale del nostro Paese.
La gravità ed i segni di ulteriore deterioramento della situazione politica del paese si manifestano oggi in maniera più evidente con attacchi sempre più aperti alla convivenza civile, al dibattito, al pluralismo.
La catena di attentati, di uccisioni, di incendi, di provocazione rivolte apertamente contro il movimento operaio organizzato e l'unità delle classi lavoratrici che rappresentano le strutture portanti della vita democratica; contro un assetto democratico il quale, malgrado i
suoi enormi limiti e le sue storture, vede l'impronta di una lunga lotta di emancipazione della classe operaia, non può più essere considerata come uno dei tanti aspetti, più o meno marginali, della crisi italiana. Ci troviamo di fronte ad un disegno reazionario che tende ad unificare fenomeni di delinquenza comune con elementi manifesti di provocazione politica. Occorre saper identificare questo disegno, nelle sue molteplici manifestazioni, come l'attacco rivolto all'unità dei lavoratori, al loro ruolo di trasformazione democratica, alle loro libertà. Questa volta il dieegno non tende unicamente all'instaurazione di un clima di paura per ricacciare il movimento operaio sulla difensiva e gettare le basi per una svolta autoritaria. Esso intende colpire più a fondo, esasperando le contraddizioni latenti nel tessuto politico e sociale delle classi popolari, per provocare un conflitto aperto, fisico e politico insieme, fra giovani, lavoratori, forze di polizia, fra sindacato operaio e forze studentesche, fra occupati e disoccupati, con l'obiettivo scopertamente reazionario, tipico delle forze di destra del nostro paese di costruire una unificazione delle forze emarginate, come blocco sociale a sè stante, in contrapposizione con la classe operaia organizzata e necessariamente in funzione subalterna rispetto alla politica assistenziale e repressiva delle classi dominanti.
La stessa stampa cosiddetta indipendente e la RAI-TV danno molto spazio ai fatti di criminalità politica e agli attacchi al sindacato rispetto alle conquiste ed alle proposte che i lavoratori fanno con la lotta per uscire dalla crisi.
Questo disegno eversivo intende colpire più a fondo, puntando al logoramento della risposta e della resistenza del movimento di massa, alla diffusione della sfiducia nella capacità di difesa e di trasformazione democratica dello Stato, e, quindi non solo al ripiegamento complessivo delle classi lavoratrici, ma al loro spezzettamento verso forme individuali di autodifesa, di arroccamento corporativo, di disimpegno qualunquistico e di contrapposizione tra i diversi gruppi sociali subalterni. La sconfitta di tale disegno reazionario diventa oggi il primo fronte di impegno di un sindacato di classe.
Occorre altresì all'interno del sindacato fare chiarezza fino in fondo rispetto a tutte le forme di violenza e di "dissenso fisico" verso le quali non vi possono essere incertezze, ammiccamenti, tolleranze. Questa realtà si è manifestata o si manifesta nella nostra ed in altre fabbriche con minacce e intimidazioni, telefonate anonime, tagli di gomme ad auto di militanti sindacali, ecc., aggressioni a studenti e giovani apertamente ai lavoratori, seppur a viso mascherato, che partecipano alle stesse manifestazioni sindacali, come si è verificato a Milano durante lo sciopero generale del 9.9.77 ed anche durante lo,sciopero del 15. 11 u.s. in alcune città d'Italia, fino all'assalto della sede FLM di Torino.
E' in questo contesto che nasce il caso CHIACCHIA. Per la estrema delicatezza della questione, giustamente la FIOM di fabbrica ha deciso di non ridurre tutta la questione al provvedimento amministrativo, allargando il dibattito ai lavoratori iscritti, partendo dalla necessità di combattere la violenza, per il rispetto della vita democratica di un sindacato di classe.
Occorre però risolvere anche il nodo dal quale eravamo partiti. Per fare
questo si tratta di ricapitolare brevemente i fatti: in seguito agli incidenti del 9.9.77 provocati da gruppi di autonomi nei confronti dei lavoratori e del servizio d'ordine sindacale, al termine del comizio del compagno Luciano Lama, sulla base di testimonianze scritte e dopo un dibattito che ha visto
- altre testimonianze che indicano Chiacchiain un posto della Piazza del Duomo ad una certa ora non coincidente con il luogo e con l'ora dello scontro più duro;
- l'intervento dello stesso Chiacchia che nega di aver partecipato agli scontri
l'organismo dirigente di fabbrica ha deciso l'espulsione dell'iscritto Chiacchia anche sulla base dei contenuti espressi nella lettera che egli ha inviato alla segreteria FLM ( e che ha reso pubblica, prima ancora di averla discussa all'interno di qualsiasi istanza del Sindacato permettendone l'affissione strumentale anche all'interno della fabbrica in più copie sotto un cartello firmato dal cosiddetta"Comitato promotore del? l'unità dell'opposizione operaia") nella quale non solo non esprime condanna nei confronti della violenza e degli autonomi che hanno provocato i disordini bensì rivolge pesanti accuse al servizio d'ordine sindacale "resosi responsabile di pestaggi indiscriminati a carico di numerosi lavoratori dissenzienti".
E' da ricordare inoltre che prima di decidere l'espulsione era stato rivolto all'iscritto un chiaro invito a ritrattare pubblicamente i contenuti della sua lettera ed a prendere le distanze rispetto all'uno della violenza come metodo di lotta politica e sul rispetto delle regole democratiche all'interno del sindacato.
Nell'assemblea degli iscritti di Castelletto, su richiesta degli stessi, si è deciso di continuare il dibattito sulla base di questo documento con tutti i lavoratori iscritti alla FIOM; inoltre nelle conclusioni dell'assemblea fatta dal segretario provinciale della FIOM-CGIL Antonio Pizzinato si è rinnovato formalmente l'invito all'iscritto Chiacchia a riesaminare le proprie posizioni. Su tali questioni, dopo il dibattito con i lavoratori ;scritti alla FIOM, all'interno dei singoli reparti ed uffici della fabbrica, l'assemblea generale degli iscritti FIOM sarà chiamata ad esprimere un giudizio sereno, preciso, largamente pensato e motivato sulla base della valutazione politica indipendentemente dagli aspetti umani della questione (così come l'analisi ed i contenuti di questo documento dovranno essere applicati in altri casi che emergeranno).
Il fronte della dall'interno, fenomeni di sfidurezza delle
politica dei lavoratori e del sindacato nei confronti della violenza è al tempo stesso un problema interno al sindacato ed il presupposto per il rafforzamento della sua democrazia e della sua capacità di realizzare la massima partecipazione intorno agli obiettivi e alle lotte. Si tratta cioè di eliminare e battere attraverso l'iniziativa politica ed il coinvolgimento, i ducia, di qualunquismo, di fronte alle difficoltà e alla lotte.
E' necessario perciò recuperare, laddove è necessario, dal singolo lavoratore, dai reparti, dai gruppi omogenei, la partecipazione democratica alla vita del sindacato, alla costruzione della linea politica, alle sue quotidiane verifiche. Occorre applicare nei fatti le regole della vita
democratica del sindacato, anche se è difficile, anche se è duro; occorre recuperareil ruolo attivo dei consigli di fabbrica, il ruolo del delegato, il rapporto diretto con i gruppi omogenei, il funzionamento delle commissioni di lavoro, il ruolo delle assemblee dei lavoratori;occorre sottoporre a verifica ed alla votazione (non solo alle consultazioni) le decisioni, gli accordi, le stesse strategie.
Occorre recuperare uno spazio ed un modo di militanza sindacale anche fuori dell'orario di lavoro, che coinvolga gli attivisti oltre ai delegati. Occorre avere le sedi unitarie ma soprattutto riempirle di lavoratori della FLM. Le difficoltà della stessa unità sindacale non si risolvono con il "ritorno a casa propria" ma con la puntuale paziente, quotidiana discussione di tutti con tutti per il rafforzamento della vita democratica, per la sua estensione fino al raggiungimento dell'unità sindacale organica.
Se sapremo fare anche noi dei passi faticosi, duri, difficili, ma necessari su questa strada, su queste questioni, potremo dare un senso ampio e vero alle parole democrazia e disciplina, avremo il diritto-dovere, proprio per recuperare il rapporto con tutti i lavoratori, di andare alla verifica anche del ruolo e dei comportamenti dei delegati e degli iscritti, di aprire il confronto sulle opinioni presente all'interno dei lavoratori, sul modo con il quale si manifestano sul dibattito attorno alle linee di politica sindacale, sul rispetto delle decisioni prese dalla maggioranza.
Per concludere:
la nostra opposizione e condanna nei confronti della violenza come forma di lotta politica: chi usa questa violenza, chi la pratica, chi la giustifica si pone fuori dal sindacato ancora prima che sia il sindacato ad assumere questa decisione; assunzione del metodo del confronto anche aspro, della lotta politica nei confronti di quelle posizioni che riteniamo sbagliate e che non certamente pensiamo di isolare soltanto sul piano amministrativo.
Documento approvato dal gruppo dirigente di fabbrica della FIOM alla unanimità meno 1 astenuto. Si è deciso altresì di convocare assemblee di soli iscritti FIOM all'interno dell'orario dei turni di mensa per discutere questo documento.
Al termine di questa tornata di assemblee verranno convocate 2 assemblee generali degli iscritti (una a Milano e 1 a Castelletto), in mensa al termine dell'orario di lavoro.
Si è assunto inoltre l'impegno di rilanciare nella FLM in modo unitario il dibattito su queste questioni.
Il Consiglio di Fabbrica della Sit—Siemens, riunitosi nei giorni 18 e 19 maggio per discutere del terrorismo e della violenza, approva e fa propri i contenuti delle relazioni poste alla base del dibattito, che saranno portati. al dibattito tra i lavoratori con assemblee specifiche di reparto, recuperando attraverso il dibattito un ritardo nel rappor— to con l'insieme dei lavoratori della Sit—Siemens.
Il Consiglio di Fabbrica nello sviluppare la propria iniziativa intende comunque garantire il massimo di possibilità di espressione per le po-•. sizioni presenti all'interno della fabbrica.
Il Consiglio di Fabbrica svilupperà inoltre le seguenti iniziative:
attuazione di iniziative adeguate a salvaguardare gli impianti avviare un confronto con le forze politiche della fabbrica, con le forze politiche e sociali e con gli studenti del quartiere e dei paesi limitrofi alla fabbrica per sviluppare iniziative e dibattiti che investano anche il territorio.
C) di continuare nel proprio impegno per la costituzione del sindacato di polizia, la democratizzazione degli apparati dello Stato, di appog giare i settori progressisti della Magistratura e le iniziative t3se a dare efficenza a chi è preposto alla lotta contro il terrorismo. di accellerare i tempi per l'iniziativa a livello di fabbrica e di gruppo per la puntuale applicazione dell'accordo raggiunto in Sitr Siemens
di concordare con i C.U.Z. l'intervento per rafforare l'iniziativa. verso le leghe dei disoccupati, gli studenti per una maggiore capacitA di intervento sindacale nei confronti di queste forze.
SUL TERRORISMO E LA DT9ESA DELLA. DEMOCRAZIA (Roma, 30 marzo 1978)
Le vicende di questi giorni, con un evidente salto di qualità del terro rismo politico, ci impongono una mobilitazione eccezionale che colga la necessità della difesa più intransigente delle istituzioni democratiche, attraverso le quali è possibile affrontare e risolvere i problemi gravi della società italiana.
La crisi del Paese che è crisi economica, politica, sociale e morale è tutt'altro che superata.
Sia pure fra contraddizioni e difficoltà, accanto ad una sostanziale di
fesa della classe operaia occupata ottenuta attraverso le lotte svilu-:?patesi particolarmente in quest'ultimo anno, è cresciuta l'area delle disoccupazione e della emarginazione sociale. Del resto la progressiva disgregazione della scuola pubblica è l'altro grave indicatore della crisi che attraversiamo.
Dalla giusta contestazione dell'autoritarismo e del nozionismo, dalla giusta richiesta degli studenti di avere un loro autonomo spazio per fare politièa4e rer gestire la scuola,si fa oggi non raramente derivare una messa in discussione radicale della stessa cultura in quanto tale. E' l'attuale scuola che produce estraneazione, alienazione; è questa scuola che non sa niente della fabbrica e della società e rifiuta di coinvolgersi in tali esperienze ( come per esempio le 150 ore) che va radicalmente cambiata.
Nuove generazioni di giovani hanno vissito e vivono la condizione del la crisi e ne sono rimaste segnate. Cresciute in una fase di sviluppo economico e sociale devono ora affrontare problemi imprevisti e i.mpre vedibili. La famiglia sempre più frequentemente non è più un punto di riferimento affettivo e morale; contemporaneaMente mancano centro di ini ziativa e proposte di aggregazione nel sociale.
Una situazione quindi di indiscutibile gravità da non nascondere nè smi nuire.
Ma è proprio in questa situazione che i lavoratori, gli studenti, gli emarginati, le donne - cioè masse popolari sempre più estese - ma ancLe parti consistenti di strati sociali storicamente collocati con la conservazione chiedono di cambiare, lottano per cambiare, mettono in discus rione un sistema di disuguaglianze economiche, sociali e culturali ormai storicamente consolidate, contendono palmo a palmo il terreno alle vecchie e alle nuove forze conservatrici, condizionano le scelte più impor tanti del padronato e del governo.
Agli effetti disgregatori della crisi si contrappone cioè uno spieP•amen to di forze morali, culturali, sociali e politiche anche esso di dimen sioni sconosciute per il nostro Paese, parte importante di tale schiera mento è il movimento sindacale, esso è capace di profonde ePg,regazioni di queste forze, è teso a definire una strategia complessiva di radicale mutamento sociale e, nella sua piena autonomia, attraverso le sue esperienze qualitative di vita e organizzazione democratica, si batte per un profondo e radicale rinnovamento dello stato e per un ampliamento dei suoi spazi di democrazia e di partecipazione.
Per questo la scelta di fondo del movimento sindacale e delle forze politi che e sociali democratiche del nostro Paese poggia sulla consapevolezza che è possibile e necessario trasformare profondamente le attuali strutto re dello stato e i suoi assetti di potere a favore delle classi popolari e tutto ciò solo attraverso il consenso di massa e rifiutando la violenza come strategia di trasformazione politica e sociale.
Ma il rifiuto di ogni strategia politica e sociale fondata sulla violenza e sul terrore non è dettata semplicemente da esigenze di opportunità poli tica o tattica; il rifiuto della violenza e del terrorismo, a cui sostituire la convinzione e il consenso, si presenta come condizione irrinunciabile per traguardi sociali e politici che rappresentino un salto quali tativo a livello della organizzazione della vita e della società e, quindi, come riforma morale essenziale dei comportamenti umani in una società che si vuole radicalmente trasformare.
Questa scelta di fondo non presenta alternative. Ci?) vuol dire prima di tutto che l'assetto istituzionale e democratico dello stato italiano èespressione della resistenza e delle lotte operaie e popolari che hanno conquistato gli spazi e gli strumenti necessari per lo sviluppo di una lotta democratica e di massa importanti risultati in fatti sono stati raggiunti in questi ultimi anni, grazie alle lotte del movimento operaio e democratico, a partire dal decentramento dello stato con l'Ente Regione e i suoi nuovi poteri, il processo di democratizzazi.o ne della Magistratura, la spinta di massa alla costituzione del sindacato unitario dei lavoratori della polizia, i primi risultati nella gestio ne democratica (3ella scuola e del territorio. In questa visione, la dialettica democratica, la lotta di opposizione co me il consenso rispetto a questo o a quel quadro politico e democratico, compreso evidentemente quello attuale, si presentano come condizioni naturali e insostituibili dello stato democratico e vanno con estrema ener gia difesi.
Solo così si pub evitare ogni tentazione di regime; anzi salvaguardando, rafforzando e amipiando tutti gli spazi di lotta democratica - anche di opposizione - si affermano le condizioni insostituibili alla realizzazío ne dei grandi processi di liberazione che riguardano le masse sfruttate ed emarginate dalle classi dominanti.
Rispetto a tutto ciò, ad una strategia di massa che attraverso tutte le articolazioni pluralistiche punta ad una trasformazione profonda della società e dello stato, gli atti criminali di morte e di eversione delle brigate rosse si manifestano come radicalmente opposti e negatori per la lotta di emancipazione e liberazione delle masse popolari. In tale contesto, che distingue nettamente tra dissenso politico, sia pure duramente espresso, e atteggiamenti favorevoli al diffondersi della lotta armata, la P.L.PI. ritiene che eventuali atti espliciti di adesione, di sostegno alle iniziative terroristiche delle brigate rosse sono da ri tenersi incompatibili con la stessa appartenenza al sindacato unitario. E' nostra profonda convinzione che la eversività delle brigate rosse ope ra per una profonda destabilizzazione delle istituzioni democratiche e consente di evidenziare, rafforzare e fare emergere quelle forze reazionarie presenti nel nostro Paese e fuori da esso che non hanno mai abban donato l'obiettivo di una eversione aperta, sociale, politica e istitu zionale della società italiana; l'obiettivo cioè di un regime apertamen te reazionario, liquidatore della democrazia e della libertà, in organi ca continuità e coerenza con la strategia del terrore e della tensione, contro la quale il movimento operaio e democratico ha combattuto e combat te ormai quotidianamente.
E' per queste ragioni del resto che, così come il sindacato si è battuto e si batte contro la eversione fascista e neofascista, si è battuto e si batte contro le brigate rosse e il loro disegno. Importanti sono i compiti del movimento sindacale: sconfiggere la strate gia della tensione e del terrore significa mettere in atto a tutti i livelli, a partire dalla fabbrica, tutte quelle iniziative che- puntano al massimo di consenso e consapevolezza democratica degli obiettivi e dei fini profondamente rinnovatori del movimento sindacale. Vanno, inoltre, combattute apertamente tutte quelle posizioni, come "nè con lo Stato, nè con le BR", - profondamente errate proprio perché pongono su un piano•
di aberrante equivalenza lo stato democratico e le brigate rosse. Una battaglia aperta e di massa all'approfondimento e conquista di. _una strategia di lotta contro la eversione che liquidi ogni neutrali tà, passività ed equidistanza si presenta particolarmente importante nelle fabbriche, nelle scuole e in ogni luogo di produzione come condizione indispensabile per una vittoria sul terrorismo.
La F.L.M. Nazionale ritiene, del resto, che le stesse misure adottate dal Governo con il consenso dei partiti della maggioranza non possono che rappresentare un momento di provvisorietà e transitorietà; il nostro Paese infatti ha forze e strumenti sufficienti per difendersi e debella re il terrorismo senza modificare la propria natura di stato democratico. Anzi la parteCipazione dei lavoratori e dei cittadini, la lotta democrati ca e di massa si presentano, in tutti i casi, come gli stumenti decisivi per battere la eversione e il terrorismo e quindi mantenere aperta la strada ad un profondo rinnovamento della società e ea.11o stato.
In questo quadro, il sindacato, nella sua piena autonomia, sente ancora di più la esigenza di aggredire i nodi sociali e po7itici di fondo della società, di essere strumento di unificazione della classe operaia oc cupata e delle sue lotte unitarie con le donne, i giovani, gli studenti, i disoccupati, di essere parte decisiva in un grande movimento per la trasformazione democratica dello Stato in una linea di incessante rinno vamento delle istituzioni repubblicane, tale da farle corrispondere ai nuovi e pressanti bisogni della società nazionale, alla domanda di parte cipazione che sale dal Paese.
Questo insieme di problemi è il punto di verifica fondamentale perchè la società italiana possa darsi irrinunciabili prospettive di pro£aesso e di democrazia.
Nella prossimità di rinnovi contrattuali e nello sviluppo della battaglia per la occupazione, il sindacato dovrà esprimere compiutamente tutta la sua forza unitaria e di rinnovamento.
Proprio per questo occorre fare un riferimento alle vicende criminose che si sono verificate nella nostra fabbrica a partire dal 1972 col sequestro del Dott. Macchiarini, con l'incendio in diverse epoche di 12 macchine di dirigenti Siemens sia ad alto che a medio livello, con il ritrovamento sul tetto dell'attrezzeria dello stabilimento di S.Siró ed al 40 piano dei laboratori di Castelletto di altoparlanti e registra tori incorporati che trasmettevano parte dell'interrogatorio al giudice Soesi allora sequestrato, con la sparatoria contro le case Siemens in Via Gavirate, sino ad arrivare agli attentati contro un capo del CTP, D'Ambrosio e all'incendio di Seguro del 19 giugno 1977, entrambi riven dicati da "prima linea" e per ultimo in ordine di tempo all'attentato al dott. Torna delle Relazioni Industriali, e da ultimo l'attentato all'Ing. Degli Innocenti e alla macchina del membro dell'esecutivo del C.d.F., Raineri.
A seguito di queste o di altre azioni esterne alla fabbrica, in tutti questi anni, sono stati trovati volantini ed opuscoli delle brigate ro. se. in fabbrica e a volte sono stati inseriti adirittu.ra negli armadiet ti o inviati a casa di lavoratori del tutto estranei, nel provocatorio tentativo di coinvolgerli.
Le aree interessate a queste azioni sono state limitate, anche se non si può dimenticare che alcuni ex lavoratori Siemens, attualmente imputati di- appartenenza alla brigate rosse, lavoravano in quelle zone della fabbri ca. Ancor più importante il fatto che alcuni di questi si erano infoltra ti, per coprirsi strumentalmente, nelle strutture democratiche del sinda cato, quale il Consiglio di Fabbrica.
I metodi e i fini che questi gruppi armati perseguono, li abbiamo sempre condannati per la minaccia che costituiscono per il movimento dei lavora tori e al sindacato in quanto hanno scelto di condurre la loro lotta sul piano democratico per fare avanzare il Paese verso un nuovo modello di sviluppo economico e sociale coscenti del fatto che queste azioni provo cano tragici effetti per favorire l'aggregazione di un blocco sociale ca ratterizzato dalla paura e in funzione antioperaia e contro le masse popolari. E' palese infatti come le azioni terroristiche accadute nella nostra fabbrica si siano sempre rivolte contro i lavoratori e le loro lot te, con preciso tempismo creando difficoltà e confusione tra l'opinione pubblica. L'esempio più chiaro vicino a noi nel tempo, ltre agli attentati al dott. Torna, all'Ing. Degli Innnocenti e al sindacalista Raineri, è stato proprio l'incendio al magazzino di Seguro che strumentalizzato dal la D.A. gli ha permesso di utilizzare la Cassa Integrazione, politicamente non sostenibile proseguendo poi e peraltro non riuscendoci un utiliz zo indiscriminato della mobilità in fabbrica. Strumentalizzazioni altrettanto palesi sono state fatte dalla D.A. e dal la stampa padronale, sempre in occasione dell'incendio di Seguro, tentar_ do volutamente con un atteggiamento che a dir poco è enti-costituzionale, di far credere che l'attività sindacale in quanto tale è possibile fucina di quadri violentemente sovversivi.
Sottolineare questo significa anche, che come consiglio di fabbrica non possiamo più permettere che sia compromesso il ruolo del sindacato e degli stessi lavoratori che non solo non hanno nulla da spartire con i ter roristi, ma anzi lottano per la difesa della democrazia e per il suo al largamento, con fermezza e decisione, come hanno dimostrato in questi ul timi tempi, in modo compatto.
Alla Sit-Siemens proprio per il fatto che le brigate rosse e le loro azio ni sono state una realtà, per ciò che abbiamo sopracitato seppur sommaria mente, il ritardo di un dibattito di massa sul terrorismo all'interno del la fabbrica ha comportato rischi di sempre più evidente confusione e non chiarezza tra i lavoratori.
Oltre che lasciare spazio ed azione ad alcune posizioni individuali od organizzate ( come "nè con lo Stato nè con le B.R.", "il terrorismo è di Stato", profondamente errate proprio perchè pongono su un piano di equivalenza lo Stato democratico e le brigate rosse o peggio ancora come il terrorismo dei criminali delle brigate rosse nasca dallo Stato) che pur se isolate dalla stragrande maggioranza dei lavoratori, hanno favorito: la prima senz'altro confusione, mentre la seconda, in alcuni casi, vere e proprie provocazioni nei confronti dei lavoratori e del Sindacato.
In relazione a fatti di questo tipo anche in riferimento al documento PIM vogliamo ribadire come Consiglio di Fabbrica alcuni,concetti per evitare 5 equivoci di qualsiasi natura e per fare il massimo'di chiarezza in mezzo
ai lavoratori.
Il dissenso all'interno del sindacato anche espresso duramente, è una cosa legittima e tutti la possono esplicare, lavoratori e delegati, al le critiche anche aspre e vivaci nei confronti del sindacato siamo sem pre stati disponibili anzi pensiamo siano utili e costruttive e che fac ciano parte della tradizione della storia e della matrice democratica del sindacato.
Ma dopo le critiche ritenute giuste da chi le esprime, e conseguente di battito occorre determinare delle scelte e tali scelte si concretizzano con decisioni assunte unitariamente.
Detto questo è necessario anche ribadire che rimane comunque diritto del sindacato combattere in termini politici di confronto quelle posizioni ritenute dannose o sbagliate e che in ogni caso sono in contrapposizione con le scelte che si è sempre data la classe operaia.
In questo momento 'e in questa società rimangono irrisolti grossi problemi, brutture, storture sociali e politiche rispetto alle quali il documenta approvato all'assemblea dell'EUR ha evidenziato la posizione' del sindaca to per tentare le soluzioni possibili; nonostante questo, il movimento sindacale è unanime nella condanna e nella ripulsa al terrorismo ed alla violenza come metodo di lotta e di ogni copertura a chi lo pratica.
In questo momento particolarmente difficile è però necessario ricordare che a Milano, dove c'è un tessuto articolato di fabbriche la strategia della tensione non è passata, malgrado il tentativo di smagliare il tesso to democratico fondato sulla Costituzione.
Dal giorno di piazza Fontana sono passati ben 9 anni ed il processo di Catanzaro si trascina, coinvolgendo ministri smemorati e generali intri ganti senza che si intraveda una giusta sentenza contro i_cospiratori.
Dopo quella data gli operai sono scesi in piazza decine di volte contro gli attentati e contro le bombe. Nella quasi totalità sono decisamente' contro il terrorismo delle brigate rosse che svolgono nei fatti trame destabilizzanti per la democrazia.
Però vi sono segni di stanchezza e confusione che si incominciano ad avvertire.
In Sit-Siemens, aprire un dibattito che si svolge non limitatamente all'attività sindacale ma che affronti i temi sopraccitati in modo parte cipato e democratico, è indispensabile per progredire sulla strada della giustizia sociale isolando e battendo qualsiasi tentativo di provocazione.
PRIMA PARTE DEL DOCUMENTO DELL'ESECUTIVO F.L.M.
1) Stroncare l'attacco terroristico alla democrazia al Paese ~Re..
- Gli ultimi due mesi, da 16 marzo con l'uccisione della scorta ed il rapimento del presidente della D.C., conclusosi con il barbaro assassi nio dell'On. Aldo Moro da parte delle B.R., costituisce il momento più grave dell'attacco terroristico nel nostro Paese.
- A tale attacco criminale ed eversivo le masse popolari, la classe ope
raia, il movimento sindacale, le forze politiche e democratiche hanno risposto con fermezza ed unitariamente con le grandi immediate manife stazioni del 16 marzo, quella contro l'assassinio e per i funerali dei due giovani del Circolo Leoncavallo, durante gli altri 54 giorni di ten sione del sequestro, le imponenti manifestazioni del 9 maggio e le As— semblee di fabbrica del 10 u.s.
In questi due mesi è aumentata fra i lavoratori, nelle masse popolari, la coscienza come la strategia aberrante, sanguinaria e criminale del terrorismo delle B.R., puntando a destabilizzare il Paese ( nel momen to in cui avviene l'avvio di un mutamento del quadro politico con la fine della trentennale discriminazione contro il P.C.I.) è tesa a col pire la democrazia, è rivolta in primo luogo contro la classe operaia, le masse popolari, cioè è tesa a minare le condizioni, le possibilità nuove che si sono create per la loro avanzata ed emancipazione.
Infatti la democrazia, la libertà, servono, sono indispensabili (come lo sono per l'uomo il pane e l'aria) in primo luogo e prima di tutto alla masse popolari, alla classe operaia (in generale e storicamente alle classi e strati subalterni) quale condizione per la loro lotta emancipatrice nei confronti delle classi dominanti.
— La "strategia terroristica" in Italia se ha avuto un momento più dram matico in questi 54 giorni e nell'assassinio dell'On. Moro, non è solo questo, dobbiamo essere coscienti, non è affatto conclusa ed avrà al— tri momenti drammatici e gravi.
— questa fase conclusasi con l'assassinio di Moro segna quasi certamen te un mutamento di tattica da parte delle stesse B.R. e ciò si può ritenere non solo perchè una parte del gruppo oroginale attualmente si trova in carcere.
Nel 10 trimestre del 1978 essa ha significato:
913 attentati terroristici di diversa natura
17 morti di cui 10 civili
227 feriti gravi di cui 183 civili
577 attentati dinamitari di cui 162 contro sedi sindacali e politiche e 12 contro fabbriche (181 sono stati firmati da 95 GRUPPI terroristi ci diversi)
— 552 automezzi distrutti di cui 414 di privati cittadini.
E' una strategia sanguinaria che porta all'imbarbarimento della vita del nostro Paese in tutti i suoi aspetti ad a quotidiani attentati. Un aggravamento"nell'escalation" terroristica si è avuta nelle settima ne recenti con gli ultimi attentati avvenuti all'Alfa Romeo ed alla Sit—Siemens ed alla Honeywel, ove per la prima volta le B.R. si sono poste direttamente, —pltre che politicamente — contro la classe operaia, le sue organizzazioni, il sindacato, nonchè hanno preso di mira i punti nevralgici degli impianti industriali.
Si legge sui due comunicati della criminale strategia delle B.R. "la nuova fase dello scontro non è quello di distruggere il prodotto finito, ma portando l'attacco agli uomini ed alle strutture delle industrie, all'interno di una strategia di guerra di lunga durata (comunicato B.R. Alfa Romeo 6.5.78);
"i berlingueriani ed i bonzi sindacali sono diventati strumrn ti della borghesia imperialiste che li usa contro la classe operaiPer questo essi devono essere individuati come veri e propri nemici della C.O. e delle sue avanguardie, e contro di essi non è più suff cente condurre solo una battaglia di carattere "politico" o "ideolOico" ma è necessario iniziare a porre il confronto sul terreno dello scontro militare per impedire a questi servi dell'imperialismo di continuare a svolgere impunemente la loro opera di veri e propri poliziotti infil trati nella classe operaia " (comunicato B.R. Sit-Siemens 8.5.7c 0)
- I particolari, i dettagli tecnico-produttivi, di carattere sindacale descritti in questi due lunghi comunicati B.R. fanno chiaramente in.travvedere come all'interno dell'Alfa Romeo e del3a Sit-Siemens vi sia la presenza di brigatisti o comunque di. loro 1-= ,tormatori diretti
- Il fatto che 9 brigatisti, in carcere o ricercati, abbiano lavorato alla Sit-Siemens (ove è sorto il primo nucleo B.R) (ed alcuni siano stati delegati del C.d.F.), che altri "sospettati" di -collegamenti con "gruppi sovversivi" abbiano lavorato alla Magneti Marelli ed alla Palk, sta ad indicare una presenza - seppure limitatissima di alcune unità - in fabbriche metalmeccaniche milanesi.
- per essere vincenti nella lotta contro il terrorismo dobbiamo cogliere la natura diversa del "terrorismo" B.R. e N.A.P., rispetto all'eversio ne" e "strategia della tensione" di marca fascista,
- anche se i metodi sono gli stessi o similari e non è detto siano più o meno efferati e non si può escludere che -come spesso avviene quando si tratta di organizzazioni terroristiche e che operano illegalmen te - infiltrazioni e connivenze dalla natura più diversa
- sono estranei alla classe operaia sia per le teorie (con una concezio ne elitaria, hanno là pretesa di sostituirsi alle masse, puntano ad atti. individuali o di piccoli gruppi che è caratteristica maggiore tipicamente piccolo -borghese, ritengono che non vi siano spazi per le lotte di massa) che per i metodi criminali delle azioni terroristi che (il rispetto e l'esaltazione della vita umana è tipico della cla -sse operaia) Ma ciò non toglie che vi sia una loro "presenza" fra i lavoratori nelle fabbriche anche se essa è marginale e concentrata essenzialmente in grandi aziende.
- la classe operaia è mutata, in questi anni, nella sua composizione e stratificazione, anche rispetto ai 10 anni precedenti quando vi furono le grandi migrazioni dalle campagne e dal Sud e quindi anche con esperienze di lotta politiche e sociali diverse: da quelle per la te± ra ed il lavoro a quelle studentesche, ecc.
- Questo richiede un nostro impegno, come sindacato, che è anche cultu rale, ideale, politico, ideologico per sconfiggere ed estirpare complí tamente dal mondo del lavoro e della produzione - oltre che dal resto della società - il terrorismo e le sue criminali "teorizzazioni".
- Questo nel più rigoroso rispetto e difesa del dissenso, anche il più forte, cioè bandendo ogni misura amministrativa e di "caccia alle
streghe" di posizioni di dissenso. vanno pure batture le teorie aberranti come quelle "nè con lo Stato nè con le B.R." che come dice il comunicato della FLM Nazionale porte rebbe ad una equivalenza fra stato democratico e B.R. Difendere lo stato democratico, la libertà e la democrazia quale premessa per una sua ulteriore trasformazione e sviluppo in senso democratico.
il terrorismo in tutta la sua azione non ha fatto che dare respiro ed alimento alle forze reazionarie che operano e si muovono contro i la voratori
la ferma e strenua difesa dello stato democratico non vuole di certo dire coprire le responsabilità, gli errori ed anche i misfatti e gli scandali di questi 30 anni (dagli eccidi contro i lavoratori di Modena, Melissa alla strage di Piazza Fontana), contro i quali hanno sempre operato e lottato il movimento sindacale. Occorre non confondere lo stato emerso dalla Costituzione e gli uomini che formano il governo che possono far sceltecontro le quali il movimento operaio e sceso spesso in lotta.
Siamo coscienti della differenza esistente fra il "Paese reale" ed il "Paese legale" come non confondiamo lo stato democratico con il gover no ( i governi si cambiano con il' mutare dei rapporti di forza se sono salvaguardate le strutture e le istituzioni. democratiche dello stato, se mancassero gli stessi non si può cambiare il governo).
La lotta contro il terrorismo (il quale può anche non aggredire crimi nosamente con continuità, anche se nell'ultimo periodo gli attentati ed i crimini sono quotidiani) sarà di lungo periodo; richiede un impe gno eccezionale e di gran lena da parte di tutti:
respingiamo fermamente misure e leggi eccezionali come la pena di morte che costituirebbero non solo un arretramento rispetto al salto compio to con la Costituzione Repubblicana, ma avrebbero effetti avventuristi ci ed aberranti e non contribuirebbero a battere il terrorismo.
- bastano le leggi esistenti, alcune delle quali vanno pure depurate dai residuati di contenuto fascista: per le leggi attualmente in approvazione al Parlamento e che sono collegate al momento eccezionale, ricordiamo il giudizio della Federazione CGIL-CISL-UIL circa l'esigenza di una loro tempestività si deve dare al Paese -nel rispetto della Costituzione e dei diritti dei cittadini - corpi di polizia e servizi di sicurezza adeguati, at trezzati delle moderne apparecchiature e tecniche ed efficienti, per meati di spirito antifascista e democratico; per- questo è necessario che rapidamente ai 1Rvoratori di P.S. sia riconosciuto il sindacato di poli7ia come indicato dalla. Federazione CGIL-CISL-UIL.
gli attentati all'Alta Romeo, Sit-Siemens, Honeywell, Face, Magneti Marelli ecc. pongono il problema. della sicurezza e della vigilanza degli impianti industriali. Vi è l'esigenza di una vigilanza da parte i tutti i lavoratori ma non dobbiamo sostituirci nè alla polizia, nè la Magistratura, nè alle direzioni aziendali; però la "nuava. fase
del terrorismo" acutamente pone il problema della sicurezza degli im pianti industriali e delle migliaia di lavoratori che vi operano at— tualmente non sufficientemente garantiti da parte delle direzioni aziendali (valga per tutti l'esempio dell'Alfa Romeo nella quale i terroristi autiri degli attentati effettuati dúrante il giorno all'in terno dell'azienda hanno potuto agire e benchè uno sorpreso mentre compiva l'atto, hanno potuto fuggire dalla fabbrica.).
Dobbiamo ribadire il nostro impegno per l'integrale e rigoroso rispetto dello statuto déi lavoratori anche dove oggi non avviene ma nel contempo dobbiamo operare affinchè le direzioni aziendali in particolare delle grandi aziende assicurino servizi di sorveglianza adeguati (per pre— parazione professionale, numero degli addetti e mezzi a disposizione) alla sicurezza degli impianti e degli uomini.
stroncare il terrorismo è la condizione prima di poter condurre le lotte, affrontare con sudcesso i problemi e proseguire nella trasforma zione della società.
contestualmente e contemporaneamente vanno affrontati e risolti i pro blemi, economici (occupazione, servizi, scuole, ecc.) ridando un rigo re morale e di costume in primo luogo a tutta la vita pubblica e del— l'intero - paese in modo da togliere qualsiasi spazio alle iniziative ed alle criminali azioni e teorizzazioni del terrorismo.
Cioè affrontare i problemi delle trasformazioni sociali, delle giovani generazioni, delle grandi masse degli emarginati e della trasformazione ulteriore dell'insieme e delle diverse strutture statuali.
In particolare va affrontato il problema della democrazia e della parte cipazione a tutti i momenti della vita sociale, politica ed il rapporto con l'insieme e le singole istituzioni dello Stato. In altri termini il rapporto complessivo partecipazione, masse, direzione Stato. direttamente come sindaCato, in tutte le sue strutture, dobbiamo essere unitariamente all'altezza ed operare per assolvere con continuità e tempestività al ruolo di soggetto di trasformazione e di contrattazione.
Il Consiglio di Fabbrica prendendo atto delle mozioni approvate al— l'unanimità da alcuni reparti di Castelletto decide di andare ad una verifica dei delegati stessi all'interno del loro gruppo omogeneo per una discussione di merito adeguata, rispetto alle posizioni assunte dagli stessi sulla base dei documenti e dallo spirito democratico che ha sempre distinto il sindacato.
Non è accettabile che seppur con motivazioni diverse si ponga in discus sione l'unità dei lavoratori d'innanzi a decisioni unitarie di sciopero. Tale dibattito verrà sviluppato durante la verifica che dovrà essere at_ tuata a tempi brevi con i lavoratori dei gruppi omogenei interessati.
CONSIGLIO DI FABBRICA SIT—SIEMENF' MILANO e CASTELLETTO A e Milano, 18/19 maggio 1978
ORDINE DEL GIORNO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA DEL 19/5/78