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Coordinamento philips

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COORDINAMENTO SINDACALE PHILIPS

Periodico a circolazione interna per i lavoratori del Gruppo Philips

Un nuovo strumento di analisi e di lotta

Con la decisione di dare vita al giornale del Coordinamento sindacale Philips, la segreteria e l'insieme del coordinamento intendono darsi uno strumento di informazione permanente, per aggregare l'insieme delle fabbriche del gruppo, recuperando i ritardi che sul terreno dell'unità esistono, soprattutto per la gestione dell'accordo, ma più in generale sull'insieme della politica sindacale, non ultima la prossima scadenza contrattuale.

Questa iniziativa è rivolta non solo a rompere pericolosi compartimenti stagni esistenti a livello dell'informazione, ma più in generale a offrire a tutti i lavoratori del gruppo uno strumento di lavoro, di partecipazione, di dibattito sindacale.

Uno strumento che deve servire, con il contributo di tutte le strutture sindacali di fabbrica e dei lavoratori, alla ricerca continua di iniziative e di lotte sui gravi problemi aperti alla Philips e nel Paese.

Ovviamente questo primo numero sconta carenze di carattere organizzativo, che nel seguito verranno superate, poiché la decisione di dare vita al giornalino è una precisa e ferma volontà politica e come tale deve essere mantenuta.

Siamo profondamente convinti che tale iniziativa contribuirà non solo ad arricchire il dibattito nel gruppo, ma, con lo scambio di esperienze fatte nelle singole fabbriche, sui singoli problemi, riuscirà a rilanciare la nostra ostinata ricerca di obiettivi sempre più qualificanti con al centro la questione occupazionale, dando linfa e vitalità agli stessi C.d.F. e ai singoli delegati sui problemi quali l'orario, l'organizzazione del lavoro, gli investimenti. Questa iniziativa servirà dunque ad eliminare quegli elementi di rassegnazione o di passività che il difficile momento di crisi economica alcune volte favorisce ma che non possono essere giustificabili poiché costituiscono un freno alla lotta politica e sindacale.

Strumento di lavoro e di lotta nella battaglia per la DATI OCCUPAZIONALI FORNITI DALLA DIREZIONE

trasformazione della società che veda protagonisti i lavoratori della Philips con l'insieme del movimento sindacale, questo è il valore politico che si intende dare al giornale.

L'OCCUPAZIONE DEL GRUPPO PHILIPS ALLA VERIFICA DELL'ACCORDO

Siamo ormai vicini alla seconda verifica dell'accordo di gruppo e occorre iniziare una seria riflessione sui fatti che la Direzione Philips ha determinato sulla questione dell'occupazione.

In questa riflessione, che deve mobilitare l'insieme dei lavoratori, non và dimenticato che nel corso del 1977 la nostra lotta, con quella dell'intero movimento, ha avuto come tema centrale nella vertenza il problema occupazionale.

E' quindi doveroso nella nostra analisi, rispetto all'andamento occupazionale, partire dai dati forniti dall'azienda nell'ultimo incontro. (vedi tabella)

Da questi dati emerge chiaramente come, nonostante le assunzioni fatte (n. 71), delle quali nessuna attraverso la legge sull'occupazione giovanile n. 285, l'occupazione nel gruppo sia calata ancora paurosamente.

Quali saranno i dati che l'azienda ci fornirà al prossimo incontro nel mese di ottobre?

Poiché ogni lavoratore può constatare in quale misura avvengono nelle fabbriche le assunzioni e quali sono le dimissioni "spintanee" che la Direzione fomenta, la domanda prima fatta trova, ovviamente, una risposta con il risultato che il pauroso calo occupazionale, allora denunciato, continua.

anno 1° n. 1 SETTEMBRE 1978
Continua in ultima pagina Località Occupati al 30/9/77 Occupati al 28/2/78 N° occupati persi % occupati persi Monza 2.842 2.796 — 46 — 1,6% Alpignano 1.249 1.214 — 35 — 2,8% Saronno 518 497 — 21. — 4,0% Casella 209 204 — 5 — 2,4% Bari 312 307 — 5 — 1,6% Milano 616 615 — 1 — 0,1% Settore generale commerc. 2.580 2.472 — 108 — 4,2% L Totale generale 8.327 8.105 — 222 — 2,6%

SULL'ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO ALLA FIMI PHONOLA

Il C.d.F. nell'ambito del coordinamento Philips ha elaborato una proposta di modifica all'organizzazione del lavoro, come prima fase di sperimentazione, al reparto 048; tale scelta si inquadra in una politica complessiva di intervento che tende ad aumentare la professionalità all'interno della fabbrica e che rompe la logica della organizzazione capitalistica del lavoro, basata sulla dequalificazione, sulla monotonia, sui ritmi, sulla "divisione in mansioni" del lavoro. In sostanza si tratta di creare delle isole di lavoro che vedano protagonisti, nella realizzazione del lavoro, l'insieme dei lavoratori presenti nell'isola e non una piccolissima parte.

Le mansioni professionali individuate all'interno dell'isola vanno da quelle più dequalificate a quelle più qualificate rifiutando il concetto della Direzione di scorporare i lavori più professionali, per mantenere una continua divisione tra i lavoratori. Infatti l'acquisizione di professionalità, avverrà non solo attraverso rotazione e cumulo di mansioni, ma anche attraverso corsi professionali da svolgere all'interno della fabbrica.

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Ovviamente tale proposta tiene conto dei problemi che emergeranno in materia di qualità e di produttività. In tutto questo il C.d.F. e il delegato del reparto e l'insieme dei lavoratori presenti nell'isola costituiscono il soggetto contrattuale nei confronti della Direzione sull'insieme delle questioni, nessuna esclusa, che emergeranno all'interno dell'isola senza confusioni di compiti e di ruolo tra C.d.F. e Direzione. Criteri generali per la composizione e la realizzazione dell'isola di lavoro:

1) Mansioni nell'isola (o profili professionali): rifornimento (3 livello) saldatura (3 livello) montaggio (3 livello) carico (3 livello) collaudo (3 livello) riparazione (4-5 livello) ispezione qualità (5 livello)

2) Rotazione e cumulo di mansioni: iniziare tale processo sull'organizzazione del lavoro oggi esistente; la rotazione o cumulo avviene: nella linea tra linea e collaudo tra collaudo e ispezione qualità

3) Autonomia dell'isola: coordinamento del lavoro all'interno dell'isola (comprensivo di funzioni amministrative); intervento di piccola manutenzione.

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4) Corsi professionali: nell'ambito della professionalità che l'isola esprime, organizzare corsi di formazione professionale, con una durata di 3-4 mesi; i contenuti dei corsi saranno: basi fondamentali dei montaggi, delle riparazioni e amministrative; capacità, conoscenza e uso degli strumenti; i corsi professionali saranno fatti nell'orario di lavoro, per permettere il massimo di partecipazione; contrattare il numero dei partecipanti a tali corsi; le lezioni saranno tenute da un tecnico che lavora in azienda.

5) Organici e produzione: fissare il numero degli organici nell'isola; contrattare la produzione.

6) Tempi: occorre stabilire i tempi di realizzazione dell'isola e di tutte le conseguenti iniziative; inoltre occorre fissare dei tempi politici rispetto alla professionalizzazione dei lavoratori, per poi valutare come si contrattano i passaggi di categoria (ribadendo il no ai passaggi automatici).

Tale proposta è stata elaborata dalla commissione O.d.L. del C.d.F. FIMI-PHONOLA e sarà oggetto di dibattito all'interno della fabbrica.

DOCUMENTO
DI PROPOSTA
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Proposte sull'organizzazione del lavoro per la fabbrica Philips di Monza

Le 2 proposte sull'organizzazione del lavoro riguardano:

il reparto TV colore; la fabbrica Cinescopi.

Per il reparto TV colore proponiamo nuove forme di organizzazione del lavoro intervendo sul ciclo produttivo riguardante la piastra base del televisore K12 con una sperimentazione che porta ad una radicale modifica del ruolo dei singoli lavoratori affidando loro, oltre alla produzione, il compito di organizzazione del proprio lavoro. Questa sperimentazione contiene non solo la semplice rotazione o ricomposizione di più mansioni dello stesso contenuto professionale, ma anche una rotazione su posizioni di lavoro più qualificate.

In questa sperimentazione non si ha il riconoscimento della professionalità acquisita con la somma di operazioni semplici, ma si è cercato di inserire lavorazioni con contenuto professionale maggiore che permettano anche funzioni di coordinamento e di mantenimento.

Questa scelta è scaturita anche da un dibattito tra i lavoratori che operano sulle "isole" già esistenti nel reparto TV bianco nero ed il Consiglio di Fabbrica. Operativamente le proposte del Consiglio di Fabbrica per la sperimentazione di queste nuove "isole" sono:

1) Appropriazione da parte dei lavoratori dell'intero ciclo produttivo riguardante la formazione ed il funzionamento della piastra base del televisore K12. Questo ciclo produttivo comprende mansioni più qualificate e meno qualificate riguardanti le seguenti lavorazioni:

a) formazione piastra così suddivisa:

preparazione: montaggio cavallotti, montaggio telaio, montaggio trasformatore (ex. 2° livello); cablaggio: montaggio componenti, finitura o completamento (ex 2° livello);

b) funzionamento piastra così suddiviso: taratura e precontrollo: (3° livello); riparazione: (4° e 5° livello).

GRAFICO DEL GRUPPO PIASTRA MONO-CARRIER TVC 4 CA BLAG G IO 11 2 STOCK PALET STOCK MATERIALE MONTAGGIO CAVALLOTTI o Finitura 6 Finitura o 9 Preontroll MONTAGGIO TRASFORMATORE DRIVER _ L J 11 O C"' \ 10 Contr. Monitor CARR. ALIMENTAZIONE
DI PIEGA STOCK I CARRELLI
Moduli
MACCHINA
Mont.

questa storia ognuno deve fare la sua parte. Se ci permette, noi insieme allo SMAL (del quale abbiamo fiducia proprio per il metodo di lavoro che ci vede impegnati come attori protagonisti e non spettatori) abbiamo fatto le nostre indagini ed abbiamo detto la nostra anche con proposte sul da farsi che ci vanno benissimo.

Non vi chiediamo di aiutarci, sappiamo che non lo fareste mai se non per assicurarvi altro profitto, ma speriamo da voi almeno una certa dose di buon senso: come è possibile che voi, dopo averci inquinati dai piedi alla testa, ci chiediate di aver fiducia nei vostri sistemi, metodi e medici?

E badate bene, signori padroni, che qui non è questione di non voler lavorare, di "lazzaronismo", diffuso nell'era moderna, qui la questione è proprio quella di voler e poter lavorare e di "come lavorare".

Ma allora che cosa chiedono i lavoratori della Fimi Phonola?

Qual'è il loro problema?

Chiedono di essere sani, di non ammalarsi in fabbrica ed anche fuori, per lavorare, per meglio lavorare.

Sappiamo che vi sembra assurdo, ma è proprio così! Commiss. Ambiente Lavoro e Prevenzione del C.d.F. FIMI-PHONOLA

Contributo al dibattito sulla condizione femminile

Nel mese di luglio, le delegate della Zona di Monza hanno promosso un Corso di formazione di una settimana per discutere i problemi della donna in fabbrica e nella società.

La conquista contrattuale che i lavoratori hanno fatto con il diritto allo studio (150 ore), i Corsi monografici sulla condizione e salute della donna promossi dal sindacato, hanno contribuito ad iniziare un dibattito fra lavoratrici di diverse categorie, evidenziando così i grossi problemi della donna.

Il Corso ci ha permesso di capire che i problemi della donna non sono per nulla privati, come sempre si è detto, ma collettivi, per cui si risolvono solo con l'unità e il contributo delle donne e di tutte le forze politiche e sociali. Dal dibattito è emerso lo scarso impegno delle Organizzazioni Sindacali nell'affrontare i problemi della condizione femminile dentro e fuori la fabbrica; il problema della donna non è e non può essere il problema e l'impegno di un solo partito, ma solo con un grosso movimento unitario, quale è l'Organizzazione Sindacale, si possono ottenere risultati significativi. Le delegate ed il Sindacato di Zona hanno promosso il Corso di Formazione che ci permetterà di creare quelle strutture necessarie per andare ad un Coordinamento di Zona F.L.M. e poi ad un Coordinamento Nazionale.

Dal corso di formazione si è fortemente evidenziata l'esigenza di affrontare, nel prossimo rinnovo contrattuale, problèmi propri della donna: qualificazione, ambiente, giusta applicazione della Legge di Parità, inoltre l'esigenza di aprire un confronto con l'Ente locale per creare strutture sociali come: consultori familiari, asili nido, scuole a tempo pieno, trasporti adeguati che permettano alla donna di sopportare il grosso carico di lavoro tra fabbrica e famiglia. Inoltre, con dei servizi sociali adeguati, non solo si aiuta la donna, ma soprattutto le si dà quella serenità che, per ora, la nostra società le ha sempre negato.

Abbiamo rilevato e molto dibattuto sulla scarsa conoscenza e partecipazione della donna ai problemi della vita sociale, per cui il grosso impegno dovrà essere quello di sensibilizzare tutte, e soprattutto le casalinghe, le quali hanno meno possibilità di dialogo e di contatto delle donne lavoratrici, più abituate a lottare.

La società non può più ignorare le esigenze della donna e, proprio perché riteniamo di esserne parte integrante e attiva, ci impegneremo a raggiungere gli obiettivi prefissi, consapevoli delle grosse difficoltà che incontreremo.

Delegate Philips Monza

Per il 1978 l'importo del Premio Feriale, secondo i calcoli fatti dalla Direzione, è risultato di L. 489.000 lorde pro capite.

Abbiamo cercato di vedere in che modo ogni singola

unità ha contribuito al raggiungimento di tale cifra, non certo per fare una classifica dei più bravi o dei meno bravi, ma per trarne poi delle considerazioni utili per il Coordinamento e per tutti i lavoratori del gruppo.

PREMIO FERIALE PER SINGOLA UNITÀ PRODUTTIVA (i valori sono in migliaia di lire)

La prima considerazione da fare è quella relativa alle unità FIMI e POLYMOTOR; la lunga e dura lotta che i lavoratori del gruppo hanno sostenuto nel '77 ha fatto sì che una ingiustificata differenza salariale venisse eliminata. Infatti, se queste due unità avessero conti-

MEDIE RETRIBUTIVE PER QUALIFICA

nuato a rimanere isolate dal resto del gruppo (intendiamoci, questa vuole solo essere una considerazione economica) avrebbero percepito un Premio Feriale inferiore di circa 40.000 lire. Abbiamo avuto a disposizione altri dati:

Si può subito vedere come gli impiegati abbiano avuto un incremento superiore rispetto alle altre categorie. Questo lo vogliamo far notare non tanto per mettere gli operai contro gli impiegati (anche perché nei fatti non conviene a nessuno dividere il movimento che unito ha ottenuto forti risultati) ma per smentire le

"voci" secondo le quali sono gli impiegati ad avere aumenti inferiori; poi andiamo ad analizzare i fatti, e non le voci, e vediamo che nella realtà avviene proprio il contrario.

Altro dato e altra considerazione:

Prendiamo in considerazione la colonna "INQUADRAMENTO E ALTRO"; tenuto conto che nel '77 non vi sono stati passaggi di categoria in massa, si deduce che la voce INQUADRAMENTO ha inciso poco per cui la quantità maggiore dei dati, della colonna citata, è data dalla voce ALTRO che in altre parole vuol dire "SUPERMINIMO".

Se osserviamo i valori, notiamo subito le differenze e tenendo conto che, sempre nel '77 nelle categorie impiegatizie inferiori, gli aumenti dei superminimi sono stati quasi nulli, viene logico pensare che chi ha beneficiato di ciò sono state le categorie impiegatizie superiori. Questo significa che pochi hanno ricevuto molto.

FERI
Unità P.F. 1977
P.F. 1977 (individuale) P.F. 1978 (di gruppo) Incremento 1977-78 riferito alla propria unità Incremento % riferito alla propria unità Aumento lordo 1977-78 Aumento % riferito al P.F. 1977 Sede, Filiali 502 566 + 64 12,74 59 13,72 Monza 392 449 + 57 14,54 59 13,72 Alpignano 415 482 + 67 16,14 59 13,72 Angelo 366 421 + 55 15,02 59 13,72 D. S. 414 475 + 61 14,73 59 13,72 Philips Sud 381 432 + 51 13,38 59 13,72 Fimi 390 447 + 57 14,61 99 25,38 Polymotor 391 454 + 63 16,11 98 25;06 Premio feriale di gruppo del 1977 e 1978 430 489
(di gruppo)
1978 1977 Incremento 1978 su 1977 Media OPERAI 417.000 367.000 + 50.000 Media INTERMEDI 494.000 436.000 + 58.000 Media IMPIEGATI 595.000 525.000 + 70.000
COMPONENTI INCREMENTO P.F. 1978 su 1977
Contingenza Aumento anzianità Ricalcolo aumento anzianità Inquadramento ed altro Incremento totale Impiegati 43.000 10.000 8.000 9.000 70.000 Intermedi 43.000 8.500 4.500 2.000 58.000 Operai 43.000 3.000 2.000 2.000 50.000

iudizio della FLM sul piano per I elettronica presentato dal Governo

Riportiamo uno stralcio dalla relazione del Segretario Nazionale F.L.M. Nando Morra tenuta all'assemblea dei quadri sulla politica industriale e sui piani di settore il 20 luglio 1978. Lo stralcio riguarda il piano di settore sull'elettronica predisposto dal governo.

In merito ai piani di settore ed in particolare a quello sull'elettronica ricordiamo che presso le sedi provinciali F.L.M. sono a disposizione i seguenti documenti: il programma finalizzato per l'elettronica del Governo; le valutazioni della Federazione Unitaria sui piani di settore presentati dal Governo, la relazione Morra ed il documento conclusivo dell'assemblea dei quadri della F.L.M. sui piani di settore, il giudizio sul piano del Coordinamento Nazionale F.L.M. del settore elettronico dell'11-7-78, le valutazioni della Giunta Regionale Lombarda e della V Commissione Consiliare.

Anche questo progetto si configura come un tentativo di assemblare interessi ed esigenze diverse espressi dai grandi gruppi nazionali e multinazionali particolarmente presenti nel settore.

La linea generale si muove nell'ottica della razionalizzazione dell'esistente, con una marcata carenza nella definizione di un ruolo primario delle PP.SS. che con la STET ha una presenza consistente e determinante soprattutto nelle telecomunicazioni.

Nel merito delle indicazioni relative ai singoli comparti:

Per l'informatica, si assume l'obiettivo sindacale di privilegiare l'informatica distribuita ma sono del tutto carenti le scelte circa il ruolo della Olivetti e della Selenia. Manca un chiaro rapporto tra sviluppo del comparto e della domanda pubblica che invece deve costituire punto di riferimento positivo considerando l'esigenza di dotare la pubblica amministrazione di moderni sistemi informatici. In modo assai generico — inoltre — si fa riferimento alla esigenza di plafonare le commesse alle multinazionali presenti nel settore.

Per le telecomunicazioni, il piano registra il carattere irrazionale della presenza di una pluralità di sistemi che fanno capo alle multinazionali ed ostacolano l'obiettivo di affermare una tecnologia nazionale in rapporto al passaggio dalla commutazione meccanica a quella elettronica.

Siamo di fronte cioè al prepotere di alcuni grossi gruppi che impongono soluzioni non razionali e non coerenti con gli interessi nazionali.

Segue dalla prima pagina

L'OCCUPAZIONE DEL GRUPPO PHILIPS

Se queste nostre previsioni troveranno conferma nei dati che la Direzione ci fornirà, occorre da subito iniziare un dibattito serrato, nel Coordinamento e nei C.d.F., per elaborare una strategia di lotta che ribalti la politica aziendale.

Fin da subito però occorre riprendere con forza il confronto con le singole Direzioni sui punti che già nell'ultimo comunicato del 9/6/78 la Segreteria del Coordinamento indicava, quali:

assunzioni, con particolare riferimento alla legge n. 285;

lotta serrata all'utilizzo unilaterale dello straordinario attraverso i riposi compensativi;

superare i gravi ritardi dell'azienda sugli investimenti e nelle produzioni aggiuntive;

lotta e controllo del decentramento produttivo nell'ambito dell'accordo di novembre.

Grave è la carenza di ruolo della STET che risponde peraltro alla autarchia di strategie e di comportamento di questa finanziaria pubblica che di fatto si sottrae non solo al confronto con il sindacato ma si muove autonomamente nelle scelte di politica industriale.

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Il peso e l'importanza della STET nel comparto va rapportato invece ad una precisa assunzione di responsabilità in quanto delle scelte che saranno effettuate, del livello e ripartizione delle commesse, possono derivare importanti fattori di programmazione e di sviluppo del settore.

Per la componentistica, il piano assume nei fatti le ipotesi di autoprogrammazione proposte dall'ANIE e ratifica, sostanzialmente, opposti criteri ed interessi in ordine alle prospettive del settore. In particolare prevale la logica della razionalizzazione in luogo della riconversione.

Per l'elettronica di consumo, comparto in seria crisi come dimostra la intenzione della Indesit di andare ad una generale sospensione della produzione con la messa a C.I.G. di oltre 10.000 lavoratori, i riferimenti in termini di ipotesi di sviluppo sono estremamente generici.

Si coglie il peso della Zanussi che punta a porsi come leader nel settore e va denunciata con forza la mancanza di ogni raccordo con le aziende GEPI per le quali non prevedendosi ipotesi di riconversione collegate al "piano" si indica sostanzialmente la via della chiusura.

Per la strumentazione, pur riconoscendo le potenzialità di sviluppo ci si confronta con un sostanziale vuoto di indicazioni e di proposte soprattutto per le attività in cui la domanda pubblica è prevalente.

Inoltre, ed è una sottolineatura politica grave, il comparto non viene proposto come possibile terreno di impegno e di riconversione produttiva di aziende operanti in comparti in difficoltà.

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Il Coordinamento Philips

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