BUONE FESTE!
Dopo gli auguri di prammatica vorremmo fare alcune considerazioni per dare ai nostro Natale un significato vero e profondo al di fuori di quella atmosfera che ha fatto di questa festa un autentico festival del consumismo.
Vorremmo dare uno sguardo attorno per inquadrare l'ambiente nel quale viviamo e il tipo di società nella quale operiamo.
La prima cosa evidente è che siamo in una società basata sulla legge del profitto, in una società quindi dove non si produce quello che veramente abbisogna all'uomo, ma solo quello che fa guadagnare i padroni.
Una società nella quale si cerca di organizzare tutto per avere il massimo utile ed allargare e collegare sempre più l'industria per ottenere quell'organizzrzione monopolistica che permette e favorisce sempre più il concentramento del potere in mano di pochi.
Ecco quindi che le decisioni di investimento dei capitali non vengono prese guardando i bisogni reali dell'uomo ma solo per il sempre maggiore profitto di pochi privilegiati.
Questo allargarsi del grande capitale monopolistico è fatto sulla pelle dei lavoratori mediante un sempre loro maggiore sfruttamento. Noi combattiamo questo sfruttamento in fabbrica con tutte le nostre forze ma, purtroppo, non altrettanto tenacemente contrastiamo le scelte e gli indirizzi che questa società ci impone.
Infatti se noi nella fabbrica contrastiamo la mentalità e la organizzazione capitalistica del lavoro
al di fuori di essa con il notro modo di vivere. di giudicare, di scegliere, diamo la linfa vitale necessaria a questo tipo di società per alimentarsi e sostenersi.
Perchè è accettando e magari approvando un certo tipo di scuola classista e discrirninatrice, è subendo un certo tipo di politica accomodante e anti-riformatrice, perchè è non facendo nessun sforzo per capire che la disuguaglianza tra uomo e uomo è il piedistallo su cui si basa la società dei consumi, che noi sosteniamo quel tipo di organizzazione sociale che in fabbrica ci costringe a produrre con ritmi di lavoro sempre più alienanti non quello di cui abbiamo veramente bisogno ma quello che serve a dilatare sempre più i redditi di chi ci comanda.
Ma il fatto grave è che questa società tramite un certo tipo di pubblicità « scemizzante » riesce a convincerci ad acquistare tante cose inutili e non necessarie facendole sembrare indispensabili.
Ridotto in fabrica a « produttore schiavo » all'uomo dí oggi non resta altro che rifarsi del servilismo di tutta la giornata con delle ore di « consumo », diventando così facile preda di qualsiasi pubblicità o moda.
E' per avere una automobile sempre più bella, il frigor, la lavastoviglie, il battitappeto, è per lavarsi col bagnoschiuma, è per farsi la barba con la lametta al platino, è per profumarsi all'essenza di muschio che fa denli uomini tanti « Tarzan », è per fare del nostro figlio un Plasmoniano. è per restare giovani con la
Fiuggi o per non rompere le amicizie con traspirodor che diventiamo, magari senza accorgercene, oltre che schiavi produttori anche schiavi consumatori.
Perchè è accettando certi ideali di vita o certi valori fasulli ad arte reclamizzati che alimentiamo e sosteniamo una organizzazione sociale che ci fa vivere in continua tensione con ritmi sempre più accellerati di lavoro e conse(;juenti rischi fisici e malattie professionali.
Un tipo di società che tende ad ostacolare ogni nostro intendimento di organizzarci sindacalmente e • politicamente, che ci impone lo eterno assillo della quadratura della busta paga, il terrore di un figlio dopo il primo o il secondo, il pensiero dell'affitto astronomico, delle medicine costosissime e delle visite fuori mutua.
CONTINUA IN 2.
SOMMARIO:
BUONE FESTE!
QUALIFICHE RISULTATI
E PROSPETTIVE
NON BASTA SCIOPERARE
NOTIZIARIO
MFNTALITA' DA CORREGGERE
POESIOLA
IL MONUMENTO
CRONACA C.D.F.
CRAL = IMMOBILISMO
FLASH SU V.B.
dicembre 197
Giornalino unitario a cura de I CONSIGLIO DI FABBRICA C.G. S.
DALLA PRIMA
Una società dove il disagio dei trasporti è perennemente ignorato e che ci costringe ad abitare in luoghi inquinati e superaffollati perchè !a sistemazione delle città è fatta attraverso il potere delle grandi società che speculano sui terreni e sulle case organizzando una città che disumanizza, che spinge all'isolamento e alla violenza.
Un modo di vivere che ci rende nevrastenici, che attraverso la pubblicità assillante e la creazione di continui futili stimoli ci rande incontentabili, una società che ci impone di far carriera, che cí fa chiudere gli occhi sulle necessità altrui, che ci spinge a ruffianarci,
a prostituirci a tradire ideali, amici e colleghi perchè la corsa al consumismo non ti lascia mai senza cambiali...
Ecco quindi che ci si trova a vivere per produrre, alla eterna e affannosa rincorsa di cose sempre più inutili e sempre più... indispensabili.
Ecco quindi il sorgere di una etica di vita fasulla, dove chi agisce e pensa per una società diversa è un idealista, un visionario, un estremista, una testa calda, uno strumentalizzato: dove il divertimento sguaiato, il tifo sportivo, la esasperazione sessuale sono l'antico « panem et circenses « dei romani, lo zuccherino con il quale si fa ingoiare alle masse ogni tipo di intruglio.
Dalla disamina della società nella quale viviamo deve sorgere in noi un fervore innovativo e l'impegno di affermare i veri ideali e valori esistenziali con il nostro comportamento, con le nostre azioni e con le nostre scelte. Se veramente vogliamo cambiare questa società così disumana e se veramente vogliamo essere coerenti con i nostri ideali facciamo anche che il nostro Natale non respiri l'aria inquinata degli allettamenti, o dei bagliori e delle esteriorità, ma sia un Natale di impegno, di scelta tra vero e fasullo, tra necessario e futile: in sintesi una scelta coerente col nostro impegno dí lavoratori per contribuire sempre più al sorgere di una società a misura dell'uomo.
Qualifiche: risultati e prospettive
I risultati conseguiti nella trattativa semestrale per i passaggi di categoria a 2 anni del rinnovo chtrattuale e alla vigilia del nuqvo contratto ci permettono di trarre delle considerazioni che devono significare un impegno ulteriore di lotta per modificare le strutture organizzative e produttive della nostra Azienda.
Il rinnovamento tecnologico anche se parziale, la ripresa produttiva che erano seguiti alla congiuntura sfavorevole degli anni 63-64 avevano determinato delle situazioni anomale ed anacronistiche in tutte le aziende — e in modo particolare nelle nostra che si è ristrutturata fidando esclusivamente
sullo sfruttamento delle categorie inferiori.
Le conquiste del CCNL si dimostravano insufficienti a soddisfare le esigenze „ei lavoratori, i quali attraverso la contrattazione articolata riuscivano a trovare una situazione di equilibrio che permettesse il rilancio della azione rivendicativa verso l'INQUADRAMENTO UNICO.
Tale risultato che possiamo ben definire il coronamento della azione rivendicativa per la sistemazione dell'inquadramento professionale nasce dalla constatazione che essendo gli attuali parametri ampiamente superati abbiamo resi-
genza di crearne dei nuovi che abbiano come base delle considerazioni più oggettive e meno soggettive (reali capacità, possibilità dí impiego, effettiva conoscenza titolo di studio) valori che sosteniamo noi si devono sommare non escludere vicendevolmente.
ESEMPIO PARAMETRALE
I parametri vengono calcolati facendo base 100 la 5' categoria operai la quale moltiplicata per il numero delle ore mensili 208 determina la retribuzione mensile dei lavoratori le cui categorie successive avranno diritto ad un salario percentualmente superiore a questa categoria.
Operaio 2' categoria parametro CCNL 116 349,55 5" Categ. 208 ore mensili 116 parametro 2' Cat. paga mensile PARAMETRI C.G.S. (minimo CCNL - superminimo) IMPIEGATI CATEGORIA SPECIALE OPERAI 1' Super 230,5 (230,5) 1' Categ. 230 (227,3) 2' Categ. 190 (174 ) 1' Categ. 178 (173) 3' Categ. 150 (134,1) 2' Categ. 140 (133) 1" Super 146 .) (132 Categ. 135 (127,5) Categ. 120 (116 ) N.B. í valori fra ( ) sono quelli dei CCNL.
Partendo dai valori sopra esposti possiamo quindi dire che considerando il 30 Elemento, il guadagno di cottimo che fra un anno quando andremo ad effettuarne il ripropor-
zionamento sulle 40 ore non sarà più per nessun motivo incentivante possiamo ben dire che la nostra prospettiva è pienamente realizzabile e fattibile si tratta ora di dar-
ne un inquadramento conseguente e dal punto di vista giuridico e dal punto di vista economico (ferie, scatti, passaggi da salario a stipendio, ecc...).
Anche nelle agitazioni di ottobre, atte a contrastare l'intendimento della azianda di vanificare le nostre conquiste, e di svilire la rappresentatività del C.d.F., si è evidenziato il fenomeno, purtroppo abituale di una scarsa volontà dei lavoratori a prendere parte attiva &la lota al di là della Semplice astensione dal lavoro.
Non sapremmo dire se la causa sia da identificare in una certa forma di pudore, nel timore dì esporsi o in una prevenzione verso certe forme di lotta; fatto stà che coloro che scendevano in cortile, che giravano negli uffici, che gridavano per far sentire la loro presenza e la loro volontà erano una esigua minoranza.
L'importante è scioperare, naturalmente, ma non si deve trascurare la necessità di far capire alla azienda il nostro interessamento, la nostra premura, la nostra decisione.
Ecco quindi l'importanza di uscire dai reparti, di farsi vedere, di
contarsi, di agire assieme a contatto uno dell'altro onde rompere ogni corporativismo, ogni settorialismo e così sentirci più forti e farci sentire più forti sovrapponendo ai timori, ai dubbi e alle titubanze del singolo la forza risoluta che solo un gruppo unito e compatta sa infondere, sviluppare ed esprimere.
Uscire dal proprio reparto. scendere in cortile, significa anche isàlare i crumiri, far cadere ogni possibilità di equivoco, smascherare ogni forma di compromesso, significa interessamento maggiore alla lotta, ed ai suoi sviluppi, significa appoggio completo, reale tangibile a coloro che ci rappresentano perchè è così che si crea quel clima di tensione che senza trascendere i limiti del buon senso e del civismo, fa toccare con mano alla azienda la nostra convinzione e la nostra risolutezza.
Noi vorremmo far capire l'importanza di vivere compiutamente la lotta, alimentandola personal-
mente in un modo qualsiasi ma comunque, ognuno nel limite delle sue capacità e possibilità.
Chi gridando, chi stimolando gli altri, chi con la sola presenza fisica bastevole comunque anche essa ad infondere fiducia, a farci sentire di più.
Per finire, un invito ai giovani, a questi giovani del nostro tempo così aperti, così sensibili, così avversi per natura ad ogni sopruso: manifestate con noi, venite con noi a portare la vostra esuberanza, il vostro entusiasmo, la vostra carica e la vostra fiducia; seguiteci nelle nostre iniziative che possono si, a volte, cadere nel cattivo gusto o in un gratuito e facile folklorismo ma che comunque hanno un loro riflesso a volte anche determinante nella conduzione delle lotte e nello svilupparsi delle trattative.
Saremmo così sempre più numerosi e decisi a sottolineare la urgenza delle nostre richieste, la giustezza dei nostri obiettivi, la volontà di raggiungerli.
in ne ro re
aia re ale ;li le di ain ondi o. ba;tdí olo u1 Aprile 1970 1 Ottobre 1970 1 Aprile 1971 1 Ottobre 1971 Operai Impiegati Operai Impiegati Operai Impiegati Operai Impiegati Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne 33 — 57 — — 101 — 139 — 254 — 53 2 271 — 53 2 267 9 54 2 298 8 57 2 298 15 106 9 262 23 99 11 237 50 111 13 186 125 115 14 129 194 40 51 140 285 45 94 83 232 42 92 33 156 45 98 7 94 2 43 — — 1 2 9 2 — 17 4 — — — — — — — — — 25 10 — — 25 10 — — — — — — — — — 5 2 — 1 — 721 303 201 105 730 308 198 109 727 305 207 107 699 i 303 217 114 C.S. 1. C.S. 1 C.S. 1 15 C.S. 1 ' 3 215 215 , 2 — 2 2 )ccupati: Op. C.S.-Imp. Occupati: Op. C.S.-lmp. Occupati: Op. C.S.-Imp. Occupati: Op. C.S.-Imp. 1024 15 + 360 1038 15 + 307 1032 15 + 314 1002 15 + 331 Totale: 1345 Totale: 1360 Totale: 1361 Totale: 1348 Non basta scioperare `areruei 'io re-
POESIOLA
Insegnan che il prossimo deve essere amato ma a me basta non essere odiato dicon che bisogna fare del bene a qualcuno me a me basta non far del male a nessuno Ché Io vivo in una società cercan di farmi capire cUdelirldomi che anche per gli altri bisogna agire mi dicon che faccio parte di una classe che devo lottare per l'avanzata delle masse ma per me tutto questo non ha significato io stò bene così e voglio vivere sereno e spensierato però... forse per questo, i miei compagni non mi parlano spesso la domenica, a messa, prego solo per me stesso...
IL MONUMENTO
Crediamo che poche siano le aziende che possano permettersi il lusso di esibire all'interno del proprio perimetro un monumento.
Noi, saremo una ditta arretrata dal lato tecnologico, avremo delle strutture vecchie e cadenti, ma il nostro monumento l'abbiamo e pure bello.
Oddio, non è nemmeno equestre, non raffigura eroici cavalieri non ricorda antichi splendori ma, nel suo insieme, è suggestivo e, nel contesto delle fredde strutture di un complesso industriale, ha perfino una sua funzione decorativa.
Si perchè il nostro monumento non è una statua di volgare marmo di Carrara ma è un uomo in carne ed ossa eppure ben vestito.
Gli occhi acquosi e cerulei da bambinone posti su un viso pacioso, il tronco massiccio e l'eleganza del gesto fanno si che questa nostra « opera d'arte » sia assai gradevole alla vista.
Però utimamente ci è giunta una notizia che ci ha stupiti e che ci ha gettati nel più nero sconforto.
Ci hanno detto che il « signore » in questione che così gentilmente si prestava a fare il monumento per la gioia dei piccioni e a momento perenne dei caduti sul lavoro, non era stato assunto per tale bisogno ma bensì per LAVORARE con la funzione di capo ser-
vizi interni.
Non bastasse questo, ci hanno detto che si muove e persino parla.
Anche questo non sarebbe grave se non e,„isse e parlasse quasi sempre a sproposito.
Pare infatti che si sia messo a manovrare alle nostre spalle cercando di minare la nostra unità salvo poi far marcia indietro rifiutando di assumersi le proprie responsabilità.
Cì dicono infine che le sue azio-
ni ambigue, le sue moine tese ad adescare gli ingenui e le sue sortite mal sorrette da una intelligenza da plantigrado hanno stancato tutti.
Noi, come al solito, vorremmo dare un suggerimento: smetta di parlare e di muoversi, se ne torni tranquillo sul suo piedistallo e se non stà comodo si compri pure un cavallo, ma a dondolo, così potrà divertirsi e far ridere i gruppi di bambini che, certamente, verranno festanti a vederlo.
Notiziario
A partire dal giorno 1-1-72, verrà distribuito a tutte le maestranze una doppia tuta o vestaglia.
Dal giorno 1-1-72, l'orario di lavoro viene ridotto di 1 ora alla settimana. Di conseguenza l'orario sarà così ripartito: lunedì-martedìmercoledì uscita alle ore 17,30, giovedì-venerdì uscita alle ore 17,00. Per gli impiegati l'orario sarà il seguente: lunedì-martedì uscita alle ore 17,30, mercoledìgiovedì-venerdì uscita alle ore 17,00. Anche la percentuale di riduzione orario (R.0.) viene aumentata da 12,50 a 15,50.
A partire dal 1-1-72, il trattamento finanziario per gli operai che si assentano per malattia viene
portato al 100% della paga globale, in modo che esso viene a trovarsi parificato a quello degli impiegati.
In base all'accordo sui « ponti », tra il C.d.F. e l'azienda per i soli impiegati la giornata del 24-12-71 verrà retribuita con la festività del 26-12-71 (S. Stefano).
Cifre dell'esame colpocitologico:
persone che hanno rinunciato 81 persone assenti 66 persone che avevano già fatto il test 65
persone esaminate in azienda 220
IMPORTANTE!
FISSATE AL CONGRESSO DI FIRENZE LE TAPPE DELL'UNITA' SINDACALE:
A PARTIRE DAL 1972 TESSERAMENTO UNITARIO
SCIOGLIMENTO, ENTRO SETTEMBRE 1972, DELLE TRE CAMERE CONFEDERALI
ENTRO FEBBRAIO 1973 COSTITUENTE NUOVO SINDACATO UNITARIO.
Mentalità da correggere
L'altro giorno, mentre lavoravo in reparto, ho assistito ad una scena che mi ha profondamente toccato.
Quello che ho visto ha fatto sorgere in me un sentimento frammisto di ammirazione e di pietà.
Si trattava di un impiegato, uno di quelli nuovi, che si muoveva trascinando penosamente e pateticamente una gamba certamente ferita nel giorno antecedente di festa.
II fatto è che l'impiegato in menzione veniva da un ufficio abbastanza lontano ed il tragitto doveva essere stato per lui un autentico calvario durato un'eternità (probabilmente non era un lavoro urgente).
Ora, osservando la stoicità di quella persona che nulla faceva trasparire dalla sua sofferenza interiore sono stato portato a fare delle considerazioni sul perchè quell'impiegato fosse venuto al lavoro in quelle condizioni.
Non certo per bisogno economico visto che gli impiegati percepiscono integralmente lo stipendio ìn caso di malattia, e allora?
Ecco che pensando alle cause di siffatto comportamento è nata
dentro di me una risposta che invano ho tentato di ricacciare dicendomi che era frutto della mia mentalità operaia, classista e quindi prevenuta, ma che poi ho accettato perchè era l'unica risposta logica al comportamento in questione.
Molti impiegati, preciso molti e non tutti, probabilmente hanno dentro di se quel complesso di inutilità che nasce dalla falsa consapevoleza di essere delle unità non direttamente produttive del complesso aziendale, di essere pesi morti (spese generali) e questa autoconsiderazione li porta nella posiziona di chi deve tutto al padrone e di essere quindi una persona senza diritti ma col solo inderogabile dovere di essere riconoscente ad ogni costo verso chi, magnanimo, da a lui uno stipendio.
Ora la mia considerazione non vuole essere lesiva di un individuo perchè il caso personale in questione va inteso solo come pretesto per focalizzare una certa mentalità assai diffusa che concorre, assieme ad altre, a rendere difficile l'unità dei lavoratori contro un sistema che con il ricatto
del salario sfrutta il lavoratore e in casi come questi lo porta addirittura a prostituirsi facendogli vendere al padrone non solo le proprie energie ma anche la propria personalità e dignità.
Noi dobbiamo capire che le nostre lotte rivendicative saranno perennemente vanificate se non sapremo liberarci da certe schiavitù psicologiche che ci impediscono di essere più uomini nel nostro lavoro.
Certe remore e certi stati d'inferiorità devono sparire a meno di diventare interessatamente dei succubi padronali come certi pezzi Grossi che zittiscono la propria coscienza sotto il peso di congrui guadagni.
La spessa corazza del profitto li rende immuni da qualsiasi rimorso e impedisce loro di capire che il credere in questo sistema di « iniziativa » (libera solo per chi è più potente degli altri) sia un accettare che le persone siano Prese dentro una logica che li riduce ad essere considerati non per quello che sono ma per ciò che sanno produrre o far produrre impedendo loro di manifestarsi interamente.
I
d -
o ii ii sì pr-
7-10-71 giovedì — C.D.F. discussi cottimo, nocività, chiusura portineria, qualifiche, attivo unitario, busta di luglio.
8-10-71 venerdì — Assemblea retribuita: comunicazione modalità esame citologico. Discussi busta di luglio, plafonamento cottimo ambiente nocivo, chiusura portineria e qualifiche. Dato mandato all'esecutivo per un colloquio con la direzione sui problemi sopra accennati.
C.D.F. relazione sul colloquio avuto con l'azienda, risposte nega-
tive: si decide il programma di lotta.
12-10-71 martedì — C.D.F. sí evidenzia la non volontà di trattare da parte della ditta.
15-10-71 venerdì — C.D.F. discussione comunicato aziendale e decisione di intensificare la lotta. Si dà mandato alle O.O.S.S. quali firmatarie dell'accordo di incontrarsi con la direzione.
19-10-71 martedì — Assemblea si fa il punto sulla situazione deci-
sione di incentivare la lotta.
22-10-71 venerdì — C.D.F. fuori fabbrica valutazioni contingenti. Ribadita la volontà di portare avanti la lotta.
25-10-71 lunedì — C.D.F. si comunica che l'azienda davanti alla nostra presa di posizione addiviene ad un accordo.
10-11-71 mercoledì — C.D.F. relazione sulla trattativa qualifiche e comunicazioni varie.
CRAL =IMMOBILISMO
Non ci consta di conoscere ente od istituzione interna più immobiJista e conservatrice del nostro C.R.A.L.
Ha avuto un consiglio in carica che è durato, non si sà bene, quanti anni, quasi a furor di popolo si son volute nuove elezioni e finalmente tra mille difficoltà ed ostacoli si sono effettuate circa un anno fa.
E' stato eletto un nuovo consiglio con gente nuova, fresca, giovane, con tanti bei progetti in mente. Da loro, tutti si aspettavano molto, ed invece...
Ora noi qui non vogliamo criticare il comportamento del nuovo consiglio anzi, vorremmo più collegamento con esso per capire ed aiutare a capire come mai nonostante la buona volontà e l'impegno generoso e disinteressato da loro profuso perchè le cose cambiassero, i risultati avuti siano di così poco Conto e a volte persino avvilenti.
Di chi lacolpa?
Noi abbiamo una teoria nostra e vorremmo, addentrandoci nell'ana-
lisi più approfondita del problema, esporla e farla di tutti i nostri lettori.
Pensiamo, in primo luogo, che non basta avere una maggioranza in seno al consiglio se poi questa in pratica si riduce solo ad essere una maggioranza numerica punto e basta; infatti, i regolamenti dei C.R.A.L., vecchi e stravecchi (risalgono al periodo fascista addirittura) prevedono troppi ed ampi poteri al presidente di questi ultimi.
Poteri dei quali il nostro presidente dimostra di farne uso largamente con il beneplacito della direzione.
Ci risulta, infatti, che sistematicamente vengono affossate tutte le nuove iniziative, financo quelle prese a maggioranza dal consiglio stesso; ora, ci si chiede, se tutto ciò alla luce anche dell'enorme progresso e compiuto dai lavoratori in fatto di autogestione non sia un assurdo.
La risposta non può essere che una, una sola; sì, tutto ciò è assurdo. Perciò urge un profondo e ra-
dicale mutamento delle cose, la prima delle quali è senz'altro quella di togliere i pieni poteri al presidente e darne di maggiori e più responsabili aì rappresentanti dei lavoratori i quali sono i soli che possono far muovere le cose nel senso che tutti si auspicano.
Quali siano le cose da cambiare e le iniziative da prendere non le vogliamo suggerire noi, abbiamo eletto un consiglio e ci fidiamo di esso. Siamo convinti che se potessero agire senza restrizioni saprebbero trovare da soli la strada giusta per uscire dall'immobilismo.
Terminando e tirando le conclusioni diremo che a questo argomento torneremo ancora, perchè se per ora ci può bastare la pubblica denuncia a tutti i lavoratori della situazione anomala in cui si trova il C.R.A.L., se le cose non cambieranno in un prossimo futuro, alle parole, e alle denunce sapremo anche fare e seguire prese di posizioni e fatti concreti.
CRONACHE
DEL C. d. F.
FLASH SU V. B. ( VON BRAUN )
Nel gruppo anziani e negli amaienti impiegatizi viene bisbigliato come « l'uomo dal berretto » mentre dai lavoratori viene indicato come Von Braun.
E' il capo reparto di undici lavoratori e due impiegati ed il suo reparto, per sua stessa definizione, è una grande famiglia (Puah!).
Proprio partendo da questa sua concezione « patriarcale » del lavoro, non riusciamo a comprendere come possa impudentemente fare il « finto tonto » eludendo permanentemente i problemi del suo reparto e le relative soluzioni, assumendo anzi atteggiamenti scostanti coi propri operai apostrofandoli con frasi tipo « tu sei una bestia » o tacciando di lazzaronite e facendo piangere una impiegata da ventiquattro anni nella nostra azienda e da tutti stimata, arrivando al punto di trattenerla anche fuori orario per dar incisività alle sue « romanzine ».
Ora noi vorremmo chiedere a questo «sposo novello» come possa conciliare la sua professata e sbandierata fede cristiana con l'atteggiamento da• aguzzino che tiene nell'espletamento del suo lavoro quotidiano.
Bisogna essere dei camaleonti Per avere il coraggio di pregare la
domenica il Cristo quando per tutta la settimana sí vessano i propri subalterni.
Come si può in coscienza dimenticare i soprusi, le malefatte, le angherie fatte al prossimo e la domenica vestirsi da agnellino?
Noi non sappiamo spiegarcelo però vorremmo invitare codesto « camerata » che già è stato richia-
mato ufficialmente di fronte al capo del personale, al capo settore e all'esecutivo per il suo comportamento senza tuttavia che il suo atteggiamento mutasse e diventasse più umano, che non siamo disposti a tollerare a lungo certe situazioni: insomma, il troppo storpia e a tirare troppo la corda, a volte, si può far venire addosso la campana.
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Si può fare molto e subito, per controllare' e bloccare i prezzi, anche senza attendere gli effetti benefici e duraturi che solo l'avvio di un diverso sviluppo economico fondato sulla politica delle riforme e dì programmazione democratica può provocare.
Le iniziative contro il carovita e per le riforme della rete di circolazione e di distribuzione delle merci devono essere ispirate a tre criteri di fondo:
i problemi devono essere affrontati nelle campagne per diminuire i costi e remunerare meglio il lavoro contadino; nella fase di intermediazione interna e internazionale, di trasformazione dei prodotti e della loro conservazione; nella fase finale al dettaglio e al servizio delle grandi masse consumatrici;
i protagonisti di questa battaglia devono essere i contadini, i consumatori, i commercianti, le cooperative di consumo;
tale azione deve coinvolgere ovviamente la responsabilità primaria dello Stato ma i protagonisti, per renderla decentrata e democratica, quindi efficace, ne devono essere gli Enti Locali, in particolare Regioni e Comuni.
Blocco dei prezzi pubblici quali: pane, latte, zucchero, medicinali tabacchi, benzina e delle tariffe pubbliche (acqua, gas, luce, poste, trasporti. telefono, ecc.) che sono fissati da organismi pubblici.
Controllo dei prezzi che vengono prefissati e imposti al dettagliante da parte delle grandi industrie: prodotti alimentari trasformati ( oasi a, conser ve, olio. prodotti lattiero caseari, alimentari per l'infanzia, insaccati sotto vuoto, caffè, ecc.) prodotti per l'igiene della persona e della casa (detersivi, saponi, ecc.) beni durevoli (ab bigliamento, elettrodomestici. radio TV, automobili).
Controllo sui prezzi fissati dal commercio all'ingrosso in particolare sulle carni, frutta e verdura, pollame, pesce. prezzo che si forma nei mercati all'ingrosso e contemporaneamente fissazione del valore aggiunto per il com mercio al dettaglio.
Modificare le aliquote dell'IVA (Imposte sul valore aggiunto i tino all'azzeramento per i prodotti fondamentali della alimentazione e di al cupi servizi essenziali s acqua. elettricità, gas. trasporti) e il rinvio della sua applicazione.
Formazione a livello di comitati di zona, di quartiere e nei Comuni, di Comitati popolari operai, impiegati. contadini, giovani. donne. dettaglianti, esperti) per il controllo della formazione dei prezzi , industriali e all'ingrosso collegati ai Comitati provinciali prezzi.
Una profonda revisione della politica agricola del MEC che ora si ,fonda su un rigido protezionismo che Va a danno del nostro Paese e perseguire invece un radicale rinnovamento delle strutture produttive e sociali dell'agricoltura a vantaggio delle masse contadine e dei consumatori italiani.
Affidare all'AIMA (Azienda di Stato per interventi nel settore agricolo) il compito di importare la gran parte dei prodotti alimentari, in particolare la carne, eliminando le grandi speculazioni, tenendo conto che l'Italia importa oltre il 50 per cento dei suoi fabbisogni alimentari. I prodotti dovranno essere distribuiti dalle cooperative di consumo e dai dettaglianti. Per Milano laSOVECO (Società per le vendite contr ollate) deve immettere nella rete al dettaglio prodotti alimentari di prima necessità a prezzi 'e qualità controllati, prodotti reperiti
direttamente alla produzione contadina e anche all'importazione.
Intervento delle Partecipazioni Statali (anche finanziario) per la creazione di centri commerciali moderni di varie dimensioni, da affidare in gestione a dettaglianti associati e alle cooperative di consumo, e le installazioni di impianti di conservazione (catena del freddo) a gestione democratica. Tali interventi devono seguire scelte della Regione.
Revisione legislativa dei Mercati generali con compiti di programmazione in accordo con i Mercati alla produzione nelle campagne e gli Enti di sviluppo agricolo, con gestione democratica.
Legislazione nazionale e regionale per la incentivazione e lo sviluppo di forme associative tra i dettaglianti per le cooperative di consumo. Naturalmente a quel fine decisiva può essere una legge per il credito agevolato per il rinnovo e l'ampliamento dei punti di vendita.
11) L'applicazione rapida della nuova legge sulle autorizzazioni delle vendite al dettaglio che affida ai Comuni alla Regione compiti programmatori per lo sviluppo della rete distributiva, in collegamento con gli strumenti urbanistici comunali, e naturalmente all'assetto territoriale regionale.
Le Regioni con i Comuni, grandi e piccoli possono attuare una pianificazione del sistema distributivo nell'interesse dei consumatori e dei dettaglianti. In tal quadro è necessario per la Regione la programmazione per i centri di raccolta e smistamento merci (ferroviari, aerei, stradali, fltiviali) secondo gli interessi della comunità regionale e nazionile.
Divisione dei compiti, funzioni. composizione dei CIP nazionale e di quelli provinciali al fine di controllo della formazione dei prezzi, oltre che dalla loro fissazione.
Controllo della formazione dei prezzi nelle industrie di beni di consumo, alimentari e durevoli delle industrie a- partecipazione statale.
I generi alimentari hanno subito in questi ultimi tempi gli aumenti più rilevanti, Ecco una tabella dei prezzi pubblicata recentemente da un quotidiano milanese
NON É VERO
Che sono state le conquiste salariali a provocare il rialzo dei prezzi. Infatti una delle cause della difficile si- , tuazione economica è la scarsa domanda interna. cioè le grandi masse hanno poco da spendere, perchè i salari e i redditi do lavoro sono ancora troppo bassi.
Che non ci sono risorse da investire in attività produttive e nei servizi sociali fondamentali (le case. le scuole. gli ospedali, i trasporti): sono i grandi capitalisti che attuano lo « sciopero degli investimenti » perchè vogliono guadagnare di più intensificando lo sfruttamento; è il governo che non fa spendere neanche i fondi da lui stesso stanziati per dispo-re di riserve da manovrare secondo le imposizioni americane e gli interessi dei (gruppi monopolisiici; sono le concentrazioni finanziarie impegnate in colossali operazioni speculative di cui l'esportazione dei capitali e le ree-3n0 vicende di Borsa sono le nuinifestazioni pii( clamorose.
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