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Consiglio di Fabbrica della Fit - Ferrotubi -
luglio 1975
Le risposte del movimento sindacale In merito alla crisi in atto, ed ai problemi che la stessa ha aperto all'interno del Movimento Sindacale, in questi ultimi tempi, la risposta che il movimento stesso ha saputo dare, è risultata abbastanza limitata. In effetti l'iniziativa, è riuscita ad ostacolare la strategia del padronato (in termini di riorganizzazione del lavoro), nei suoi effetti più immediati, ma non è stata in grado di ribaltare, ne le fondamentali scelte di politica economica, ne gli elementi di fondo della linea padronale. A mio avviso, i limiti fondamentali che hanno contrastato il raggiungimento di questi obiettivi Sono stati: un certo rallentamento delle iniziative di fabbrica di fronte ad una riorganizzazione padronale, come può essere il discorso di una maggiore utilizzazione deila forza lavoro, con l'accettazione in senso assoluto da parte del movimento sindacale della mobilità: insufficienza di una strategia generale, per la trattativa globale con il governo (in merito ad una nuova politica produttiva), che da parecchi mesi si è reso latitante. Per il primo aspetto, bisogna dire, che troppo spesso ci buttiamo in vicoli ciechi, dove a volte il rifiuto ostinato della cassa in-
tegrazione, o il discorso degli investimenti, divenivano di fatto l'alibi, dietro al quale nascondere la perdita di potere del movimento operaio e nello stesso tempo, farci carico di certe responsabilità e scelte padronali, senza però riuscire a fronteggiare le ristrutturazioni in atto, che sono le cause principali della mobilità della forza lavoro ed incidano nello stesso momento sui livelli occupazionali. Il secondo aspetto, è collegato a questi limiti, sopra citati, in cui l'incapacità di darci una strategia organica, contro il sistema capitalistico, nella speranza di una presunta volontà di diversificazione delle imprese, porta di fatto ad una perdita di potere nelle fabbriche e attenua la possibilità del movimento sindacale a contrapporsi al disegno dell'avversario. Tutto ciò, determina l'esigenza di raccogliere tutti gli spunti necessari e gli obiettivi espressi dalle lotte dei mesi passati per darsi una seria strategia, il cui punto di partenza resta la fabbrica, andando ad una verifica delle conquiste realizzate e rendendole sempre più attuabili: recuperare terreno sui vari aspetti dell'organizzazione del lavoro. ponendoci obiettivi realizzabili, come possono essere la verifica degli organici, la rigidità nell'uso della forza lavoro ed il potenziamento delle strutture
esistenti nelle fabbriche. Queste prospettive, però, devono ricercare alcune condizioni, senza le quali tutto ciò sarebbe vano. CONTINUA IN 3.
l'Italia che cambia Dopo il risultato delle votazioni del 15 giugno, il cui responso ha dato ragione alla lotta e alle proposte indicate dalle sinistre, nasce un'esigenza primaria che è quella di cambiare radicalmente il modo di governare ed amministrare la cosa pubblica, così come da trent'anni fa la DC con il solo risultato d'aver partorito il malcostume, la burocrazia, il parassitismo e via di questo passo. L'Italia ha bisogno di un urgente mutamento nella vita pubbliCa con un indirizzo politico volto a permettere almeno la soluzione di alcuni problemi che assillano le corrsisrum