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UnitisivinceMetalli Preziosi1

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UN 8 MARZO DIFFERENTE

Il nostro giornalino riprende l'attività in un'occasione che noi giudichiamo fondamentale. La storia del movimento operaio ha collocato all'8 marzo la gior nata internazionale della donna. Si apre quest'anno sul territorio all'insegna della problematica della donna nel mondo del lavoro.

Nella società, come nelle fabbriche le donne vengono sacrifi cate. Disoccupazione, scarsa pro fessionalità, lavoro zero, impos eibilità di raggiungere livelli culturali elevati, insufficienza

di servizi sociali, ruolo subalterno nella famiglia e nella società sono alcuni degli aspett'_ della questione femminile.

Il nuovo numero del nostro bollet tino non vuole essere un semplice omaggio alle donne, ma un mezzc di dibattito e di lotta perchò i problemi della donna divengano patrimonio comune.

Molte operaie ed impiegate della Metalli Preziosi hanno partecipato di persona all'edizione di questo numero, così come hanno vissuto direttamente l'allestimento della Mostra organizzata aaiiimmulnetial.z ione Comunale

N o P e P
e 198 .i-ornot
Fabbrica
Marzo Ince
e di
del C. d. P. dello.Metall; PreziosT

all'ex-Palazzo Vismara di Palazzolo Milanese. Parecchie sono state infatti le risposte ai questionari-inchiesta, il materiale fotografico e le testimonianze fornite.

E' la prima volta che un giornalino viene scritto da così tanti lavoratori. Significa che l'interesse è stato elevato.

Le testimonianze che noi riporteremo, sono a nostro avviso parte vi-

tale di questo numero. Lavoratriei .di diversa provenienza po litica, culturale e professionale, con in comune l'esperienza di esse re "donna" hanno colorito un aspet to basilare di una società che dovrebbe essere giusta: la conquista di pari diritti e doveri tra esseri di sesso differente.

Crediamo che UNITI SI VINCE, dopo una lunga assenza, riapra a testa alta la sua attività. Siamo convinti, darà luogo a un ampio dibattito fra la gente e diventerà veramente mezzo di democrazia.

E' un onore che a provarci siano state proprio le DONNE, spesso dimenticate negli angoli più insignificanti dello stabilimento e della palazzina.

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Io credo che non si possa parlare di professionalità della donna restringendo il campo al la Metalli Preziosi, senza va lutare gli elementi esterni che condizionano pesantemente quei sta realtà.La condizione storica e culturale più gravosa, giun ta a noi nel corso dei secoli, è il ruolo della donna nella fa miglia. Già nelle tribu' emerge va nel piccolo nucleo la divisio ne del lavoro fra sessi: all'uomo spettava il compito di caccia re il cibo per sostenere la fami glia, alla donna quello di cucina re ed accudire ai figli.

Questa divisione dei ruoli, attra verso le fasi storiche, si è sem pre più rafforzata per arrivare alla sua esaltazione dopo la ri voluzione industriale e lo spostamento della proprietà dei mez zi di produzione dagli artigiani alla concentrazione industriale.

Nasceva così il capitalismo.

L'instaurarsi e lo svilupparsi, economicamente e socialmente, del la nuova classe dominante (la borghesia) passò attraverso lo sfruttamento intensivo della classe operaia e con Taylor pri ma, con Ford poi organizzò su ba si scientifiche lo sfruttamento: In questo assetto economico-sociale-produttivo il ruolo femminile venne utilizzato come suppor_ to al sistema produttivo, attraversolo schema sacrale-autoritario del matrimonio e della famiglia e come vero e proprio eser cito di riserva della manodopera. Conseguenza di questo breve ed incompleto cenno storico è il ruolo subalterno della donna nel

la società e nel contesto produttivo. Il mercato del lavoro offre alle donne possibilità d'impiego nella maggiarparte dei casi instabile, nei servizi di supporto alle attività strettamente produttive e anche quando la donna è impiegata nell'attività di trasformazione questo utilizzo è per lavori semplici facilmente sostituibili con l'innesto di tecnologia. Basta solo che il costo della manodopera superi quello della macchina.

E' chiaro che una donna risenta pesantemen t e dell'instabilità del lavoro e venga così posta, anche ideologicamente, in condizioni di dipendenza nei confronti della società non avendo una sicurezza, anche se relativa, del salario. Sono pochissime le donne che attraverso il loro lavoro hanno raggiunto una indipendenza economica e ancora meno quelle che hanno coronato le proprie aspirazi oni.

Tutto quanto ho considerato però non tiene conto della crisi economi ca che stiamo attraversando, è in questi periodi che la donna paga ancor più duramente i licenziamenti, la cassa integrazione. Le donne vengono rigettate nelle proprie case e nella maggior parte dei casi viene lo ro offerto lavoro a domicilio, malga fiato, senza assistenza, superafrutta to e con nessuna garanzia di continuità. Questo naturalmente va a vantaggio dei padroni che vogliono il decentramento produttivo per smembrare la capacità di lotta dei lavoratori. Queste sono le pesanti condizioni che accompagnano la donna al suo ingresso in fabbrica e che determinano l'inserimento, la funzione ed il ruo lo,di fatto la professionalità.

Altro aspetto da considerare è il significato da dare alla professionalità. Eravamo abi— tuati a pensare, e per alcuni casi lo siamo ancora, al mestie re come unica fonte di professio nalità. In sostanza si pensava al fresatore, al tornitore, al— l'attrezzista come a lavoratori altamente specializzati, ma l'av vento dille macchine e di impian ti con grado tecnologico più avara zato ci ha "atto conoscere che le macchine assorbivano il mestiere. Di fronte a queste cose si è aper to un ampio dibattito e si va de lineando sempre più chiaramente una professionalità non più le— gata al mestiere, ma alla funzio— ne e al ruolo svolto all'interno del ciclo produttivo. Più sempli— cemente, un lavoratore inserito nel ciclo con l'incarico di pigia re un pulsante a scadenze presta— bilite svolge un tipo di funzione, lo stesso lavoratore che pigia il medesimo pulsante scegliendo però le scadenze d'intervento (es. con trollando visivamente o con altri mezzi ed intervenendo quando la macchina lavora in modo anormale) assume, attraverso la discreziona lità d'intervento, una funzione di versa e svolge un ruolo professio— nalmente superiore.

Come la donna può entrare in que— sto ampio e travagliato dibattito, che coinvolge tutto il mondo del lavoro,se alti. è sempre stata pre— clusa la possibilità di avere un mestiere?

La Direzione della M.P. ben si colloca in questa politica. Come tutti i padroni, non ha mai inse— gnato un mestiere alle donne, per— chè possibili madri e quindi sba— gliati investimenti.

Alcune analisi che ci vengono dal tesseramento al Sindacato e dall'ul timo questionario dimostrano che molte lavoratrici ristagnano al 3 0 livello, poche al 40 , pochissime sono collocate al 5 0 , quasi nessuna al 6 0 e al 70. In genere le catego— rie più alte, laddove ci sono, sono state assegnate a donne libere da im pegni familiari.

E' importante inoltre dire che quan do il Consiglio di Fabbrica propone il passaggio delle donne a qualifiche superiori le risposte che la Direzione ci fornisce sono addirittura abomine— voli. Non si ha la volontà di spo— starle a centri più qualificanti.

Si deve pe rò dire con altrettanta chiarezza che il nostro C.d.F. non è ancora riuscito a porre in modo preciso e puntuale il problema di riqualificare le donne. Nessuna del le nostre piattaforme rivendicative ha mai posto il problema in termini di lotta e io credo che una lacuna così grande debba essere al più presto colmata.

UN DELEGATO del C.d.F. a nome del Consiglio di Fabbrica

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Il Consiglio di Fabbrica ha raccolto le testimonianze di alcune lavoratrici che hanno parlato del la loro esperienza di lavoro. Hanno descritto le loro difficoltà nel trovare un'occupazione, hanno parlato del rapporto donna-lavoro, hanno espresso la ;volontà di assu mere un ruolo più importante nella Società.

Riportiamo le undici testimonianze, l'una diversa dall'altra, per meglio indirizzare il dibattito sulla questione femminile e per toccare con mano le reali condizioni delle don-

ne lavoratrici.

Il movimento sindacale ha lottato negli anni '60 per raggiungere la parità salariale fra uomini e donne, ha introdotto nell'inquadramento uni co contenuti egualitari, ha sostenuto la necessità di una normativa per la parità tra lavoratori e lavoratrici in campo nazionale, ha sempre quindi tenuto fede al raggiun gimento dell'emancipazione femminile. Tocchiamo quindi da vicino una realtà purtroppo ancora poco compresa o addirittura rifiutata. LE DONNE SONO "LA META' DEL CIELO" E COME TALI VOGLIONO CONTARE DI PIII' NELLA FAMIGLIA, NEL LAVORO E NELLA SOCIETA'.

Alcune lavoratrici del Reparto Mallory raccontano:

Sono diciassette anni che lavoro e nel 1960 non ho fatto fatica a trovarmi un posto di lavoro. Era il periodo del boom-economico. Ho lavorato per nove anni all'Alluminio di Paderno, ma il salario non bastava ed allorq ho fatto il mio ingresso alla Metalli Preziosi. Pino a poco tempo fa mi trovavo bene, pii ho avuto problemi di salute dovuti all'ambiente di lavoro poco sano ed allora sono stata vittima di una situa zione piuttosto drammatica: mi hanno spostato il posto di lavoro soltanto dopo una lotta alla quale hanno partecipato tutti i lavoratori della M.P. Non mi sarei mai aspettata di venire trattata così male. Mi sembra di ave re fatto sempre il mio dovere e quindi ritengo ingiusto il comportamento della Direzione aziendale.

Ho giudicato molto importante la lotta per la salute in fabbrica e la prova che era giusta e necessa ria è venuta dalla mia triste espe rienza di questi giorni, con la mia intossicazione e la mancata comprensione del problema da parte delle strutture aziendali.

Credo che alle donne nel mio reparto siano assegnati i lavori più manuali. Non ci sono sbocchi professionali per le donne.

I rapporti con i miei colleghi sono buoni e non ho mai avuto grosse difficoltà con i capi-reparto.

La sera sono molto stanca, ciò è dovuto specialmente all'ambiente di la voro. D'estate,ad esempio, tra il cal do esterno e il calore e i fumi che sprigionano i forni trovo difficoltà

LE LAVORATRICI
RACCONTANO...
C

di respirazione. Da più di un an no avverto mal di gola e bruciore agli occhi, soltanto ultimamente la faccendo si è fatta più compli cata. Dopo un periodo di malattia, credendo di stare meglio sono tor nata al lavoro ed invece mi sono ammalata di nuovo. Non mi piaceva molto studiare e quindi inizialmente imparai a fare la sarta. Successivamente, dato lo scarso guadagno che quella professione mi procurava ho dovuto per forza entrare in una fabbrica. Ho una famiglia, per fortuna ho l'aiuto di mia suocera, di mio ma

rito e della mia figliola che ora è cresciuta. Riesco così a sopportare bene la giornata di lavoro, an che se, devo dire, non ho mai tempo libero. Sento la mancanza di servizi sociali nel territorio: mancano gli asili nido, i luoghi d'incontro e di divertimento per vecchi e bambini, i centri sportivi, scarseggiano i consultori.

La donna inoltre dovrebbe avere più telt' po per fare attività sociale e politica Non credo però giuste alcune parità: non mi sembra giusta la legge che pro trae l'età pensionabile della donna a 60 anni.

Avrei voluto continuare gli studi, ma come prima figlia di genitori che ne avevano ben sette, ho dovuto aiutare mia madre nei lavori di casa. Ho fatto anche da mamma ai miei fratelli.

Sono venuta dal Sud appena sposata e pur avendo una grande volontà di lavorare ho fatto molta fatica a tro vare un posto di lavoro. Ad ogni faU brica che avvicinavo mi veniva data la stessa risposta: "E' appena sposata, rimarrà senza dubbio incinta e quindi non c'è posto di lavoro per le". Dopo diversi tentativi, ho dovuto accettare un posto dove sono stata assunta senza regolare libretto di lavoro. Non mi garantivano i diritti normativi, non solo, quando arrivava l'Ispettorato del Lavo ro ci nascondevano in uno sgabuzzi no perchè non parlassimo e ogni tan

to ci chiedevano se aspettavamo un figlio per licenziarci. Dovevamo fare dieci-dodici ore di lavoro al giorno. Era una fabbrica tessile.

Alla sera piangevo e chiedevo a mio marito se era giusto che mi fossi stac cata dalla mia terra, dal mio ambiente per venire al Nord- -a soffrire tanto. Ho dovuto adattarmi alle abitudini, al la vita di sposa, al lavoro, al linguag gio. Credo che un immigrato, specialmen te proveniente dal Sud, abbia difficoltà enormi.

Arrivai ad una crisi fisica e psichica profonda. Rimasi incinta e persi il bambino. Dovetti naturalmente assentarmi dal posto di lavoro e non avendo regolare contratto non guadagnai una lira. Durante la convalescenza, una persona a me vicina mi aiutò ad entrare in una fabbrica più grossa e venni assunta regolarmente. Entrai alla AROS di Cormano

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dove esisteva il lavoro a cottimo. I bisogni fisiologici non erano compresi e spesse volte per cause fisiche ho preso la multa. Tutto sommato però questa esperien za era meno drammatica della prece dente.

Dopo tre anni ho avuto un figlio e al mio ritorno in fabbrica non ho trovato il mio posto di lavoro. Sono stata spostata su un'altra ca 2 , tenaed ho dovuto imparare tutto da a• capo. Lo stesso trattamento mi ven ne riservato _dopo il secondo figlio.

Credo che i miei problemi di madremoglie-lavoratrice accomunino le don ne. Sono convinta che molte soffrano quello che io ho sofferto.Inoltre, cre do che nelle fabbriche a noi donne siano riservate le mansioni più dequalificate. Siamo ritenute inferi() ri. Alla Metalli Preziosi ho discreti rapporti con i miei colleghi e su periori, l'ambiente di lavoro invece, con fumi e rumore, mi è molto ostile.

Alla sera devo rimboccarmi le maniche. Nella mia famiglia i ruoli non sono equamente distribuiti: del resto, non so come si potrebbe visto che mio mari to ha un lavoro pesante e torna tardi la sera. Non ho mai naturalmente del tempo libero.

Sento inoltre la mancanza di servizi sociali sul territorio. Ho dovuto la sciare i miei figli a terzi perchè non c'era doposcuola.

Credo che una donna, al di là del poco tempo che trova, debba partecipare alla vita sociale e politica. Sono convinta inoltre che noi donne comprendiamo meglio alcuni problemi. Siamo ad esempio più immerse nella famiglia, potremmo quindi capirne meglio le necessità. Non è giusto delegare agli uomini quanto ci tocca da vicino.

Io, ad esempióiho voluto provare a fare la delegata sindacale. E' stata un'esperienza positiva e contemporanea mente negativa. Positiva perchè mi ha fatto toccare con mano la realtà, ne pativa perchè ho trovato difficoltà ad inserirmi nella mentalità sindaca le, fra le diverse correnti che ancora esistono nel Sindacato.

Ho fatto questa scelta perchè è giusto avere il Sindacato in fabbrica ed io mi sono sentita coinvolta. Credo siano state fatte delle lotte importanti: la più significativa è stata però quella sulla salute in fabbrica. LA SALUTE E' IL BENE PIU' GRANDE!

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Sono venuta dalla Calabria all'età di 19 anni. Il mio primo impiego l'ho quindi avuto a quella età. E' stato un periodo difficile. In fab brica trovavo difficoltà ad inserir mi ed avevo la sensazione che ci fos se un po' di razzismo nei confronti dei meridionali. Non avevo inoltre amicizie, nè compagnia di giovani con la quale divertirmi. Alla Metalli fireziosi non mi sento realizzata. Non posso certo pretendere incarichi ad alti livelli: ho fatto la quinta elementare; tuttavia credo che si potrebbero migliorare alcune condizioni, dare lavoro più in teressanti alle donne. Gli uomini, ad esempio, non sempre si acconten tano di come lavoriamo ed alle vol te ci fanno ingiuste osservazioni. Nel mio reparto le donne svolgono più o meno lo stesso lavoro (preparazione) e sono convinta che parte delle mansioni attribuite agli uomini potrebbero essere assegnate anche a noi, per meglio qualificarci.

Una volta ho tentato di fare delle palline di saldatura e ho sentito uno dei miei capi che diceva: "Cosa si aspetta quella signora? Per mettersi a fare le palline di sal datura, vuole forse il 50 livello?"

Questa frase mi ha dimostrato ancora una volta che non c'è volontà di sperare certi ostacoli e certe discriminazioni tra uomini e donne.

Durante la mia maternità (non lavoravo ancora alla Metalli Preziosi) ricordo di avere avuto grossi problemi. Non comprendevano il mio stato di gestante e mi obbligavano a lavorare sempre in piedi.

L'ambiente era disagevole al punto che non trovavano personale che mi sostituisse. In quella fabbrica, one stamente, i rapporti con la direzione erano peggiore di Ozelli che ci sono alla M.P. Il padrone ci metteva i pie di sulla testa. Dovevamo fare quello che lui diceva!! Dovetti persino tornare al lavoro prima della fine del periodo di maternità. Mi mandarono a casa una lettera in cui mi minacciavano con sei mesi di cassa integrazione se non fossi tornata subito.

Mio marito allora faceva il falegname ed i soldi non ci bastavano: dovetti quindi accettare.

Avrei voluto studiare di più ma non avevo i mezzi finanziari: mio padre faceva il pescatore e non sempre "la pesca era miracolosa". Ci si doveva arrangiare.

L'accordo con mio marito sull'educazione del figlio è perfetto e durante il giorno mia madre mi aiuta nelle faccende domestiche. Quando mi rimane del tempo libero lo dedico a mio figlio.

I nostri problemi di donna non sono mai stati affrontati, ritengo giusto l'inserimento delle donne nel sociale e nel politico, perchè la nostra presenza potrebbe rilevarli.

Personalmente non ho molto tempo da dedicare a queste cose: ho dovuto rinunciare anche all'impegno nei decreti delegati.

Come donna sono stata colpita dalla lotta sulla salute ín fabbrica e nel territorio e dalla lotta per l'occupa zione. Del resto, LE DONNE SONO LE PIU' COLPITE DALLA DISOCCUPAZIONE.

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Una lavoratrice del Reparto Contatti dice:

Non ho potuto studiare perchè so no rimasta presto orfana e a 18 anni circa ho cominciato a lavo rare all'Eurogomma di Paderno Du gnano come apprendista. Ero appren dista però mi obbligavano a lavorare come un'operaia. Non c'erano i Sindacati ed il padrone ne approfittava.

Ho lavorato in quell'azienda per circa dieci mesi e poi spontanea mente mi sono licenziata. Dopo due mesi ho trovato posto alla Metalli Preziosi.

I primi anni ero entusiasta del miollavoro, dei rapporti con i superiori. Dopo la maternità invece non ho trovato più il mio posto di lavoro e con varie scuse mi hanno cambiato reparto.

Mi dissero che scarseggiava lavoro e che rendevo molto poco, dovevo quindi subire lo spostamento.

Le donne sono maggiormente colpite dalle discriminazioni,anche se devo affermare che discriminazioni ci sono anche per gli uomini; ci sono infatti donne e uomini privilegiati e donne e uo mini svantaggiati. Io appartengo alla seconda categoria con il la voro alla cernita.

I rapporti con i miei capi e con i miei colleghi sono molto superficiali, anzi direi negativi, inoltre il mio lavoro di natura ripetitiva mi fa arrivare alla sera con occhi arrossati e stanchi.

Mi rimane poco tempo libero, anche perchè non riesco a dividere sempre con mio marito l'educazione dei figli e le faccende domestiche. Quando ne trovo rimango volentieri con i miei bambini, faccio passegt giate ed incontro amici.

La donna,secondo il mio parere, com prende meglio le condizioni della famiglia, per questo motivo io credo sia giusto che entri nelle strutture sociali e politiche del Paese. Io purtroppo non ho tempo per queste cose; lotto nella fabbrica nella fabbrica e credo che tutte le lotte fatte ci abbiano avvantaggiate; l'in quadramento unico ad esempio ha cam7 biato a mio avviso qualcosa per le donne

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Una lavoratrice della Mensa racconta:

Ho cominciato a lavorare dopo la morte di mio marito. Mi lasciò sola con due bambini: uno di tre anni e mezzo e l'altro di sette. Ho incontrato grandi ostacoli: mi alzavo presto, li preparavo e li portavo l'uno all'asilo e l'altro a scuola. Al pomeriggio una persona di mia fiducia, a pagamento, li riaccompagnava a casa. Così è stato per sette anni, finchè i miei ragazzi sono di ventati grandi.

Sono ormai dodici anni che lavoro in questa azienda. La morte di mio marito mi ha colta di sorpresa e ho dovuto rimboccarmi le maniche e fare da madre e padre ai miei figli.

Non sono molto avvantaggiata nel mio lavoro; anche neil mio repar to ci sono state delle ingiustizie: sono tanti anni che lavoro ed ho soltanto per automatismo il 30 livello. Non mi è stata da ta la possibilità di fare qualco sa di più interessante e che potesse riqualificarmi.

I rapporti con i miei colleghi e il mio capo sono buoni, forse perchè sono poco loquace. Vedo però delle ingiustizie e soffro, anche se poi sto zitta.

Il mio lavoro è molto ripetitivo perchè da tre anni non faccio al tro che stirare e distribuire for maggio. Ho le vene varicose alle gamebe ed il mio lavoro sempre in

piedi mi stanca molto.

Da giovane avrei voluto studiare,ma, rimasta orfana in tenera età, dovetti lavorare per mantenermi con le al tre orfanelle del collegio, dove ho passato la mia infanzia ed sdolescen za.

Ho sempre lottato,anche finanziariamente, ora però respiro un pochino di più perchè è aumentata la pensione e lo stipendia. Ricordo che un tempo arrivavo alla fine del mese con solo mille lire nelle tasche. I miei ragaz zi non lavorand ancora, uno deve fare il servizio militare, però ogni tanto si danno da fare per guadagnare.

Non mi rimane tempo libero perchè ogni sera verso le 21,30, dopo avere fatto i lavori di casa, mi siede e riposo.. Dopo poco tempo vado a dormire.

Ammiro le donne che si impegnano sindacalmente e politicamente, riescono a portare avanti i nostri problemi e questo è un fatto estremamente importante.

Ho sentito vicina la lotta per le pensioni, ora ne apprezzo i vantaggi.

DOPO AVER ACQUISITO UNA PROFESSIO NALITA' E UNA LUNGA ESPERIENZA DI UFFICIO ALLA METALLI PREZIOSI ED IN ALTRE OCCUPAZIONI, AD UN ANNO DALLA ETA' PENSIONABILE UNA DONNA DEL SETTORE COMMERCIALE DICE:

quest'anno sono 27 anni che lavoro alla Metalli Preziosi. Quan do feci il mio ingresso in questa Società non si chiamava ancora M.P., prese questa denominazione solo dopo aIcufiErfustoni." DOPO AVER LAVORATO ALLA SEDE DI VIA MERCALLI E IN PIAZZA PIO XI VEN NE TRASFERITA A PADERNO DUGNANO.

"... inizialmente l'idea di fare del pendolarismo mi affligge va. Abitavo in una zona perife rica della città ed allora nes suno aveva l'automoXile. Non ero più giovanissima e sentivo il peso della famiglia.

A Paderno esistevano già alcuni uffici: la programmazione, l'ufficio acquisti ecc. Si aggiunse la Sezione Industria dove io an dai a lavorare.

Avevo già come donna una lunga esperienza di lavoro, conoscevo tutto della corrispondenza, si aggiunse la necessità del cardex e mi misero a fianco delle collaboratrici. Arrivò poi il Periodo delle nuove assunzioni. Io venni messa in un angolo. Soffrii molto di questo stato di cose. Mi piaceva e mi piace mol to lavorare. Io non sono sposata ed ho fatto del lavoro un po' lo scopo della mia vita. Vivevo con i miei genitori, ora ho solo la mamma, stavo bene con loro pe rò non avevo grosse preoccupazio ni. Ora spero di potere andare in Pensione presto e di vivere un po' di anni con mia madre.

Ro un carattere impulsivo e non nono molto diplomatica, mentre, spesse volte, forse per opportunismo nei luoghi di lavoro la

diplomazia vince sulla schiettezza. Fortunatamente questa situazione cambiò in meglio: una persona mi venne in aiuto e mi trasferirono alla Sezio ne Blythe. Pur con un po' di rimpianti (conoscevo molte cose) mi sentii rige nerata. Ho avuto la fortuna di avere in quel periodo delle collaboratrici veramente efficaci. Non posso dire di avere avuto rapporti sinceri con il mio diretto superiore.

Circa due anni fa, con il trasferimento della Blythe a Segrate, mi hanno di nuovo spostata nel mio vecchio ufficio. Ho trovato però un ambiente rinnovato sia dal punto di vista dei compiti, sia dal punto di vista della presenza di nuovi colleghi. Non mi sono trovata molto bene; non posso però condannare i miei compagni di lavoro per non aver mi creato un ambiente piacevole; io arrivavo in mezzo a loro ed essi avevano già delle abitudini ben precise, inoltre non mi conoscevano a fondo. Nell'azienda mi giudicavano un po' "terribile", ma io non avevo intenzio ne di entrare in quest'ambiente e comandare, volevo soltanto collaborare; forse sono stata fraintesa.

Mi hanno assegnato un lavoro che io ho giudicato inferiore alla mia esperienza e i miei colleghi mi hanno con siderata un po' sciocca. Si domandava no i motivi che mi spingevano ad accet tare mansioni così semplici. Non posso rimanere senza lavorare e quindi ho accettato di svolgere questo ruolo.

Non si è ancora ben organizzato il la voro negli ultimi mesi. L'inserimento del Centro Meccanografico ha portato a mio avviso un po' di confusione. Sinceramente sono un po' sconcertata, anche se sono relativamente soddisfat ta perchè ho qualcosa da fare.

Non so se nelle altre aziende si ripete questo fenomeno, ma alla M.P. i dirigenti ed i capi intermedi considerano le donne inferiori agli uomini

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Alcune lavoratrici della Sezione Commerciale raccontano:

Abbiamo avuto solo un caso di Product Manager fra le donne. Non toc ca a me giudicare i motivi, posso solo constatare il fatto.

Ritengo opportuno l'inserimento del le donne nel sociale e nel politico. Io non ho mai avuto esperienze di que sto tipo, anche perchb vivo e ho sem pre vissuto con genitori anziani.Cor ro a casa molto in fretta: mia madre inoltre mi vuole sempre con lei. A Milano non ci sono servizi sociali funzionali (es. servizio geriatico). Qualche anno fa la mia famiglia ha avu to bisogno di un servizio assistenziale per anziani. Avremmo pagato pro fumatamente, ma non siamo riusciti a trovare qualcuno che prestasse assistenza. Ogni tanto ci arrivano in ca-

sa dei giovani con petizioni varie. Ho sempre firmato, i risultati però non si vedono.

Cominciai a lavorare a 16 anni conti nuando gli studi di ragioneria di.se ra. La mia esperienza durò circa un anno e mezzo . Si trattava di un impiego in un ufficio commerciale. I rapporti con i colleghi erano cordia li. L'aspetto professionale però veniva tralasciato: si facevano un po' tut ti i lavoretti, dal rispondere al telefono, allo scriver al telex. Non avevo quindi una figura professionale ben specifica. Non esistevano in questo 132 sto rapporti con il mondo del lavoro esterno, nè con quello sociale. La nostra giornata era legata unicamente a problemi d'uffici).

Lasciai il posto per migliérare la mia

condizione di lavoro dal punto di vista professionale e normativo.

Fu in questo frangente che venni assunta alla M.P. ed iniziai là mia attività alla Filiale di Milano. I rapporti con i colleghi e l'ambiente nel complesso erano simili a quell' dell'esperienza precedente.

Affrontai meglio i problemi del lavoro con la mia esperienza'al l'Università. Entrai dopo un at timo di titubanza alla Facoltà di Scienze Politiche: inizialmen te avrei voluto frequentare Econo miat e Commercio. Attraverso un

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livello d'impegno culturale diver so, non finalizzato unicamente al titolo di studio (lo era stato quello nell'Istituto Tecnico per Ragionieri) compresi meglio il mon do del lavoro. Scelsi infatti dicontinuare a studiare per motivi di culura personale de oggi sono contenta d'aver operato questa scel ta.

Non ho avuto ostacoli particolari da parte della mia famiglia, mi sono venuti piuttosto dalla mia condizione socio-economica perché non ho potuto studiare di giorno.

L'impatto con Paderno, al mio trasferimento da Milano, fu un po' particolare: cambiarono i miei rapporti con i colleghi, da cor diali e in un certo senso profon di, passavano :a superficiali e quasi di diffidenza, avevo per la prima volta l'incontro compie to con l'azione sindacale. A Milano mi capitava di essere l'uni ca impiegata a partecipare agli scioperi generali, con tutte le difficoltà che tale scelta compor tava.

Posso affermare però che ho ricevuto anche dei vantaggi da questo trasferimento, ad esempio é più faci le per me scambiare opinioni con la gente su quello che succede. Era quasi impossibile in un ambiente piccolo incontrare queste cose. Non mi sentivo a fondo par tecipe della problematica del mondo del lavoro.

Il trasferimento nella Sede nón mi portò un immediato beneficio professionale, mi affidarono lavori 'generici e solo ultimamente mi hanno affidato un lavoro più qualificato.

In fabbrica non mi sento pienamente realizzata: come donna ogni gior no vivo la frustrazione della emarginazione rispetto agli uomini. Nel mondo del lavoro la donna ha una vi ta molto chiusa, non va oltre la ca tegoria che per contratto devono as segnarle se per caso ha studiato. L'azienda non dà la possibilità al la donna di professionalizzarsi come invece fa con gli uomini: lo fa soltanto se rispecchia tipi partico lari: non deve essere sposata, non avere figli, deve avere tutto il tem po dibponibile per il lavoro. Deve in un certo senso mascolinizzarsi.

I rapporti con i miei superiori sono abbastanza formali, mentre con i col leghi affronto i problemi della vita più da vicino. Il mio lavoro''mi stan ca molto perché ho la possibilità di coordinarlo come meglio credo. Ho diversi interessi che superano il lavoro e la scuola, quindi ho poco tempo da dedicare alla casa. D'accor do con mio marito al sabato ci dividiamo i compiti e sbrighiamo le faccende domestiche. Mi piace la casa pulita, non ritengo necessario però che sia uno specchio. Ho poco tempo libero e se mi avanza lo impiego leg gendo, andando al cinema e a teatro.

Con tutti i miei impegni sento l'esi-4 genza di collettivizzare i lavori do mestici: una lavanderia, una stireria comune mi potrebbero venire incontro.

Penso che la donna debba svolgere nel la società lo stesso ruolo dell'udfmo. Io affronto questo aspetto anche attraverso l'impegno in un gruppo femori nile. In questo periodo a Senago, do ve io abito, stiamo lavorando sull'apertura e.il funzionamento di un consultorio. L'incontro con le altre

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donne mi ha aiutata a risolvere con tranquillità alcune situazioni difficili. Siamo circa 25 con la stessa condizione familiare, più o meno della medesima età e quindi con gli stessi problemi. Attualmente stiamo cercando di met tersi in contatto con le altre don ne del quartiere (casalinghe, operaie). Ultimamente ci siamo collegate alle donne del coordinamento di Limbiate. Ora siamo molte e la nostra azione è divenuta più incisiva. Ritengo positiva la mia esperienza. Le strutture sociali sul territorio sono insufficienti, ci scontriamo ogni giorno con la mancanza di asi limp_dp, scuole a tempo pieno, con-

cultori, servizi domiciliari per anziani ecc. La donna ha il diritto di lavorare e quindi i servizi socia li sono vitali.

In fabbrica ho apprezzato molto la giornata di lotta che stata fatta spontaneamente prima al Reparto Mal.lory, poi in tutta la fabbrica per lo spostamento dit una operaia. Ho fatto il confronto fra la Solidarie tà e l'unione delle donne operaie e quella fra le donne impiegate. Quando le mie colleghe impiegate tornano dalla maternità e non trovano il loro posto di lavoro nessuno di noi prote sta unitariamente.

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Una lavoratrice dell'Ufficio Personale racconta:

Non ho avuto grosse difficoltà ad inserirmi nelllambiente di lavoro anche perchè ho accettato quello che ho trovato. Ho avuto la neces sità di lavorare. Ho incontrato difficoltà nell'inserirmi fra le persone, non tanto come donna, quanto come individuo.

Non posso certo dire di sentirmi realizzata alla Metalli Preziosi, nè credo che molte persone possa no esserlo, tanto meno le donne.

Nelle mie prime esperienze, in luoghi di lavoro più piccoli, suol gevo più o meno il lavoro di ades so, trovavo però tiaZincontìo più amichevole con i colleghi.

Ho la sensazione che, al di là dei privilegi che qualcuno nell'ufficio possa avere, le donne del mio gruppo nel complesso siano amariginate. Mi sono sempre domandata perchè proprio alle donne venga assegnato questo tipo di lavoro. Secondo il mio parere non esistono lavori per maschi e lavori per femmine, ma dovrebbe esistere pari tà nelle divisioni dei compiti e dei ruoli. Non sono sicura del pen siero delle mie colleghe in merito, io porto la mia esperienza.

I rapporti con le mie compagne di lavoro rimangono a livelli superfi cicli. Si è formata la mentalità che ha etichettato le persone per Un certo tipo d'individuo. Anche a cessanta anni, sdentata, io sarò Per loro sempre la ragazzina dell'Ufficio, alla quale dare poco pe

Il lavoro non mi stanca fisicamente,

ma mi frustra psicologicamente: esco alla sera molto annoiata.

Durante la mia gestazione, alla M.P. entrò in funzione il I* Centro Meccanografico. Si presentò per me l'occasione di imparare un nuovo lavoro, in previsione della mia maternità invece venni esclusa da questo incarico.

Il ritorno in azienda non fu certo felice: ritrovai fisicamente la mia scrivania, non certo le mie mansioni. Ora sto peggio di prima.

Anche il tipo di studio che ho fatto non mi ha interessata: è stata una scelta obbligata. Mi sono rifatta a livello autodidattico (leggo moltissimo) e ho seguito insegnamenti differenti. La cultura è molto importante, la donna si eleva socialmente.

GUAI SE RITARDASSIMO IN QUESTO CAMPO!!

E' molto faticoso lavorare e tenere in ordine una casa e curare una bambina pestifera. Mio marito mi aiuta molto sia nelle faccende domestiche, sia nell'educazione di mia figlia. Se non fosse così probabilmente farei delle lunghe litigate. Ho diritto anch'io a momenti alternativi alla vita di casa.

Durante il giorno la mia bambina sta con i miei genitori e la sera ha diritto a tutte le mie attenzioni. Riten go più importante l'aspetto qualitativo piuttosto che quantitativo delle ore da pa osare con lei. Se stessi tutto il giorno a casa forse sarei me no amica della mia bambina. Il lavoro, anche se mi dà poco, è indispensabile. Ho almeno il modo di evadere dal mena, ge familiare. IL LAVORO E' PER ME INSERIMENTO DELLE DONNE NEL SOCIALE.

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Non ho molto tempo libero e quello che avanzo lo spendo per i miei hobby. Mi piacerebbe entrare nel so ciale, non nel politico, però per alcuni motivi adesso mi è impossibi le. Sono convinta che la donna comun que debba partecipare alla vita deiPaese.

A Milano scarseggiano i servizi so-

ciali e spesso sono lontani dalla zona in cui si abita; questo fatto aumenta le difficoltà delle donne che avrebbero neééesitàtdi consultori, asili nido, scuole materne ecc. Nella fabbrica le lotte che mi hanno colpita sono state quella per la salute e quella per la qualificazio ne professionale. A mio avviso quest'ultima è ferma, va senza ombra di dubbio spinta in avanti.

Alcune lavoratrici dell'Amministrazione dicono:

Avrei voluto intraprendere gli studi per diventare maestra d'asilo, ma le precarie condizioni economiche del la mia famiglia me lo impedirono. mio primo contatto con il mondo del lavoro è stato negativo. Per cercare occupazione ho dovuto fare Pahderno-Milano a piedi bussando a tutte le porte. In quel periodo c'era poco lavoro.

Da un'azienda farmaceutica, dove iro vai il primo impiego, venni messa al la porta dopo un mese perchè ero intossicata. Mi accusarono di non avere voglia di lavorare.

La seconda esperienza, per fortuna, fu più felice. Lavorai per sette anni in un'azienda di impianti elettrici e dopo la nascita del mio primo figlio ritenni opportuno cercare un po sto vicino a casa.

Da qui il mio ingresso alla M.Mon posso giudicare nè positivo nè negativo il mio rapporto di lavoro. Nel considerare queste cose va tenuto pro sente il parametro con cui si misura l'importanza di un lavoro: io ho mesi-

so ad uno scalino più basso la mia occupazione rispetto ad altre cose, ad esempio la mia famiglia; forse se avessi urgenza di ricevere il mio stipendio per mandare avanti un nucleo familiare non ragionerei in questo modo. Secondo il mio pare re, le danne negli ambienti di lavoro mano state accantonate, come del reato nella società in generale. I motivi sono diversi: i permessi, la maternità, gli impegni familiari ecc. In genere, le donne nubili credo possano fare più strada, per chè dal punto di vista dell'utili: tà rendono di più alle aziende non avendo grandi impegni.

Con i ~i colleghi ho un buon rapporto d'amicizia, il mio carattere aperto me lo ha permesso, altrettanto non posso dire di poter avere rapporti simili con i superiori. Alle volte, per ragioni di canriera,si è portati a mantenere le dovute distanze da ambo le parti.

Non compre il mio lavoro ai pesa

ed alla sera sono aiutata da Mia madre, i miei figli inol— tre frequentano la scuola a tempo pieno. Nonostante questo, il mio carico familiare si scon e. tra con la mia presenza in fab— brica. Cerco di dedicare più che posso alla mia famiglia, chiedendo anche dei permessi non retribuiti per interessarmi dei problemi dei miei figli. Alle volte mi pongo la domanda se sia giusto per me continuare a lavorare: l'educazione dei miei figli è per me essenziale- è_ Più importante del lavoro. Qu2 sto naturalmente nel mio caso.

Con mio marito ho sempre diviso questo compito, anche se i suoi impegni politici mi hanno creato in un certo periodo ùna piccola crisi.

Facendo dei salti mortali, mi ri Mane del tempo libero e lo occu— po quasi esclusivamente per la scuola. Sono infatti inserita ne gli organismi scolastici. Con i decreti delegati ho visto l'enor me quantità di problemi che devo /10 essere risolti in questo setto re. Il mio ruolo di donna, di ma— dre, di lavoratrice responsabile mi hanno spinta a questa scelta. 11 0n nego che alle volte ho la tentazione di gettarmi a capofit to in queste cose e di lasdare il laVoro per dedicarmi esclusi Immente ad esse.

/ docenti sono felicissimi quan— do i genitori li aiutano. Sento— rio molto la mancanza di un rappor to scuola—famiglia.

'quest'ultimo è uno degli altri moti vi che mi stimolano a continuare ed eventualmente a pensare ad una rinun— cia del mio posto in azienda. Come donna mi sento realizzata nel so— ciale, non credo lo sauei nel politico.

Non ci sono molti servizi sociali nel territorio e questo fatto credo incida molto negativamente nella nostra condi— zione generale.

Ho apprezzato molto la lotta nel terri— torio per la salute, quella per la leg— ge sulla maternità e quella per la salu— te in fabbrica. La rivalutazione del la varo femminile E', DAL MIO PUNTO DI VI— STA, ESSENZIALE PER UN MIGLIOR RAPPORTO DI GIUSTIZIA SOCIALE; sono perì) titu— bante nel considerare tutti i lavori adat ti ad uomini e a donne: ritendo che la donna abbia caratteristiche fisiologi— che diverse che la pongono su un piano sì di parità, ma non sempre collocata su tipi di lavoro dello stesso genere. In sostanza, riconosco tipi di lavoro adatti unicamente ad uomini, soprat— tutto lavori pesanti, e lavori adatti alle donne. Con questo non voglio dire che alle donne siano assegnati i più noiosi e dequalificati.

E.

Ho iniziato a lavorare che ero an cora una bambina ed allora ho avu to difficoltà non indifferenti. Per ragioni familiari ho dovuto accettare lavori pesanti, poi ho trovato un lavoro più attinente ai miei interessi. Non credo di essere pienamente soddisfatta, però con la maturità credo di aver migliorato la mia condizio ne. Ora sono più esperta e meno timorosa.

Credo che alla Metalli Preziosi le donne siano accantonate nelle assegnazioni dei ruoli e delle mansioni. Secondo me ci sono don ne che potrebbero avere molto più peso, che meriterebbero livelli più alti. Sarebbero, del resto, più spronate a lavorare con interesse e magari a fare con meno fatica dei sacrifici. Non sempre vado d'amore e d'ac cordo con colleghi e superiori: l'ambiente, nel complesso, qual che volta non è favorevole a cor diali rapporti. Si dice alle volte che la continua presenza in fabbrica promuove socialmente: io credo che ben altri siano i motivi che creano discriminazioni tra persone e sessi.

Avrei voluto continuare gli studi, però grosse difficoltà familiari me lo hanno impedito. Ora sono sposata, ho quindi una casa ed inoltre sono pendolare. Alla sera sono molto stanca e non sempre mio marito mi aiuta: è studente-lavoratore.

Ho poco tempo libero, quando mi avanza mi piace viaggiare, andare a teatro, al cinema e leggere libri.

Ritengo positivo l'avanzamento nel campo politico della donna, così nel sociale. Io non ho mai fatto politica, però da ragazza portavo assistenza ai bambini handicappati. Ora, con la casa, non ho più tempo.

Sono rimasta toccata dalle lotte sul la salute in fabbrica. Seguo programmi televisivi che mi descrivono grossi problemi ambientali delle fabbriche. Anche la nostra ha problemi di questo tipo. Credo che la medicina preventiva sia ben indirizzata a proteggere la gente.

Ho iniziato a lavorare come com messa impiegata e dovevo tenere pulito anche il negozio. Non mi sentivo realizzata in quel lavoro, anche se devo ammettere che sul piano fisico non avevo

enormi difficoltà.Ho trovato poi lavoro alla M.P. Inizialmente ho avuto anche qui dei problemi: abituata a rimanere sola, l'incontro con tan te persone mi metteva in imbarazzo. Piano piano mi sono poi

_o_o_ o
O O

inserita.

La mia esperienza mi dice che non c'è uguaglianza nell'assegnare i compiti e le mansioni tra uomini e donne. Nel mio ufficio, ad esempio, il lavoro più pesante di trascrizio ne a macchina dei dati contabili viene svolta da noi donne. Trovo in vece giusto che anche i miei colleghi uomini dividano queste fatiche.

Tutto sommato ho rapporti cordiali con i miei colleghi, mentre quelli con i superiori sono piuttosto fred di: non esiste, a mio avviso, quella comunicabilità che dovrebbe invece esserci.

Per questioni di salute ho supera1 to solo la scolarità dell'obbligo, anche se avrei tanto desiderato continuare gli studi.

La mia giornata di lavoro mi stan-

ca molto. Ho già detto prima che trovo piuttosto pesante il lavoro a macchina. La sera inoltre ho anche una casa da tenere pulita ed una bam bina da curare. Per fortuna, mio mari to divide con me l'educazione della bambina ed i lavori domestici.

Non ho tanto tempo libero e quando mi capita d'averlo lo dedico a mia figlia. Ritengo inoltre che su noi donne, a livello territoriale, grava la mancan za di strutture: scarseggiano, a mio avviso, gli asili nido. Ipotizzerei asili nido legati alle fabbriche: le mamme potrebbero ogni tanto vedere i propri figli. Io credo che più tempo libero ci darebbe più spazio per entrare nelle attività sociali e politiche del Paese. Forse lavorando me no si potrebbe distribuire meglio gli. impegni.

Come donna e lavoratrice partecipo con interesse alle lotte nella fabbrica e nel quartiere. Sono stata colpita dalla lotta del '71 contro i licenzia menti. Allora mi dovevo sposare e la perdita del posto di lavoro mi spaven tava. La legge sulla maternità credo abbia dato qualcosa alla nostra causa.

AI;' :Indomani della liberazione dalla sebicmitù fascista, così si espresse un importante uomo politico ricordando l'impegno delle donne nella Resistenza:

"ESSE CI HANNO DATO LA CERTEZZA DELLA

VITTORIA DELLA CAUSA FEMMI ILE, PERCHE' HANNO FORNITO AL NAZIONE INTIERA LA PROVA CHE LA D A

ITALIANA E' CAPACE DI Dt.R NELLE PRIME FILE IL SUO CONTRIBU TO ALLA NUOVA STORIA D'ITALIA

CIO• CHE ESSE HANNO FATTO, E SOPRATTUTTO IL GRANDE NUMERO

DI QUESTE COMBATTENTI E! COSA

COSI' NUOVA CHE PERFINO SORPRENDE, QUANDO L'kuultGIA NUOVA DELLE DONNE

ENTRA CON COSI' GRANDE IMPETO NELLA

VITA DI UN POPOLO, VUOL DIRE

CHE PER QUESTO POPOLO , E' VERAMENTE SPUNTATA L'AURORA DI UN GRANDE RINNOVAMENTO."

Disegno di Renato Guttuso

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