PER UNA SCELTA DI PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA E UNITARIA
RINNOVIAMO IL CONSIGLIO DI FABBRICA
Come prevede lo statuto il C.d.F. mette a disposizione il proprio mandato. Il rinnovo del C.d.F. si effettua in una situazione estremamente critica per quanto riguarda l'economia del nostro paese, la crisi minaccia di travolgere il tenore di vita di grandi masse di cittadini, lavoratori e spe\cialmente pensionati, gli ultimi provvedimenti governativi non salvaguardano sufficientemente le classi meno abbienti, mentre non sono ancora ben chiari gli obiettivi per un serio rilancio economico.
I lavoratori attraverso le loro OO.SS. hanno indicato da tempo la strada per uscire dalla crisi.
Rilancio degli investimenti reperendo i mezzi finanziari, principalmente, attraverso la lotta alle evasioni fisCali, alla fuga dei capitali e al 'Da'rassitismo imperante e corporativo, garantendo al cittadinc4una politica fiscale in rapporto alle sue reali. condizioni di reddito complessivo. Le proposte governative devono essere modificate in alcuni punti, sarà quindi compito del sindacato saper imporre nuove scelte dove più massicci sono gli aumenti, che interessano tariffe pubbliche e generi di consumo popolari.
'Se inevitabili appaiono alcuni sacrifici da sopportare; questi devono esse«re finalizzati per una serie di programmi ben precisi, che privilegino la occupazione specie quella giovanile, il mezzogiorno, e il rilancio dei settori trainanti di una economia moderna,.iri:pargicOlare trasporti, l'agricoltura, l'edilizia e l'energia dove .per quest'ultimo settore la F.L.M. ha
t ottobre 1976
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BOLLETTINO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA DELLA ITALTRAFO SESTO S. GIOVANNI - MILANO
laborato una serie di proposte atte a sviluppare tutte le capacità tecniche produttive delle imprese, puntando per quanto riguarda le centrali nucleari a una prospettiva di autonomia tecnologica, rilanciando il ruolo delle PP.SS. come strumento ideale per determinare una svolta dell'apparato produttivo del nostro paese ormai logoro e in gran parte da riconvertire.
E' indispensabile quindi che questi obiettivi di rilancio economico e di salvaguardia dei redditi più bassi siano acquisiti, in caso contrario sara impossibile per i lavoratori sopportare quei sacrifici che si vorrebbero imporre.
Facendo un rapido esame del lavoro svolto dal C.d.F. negli ultimi 2 anni si può notare che assieme al confronto costante con l'azienda, su problemi di armonizzazione di trattamenti ereditati della concentrazione, sullo inquadramento unico, il problema più importante affrontato e da portare a termine è quello sulle prospettive future dell'azienda.
Riteniamo che i lavoratori dell'Italtrafo di Milano possono valutare positivamente il lavoro svolto dal C.d.F., ma siamo altrettanto convinti che si può e si deve operare meglio e ciò è possibile realizzando una maggiore partecipazione dei lavoratori che di volta in volta si assumono.
Per quanto riguarda la struttura della categoria riteniamo che il confronto con l'azienda abbia consentito un più giusto inquadramento (vedi tabella) mentre per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro poco si è fatto per la crescita professionale, in alcune aree vi è una organizzazione del lavoro molto rigida dell'attività produttiva, con la relativa emarginazione dei lavoratori per lunghissimi periodi messi in attesa lavoro, disperdendo così esperienza e capacità professionali
Nella primavera del 1975 la mobilitazione dei lavoratori ha ottenuto importanti risultati.
Si è modificato il meccanismo della cassa integrazione (garanzia del salario al 94% delle ore non lavorate), mentre per l'istituto della contingenza si è realizzato l'aggancio alla quota più alta del valore punto, uguale per tutte le categorie, gradualmente entro il febbraio 1977, garantendo in maggior misura l'attacco al salario dovuto all'aumento del costo della vita.
Subito dopo il coordinamento ITALTRAFO presentava una piattaforma rivendicativa basato sul rinnovo dei premi, riconoscimento SMAL e contributi aziendali da versare all'ente locale per opere sociali.
Dopo una lotta durissima che ha mostrato una posizione intransigente e autolesionista da parte dell'azienda e Finmeccanica, si è giunti ad un positivo accordo su tutti i punti presenti, passando però attraverso a gravi •
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momenti di tensione all'interno della fabbrica culminati con la denuncia da parte dell'azienda di tutti i membri del C.d.F.
Nel contempo di fronte alle richieste del coordinamento ITALTRAFO di discutere dei gravi problemi aziendali che coinvolgevano tutti gli stabilimenti del gruppo, la Finmeccanica elaborava un piano per smantellare lo stabilimento di Milano.
La risposta dei lavoratori e della F.L.M. fu immediata e responsabile, attraverso una serie di motivazioni, che partivano dalla convinzione che non si risolvono i pur gravi problemi economici del gruppo smantellando l'unità produttiva, ma rilanciando 1' azienda per una presenza sempre più qualificata e massiccia sui mercati esteri.
Questi motivi sono stati esposti e dibattuti nell'assemblea apérta tenutasi nel nostro stabilimento con la presenza delle forze politiche e democratiche, della F.L.M. Nazionale e di zona oltre a numerosi Consigli di Fabbrica delle aziende sestesie del settore ELETTROMECCANICA PESANTE. Nell'incontro del 4/6/76 la Finmeccanica ritirava l'ipotesi di smantellamento, impegnandosi a presentare una soluzione adeguata ai problemi che affliggono il gruppo ITALTRAFO entro la fine di ottobre.
La vertenza per il rinnovo del CCNL ci ha visti impegnati fino ai primi di Maggio con una mobilitazione compatta e unitaria.
L'ultima conquista contrattuale oltre ad alcuni miglioramenti economici e normativi ci ha permesso•di acquisire nuovi strumenti di intervento, che se correttamente gestiti danno la possibilità di conoscere e quindi di condizionare le politiche aziendali: investimenti, processi produttivi, mobilità della forza lavoro, decentramento organici, appalti.
Ed è per tutti gli impegni che ci attendono che il nuovo C.d.F. dovrà avere la capacità di gestire le conquiste della prima parte del CCNL avvalendosi da subito di queste ultime, direttamente nell'incontro con la Finmeccanica sulle prospettive del gruppo ITALTRAFO.
Nel prossimo coordihamento Nazionale di gruppo si dovranno elaborare e approfondire le linee da seguire per il rilancic4lelle tre unità produttive, oltre a preparare una serie di richieste da presentare all'azienda su problemi economici e di armonizzazione ( rinnovo premi, trasferte, ecc.). In questa breve analisi dei fatti vissuti dai lavoratori assieme al C.d.F., dobbiàmo trarre quelle riflessioni necessarie affinchè l'elezione dei delegati, ci consenta di scegliere lavoratori preparati, disponibili all'impegno, e con adeguata maturità politico sindacale, in modo che assieme ai problemi del proprio gruppo omogeneo, partecipino a dare al movimento sindacale unitario quei contributi atti al suo continuo evolversi, in funzione degli interessi dei lavoratori ed alla crescita civile e democratica del nostro paese.
7/- COSA VOGLIONO ANCORA ?LE HO GA' RIDOTTE DEL 2 7.
QUANTO PAGANO g.
51;2E, I CONTADINI CHIEDONC:) UNA RIDUZIONE DELLE TASSE
Proposta nuovo regolamento C. d.F.
Art. 1° CONSIGLIO DI FABBRICA
il Consiglio di fabbrica è l'unico organismo sindacale unitario di fabbrica e istanza di base del sindacato, strumento dell'iniziativa rivendicativa e politica dei lavoratori. dentro e fuori la fabbrica, nell'ambito delle linee politiche del sindacato stesso.
Esso è composto da delegati democraticamente eletti tra tutti i layoratori di ogni gruppo omogeneo.
Il consiglio di fabbrica imposta l'azione rivendicativa e la gestisce, dirige la politica sindacale nella fabbrica, ricerca la sintesi unificante dei problemi che riguardano tutti i lavoratori, risponde a quelli specifici di reparto e di gruppo, li affronta decidendo e coordinando l'azione di mobilitazione dei lavoratori interessati.
Il consiglio di fabbrica promuove le iniziative necessarie per la sen'sibilizzazioné e la crescita sindacale e politica dei lavoratori, opera per la concreta partecipazione di essi alle scelte politiche ed alle decisioni dell'azione del sindacato sui problemi governativi.
la effettiva funzionalità del consiglio di fabbrica viene garantita attraverso un monte ore annuo di permessi sindacali per tutti i delegati utilizzato e gestito dal consiglio di fabbrica stesso.
Art. 2° STRUTTURE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA
Il consiglio di fabbrica assicura un efficace coordinamento della sua attività ed un rapido collegamento tra i delegati eleggendo, nel suo ambito, un esecutivo, con votazione palese.
I compiti dell'esecutivo sono operativi e funzionali quindi limitati alla attuazione delle decisioni prese dal consiglio di fabbrica e dell'assemblea generale dei lavoratori.
I membri dell'esecutivo possono essere sostituiti in ogni momento dal consiglio di fabbrica.
Si riafferma il criterio della rotazione periodica, preceduta da una valutazione politica, ogni 6 mesi di 1/3 dei componenti l'esecutivo, in modo da realizzare una più'ampia responsabilizzazione dei delegati.
Le commissioni nominate dal consiglio di fabbrica opereranno su temi specifici, a cui possono essere chiamati a far parte, lavoratori non delegati, ma disponibili a partecipare alla elaborazione ed all+ita stessa del sindacato nell'azienda.
Art. 3° IL DELEGATO
a) Il delegato è l'espressione diretta e democratica del gruppo omogeneo. Il criterio per individuare il gruppo omogeneo è riferito al processo produttivo e all'organizzazione del lavoro, e a questo\livello viene rea= lizzata l'elezione del delegato: indipendentemente dalla qualifica di appartenenza.
Ogni gruppo omogeneo elegge un solo delegato, e solo per casi limitatissimi ed eccezionali, dovuti a ragioni oggettive di carattere tecnico e produttivo, si eleggono più delegati.
Compito del delegato è quello di dirigere la politica sindacale sul gruppo che l'ha eletto, esercita un potere di controllo e di intervento in merito alle condizioni di lavoro nella squadra, nel reparto, nell'ufficio, nell'ambito di una linea sindacale decisa dal consiglio concorrendo nel contempo a determinare e realizzare la politica sindacale di tutta l'azienda, della zona, della categoria, della fèderazione. Doverddel delegato inoltre è di convocare con sistematica periodicità l'assemblea del pròprio gruppo omogenpo.
Il delegato viene eletto su scheda bianca con voto diretto e segreto da parte di tutti i lavoratori appartenenti al gruppo omogeneo.
Il lavoratore eletto ha il dovere qualora non lo fosse, di iscriversi al sindacato. Il delegato, per essere eletto, dovrà aver ottenuto almeno il 50% dei voti validi.
Nel caso nessuno raggiunga il 50% + 1 dei voti si procederà al ballottaggio fra i due lavoratori che avranno ottenuto il maggior numero di voti.
- Nel caso eccezionale dì gruppi omogenei di cui, per ragioni oggettive di carattere tecnico e produttivo, si devono eleggere più delegati, ogni lavoratore potrà esprimere nella scheda bianca, un numero massimo di preferenze nella misura dei 2/5 dei delegati da eleggere (in 'caso di frazione si arrotonda sempre per difetto), fermo restando il principio di un "quorum"'minimo di voti, così determinando:
100 + 1
nr. delegati x 2
Nel caso nessuno ottenga iluquorum" previsto si procederà ad un'ulteriore votazione di ballottaggio fra i primi non eletti in numero doppio a quelli dei delegati da eleggere.
Le elezioni sono organizzate e curate da un comitato elettorale designato dal ;consiglio di fabbricAuscente, comunque rappresentativo delle forìe reali sindacali presenti in fabbrica..
Hanno diritto al voto. e sono eleggibili tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti al sindacato, appartenenti al gruppo omogeneo.
Qualora il delegato, risolva il rapporto di lavoro, rassegni le dimissioni dal mandato oppure per sopravvenuti impedimenti a svolgere le sue funzioni richieda di essere sostituito, si dovrà procedere,a114Fielezione - entro trenta giorni.
- con nuove elezioni nel caso che sia l'unico delegato del gruppo omogeneo;
- con l'inserimento del'primo dei non eletti purchè abbia raggiunto il quorum necessario, nel caso eccezionale di un gruppo omogeneo che prevede più delegati.
Se nessuno ha raggiunto il quoKum si procederà a nuove elezioni.
Il delegato di gruppo omogeneo può essere revocato in qualsiasi momento, dopo un dibattito nell'assemblea del gruppo che lo ha eletto e con una votazione palese che sancisca la revoca con una maggioranza pari ai
esempio DELEGATI DA ELEGGERE VOTI DI PREFERENZA QUORUM MINIMO 2 1 26% 3 1 17,5% 1 13,5% 5 2 11%
2/3 degli aventi diritto al voto.
La richiesta di assemblea per la revoca, avanzata al consiglio di fabbrica, deve essere sottoscritta da un'entità pari al quorum previsto per l'elezione.
f) Il consiglio di fabbrica procederà al suo completo rinnovo ogni due anni, salvo casi eccezionali.
Art. 4° CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA
Il consiglio di fabbrica viene convocato su decisione del Comitato Esecutivo oppure su richiesta del sindacato o da almeno 1/4 dei delegati. Il consiglio di fabbrica si riunisce ordinariamente una volta al mese: Prima di ogni riunione del Consiglio di Fabbrica, i delegati devono essere preventivamente a conoscenza dell'ordine del giorno.
Le riunioni del Consiglio di Fabbrica sono presiedute da un Presidente nominato di volta in volta, esso ha il compito di dirigere il dibattito. Le decisioni del consiglio di fabbrica saranno prese a maggioranza assoluta (50+1) del partecipanti e con voto palese.
E' facoltà del consiglio di fabbrica fare partecipare alle riunioni anche i lavoratori che non ne fanno parte, ed esperti di problemi specifici.
Art. 5° L'ASSEMBLEA
L'assemblea generale è il momento di partecipazione dei lavoratori alle decisioni ed al controllo dell'azione sindacale dentro e fuori la fabbrica.
L'assemblea del reparto, di ufficio o di gruppo.è lo strumento fondamentale 'di conoscenza e di elaborazione dei problemi, di dibattito e di confronto di tutte le opinioni e pertanto occasione importante per la crescita politica e sindacale dei lavoratori.
L'assemblea viene convocata dal Consiglio di fabbrica e dal sindacato.
Art. 6° GIORNALE DI FABBRICA
Il consiglio di fabbrica, per sviluppare tra i lavoratori la formazione, l'informazione, il dibattito, curerà un proprio giornale di fabbrica, garantendo il suo autofinanziamento con iniziative che riterrà opportune.
Art. 7° APPROVAZIONE E MODIFICA DELLO STATUTO
Lo statuto deve essere approvato dal consiglio di fabbrica con la maggioranza dei 2/3 dei delegati e sottoposto all'approvazione dell'assemblea generale dei lavoratori;
Lo Statuto può essere modificato su proposta dei delegati.
Le proposte di modifica dovranno essere sottoposte alla verifica del consiglio di fabbrica e per essere approvate dovranno ottenere la maggioranza dei 2/3 dei delegati presenti e approvato poi all'assemblea generale dei lavoratori.
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Elenco delegati da eleggere
GRUPPI OMOGENEI n. delegati da eleggere
Sala Prova n. 1 delegato
- Montaggio - Impaccatura 3
- Falegnami 1
Lamierini 2
Avvolgeria /t 3
- Messa in Piastra le
Caldereri 3
Ricevitoria - Magazzeno Imballaggio i ft Piccola Meccanica IV i n
ISO
Manutenzione
Amministrativi - Fattorini - Vigilanza i Tefa - Prod - Moes i IV
DTE - COMM - Gianografi /I
Per i reparti con lavorazioni a turno si evidenzia l'utilità della presenza di un delegato.
NB) Nel nostro caso essendo come massimo 3 delegati da el eggere per gruppo omogeneo ne consegue che ogni lavoratore può esprimere una sola preferenza.
La fogna (disegno di Vannini)
ELENCO DELEGATI DA ELEGGERE
DISTRIBUZIONE DEI LAVORATORI PER LIVELLO AL 31Marzo1974
DISTRIBUEIOZZDEI LAVORATORI PER LIVELLO AL 1 Ottobm 1976
Salariati 671 Stipendiati 180 Totale forza 851
SITUAZIONE CATEGORIAIE ITAITEA/u uwAolukanniu A.A.J.~
SALARIATI LIVELLO STIPENDIATI TOTALE No % N* % N* % 1 _ -- - . 2 94 14 2 1,1 96 11,2 3 294 43,8 12 6,5 306 55,8 4 ' 235 35 12 6,5 247 28,9 5 48 7,2 85 46,2 133 15,6 5.5 . . 26 14,1 26 3 6 . - 43 23,4 43 5 7 ' ' 4 2,2 4 0,5 salariati 591 Stipandiati 172 Totale forza 763
LIVELLO .SALARIATI STIPEZDIATI TOTALE E* % X* % Eli % 1 e - e e -2 2 0,34 • - - 2 0,26 3 242 40, 94 ... . 1 0,58 . 243• 31,85 4 239 40,44 16 9,3 255 33,42 5 108 18,27 29+ 5»i 19,77 142 18,61 5S - . 70 ,60,7 70 9,17 6 - - 43 25 43 5.64 7 ._ . 8 I 49.65 81,05